Le tasse crypto in Francia sono salite nel 2026: la flat tax su una plusvalenza non è più blockchain that runs exactly as written when it is called, holding and moving funds according to its code, without an intermediary able to change the outcome.">smart contract holding reserves of two or more tokens, supplied by users, that a decentralized exchange uses to execute trades automatically at a price set by a formula.">pool diverge, compared with simply holding the same tokens in a wallet. It becomes permanent when the provider withdraws.">il 30% che molte guide riportano ancora. La legge di finanziamento della sicurezza sociale per il 2026 ha portato i prelievi sociali su questo tipo di reddito dal 17,2% al 18,6%, e la pagina di domande e risposte dell’amministrazione fiscale francese sulle crypto indica ora un totale del 31,4%. La stessa legge dice che l’aumento vale a partire dall’imposizione dei redditi del 2025: secondo la nostra lettura, quindi, la dichiarazione presentata in primavera 2026 per le vendite del 2025 era già coinvolta, oltre alle plusvalenze che realizzi nel 2026. Il quadro è quello di ottobre 2026, ed è l’unico punto su cui i documenti ufficiali non dicono ancora tutti la stessa cosa.
Il resto del sistema non è cambiato. Un nucleo fiscale non deve nulla finché le vendite di crypto nell’anno non superano i 305 €, presenta ancora il modulo 2086 insieme alla dichiarazione dei redditi 2042 C e deve ancora indicare ogni conto aperto presso una piattaforma estera nel modulo 3916-bis, anche in un anno senza una sola vendita. Questa lezione passa in rassegna ciascuno di questi passaggi, l’opzione per la tassazione a scaglioni, il momento in cui un trader smette di essere un investitore privato e il nuovo obbligo di segnalazione delle piattaforme previsto dalla direttiva europea DAC8. Una sezione finale è per gli italiani che vivono in Francia, ci lavorano o hanno un conto presso una piattaforma francese.
I principi generali (che cos’è un evento imponibile, perché uno scambio è trattato in modo diverso da un Paese all’altro, come si misura una plusvalenza) sono nella nostra guida alle basi della tassazione crypto, la lezione precedente di questo percorso. Qui restiamo sulla Francia ed entriamo nel dettaglio. Sono informazioni generali, non consulenza fiscale: per la tua situazione rivolgiti a un commercialista (in Francia si dice expert-comptable), a un avvocato tributarista o all’ufficio delle imposte locale (il service des impôts des particuliers).
Tasse crypto in Francia: la flat tax per le plusvalenze 2025 e 2026
La flat tax francese, il prélèvement forfaitaire unique (PFU), ha due parti. La prima è l’imposta sul reddito al 12,8%, fissata dall’articolo 200 C del codice generale delle imposte (CGI) per le plusvalenze che rientrano nell’articolo 150 VH bis, quello che disciplina le cessioni occasionali di cripto-attività da parte di persone fisiche. La seconda è un insieme di prelievi sociali: la CSG, la CRDS allo 0,5% e un prelievo di solidarietà al 7,5%.
La novità sta nella CSG. L’articolo 12 della legge n° 2025-1403 del 30 dicembre 2025, la legge di finanziamento della sicurezza sociale per il 2026 (LFSS), ha sostituito «9,2%» con «10,6%» nell’articolo L136-8 del codice della sicurezza sociale per i redditi da capitale. I prelievi sociali sommano quindi 10,6 + 0,5 + 7,5 = 18,6%, e la flat tax 12,8 + 18,6 = 31,4%. La legge è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale francese (Journal officiel) il 31 dicembre 2025, dopo la decisione n° 2025-899 DC del Consiglio costituzionale, con l’articolo 12 intatto.
La data di entrata in vigore è ciò che ha sorpreso molti. La parte II dell’articolo 12 prevede che l’aliquota più alta si applichi «à compter de l’imposition des revenus de l’année 2025» per il contributo sui redditi da patrimonio (articolo L136-6 del codice della sicurezza sociale), e solo dal 1° gennaio 2026 per i redditi da investimento tassati alla fonte (articolo L136-7). Le plusvalenze crypto appartengono alla prima famiglia. Il commento ufficiale dell’amministrazione, il BOFiP, le descrive come soggette ai «prélèvements sociaux sur les revenus du patrimoine», cioè al contributo dell’articolo L136-6, che in termini generali copre le plusvalenze soggette a imposta sul reddito. Lo stesso articolo 12 elenca i redditi che restano al 9,2%: affitti, plusvalenze immobiliari incassate dal notaio, alcuni interessi e prodotti di assicurazione sulla vita. Le plusvalenze crypto non sono in quell’elenco.
