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Differenza tra coin e token: guida semplice per chi inizia

Differenza tra coin e token spiegata: cosa rende nativa una coin, come vivono i token, come verificarli e cosa dicono Consob e Agenzia delle Entrate.

Principiante 26 min di letturaAggiornato Da leggere prima: Cosa sono le criptovalute? Definizione, come funzionano, esempi
Tre pile di monete digitali blu luminose su uno sfondo blu scuro
Indice
  1. Differenza tra coin e token: la risposta breve
  2. Cosa rende una coin nativa della sua blockchain
    1. La crea il protocollo
    2. Paga le commissioni di rete
  3. Token crypto: cosa sono, un saldo dentro uno smart contract
    1. ERC-20, lo standard che ha reso i token facili
    2. BEP-20, TRC-20, SPL e Jetton: la stessa idea su altre reti
    3. Anche gli NFT sono token
  4. Coin e token a confronto in una tabella
  5. Bitcoin è una coin o un token? Le risposte per le crypto più note
  6. Un token, tante reti: l’esempio di USDT
    1. Token wrapped: WETH e WBTC
    2. I token bridged aggiungono un altro livello di rischio
  7. Come capire se una crypto è una coin o un token
    1. Come si crea un token crypto, e perché esistono tanti falsi
  8. Tipi di token: stablecoin, governance, utility e altri
    1. Stablecoin
    2. Token di governance
    3. Utility token
    4. Attività reali tokenizzate
    5. Memecoin: quasi sempre token, e il caso $CORONA
  9. Perché la parola token porta con sé un peso legale
  10. Consob, Banca d’Italia e SEC classificano per funzione, non per coin o token
    1. MiCAR: token di moneta elettronica, token collegati ad attività e altre cripto-attività
    2. Dal registro OAM ai CASP autorizzati
    3. Stati Uniti: la tassonomia SEC e CFTC di marzo 2026
  11. Tasse in Italia: quando lo scambio tra token è tassato
  12. Cinque errori che fanno perdere soldi a chi inizia
    1. Inviare sulla rete sbagliata
    2. Tenere token senza moneta per il gas
    3. Fidarsi di un ticker o di un indirizzo simile
    4. Lasciare aperte autorizzazioni illimitate
    5. Sbagliare i decimali
  13. Prossima tappa del percorso: le altcoin

La differenza tra coin e token sta tutta in un punto: dove vive la cripto-attività. Una coin è la moneta nativa di una blockchain e paga le commissioni di quella rete: BTC su Bitcoin, ETH su Ethereum, SOL su Solana. Un token è invece un saldo registrato da uno smart contract che gira sulla blockchain di qualcun altro. USDT su Ethereum è un token, e per spostarlo serve ETH. Quasi ogni dubbio su coin e token si risolve con questo esempio.

Sembra una questione da addetti ai lavori. Poi arriva pool di un market maker automatico divergono, rispetto a tenere semplicemente gli stessi token. Diventa definitiva al prelievo.">il giorno in cui qualcuno invia USDT sulla rete sbagliata, oppure trova nel wallet un saldo che non riesce a muovere perché manca la moneta per pagare la commissione. Questa lezione segue la nostra introduzione a cosa sono le criptovalute. Spiega il vocabolario, un controllo di due minuti che si può fare su qualsiasi cripto-attività, e come trattano la distinzione Consob, Banca d’Italia e Agenzia delle Entrate. I dati sono aggiornati a ottobre 2026.

Differenza tra coin e token: la risposta breve

Una coin è scritta nel protocollo della blockchain. Il software che ogni nodo esegue sa cos’è il bitcoin, come cresce l’offerta e quale indirizzo possiede quale importo. Nessuno ha pubblicato un programma per crearlo. Gli sviluppatori la chiamano asset nativo, in italiano moneta nativa.

Con i token si cambia livello: arrivano dopo e nascono dal codice. Qualcuno scrive uno smart contract, lo pubblica su una catena ospite come Ethereum, Solana o Tron, e quel contratto tiene un proprio registro di chi possiede quante unità. La blockchain ospite non sa cosa rappresenti il token. Esegue il contratto e incassa una commissione, nella propria moneta, ogni volta che il contratto fa qualcosa.

Il test pratico, quindi, è una sola domanda: chi paga la commissione? Se la cripto-attività paga da sé le proprie transazioni, è una coin. Se per muoverla serve un’altra moneta, su quella rete è un token.

Nell’uso quotidiano le parole si confondono. CoinGecko chiama «coin» tutto ciò che elenca, e il 14 ottobre 2026 la sua pagina delle categorie ne contava più di 22.000, token compresi. Anche la maggior parte delle «memecoin» sono token: SHIB, PEPE e WIF vivono in contratti su altre reti, mentre DOGE ha una blockchain propria. Chi cerca la differenza tra token e criptovalute incontra lo stesso equivoco: entrambi sono criptovalute in senso largo, ma solo la coin ha una rete sua. In questa guida «coin» significa moneta nativa e nient’altro.

