Hai comprato un po’ di bitcoin in euro la primavera scorsa. In autunno ne hai scambiata metà con una stablecoin e non hai mai riportato un euro sul conto corrente. C’è qualcosa da pagare? Negli Stati Uniti e nel Regno Unito lo scambio conta come cessione, e quindi c’è almeno qualcosa da dichiarare. In Francia, nello stesso momento, non si paga niente. In Italia la risposta dipende da ciò in cui hai scambiato i tuoi bitcoin. Stessa operazione, quattro risposte diverse.
Questo è pool di un market maker automatico divergono, rispetto a tenere semplicemente gli stessi token. Diventa definitiva al prelievo.">il senso della tassazione crypto in un esempio. Il principio è comune quasi ovunque: l’imposta non nasce dal possesso di una moneta, ma da un evento, come una vendita, uno scambio, un pagamento o una ricompensa che ricevi. Cambiano da paese a paese gli eventi che contano, il modo di misurare il guadagno e l’aliquota. Questa lezione parte dal principio e poi entra nel dettaglio dell’Italia, con aliquote, soglie e quadri della dichiarazione tutti datati; Stati Uniti, Regno Unito e Francia restano come confronto. Segue la lezione su come comprare crypto per la prima volta, perché è dall’acquisto che comincia il racconto fiscale.
Il 2026 segna un cambio di passo, per due ragioni. Per i guadagni realizzati dal 1° gennaio 2026 l’aliquota italiana sulle crypto è passata dal 26% al 33%, e dal 2025 non esiste più la soglia dei 2.000 euro sotto la quale i guadagni non erano tassati. In più, dal 1° gennaio 2026 le piattaforme dell’Unione europea e del Regno Unito raccolgono i dati sulle operazioni dei clienti, mentre i broker statunitensi inviano un nuovo modulo, il 1099-DA, per le vendite dal 2025. Il fisco vedrà molto più di prima, anche se non ancora tutto: la maggior parte di quelle comunicazioni gli arriverà nel 2027.
Nulla di quanto segue è una consulenza fiscale. Le regole cambiano e la tua situazione (residenza, altri redditi, frequenza delle operazioni) può cambiare la risposta. Prima di presentare la dichiarazione rivolgiti all’Agenzia delle Entrate o a un commercialista. I dati sono aggiornati a ottobre 2026.
Come funziona la tassazione crypto: contano gli eventi, non i wallet
Una moneta che resta cinque anni in un portafoglio non produce alcun guadagno o perdita ai fini fiscali, qualunque cosa faccia il suo prezzo. Il fisco si sveglia nel momento in cui te ne separi o ricevi qualcosa di nuovo. Cinque domande coprono quasi ogni caso:
- Ho ceduto una cripto-attività? Vendere, scambiare, spendere e, in certi paesi, regalare contano tutti.
- Ne ho ricevuta una come reddito? Ricompense di staking, blockchain e riceve una ricompensa, rendendo carissimo riscrivere lo storico.">mining, alcuni airdrop e un pagamento in crypto di solito sì.
- Quanto mi è costata? È il costo di acquisto: il prezzo pagato più le spese ammesse.
- Quanto valeva nella mia valuta il giorno dell’evento? Euro in Italia, dollari per l’IRS, sterline per HMRC.
- Che cosa devo conservare per dimostrare tutto questo in seguito?
Il riepilogo annuale di un exchange risponde alla prima domanda solo per quella piattaforma e spesso lascia in bianco la terza.
Tasse sulle criptovalute 2026: aliquote e soglie in Italia
In Italia i guadagni su cripto-attività rientrano tra i «redditi diversi» di natura finanziaria, categoria disciplinata dall’articolo 67 del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR). Quello che conta per un lettore è quale aliquota si applica all’anno in cui hai realizzato il guadagno. Ecco la sequenza, come risulta dalle fonti al mese di ottobre 2026.