Secondo la nostra lettura, il testo significa che una plusvalenza realizzata con una vendita nel 2025, dichiarata tra aprile e giugno 2026, porta il 18,6% di prelievi sociali, e lo stesso vale per una plusvalenza realizzata nel 2026, da dichiarare nella primavera 2027. L’opuscolo pratico dell’amministrazione per la campagna 2026 applica il 18,6% alle plusvalenze su titoli del 2025. La sua sezione sulle crypto non riporta alcuna cifra: dice che la plusvalenza è tassata al 12,8% e soggetta ai prelievi sociali, e la nota del modulo 2086 per il 2025 dice lo stesso.
La pagina di impots.gouv.fr su come dichiarare le plusvalenze crypto, nella versione modificata il 17 luglio 2026, afferma che le plusvalenze dei privati sono tassate al «prélèvement forfaitaire unique (PFU) de 31,4 % (12,8 % d’impôt + 18,6 % de prélèvements sociaux)». Non dice da quale anno d’imposta. Il sito era in manutenzione per tutto il 24 ottobre 2026, perciò abbiamo letto la copia conservata dall’Internet Archive il 25 agosto 2026. La pagina del BOFiP sulle plusvalenze crypto, invece, è ancora la versione del 23 aprile 2024: parla del 17,2% e di «un taux global de 30 %». Le pagine di commento si aggiornano dopo la legge, a volte molto dopo, e prevale la legge. Se l’avviso di accertamento (avis d’imposition) sui redditi 2025 riporta qualcosa che non ti aspettavi, la cifra con cui confrontarlo è il 18,6% della plusvalenza netta per i prelievi sociali, e l’ufficio delle imposte può dirti quale aliquota ha applicato.
| Voce | Plusvalenze del 2025 (dichiarazione di primavera 2026) | Plusvalenze del 2026 (dichiarazione di primavera 2027) |
|---|---|---|
| Imposta sul reddito a tasso forfettario | 12,8% | 12,8% |
| Prelievi sociali | 18,6% secondo la nostra lettura della LFSS 2026 (17,2% prima) | 18,6% |
| Flat tax totale (PFU) | 31,4% secondo la nostra lettura | 31,4% |
| Opzione per la tassazione a scaglioni | Sì, casella 3CN; i prelievi restano al 18,6% | Sì, salvo modifiche della legge di bilancio 2027 |
| Soglia di esenzione | Vendite totali fino a 305 € nell’anno | Identica |
Fonti della tabella: articoli 150 VH bis e 200 C del CGI, articolo 12 della LFSS 2026, impots.gouv.fr (versione del 17 luglio 2026), aliquote al 24 ottobre 2026. La colonna 2025 applica la data di entrata in vigore scritta nell’articolo 12; il BOFiP non è stato aggiornato per confermarla.

Che cosa significano 1,4 punti in euro? Prendiamo una plusvalenza netta di 5.000 € (un calcolo nostro, a titolo di esempio). L’imposta sul reddito al 12,8% è 640 € e i prelievi sociali al 18,6% sono 930 €: in totale 1.570 €. Con il vecchio 30% il conto sarebbe stato di 1.500 €, quindi l’aumento costa 70 € su quella plusvalenza. Su una plusvalenza di 50.000 € la differenza è di 700 €.
Che cosa fa scattare l’imposta e che cosa no
La tassa francese sulle crypto parte da una cessione, non da un aumento di prezzo. Contano tre eventi. Vendere crypto in euro o in un’altra valuta legale è il più ovvio. Pagare un bene o un servizio in crypto è il secondo: comprare un portatile con bitcoin, per il fisco, è una vendita al valore del portatile. Il terzo è lo scambio con un conguaglio (la soulte), cioè uno scambio in cui, oltre alle crypto, passa anche del denaro in valuta legale.
Lo scambio da una cripto-attività a un’altra senza conguaglio non è tassato in quel momento. L’imposta è rinviata (sursis d’imposition) fino a quando il portafoglio viene convertito in euro o usato per pagare qualcosa, e il BOFiP precisa che questi scambi «ne donnent pas lieu à déclaration»: non vanno nemmeno elencati nel modulo 2086. Vale anche per gli scambi in stablecoin secondo la legge in vigore. È una differenza netta rispetto a ciò che molti lettori italiani si aspettano, e la lezione di questo percorso dedicata all’Italia, successiva a questa, mostra dove le due logiche divergono.
