Coindaro

Notizie crypto, mercati e guide

Capitalizzazione 2,74 T $ −6,37 % in 24 oreVolume 24 h 80,64 Mld $Dominanza BTC 59,5 %ETH 10,6 %Fear & Greed 68 AviditàCrypto 22.442

Differenza tra Bitcoin, Ethereum e blockchain: cosa cambia?

Differenza tra bitcoin ed ethereum e blockchain: un denaro, una piattaforma, una tecnologia. Cosa sanno fare, cosa no e come le tratta MiCA.

Principiante 22 min di letturaAggiornato Da leggere prima: Fake news criptovalute: come verificare le notizie crypto prima di agire
Una moneta, un diamante sfaccettato e blocchi impilati uniti da catena e nodi
Indice
  1. Tre parole, tre livelli: un denaro, una piattaforma e una tecnologia
  2. Bitcoin: un solo compito, svolto di proposito con pochi strumenti
  3. Ethereum: un computer condiviso che fa pagare ogni passo
  4. Blockchain: il metodo, che vive anche fuori dalle criptovalute
  5. Blockchain e Bitcoin: perché la stampa li confonde, da «blockchain sì, bitcoin no» a Long Blockchain
    1. Da Long Island Iced Tea a Long Blockchain
    2. TradeLens e ASX: la tecnologia non era la parte difficile
  6. Altri esempi a ogni livello e i casi sfumati
    1. Altre reti di denaro
    2. Altre piattaforme
    3. La tecnologia senza moneta pubblica
    4. I casi che stanno su due livelli
  7. Differenza tra bitcoin ed ethereum in una tabella, al 22 ottobre 2026
  8. Ethereum o bitcoin: meglio l’uno o l’altro?
  9. Come li trattano le autorità: Stati Uniti, Unione europea e Italia
    1. Stati Uniti: SEC, CFTC e IRS
    2. Unione europea e Italia: MiCA, Consob, Banca d’Italia e OAM
    3. Regno Unito
  10. Un test rapido per il prossimo titolo

Alle 08:40 UTC del 22 ottobre 2026 la rete Bitcoin ha aggiunto blockchain that runs exactly as written when it is called, holding and moving funds according to its code, without an intermediary able to change the outcome.">smart contract holding reserves of two or more tokens, supplied by users, that a decentralized exchange uses to execute trades automatically at a price set by a formula.">pool diverge, compared with simply holding the same tokens in a wallet. It becomes permanent when the provider withdraws.">il blocco 972.593. A quel punto erano stati emessi circa 20,10 milioni dei 21 milioni di bitcoin che esisteranno in tutto. Nella stessa ora Ethereum produceva un blocco ogni 12 secondi, protetto da circa 819.000 validatori attivi. Le due reti poggiano sulla stessa tecnologia e fanno mestieri molto diversi.

È la risposta breve a chi cerca la differenza tra bitcoin ed ethereum e tra questi due e la blockchain. Bitcoin è un denaro: una rete costruita per un solo bene, che le persone si scambiano tra loro. Ethereum è una piattaforma: una rete che esegue programmi, con una propria moneta, l’ether, per pagare il calcolo. La blockchain non è né l’una né l’altra. È il metodo di registrazione che sta sotto entrambe, e funziona anche dentro banche e borse senza alcuna moneta pubblica.

I titoli dei giornali mescolano le tre parole di continuo, e c’è chi ha guadagnato, o perso, soldi proprio su questa confusione. Per leggere bene quasi tutte le notizie sulle criptovalute basta ordinarle su tre livelli. Questa lezione segue quella su come leggere le notizie crypto senza farsi ingannare e dà per noti i concetti di base spiegati in cos’è una blockchain. I dati sono quelli del 22 ottobre 2026. Niente di quanto segue è un consiglio di investimento.

Tre parole, tre livelli: un denaro, una piattaforma e una tecnologia

Si parte da come ogni progetto descrive se stesso. Il white paper di Bitcoin, pubblicato il 31 ottobre 2008 con lo pseudonimo Satoshi Nakamoto, si intitola «Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System». La prima frase parla di pagamenti, non di database: una versione puramente peer-to-peer del denaro elettronico permetterebbe di inviare pagamenti online direttamente da una parte all’altra (testo in inglese, traduzione nostra).

La parola «blockchain» in quelle nove pagine non compare mai. Nakamoto parla di «catena di blocchi» e di una catena di prove di lavoro basate su hash. Il sostantivo unico è arrivato dopo, quando è servito un nome per la struttura in sé, separata dalla moneta.