| Periodo | Che cosa cambia |
|---|---|
| Guadagni realizzati nel 2025 | Aliquota del 26%. La soglia dei 2.000 euro, sotto la quale non si pagava nulla, non esiste più dal 1° gennaio 2025 (articolo 1, comma 25, della legge 207/2024, citato nelle istruzioni del Redditi PF 2026). |
| Rivalutazione al 1° gennaio 2025 | Imposta sostitutiva del 18% sul valore dei possessi a quella data, con scadenza il 30 novembre 2025 e fino a tre rate annuali. Il termine è passato. |
| Guadagni realizzati dal 1° gennaio 2026 | Aliquota ordinaria del 33% (articolo 1, comma 24, della legge 207/2024). |
| Token di moneta elettronica in euro, dal 2026 | Aliquota del 26% invece del 33% (legge 199/2025, articolo 1, comma 28). |
La legge di bilancio 2025 (legge 207 del 2024, commi 23-26) ha portato l’aliquota dal 26% al 33% per i guadagni realizzati dal 1° gennaio 2026, ha cancellato la soglia dei 2.000 euro dal 2025 e ha riaperto la possibilità di rivalutare il costo di quanto si possedeva al 1° gennaio 2025 pagando l’imposta sostitutiva del 18%. Una precisazione sulle fonti: il 33% e la sua decorrenza dal 1° gennaio 2026 si leggono nel testo del comma 24 della legge 207/2024 su Normattiva, e il comma 28 della legge 199/2025 lo richiama come aliquota «ordinaria» quando fissa l’eccezione al 26%.
Le stablecoin in euro restano al 26%
Qui sta l’eccezione che interessa molti piccoli investitori. La legge di bilancio 2026 (legge 199 del 2025, articolo 1, comma 28) prevede che i redditi derivanti dal possesso, dalla vendita o dall’uso dei «token di moneta elettronica denominati in euro», cioè le stablecoin in euro definite da MiCA, restino al 26% e non salgano al 33%. Lo stesso comma stabilisce che la semplice conversione tra euro e un token di questo tipo, in un senso o nell’altro, non costituisce realizzo di plusvalenza o minusvalenza. Le stablecoin in dollari come USDT e USDC non rientrano nell’eccezione e seguono l’aliquota ordinaria. Se vuoi capire che cos’è un token di moneta elettronica, la lezione su MiCA lo spiega, e quella sulle stablecoin mostra come funzionano le due famiglie.
Cosa cambia nel 2027: il nuovo testo unico
Un ultimo dettaglio di calendario. Su Normattiva il comma 24 della legge 207/2024 risulta abrogato dal 1° gennaio 2027 dal decreto legislativo 117 del 19 giugno 2026, che introduce il nuovo testo unico delle imposte sui redditi. Non significa che l’aliquota sparisca: significa che per i guadagni del 2027 il riferimento sarà quel nuovo testo. Finché non lo avremo letto per intero, non scriviamo un’aliquota per il 2027.
Che cosa è un evento imponibile
Un evento imponibile è il momento in cui un guadagno o una perdita diventa «realizzato», nel linguaggio fiscale, oppure il momento in cui ricevi un reddito. Per la maggior parte dei lettori contano quattro famiglie di operazioni.
Vendere crypto per euro
È l’evento che ogni paese tassa. Cedi le monete, ricevi denaro a corso legale e la differenza tra quanto incassi e quanto le monete ti sono costate è una plusvalenza o una minusvalenza. In Italia è un reddito diverso, tassato con le aliquote viste sopra. Negli Stati Uniti, secondo l’IRS, «digital assets are considered property, not currency», come si legge sulla pagina dell’IRS sulle attività digitali (in inglese): vendere cripto equivale a vendere qualsiasi altro bene. Il Regno Unito parla di cessione soggetta a Capital Gains Tax, la Francia applica l’articolo 150 VH bis del suo codice tributario.
Scambiare una crypto con un’altra: la regola che cambia di più
Cambiare bitcoin in ether, o ether in USDC, sembra uno spostamento interno allo stesso conto. Per l’IRS è una cessione: hai ceduto un bene e ne hai ricevuto un altro, quindi calcoli un guadagno o una perdita in dollari al momento dello scambio. La guida di HMRC alla vendita di cripto-attività (in inglese) elenca lo scambio tra token accanto alla vendita e alla spesa, quindi nel Regno Unito la risposta è la stessa. La Francia segue la strada opposta: uno scambio tra cripto-attività senza conguaglio in contanti gode di un differimento e l’imposta arriva solo alla conversione in euro o al pagamento di un bene. Un emendamento approvato in prima lettura all’Assemblea nazionale il 16 ottobre 2026 metterebbe fine al differimento per gli scambi verso token di moneta elettronica regolati da MiCA, dal 2027 al più presto. Non è legge: lo segue il nostro articolo sull’emendamento francese sulle stablecoin.
