blockchain that runs exactly as written when it is called, holding and moving funds according to its code, without an intermediary able to change the outcome.">smart contract holding reserves of two or more tokens, supplied by users, that a decentralized exchange uses to execute trades automatically at a price set by a formula.">pool diverge, compared with simply holding the same tokens in a wallet. It becomes permanent when the provider withdraws.">Il 16 ottobre 2026 CoinGecko elencava 22.310 cripto-attività. Una sola è bitcoin. Le altre 22.309 sono altcoin. Altcoin, cosa sono, allora? Qualsiasi criptovaluta che non sia bitcoin: la definizione di altcoin finisce qui. Nella stessa parola stanno Ethereum, una stablecoin agganciata al dollaro, il token fedeltà di un exchange e una moneta-scherzo creata ieri pomeriggio da uno smartphone. Su ciascuna di queste, la parola non dice quasi niente.
Questa lezione riprende la nostra guida alla differenza tra coin e token, perché alcune altcoin sono coin, molte di più sono token, e la distinzione cambia ciò che può andare storto. I dati di mercato che seguono sono stati letti la mattina del 16 ottobre 2026 (ora UTC) e nel frattempo si sono mossi. Per chi legge dall’Italia, la seconda metà della guida spiega cosa prevedono MiCAR, Consob, OAM e il fisco.
Altcoin: cosa sono, in parole semplici
«Altcoin» è la contrazione dell’inglese alternative coin, moneta alternativa. Bitcoin è nato per primo, nel 2009. Tutto ciò che è arrivato dopo era un’alternativa, e il nome è rimasto anche quando alcune di queste alternative sono diventate reti enormi. In italiano si dice quasi sempre «le altcoin», al femminile, come «le criptovalute».
La parola unisce due tipi di cripto-attività che la lezione precedente teneva separati. Alcune altcoin sono coin, cioè la moneta nativa di una blockchain propria: ether su Ethereum, SOL su Solana. Altre sono token, saldi tenuti da uno smart contract sulla catena di qualcun altro. Shiba Inu (SHIB) è un token su Ethereum. Dogecoin (DOGE) ha una blockchain sua, quindi è una coin.
Il termine non ha alcun valore giuridico. Il regolamento europeo MiCAR parla di cripto-attività, token di moneta elettronica e token collegati ad attività; la Securities and Exchange Commission americana usa categorie come materie prime digitali, oggetti da collezione, strumenti, stablecoin e titoli. «Altcoin» è gergo di mercato, e così va letto.
Ethereum e stablecoin: altcoin oppure no
A rigore sì, entrambe. Molti trader però mettono ether in una classe a parte per via delle dimensioni: la mattina del 16 ottobre 2026 ETH valeva il 10,9% dell’intero mercato secondo CoinMarketCap (10,5% su CoinGecko), molto più di qualsiasi altra altcoin. La nostra guida a Ethereum spiega perché occupa un posto a sé.
Le stablecoin sono l’eccezione più netta. Una stablecoin è costruita per restare a un dollaro, o a un euro, e quindi non si comporta come il resto del gruppo. Blockchaincenter e CoinMarketCap le escludono entrambe dai loro indici dell’altcoin season, e quando i trader dicono «alt» di solito le lasciano fuori anche loro.
Da Namecoin a Ethereum: breve storia delle altcoin
Le prime altcoin copiavano il codice di Bitcoin e cambiavano qualche regola. Sei anni dopo, per lanciare una nuova cripto-attività non serviva più una catena propria.
2011: i primi fork
Namecoin è partito nell’aprile 2011 e il suo sito lo presenta ancora come il primo fork di Bitcoin. Riprendeva il disegno di Bitcoin per gestire nomi a dominio «.bit» fuori dai registri tradizionali, ed è stato il primo a usare il merged mining: lo stesso lavoro di calcolo protegge due catene alla volta.
Litecoin è arrivato nell’ottobre 2011. Charlie Lee lo annunciò sul forum Bitcointalk con poche modifiche: un algoritmo di mining diverso (Scrypt), un blocco ogni 2,5 minuti invece di 10 e un tetto di circa 84 milioni di monete, quattro volte i 21 milioni di bitcoin.
2012 e 2013: nuovo consenso, nuovi scopi, uno scherzo
Nel 2012 due progetti hanno rotto con il mining. Il XRP Ledger è stato lanciato nel giugno 2012 da David Schwartz, Jed McCaleb e Arthur Britto. XRP non è mai stato minato: i fondatori hanno dato 80 miliardi di XRP alla società che oggi si chiama Ripple, che ne ha messo la maggior parte in escrow, secondo la storia ufficiale del ledger.
