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Tassazione delle crypto in Belgio: l’imposta del 10%, il 33% e come dichiarare

Tassazione crypto in Belgio: 10% sulle plusvalenze dal 1° gennaio 2026, esenzione di circa 10.000 € l'anno, 33% se speculative, e la dichiari tu.

Principiante 22 min di letturaAggiornato Da leggere prima: Tasse sulle criptovalute nel Regno Unito: regole HMRC, aliquote CGT e soglia di 3.000 £
Una bilancia con banconote, una bandiera e un documento fiscale
Indice
  1. Tassazione crypto in Belgio: conta come agisci, non che cosa possiedi
  2. Gestione normale, speculazione e attività professionale: le tre caselle
    1. Gestione normale di un patrimonio privato: la casella del 10%
    2. Operazioni speculative o anormali: resta il 33%
    3. Attività professionale: la scala progressiva
  3. L’imposta sulle plusvalenze in vigore dal 1° gennaio 2026
    1. Che cosa è una vendita: scambi e acquisti compresi
    2. Come si calcola la plusvalenza
    3. L’aliquota del 10% e l’esenzione di circa 10.000 €
    4. Le plusvalenze maturate prima del 2026 non sono tassate
    5. Le perdite: stesso anno, stessa categoria
  4. Come dichiarare le plusvalenze crypto in Belgio
    1. Calcoli e dichiari l’imposta da solo
    2. Che cosa non è ancora stato pubblicato
    3. Che cosa vedrà comunque il fisco
  5. Staking, prestiti, airdrop e mining: che cosa la nuova imposta non chiarisce
  6. Trasferirsi in Belgio o lasciarlo
  7. Se risiedi in Italia o sei un italiano in Belgio: quadro RW, AIRE e convenzione
    1. Il quadro RW per le crypto detenute in Belgio o in autocustodia
    2. Italiani che vivono in Belgio: AIRE e residenza fiscale
    3. La convenzione Italia-Belgio: decide la residenza
  8. Gli errori che costano caro nel 2026 e nel 2027

Fino alla fine del 2025 le tasse sulle criptovalute in Belgio erano semplici per quasi tutti: un residente che vendeva bitcoin in guadagno di solito non doveva nulla, purché la vendita rientrasse nella «gestione normale» di un patrimonio privato. Dal 1° gennaio 2026 non è più così. Le plusvalenze realizzate sulle cripto-attività sono tassate al 10% oltre un’esenzione annua. La legge la scrive in 4.855 €, un importo di base che l’indicizzazione porta a circa 10.000 € per i redditi 2026, secondo la relazione illustrativa del governo. La prima dichiarazione in cui compaiono queste plusvalenze è quella presentata nel 2027. Nessuno trattiene l’imposta al posto tuo sulle crypto: la calcoli e la dichiari da solo.

Questa lezione spiega che cosa tassa la legge del 6 aprile 2026, come funzionano l’esenzione e blockchain that runs exactly as written when it is called, holding and moving funds according to its code, without an intermediary able to change the outcome.">smart contract holding reserves of two or more tokens, supplied by users, that a decentralized exchange uses to execute trades automatically at a price set by a formula.">pool diverge, compared with simply holding the same tokens in a wallet. It becomes permanent when the provider withdraws.">il valore di riferimento al 31 dicembre 2025, che fine ha fatto la vecchia aliquota del 33% per la speculazione e che cosa resta incerto a ottobre 2026. Le cifre vengono dal testo pubblicato sul Moniteur belge e dalla relazione illustrativa depositata con il progetto di legge. Niente di ciò che leggi è consulenza fiscale: la tua situazione va verificata da un consulente fiscale belga.

Se vivi in Italia o sei un italiano residente in Belgio, la sezione dedicata più avanti è per te: conta la residenza fiscale, non il luogo in cui si trova la piattaforma. I principi comuni a quasi tutti i paesi, per esempio perché uno scambio può essere una vendita e perché i registri contano, sono nella introduzione alla tassazione delle crypto, e i metodi di calcolo, FIFO compreso, sono svolti passo per passo nella nostra guida al calcolo delle plusvalenze crypto. La lezione precedente di questo percorso trattava le tasse sulle criptovalute nel Regno Unito; qui il tema è solo il Belgio.