Ethereum, lanciato il 30 luglio 2015, si colloca in un’altra casella. Il suo sito ufficiale lo definisce una rete blockchain decentralizzata e una piattaforma di sviluppo software, alimentata dalla criptovaluta ether (ETH) (in inglese, traduzione nostra), e riassume il contrasto con Bitcoin in due frasi brevi: Bitcoin è uno strumento per inviare valore, Ethereum una piattaforma per costruirlo.

Il livello della tecnologia ha una definizione neutra, data dal National Institute of Standards and Technology degli Stati Uniti. Nel suo rapporto del 2018 (NIST IR 8202) le blockchain sono registri digitali a prova di manomissione, nel senso che le alterazioni si vedono e sono difficili, tenuti in forma distribuita e di solito senza un’autorità centrale (in inglese, traduzione nostra). In quella definizione non c’è bisogno di una moneta, di un prezzo né di una rete pubblica.

Messo insieme, il quadro ha tre piani:

  • In basso c’è la tecnologia: un modo di tenere un registro condiviso a blocchi, ciascuno con l’impronta (un hash) del precedente, così che modificare una voce vecchia spezza tutti gli anelli successivi.
  • Sopra, Bitcoin usa quel metodo per un solo compito: tenere traccia di chi possiede quali bitcoin, con un’offerta fissata in anticipo.
  • Accanto a Bitcoin, non sopra, Ethereum usa lo stesso metodo per tenere traccia dei saldi e dello stato di programmi che chiunque può pubblicare.
  • Migliaia di altri progetti stanno a uno di questi livelli, e alcuni a due insieme, come mostrano gli esempi più avanti.

Un’abitudine utile per le maiuscole: «Bitcoin» ed «Ethereum» di solito indicano le reti e il loro software, mentre «bitcoin» (BTC) ed «ether» (ETH) indicano le monete. L’ether è il bene; Ethereum è la rete. Molte testate non rispettano la regola, e questo aumenta la confusione. Chi cerca «ethereum» in Italia, quindi, in genere si riferisce alla rete, anche quando parla del prezzo della moneta.

Bitcoin: un solo compito, svolto di proposito con pochi strumenti

Bitcoin tiene un registro di monete e poco altro. In media ogni dieci minuti circa un miner conquista il diritto di aggiungere un blocco di transazioni spendendo elettricità nella proof of work. Il 22 ottobre 2026 i dati di Blockchair indicavano 150 blocchi nelle 24 ore precedenti, uno ogni 9,6 minuti, vicino all’obiettivo che le FAQ di bitcoin.org descrivono come circa ogni 10 minuti (in inglese).

Le regole sull’offerta sono scritte nel software. Le monete nuove arrivano solo come ricompensa per blocco, che si dimezza ogni 210.000 blocchi; dall’ultimo halving, il 20 aprile 2024, è di 3,125 BTC per blocco, cioè 468,75 BTC al giorno. Il totale non supererà mai i 21 milioni. Al 22 ottobre 2026 è stato estratto circa il 95,7% e restano da emettere circa 898.000 bitcoin, nel corso del prossimo secolo. Ogni moneta si divide in 100 milioni di unità, i satoshi.

Ciò che Bitcoin sa fare è quindi breve e voluto. Permette a chiunque abbia una connessione a internet di detenere e inviare un bene che nessuna banca, azienda o governo emette, su un registro attivo da gennaio 2009. Le commissioni sono di solito basse: nelle 24 ore fino al 22 ottobre 2026 la transazione mediana ha pagato circa 0,016 dollari e quella media circa 0,31 dollari (la media è spinta in alto da pochi grandi pagamenti), su 710.519 transazioni.

Quello che non sa fare è altrettanto voluto. Le transazioni di Bitcoin si bloccano e si sbloccano con un piccolo linguaggio chiamato Script, che la documentazione per sviluppatori descrive come «deliberately designed to be stateless and not Turing complete» (in inglese: progettato apposta senza memoria di stato e non completo secondo Turing). Non ci sono cicli, quindi uno script non può girare all’infinito e non può conservare memoria tra una transazione e l’altra. Questo esclude, direttamente sulla catena di base, le applicazioni aperte che girano su Ethereum, come i mercati del prestito o gli scambi automatici.

Al livello di base Bitcoin non è nemmeno veloce. Un blocco ogni dieci minuti e uno spazio limitato fanno sì che un pagamento si consideri definitivo di solito dopo diverse conferme, che possono richiedere quasi un’ora. I pagamenti più rapidi si appoggiano a sistemi costruiti sopra, di cui parla una lezione successiva su layer 1 e layer 2.