Peercoin è nato nell’agosto 2012 come prima moneta basata sulla proof of stake, in un sistema ibrido con la proof of work. Oggi Ethereum, Solana, Cardano e Avalanche funzionano tutte con la proof of stake.
Poi, il 6 dicembre 2013, è arrivato Dogecoin. Billy Markus e Jackson Palmer lo crearono per scherzo: a loro parere le cripto venivano prese troppo sul serio. Di solito è considerato la prima memecoin, e a novembre 2025 valeva ancora il 47,3% di tutto il mercato delle memecoin, secondo CoinGecko.
Dal 2015 al 2017: smart contract e ondata di ICO
Ethereum è entrato in funzione il 30 luglio 2015, dopo una raccolta fondi del 2014 pagata in bitcoin. Era pensato per eseguire programmi, e con lo standard ERC-20 chiunque poteva creare un token sopra la rete senza costruire una blockchain.
Ne è nato il boom delle ICO (initial coin offering) del 2017. I progetti vendevano i propri token ERC-20 direttamente al pubblico, spesso con poco più di un white paper e un sito. Le stime sul totale raccolto quell’anno arrivano a diversi miliardi di dollari, a seconda di chi conta e di cosa considera ICO. Il 25 luglio 2017 la SEC pubblicò il suo rapporto su The DAO, un progetto su Ethereum che aveva raccolto circa 12 milioni di ETH, e concluse che i suoi token erano titoli finanziari.
Gli anni 2020: DeFi, launchpad e milioni di token
La finanza decentralizzata ha aggiunto i token di governance per i protocolli di prestito e di scambio. Dal 2024 i launchpad di memecoin come pump.fun permettono a chiunque di creare un token in un minuto. GeckoTerminal, il sito di dati sugli exchange decentralizzati di CoinGecko, elencava 428.383 progetti nel 2021 e quasi 20,2 milioni nel 2025. La maggior parte ha smesso presto di scambiare.
| Data | Cripto-attività | Perché conta |
|---|---|---|
| Aprile 2011 | Namecoin (NMC) | Primo fork di Bitcoin; domini «.bit»; merged mining |
| Ottobre 2011 | Litecoin (LTC) | Mining Scrypt, blocchi da 2,5 minuti, tetto di circa 84 milioni |
| Giugno 2012 | XRP Ledger (XRP) | Mai minato; 80 miliardi di XRP alla società oggi chiamata Ripple |
| Agosto 2012 | Peercoin (PPC) | Prima proof of stake, ibrida con la proof of work |
| 6 dicembre 2013 | Dogecoin (DOGE) | Nato per scherzo; considerato la prima memecoin |
| 30 luglio 2015 | Ethereum (ETH) | Smart contract; la base della maggior parte dei token |
| 2017 | Ondata di ICO su ERC-20 | Miliardi raccolti; rapporto SEC su The DAO del 25 luglio 2017 |
| 2024-2025 | Launchpad di memecoin | Milioni di nuovi token; 11,6 milioni falliti nel 2025 (CoinGecko) |
Quante sono le altcoin: dipende da chi le conta
Sul sito di CoinGecko, l’intestazione del 16 ottobre 2026 mostrava 22.310 monete e 1.508 exchange. Due giorni prima il numero era 22.257: 53 cripto-attività in più in 48 ore. Lo stesso giorno CoinMarketCap ne classificava 8.147, mentre il contatore in cima al sito segnava 64,02 milioni.
La differenza viene da DexScan, lo strumento di CoinMarketCap che elenca in automatico i token non verificati appena compaiono su un exchange decentralizzato. Secondo CoinMarketCap, DexScan copre le 70 catene principali e intercetta più del 97% di tutti i token. Gli 8.147 sono le cripto-attività che il sito mette in classifica; i 64 milioni si avvicinano a tutto ciò che è stato creato e rilevato, prima o poi.
Chi chiede quante altcoin esistano riceve quindi tre risposte. Qualche migliaio scambiate con volumi reali sugli exchange. Decine di migliaia seguite a mano dai siti di dati. E decine di milioni di token nati sugli exchange decentralizzati, in gran parte già morti.