L’Italia sta in mezzo, ed è il punto su cui un lettore italiano deve essere più prudente. L’articolo 67 del TUIR prevede che lo scambio tra cripto-attività con eguali caratteristiche e funzioni non sia un evento imponibile, senza però definire quelle parole. Nella circolare 30/E dell’ottobre 2023, come la riassumono commentatori e studi fiscali, l’Agenzia delle Entrate avrebbe considerato imponibile lo scambio di una criptovaluta contro un token di moneta elettronica e non imponibile quello tra due criptovalute ordinarie. Non abbiamo letto il testo della circolare, quindi la riportiamo come lettura di seconda mano. Le istruzioni ufficiali del Redditi PF 2026, invece, indicano per la permuta l’importo da dichiarare con queste parole: «valore normale delle cripto-attività permutate», cioè il loro valore di mercato. Resta aperta anche la questione delle stablecoin che non sono token di moneta elettronica.
Il consiglio pratico è semplice e non è una lettura giuridica: se scambi spesso, registra ogni scambio con data, quantità e valore in euro, e chiedi a un commercialista come va classificato ciascuno. Un caso dubbio ben documentato si difende, uno non documentato no.
Pagare beni e servizi con le crypto
Spendere crypto è una cessione in tutti e quattro i paesi. Se paghi un portatile con bitcoin che oggi valgono 1.500 € e ti erano costati 900 €, hai realizzato 600 € di guadagno, anche se non è arrivato un euro sul tuo conto. Negli Stati Uniti i piccoli pagamenti quotidiani non sono esentati: a ottobre 2026 alcuni progetti di legge al Congresso introdurrebbero un’esenzione per le piccole transazioni, ma nessuno è diventato legge, come spiega il nostro articolo sull’ultima iniziativa fiscale americana.
Che cosa di solito non è tassato
Comprare crypto con i tuoi euro non crea imposta: hai scambiato denaro con un bene, e il prezzo pagato diventa il costo di acquisto. Anche detenere non produce reddito, per quanto si muova il prezzo. Spostare monete tra due wallet tuoi non è una cessione, perché ne resti proprietario; l’IRS segnala un’eccezione, quando paghi la commissione di rete in crypto, che equivale a una minuscola cessione delle monete usate. Se non è chiaro che cosa faccia davvero un trasferimento tra wallet sulla blockchain, la lezione su come funzionano le transazioni crypto lo mostra passo per passo.
I regali sono un caso a parte. Il Regno Unito tratta il dono di token come una cessione, tranne i doni a coniuge, partner civile o ente benefico. Negli Stati Uniti un vero regalo non è reddito per chi lo riceve, ma il costo di acquisto di solito segue le monete. Per le regole italiane su donazioni e successioni rimandiamo a una lezione successiva.
Come calcolare le tasse sulle criptovalute
Una volta stabilito che c’è stato un evento, il calcolo segue lo stesso schema ovunque, con varianti su ciò che conta come costo.
Guadagno uguale a quanto ricevi meno quanto ti è costato
Il corrispettivo è ciò che hai ricevuto: i contanti di una vendita, oppure il valore in euro, al momento dell’operazione, di ciò che hai ottenuto in uno scambio o in un acquisto. Il costo di acquisto è quanto hai pagato per le monete che hai ceduto. In generale le commissioni riducono il guadagno: HMRC le elenca tra i costi ammessi, l’IRS aggiunge le spese di acquisto al costo, e in Italia si ragiona sul costo documentato. Un risultato negativo è una minusvalenza.
Un esempio con cifre inventate
I numeri sono tondi e servono solo all’esempio, non sono prezzi di mercato.
- A marzo compri 1,00 unità di una moneta per 1.000 € e paghi 10 € di commissione. Il tuo costo di acquisto è 1.010 €.
