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Tasse sulle criptovalute nel Regno Unito: regole HMRC, aliquote CGT e soglia di 3.000 £

Tasse criptovalute Regno Unito: cessioni tassate dall'HMRC, aliquote CGT al 18% e 24%, soglia di 3.000 £, staking, Self Assessment, CARF e quadro RW.

Principiante 24 min di letturaAggiornato Da leggere prima: Tassazione crypto negli Stati Uniti: regole IRS, aliquote e modulo 1099-DA
Un documento fiscale accanto a una bilancia, banconote e una pagina di calendario
Indice
  1. Le tasse sulle criptovalute nel Regno Unito partono da un’idea: i token sono un bene
  2. Cosa è una cessione imponibile e cosa non lo è
    1. Vendere, scambiare, spendere e regalare
    2. I trasferimenti tra i tuoi portafogli non sono tassati
  3. Aliquote CGT sulle crypto e soglia di esenzione da 3.000 £
  4. Calcolare la plusvalenza: pool, regola dei 30 giorni e costi deducibili
  5. Quando le crypto sono reddito: stipendio, mining, staking e airdrop
    1. Pagati in crypto dal datore di lavoro
    2. Mining e staking
    3. Airdrop
    4. Aliquote dell’imposta sul reddito sulle crypto nel 2026-27
  6. DeFi, prestiti e liquidity pool: le regole di oggi e la proposta di aprile 2027
  7. Perdite, coniugi e modi legittimi di ridurre l’imposta
  8. Come dichiarare le crypto nel Self Assessment
  9. Come fa l’HMRC a sapere delle tue crypto: CARF e lettere di sollecito
  10. Se risiedi in Italia: conti nel Regno Unito, quadro RW e convenzione contro le doppie imposizioni
    1. Il quadro RW per le crypto detenute su piattaforme britanniche o in autocustodia
    2. Italiani che vivono nel Regno Unito: AIRE e residenza fiscale
    3. La convenzione Italia-Regno Unito: decide la residenza
    4. Quando ti scambiano i dati: CARF, DAC8 e Consob
  11. Vivere all’estero, trasferirsi nel Regno Unito, o essere americano in Gran Bretagna
  12. Le date da tenere d’occhio: Budget, 31 gennaio e 31 maggio 2027

blockchain that runs exactly as written when it is called, holding and moving funds according to its code, without an intermediary able to change the outcome.">smart contract holding reserves of two or more tokens, supplied by users, that a decentralized exchange uses to execute trades automatically at a price set by a formula.">pool diverge, compared with simply holding the same tokens in a wallet. It becomes permanent when the provider withdraws.">Il 27 agosto 2026 l’HMRC, l’agenzia delle entrate britannica, ha pubblicato le sue prime statistiche ufficiali sulle plusvalenze crypto imponibili: una fotografia di chi paga davvero le tasse sulle criptovalute nel Regno Unito. Nell’anno fiscale 2024-25 hanno dichiarato cessioni di crypto soggette alla Capital Gains Tax (CGT, l’imposta sulle plusvalenze) 17.600 persone, con 1,38 miliardi di £ di plusvalenze imponibili su 13,8 miliardi di £ di vendite, una plusvalenza media di 78.000 £. In 240 hanno dichiarato più di un milione di sterline a testa, 717 milioni di £ in totale, secondo il comunicato dell’HMRC. Sono i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione. L’HMRC stima inoltre che le sue attività di controllo e informazione abbiano portato 168 milioni di £ di CGT in più nello stesso anno.

Quasi tutti i risparmiatori non vedranno mai cifre simili, ma le regole valgono anche per i portafogli piccoli. L’esenzione annua sulle plusvalenze è ormai di soli 3.000 £, e una manciata di scambi tra token può consumarla senza che una sola sterlina arrivi sul conto in banca. Tutto ciò che segue descrive norme e indicazioni in vigore al 25 ottobre 2026.

Questa guida parte dal Regno Unito perché è lì che si pagano le imposte su crypto detenute presso piattaforme britanniche da chi risiede nel paese. Per chi vive in Italia c’è una sezione dedicata più avanti: conta soprattutto la residenza fiscale, e un conto aperto a Londra non cambia l’obbligo di dichiarare in Italia. Se arrivi dalla lezione sulle tasse crypto negli Stati Uniti, la logica ti sembrerà familiare: i token sono trattati come un bene, non come moneta. I principi comuni a quasi tutti i paesi sono nell’introduzione alla tassazione delle crypto. Niente di quanto leggi è consulenza fiscale personale: per una situazione complessa il passo giusto è un commercialista o l’HMRC stesso.