Altcoin: quali sono le famiglie principali, con esempi
I siti di dati dividono le altcoin in categorie. I conteggi di CoinGecko qui sotto sono stati letti il 16 ottobre 2026. Le categorie si sovrappongono, perché una cripto-attività può avere più etichette, quindi i numeri non vanno sommati. Sono etichette di un sito, non classi ufficiali.
| Famiglia | A cosa serve | Esempi | Conteggio CoinGecko (16 ottobre 2026) | Rischio specifico |
|---|---|---|---|---|
| Layer 1 / piattaforme di smart contract | Gestisce una blockchain propria e le sue app | ETH, SOL, ADA, AVAX, TRX, SUI | Layer 1: 459; Smart Contract Platform: 921 | Concorrenza tra catene, sblocchi di offerta |
| Stablecoin | Segue una valuta, di solito il dollaro | USDT, USDC | 404 | Perdita dell’ancoraggio, riserve dell’emittente |
| Token di exchange | Sconti sulle commissioni e vantaggi su una piattaforma | BNB, HYPE, LEO, CRO | 349 | Dipende da una sola società |
| DeFi e governance | Voto o quota in un protocollo | UNI, AAVE | DeFi: 1.733; Governance: 259 | Bug nei contratti, calo d’uso del protocollo |
| Oracoli | Porta dati esterni sulla blockchain | LINK | 51 | Dipende dalla domanda di altre app |
| Pagamenti | Sposta valore a basso costo | LTC, XRP, XLM, BCH | 140 | Concorrenza delle stablecoin |
| Privacy coin | Nasconde importi o indirizzi | XMR, ZEC | 52 | Delisting, regola UE da luglio 2027 |
| Memecoin | Battute, personaggi, mode | DOGE, SHIB, PEPE, TRUMP | 6.565 | Nessun uso oltre l’attenzione |
| Token AI | Paga calcolo o reti di intelligenza artificiale | NEAR, TAO, RENDER | 1.543 | Etichetta usata con larghezza |
| Real-world asset (RWA) | Rappresenta oro, prestiti, fondi | XAUT, più LINK e XLM come infrastruttura | 4.068 | Emittente e custodia |
| Gaming (GameFi) | Valute e oggetti nei giochi | non indicati qui | 871 | Dipende dai giocatori che restano |
Layer 1 e piattaforme di smart contract
Queste sono coin, non token. Ognuna gestisce la propria blockchain, e la sua moneta nativa paga le commissioni e protegge la rete attraverso lo staking. Ether è la più grande. Solana, Cardano, Avalanche, Tron e Sui si contendono gli stessi utenti e sviluppatori. La domanda per la moneta sale quando la catena viene davvero usata, perché ogni transazione va pagata in quella moneta.
Stablecoin
Tether (USDT) e USD Coin (USDC) sono token emessi da società che promettono un dollaro per ogni token. Il loro rischio non è l’oscillazione del prezzo ma la rottura dell’ancoraggio o un problema nelle riserve. La nostra guida alle stablecoin spiega come si tiene l’aggancio. Nell’Unione europea rientrano nelle regole MiCAR sui token di moneta elettronica. Negli Stati Uniti, le stablecoin conformi al GENIUS Act non sono titoli, secondo una scheda della SEC di marzo 2026.
Token di exchange
Le piattaforme di trading emettono token che danno commissioni più basse o accesso alle vendite di nuovi token. BNB è il più grande. Hyperliquid (HYPE) è il token di una piattaforma di trading che gira su una catena propria, quindi sta in due famiglie insieme. LEO (Bitfinex) e CRO (Cronos, di Crypto.com) sono altri due nomi grandi; CoinGecko mette in questa categoria anche UNI di Uniswap, segno di quanto siano larghe le etichette. Il loro valore poggia su una sola società, come ha mostrato FTX nel novembre 2022.
Token DeFi e di governance
Questi token danno a chi li possiede un voto sulle modifiche di un protocollo, e a volte un diritto sulle sue commissioni (la nostra guida introduttiva alla DeFi descrive i protocolli). Uniswap (UNI) governa il protocollo di scambio Uniswap; AAVE governa un mercato di prestiti. Il valore dipende da quanto il protocollo viene usato e da cosa i possessori possono decidere davvero.
Oracoli e infrastruttura
Da sole, le blockchain non leggono il mondo esterno. Una rete di oracoli fornisce loro prezzi, tassi d’interesse o risultati sportivi. Chainlink (LINK) è l’esempio principale. I protocolli di prestito usano i suoi feed di prezzo per stabilire quando un finanziamento non è più coperto da garanzie sufficienti: un prezzo sbagliato può far scattare liquidazioni. CoinGecko inserisce LINK anche tra i token real-world asset, perché anche i fondi tokenizzati si appoggiano ai dati degli oracoli.