Quest’ultimo punto potrebbe cambiare. Il 16 ottobre 2026 l’Assemblea nazionale ha adottato in prima lettura l’emendamento I-3898 al disegno di legge di bilancio 2027, che renderebbe imponibili dal 1° gennaio 2027 gli scambi da crypto a token di moneta elettronica (le stablecoin come USDC o EURC secondo le regole MiCA dell’UE) e cambierebbe la formula della plusvalenza. È una proposta, non una legge: il Senato e una commissione mista devono ancora esaminare il testo, e al 24 ottobre 2026 non abbiamo trovato alcun voto del Senato. La nostra notizia sull’emendamento sullo scambio in stablecoin riporta il voto, e la nostra guida su che cosa sono le stablecoin spiega la differenza tra un token di moneta elettronica e le altre stablecoin.
Detenere crypto senza vendere non crea alcuna imposta sulle plusvalenze, per quanto il prezzo sia salito. Spostare monete tra i propri portafogli non è una vendita. Questo non vuol dire che non vada dichiarato nulla: i conti esteri vanno indicati ogni anno nel modulo 3916-bis (vedi più avanti) e i redditi come le ricompense di mining o staking sono tassati come reddito, con o senza vendita.
Sullo staking l’amministrazione ha una risposta: la sua pagina di domande e risposte colloca i proventi di mining e staking tra i redditi non commerciali (BNC), la categoria descritta più avanti. Gli interessi da prestito e gli airdrop restano la zona grigia. Non abbiamo trovato un testo ufficiale che li risolva in ogni caso, e gli specialisti non concordano sulla categoria da usare. Se questi proventi sono una parte rilevante della tua attività crypto, è il punto da portare a un consulente.
La soglia dei 305 € conta le vendite, non le plusvalenze
L’articolo 150 VH bis esenta il nucleo fiscale le cui vendite totali nell’anno non superano i 305 €. La soglia si applica alla somma di ciò che hai incassato con le cessioni imponibili, non al tuo profitto. Se vendi 400 € di ether con una plusvalenza di 20 € sei sopra la soglia; se ne vendi 300 € con una plusvalenza di 250 € sei sotto. Gli scambi rinviati non entrano nel totale.
Sopra i 305 € l’intera plusvalenza netta è tassata dal primo euro. Non esiste una franchigia che tolga i primi 305 € di profitto.
La soglia è fissata per nucleo fiscale (foyer fiscal), quindi si sommano le vendite di entrambi i partner di una coppia sposata o legata da PACS che presentano la dichiarazione insieme. Stare sotto la soglia non esonera dagli adempimenti. L’opuscolo pratico 2026 dell’amministrazione è esplicito: il modulo 2086 «doit être jointe à la déclaration de revenus y compris lorsque le montant des cessions est inférieur à 305 €». In quel caso la nota del 2086 chiede di compilare soltanto le righe necessarie a sommare i prezzi di vendita.
Flat tax o scaglioni: come funziona l’opzione 3CN
Per le vendite effettuate dal 1° gennaio 2023, un nucleo fiscale può chiedere che le plusvalenze crypto siano tassate con il barème progressivo dell’imposta sul reddito invece che al 12,8% forfettario. Si fa spuntando la casella 3CN del modulo 2042 C. L’opzione è globale: riguarda tutte le plusvalenze crypto del nucleo per quell’anno. Diventa irrevocabile una volta scaduto il termine di presentazione, ma fino a quella scadenza puoi ancora cambiare idea.
È anche distinta dall’altra opzione, quella per gli scaglioni, la casella 2OP, che riguarda dividendi, interessi e plusvalenze su azioni. Puoi spuntare l’una, l’altra o entrambe. I prelievi sociali restano al 18,6% qualunque cosa scegli: viene sostituita solo la parte del 12,8%.