Tassazione crypto in Belgio: conta come agisci, non che cosa possiedi

Il Belgio non ha un capitolo del codice tributario scritto solo per le crypto. Il codice delle imposte sui redditi (CIR 92) classifica una plusvalenza in base al tipo di attività che l’ha prodotta, e dal 2026 le cripto-attività sono citate tra gli «strumenti finanziari» del nuovo regime, accanto ad azioni, fondi, alcuni contratti assicurativi, valute e oro da investimento.

La legge definisce le cripto-attività in senso ampio: una rappresentazione digitale di un valore o di un diritto che può essere trasferita e conservata elettronicamente con la tecnologia dei registri distribuiti o una tecnologia analoga. La definizione segue il regolamento europeo MiCA e la direttiva DAC8 sullo scambio di informazioni. Include anche gli NFT, ma solo quelli che possono servire come mezzo di pagamento o di investimento. Un’opera digitale unica o un oggetto da collezione che non può svolgere quel ruolo resta fuori dal regime del 10%, secondo la relazione illustrativa.

Per un residente belga la plusvalenza crypto finisce quindi in una di quattro caselle. Prima del 2026 erano tre: gestione normale esente, speculazione tassata, reddito professionale. La riforma non ne ha tolta nessuna. Ha trasformato la prima, che era esente, in una casella tassata al 10%.

Situazione (residente belga, persona fisica)Trattamento fiscaleBase giuridicaStato a ottobre 2026
Plusvalenza realizzata dal 1° gennaio 2026 nella gestione normale di un patrimonio privato10% sulla parte oltre l’esenzione annuaArt. 90, comma 1, 9° c) e art. 269 §1 5° CIR 92 (legge del 6 aprile 2026)In vigore, effetti dal 1° gennaio 2026
Stessa plusvalenza, fino all’esenzione annua0% sulla prima tranche: 4.855 € nella legge, circa 10.000 € dopo l’indicizzazione per l’anno di imposizione 2027 (reddito 2026), secondo la relazioneArt. 96/2 CIR 92; relazione illustrativaIn vigore
Plusvalenza maturata prima del 1° gennaio 2026Non tassata: si parte dal valore al 31 dicembre 2025Art. 102 §4 CIR 92In vigore
Operazione speculativa o anormale, fuori dalla gestione normale33% più addizionale comunaleArt. 90, comma 1, 1° e art. 171 CIR 92Invariata dalla riforma
Attività professionaleScala progressiva dell’imposta sul redditoRegole sui redditi professionaliInvariata dalla riforma

Gestione normale, speculazione e attività professionale: le tre caselle

La linea tra le caselle non è tracciata da un numero di operazioni o da un periodo di detenzione scritti nella legge. È una questione di fatto, giudicata caso per caso. Per questo conta più dell’aliquota del 10%: la stessa plusvalenza di 20.000 € può costare 1.000 €, 6.600 € o di più a seconda della casella in cui cade.

Gestione normale di un patrimonio privato: la casella del 10%

Gestione normale significa amministrare i propri risparmi come farebbe un investitore privato prudente: comprare con denaro proprio, tenere per un po’, vendere ogni tanto, senza fare del trading la propria occupazione. Dal 2026 è qui che dovrebbe collocarsi la maggior parte dei piccoli risparmiatori in crypto, ed è l’unica casella che gode dell’aliquota del 10% e dell’esenzione annua.

Per le crypto la relazione illustrativa elenca quattro indizi che l’amministrazione può valutare per stabilire se un’operazione sia anormale: la quota del patrimonio mobiliare che investi in cripto-attività, il fatto di aver preso denaro a prestito per comprare, il ricorso a un processo automatizzato o a un software per gli acquisti e il numero di operazioni. Nessuno è una soglia. Chi tiene una parte modesta dei risparmi in bitcoin ed ether, comprati con denaro proprio e venduti poche volte all’anno, rientra nella gestione normale molto più di chi fa girare un bot di trading con fondi presi a prestito.