Cosa rende una coin nativa della sua blockchain

La crea il protocollo

Le monete native escono dalle regole della rete stessa. Bitcoin paga ai miner che aggiungono i blocchi le nuove monete emesse più le commissioni. Ethereum ricompensa i validatori che mettono ETH in staking. Emissione, ricompense e modo di registrare i saldi stanno nel software dei client: per cambiarli bisogna cambiare il protocollo, e serve un ampio consenso tra chi gestisce i nodi.

Per lo stesso motivo una coin non ha un indirizzo di contratto. Cercando BTC o ETH su un block explorer si trovano saldi e transazioni, ma nessun contratto che li emetta.

Paga le commissioni di rete

Ogni blockchain pubblica fa pagare lo spazio nei blocchi e il calcolo che una transazione consuma, e lo fa nella propria moneta. Il meccanismo cambia da rete a rete:

ReteCommissione pagata inCome funziona
BitcoinBTCQuello che gli input contengono oltre gli output va al miner. La commissione dipende dalla dimensione in byte della transazione, non dall’importo inviato (guida per sviluppatori di Bitcoin)
EthereumETHIl gas si prezza in gwei, un miliardesimo di ETH. La base fee viene bruciata, una mancia facoltativa va al validatore. Un semplice trasferimento di ETH consuma 21.000 gas
SolanaSOL5.000 lamport per firma, metà bruciati e metà al validatore, più una commissione di priorità facoltativa
BNB Smart ChainBNBLe commissioni si pagano in BNB e vanno a chi produce i blocchi
TronTRXBandwidth (600 unità gratuite ogni 24 ore mobili) più Energy per le chiamate ai contratti, senza quota gratuita. L’Energy mancante si paga bruciando TRX
TONTONUn trasferimento di token è un messaggio che il wallet del mittente paga in TON

La documentazione di ethereum.org sul gas lo dice senza giri di parole: le commissioni gas si pagano in ether, la valuta nativa di Ethereum. La voce del nostro glossario sulle commissioni gas spiega perché questi prezzi salgono e scendono con la domanda.

C’è un’eccezione che confonde parecchi utenti. Alcuni wallet permettono di pagare una commissione «con» un token. MetaMask lo offre su Ethereum, BNB Smart Chain, Arbitrum, Base, Polygon e Linea, e la sua pagina di assistenza avverte che sulle altre reti serve abbastanza moneta nativa. Dietro le quinte un intermediario (relayer) paga la rete nella sua moneta e addebita all’utente l’equivalente in token. La blockchain, dal canto suo, continua ad accettare solo l’asset nativo.

Token crypto: cosa sono, un saldo dentro uno smart contract

Tolto il logo, un token è una tabella: indirizzi in una colonna, numeri nell’altra. Il contratto che gestisce la tabella ha funzioni per leggere un saldo e per spostare unità da una riga all’altra. Quando il wallet mostra 500 USDT su Ethereum, sta leggendo un numero memorizzato nel contratto all’indirizzo 0xdac17f958d2ee523a2206206994597c13d831ec7, quello che Tether pubblica per il suo token su Ethereum.

Il contratto è codice qualunque, quindi è l’autore a decidere cosa può fare. Coniare nuove unità, bruciarle, congelare un indirizzo, trattenere una percentuale su ogni trasferimento, sospendere gli scambi: sono tutte scelte di progetto. Questa libertà spiega perché esistono milioni di token, e perché un token può portare rischi che una coin non ha.

ERC-20, lo standard che ha reso i token facili

I primi token su Ethereum avevano ciascuno la propria interfaccia, e wallet ed exchange dovevano scrivere codice su misura per ognuno. EIP-20, creato il 19 novembre 2015 da Fabian Vogelsteller e Vitalik Buterin, ha messo ordine. Il suo riassunto, in inglese, sta in una riga: un’interfaccia standard per i token.

Lo standard richiede sei funzioni (totalSupply, balanceOf, transfer, transferFrom, approve e allowance) e due eventi, Transfer e Approval. Nome, simbolo e decimali sono facoltativi. Un contratto costruito con questa forma funziona in qualsiasi wallet che legge ERC-20, per cui un token nuovo può comparire nei wallet pochi minuti dopo il lancio.

Approve e allowance contano per la sicurezza di chi usa i token. Con approve si autorizza un altro contratto, per esempio un exchange decentralizzato o un’app di prestiti, a spendere i propri token fino a un limite. Allowance conserva quel permesso, che resta valido finché non lo si modifica. Ci torniamo tra gli errori elencati in fondo.