Le tasse sulle criptovalute nel Regno Unito partono da un’idea: i token sono un bene

L’HMRC non ha una «tassa sulle crypto» speciale. Applica le imposte esistenti a un nuovo tipo di bene e spiega come nel suo Cryptoassets Manual, la guida interna che usano i suoi funzionari e che chiunque può leggere online. Il manuale è stato aggiornato l’ultima volta il 28 novembre 2025 e ha capitoli separati per i privati, le imprese, la finanza decentralizzata (DeFi) e i controlli.

Per un privato il punto di partenza è il capitolo su quali imposte si applicano. La maggior parte delle persone compra token come investimento personale, quindi l’HMRC si aspetta che paghi la CGT quando li cede. L’imposta sul reddito, e talvolta i contributi previdenziali (National Insurance), entrano in gioco in casi più stretti: quando il datore di lavoro ti paga in token, oppure quando li ricevi da mining, staking, alcuni airdrop o prestiti.

Potresti essere considerato un trader, tassato sugli utili come reddito? In teoria sì, in pratica di rado. Il manuale dice che l’HMRC si aspetterebbe «solo in circostanze eccezionali» (nostra traduzione) che un privato compri e venda exchange token così spesso da svolgere un’attività finanziaria vera e propria (CRYPTO20250). È una questione di fatto, giudicata per analogia con la giurisprudenza sulla compravendita di azioni. Comprare e vendere spesso da un’app, per l’HMRC, resta in genere un investimento.

Cosa è una cessione imponibile e cosa non lo è

La CGT è dovuta sulla plusvalenza quando cedi un token. Sulla pagina di guida principale per i privati, aggiornata il 5 ottobre 2026, l’HMRC elenca quattro modi di cedere crypto.

Vendere, scambiare, spendere e regalare

Vendere token in sterline o in un’altra valuta ordinaria è il caso ovvio. Il secondo sorprende molti principianti: scambiare una cripto-attività con un’altra è a sua volta una cessione. Se scambi ether con solana, o bitcoin con una stablecoin, l’HMRC tratta l’operazione come se avessi venduto il primo token al suo valore di mercato in sterline e comprato il secondo. Devi l’imposta sulla plusvalenza anche se nessuna sterlina è mai arrivata sul tuo conto.

Pagare beni o servizi in crypto è il terzo caso. Comprare un portatile con bitcoin vale come cessione dei bitcoin al valore del portatile. Il quarto è regalare token: un dono a un amico o a un figlio è trattato come cessione al valore di mercato, e chi dona può quindi dovere imposta su un regalo che non gli ha reso nulla.

Per i regali c’è un’eccezione, e la guida dell’HMRC la indica in modo diretto: regalare token è una cessione a meno che il dono sia fatto al coniuge, al partner di un’unione civile o a un ente di beneficenza. Coniugi ed enti sono trattati più avanti.

Una moneta scambiata in una stretta di mano accanto a un portafoglio e ad anelli di catena
Vendere, scambiare, spendere o regalare token è una cessione per l'HMRC; spostarli tra i propri portafogli no.

I trasferimenti tra i tuoi portafogli non sono tassati

Spostare token da un exchange al tuo portafoglio hardware, o tra due indirizzi che controlli, non è una cessione: mantieni la titolarità effettiva, che è il criterio applicato dall’HMRC in CRYPTO22100. La stessa pagina precisa che inviare token a un mixer e riceverne indietro dello stesso tipo non è una cessione, mentre depositarne uno e riceverne uno diverso lo è. Comprare e tenere non è mai tassato, per quanto salga il prezzo.

Vale la pena conoscere due casi sfortunati. Perdere la chiave privata non è una cessione, dice l’HMRC: i token esistono ancora e restano tuoi. Se non c’è alcuna possibilità di recuperare la chiave, puoi presentare una richiesta di valore trascurabile (spiegata nella sezione sulle perdite). Il furto è trattato in modo diverso: secondo l’HMRC la vittima resta proprietaria dei token rubati e può tentare di recuperarli, quindi il furto non è né una cessione né una perdita che si possa far valere. Anche pagare per token che non arrivano mai potrebbe non dare una perdita di capitale. La nostra guida su come evitare le truffe crypto spiega come nascono di solito queste perdite.

Aliquote CGT sulle crypto e soglia di esenzione da 3.000 £

Una volta individuate le cessioni dell’anno fiscale, che va dal 6 aprile al 5 aprile, sommi le plusvalenze, sottrai le eventuali minusvalenze e poi sottrai l’esenzione annua (annual exempt amount). Questa è scesa da 12.300 £ a 3.000 £ in due passaggi, e le aliquote sono salite a metà dell’anno 2024-25, il 30 ottobre 2024.