Monete per i pagamenti
L’idea più antica tra le altcoin è un bitcoin più veloce o più economico. Litecoin, XRP, Stellar (XLM) e Bitcoin Cash puntano tutte a spostare denaro tra persone e imprese. Ciascuna ha scelto un compromesso diverso. Litecoin ha tenuto il mining con blocchi più rapidi; XRP e Stellar hanno abbandonato il mining per un accordo tra validatori; Bitcoin Cash si è separato da Bitcoin nel 2017 per una disputa sulla dimensione dei blocchi. Oggi le stablecoin fanno buona parte dello stesso lavoro senza le oscillazioni di prezzo.
Privacy coin
Monero (XMR) nasconde per impostazione predefinita mittente, destinatario e importo; Zcash (ZEC) offre le transazioni schermate come opzione. Binance ha annunciato il 6 febbraio 2024 che avrebbe tolto Monero e ne ha fermato gli scambi il 20 febbraio, come ha riportato The Block (in inglese). Nell’Unione europea il regolamento antiriciclaggio (UE) 2024/1624 vieta dal 10 luglio 2027 a exchange e altri soggetti obbligati di tenere conti che consentono l’uso di cripto-attività che rafforzano l’anonimato. Tenerle nel proprio wallet non è vietato: la regola vincola banche, istituti di pagamento e prestatori di servizi per le cripto-attività.
Memecoin
Una memecoin è un token costruito intorno a una battuta, un personaggio o una moda, senza un prodotto dietro. Dogecoin e Shiba Inu sono i nomi storici. Pepe (PEPE) e Official Trump (TRUMP) sono più recenti, e il token dello stesso launchpad pump.fun (PUMP) era terzo per capitalizzazione nella categoria meme di CoinGecko il 16 ottobre 2026. CoinGecko contava 6.565 memecoin, più di qualsiasi altra famiglia della tabella.
Il loro valore complessivo ha toccato il massimo di 150,6 miliardi di dollari nel dicembre 2024 ed era sceso a 47,2 miliardi a novembre 2025, secondo il rapporto State of Memecoins di CoinGecko. Da solo, Dogecoin ne rappresentava il 47,3% a novembre 2025.
Anche in Italia il tema è arrivato alle autorità. Con una comunicazione del 23 gennaio 2026 (delibera n. 23815 dell’8 gennaio) la Consob è intervenuta sulla memecoin «$CORONA», offerta al pubblico senza il white paper richiesto dall’articolo 4, paragrafo 1, del MiCAR. Negli Stati Uniti la strada è opposta: la Division of Corporation Finance della SEC, in uno staff statement sulle meme coin del 27 febbraio 2025, ha scritto che le vendite delle memecoin descritte non sono offerte di titoli. Il rovescio, sempre secondo lo staff: né chi le compra né chi le detiene è protetto dalle leggi federali sui titoli. La dichiarazione non ha forza di legge, e lo staff ha ricordato che le frodi legate alle memecoin restano perseguibili.
Token AI, real-world asset e gaming
La categoria AI (1.543 cripto-attività) è guidata da NEAR e Bittensor (TAO), con Internet Computer (ICP) e Render (RENDER) più in basso. Alcuni vendono potenza di calcolo, altri coordinano lavoro di intelligenza artificiale, altri ancora portano l’etichetta soprattutto per marketing. La categoria RWA (4.068) mescola token che rappresentano qualcosa custodito fuori dalla blockchain, come Tether Gold (XAUT), con monete di infrastruttura come LINK e XLM. Il gaming conta 871 voci; il valore di un token di gioco dipende dai giocatori che restano nel gioco.

Differenza tra bitcoin e altcoin: offerta, consenso e chi comanda
Bitcoin ha regole fisse che cambiano molto di rado: un tetto di 21 milioni di monete, nuove monete solo ai miner, nessuna società o fondazione che controlli il codice. La nostra guida a Bitcoin spiega come funziona. Quasi tutte le altcoin si discostano almeno su uno di questi punti.
- In molte altcoin l’intera offerta è stata creata al lancio e divisa tra fondatori, investitori, una fondazione e il pubblico, con quote liberate secondo un calendario. Altre non hanno alcun tetto. È la tokenomics a stabilire quanta nuova offerta arriva sul mercato, e quando.