BEP-20, TRC-20, SPL e Jetton: la stessa idea su altre reti

Ogni grande rete con smart contract ha la sua versione dello standard.

  • BEP-20 su BNB Smart Chain deriva da ERC-20 e rende obbligatori simbolo e decimali.
  • TRC-20 su Tron coincide con ERC-20 a livello di interfaccia, e la documentazione di Tron spiega che il codice Solidity scritto per ERC-20 gira con piccole modifiche. USDT su Tron è un token TRC-20.
  • Su Solana i token SPL condividono un unico programma invece di avere un contratto ciascuno. Ogni tipo di token è un «mint» con una mint authority, e i saldi stanno in token account separati. Quando la mint authority viene rimossa, spiega la documentazione di Solana, non si potranno mai più coniare nuovi token.
  • I Jetton su TON seguono lo standard TEP-74, che la documentazione di TON presenta come l’equivalente degli ERC-20 di Ethereum. Un contratto master conserva metadati e offerta totale, e ogni detentore riceve un proprio contratto jetton wallet.

Il programma più recente di Solana, Token-2022 (detto anche Token Extensions), aggiunge opzioni come commissioni sui trasferimenti, trasferimenti riservati, pausa e un delegato permanente. Quest’ultimo dà a un indirizzo scelto il potere di trasferire o bruciare token dal conto di qualsiasi detentore, e il detentore non può disattivarlo. Per un’attività regolamentata può avere senso. Per chi pensava che un token si comportasse come contanti in tasca, è una sorpresa: prima di tenere un token su Solana conviene guardarne le estensioni su un explorer.

Anche gli NFT sono token

Tutto quello visto finora è fungibile: un USDT vale esattamente quanto qualsiasi altro USDT. ERC-721, creato il 24 gennaio 2018, ha portato su Ethereum i token non fungibili, che il suo testo paragona a dei titoli di proprietà («deeds»). Ogni unità ha un proprio identificativo, quindi il token 17 non può prendere il posto del token 18.

ERC-1155 è arrivato il 17 giugno 2018. Un solo contratto può gestire insieme tipi di token fungibili e non fungibili, cosa utile ai giochi che hanno bisogno di una valuta e di oggetti unici nello stesso momento.

Coin e token a confronto in una tabella

Coin (moneta nativa)Token
Dove viveNel protocollo della propria blockchainIn uno smart contract o in un programma token su una rete ospite
EsempiBTC, ETH, SOL, BNB, TRX, TONUSDT, USDC, UNI, LINK, SHIB, WBTC, NFT
Paga le commissioni di reteSì, sulla propria reteNo: paga la moneta della rete ospite (alcuni wallet fanno da intermediari)
Chi la creaLe regole del protocollo: ricompense di mining o staking, offerta inizialeLa funzione di conio del contratto, controllata da un emittente o dal codice
StandardNessuno, la definisce il protocolloERC-20, ERC-721, ERC-1155, BEP-20, SPL o Token-2022, TRC-20, Jetton
Come si identificaNome della rete e tickerIndirizzo del contratto (o mint) su una data rete
Su più retiSolo come copie wrapped o bridged (WBTC, WETH)Spesso: Tether elenca USDT su 13 reti (ottobre 2026)
Rischio aggiuntivo principaleIl rischio della propria reteRischio della rete ospite più rischio del contratto e dell’emittente: congelamenti, nuove emissioni, bug, copie false

Bitcoin è una coin o un token? Le risposte per le crypto più note

Il test della commissione risolve in una riga ogni domanda del tipo «X è una coin o un token».

Cripto-attivitàCoin o tokenPerché
Bitcoin (BTC)CoinMoneta nativa della blockchain Bitcoin; ne paga le commissioni
Ether (ETH)CoinNativa di Ethereum; paga il gas
Solana (SOL)CoinNativa di Solana; paga le commissioni
BNBCoinNativa di BNB Smart Chain; paga le commissioni su quella rete
XRPCoinNativa dell’XRP Ledger, dove ogni transazione distrugge una piccola quantità di XRP come costo
Dogecoin (DOGE)CoinNativa della blockchain Dogecoin
TRXCoinNativa di Tron; si brucia per Energy e Bandwidth
Toncoin (TON)CoinNativa di The Open Network
Tether (USDT)TokenEmesso su 13 reti ospiti, ognuna con il proprio indirizzo
USD Coin (USDC)TokenStablecoin emessa tramite contratti su reti ospiti come Ethereum
Uniswap (UNI)TokenToken di governance ERC-20 su Ethereum
Chainlink (LINK)TokenToken ERC-20 su Ethereum; Chainlink non gestisce una rete con una propria moneta per il gas
Shiba Inu (SHIB)TokenMemecoin ERC-20 su Ethereum

Ether è il caso che genera più confusione. In senso stretto ETH è una coin: i validatori vengono pagati in ETH e il gas si paga con ETH. Però ETH è nato prima di ERC-20, così le app costruite solo per ERC-20 usano una versione wrapped chiamata WETH. La nostra guida a Ethereum spiega come funzionano la rete e i suoi smart contract.