Anno fiscaleEsenzione annuaAliquote CGT sulle crypto per i privati
2022-2312.300 £10% e 20%
2023-246.000 £10% e 20%
2024-253.000 £10% e 20% fino al 29 ottobre 2024; 18% e 24% dal 30 ottobre 2024
2025-263.000 £18% e 24%
2026-273.000 £18% e 24%

Fonte: HMRC, Capital Gains Tax rates and allowances, pagina aggiornata il 13 aprile 2026.

L’aliquota che paghi dipende dal reddito. Le plusvalenze che rientrano nella parte inutilizzata della fascia base dell’imposta sul reddito sono tassate al 18%; la parte che la supera al 24%. I contribuenti con aliquota alta o addizionale pagano il 24% su tutte le plusvalenze imponibili. Se le plusvalenze cadono in entrambe le fasce, l’HMRC consente di imputare l’esenzione di 3.000 £ alla parte tassata all’aliquota più alta, secondo la pagina sulle aliquote di gov.uk.

Un esempio semplice con cifre inventate. Hai comprato un token per 10.000 £ e lo vendi nell’anno fiscale 2026-27 per 14.000 £. La plusvalenza è di 4.000 £. Dopo l’esenzione di 3.000 £ restano imponibili 1.000 £. Se rientrano nella tua fascia base devi 180 £; se sei un contribuente con aliquota alta devi 240 £. Per avere un ordine di grandezza in euro, a un cambio ipotetico di 1,15 € per sterlina sarebbero circa 207 € e 276 €: il cambio reale cambia ogni giorno e per il fisco britannico conta solo l’importo in sterline.

Sono le aliquote in vigore al 25 ottobre 2026. La legge di bilancio britannica (Budget) è attesa mercoledì 28 ottobre 2026: il Cancelliere dello Scacchiere, John Healey, ne ha confermato la data il 31 luglio 2026 in un messaggio video pubblicato dal Tesoro britannico, definendolo il suo primo Budget da Cancelliere. Aliquote ed esenzioni possono cambiare con un Budget, quindi controlla le pagine di gov.uk dopo quella data prima di fare affidamento sulle cifre sopra.

Una soglia sorprende chi non ha avuto alcuna plusvalenza. Se sei registrato al Self Assessment, l’HMRC chiede di dichiarare le cessioni quando il totale incassato nell’anno fiscale supera 50.000 £, anche se le plusvalenze imponibili restano sotto l’esenzione. La regola vale dal 2023-24 in poi. Chi ha movimentato 60.000 £ di token avanti e indietro con un piccolo utile ha comunque qualcosa da dichiarare.

Calcolare la plusvalenza: pool, regola dei 30 giorni e costi deducibili

La plusvalenza è quanto hai ricevuto per i token (in sterline) meno quanto ti sono costati, meno i costi deducibili. La difficoltà con le crypto è che si compra lo stesso token più volte a prezzi diversi. Il Regno Unito risponde con il «share pooling», lo stesso metodo usato per le azioni. L’abbiamo seguito passo per passo, con i numeri, nella guida su come calcolare le plusvalenze crypto; qui c’è solo la cornice britannica.

Ogni tipo di token confluisce in un proprio pool, chiamato section 104 pool, con un unico costo medio. Prima vengono applicate due regole di abbinamento, come descrive la pagina sui pool, CRYPTO22200. Con la regola dello stesso giorno, i token dello stesso tipo comprati e venduti nella stessa giornata vengono abbinati tra loro. Con la regola dei 30 giorni, se vendi e ricompri lo stesso token entro 30 giorni, la vendita viene abbinata all’acquisto successivo e non al pool. In pratica, vendere un token e ricomprarlo subito non azzera il costo né crea una perdita sulla carta. Gli NFT sono diversi: ciascuno è unico e non entra in nessun pool.

Ogni importo deve essere in sterline. In uno scambio token contro token sulla transazione non compare alcun prezzo in sterline, quindi devi scegliere un tasso di cambio appropriato. La pagina dell’HMRC sulla valutazione (CRYPTO23000) non impone una fonte: chiede di usare ragionevole diligenza, lo stesso metodo per tutto il periodo e di conservare traccia di come hai proceduto.

I costi deducibili riducono la plusvalenza. L’HMRC accetta le commissioni di transazione, il costo di un annuncio per cercare un acquirente o un venditore, della redazione di un contratto e di una valutazione necessaria per calcolare la plusvalenza. Non accetta il costo di macchinari ed elettricità per il mining, né i costi già dedotti ai fini dell’imposta sul reddito. Anche le commissioni per versare o prelevare sterline non sono deducibili, perché la sterlina non è un bene ai fini della CGT.