- A ottobre scambi quell’unità con una stablecoin che vale 1.500 € e paghi altri 10 € di commissione. Il corrispettivo al netto della commissione è 1.490 €.
- Il guadagno è 1.490 € meno 1.010 €, cioè 480 €, anche se non hai mai incassato.
Se quello scambio fosse imponibile in Italia e avvenisse nel 2026, su 480 € di guadagno l’imposta al 33% sarebbe di 158,40 €; se la stablecoin fosse un token di moneta elettronica in euro sarebbe invece al 26%, cioè 124,80 €. Se invece fosse uno scambio tra criptovalute simili, potrebbe non esserci nulla da pagare adesso: è esattamente il punto da verificare. Un residente negli Stati Uniti o nel Regno Unito dichiarerebbe quei 480 (o il loro equivalente in sterline) per l’anno dello scambio; un residente in Francia non dichiarerebbe nulla allo scambio.

Costo di acquisto: la parte che tutti sbagliano
La maggior parte degli errori in una dichiarazione crypto non riguarda l’aliquota, ma il costo: quali monete hai venduto e quanto sono costate? Se hai comprato bitcoin cinque volte a cinque prezzi e ne hai venduta una parte, ogni paese ha una regola che dice quale prezzo usare.
In Italia conta il costo di acquisto documentato delle monete cedute. Se non puoi provare con precisione quel costo, viene considerato pari a zero e l’intero corrispettivo è tassato. Una conseguenza concreta: se hai perso le ricevute di un vecchio acquisto, puoi trovarti a pagare il 33% sull’intero incasso. La rivalutazione al 18% del 1° gennaio 2025 è la ragione per cui chi possedeva già monete a quella data poteva ripartire da un costo aggiornato, ma il termine è scaduto. Per il confronto con gli altri paesi:
| Paese (a ottobre 2026) | Come si stabilisce il costo delle monete vendute |
|---|---|
| Italia | Costo di acquisto documentato delle monete cedute; senza prova precisa il costo è considerato zero e tutto l’incasso è tassato. |
| Stati Uniti | Costo in dollari. Puoi indicare le unità vendute; se non puoi, le prime comprate sono le prime vendute (FIFO). Dal 1° gennaio 2025 il costo è tracciato wallet per wallet e conto per conto (Revenue Procedure 2024-28). |
| Regno Unito | I token dello stesso tipo sono raggruppati a costo medio. Si abbinano prima quelli comprati lo stesso giorno della vendita, poi quelli dei 30 giorni successivi. |
| Francia | Una formula unica sull’intero portafoglio: guadagno = prezzo di cessione meno costo totale di acquisto moltiplicato per prezzo di cessione e diviso per il valore dell’intero portafoglio al momento della vendita. |
La formula francese è la meno intuitiva. L’esempio ufficiale delle istruzioni del modulo 2086 (in francese) parte da un costo totale di acquisto di 1.000 €, un portafoglio da 1.200 € e una vendita da 450 €: il guadagno è 450 meno (1.000 per 450 diviso 1.200), cioè 75 €. Lo schema britannico ha una conseguenza pratica: vendere e ricomprare entro 30 giorni non azzera il costo, perché l’acquisto nuovo si abbina prima alla vendita.
Le perdite: cosa possono compensare
Registrare le perdite conviene, perché riducono l’imposta sui guadagni. In Italia le minusvalenze si possono riportare in avanti e compensare con plusvalenze dei periodi successivi, fino al quarto anno successivo a quello in cui sono state realizzate, a condizione di indicarle nella dichiarazione dell’anno in cui si sono verificate. Dal 2025, con la fine della soglia dei 2.000 euro, le perdite non sono più soggette a quel limite. Altrove le regole sono diverse:
- Negli Stati Uniti le perdite in conto capitale compensano prima i guadagni; fino a 3.000 dollari di perdita netta all’anno (1.500 se si è sposati e si presentano dichiarazioni separate) possono ridurre altri redditi, e il resto passa agli anni successivi, secondo l’IRS Topic 409 (in inglese).
- Nel Regno Unito le perdite compensano i guadagni dello stesso anno e il resto si porta avanti, ma vanno comunicate a HMRC: si può chiedere fino a quattro anni dopo la fine dell’anno fiscale della cessione, secondo gov.uk (in inglese).