Un token, tante reti: l’esempio di USDT

Al 14 ottobre 2026 la pagina dei protocolli supportati di Tether elenca USDT su 13 reti: Ethereum, Avalanche, Cosmos tramite Kava, Celo, Kaia, Tron, Liquid, Solana, Polkadot Asset Hub, Tezos, Near, TON e Aptos.

Stesso nome, stesso ticker, stesso aggancio al dollaro. Eppure ogni versione è un token distinto con un proprio identificativo. Su Ethereum è il contratto ERC-20 che inizia con 0xdac17f. Su Tron è il contratto TRC-20 TR7NHqjeKQxGTCi8q8ZY4pL8otSzgjLj6t. Su Solana è il mint SPL Es9vMFrzaCERmJfrF4H2FYD4KCoNkY11McCe8BenwNYB. Per muovere ciascuno serve una moneta diversa: ETH, TRX o SOL.

Le reti non si vedono tra loro. Un wallet Tron rifiuta subito un indirizzo Ethereum, perché gli indirizzi Tron iniziano con T e quelli Ethereum con 0x. La vera trappola sta tra le reti che condividono il formato 0x, e la trattiamo tra gli errori più avanti.

Tether ha anche smesso di emettere su alcune reti più vecchie. La sua pagina indica come dismesse Kusama, Bitcoin Cash SLP, Omni Layer, EOS e Algorand, dove l’emittente dichiara di non emettere più e di non essere più tenuto a rimborsare i token. USDT su BNB Chain, Arbitrum, Polygon o Base non compare affatto nell’elenco dei protocolli supportati da Tether: quelle versioni sono copie bridged o agganciate gestite da terzi, non token emessi direttamente da Tether su quelle reti. La nostra guida alle stablecoin spiega come funziona la copertura in dollari.

Token wrapped: WETH e WBTC

Il wrapping trasforma una cripto-attività in un token su una rete dove altrimenti non entrerebbe. WETH è il caso semplice. ETH è più vecchio di ERC-20 e non ne segue l’interfaccia. Si depositano ETH nel contratto WETH e si riceve la stessa quantità di WETH; lo sblocco brucia i WETH e restituisce gli ETH. Entrambi i passaggi costano gas in ETH normale, perché, come ricorda ethereum.org, pagare il gas in WETH non è supportato in modo nativo.

WBTC è un’altra storia, perché il bitcoin non può girare su Ethereum. Un custode conserva BTC reali e un contratto conia la stessa quantità di WBTC. Il sito di WBTC afferma che ogni token è coperto 1:1 da bitcoin in custodia sicura, e solo istituzioni con identità verificata, approvate tramite la governance della sua DAO, possono coniarlo o bruciarlo.

Il custode è l’elemento da tenere d’occhio. Il 9 agosto 2024 BitGo ha annunciato lo spostamento della custodia di WBTC in una joint venture con BiT Global, società di custodia di Hong Kong, con BitGo azionista di minoranza e chiavi distribuite tra più giurisdizioni, tra cui Hong Kong e Singapore. Nel giro di pochi giorni la governance di MakerDAO ha fermato i nuovi prestiti garantiti da WBTC, secondo The Block. Il codice del token non era cambiato. Era cambiato chi teneva i bitcoin.

I token bridged aggiungono un altro livello di rischio

Un bridge blocca un token su una rete ed emette un token corrispondente su un’altra. Se i contratti o le chiavi del bridge vengono compromessi, le copie possono perdere la copertura tutte insieme. La pagina di ethereum.org sui bridge avverte che usare qualsiasi tipo di bridge comporta un rischio, e cita l’esempio di Wormhole, il bridge di Solana: nell’attacco di febbraio 2022 furono sottratti circa 120.000 wETH, pari a circa 325 milioni di dollari.

Wormhole non fu un caso isolato. Chainalysis contò circa 2 miliardi di dollari rubati in 13 attacchi a bridge cross-chain nel 2022 fino ai primi di agosto, e calcolò che gli attacchi ai bridge valevano il 69% di tutti i fondi rubati in quell’anno fino a quel momento.

Come capire se una crypto è una coin o un token

Non serve leggere codice. Bastano un block explorer e due minuti.