L’HMRC si aspetta inoltre registri per ogni pool: il tipo di token, la data di ogni cessione, il numero di token ceduti e rimasti, il valore in sterline, gli estratti conto bancari e il costo del pool prima e dopo ogni cessione. Il riepilogo annuale di un exchange non è un calcolo fiscale: ignora i token che detieni altrove e la regola dei 30 giorni.

Quando le crypto sono reddito: stipendio, mining, staking e airdrop

Alcuni token sono tassati alla ricezione, come reddito, prima di un eventuale CGT sulla successiva vendita. Le due imposte non si sommano: un importo già assoggettato all’imposta sul reddito non viene tassato di nuovo come plusvalenza, in base alla sezione 37 del Taxation of Chargeable Gains Act 1992.

Pagati in crypto dal datore di lavoro

I token ricevuti come retribuzione sono reddito da lavoro. Il manuale dell’HMRC (CRYPTO21100) dice che sono soggetti a imposta sul reddito e a contributi previdenziali e che gli exchange token contano di norma come «readily convertible assets», per cui il datore di lavoro versa l’imposta all’HMRC con il sistema PAYE. Quando poi vendi i token, l’eventuale aumento di valore dalla ricezione può essere una plusvalenza.

Mining e staking

Per il mining l’HMRC si chiede prima di tutto se l’attività sia un’attività economica (trade), guardando a quanto è organizzata, rischiosa e commerciale. Un’operazione ampia e organizzata è un’attività d’impresa e i token sono ricavi. Un minatore per hobby dichiara invece il valore in sterline dei token nel giorno di ricezione come «miscellaneous income», meno le spese appropriate. Le ricompense di staking seguono la stessa logica in CRYPTO21200: di norma miscellaneous income al valore in sterline alla ricezione, con una possibile plusvalenza alla successiva cessione.

Le perdite su miscellaneous income non si possono compensare con lo stipendio: si riportano solo a nuovo contro futuri redditi della stessa categoria. Esiste un trading allowance da 1.000 £ per piccoli importi di reddito da attività, e il capitolo DeFi dell’HMRC (CRYPTO61213) dice che in alcuni casi può applicarsi l’esenzione per trading e miscellaneous income. Se copra le tue ricompense dipende dalla tua situazione; le condizioni sono nella pagina sulle esenzioni per attività dell’HMRC.

Airdrop

Un airdrop che arriva nel portafoglio senza che tu faccia nulla in cambio, e non nell’ambito di un’attività, può sfuggire all’imposta sul reddito: la pagina sugli airdrop, CRYPTO21250, dice che l’imposta sul reddito non si applica sempre ai token ricevuti a titolo personale. Se li hai ricevuti in cambio di un servizio, o in attesa di prestarlo (promuovere un progetto, completare attività), sono reddito. In entrambi i casi i token dell’airdrop confluiscono in un pool proprio, o in quello esistente se già detieni quel token, e la vendita successiva può dare luogo a CGT.

Aliquote dell’imposta sul reddito sulle crypto nel 2026-27

Il reddito da crypto si somma agli altri redditi ed è tassato con le aliquote consuete. Per Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord nel 2026-27 le fasce sono quelle di gov.uk. I contribuenti scozzesi hanno fasce diverse, elencate nella stessa pagina.

Fascia (2026-27)Reddito imponibileAliquota
Personal allowanceFino a 12.570 £0%
Aliquota baseDa 12.571 £ a 50.270 £20%
Aliquota altaDa 50.271 £ a 125.140 £40%
Aliquota addizionaleOltre 125.140 £45%

La personal allowance si riduce di 1 £ ogni 2 £ di reddito oltre 100.000 £. Un contribuente con aliquota alta che incassa ricompense di staking per 2.000 £ può quindi pagare il 40% di imposta sul reddito su di esse, e poi il 24% di CGT su un eventuale guadagno successivo oltre l’esenzione.

DeFi, prestiti e liquidity pool: le regole di oggi e la proposta di aprile 2027

La DeFi è il punto in cui le regole britanniche sono meno comode per gli utenti. Secondo le indicazioni attuali dell’HMRC (CRYPTO61620), prestare token a una piattaforma o depositarli in un liquidity pool può essere di per sé una cessione, se trasferisci la titolarità effettiva a un altro soggetto. Un segnale forte è che il debitore o il protocollo possa disporre liberamente dei tuoi token. Depositare un token e riceverne uno diverso, come un token di ricevuta, è trattato come uno scambio al valore di mercato. Gli interessi o le ricompense sono tassati a parte, di solito come miscellaneous income, mentre la restituzione dei token originari è capitale.