- Bitcoin usa la proof of work. La maggior parte delle grandi altcoin usa la proof of stake, in cui chi blocca le proprie monete convalida i blocchi: i possessori più grandi hanno più peso.
- Spesso dietro un’altcoin c’è una società, una fondazione o un piccolo team che può cambiare le regole, gestire una tesoreria o sospendere un contratto. In Bitcoin nessuno ha questo potere.
- Le altcoin pagano calcolo, danno diritti di voto, seguono il dollaro o esistono per divertimento. Il loro valore dipende dalla tenuta di quell’uso.
Bitcoin dominance e altcoin dominance
La bitcoin dominance misura quanta parte del mercato è bitcoin: la sua capitalizzazione di mercato divisa per il valore totale di tutte le cripto-attività. La mattina del 16 ottobre 2026 CoinMarketCap la indicava al 59,8%; CoinGecko segnava 57,6% verso le 9:00 UTC, su un mercato totale di 2.870 miliardi di dollari. I due siti seguono insiemi di monete diversi, quindi i totali non coincidono.
L’altcoin dominance è il complemento. Comunque la si misuri, quella mattina tutte le altcoin insieme, stablecoin comprese, valevano circa il 40% del mercato.
Perché le altcoin seguono bitcoin (e spesso non salgono quando sale)
I prezzi delle altcoin tendono a muoversi nella stessa direzione di bitcoin, e di solito in misura maggiore. In parte è una questione di meccanica. Molte altcoin si scambiano soprattutto contro bitcoin o contro stablecoin in dollari, sugli stessi exchange, e gli stessi trader possiedono entrambe le cose. Quando bitcoin scende con forza, le posizioni a leva vengono chiuse tutte insieme su tutto il mercato, e i libri ordini sottili delle altcoin incassano il colpo più duro.
Al rialzo il meccanismo non è simmetrico: ogni altcoin deve trovare compratori propri, e un rialzo di bitcoin non si trasferisce da solo alle altre monete. Con decine di migliaia di monete in circolazione e un’offerta che in molti casi cresce con gli sblocchi, la domanda si divide. Chi si chiede perché le altcoin non salgono trova qui buona parte della risposta: un bitcoin in salita non garantisce nulla alle altre monete.
Altcoin season: cos’è e come si legge l’altcoin season index
«Altcoin season» è il nome che i trader danno ai periodi in cui la maggior parte delle altcoin sale più di bitcoin. L’indicatore più noto è l’Altcoin Season Index di Blockchaincenter (in inglese). Prende le 50 monete più grandi, esclude le stablecoin e i token garantiti da altre attività come wrapped bitcoin (WBTC) e staked ether (stETH), e conta quante hanno fatto meglio di bitcoin negli ultimi 90 giorni. Se lo ha fatto il 75%, per il sito è altcoin season.
Il punteggio va da 0 a 100: fino a 25 è bitcoin season, da 26 a 74 è zona neutra, da 75 in su è altcoin season.
La mattina del 16 ottobre 2026 l’indice segnava 59 alla prima lettura e 57 verso le 9:00 UTC, in zona neutra in entrambi i casi, e il verdetto del sito era che non si trattava di altcoin season. L’ultimo cambio di zona risaliva al 2 settembre 2026, quando l’indice era passato dalla bitcoin season alla zona neutra. CoinMarketCap pubblica una versione propria, con le prime 100 monete e la stessa soglia del 75% su 90 giorni, aggiornata ogni giorno su una scala da 1 a 100.
Tra le ricerche più frequenti in Italia c’è «altcoin season quando». Nessuno dei due indici fa previsioni. Descrivono gli ultimi tre mesi e possono cambiare zona in pochi giorni se si muovono alcune monete grandi. Mostrano una cosa utile: se le altcoin battono bitcoin in modo diffuso, oppure se ne salgono poche mentre la maggior parte resta indietro.
I rischi delle altcoin, in cifre
L’autorità britannica dei mercati, la FCA, lo scrive senza giri di parole nella sua pagina per i consumatori sulle cripto-attività (in inglese), aggiornata a gennaio 2026: chi compra cripto deve essere pronto a perdere tutto il denaro investito. Per le altcoin, gli studi che seguono danno i numeri di quell’avvertimento.