- In Francia le perdite compensano solo i guadagni dello stesso anno, per tutto il nucleo familiare, e non si riportano.
Solo gli Stati Uniti distinguono per durata di detenzione: le monete tenute un anno o meno danno guadagni a breve termine, tassati con le aliquote ordinarie, quelle tenute oltre un anno guadagni a lungo termine, tassati allo 0%, 15% o 20%. Per l’anno fiscale 2025 un contribuente singolo pagava lo 0% fino a 48.350 dollari di reddito imponibile e il 15% fino a 533.400, con il 20% oltre, secondo IRS Topic 409. In Italia, Regno Unito e Francia lo stesso guadagno è tassato nello stesso modo dopo una settimana o dopo dieci anni.
Come pagare le tasse sulle criptovalute: il quadro RT
I guadagni da cripto-attività si dichiarano nel modello Redditi Persone Fisiche, nel quadro RT, sezione V-A; per le vendite del 2025 sono i righi da RT41 a RT45, secondo le istruzioni 2026 dell’Agenzia delle Entrate. Con la fine della soglia dei 2.000 euro, anche i guadagni piccoli vanno indicati: prima, sotto quella cifra, si poteva non dichiarare. L’imposta risulta dalla dichiarazione, applicando l’aliquota dell’anno in cui hai realizzato il guadagno. Le scadenze di presentazione e di versamento cambiano di anno in anno e non le scriviamo come regola: le trovi nelle istruzioni dell’anno e sul sito dell’Agenzia.
Per un residente in Italia, quindi, il percorso per sapere quanto pagare è questo: elenca gli eventi dell’anno, calcola per ciascuno corrispettivo e costo in euro, scegli l’aliquota (33%, oppure 26% per i token di moneta elettronica in euro), riporta nel quadro RT, poi sottrai le minusvalenze degli anni precedenti che puoi ancora usare. Se il lavoro ti sembra troppo, è il momento di rivolgersi a un professionista: un errore su un costo si ripaga per anni.
Quadro RW e imposta sul valore delle cripto-attività
Esiste un secondo obbligo, indipendente dai guadagni. Le cripto-attività detenute tramite wallet, conti digitali o sistemi di custodia vanno monitorate nel quadro RW della dichiarazione. Su di esse si paga l’imposta sul valore delle cripto-attività, pari al 2 per mille (0,2%) del valore a fine anno, in proporzione ai giorni di detenzione, con il codice tributo 1727 dell’F24. È dovuta anche se non hai venduto niente, ma solo quando nessun intermediario italiano ha già applicato l’imposta di bollo su quelle attività, secondo le istruzioni del Redditi PF 2026.
Non confonderla con l’IVAFE, che è l’imposta separata sui prodotti finanziari esteri: l’imposta sulle cripto-attività è simile ma distinta. Se la piattaforma o il wallet che usi non passa da un intermediario italiano che applica il bollo, l’imposta resta a tuo carico. Se vuoi capire la differenza tra tenere le monete su un exchange e in autocustodia, la lezione sui wallet custodial e non custodial spiega anche dove vive ciascun tipo di registro. Non indichiamo qui le sanzioni per l’omessa compilazione: non le abbiamo verificate su una fonte primaria.
Va dichiarato il crypto che non hai venduto?
Spesso molto meno di quanto si teme, ma raramente nulla. Possedere monete non genera imposta sui guadagni in nessuno dei paesi di questa lezione. Gli obblighi che restano riguardano la dichiarazione, e sono diversi.
In Italia, se detieni cripto-attività tramite wallet o conti, compili il quadro RW e, quando nessun intermediario italiano ha già applicato il bollo, versi lo 0,2% sul valore a fine anno anche senza aver venduto nulla. Se le hai solo comprate e tenute, non c’è nulla da mettere nel quadro RT, perché non c’è stato un realizzo. Le ricompense ricevute durante l’anno, invece, sono tassabili in ogni paese, vendita o no.