Esiste anche un po’ di «DeFi» su Bitcoin, ma funziona soprattutto con bitcoin «avvolti» (wrapped) su altre catene o con sistemi laterali. Il 22 ottobre 2026 DefiLlama contava circa 4,4 miliardi di dollari bloccati in applicazioni legate a Bitcoin, contro 49,9 miliardi su Ethereum. Il divario misura scelte di progetto, non qualità: Bitcoin non è nato per ospitare applicazioni.

Per la storia completa del funzionamento della rete c’è la nostra guida a Bitcoin per principianti.

Ethereum: un computer condiviso che fa pagare ogni passo

Anche Ethereum tiene un registro, ma ogni voce può contenere codice. Uno smart contract è un programma memorizzato sulla catena che, quando qualcuno lo chiama, esegue esattamente ciò che è scritto: un token, un mercato di prestiti, un’asta, un voto. I programmi girano nella Ethereum Virtual Machine (EVM), che ethereum.org descrive come un ambiente virtuale decentralizzato che esegue il codice in modo coerente e sicuro su tutti i nodi di Ethereum (in inglese, traduzione nostra).

Ogni passo di quel codice costa una commissione misurata in gas e pagata in ether. Il gas serve perché nessuno possa intasare il computer condiviso con un ciclo infinito: un programma che finisce il gas si ferma. Il 22 ottobre 2026 la commissione base era di circa 0,19 gwei (miliardesimi di ether), un blocco poteva contenere fino a 60 milioni di gas e la transazione media è costata circa 0,19 dollari nelle 24 ore, secondo Blockchair. Queste commissioni gas salgono molto quando la domanda esplode.

Dal giorno del Merge, il 15 settembre 2022, Ethereum non usa più il mining. I blocchi sono proposti da validatori che vincolano 32 ETH ciascuno come deposito e possono perderne una parte se barano. Il passaggio alla proof of stake ha ridotto il consumo di energia della rete di circa il 99,95%, secondo ethereum.org. Il tempo è diviso in slot da 12 secondi; il 22 ottobre 2026 la catena ha prodotto 7.183 blocchi in 24 ore, quasi esattamente uno per slot, e la beacon chain contava circa 819.000 validatori attivi. Uno stesso operatore può gestire molti validatori, quindi quel numero non conta persone o aziende.

Anche l’offerta funziona in modo diverso. L’ether non ha un tetto massimo. Nuovo ether viene emesso a favore dei validatori e, dall’aggiornamento London dell’agosto 2021, una parte di ogni commissione viene bruciata, quindi il totale può salire o scendere a seconda dell’attività. Al 22 ottobre 2026 esistevano circa 122,15 milioni di ETH, secondo il conteggio di ultrasound.money. Il sito di Ethereum lo dice così: Bitcoin ha un’offerta fissa, Ethereum un’offerta dinamica.

Un portatile e ingranaggi in movimento collegati a una rete di nodi accanto a un diamante
Su Ethereum ogni passo di uno smart contract gira su tutti i nodi della rete e si paga in gas.

Prima di leggere un titolo su Ethereum conviene sapere che cosa la rete non sa fare. Il suo livello di base gestisce molte meno transazioni di un circuito di carte, ed è per questo che gran parte dell’attività si sposta sui rollup costruiti sopra (tema di una lezione successiva). Uno smart contract non vede il mondo esterno: per conoscere un prezzo o il risultato di una partita gli serve un oracolo. E il codice fa esattamente quello che dice, errori compresi. Un contratto difettoso può essere svuotato in pochi minuti e la rete non annulla l’operazione. L’unica volta in cui c’è stato un grande salvataggio, dopo l’attacco alla DAO del 2016, la comunità si è spaccata ed è rimasta una seconda catena, Ethereum Classic.

L’ether, poi, somiglia anche a un denaro. Si detiene, si invia, si presta, e negli Stati Uniti ha propri fondi quotati. Ethereum sta quindi a cavallo di due livelli: prima di tutto una piattaforma, con una moneta che si comporta anche come bene d’investimento. La nostra guida completa a Ethereum entra di più nella storia e negli aggiornamenti della rete.

Blockchain: il metodo, che vive anche fuori dalle criptovalute

Tolte le monete, una blockchain è una struttura di dati più un insieme di regole su chi può aggiungere voci. I record sono raggruppati in blocchi; ogni blocco include l’hash del precedente; le copie stanno su molti computer; e un metodo di consenso decide quale nuovo blocco tutti accettano. Le reti pubbliche come Bitcoin ed Ethereum lasciano entrare chiunque e usano le monete per premiare chi le protegge. I registri privati, detti anche permissioned, lasciano entrare solo membri noti e di solito non hanno una moneta pubblica.