  1. Aprire l’explorer della rete che si usa: Etherscan per Ethereum, BscScan per BNB Smart Chain, Solscan per Solana, Tronscan per Tron, Tonviewer per TON.
  2. Cercare la cripto-attività e controllare se ha un indirizzo di contratto (un indirizzo mint su Solana, un jetton master su TON). Se c’è, su quella rete è un token. Le monete native non ne hanno.
  3. Verificare chi paga la commissione. Se il wallet chiede ETH, BNB, SOL, TRX o TON per spostarla, si tratta di un token.
  4. Confrontare l’indirizzo del contratto con quello pubblicato sulla pagina ufficiale dell’emittente, carattere per carattere. Tether, per esempio, pubblica tutti gli indirizzi di USDT nella pagina dei protocolli supportati. Il ticker non prova nulla.
  5. Leggere la scheda del token sull’explorer: numero di detentori, etichette di reputazione e se il codice sorgente è verificato.

Il quarto passaggio è quello in cui si perdono soldi. Il 14 ottobre 2026 il token tracker di Etherscan contava più di 2,3 milioni di contratti token su Ethereum, e solo 3.584 avevano un’etichetta di reputazione OK o Neutral.

Come si crea un token crypto, e perché esistono tanti falsi

Chi cerca come creare un token crypto scopre presto che è facile. Su Ethereum basta pubblicare un contratto che rispetta ERC-20; su Solana basta creare un nuovo mint con il programma comune. Nessuno controlla prima il nome o il simbolo. Chiunque può pubblicare in pochi minuti un contratto chiamato «Tether USD» con il simbolo USDT, ed è per questo che i token falsi abbondano.

Facile da creare non vuol dire libero da regole. Offrire un token al pubblico nell’Unione europea è un’altra faccenda, come mostra il caso $CORONA raccontato più sotto. Se un token autentico non compare nel wallet, lo si aggiunge con il suo indirizzo di contratto, copiato dal sito dell’emittente e non da un annuncio sponsorizzato o da un messaggio in chat. La nostra guida ai wallet crypto mostra dove si trova quell’opzione nei wallet più comuni e perché conviene tenere un po’ di moneta nativa accanto ai token.

Tipi di token: stablecoin, governance, utility e altri

Coin contro token è una distinzione tecnica. I token si classificano anche in base all’uso, e queste etichette si sovrappongono: lo stesso token può essere una stablecoin e uno strumento di pagamento. L’Agenzia delle Entrate, nella circolare 30/E del 27 ottobre 2023, usa una classificazione per funzione economica che chi dichiara i redditi in Italia ritroverà spesso: token di pagamento, security token, utility token e NFT.

Stablecoin

Sono token che seguono il valore di una valuta, quasi sempre il dollaro statunitense. Il 14 ottobre 2026 le stablecoin valevano in tutto circa 293 miliardi di dollari secondo rwa.xyz, e la categoria stablecoin di CoinGecko ne elencava 404. USDT e USDC sono le più grandi. In Europa le stablecoin agganciate a una sola valuta, euro compreso, rientrano tra i token di moneta elettronica del regolamento MiCA, sotto la vigilanza della Banca d’Italia per l’Italia.

Token di governance

Danno ai detentori un voto su come cambia un protocollo. Uniswap ha lanciato UNI il 16 settembre 2020 con 1 miliardo di token creati alla nascita e il 60% riservato alla comunità; ogni indirizzo che aveva usato Uniswap v1 o v2 prima del 1° settembre 2020 poteva richiederne 400. AAVE svolge una funzione simile per il protocollo di prestiti Aave. A ottobre 2026 la categoria governance di CoinGecko contava 259 voci.

Dove finisce un voto e dove comincia un diritto sui ricavi è una delle domande che le autorità dei mercati finanziari si pongono su questi token.

Utility token

Danno accesso a un prodotto o a un servizio: spazio di archiviazione, potenza di calcolo, funzioni dentro un’app. Il regolamento MiCA ne dà una definizione stretta, cioè una cripto-attività destinata unicamente a dare accesso a un bene o a un servizio fornito dal suo emittente. In Italia i white paper di questi token, come quelli delle altre cripto-attività diverse dalle stablecoin, si notificano alla Consob.

Attività reali tokenizzate

Fondi in titoli di Stato, obbligazioni e altri strumenti tradizionali registrati come token. Il 14 ottobre 2026 rwa.xyz stimava le attività reali tokenizzate distribuite in circa 39 miliardi di dollari. I maggiori fondi in Treasury tokenizzati della sua lista, USYC, USDY e BUIDL di BlackRock, valevano ciascuno più di 2 miliardi di dollari. Una quota di fondo su blockchain resta una quota di fondo: nell’Unione europea gli strumenti finanziari tokenizzati restano fuori da MiCA e sotto le regole sui mercati finanziari, e la tassonomia statunitense del 2026, descritta più sotto, fa lo stesso.