Per chi ha rapporti con l’estero: negli Stati Uniti ogni dichiarazione pone la domanda sulle attività digitali nel modulo 1040, e si risponde No se hai solo comprato in dollari, tenuto o spostato monete tra wallet tuoi; scambiare qualcosa o ricevere staking rende la risposta Sì. Nel Regno Unito la sola detenzione non obbliga a nulla, ma uno scambio conta come cessione anche senza una vendita in sterline: è la trappola più comune. I residenti francesi non presentano il modulo 2086 per un anno senza vendite verso euro né pagamenti, ma devono dichiarare con il modulo 3916-bis ogni conto aperto presso un fornitore di attività digitali stabilito all’estero, anche se non è stato usato.
Redditi in breve: staking, airdrop, mining e ricompense
Alcune crypto arrivano senza alcuna vendita. In genere il fisco le tratta come reddito al momento in cui le ricevi, valutate al prezzo di mercato di quel giorno, e poi come un nuovo bene che ha quel valore come costo.
- Per l’Italia le regole sono meno consolidate: la qualificazione delle ricompense di staking è ancora discussa, e le ricompense di natura reddituale si trattano diversamente dalle plusvalenze. Secondo i commentatori, una risposta dell’Agenzia delle Entrate del 2022 e una circolare successiva non coincidono, quindi qui non diamo una regola.
- Negli Stati Uniti le ricompense di staking e mining sono reddito ordinario quando ne ottieni il controllo (Revenue Ruling 2023-14 per lo staking), così come le monete ricevute dopo un hard fork. Vanno nella Schedule 1 del modulo 1040, non nel modulo 8949.
- Per HMRC, nella guida alla ricezione di cripto-attività (in inglese), i token ottenuti con mining, staking o prestito, anche tramite DeFi, sono altro reddito imponibile quando non fai trading. Venderli dopo fa scattare la Capital Gains Tax sull’eventuale aumento di valore.
- La Francia tratta lo staking e simili come reddito e non come plusvalenza, e non si dichiarano sul modulo 2086.
L’airdrop è il caso più difficile. L’IRS considera reddito le monete ricevute con un airdrop da hard fork; la pagina di HMRC non menziona gli airdrop; in Francia e in Italia dipende dalle circostanze. Una lezione successiva tratterà le ricompense nel dettaglio.
Registri da conservare
Ogni sistema fiscale di questa lezione mette l’onere della prova su di te. Per ogni evento conserva:
- data e ora, cripto-attività e quantità;
- il valore in euro in quel momento e la fonte del prezzo;
- le commissioni pagate e in quale asset;
- la piattaforma o l’indirizzo del wallet coinvolto, e la controparte quando c’è;
- il motivo: acquisto, vendita, scambio, pagamento, ricompensa, regalo o trasferimento tra tuoi wallet.
Il riepilogo annuale di un exchange è un punto di partenza, non un calcolo fiscale. Non sa nulla delle monete comprate altrove e trasferite lì, per questo i moduli americani mostrano spesso un incasso senza costo. Esporta la tua cronologia da ogni piattaforma almeno una volta all’anno, perché gli account si chiudono e le piattaforme falliscono. Anche i trasferimenti tra i tuoi wallet meritano una nota: senza, un ufficio delle imposte può leggere un deposito come un acquisto o un prelievo come una vendita. Per quanto tempo conservare i documenti dipende dai termini di accertamento di ciascun paese; tenerli per diversi anni dopo l’ultima vendita è un’abitudine prudente. Quando scegli dove operare, controlla anche se la piattaforma offre un’esportazione utile per le tasse: la lezione su come scegliere un exchange elenca i punti da guardare.
Perché il fisco vedrà di più: DAC8, CARF e modulo 1099-DA
Fino a poco tempo fa gli uffici delle imposte venivano a sapere dei guadagni crypto soprattutto da chi li dichiarava. Tre sistemi di comunicazione cambiano le cose dal 2025 e dal 2026.