Questi registri privati esistono davvero e alcuni sono in produzione. Hyperledger Fabric, oggi sotto LF Decentralized Trust della Linux Foundation, si presenta come una piattaforma di registro distribuito di livello enterprise per reti permissioned; in quella pagina nulla richiede una criptovaluta. Corda, di R3, condivide i dati solo tra le parti di un accordo e usa un notaio per impedire la doppia spesa. JPMorgan gestisce una propria piattaforma blockchain, lanciata come JPM Coin nel 2019, poi chiamata Onyx e rinominata Kinexys nel novembre 2024; allora trattava circa 2 miliardi di dollari di operazioni al giorno, secondo Decrypt (in inglese).

La risposta a «si può avere una blockchain senza Bitcoin?» è dunque un sì netto. La risposta a «serve una blockchain?» è spesso no. Se un’azienda controlla i dati e tutti si fidano, un database normale è più veloce, più economico e più facile da correggere. Un registro condiviso vale il suo costo quando più parti che non si fidano del tutto devono tenere lo stesso registro e nessuna deve avere la penna in mano da sola. La nostra guida a blockchain pubbliche e private passa in rassegna caso per caso questo compromesso.

Si notino le parole scelte dal NIST: a prova di manomissione nel senso che le alterazioni si vedono e sono difficili. Una blockchain rende le modifiche ai dati passati difficili e visibili. Non le rende impossibili, e non controlla affatto che ciò che è stato scritto all’inizio fosse vero. La lezione successiva esamina questi limiti nel dettaglio.

Blockchain e Bitcoin: perché la stampa li confonde, da «blockchain sì, bitcoin no» a Long Blockchain

La separazione tra la moneta e la tecnologia è stata uno slogan di vendita molto prima di diventare un’analisi. Nel giugno 2015 Marcus Swanepoel, allora amministratore delegato dell’exchange BitX, disse a Global Finance che molte banche usavano la «parola d’ordine blockchain» e che erano interessate alla blockchain ma non necessariamente a Bitcoin (in inglese, traduzione nostra). In parole semplici, le banche volevano il registro condiviso senza la moneta pubblica che veniva con esso.

Swanepoel non era d’accordo. Le banche che capivano meglio la tecnologia, disse, avrebbero presto scoperto che «i due sono inseparabili» e che molte delle loro idee si potevano realizzare altrettanto bene con altri strumenti. Per una rete pubblica come Bitcoin era vero, perché la moneta paga chi protegge il registro. Lo era meno per i registri privati gestiti da membri noti, la strada che molte banche hanno preso negli anni seguenti.

La stessa frattura si è vista in ciò che dicevano i banchieri. Il 12 settembre 2017 l’amministratore delegato di JPMorgan, Jamie Dimon, definì il bitcoin una truffa a un evento di Barclays, riportò Fortune (in inglese). Sette anni dopo la sua banca gestiva Kinexys, la piattaforma blockchain descritta sopra. Le due posizioni possono convivere, perché riguardano livelli diversi: una è un giudizio su un bene, l’altra la scelta di un database.

Da Long Island Iced Tea a Long Blockchain

Il caso più celebre della parola che muove i mercati risale al dicembre 2017. Long Island Iced Tea Corp., un’azienda di bevande, annunciò una «svolta» verso la blockchain e cambiò nome in Long Blockchain. Il titolo salì di oltre il 380% in giornata dopo l’annuncio, secondo la SEC (in inglese). Al momento dell’annuncio l’attività dell’azienda era ancora quella delle bevande.

Il 9 luglio 2021 la SEC accusò tre persone, Eric Watson, Oliver Barret-Lindsay e Gannon Giguiere, di insider trading prima di quell’annuncio. L’autorità disse che Giguiere aveva comprato 35.000 azioni e le aveva rivendute entro due ore dalla notizia, con profitti superiori a 160.000 dollari. L’azione colpiva quelle persone, non l’azienda.

TradeLens e ASX: la tecnologia non era la parte difficile

Le blockchain aziendali sono fallite in modo più silenzioso. TradeLens, una piattaforma di dati per il trasporto marittimo costruita da Maersk e IBM, fu annunciata in chiusura il 29 novembre 2022. Rotem Hershko di Maersk disse che TradeLens non aveva raggiunto la sostenibilità commerciale necessaria per proseguire (in inglese, traduzione nostra), aggiungendo che non si era ottenuta la piena collaborazione globale del settore. La piattaforma sarebbe andata del tutto offline entro la fine del primo trimestre 2023.

Due settimane prima, il 16 novembre 2022, la borsa australiana ASX aveva cancellato il progetto di sostituire CHESS, il suo sistema di compensazione e regolamento, con un registro costruito da Digital Asset. ASX, che aveva scelto Digital Asset nel 2017, registrò un onere ante imposte da 245 a 255 milioni di dollari australiani (circa 165-172 milioni di dollari statunitensi all’epoca). Il presidente, Damian Roche, citò «significative sfide di tecnologia, governance e realizzazione», riportò The Block (in inglese).