Operazioni speculative o anormali: resta il 33%

Le plusvalenze da operazioni al di fuori della gestione normale, o da speculazione, restano «redditi diversi» ai sensi dell’articolo 90, primo comma, punto 1° del codice, tassati con un’aliquota separata del 33% più l’addizionale comunale fissata dal tuo comune. La relazione lo dice senza giri di parole: se la realizzazione è fuori dalla gestione normale o speculativa, il contribuente è tassato al 33%. La nuova legge non ha toccato questa regola, ha solo collocato il regime del 10% come norma speciale davanti ad essa.

Il criterio, nelle parole della relazione tradotte dal francese, è come avrebbe gestito i beni una «persona normalmente prudente» nella situazione del contribuente. Diversi consulenti belgi, tra cui KPMG Belgio, scrivono che l’amministrazione deve provare il carattere speculativo prima di applicare il 33%. KPMG riferisce inoltre che la circolare mantiene per impostazione predefinita il trading di crypto nel regime del 10% e che solo una combinazione di indizi, non uno solo, può indicare speculazione. Questa lettura viene dai riassunti dei consulenti sulla circolare di luglio 2026, che non abbiamo potuto leggere direttamente: va trattata come la loro interpretazione.

Attività professionale: la scala progressiva

Quando il trading di crypto diventa un’occupazione (organizzata, frequente, con mezzi professionali, a volte come principale fonte di reddito), le plusvalenze possono essere tassate come reddito professionale con la normale scala progressiva dell’imposta sul reddito, quella dei salari, più l’addizionale comunale e, per i lavoratori autonomi, i contributi sociali. Per un investitore privato questa casella è rara, ma esiste e la nuova legge la conferma: il regime del 10% si applica solo alle plusvalenze realizzate fuori da un’attività professionale.

La lezione pratica è che la casella del 10% è un privilegio legato al comportamento. Leva finanziaria, bot, una grossa quota del patrimonio in crypto e centinaia di operazioni l’anno spingono verso la casella del 33% o oltre.

L’imposta sulle plusvalenze in vigore dal 1° gennaio 2026

L’imposta nasce dalla legge del 6 aprile 2026 «che introduce un’imposta sulle plusvalenze sugli strumenti finanziari», pubblicata sul Moniteur belge il 21 aprile 2026. L’articolo 35 la rende applicabile dal 1° gennaio 2026, quindi sono coperte le plusvalenze di tutto l’anno solare 2026 anche se il testo è uscito ad aprile. L’aliquota del 10% è scritta nell’articolo 269 del codice. Il testo fissa solo la data da cui «produce effetti», il 1° gennaio 2026; Deloitte e KPMG usano il 1° maggio 2026 come data che conta per chi ha lasciato il paese (vedi sotto). A ottobre 2026 non abbiamo trovato modifiche successive su questi punti negli atti della Camera.

Che cosa è una vendita: scambi e acquisti compresi

L’imposta colpisce la plusvalenza quando cedi una cripto-attività a titolo oneroso. La relazione conferma che ogni conversione conta: crypto contro euro, ma anche crypto contro un’altra cripto-attività. Scambiare bitcoin con ether, o ether con una stablecoin, è una realizzazione. Lo è anche pagare beni o servizi con le crypto; l’esempio della relazione è l’acquisto di una pizza.

Spostare monete tra portafogli tuoi non è una vendita. La relazione precisa che in quel caso «il n’y a pas de réalisation» (non c’è realizzazione). Inviare bitcoin da un exchange al tuo portafoglio hardware in autocustodia non fa quindi scattare nulla, anche se conviene conservare le registrazioni delle operazioni per dimostrare che i due indirizzi sono tuoi.

Come si calcola la plusvalenza

La plusvalenza è il prezzo o il valore ricevuto (in denaro, in altri beni o in qualunque altra forma) meno il valore di acquisizione, cioè il prezzo che hai pagato. Gli importi in valuta estera, per esempio una vendita in dollari, sono convertiti in euro al cambio del giorno dell’acquisto e del giorno della vendita. Quando hai comprato la stessa moneta più volte, la legge applica il metodo first in, first out: la prima unità comprata è considerata la prima venduta.