La maggior parte dei token smette di essere scambiata
CoinGecko Research ha calcolato che il 53,2% di tutti i token seguiti da GeckoTerminal è fallito (in inglese), cioè non viene più scambiato. Nel solo 2025 sono falliti 11.564.909 token, l’86,3% di tutti i fallimenti tra metà 2021 e fine 2025, contro 1.382.010 nel 2024. Circa 7,7 milioni sono morti nell’ultimo trimestre del 2025. Lo studio, aggiornato il 17 aprile 2026, considera i token con almeno uno scambio: quasi tutti minuscoli token da exchange decentralizzato, non altcoin affermate.
Rug pull e pump-and-dump
Chainalysis ha esaminato i token lanciati nel 2024 e ha trovato che il 3,59% mostrava schemi che potrebbero essere legati a pump-and-dump (in inglese): 74.037 su 2.063.519. In circa il 94% dei pool sospetti, chi aveva creato il pool di scambio era anche chi ne era uscito vendendo. Nel suo rapporto 2025 sui rug pull, la società di sorveglianza Solidus Labs ha scritto che circa il 98% degli oltre 7 milioni di token lanciati su pump.fun tra gennaio 2024 e marzo 2025 si è sgonfiato in pump-and-dump senza valore poco dopo il lancio, e che solo 97.000 hanno mantenuto più di 1.000 dollari di liquidità.
I due studi misurano cose diverse, ma puntano entrambi sui token nuovi dei launchpad e degli exchange decentralizzati. In Italia c’è un rischio in più: le piattaforme abusive. Il 24 luglio 2026 la Consob ha oscurato altri 24 siti, portando a oltre 1.790 i siti oscurati da luglio 2019, di cui 233 legati alle cripto-attività. La nostra guida per evitare le truffe crypto elenca i segnali di un rug pull.
Liquidità scarsa e possessori concentrati
Un token può mostrare un valore di mercato alto con pochissimo denaro dietro. La capitalizzazione è l’ultimo prezzo moltiplicato per l’offerta: un token il cui pool di liquidità contiene qualche migliaio di dollari può esibire una valutazione di milioni. Basta una vendita di qualsiasi dimensione per dimezzarne il prezzo. Se pochi wallet detengono la maggior parte dell’offerta, la vendita di una sola whale può affondarlo. Per questo la lista di controlli più sotto include uno sguardo ai possessori.
Sblocchi di token e diluizione
Spesso i progetti rilasciano a fondatori, investitori e fondazioni token bloccati, secondo un calendario. Ogni sblocco di token aggiunge offerta che può essere venduta. La mattina del 16 ottobre 2026 il sito di dati Tokenomist indicava 810,41 milioni di dollari di token in rilascio quella settimana e 177,99 milioni in sblocchi «cliff», in un’unica soluzione, nei sette giorni successivi. In testa c’erano CRO (68,56 milioni di dollari, il 2,4% della sua offerta), ZRO (57,84 milioni, il 6,4%) e ARB (18,28 milioni). La distanza tra capitalizzazione e valutazione completamente diluita indica quanta offerta deve ancora arrivare.
Crolli di grandi altcoin
Nel maggio 2022 la stablecoin TerraUSD (UST) perse l’aggancio al dollaro, e UST insieme ai token collegati, LUNA compreso, scese vicino a zero. Il 16 febbraio 2023 la SEC accusò Terraform Labs e il suo amministratore delegato, Do Kwon. Il direttore dell’enforcement della SEC, Gurbir Grewal, disse che l’ecosistema Terraform non era «né decentralizzato, né finanza».
Sei mesi dopo Terra cadde FTX. La denuncia della SEC contro il fondatore, annunciata il 13 dicembre 2022, descriveva come Alameda Research avesse accumulato attività sopravvalutate e poco liquide, tra cui i token legati a FTX, primo fra tutti FTT, il token dell’exchange. Chi aveva FTT era esposto due volte alla stessa società: come cliente dell’exchange e come possessore del suo token.
Delisting e cambi di regole
Un’altcoin può perdere i compratori da un giorno all’altro quando un grande exchange la toglie dal listino, come ha fatto Binance con Monero nel febbraio 2024. Anche le regole cambiano: la scadenza europea di luglio 2027 spingerà le privacy coin fuori dalle piattaforme regolamentate. La nostra guida alla scelta di un exchange crypto spiega come leggere licenze e listini.
Come valutare un’altcoin: nove controlli
Chi cerca le «migliori altcoin del 2026» non troverà qui una lista. Nessuno di questi passaggi dice se un prezzo salirà. Dicono cosa si sta comprando e se i fatti di base reggono.