Un grattacielo di uffici accanto a un megafono, un grafico in calo e una catena spezzata
TradeLens e il progetto di regolamento di ASX sono stati cancellati nel novembre 2022, a due settimane di distanza.

Nessuno dei due casi dimostra che le blockchain non funzionino. Entrambi mostrano che un registro condiviso serve solo se chi deve condividerlo è d’accordo, e che il problema è prima di tutto commerciale. Quando un titolo dice che un’azienda «usa la blockchain», le domande da fare sono quale catena, chi gestisce i nodi e che cosa cambierebbe se gli stessi dati stessero in un database normale.

Altri esempi a ogni livello e i casi sfumati

Bitcoin ed Ethereum sono i nomi più noti ai loro piani, non gli unici. Qualche altro esempio mostra che cosa cambia da un progetto all’altro.

Altre reti di denaro

Litecoin, nato nel 2011 dal codice di Bitcoin, mantiene lo stesso modello con un blocco ogni 2,5 minuti circa e un massimo di 84 milioni di monete, valori fissati nel codice sorgente di Litecoin Core. Il 22 ottobre 2026 esistevano circa 77,74 milioni di LTC, secondo Blockchair.

Monero punta a un altro obiettivo, la riservatezza. Il sito del progetto (in inglese) afferma che mittente, destinatario e importo di ogni transazione sono nascosti e che ogni utente è anonimo per impostazione predefinita. Neanche la sua offerta ha una fine fissa: da maggio 2022 una tail emission di 0,6 XMR per blocco continua a pagare i miner.

Bitcoin Cash si è staccato da Bitcoin al blocco 478.558, il 1° agosto 2017, dopo una lunga discussione se tenere i blocchi piccoli o far crescere la rete con blocchi più grandi. Mostra che anche una rete di denaro può biforcarsi: la stessa storia fino a un certo punto, poi due catene con due monete.

Altre piattaforme

Solana e Cardano competono con Ethereum come piattaforme per smart contract. La documentazione di Solana spiega che conserva tutto lo stato in account e chiama «programmi» i suoi smart contract. Quella di Cardano la descrive come una piattaforma proof of stake e casa della criptovaluta ada. Su DefiLlama il valore bloccato nelle applicazioni era di circa 5,95 miliardi di dollari su Solana e di circa 62 milioni su Cardano il 22 ottobre 2026, contro 49,9 miliardi su Ethereum.

La tecnologia senza moneta pubblica

Hyperledger Fabric e Corda, descritti sopra, sono gli esempi classici di registri permissioned. La Canton Network, costruita da Digital Asset, è un caso discusso: chi l’ha creata la presenta come una rete aperta e rispettosa della riservatezza, mentre i critici sostengono che funzioni come un sistema permissioned.

I casi che stanno su due livelli

L’ether è insieme il carburante di una piattaforma e un bene negoziabile. Le stablecoin come USDT e USDC sono token simili al denaro che vivono su piattaforme, soprattutto Ethereum e Tron, ed è per questo che le nostre guide su coin e token e sulle stablecoin le trattano a parte rispetto alle reti che usano. Quanto a Bitcoin, ha un po’ di programmabilità con Script, abbastanza per i wallet multifirma e i blocchi temporali, ma non per le applicazioni.

EsempioLivelloChe cosa cambia rispetto a Bitcoin o Ethereum
LitecoinDenaroCodice di Bitcoin, blocchi da 2,5 minuti, tetto di 84 milioni
MoneroDenaroRiservato per impostazione predefinita, tail emission, nessun tetto fisso
Bitcoin CashDenaroBiforcazione di Bitcoin del 2017 con blocchi più grandi
SolanaPiattaformaModello a account diverso, programmi invece di contratti EVM
CardanoPiattaformaPiattaforma proof of stake con moneta propria, ada
Hyperledger FabricTecnologiaPermissioned, nessuna moneta pubblica richiesta
CordaTecnologiaCondivide i dati solo tra le parti di un accordo

Differenza tra bitcoin ed ethereum in una tabella, al 22 ottobre 2026

I numeri qui sotto vengono da dati pubblici raccolti il 22 ottobre 2026 tra le 08:40 e le 08:55 UTC circa (Blockchair, un nodo pubblico e l’API della beacon chain di Ethereum, ultrasound.money e DefiLlama). Prezzi e capitalizzazioni cambiano ogni minuto: sono qui per dare un ordine di grandezza, non come indicazione di valore. La terza colonna è il punto della lezione: un metodo non ha un’altezza di blocco né un prezzo.