Il risultato può essere un conto CGT al momento del deposito, prima di aver maturato un vero utile. Il governo ha proposto una modifica. Un documento di politica pubblicato il 13 luglio 2026 descrive un trattamento «no gain, no loss» (né guadagno né perdita) per certi prestiti e depositi in liquidity pool, così che l’imposta sarebbe rinviata fino a una vera cessione economica. Si applicherebbe a persone fisiche e trust dal 6 aprile 2027 e, secondo la stima dell’HMRC, riguarderebbe circa 700.000 persone.

Il documento copre tre situazioni. Prestare un solo tipo di token e riceverne indietro dello stesso tipo non darebbe né guadagno né perdita. Chi prende in prestito sarebbe considerato acquirente dei token al valore di mercato al momento del prestito, e cedente allo stesso valore quando restituisce token dello stesso tipo, ignorando l’eventuale garanzia. In un pool di un automated market maker, versare token e ritirare gli stessi tipi sarebbe neutro finché si riceve la stessa quantità; se se ne riceve di più o di meno, sulla differenza nasce un guadagno o una perdita.

Quel trattamento è una proposta, non una legge. Arriva dopo una consultazione preliminare nel 2022, una consultazione nel 2023 e una sintesi delle risposte pubblicata con il Budget 2025, e deve ancora essere approvato dal Parlamento. Fino ad allora valgono le regole di oggi, e il documento non dice nulla sullo staking.

Una seconda bozza pubblicata lo stesso giorno riguarda le stablecoin. Secondo il progetto di legge sul trattamento fiscale delle stablecoin, le plusvalenze di persone fisiche e trust sulla cessione di stablecoin «idonee» (token ampiamente disponibili, ancorati a una valuta come la sterlina e pensati per i pagamenti) non sarebbero più plusvalenze imponibili dal 6 aprile 2027, e certi rendimenti da prestito su di esse sarebbero tassati come interessi. La bozza considera inoltre chi le detiene poco prima di quella data come se le vendesse e le ricomprasse al valore di mercato, con guadagno o perdita al 6 aprile 2027. Come la misura sulla DeFi, è una bozza: finché non diventa legge, scambiare un token con una stablecoin è una cessione come le altre.

Perdite, coniugi e modi legittimi di ridurre l’imposta

Quando vendi token a un prezzo inferiore al costo, la perdita è utile, ma solo dopo che l’HMRC la conosce. Devi dichiarare una perdita di capitale entro quattro anni dalla fine dell’anno fiscale in cui è avvenuta, secondo la pagina sulle perdite di gov.uk. Una perdita dichiarata si compensa prima con le plusvalenze dello stesso anno e la parte non usata si riporta agli anni successivi. La si fa valere nel Self Assessment; se non hai mai avuto plusvalenze e non sei registrato, puoi scrivere all’HMRC. Una perdita su un dono o una vendita a un familiare o a un altro soggetto collegato si può compensare solo con le plusvalenze su cessioni alla stessa persona.

I token che diventano quasi privi di valore mentre li detieni, per esempio dopo il crollo di un progetto, possono essere oggetto di una richiesta di valore trascurabile (negligible value claim). La richiesta ti tratta come se avessi venduto e ricomprato i token al valore che indichi, anche zero, e la perdita si cristallizza. A causa del pooling, la richiesta riguarda l’intero pool di quel token. Non è disponibile per token che erano già privi di valore quando li hai comprati.

I coniugi e i partner di unione civile che vivono insieme possono trasferirsi token con trattamento «no gain, no loss»: chi riceve rileva il costo originario e non c’è imposta sul trasferimento (Capital Gains Manual dell’HMRC, CG22000). Ciascuno ha la propria esenzione da 3.000 £ e la propria fascia di imposta sul reddito. Anche i doni a un ente di beneficenza in genere non generano CGT.

Le altre scelte lecite riguardano i tempi: l’anno fiscale finisce il 5 aprile, quindi una cessione del 5 aprile e una del 6 aprile cadono in anni diversi con esenzioni diverse. La regola dei 30 giorni limita ciò che si può ottenere vendendo e ricomprando. Sono regole, non una strategia: se una di esse ti convenga dipende dall’intera tua posizione fiscale.