Il barème per i redditi 2025, fissato dalla legge di bilancio n° 2026-103 del 19 febbraio 2026, si applica per quota del quoziente familiare:
| Reddito imponibile per quota (redditi 2025) | Aliquota marginale |
|---|---|
| Fino a 11.600 € | 0% |
| Da 11.601 a 29.579 € | 11% |
| Da 29.580 a 84.577 € | 30% |
| Da 84.578 a 181.917 € | 41% |
| Oltre 181.917 € | 45% |
L’opzione ha un effetto in più. Quando la plusvalenza è tassata a scaglioni, 6,8 punti della CSG pagata su di essa sono deducibili dal reddito imponibile dell’anno in cui la CSG è versata. Gli 1,4 punti aggiuntivi introdotti dalla LFSS 2026 non sono deducibili.
Torniamo alla plusvalenza di 5.000 €, sempre come semplice aritmetica. Per un nucleo tassato all’11%, il barème dà 550 € di imposta sul reddito più 930 € di prelievi, 1.480 €, contro 1.570 € con la flat tax, e i 340 € di CSG deducibile abbassano un po’ il reddito dell’anno successivo. Per un nucleo nello scaglione del 30%, il barème dà 1.500 + 930 = 2.430 €: molto più della flat tax. L’opzione tende a convenire solo ai nuclei con aliquota marginale dello 0% o dell’11%, e in entrambi i casi la plusvalenza entra nel revenu fiscal de référence, che può incidere su prestazioni e alcune aliquote locali. Fai entrambi i calcoli con il simulatore online di impots.gouv.fr prima di decidere.
Dichiarare in pratica: modulo 2086 e 2042 C
Ogni anno con almeno una vendita imponibile (o con vendite sotto la soglia di 305 €), il nucleo compila il modulo 2086, cerfa n° 16043, intitolato per il 2025 «Déclaration des plus ou moins-values réalisées en 2025 suite à des cessions d’actifs numériques», cioè la dichiarazione delle plusvalenze e minusvalenze da cessioni di attivi digitali. Online si trova al passaggio 3 della dichiarazione, sotto il pulsante «Déclarations annexes», e l’importo inserito compila in automatico la casella 3AN o 3BN della dichiarazione principale. Il risultato netto viene poi riportato nel 2042 C.
Che cosa chiede il 2086 per ogni vendita
Per ogni vendita imponibile il modulo chiede la data, il valore dell’intero portafoglio crypto in quel momento, il prezzo di vendita, le commissioni, l’eventuale conguaglio, il prezzo totale di acquisto del portafoglio e le frazioni di capitale iniziale già utilizzate dalle vendite precedenti. Il valore del portafoglio conta ogni posizione, ovunque si trovi. La nota del 2086 elenca le piattaforme di scambio «y compris étrangères», i server personali e i dispositivi di archiviazione offline. Un portafoglio hardware in un cassetto fa parte del calcolo.
La formula del portafoglio intero in un esempio
Il fisco francese non chiede quale moneta hai venduto. La plusvalenza è il prezzo di vendita meno una quota del prezzo totale che hai pagato per l’intero portafoglio, dove la quota è il prezzo di vendita diviso per il valore del portafoglio in quel momento. La nota del 2086 riporta questo esempio: hai comprato crypto per 1.000 €, il tuo portafoglio vale 1.200 €, vendi per 450 €. La plusvalenza è 450 – (1.000 x 450 / 1.200) = 75 €. I 375 € di costo consumati da quella vendita vengono poi sottratti dal prezzo di acquisto per la vendita successiva. Il metodo, con esempi più lunghi e i documenti da conservare, è il tema di una lezione successiva di questo percorso.
Le commissioni di una vendita imponibile si deducono dal prezzo di vendita, solo nella prima parte della formula.
Dove vanno i numeri e che cosa succede alle perdite
La riga 52 del 2086 dà il risultato netto dell’anno. Una plusvalenza netta va nella casella 3AN del 2042 C, una perdita netta nella 3BN, e la casella 3CN è l’opzione per gli scaglioni. Una perdita può compensare soltanto le plusvalenze crypto dello stesso anno. L’opuscolo dell’amministrazione lo dice senza giri di parole: la perdita «n’est pas reportable sur les années suivantes». Una perdita del 2025 è persa il 1° gennaio 2026. È un’altra differenza con l’abitudine italiana di riportare le minusvalenze negli anni successivi.