BitcoinEthereumBlockchain (il metodo)
LivelloRete di denaroRete piattaformaTecnologia
AvvioGennaio 200930 luglio 2015Nessuna data di lancio unica
Compito principale della catenaRegistrare chi possiede i bitcoinRegistrare i saldi ed eseguire smart contractTenere un registro condiviso a prova di manomissione
ConsensoProof of workProof of stake dal 15 settembre 2022Qualsiasi regola scelta dai membri
Ritmo dei blocchiObiettivo circa 10 minuti; 150 blocchi in 24 oreSlot da 12 secondi; 7.183 blocchi in 24 oreDipende dal progetto
OffertaTetto di 21 milioni; 20,10 milioni emessiNessun tetto; circa 122,15 milioni di ETHNessuna moneta richiesta
ProgrammiScript, non completo secondo TuringSmart contract EVMDipende dal progetto
SicurezzaHashrate di circa 1,05 zettahash/sCirca 819.000 validatori attiviDipende da chi gestisce i nodi
Commissione media, 24 oreCirca 0,31 dollariCirca 0,19 dollariNessuna per il metodo in sé
CapitalizzazioneCirca 1.646 miliardi di dollari (08:49 UTC)Circa 294,1 miliardi di dollari (08:52 UTC)Non applicabile
Valore bloccato nelle app DeFiCirca 4,4 miliardi di dollari, soprattutto wrapped o sistemi lateraliCirca 49,9 miliardi di dollariNon applicabile

Alle 08:49 UTC il bitcoin quotava intorno a 81.880 dollari e alle 08:52 UTC l’ether intorno a 2.407 dollari, secondo Blockchair. Negli stessi istanti la quota di Bitcoin sul valore totale del mercato crypto era di circa il 57,8% e quella di Ethereum di circa il 10,3%. Nessuno di questi numeri risolve la discussione «ethereum o bitcoin» che riempie i social: misurano cose diverse su reti costruite per compiti diversi.

Ethereum o bitcoin: meglio l’uno o l’altro?

È la domanda che molti scrivono nel motore di ricerca, e a questa lezione non spetta rispondere con un verdetto. Non è un consiglio di investimento, e non lo diventa se si cambia la formulazione. Quello che si può dire è che il confronto «meglio» presuppone un criterio, e qui i criteri cambiano da un livello all’altro. Chi guarda a Bitcoin come a un denaro con offerta fissa lo giudica su scarsità, solidità e semplicità. Chi guarda a Ethereum come a una piattaforma lo giudica su quante applicazioni ospita, quanto costano le commissioni e quanto è affidabile il codice. Sono metri diversi, e un prezzo che sale o scende non dice quale dei due compiti sia svolto meglio.

Resta un fatto semplice: entrambi i prezzi oscillano molto, anche in pochi giorni. Chi pensa di comprare dovrebbe prima leggere i rischi e la nostra guida su come comprare criptovalute, e ricordare che nessuna delle due reti garantisce un rendimento.

Come li trattano le autorità: Stati Uniti, Unione europea e Italia

Le autorità non danno licenze alla «blockchain». Guardano ai beni, alle aziende che li emettono o li negoziano e ai prodotti venduti al pubblico. Questo corrisponde bene ai tre livelli. Nei paragrafi sugli Stati Uniti il confronto è utile anche per il lettore italiano, perché molti titoli e molti prodotti vengono da lì; la parte che riguarda direttamente chi vive in Italia è quella sull’Unione europea.

Stati Uniti: SEC, CFTC e IRS

Il tono lo ha dato la CFTC il 17 settembre 2015, quando stabilì per la prima volta che «Bitcoin e le altre valute virtuali sono propriamente definiti come merci (commodity)» (in inglese, traduzione nostra). Per il diritto americano dei derivati, il bitcoin è quindi una commodity. Il 10 gennaio 2024 la SEC ha approvato i primi prodotti quotati su bitcoin spot. L’allora presidente Gary Gensler precisò che la mossa riguardava prodotti che detengono «una commodity non titolo, il bitcoin», e aggiunse: «non abbiamo approvato né sostenuto il bitcoin» (in inglese, traduzione nostra).

L’ether è seguito. Il 23 maggio 2024 la SEC ha approvato le modifiche regolamentari (i moduli «19b-4») presentate dalle borse per otto fondi spot su ether, notò lo studio legale Mayer Brown, aggiungendo che al lancio i fondi non avrebbero potuto fare staking con l’ether acquistato. Le negoziazioni sono cominciate il 23 luglio 2024, con nove fondi di otto emittenti, come riportò The Block il giorno del lancio (in inglese).