- Leggere il white paper o la documentazione ufficiale, non un riassunto. Cercare cosa fa la cripto-attività, perché le serve un token proprio e chi l’ha emessa. In Europa un white paper MiCAR deve avvertire che nessuna autorità lo ha approvato.
- Capire chi c’è dietro. Persone con nome e storia professionale non sono come fondatori anonimi. Verificare chi può modificare il codice, creare nuove unità o congelare i saldi.
- Studiare l’offerta. Annotare offerta attuale e massima, la ripartizione al lancio e quanto resta bloccato, poi controllare il calendario degli sblocchi su un sito come Tokenomist.
- Controllare liquidità e luoghi di scambio. Diversi exchange autorizzati, o un solo pool decentralizzato? Volumi veri, o pochi wallet che scambiano tra loro?
- Guardare i possessori. Su un block explorer come Etherscan o Solscan, la scheda «Holders» mostra quale quota hanno i wallet più grandi. Strumenti come Bubblemaps fanno vedere se quei wallet sono collegati.
- Cercare gli audit degli smart contract e leggere cosa hanno trovato e se è stato corretto. Un audit fotografa una data, non il futuro.
- Verificare lo stato regolamentare. Controllare che il white paper sia stato notificato alla Consob o a un’altra autorità europea, che la piattaforma che vende il token sia autorizzata ai sensi del MiCAR e che il suo sito non compaia tra quelli oscurati dalla Consob. Per un emittente americano, cercare eventuali azioni di SEC o CFTC.
- Prendere l’indirizzo del contratto dal sito ufficiale o dalla documentazione, poi confrontarlo sull’explorer. I token falsi riusano nomi e ticker veri; la lezione su coin e token spiega come controllare un indirizzo.
- Chiedersi cosa succede se il prezzo scende del 90%. Se il progetto non potesse più andare avanti, l’uso del token sparirebbe insieme al prezzo.
Conta anche dove si tiene un’altcoin: la nostra guida ai wallet crypto mette a confronto la custodia su exchange e il possesso diretto delle chiavi.

Altcoin e regole in Italia: MiCAR, Consob e OAM
In Italia, come nel resto dell’Unione, la maggior parte delle altcoin rientra nel titolo II del regolamento europeo sui mercati delle cripto-attività (MiCAR), pienamente applicabile dal 30 dicembre 2024. Sono le cripto-attività «diverse» dai token collegati ad attività e dai token di moneta elettronica.
Chi le offre al pubblico deve essere una persona giuridica e redigere un white paper da notificare all’autorità competente; in Italia la vigilanza su questo titolo spetta alla Consob. Nella sua sezione dedicata al MiCAR, la Consob precisa che per questi white paper «non è richiesta l’approvazione»: il documento viene notificato, non esaminato nel merito. Deve poi restare pubblicato sul sito dell’offerente finché le cripto-attività sono detenute dal pubblico.
Le eccezioni seguono l’articolo 4 del regolamento. Niente white paper per le offerte a meno di 150 persone per Stato membro, per quelle che non superano 1 milione di euro in 12 mesi o per quelle rivolte solo a investitori qualificati. Restano del tutto fuori i token distribuiti gratis, le ricompense automatiche di mining e validazione e gli utility token per un bene o servizio che esiste già. Le esenzioni cadono se si chiede l’ammissione alla negoziazione. Bitcoin, che non ha un emittente, non ha un white paper; per molte altcoin più vecchie quotate su piattaforme europee, il documento lo ha preparato la piattaforma che le ammette agli scambi.
Per gli exchange è cambiato il quadro. Il vecchio registro dei prestatori di servizi in valuta virtuale tenuto dall’OAM non basta più: con la fine del periodo transitorio, il 1° luglio 2026, possono operare solo i prestatori di servizi per le cripto-attività (CASP) autorizzati ai sensi del MiCAR. Il 6 luglio 2026 l’autorità francese AMF contava 283 CASP autorizzati in tutta l’Unione. Il nostro approfondimento sul MiCAR entra nei dettagli.