Due dettagli meritano attenzione. Se non riesci a provare quanto hai pagato, l’intero prezzo di vendita diventa imponibile. E le commissioni non aiutano: la relazione afferma che nessun costo sostenuto per acquistare o vendere il bene viene considerato, e che le imposte pagate sulle operazioni, come la tassa sulle operazioni di borsa, non incidono sulla plusvalenza. Con questa lettura, la commissione di una piattaforma non si somma al prezzo di acquisto né si sottrae al prezzo di vendita. Il riassunto di Deloitte sulla circolare di luglio 2026 dice lo stesso dei costi di acquisizione.

L’aliquota del 10% e l’esenzione di circa 10.000 €

L’aliquota è del 10%. Prima che si applichi, ogni contribuente ha un’esenzione annua. L’articolo 96/2 del codice, come riscritto dalla legge, esenta «la première tranche de 4.855 euros» (la prima tranche di 4.855 €), perché gli importi dell’imposta sul reddito belga sono scritti a un livello di base e indicizzati ogni anno. Secondo la relazione illustrativa l’importo indicizzato è di 10.000 € per l’anno di imposizione 2027, cioè per il reddito 2026: circa 10.000 € è dunque la cifra da attendersi per le plusvalenze 2026. L’importo degli anni successivi sarà indicizzato di nuovo e pubblicato a parte.

L’esenzione copre insieme tutte le plusvalenze ordinarie della stessa categoria. Nella struttura della legge le crypto stanno nella stessa categoria di azioni quotate, fondi e altri strumenti finanziari del regime, quindi una plusvalenza su azioni e una su bitcoin attingono a un’unica esenzione di circa 10.000 €, non a due. Chi possiede il 20% o più di una società è soggetto a un regime separato che non riguarda le crypto.

L’esenzione non usata si può riportare, ma solo in parte. Se in un anno non usi la prima tranche di 1.000 € dell’esenzione, la parte inutilizzata di quei 1.000 € si aggiunge all’esenzione dell’anno successivo. Si possono riportare al massimo 1.000 € l’anno, dai quattro anni precedenti, quindi l’esenzione totale non può superare la base più cinque volte 1.000 €: 15.000 €, secondo la relazione (la legge scrive il tetto come 2.426 € di esenzione aggiuntiva prima dell’indicizzazione). Chi non vende nulla per cinque anni può quindi esentare 15.000 € nel sesto. Ogni coniuge ha la propria esenzione, quindi una coppia che investe da un patrimonio comune può arrivare a 30.000 € in totale dopo cinque anni senza vendite. Usare l’esenzione ogni anno di proposito è consentito: la relazione afferma che sfruttarla in modo ottimale difficilmente può essere considerato abuso.

Un calendario accanto a pile di monete, una clessidra e una linea in salita
Le plusvalenze realizzate dal 1° gennaio 2026 sono tassate al 10% oltre un'esenzione annua, con un riporto fino a 1.000 € l'anno.

Le plusvalenze maturate prima del 2026 non sono tassate

La riforma non guarda indietro. Per ogni bene acquistato prima del 1° gennaio 2026, la legge sostituisce il prezzo di acquisto con il valore del bene al 31 dicembre 2025, che la relazione chiama data di riferimento. Una moneta comprata nel 2021 per 5.000 €, valutata 30.000 € a fine 2025 e venduta a 32.000 € nel 2026, produce una plusvalenza imponibile di 2.000 €; i 25.000 € maturati prima del 2026 restano non tassati.

Anche il caso opposto è coperto. Per le vendite fino al 31 dicembre 2030 puoi chiedere di usare il prezzo di acquisto provato al posto del valore al 31 dicembre 2025, quando il prezzo di acquisto è più alto. Chi ha comprato a 60.000 €, ha visto la moneta scendere a 40.000 € a fine 2025 e vende a 50.000 € nel 2026 mostrerebbe altrimenti una plusvalenza di 10.000 € sulla carta. Con il prezzo di acquisto provato di 60.000 € la plusvalenza imponibile scende a zero. Non diventa una perdita deducibile, perché per i beni acquistati prima del 2026 la legge misura le perdite dal valore al 31 dicembre 2025, e 50.000 è sopra 40.000. Quando si usa questa opzione, la legge lavora con il valore medio di acquisizione delle unità possedute prima del 31 dicembre 2025.