Come dichiarare le crypto nel Self Assessment

Devi dichiarare se le plusvalenze imponibili superano l’esenzione, se le vendite totali superano 50.000 £ mentre sei nel Self Assessment, se hai ricevuto reddito da crypto (staking, mining, airdrop in cambio di un servizio) o se hai ricevuto token da un datore di lavoro senza che siano stati tassati con il PAYE.

Dalla dichiarazione 2024-25 il Self Assessment ha una sezione dedicata alle cripto-attività, aggiunta alle indicazioni dell’HMRC il 29 maggio 2025, dove le plusvalenze si inseriscono in sterline. Il reddito da crypto va nelle parti già esistenti della dichiarazione sull’imposta sul reddito. L’HMRC offre anche un servizio in tempo reale per la CGT (Capital Gains Tax real time service) per dichiarare e pagare una plusvalenza poco dopo la cessione, senza attendere la dichiarazione.

Per l’anno fiscale 2025-26 (dal 6 aprile 2025 al 5 aprile 2026), le scadenze sono queste:

  • I nuovi contribuenti dovevano registrarsi al Self Assessment entro il 5 ottobre 2026.
  • La dichiarazione cartacea scade il 31 ottobre 2026.
  • La dichiarazione online e il pagamento dell’imposta dovuta scadono il 31 gennaio 2027.

Chi perde una scadenza rischia sanzioni e interessi.

Come fa l’HMRC a sapere delle tue crypto: CARF e lettere di sollecito

L’idea che le crypto siano invisibili al fisco è superata. Dal 1° gennaio 2026 ogni fornitore britannico di servizi su cripto-attività deve raccogliere i dati identificativi degli utenti nell’ambito del Cryptoasset Reporting Framework (CARF), il quadro internazionale elaborato dall’OCSE. A ogni fornitore, anche con sede fuori dal Regno Unito, si comunicano nome completo, data di nascita, indirizzo, paese di residenza fiscale e un identificativo fiscale, che per i residenti nel Regno Unito è il National Insurance number o lo Unique Taxpayer Reference, come indica la guida dell’HMRC per gli utenti. Un utente che non fornisce i dati, o ne fornisce di errati, a un fornitore britannico rischia una sanzione fino a 300 £.

I fornitori poi trasmettono i dati. Il primo periodo di riferimento è l’anno solare 2026 e i fornitori devono inviare i dati all’HMRC tra il 1° gennaio e il 31 maggio 2027, poi entro il 31 maggio di ogni anno, secondo la guida dell’HMRC per i fornitori, aggiornata il 3 giugno 2026. I fornitori che non comunicano, comunicano in ritardo o in modo errato rischiano sanzioni fino a 300 £ per utente. Il quadro è costruito perché le amministrazioni fiscali si scambino questi dati, e i fornitori britannici segnalano gli utenti residenti in qualsiasi altro paese che lo applichi, quindi anche i conti detenuti oltre frontiera sono coperti. Per questo gli exchange chiedono tanti dati all’iscrizione; la nostra guida su come funzionano gli exchange centralizzati spiega i controlli KYC.

Un occhio sopra un rack di server con una lente d'ingrandimento e un megafono
Con il CARF le piattaforme britanniche raccolgono i dati degli utenti dal 2026 e inviano il primo anno completo all'HMRC entro il 31 maggio 2027.

L’HMRC usa già ciò che ha. L’ICAEW, l’ordine dei dottori commercialisti inglese, ha riferito il 23 luglio 2026 che il team dell’HMRC per i controlli sui patrimoni elevati e sulle medie imprese contatterà, tra luglio 2026 e marzo 2027, i privati che ritiene abbiano pagato meno imposta sulle crypto, per lettera, email o SMS. Una lettera di questo tipo non è un accertamento, e se non hai nulla da dichiarare non devi fare niente. Se invece hai qualcosa da correggere, la via ordinaria è emendare la dichiarazione: di norma hai 12 mesi dopo la scadenza, quindi fino al 31 gennaio 2027 per la dichiarazione 2024-25. Dopo si applica il servizio di regolarizzazione descritto qui sotto.

Il costo dell’attesa lo spiega l’HMRC: se scopre imposta non dichiarata, la sanzione può arrivare al 100% dell’imposta dovuta, più gli interessi, e di più per i casi con elementi esteri.

Se hai plusvalenze o redditi di anni passati mai dichiarati, il Cryptoasset Disclosure Service dell’HMRC permette di notificarli, comunicare tutto online e pagare entro 30 giorni dalla comunicazione. Quanto indietro devi andare dipende dal motivo dell’omissione: 4 anni se hai usato ragionevole diligenza, fino a 6 anni per negligenza, fino a 20 anni se l’omissione era voluta. Gli interessi corrono ogni giorno sull’imposta non pagata.