Memecoin: quasi sempre token, e il caso $CORONA

Le memecoin si ispirano a meme di internet, personaggi, fatti di attualità o mode, e di solito hanno poca o nessuna utilità. Così le descrive la divisione Corporation Finance della SEC, l’autorità di borsa statunitense, in una dichiarazione del suo staff del 27 febbraio 2025, che paragona il loro valore a quello di un oggetto da collezione, legato alla speculazione e al sentimento del mercato. Secondo lo staff, negli Stati Uniti chi le compra non gode delle tutele delle leggi federali sui titoli.

In Europa il quadro è diverso, e in Italia c’è un esempio recente. Con la delibera n. 23815 dell’8 gennaio 2026, resa nota il 23 gennaio, la Consob ha dichiarato che l’offerta della memecoin «$CORONA», promossa da Fabrizio Corona tramite un canale Telegram e un sito web, violava l’articolo 4, paragrafo 1, del MiCAR. Secondo l’autorità l’offerta al pubblico non era stata promossa da una persona giuridica e non c’era un white paper redatto, notificato alla Consob e pubblicato come chiede il regolamento. La Consob aveva già bloccato l’offerta con una delibera del 4 marzo 2025, e nella comunicazione segnala che i token erano «ancora scambiabili sulla piattaforma Raydium».

La lezione per chi compra è concreta. Che si chiami coin o meme, una cripto-attività offerta al pubblico nell’Unione europea deve avere un white paper conforme. Se manca, è un segnale d’allarme prima ancora di guardare il grafico. A ottobre 2026 la categoria meme di CoinGecko contava circa 6.500 voci, quasi tutte token. Dogecoin è la coin famosa del gruppo.

Perché la parola token porta con sé un peso legale

Nel 2017 un’ondata di progetti raccolse denaro vendendo token direttamente al pubblico, nelle cosiddette ICO (initial coin offering). Il nome diceva «coin». Il prodotto era quasi sempre un token ERC-20, e le autorità dovettero decidere se chi comprava stesse acquistando strumenti finanziari.

La SEC diede la prima risposta il 25 luglio 2017, con un rapporto su The DAO. Quel progetto su Ethereum aveva venduto circa 1,15 miliardi di DAO Token in cambio di circa 12 milioni di ETH, pari allora a circa 150 milioni di dollari, prima che un attaccante sfruttasse un difetto del codice per portarsi via circa un terzo degli ether. La Commissione stabilì che i DAO Token erano titoli ai sensi del Securities Act del 1933 e del Securities Exchange Act del 1934, e decise di non avviare un’azione sanzionatoria.

Da allora, chi lancia un token negli Stati Uniti deve fare i conti con il test di Howey, che prende il nome da una sentenza della Corte Suprema del 1946: chi compra investe denaro in un’impresa comune, aspettandosi profitti dal lavoro altrui?

Consob, Banca d’Italia e SEC classificano per funzione, non per coin o token

La regola tecnica appena vista quasi non esiste nel diritto. Una moneta nativa e un token possono finire nella stessa categoria legale, e due token ERC-20 in categorie diverse.

MiCAR: token di moneta elettronica, token collegati ad attività e altre cripto-attività

Il regolamento europeo sui mercati delle cripto-attività (Regolamento (UE) 2023/1114, MiCA o MiCAR) è entrato in vigore a giugno 2023. Le norme sui token collegati ad attività e sui token di moneta elettronica si applicano dal 30 giugno 2024, il resto dal 30 dicembre 2024. Neppure MiCA separa le coin dai token. Tutto parte dalla cripto-attività, definita come rappresentazione digitale di un valore o di un diritto che si può trasferire e memorizzare elettronicamente.

Seguono tre gruppi, e in Italia ognuno ha la sua autorità, come spiega la sezione MiCAR del sito Consob:

  • i token di moneta elettronica (EMT), agganciati a una sola valuta ufficiale: vigila la Banca d’Italia;
  • i token collegati ad attività (ART), che fanno riferimento a un altro valore o diritto, o a un paniere: la Consob per trasparenza e correttezza, la Banca d’Italia per gli aspetti prudenziali;
  • tutte le altre cripto-attività, le cosiddette «other than», dove stanno insieme il bitcoin e gli utility token: è competente la Consob, che riceve i white paper.

Azioni e obbligazioni tokenizzate restano invece sotto le regole europee sugli strumenti finanziari. Il nostro approfondimento sul regolamento MiCA entra nei dettagli.

Dal registro OAM ai CASP autorizzati

Per gli exchange il cambiamento si sente. Fino al 2025 in Italia agli operatori in valute virtuali (VASP) bastava l’iscrizione nel registro dell’OAM, l’Organismo Agenti e Mediatori. Con MiCAR servono invece un’autorizzazione come CASP, rilasciata dalla Consob sentita la Banca d’Italia, e la vigilanza delle due autorità. In un comunicato del 4 dicembre 2025 la Consob ha ricordato che il 30 dicembre 2025 era l’ultimo giorno di attività per i VASP iscritti all’OAM. Chi aveva presentato domanda come CASP entro quella data poteva proseguire fino alla decisione, e comunque non oltre il 30 giugno 2026.