Le date della campagna 2026
Per i redditi 2025, la dichiarazione online è stata aperta il 9 aprile 2026. Le scadenze erano il 19 maggio per le dichiarazioni cartacee, poi online il 21 maggio per i dipartimenti da 01 a 19 e per i non residenti, il 28 maggio per i dipartimenti da 20 a 54 e il 4 giugno per i dipartimenti da 55 a 974/976, secondo lo studio legale CMS. Le date del 2027 per i redditi 2026 non sono state pubblicate al 24 ottobre 2026.
Piattaforme e wallet esteri: il modulo 3916-bis, anche senza vendite
L’articolo 1649 bis C del CGI impone a chiunque sia domiciliato in Francia di dichiarare, con la dichiarazione dei redditi, i riferimenti dei conti di cripto-attività «ouverts, détenus, utilisés ou clos» presso una società o un organismo stabilito all’estero. La formulazione è cambiata con la legge n° 2026-534 del 25 giugno 2026: ora parla di portafogli di cripto-attività ai sensi del MiCA e aggiunge i token non fungibili unici (NFT) detenuti o usati all’estero. Non siamo riusciti a confermare da quando si applichi la parte sugli NFT.
Su carta il modulo è il n° 3916-3916-bis, di solito chiamato 3916-bis, uno per conto, allegato al 2042; online i conti si inseriscono alla fine della dichiarazione. La casella 8UU della dichiarazione è quella che segnala i conti all’estero. L’obbligo non dipende da alcuna vendita. Un conto aperto anni fa presso un exchange estero e non toccato nel 2025 va comunque nella dichiarazione 2026, e lo stesso vale per un conto chiuso nel corso dell’anno. È la risposta alla domanda che molti lettori fanno: se non hai venduto, non devi imposta sulla plusvalenza e non presenti il 2086, ma un conto estero si dichiara ogni anno.
Ciò che rende «estero» un conto è l’entità giuridica con cui hai un contratto, non il marchio. Alcuni exchange servono i clienti francesi attraverso società con sede in altri Paesi UE, e l’entità può cambiare quando una piattaforma si riorganizza. Cerca la società indicata nei termini di servizio o negli estratti conto. La nostra guida a come funzionano gli exchange centralizzati spiega che cos’è davvero un conto su un exchange.
Un wallet che controlli tu è un caso diverso. Il testo riguarda i conti aperti presso entità stabilite all’estero, e un portafoglio hardware o un’app in cui custodisci tu le chiavi non è gestito da alcuna entità. Gli specialisti di fisco lo leggono come fuori dal 3916-bis; le domande e risposte ufficiali erano irraggiungibili il 24 ottobre 2026, quindi verifica prima di fare affidamento su questa lettura. Le nostre guide ai wallet crypto e all’autocustodia spiegano la differenza tra un conto e un wallet.
Le sanzioni sono fissate dall’articolo 1736 X del CGI, per dichiarazione:
| Mancanza | Sanzione | Se i conti esteri valevano più di 50.000 € in un qualsiasi momento dell’anno |
|---|---|---|
| Ogni conto non dichiarato (o NFT unico) | 750 € | 1.500 € |
| Ogni omissione o inesattezza | 125 € | 250 € |
| Tetto per omissioni e inesattezze | 10.000 € per dichiarazione | 10.000 € per dichiarazione |
Fonte: articolo 1736 X del CGI, come descritto nel BOFiP, al 24 ottobre 2026. Le attività estere non dichiarate possono comportare anche altre conseguenze previste dal codice di procedura tributaria, che vanno oltre questa guida.
Quando non sei più un investitore privato: BIC, BNC e mining
Tutto quanto sopra vale per l’investitore privato che gestisce i propri risparmi. Il BOFiP descrive altri due regimi.
Chi fa della compravendita di crypto la propria professione esercita un’attività commerciale, e i profitti sono utili industriali e commerciali (BIC) tassati ai sensi dell’articolo 34 del CGI. Poi c’è un caso più stretto scritto nella legge nel 2022: le operazioni effettuate «dans des conditions analogues à celles qui caractérisent une activité professionnelle», senza essere la professione della persona, rientrano nei redditi non commerciali (BNC) ai sensi dell’articolo 92 del CGI. L’amministrazione stessa dice, nel suo commento del 28 giugno 2023, che questo «régime subsidiaire n’a vocation à s’appliquer que dans des cas d’espèce exceptionnels». La pagina di domande e risposte del fisco descrive il profilo che ha in mente: investitori che compiono operazioni numerose e sofisticate durante l’anno con gli stessi strumenti e le stesse tecniche dei trader professionisti. Anche i profitti di mining e staking sono tassati come BNC.