Come valutare esattamente una moneta al 31 dicembre 2025 è meno chiaro per le crypto che per le azioni. Per i beni quotati su un mercato regolamentato o su un altro mercato attivo, la legge prende l’ultimo prezzo di chiusura del 2025; le crypto si scambiano 24 ore su 24 e non hanno una chiusura ufficiale. Non abbiamo trovato una regola pubblicata sulla fonte di prezzo da usare. In pratica l’abitudine prudente è salvare, per ogni moneta posseduta, un prezzo datato tratto dall’estratto della piattaforma o da un aggregatore di prezzi riconosciuto, più le quantità detenute in quella data. Quei documenti potrebbero essere la tua unica prova tra qualche anno.

Le perdite: stesso anno, stessa categoria

Le perdite riducono le plusvalenze, a due condizioni fissate dalla legge: la perdita deve essere realizzata dallo stesso contribuente nello stesso anno d’imposta e nella stessa categoria di strumenti finanziari. Una perdita che non puoi usare nel 2026 non si riporta al 2027. La perdita va inoltre provata con qualsiasi mezzo ammesso dal diritto civile tranne il giuramento e, per i beni detenuti prima del 2026, si misura dal valore al 31 dicembre 2025.

Un esempio svolto, a titolo illustrativo e con cifre inventate. Nel 2026 vendi la moneta A, comprata nel 2023 e valutata 20.000 € al 31 dicembre 2025, a 26.000 €: plusvalenza di 6.000 €. Più avanti nell’anno vendi la moneta B, comprata nel febbraio 2026, con una plusvalenza di 9.000 €, e la moneta C con una perdita di 2.000 €. Plusvalenza netta: 6.000 + 9.000 – 2.000 = 13.000 €. Dopo un’esenzione di circa 10.000 €, restano da tassare 3.000 € al 10%, quindi l’imposta è di 300 €. Se la vendita della moneta B fosse giudicata speculativa, la sua plusvalenza di 9.000 € sarebbe tassata al 33% senza esenzione: 2.970 € prima dell’addizionale comunale. Il valore di riferimento al 31 dicembre 2025 e l’esenzione appartengono al regime del 10%, quindi una vendita speculativa della moneta A potrebbe essere misurata dal suo vero prezzo di acquisto del 2023.

Come dichiarare le plusvalenze crypto in Belgio

Qui le crypto differiscono di più dalle azioni. Dal 1° giugno 2026 le banche e gli intermediari belgi trattengono il 10% sulle plusvalenze realizzate su strumenti finanziari e su certi contratti assicurativi detenuti presso di loro, salvo rinuncia del cliente. La ritenuta non riguarda le cripto-attività. La relazione spiega la scelta: la maggior parte delle piattaforme attive nel settore non ha sede in Belgio, quindi un sistema di ritenuta è stato giudicato sproporzionato.

Calcoli e dichiari l’imposta da solo

Per le crypto il 10% si regola con la dichiarazione dei redditi delle persone fisiche dell’anno in cui hai venduto. Le plusvalenze 2026 vanno nella dichiarazione per il reddito 2026, anno di imposizione 2027, presentata nel 2027 con Tax-on-web o su carta. Indichi la plusvalenza netta imponibile dopo le perdite, rivendichi l’esenzione e conservi le prove: registri degli acquisti, estratti dell’exchange, indirizzi dei portafogli e valori al 31 dicembre 2025.

Se possiedi anche azioni presso una banca belga che ha trattenuto il 10% sulle relative plusvalenze, la dichiarazione è il momento in cui, secondo la legge, rivendichi l’esenzione, il prezzo di acquisto più alto per i beni anteriori al 2026 e le perdite, e chiedi che la ritenuta sia accreditata o rimborsata, conservando i documenti per l’amministrazione. Le banche trattengono senza applicare esenzione né perdite, quindi questo passaggio conta per chi ha sia azioni sia crypto: le due cose condividono un’unica esenzione, e solo la dichiarazione le riunisce.

Che cosa non è ancora stato pubblicato

A ottobre 2026 la casella e il codice esatti della dichiarazione 2027 per le nuove plusvalenze al 10% non sono stati pubblicati, e non abbiamo trovato il modulo. Le plusvalenze tassate al 33% come reddito speculativo si dichiarano da tempo nella parte dei redditi diversi della dichiarazione, e quelle professionali nelle sezioni dei redditi professionali, ma la riga del nuovo regime si conoscerà solo quando l’SPF Finances pubblicherà i moduli 2027. Non fidarti di un codice letto su un forum prima di allora.