Stati Uniti e Regno Unito, in breve
Negli Stati Uniti il presidente della SEC Paul Atkins ha lanciato «Project Crypto» il 31 luglio 2025. Il 17 marzo 2026 la SEC ha pubblicato un’interpretazione (Release 33-11412) a cui ha aderito anche la CFTC, l’autorità sui derivati. La scheda informativa divide le cripto-attività in cinque gruppi: materie prime digitali, oggetti da collezione digitali, strumenti digitali e stablecoin conformi al GENIUS Act non sono titoli; i titoli digitali sì. Una materia prima digitale trae valore da un sistema crittografico funzionante e dalla domanda e dall’offerta, non dagli sforzi gestionali di un team. Tra gli oggetti da collezione rientrano le cripto-attività ispirate a meme, personaggi, fatti di attualità o mode.
C’è però un limite: una cripto-attività che non è un titolo può comunque essere venduta dentro un contratto di investimento, se l’emittente promette di lavorare per farne salire il valore. Sui fondi la strada è separata. Il 17 settembre 2025 la SEC ha approvato standard generali di quotazione che permettono a tre borse di quotare prodotti negoziati in borsa su materie prime a pronti, attività digitali comprese, senza una modifica regolamentare per ogni prodotto. Lo stesso giorno ha approvato il Grayscale Digital Large Cap Fund, che detiene le attività dell’indice CoinDesk 5. I fondi su altcoin che rispettano i criteri possono seguire la stessa via: chi cerca un «altcoin ETF» parte da qui. È la lettura dell’attuale Commissione, e una futura potrebbe cambiarla.
Nel Regno Unito la FCA dice che le cripto sono in gran parte non regolamentate e che, se qualcosa va storto, è molto improbabile che il fondo di garanzia FSCS copra le perdite. Il quadro cambia il 25 ottobre 2027, quando i Cryptoassets Regulations 2026 porteranno piattaforme di trading, intermediari, custodi e servizi di staking sotto la piena autorizzazione della FCA. Le società che vogliono continuare a servire clienti britannici devono fare domanda tra il 30 settembre 2026 e il 28 febbraio 2027.
Come si tassano le altcoin in Italia
Il fisco italiano tratta le altcoin come bitcoin: sono tutte cripto-attività. Le regole sono cambiate due volte in poco tempo con la legge di bilancio 2025 (legge n. 207/2024, articolo 1, commi 23-25). Quanto segue è informazione generale, non consulenza fiscale.
- Sulle plusvalenze realizzate nel 2025 l’imposta sostitutiva era del 26%.
- Dal 1° gennaio 2025 è stata abolita la soglia di 2.000 € sotto la quale le plusvalenze non erano tassate: si paga dal primo euro di guadagno.
- Dal 1° gennaio 2026 l’aliquota è salita al 33%.
- La stessa legge permetteva di rideterminare il valore delle cripto-attività possedute al 1° gennaio 2025 pagando un’imposta sostitutiva del 18%, con versamento entro il 30 novembre 2025.
Il punto in cui l’Italia si distingue è la permuta. L’articolo 67, comma 1, lettera c-sexies del TUIR stabilisce che lo scambio tra cripto-attività «aventi eguali caratteristiche e funzioni» non è fiscalmente rilevante. La circolare n. 30/E del 27 ottobre 2023 dell’Agenzia delle Entrate lo applica così: dal 1° gennaio 2023 cambiare una criptovaluta con un’altra, per esempio bitcoin con ether, non genera imposta. Passare da una criptovaluta a un NFT, invece, è un’operazione tassabile. Per i casi intermedi, come gli scambi con le stablecoin, conviene sentire un commercialista prima di dichiarare.
Altrove la regola è opposta. Negli Stati Uniti l’IRS considera le cripto-attività beni patrimoniali, non valuta: vendere un’altcoin, spenderla o scambiarla con un’altra è una cessione da dichiarare. I broker devono comunicare i ricavi lordi sul modulo 1099-DA per le operazioni dal 1° gennaio 2025, e il costo fiscale per alcune operazioni dal 1° gennaio 2026. Nel Regno Unito l’HMRC applica l’imposta sulle plusvalenze anche allo scambio di una cripto-attività con una di tipo diverso, con aliquote del 18% e del 24% per il 2026-2027, dopo una franchigia annua di 3.000 sterline.
Dalle altcoin alle transazioni che le muovono
Tutte le altcoin di questa guida si muovono allo stesso modo: un wallet firma una transazione, la rete la verifica e un validatore o un miner la inserisce in un blocco, pagato nella moneta nativa della catena. La prossima lezione di questo percorso, come funziona una transazione crypto, dal wallet al blocco, segue un trasferimento passo dopo passo: cosa dimostra una firma, perché le commissioni salgono quando la rete è congestionata e cosa significa davvero una conferma.