Non esiste un numero che ti faccia cambiare categoria. Il BOFiP non indica alcuna soglia di operazioni, volume o reddito, e le cifre citate sui blog («qualche centinaio di vendite all’anno») non hanno alcuna base ufficiale. Il fisco e, se si arriva a tanto, il giudice guardano ai fatti nel loro insieme: quanto spesso operi, le somme in gioco, gli strumenti usati, la quota del tuo reddito che rappresenta. Il trading di futures o di altri derivati è un tema a parte che l’articolo 150 VH bis non copre.
Nel caso del BNC, l’amministrazione dice che il profitto è tassato a scaglioni più i prelievi sociali, con una scelta tra il regime micro-BNC, disponibile fino a 83.600 € di ricavi con una deduzione forfettaria del 34% per i costi (articolo 102 ter del CGI), e la deduzione dei costi effettivi (déclaration contrôlée). Una vera attività di compravendita in BIC segue le regole ordinarie per le imprese e i lavoratori autonomi. Perdite, costi deducibili e moduli funzionano diversamente dal regime privato, ed è per questo che qui il commercialista si guadagna la parcella.
DAC8: la tua piattaforma ora segnala al fisco
Dal 1° gennaio 2026 i prestatori di servizi per le cripto-attività nell’UE raccolgono dati sui propri utenti per le autorità fiscali. La regola viene dalla direttiva (UE) 2023/2226 del Consiglio, detta DAC8, che la Commissione europea (pagina in inglese) dice applicabile da quella data. I primi scambi tra autorità fiscali, relativi al 2026, sono previsti entro il 30 settembre 2027. La nostra voce di calendario sul primo scambio DAC8 del 2027 segue questa scadenza.
Il legislatore francese ha scritto le regole nel proprio codice tributario (articoli da 1649 AC bis a quinquies del CGI). Una piattaforma segnala l’identità di ogni utente, la residenza fiscale e, se disponibile, il codice fiscale, poi le operazioni dell’anno: scambi tra cripto-attività, vendite contro euro o un’altra valuta e trasferimenti da e verso indirizzi, con importi lordi, unità e numero di operazioni. All’utente che non fornisce le informazioni richieste dopo due solleciti e 60 giorni vengono bloccate le operazioni soggette a segnalazione. La piattaforma paga 15 € per ogni operazione non segnalata, fino a 2 milioni di euro l’anno.

DAC8 non crea alcuna nuova imposta e lascia le regole fiscali francesi sulle crypto così come sono. Cambia il fatto che il fisco potrà confrontare il tuo 2086 e il tuo 3916-bis con ciò che le piattaforme hanno inviato, e un modulo mancante sarà più facile da individuare. I controlli di identità superati all’apertura del conto, il processo KYC, sono ciò che permette alla piattaforma di collegare le tue operazioni alla tua residenza fiscale. Le regole di autorizzazione MiCA che si applicano alle piattaforme stesse sono trattate nella nostra guida al MiCA; le regole fiscali di cui sopra valgono qualunque sia lo status della piattaforma.
Se sei italiano e vivi in Francia (o hai un conto su una piattaforma francese)
Il passaporto non decide la tassazione crypto: la decide la residenza fiscale. Le regole francesi viste sopra si applicano per intero a un italiano che risulta residente fiscale in Francia. Quello che cambia è il rapporto con l’Italia, ed è diverso se ti stai trasferendo, se sei un lavoratore transfrontaliero o se sei rimasto residente in Italia con un conto presso una piattaforma francese.
Residenza fiscale e AIRE: due cose diverse
Per essere residente fiscale in Francia, secondo il codice, contano la casa, il luogo di soggiorno principale, l’attività professionale o il centro dei propri interessi economici; sono criteri di fatto, che non abbiamo riletto sul testo ufficiale per questa lezione. L’AIRE, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, è invece un registro anagrafico: dice dove il tuo Comune ti considera residente, ma non stabilisce da sola in quale Paese sei residente ai fini delle imposte, che ciascuno Stato valuta con le proprie regole. I due Stati possono arrivare a conclusioni diverse per lo stesso anno, ed è il caso tipico del trasloco a metà anno. Prima di spostarti, o appena arrivato, fai verificare da un commercialista che conosca entrambi i sistemi la data da cui conti come residente in ciascun Paese e che cosa comporta per le crypto che già possiedi.