Il 17 marzo 2026 la SEC ha pubblicato un’interpretazione, a cui si è unita la CFTC, che divide le cripto-attività in cinque gruppi: materie prime digitali, oggetti da collezione digitali, strumenti digitali, stablecoin e titoli digitali. Solo l’ultimo gruppo è trattato come titoli. Il documento stesso (n. 33-11412) cita bitcoin ed ether tra gli esempi di materie prime digitali, accanto a Litecoin, Bitcoin Cash, Cardano e Solana. Usa «commodity» in senso economico e aggiunge che vendere un bene non titolo attraverso un contratto di investimento non trasforma il bene stesso in un titolo.

Il Congresso non ha ancora chiuso la questione per legge. Il 15 settembre 2026 il Senato non ha raggiunto i 60 voti necessari per esaminare il CLARITY Act, fermandosi a 49 contro 50, riportò The Defiant (in inglese). Il nostro articolo sulle regole americane sulle crypto dopo il voto sul CLARITY Act segue quello che le agenzie hanno fatto dopo.

Sul fisco americano, l’IRS non distingue tra le due monete. Secondo la Notice 2014-21, ai fini fiscali federali la valuta virtuale è trattata come un bene (property), quindi vendere o spendere bitcoin o ether può generare una plusvalenza o una minusvalenza in dollari. È il regime americano, non il nostro.

Unione europea e Italia: MiCA, Consob, Banca d’Italia e OAM

Nell’Unione europea il regolamento MiCA divide le cripto-attività in token di moneta elettronica, token collegati ad attività e tutto il resto, che l’ESMA descrive come «crypto-assets other than asset-referenced tokens and e-money tokens» (in inglese: cripto-attività diverse dai token collegati ad attività e dai token di moneta elettronica). Bitcoin ed ether rientrano in genere in quest’ultimo gruppo. Ciò che MiCA autorizza è il prestatore di servizi (la piattaforma di scambio, l’intermediario, il custode), non la catena. Per questo, in Italia, chi compra bitcoin o ether passa da un fornitore di servizi per cripto-attività (CASP) che deve avere l’autorizzazione dell’autorità nazionale competente, cioè la Consob insieme alla Banca d’Italia, come spiega la nostra guida a MiCA.

Le società che operavano con i vecchi regimi nazionali potevano continuare «fino al 1° luglio 2026 o fino a quando fosse stata concessa o rifiutata un’autorizzazione MiCA», nelle parole dell’ESMA (traduzione nostra). In Italia i fornitori iscritti nel registro dell’OAM, l’Organismo degli agenti e dei mediatori che teneva l’elenco dei prestatori di servizi in valuta virtuale, potevano sfruttare l’intero periodo solo se avevano presentato domanda di autorizzazione MiCA entro il 30 dicembre 2025. Il 22 ottobre 2026 quella finestra è chiusa: chi offre servizi su bitcoin ed ether a clienti italiani deve essere autorizzato, e la blockchain su cui viaggiano le monete non è l’oggetto della licenza.

Sul fisco italiano non indichiamo aliquote né regole di calcolo. Cambiano con le leggi di bilancio e non le abbiamo verificate oggi alla fonte; per cifre aggiornate conviene guardare le pagine dell’Agenzia delle Entrate o sentire un commercialista. Quanto alle banche italiane che usano registri privati per il proprio regolamento, valgono le regole ordinarie su dati, esternalizzazioni e pagamenti, non quelle sulle criptovalute.

Regno Unito

Nel Regno Unito, che è fuori da MiCA, la FCA applica dall’8 ottobre 2023 il suo regime sulla promozione delle cripto-attività (in inglese): una promozione rivolta ai consumatori britannici deve venire da una società autorizzata o da una società crypto registrata presso la FCA, essere approvata da una società autorizzata oppure rientrare in un’esenzione. Una banca che gestisce un registro privato per il proprio regolamento ricade sotto le regole consuete, non sotto quelle sulle criptovalute.

Un test rapido per il prossimo titolo

La maggior parte dei titoli confusi sulle criptovalute diventa chiara non appena li si colloca su uno dei tre piani. Bastano quattro domande:

  1. Di quale livello si parla? Il prezzo di una moneta è il livello del denaro, il lancio di un’app o di un token è di solito il livello della piattaforma, un progetto pilota di una banca o di una filiera è il livello della tecnologia.
  2. C’è di mezzo una rete pubblica con una moneta, oppure un registro privato gestito da membri noti? «L’azienda X usa la blockchain» spesso significa la seconda cosa.
  3. Che cosa cambierebbe con un database normale? Se la risposta è «poco», la parola blockchain sta facendo marketing.
  4. Chi è l’autorità competente? Un bene, un prestatore di servizi e un fondo rispondono a soggetti diversi.