Se risiedi in Italia: conti nel Regno Unito, quadro RW e convenzione contro le doppie imposizioni

Le regole fin qui descritte vincolano chi è fiscalmente residente nel Regno Unito. Se vivi in Italia e hai aperto un conto presso una piattaforma britannica, il quadro cambia: l’Italia tassa i residenti sui redditi ovunque prodotti, e un exchange con sede a Londra non è, per il fisco italiano, un motivo per non dichiarare. Il tema è trattato nel dettaglio nella nostra guida alle tasse sulle criptovalute in Italia, dove trovi aliquote, soglie e modalità di calcolo in vigore, che negli ultimi anni sono cambiate più volte. Qui conta capire come si incontrano i due sistemi.

Il quadro RW per le crypto detenute su piattaforme britanniche o in autocustodia

Chi è residente in Italia deve indicare nel quadro RW della dichiarazione dei redditi (o nel quadro W del 730) tutte le cripto-attività che possiede, un obbligo di monitoraggio fiscale distinto dal pagamento dell’imposta sulle plusvalenze. Dal 2023 non conta dove sono custodite: un conto su un exchange britannico, un portafoglio custodial gestito da una società di Londra e le monete su un portafoglio non custodial di cui tieni le chiavi vanno tutti dichiarati. Sulle crypto non si paga l’IVAFE ma l’imposta sul valore delle cripto-attività, il 2 per mille del valore al 31 dicembre, calcolata nello stesso quadro: le regole, i codici e le soglie sono spiegati nella nostra guida alle tasse crypto in Italia. Le sanzioni per omessa indicazione nel quadro RW sono una percentuale dell’importo non dichiarato, e per questo è un punto da verificare con un commercialista prima della scadenza della dichiarazione.

C’è poi un punto che spesso sfugge: la tassazione britannica e quella italiana non nascono dallo stesso fatto. Il Regno Unito tassa le cessioni dei suoi residenti, mentre un residente in Italia che vende crypto da un conto londinese non è, di regola, soggetto alla CGT britannica, perché non è residente nel Regno Unito. La plusvalenza si dichiara in Italia, con le regole e le aliquote italiane. Le sterline del conto sono solo la valuta in cui l’operazione è registrata, e per la dichiarazione italiana andranno convertite in euro secondo le regole applicabili.

Italiani che vivono nel Regno Unito: AIRE e residenza fiscale

Per chi si trasferisce a Londra, Manchester o Edimburgo, l’iscrizione all’AIRE (l’anagrafe degli italiani residenti all’estero) è un fatto anagrafico, ma la residenza fiscale si decide con i criteri propri di ciascun paese. Il Regno Unito applica lo statutory residence test descritto più sotto; l’Italia ha criteri suoi, legati a iscrizione all’anagrafe, domicilio e residenza per la maggior parte dell’anno. Può accadere di essere considerati residenti da entrambi i paesi, e a quel punto interviene la convenzione. Chi ha lasciato l’Italia ma non ha cancellato la residenza, o l’ha cancellata solo di recente, dovrebbe chiarire la propria posizione con un professionista prima di vendere crypto, perché una cessione dichiarata nel paese sbagliato è un errore costoso.

La convenzione Italia-Regno Unito: decide la residenza

Esiste una convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Regno Unito. Il suo meccanismo, in linea di principio, è quello dei trattati simili: quando due paesi considerano residente la stessa persona, si guarda a criteri di risoluzione del conflitto, come l’abitazione permanente, il centro degli interessi vitali e il soggiorno abituale, per stabilire quale paese tassa in via principale; l’altro dà credito per l’imposta pagata o rinuncia a tassare. Non entriamo qui nei dettagli degli articoli, che vanno letti sul testo in vigore e applicati al tuo caso, e che non sono stati scritti pensando alle crypto: stabilire come un singolo token o un rendimento DeFi rientri nelle categorie del trattato è una domanda aperta in molti paesi. La regola pratica è che la residenza decide, non il luogo in cui si trova la piattaforma.

Quando ti scambiano i dati: CARF, DAC8 e Consob

Il CARF che porta i dati degli utenti all’HMRC non resta nel Regno Unito. I fornitori britannici segnalano i clienti residenti in paesi partecipanti, e l’Italia fa parte dell’Unione europea, che ha adottato lo stesso schema con la direttiva DAC8 per le piattaforme europee. Il risultato pratico è che un conto presso una piattaforma britannica, europea o di un altro paese aderente tende a diventare visibile all’amministrazione del paese di residenza. Fuori dal fisco, ricorda che in Italia i servizi per le crypto sono vigilati: l’OAM tiene l’elenco dei prestatori di servizi in valute virtuali e, con l’entrata in vigore del regolamento MiCA, la Consob e la Banca d’Italia hanno compiti di vigilanza; la nostra guida a MiCA spiega le regole europee. Una piattaforma autorizzata nel Regno Unito non è per questo autorizzata a offrire servizi in Italia, ed è un buon motivo per controllare con chi stai operando.