Dal 1° luglio 2026 il periodo transitorio è chiuso: possono servire la clientela italiana solo i prestatori autorizzati ai sensi del MiCAR. Prima di aprire un conto o di lasciare fondi su una piattaforma, la Consob invita a controllare il registro dei CASP autorizzati tenuto dall’ESMA. Se l’operatore non è autorizzato, ricorda l’autorità, il cliente ha diritto alla restituzione del denaro o delle cripto-attività.

Stati Uniti: la tassonomia SEC e CFTC di marzo 2026

Oltreoceano la linea è simile. Il presidente della SEC Paul Atkins ha annunciato Project Crypto il 31 luglio 2025 e, parlando alla Federal Reserve Bank di Filadelfia il 12 novembre 2025, ha anticipato una serie di categorie. Il 17 marzo 2026 la SEC ha pubblicato un’interpretazione, la Release No. 33-11412, su come le leggi sui titoli si applicano a certe cripto-attività. La CFTC vi ha aderito, dichiarando che applicherà il Commodity Exchange Act in modo coerente.

La scheda informativa della SEC sulla release divide le cripto-attività in cinque gruppi: digital commodity, collezionabili digitali e strumenti digitali (nessuno dei tre è un titolo), stablecoin di pagamento ai sensi del GENIUS Act, firmato il 18 luglio 2025 (anche queste non sono titoli), e titoli tokenizzati, che restano titoli. Secondo un’analisi dello studio legale Venable, tra le digital commodity citate ci sono Bitcoin, Ether, Solana e XRP, ma anche Chainlink e Shiba Inu, che tecnicamente sono token ERC-20. Per Washington, nel 2026, LINK è un token sul piano tecnico e una digital commodity sul piano legale, nello stesso gruppo di BTC.

È un’interpretazione, non una legge. Secondo Gibson Dunn è entrata in vigore con la pubblicazione nel Federal Register il 23 marzo 2026; la SEC ha chiesto commenti al pubblico e si riserva di modificarla. Per un risparmiatore italiano conta poco sul piano pratico, ma conferma il punto: le autorità guardano a cosa fa un token, non alla sua tecnologia.

Tasse in Italia: quando lo scambio tra token è tassato

Il fisco italiano non chiede se una cripto-attività sia una coin o un token. Guarda alla sua funzione economica. Quella che segue è una descrizione generale, non una consulenza fiscale.

Dal 2023 le plusvalenze su cripto-attività sono redditi diversi (articolo 67, comma 1, lettera c-sexies del TUIR). La stessa norma stabilisce che «non costituisce una fattispecie fiscalmente rilevante la permuta tra cripto-attività aventi eguali caratteristiche e funzioni». La circolare 30/E dell’Agenzia delle Entrate del 27 ottobre 2023 ne ricava esempi chiari: dal 1° gennaio 2023 comprare ether con bitcoin non genera imposte, e nemmeno scambiare un NFT con un altro NFT. Comprare un NFT con una criptovaluta, invece, è un’operazione fiscalmente rilevante.

Nello scambio neutrale il costo fiscale si trasferisce. L’esempio della circolare: un contribuente ha 20 bitcoin con un valore di acquisto complessivo di 2.000 € e ne scambia 5 per 10 ether. Ai 10 ether va attribuito un costo di 500 €, lo stesso dei 5 bitcoin ceduti. L’imposta arriva quando si converte in euro, si compra un bene o si passa a una cripto-attività con funzione diversa.

Con le stablecoin la circolare distingue secondo le categorie MiCA. Lo scambio tra una criptovaluta e un token di moneta elettronica, che dà diritto al rimborso al valore nominale in valuta, è fiscalmente rilevante. Lo scambio con un token collegato ad attività non lo è. Resta però da capire in quale casella cada ogni singola stablecoin: per i token in dollari diffusi sulle piattaforme, come USDT, la qualificazione è discussa tra i commentatori, e prima di dichiarare conviene sentire un commercialista.

Le aliquote sono cambiate. La legge di Bilancio 2025 (legge n. 207/2024) ha eliminato dal 2025 la soglia di esenzione di 2.000 € e ha portato l’imposta sostitutiva dal 26% al 33% per le plusvalenze realizzate dal 1° gennaio 2026. Una plusvalenza di 3.000 € realizzata nel 2026, quindi, costa 990 € di imposta. Secondo la stampa specializzata, la legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025) ha mantenuto al 26% i proventi dei token di moneta elettronica denominati in euro e conformi a MiCA: un caso in cui la differenza tra un token e l’altro pesa davvero sulla dichiarazione.