Nell’Unione europea: la direttiva DAC8
DAC8, direttiva (UE) 2023/2226 del Consiglio, è stata adottata il 17 ottobre 2023. Gli Stati membri dovevano recepirla entro il 31 dicembre 2025 e si applica dal 1° gennaio 2026, secondo la Commissione europea (in inglese). I fornitori di servizi per cripto-attività raccolgono identità e dati sulle operazioni dei clienti per il 2026, li comunicano al fisco nazionale e le amministrazioni se li scambiano entro il 30 settembre 2027. Il 2026 è quindi il primo anno coperto, ma i primi scambi avvengono nel 2027. La pagina dell’evento sul primo scambio DAC8 segue la data. Per i clienti italiani significa che l’Agenzia delle Entrate potrà confrontare ciò che dichiari con ciò che hanno raccolto le piattaforme; non sappiamo ancora in che modo preciso.
Nel mondo: il CARF dell’OCSE
DAC8 si ispira al Crypto-Asset Reporting Framework (CARF), che l’OCSE ha concluso nel luglio 2023. I paesi che aderiscono fanno raccogliere ai fornitori lo stesso tipo di dati e li scambiano tra loro. Un elenco pubblicato dall’agenzia fiscale irlandese, Revenue, al 10 giugno 2026 indica 48 giurisdizioni partner con primi scambi entro il 2027 sui dati 2026, tra cui tutti gli altri Stati membri dell’UE, il Regno Unito, il Giappone, la Corea del Sud, il Brasile e la Norvegia. Australia, Canada, Hong Kong, Singapore, Svizzera ed Emirati Arabi Uniti figurano tra quelli indicati per il 2028. Gli Stati Uniti non sono nell’elenco.
Le regole britanniche sono in vigore dal 1° gennaio 2026. I fornitori chiedono agli utenti nome, data di nascita, indirizzo e codice fiscale britannico, e chi fornisce dati inesatti o non li fornisce rischia una sanzione fino a 300 sterline, secondo gov.uk. I fornitori inviano a HMRC i primi rapporti sul 2026 entro il 31 maggio 2027.
Negli Stati Uniti: il modulo 1099-DA
Gli Stati Uniti hanno un sistema proprio. I broker, tra cui gli exchange centralizzati e altre piattaforme, devono comunicare l’incasso lordo con il modulo 1099-DA per le operazioni dal 1° gennaio 2025 e il costo di acquisto per alcune operazioni dal 1° gennaio 2026, secondo l’IRS. Due limiti contano: il modulo non copre le ricompense di staking, e le monete comprate prima del 2026 o trasferite da un altro wallet arrivano di solito senza costo. Il motivo per cui la piattaforma vede solo ciò che accade nei propri libri è spiegato nella lezione su come funzionano gli exchange centralizzati.

Niente di tutto questo crea un’imposta nuova. Cambia la probabilità che una vendita o uno scambio non dichiarato venga notato e rende più importanti, non meno, i registri descritti sopra.
Italia, Stati Uniti, Regno Unito e Francia a confronto
La tabella riassume i quattro sistemi a ottobre 2026. Aliquote e franchigie portano l’anno fiscale; controlla sempre la pagina ufficiale prima di fidarti di una cifra.
| Italia | Stati Uniti | Regno Unito | Francia | |
|---|---|---|---|---|
| Vendita per valuta legale | Tassata | Tassata | Tassata | Tassata |
| Scambio crypto contro crypto | Dipende dalle attività scambiate | Tassato | Tassato | Differito fino alla conversione in euro o a un pagamento |
| Pagamento di beni | Tassato | Tassato | Tassato | Tassato |
| Aliquota sui guadagni | 26% sul 2025; 33% dal 1° gennaio 2026 (26% per i token di moneta elettronica in euro) | Breve termine: aliquote del reddito; lungo termine: 0%, 15% o 20% (soglie 2025) | 18% o 24% (2025-26 e 2026-27) | 12,8% di imposta sul reddito più prelievi sociali: 31,4% in totale secondo la legge di finanziamento della sicurezza sociale 2026 (anno di prima applicazione discusso) |
| Importo esente | Nessuno dal 2025 | 3.000 sterline all’anno (2025-26) | Vendite per 305 € o meno nell’anno | Nessuno |
| Moduli principali | Quadro RT, quadro RW | Modulo 8949, Schedule D, Schedule 1 | Self Assessment o servizio CGT in tempo reale | Modulo 2086, modulo 3916-bis per i conti esteri |
Se vivi negli Stati Uniti o nel Regno Unito
Il principio è lo stesso, con tre differenze da ricordare. Gli Stati Uniti ti chiedono ogni anno, nel modulo 1040, se hai ricevuto, venduto o scambiato attività digitali: si risponde comunque, anche senza un 1099-DA. Le cessioni vanno nel modulo 8949 e nella Schedule D, le ricompense nella Schedule 1, e il costo si misura in dollari unità per unità o con FIFO, wallet per wallet dal 2025. La pagina dell’IRS, aggiornata il 2 settembre 2026, rimanda a moduli e guide; l’IRS avverte anche che non chiede ai contribuenti di registrare le crypto su portali esterni, e le false lettere fiscali sono un trucco noto trattato nella guida per evitare le truffe crypto.