L’SPF Finances ha emanato una circolare amministrativa sulla nuova imposta nel luglio 2026: la lettera circolare 2026/C/74 del 22 luglio 2026, come la citano Deloitte e KPMG. Non abbiamo potuto consultare la circolare stessa, quindi i punti che potrebbe trattare per le crypto (trattamento delle commissioni, fonte di prezzo per il 31 dicembre 2025, piattaforme estere) sono presentati qui come non definiti.

Una lente d'ingrandimento e un occhio sopra un portatile e un portafoglio aperto
Nessuna piattaforma trattiene l'imposta belga sulle crypto, mentre con DAC8 i dati delle operazioni 2026 arrivano alle autorità fiscali nel 2027.

Che cosa vedrà comunque il fisco

Dichiarare da sé non significa essere invisibili. La direttiva europea nota come DAC8 (direttiva (UE) 2023/2226) obbliga i fornitori di servizi per le cripto-attività a raccogliere dal 1° gennaio 2026 i dati sulle operazioni dei clienti dell’UE e a comunicarli alle autorità fiscali, che li scambiano tra gli Stati membri. Secondo Bloomberg Tax la Camera belga ha approvato il progetto di legge di recepimento nel marzo 2026. I primi rapporti, relativi al 2026, sono dovuti nel 2027 (vedi la nostra scheda in calendario sui primi scambi DAC8). Il Crypto-Asset Reporting Framework dell’OCSE estende la stessa idea ai paesi fuori dall’UE. Quando una dichiarazione belga per il 2026 verrà controllata, l’SPF Finances potrebbe già avere le cifre della piattaforma.

Staking, prestiti, airdrop e mining: che cosa la nuova imposta non chiarisce

Il regime del 10% tassa la plusvalenza realizzata quando cedi una cripto-attività: prezzo ricevuto meno valore di acquisizione. Non dice nulla sui redditi percepiti mentre si detengono le crypto, come le ricompense dello staking, gli interessi delle piattaforme di prestito o il mining. Né la legge né la relazione illustrativa, nei passaggi che abbiamo cercato, trattano lo staking.

Gli airdrop hanno una sola frase. Quando ricevi monete tramite un airdrop, la relazione fissa il loro valore di acquisizione al valore del giorno in cui ti vengono assegnate. Quando poi le vendi, la plusvalenza si misura da quel valore, quindi conserva una registrazione datata. Se l’airdrop sia reddito già al momento della ricezione non è affrontato.

I consulenti belgi rimandano a decisioni anticipate emesse nel 2022 dalla commissione dei ruling (il Service des décisions anticipées), che secondo loro hanno trattato alcune ricompense di staking e di liquidità come redditi mobiliari tassati al 30%. Non abbiamo potuto aprire quei ruling, e un ruling vincola l’amministrazione solo per chi lo ha chiesto. A ottobre 2026 non abbiamo trovato una posizione ufficiale dell’SPF Finances sulle ricompense di staking o sui fork nel nuovo regime.

Due conseguenze sono abbastanza chiare. La prima: una ricompensa che ricevi e poi vendi può contare due volte, forse come reddito alla ricezione, poi come plusvalenza alla cessione, dove si pone la questione del suo valore di acquisizione. La seconda: il mining su larga scala con attrezzature dedicate somiglia più a un’attività professionale che a una gestione normale. Per qualunque cosa oltre piccoli importi di staking, chiedi a un consulente belga o richiedi un ruling anticipato.

Trasferirsi in Belgio o lasciarlo

Il regime fa parte dell’imposta sul reddito dei residenti belgi. Se ti trasferisci in Belgio, la legge fissa il tuo valore di acquisizione al valore del bene il primo giorno di imposizione belga, quindi le plusvalenze maturate prima dell’arrivo non sono tassate in Belgio.