Si provi con due esempi. «JPMorgan regola i pagamenti su blockchain» sta al piano della tecnologia e non dice nulla sul prezzo del bitcoin. «Le commissioni di Ethereum scendono dopo un aggiornamento» sta al piano della piattaforma e riguarda chi usa le applicazioni di quella rete. Nessuno dei due titoli è un motivo per comprare o vendere qualcosa.

La prossima lezione smonta il piano della tecnologia. Esamina le tre proprietà che di solito si attribuiscono alle blockchain, decentralizzazione, trasparenza e immutabilità, e dove ciascuna regge e dove cede: che cosa rende una blockchain diversa da un database normale.

Fonti

  1. Satoshi Nakamoto: Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System (white paper, 31 ottobre 2008) (in inglese) bitcoin.org
  2. Documentazione per sviluppatori di Bitcoin: transazioni (Script) (in inglese) developer.bitcoin.org
  3. ethereum.org: che cos'è Ethereum (in inglese) ethereum.org
  4. ethereum.org: il Merge (in inglese) ethereum.org
  5. NIST IR 8202: panoramica sulla tecnologia blockchain (ottobre 2018) (in inglese) nvlpubs.nist.gov
  6. SEC: accuse di insider trading prima dell'annuncio di Long Blockchain (9 luglio 2021) (in inglese) sec.gov
  7. Supply Chain Dive: Maersk e IBM chiudono TradeLens (30 novembre 2022) (in inglese) supplychaindive.com
  8. The Block: ASX cancella il progetto di regolamento su blockchain (16 novembre 2022) (in inglese) theblock.co
  9. CFTC: bitcoin e altre valute virtuali definiti commodity (17 settembre 2015) (in inglese) cftc.gov
  10. SEC: dichiarazione del presidente Gensler sui prodotti quotati su bitcoin spot (10 gennaio 2024) (in inglese) sec.gov
  11. Global Finance: Banking on Bitcoin (12 giugno 2015) (in inglese) gfmag.com
  12. Fortune: Jamie Dimon definisce il bitcoin una truffa (12 settembre 2017) (in inglese) fortune.com
  13. Decrypt: JP Morgan ribattezza la piattaforma blockchain Kinexys (6 novembre 2024) (in inglese) decrypt.co
  14. Mayer Brown: la SEC approva le quotazioni dei fondi spot su ether (30 maggio 2024) (in inglese) mayerbrown.com
  15. The Block: iniziano le negoziazioni dei fondi spot su ether (23 luglio 2024) (in inglese) theblock.co
  16. SEC, comunicato 2026-30: chiarimenti sull'applicazione delle leggi federali sui titoli alle cripto-attività (17 marzo 2026) (in inglese) sec.gov
  17. SEC e CFTC: Release n. 33-11412, interpretazione su alcuni tipi di cripto-attività (marzo 2026) (in inglese) sec.gov
  18. The Defiant: il Senato blocca il CLARITY Act 49 a 50 (settembre 2026) (in inglese) thedefiant.io
  19. IRS Notice 2014-21 (Internal Revenue Bulletin 2014-16) (in inglese) irs.gov
  20. ESMA: regolamento sui mercati delle cripto-attività (MiCA) (in inglese) esma.europa.eu
  21. FCA: aspettative in vista delle regole sulla promozione cripto (7 settembre 2023) (in inglese) fca.org.uk
  22. ethereum.org: Ethereum Virtual Machine (EVM) (in inglese) ethereum.org
  23. bitcoin.org: domande frequenti (in inglese) bitcoin.org
  24. Litecoin Core: codice sorgente (amount.h) (in inglese) github.com
  25. Monero: che cos'è Monero (in inglese) getmonero.org
  26. Monero: tail emission (in inglese) getmonero.org
  27. Bitcoin Cash: bitcoincash.org (in inglese) bitcoincash.org
  28. LF Decentralized Trust: Hyperledger Fabric (in inglese) lfdecentralizedtrust.org
  29. Blockchair: statistiche delle reti Bitcoin ed Ethereum (22 ottobre 2026) (in inglese) blockchair.com
  30. DefiLlama: valore totale bloccato per catena (22 ottobre 2026) (in inglese) defillama.com
Redazione di Coindaro

Chi ha scritto questo articolo

La redazione di Coindaro ricerca e scrive ogni articolo, recensione e guida pubblicata su Coindaro. Ogni fatto è verificato su fonti primarie come documenti ufficiali, autorità di regolamentazione e documentazione dei progetti, e ogni pagina cita le sue fonti. Copriamo mercati crypto, tecnologia e regolamentazione per i lettori di Europa e Nord America, in modo indipendente e senza contenuti a pagamento.

Continua a imparare