La convenzione tra Italia e Francia
L’Italia e la Francia hanno firmato a Venezia, il 5 ottobre 1989, una convenzione per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito. Serve a stabilire quale Stato può tassare un reddito quando una persona ha legami con entrambi, e prevede un criterio per risolvere i casi di doppia residenza. Non abbiamo aperto il testo degli articoli per questa lezione, quindi non indichiamo quale articolo riguardi le plusvalenze né come siano formulati i criteri di prevalenza: è la domanda precisa da fare al commercialista, con le date e gli importi alla mano. Ricorda che la convenzione non cancella gli obblighi dichiarativi: serve a evitare di pagare due volte, non a non dichiarare.
Se resti residente in Italia: il quadro RW vale anche per un conto francese
Chi è residente fiscale in Italia indica le proprie crypto nel quadro RW del modello Redditi (o nel quadro W del 730) dovunque siano custodite: l’obbligo, in vigore dal 1° gennaio 2023 con l’articolo 4 del decreto-legge 167/1990, riguarda le cripto-attività detenute in Italia o all’estero, senza una soglia minima, e c’è una riga per ogni wallet o conto digitale. Un conto presso una piattaforma francese, per un residente in Italia, va quindi in RW, anche se in Francia non devi presentare nulla: il 3916-bis è un obbligo di chi è domiciliato in Francia e riguarda i conti presso entità estere, e per un francese una piattaforma francese non lo è. I due obblighi non si sostituiscono né si assomigliano: l’RW è italiano e riguarda i residenti in Italia, il 3916-bis è francese e riguarda i residenti in Francia. Chi è nella situazione intermedia di un trasferimento deve capire quale dei due, o entrambi, riguarda ciascun anno. Le aliquote e le regole italiane per le plusvalenze, per la tassa dello 0,2% sul valore e per le sanzioni del quadro RW sono trattate nella lezione di questo percorso dedicata all’Italia, successiva a questa.
Resta il tema DAC8. Una piattaforma francese raccoglie anche la tua residenza fiscale, e le autorità fiscali europee si scambieranno questi dati: se per l’Italia sei residente, il dato su un conto in Francia potrà arrivare all’Agenzia delle Entrate. Per un italiano con un conto in Francia, tenere in ordine RW e documenti conta quindi più di prima.
Se lavori in Francia ma abiti in Italia
Per un lavoratore transfrontaliero, di regola, è la residenza fiscale a guidare la tassazione delle plusvalenze crypto, non il luogo di lavoro: se la tua resta in Italia, lavorare in Francia non fa applicare da sé le regole francesi alle tue vendite. È un punto generale e non l’abbiamo verificato sulla convenzione; se il tuo caso ha anche altri redditi o un secondo alloggio in Francia, chiedi un parere prima della vendita, non dopo la dichiarazione.
Che cosa preparare prima della prossima dichiarazione
Niente di tutto questo va fatto la notte prima della scadenza. Alcune abitudini rendono molto più facile la dichiarazione della primavera 2027, relativa al 2026:
- Esporta lo storico completo delle operazioni di ogni piattaforma usata nel 2026, comprese quelle che hai lasciato, finché puoi ancora accedere.
- Conserva la prova di ogni prezzo di acquisto dal primo acquisto, perché la formula francese usa il prezzo di acquisto dell’intero portafoglio.
- Annota il valore di tutte le tue posizioni, sulle piattaforme e nei wallet personali, alle date in cui vendi.
- Elenca ogni conto detenuto presso un’entità estera, aperto, usato o chiuso nell’anno, per il 3916-bis.
- Somma i prezzi di vendita dell’anno per vedere a che punto sei rispetto alla soglia dei 305 €.
- Confronta la flat tax e il barème per il tuo nucleo prima di spuntare la casella 3CN.
- Se sei italiano e ti sposti, annota la data del trasferimento e fai verificare con un commercialista dove sei residente ai fini fiscali in ciascun anno.
Prima di allora tieni d’occhio due cose: la sorte dell’emendamento sulle stablecoin nella legge di bilancio 2027 e le pagine di impots.gouv.fr per i redditi 2026, attese nella primavera 2027. Per una situazione con proventi da staking, più piattaforme estere, un trasferimento o una plusvalenza importante, un commercialista o l’ufficio delle imposte ti darà una risposta valida per il tuo caso.