Lasciare il paese è trattato in modo diverso. La legge considera il trasferimento del domicilio o della sede del patrimonio fuori dal Belgio come una vendita, al valore dei beni il giorno della partenza: una exit tax sulle plusvalenze non ancora realizzate. Il pagamento è differito automaticamente se ti trasferisci in un altro Stato dell’UE o del SEE, o in un paese la cui convenzione fiscale con il Belgio prevede lo scambio di informazioni e l’assistenza alla riscossione; altrove il differimento richiede una garanzia sufficiente. Il differimento termina se vendi i beni. Secondo la relazione l’imposta alla fine è dovuta solo se vendi entro due anni dalla partenza, e l’obbligo decade se torni in Belgio in quel periodo. Un certificato annuale mantiene vivo il differimento; il suo contenuto è lasciato a un decreto reale.

Sui tempi, Deloitte e KPMG scrivono che i residenti emigrati prima del 1° maggio 2026 sono fuori dalla nuova imposta, mentre chi è partito dopo vi rientra per le plusvalenze realizzate prima della partenza e per le regole di uscita. Deloitte aggiunge che queste persone non possono dichiarare le plusvalenze nella dichiarazione speciale dei non residenti, che non include ancora il nuovo regime. Chi pensa di trasferirsi dovrebbe farsi consigliare prima di partire.

I non residenti, secondo gli stessi consulenti, sono fuori dalla nuova imposta. Chi non risiede in Belgio ma ha un conto su una piattaforma collegata al Belgio è quindi tassato nel proprio paese, non in Belgio.

Se risiedi in Italia o sei un italiano in Belgio: quadro RW, AIRE e convenzione

Le regole fin qui descritte riguardano i residenti fiscali in Belgio. Se vivi in Italia e hai aperto un conto presso una piattaforma belga, o semplicemente usi un exchange con sede a Bruxelles, il quadro cambia: l’Italia tassa i residenti sui redditi ovunque prodotti, e l’imposta belga del 10% non ti riguarda perché non sei residente in Belgio. Le aliquote, le soglie e i metodi di calcolo italiani, che negli ultimi anni sono cambiati più volte, sono nella nostra guida alle tasse sulle criptovalute in Italia: qui non li ripetiamo, e conviene non applicare al tuo caso le cifre belghe pensando che il 10% sia un’aliquota «europea».

Il quadro RW per le crypto detenute in Belgio o in autocustodia

Chi è residente in Italia deve indicare nel quadro RW della dichiarazione dei redditi tutte le cripto-attività che possiede, un obbligo di monitoraggio fiscale distinto dal pagamento dell’imposta sulle plusvalenze. Non conta dove sono custodite: un conto su una piattaforma belga, un portafoglio custodial gestito da una società estera e le monete su un portafoglio non custodial di cui tieni le chiavi vanno tutti dichiarati. Sulle crypto non si paga l’IVAFE ma l’imposta sul valore delle cripto-attività, il 2 per mille del valore, calcolata nello stesso quadro; regole, codici e soglie sono spiegati nella guida alle tasse crypto in Italia. Le sanzioni per l’omessa indicazione nel quadro RW sono una percentuale dell’importo non dichiarato, e per questo è un punto da controllare con un commercialista prima della scadenza.

Le due imposte, poi, non nascono dallo stesso fatto. Il Belgio tassa le cessioni dei propri residenti e, secondo i consulenti citati, i non residenti restano fuori dal nuovo regime. Un residente in Italia che vende crypto da un conto belga dichiara quindi la plusvalenza in Italia, con le regole italiane. L’esenzione belga da 10.000 € non ha alcun equivalente per te.

Italiani che vivono in Belgio: AIRE e residenza fiscale

Se ti trasferisci a Bruxelles, Anversa o Liegi e diventi residente fiscale in Belgio, il nuovo regime si applica alle tue plusvalenze crypto, ovunque siano custodite le monete, e come visto sopra il tuo valore di partenza è quello del primo giorno di imposizione belga. L’iscrizione all’AIRE, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, è un fatto anagrafico italiano: la residenza fiscale si decide con i criteri propri di ciascun paese. L’Italia guarda a iscrizione all’anagrafe, domicilio e residenza per la maggior parte dell’anno; il Belgio ha i suoi criteri. In generale, chi risulta residente solo in Belgio non compila più il quadro RW in Italia, ma chi ha lasciato l’Italia senza cancellare la residenza, o l’ha cancellata da poco, dovrebbe chiarire la propria posizione con un professionista prima di vendere, perché una cessione dichiarata nel paese sbagliato è un errore costoso.