Altrove le regole sono più severe. Negli Stati Uniti l’IRS considera le cripto-attività come beni, e lo scambio di un token con un altro è una cessione tassabile; nel Regno Unito l’HMRC elenca lo scambio di token con un tipo diverso di token tra le cessioni. In ogni Paese vale lo stesso consiglio pratico: registrare ogni swap con data, importi dalle due parti e commissione pagata nella moneta nativa.

Cinque errori che fanno perdere soldi a chi inizia

Inviare sulla rete sbagliata

Quasi tutti gli exchange permettono di prelevare USDT su più reti, e chi riceve deve usare la stessa. Ethereum, BNB Smart Chain, Arbitrum e le altre reti EVM condividono il formato 0x, quindi un indirizzo Ethereum sembra del tutto valido anche su BNB Smart Chain. Se i fondi inviati sulla rete EVM sbagliata tornino indietro dipende da chi controlla l’indirizzo. Con un wallet in autocustodia la stessa chiave spesso raggiunge i fondi anche sull’altra rete. Un indirizzo di deposito di un exchange potrebbe non accreditare mai una rete che l’exchange non supporta.

Prima si sceglie la rete, poi si copia l’indirizzo. Per un importo importante conviene un piccolo invio di prova, aspettando che arrivi. Lo stesso controllo vale la prima volta che si comprano crypto su un exchange e le si sposta sul proprio wallet.

Tenere token senza moneta per il gas

Un wallet con USDT su Ethereum e zero ETH è bloccato. Lo stesso vale per USDT su Tron senza TRX né Energy, e per qualsiasi token SPL senza SOL. Su ogni rete dove si tengono token va lasciata una piccola quantità di moneta nativa.

Fidarsi di un ticker o di un indirizzo simile

Nomi, simboli e loghi si copiano in pochi minuti, e i token falsi lo fanno di continuo. L’address poisoning va oltre: gli attaccanti inviano trasferimenti minimi o a valore zero, a volte di token contraffatti, da indirizzi che hanno i primi e gli ultimi caratteri uguali a uno che usiamo, sperando che lo si copi per errore dalla cronologia. Un articolo di Etherscan del 9 marzo 2026 stima il tasso di successo in circa 1 tentativo su 10.000. Cita uno studio del 2025 che ha contato circa 17 milioni di tentativi su Ethereum tra luglio 2022 e giugno 2024, con almeno 79,3 milioni di dollari persi.

Vanno controllati anche i caratteri centrali, oppure si usa una rubrica di indirizzi salvati. La nostra guida per evitare le truffe crypto elenca altri trucchi, compresi i finti «servizi di recupero» che dopo un errore chiedono la seed phrase.

Lasciare aperte autorizzazioni illimitate

Molte app chiedono un’allowance illimitata per risparmiare un passaggio la volta successiva. Se il contratto di quell’app viene violato, l’attaccante può spendere quei token senza chiedere altro. Il Token Approval Checker di Etherscan elenca le autorizzazioni ERC-20, ERC-721 ed ERC-1155, mostra cosa è a rischio e permette di revocarle. Ogni revoca è una transazione, pagata in ETH.

Sbagliare i decimali

I saldi sono memorizzati come numeri interi, e il parametro dei decimali dice al wallet dove mettere la virgola. La documentazione di TON avverte che ignorare i decimali può far inviare mille volte l’importo voluto. Le app dei wallet gestiscono il problema da sole. Script e chiamate manuali ai contratti no.

Prossima tappa del percorso: le altcoin

La prossima lezione del percorso è dedicata alle altcoin, il nome che indica le cripto-attività diverse dal bitcoin, coin e token insieme. In attesa che esca, la voce del glossario su cos’è un’altcoin dà la definizione, e il test della commissione visto qui basta già per capire quali hanno una rete propria.

Fonti

  1. EIP-20: lo standard dei token (Ethereum Improvement Proposals, in inglese) eips.ethereum.org
  2. Protocolli supportati da USDT - Tether (in inglese) tether.to
  3. Scheda informativa sulla Release No. 33-11412 - SEC, 17 marzo 2026 (in inglese) sec.gov
  4. Digital assets - Internal Revenue Service (in inglese) irs.gov
  5. CRYPTO22100, Cryptoassets Manual: cosa è una cessione - HMRC (in inglese) gov.uk
  6. Circolare n. 30/E del 27 ottobre 2023 sulle cripto-attività - Agenzia delle Entrate agenziaentrate.gov.it
  7. Comunicazione Consob del 23 gennaio 2026 sulla memecoin $CORONA - Consob consob.it
Redazione di Coindaro

Chi ha scritto questo articolo

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