Vivere all’estero, trasferirsi nel Regno Unito, o essere americano in Gran Bretagna

La tassazione britannica segue la residenza, decisa dallo statutory residence test. In breve, passare 183 giorni o più nel Regno Unito in un anno fiscale ti rende residente; ci sono test automatici di non residenza (meno di 16 giorni nel Regno Unito se eri residente in uno dei tre anni precedenti, meno di 46 se non lo eri), e per il resto contano i test automatici di residenza (come avere la sola abitazione nel Regno Unito) e poi i legami con il paese. I non residenti non pagano CGT britannica sulle plusvalenze crypto, anche se il loro paese di residenza di solito le tassa.

Un’assenza breve non cancella tutto. In base alla regola della non residenza temporanea, nella guida sullo statutory residence test, le plusvalenze realizzate all’estero possono essere tassate nell’anno in cui rientri, se sei stato fuori cinque anni o meno ed eri stato residente per almeno quattro dei sette anni fiscali prima della partenza.

Gli americani che vivono nel Regno Unito portano con sé due sistemi. Gli Stati Uniti tassano i cittadini sul reddito mondiale ovunque vivano, quindi un cittadino americano a Londra dichiara comunque le cessioni crypto all’IRS in dollari, con le regole della nostra lezione sulle tasse crypto americane, e segue anche le regole britanniche in sterline. I due anni fiscali non coincidono nemmeno: gli Stati Uniti usano l’anno solare, il Regno Unito parte dal 6 aprile.

Le date da tenere d’occhio: Budget, 31 gennaio e 31 maggio 2027

Il 28 ottobre 2026 il Budget potrebbe cambiare aliquote o esenzioni; le pagine di gov.uk citate sopra saranno aggiornate in seguito. Il 31 gennaio 2027 scadono la dichiarazione online e l’imposta 2025-26, e anche l’eventuale rettifica di una dichiarazione 2024-25. Entro il 31 maggio 2027 l’HMRC avrà il primo anno completo di dati CARF dei fornitori britannici. E il 6 aprile 2027 è la data di avvio proposta per le regole «no gain, no loss» sulla DeFi e per l’esenzione sulle stablecoin, se il Parlamento le adotterà.

La prossima lezione di questo percorso passa alle regole di un altro paese europeo. Qualunque cosa porti il Budget, i registri che l’HMRC chiede restano gli stessi: il valore in sterline di ogni scambio, vendita e ricompensa nel giorno in cui è avvenuto, e il costo medio di ciascun token. Per chi vive in Italia valgono in più i documenti che servono al quadro RW e alla dichiarazione italiana.

Fonti

  1. HMRC: Check if you need to pay tax when you sell cryptoassets (aggiornata il 5 October 2026) (in inglese) gov.uk
  2. HMRC: Cryptoassets Manual (in inglese) gov.uk
  3. HMRC: Capital Gains Tax rates and allowances (aggiornata il 13 April 2026) (in inglese) gov.uk
  4. GOV.UK: 240 crypto millionaires revealed in new government data, 27 August 2026 (in inglese) gov.uk
  5. HMRC: Reporting cryptoasset user and transaction data (aggiornata il 3 June 2026) (in inglese) gov.uk
  6. HMRC: Information you'll need to give to UK cryptoasset service providers (in inglese) gov.uk
  7. HMRC: Tax treatment of cryptoasset loans and liquidity pools, documento di politica, 13 July 2026 (in inglese) gov.uk
  8. GOV.UK: Self Assessment tax return deadlines (in inglese) gov.uk
  9. HMRC: Tell HMRC about unpaid tax on cryptoassets (in inglese) gov.uk
  10. HM Treasury: Chancellor confirms Budget date of 28 October, 31 July 2026 (in inglese) gov.uk
  11. HMRC: Tax treatment of stablecoins, documento di politica e bozza di legge, 13 July 2026 (in inglese) gov.uk
  12. ICAEW: HMRC targets tax liabilities from cryptoassets, 23 July 2026 (in inglese) icaew.com
  13. HMRC Cryptoassets Manual: CRYPTO22100, what is a disposal (in inglese) gov.uk
Redazione di Coindaro

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