La convenzione Italia-Belgio: decide la residenza

Tra Italia e Belgio esiste una convenzione contro le doppie imposizioni. Il suo meccanismo, in linea di principio, è quello dei trattati simili: quando i due paesi considerano residente la stessa persona, si ricorre a criteri di risoluzione del conflitto, come l’abitazione permanente, il centro degli interessi vitali e il soggiorno abituale, per stabilire quale paese tassa in via principale; l’altro dà credito per l’imposta pagata o rinuncia a tassare. Non entriamo qui nei dettagli degli articoli, che vanno letti sul testo in vigore e applicati al tuo caso: la convenzione non è stata scritta pensando alle crypto, e come un singolo token o un rendimento di staking rientri nelle sue categorie è una domanda aperta in molti paesi. La regola pratica è che la residenza decide, non il luogo in cui si trova la piattaforma.

Quanto ai dati, nessuno dei due fisci dipende dalla tua buona volontà: con DAC8 le piattaforme europee comunicano le operazioni dei clienti alle autorità del loro Stato, che le scambiano con quelle di residenza del cliente. Per l’Italia i riferimenti per chi opera con fornitori di servizi sono l’Agenzia delle Entrate per le imposte, l’OAM per il registro dei prestatori di servizi in cripto-attività e la Consob per la vigilanza sul mercato.

Gli errori che costano caro nel 2026 e nel 2027

Il più costoso è non salvare i valori al 31 dicembre 2025. Senza, potresti dover ricostruire i prezzi da registri incompleti, e se non riesci a provare un valore di acquisizione, l’intero prezzo di vendita può essere tassato.

Il secondo è credere che l’exchange trattenga l’imposta. Le banche belghe trattengono su azioni e fondi; sulle crypto non trattiene nessuno. Se hai venduto nel 2026, la dichiarazione spetta a te.

Il terzo è dimenticare che uno scambio è una vendita. Un anno di scambi tra altcoin e stablecoin, senza mai passare agli euro, può comunque produrre una plusvalenza imponibile a fine 2026.

Il quarto riguarda le perdite. Una perdita realizzata nel 2027 non può ridurre una plusvalenza del 2026, e una perdita del 2026 non si riporta agli anni successivi. Scegliere l’anno solare giusto per una vendita è l’unica leva.

L’ultimo è il comportamento. Prendere denaro a prestito per comprare crypto, usare bot, mettere in crypto la maggior parte del patrimonio e fare centinaia di operazioni l’anno sono proprio gli indizi che la relazione nomina. Possono spostarti dalla casella del 10% a quella del 33%, senza esenzione.

Per la prossima stagione dichiarativa le date da tenere d’occhio sono la pubblicazione dei moduli della dichiarazione 2027 da parte dell’SPF Finances e l’importo indicizzato dell’esenzione per i redditi 2027. Le lezioni su Svizzera e Canada, con sistemi molto diversi, arriveranno più avanti in questo percorso.

Fonti

  1. Legge del 6 aprile 2026 che introduce un'imposta sulle plusvalenze sugli strumenti finanziari, Moniteur belge, 21 aprile 2026, numac 2026002780 (in francese) ejustice.just.fgov.be
  2. Progetto di legge sull'imposta sulle plusvalenze, relazione illustrativa, Camera dei rappresentanti, documento 56 1244/001, 17 dicembre 2025 (in francese) lachambre.be
  3. Testo adottato in seconda lettura, Camera dei rappresentanti, documento 56 1244/008 (in francese) lachambre.be
  4. Direttiva (UE) 2023/2226 del 17 ottobre 2023 (DAC8), EUR-Lex eur-lex.europa.eu
  5. Belgium parliament approves bill to transpose DAC8, amend CRS, implement CARF, Bloomberg Tax (in inglese) news.bloombergtax.com
  6. Capital gains tax: tax authorities issue guidance, Deloitte Belgio, 30 luglio 2026 (in inglese) deloitte.com
  7. Administrative guidance on capital gains tax published, KPMG Belgio (in inglese) kpmg.com
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