Nel Regno Unito il fisco applica la Capital Gains Tax a vendita, scambio, spesa e dono di token. L’anno fiscale va dal 6 aprile al 5 aprile. L’importo annuale esente è di 3.000 sterline per il 2024-25, il 2025-26 e il 2026-27, contro 6.000 nel 2023-24 e 12.300 nel 2022-23, secondo la pagina delle aliquote di gov.uk (in inglese). Oltre quella soglia si paga il 18% o il 24% per le cessioni dal 30 ottobre 2024 e nel 2026-27, a seconda del reddito imponibile totale. Si dichiara con la Self Assessment, che dal 2024-25 ha una sezione apposita per le cripto-attività, oppure con il servizio CGT in tempo reale.
Se hai a che fare con la Francia
La Francia segue lo stesso principio con le sue varianti: differisce gli scambi, misura il guadagno con la formula del portafoglio intero, esenta le famiglie le cui vendite totalizzano 305 € o meno in un anno e tassa il resto al 12,8% di imposta sul reddito più i prelievi sociali. La legge di finanziamento della sicurezza sociale 2026 ha portato quei prelievi dal 17,2% al 18,6%, cioè il 31,4% in totale invece del 30%, come ha ricordato il relatore del bilancio all’Assemblea nazionale il 16 ottobre 2026 (in francese). Le fonti non concordano sul fatto che le vendite del 2025 paghino già i prelievi più alti: controlla impots.gouv.fr per l’anno della tua vendita.
Errori che causano guai
Le regole sopra portano a una manciata di errori prevedibili. Il primo è dimenticare gli scambi: in Italia, quando uno scambio non rientra tra quelli tra attività simili, un anno di trading tra monete può produrre decine di eventi imponibili senza alcun prelievo in euro. Il secondo è trattare il riepilogo dell’exchange come una dichiarazione, quando ignora le monete comprate altrove e spesso lascia il costo in bianco.
Il terzo è trascurare il quadro RW. Un conto presso una piattaforma stabilita in un altro paese fa parte del quadro RW, e dal 2026 la piattaforma comunica al proprio fisco, che trasmette i dati. Prima di aprire un conto, controlla in quale paese ha sede. Il quarto è ignorare le piccole ricompense, come qualche token di staking a settimana, che sommate diventano un reddito da dichiarare. L’ultimo è perdere i documenti: senza prova del costo l’Italia tassa l’intero incasso, e in ogni altro paese tocca a te dimostrare il costo.
Se scopri un vecchio errore, quasi tutte le amministrazioni offrono un modo per correggerlo; in Italia chiedi a un commercialista come regolarizzare. Nel Regno Unito HMRC gestisce un servizio di comunicazione volontaria per le cripto-attività e avverte che chi non dichiara rischia una sanzione fino al 100% dell’imposta dovuta più gli interessi.
Dove porta il percorso fiscale
Questa è la prima lezione del percorso sulle tasse. Le prossime andranno paese per paese, con i moduli rigo per rigo per Italia, Francia e Stati Uniti, e tratteranno staking, DeFi e regali. Coindaro spiega come funzionano le regole, non prepara dichiarazioni, e solo l’Agenzia delle Entrate o un professionista può confermare quanto devi. La prossima data fissa è il 31 maggio 2027, quando i fornitori britannici inviano a HMRC i primi rapporti sul 2026, seguita dai primi scambi DAC8 tra le amministrazioni fiscali dell’UE entro il 30 settembre 2027.



