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Blockchain a cosa serve? Applicazioni reali oltre le criptovalute

Blockchain a cosa serve nel 2026? Stablecoin, fondi tokenizzati e regolamento tra banche guidano; separiamo gli usi reali dai flop come TradeLens.

Principiante 20 min di letturaAggiornato Da leggere prima: Che cos’è la blockchain? La guida per principianti
Un globo collegato a blocchi impilati, un edificio bancario e una stretta di mano
Indice
  1. A cosa serve la blockchain: prima di tutto al denaro
    1. Stablecoin, il primo uso di massa
    2. DeFi: prestiti e scambi senza una banca al centro
    3. Pagamenti e rimesse: Stellar, XRP Ledger e Lightning
    4. Asset tokenizzati: fondi sui titoli di Stato e BUIDL di BlackRock
  2. Quali aziende usano davvero la blockchain, con cifre datate
  3. Progetti blockchain falliti: TradeLens, ASX CHESS, Voatz
  4. Applicazioni della blockchain oltre la finanza, una per una
    1. Filiera e tracciabilità
    2. Identità e diplomi
    3. Voto
    4. Sanità
    5. Registri catastali e immobiliari
    6. Proprietà intellettuale e musica
    7. Settore pubblico
  5. La blockchain può sostituire il notaio?
  6. Come valutare un’applicazione blockchain in cinque domande
  7. Cosa cambia per chi vive in Italia

blockchain that runs exactly as written when it is called, holding and moving funds according to its code, without an intermediary able to change the outcome.">smart contract holding reserves of two or more tokens, supplied by users, that a decentralized exchange uses to execute trades automatically at a price set by a formula.">pool diverge, compared with simply holding the same tokens in a wallet. It becomes permanent when the provider withdraws.">Il 24 ottobre 2026 i prodotti di titoli di Stato americani tokenizzati, cioè quote di fondi emesse sotto forma di token su una blockchain, valevano circa 14,6 miliardi di dollari secondo il tracker rwa.xyz. Quattro anni prima, quasi nello stesso mese, Maersk e IBM annunciavano la chiusura di TradeLens, una piattaforma blockchain per i documenti del trasporto marittimo, perché non aveva raggiunto, nella nostra traduzione, «il livello di sostenibilità commerciale necessario per continuare il lavoro», come disse Rotem Hershko di Maersk a Supply Chain Dive (la dichiarazione originale è in inglese). Stessa famiglia di tecnologie, destini opposti.

Quindi, blockchain a cosa serve, una volta lasciate da parte le criptovalute? La risposta onesta nel 2026 è più breve degli elenchi del 2018. Due usi sono misurabili e in crescita: il denaro (stablecoin, fondi tokenizzati, regolamento tra banche) e pochi registri condivisi in cui aziende concorrenti hanno bisogno di un unico archivio che nessuna delle due controlla. Quasi tutto il resto, dalla tracciabilità del cibo al voto, è stato annunciato con grande rumore e poi si è ridimensionato, è stato chiuso oppure usa la blockchain soltanto come marca temporale appoggiata a un normale database.

Questa lezione separa i due casi, con date e cifre, e finisce con un breve test da applicare a qualunque promessa del tipo «blockchain per X». Dà per noto che cosa siano un registro e un blocco: se non è così, parti dalla lezione su che cos’è una blockchain. Quasi tutti i progetti aziendali citati girano su reti con permessi, una distinzione spiegata in blockchain pubbliche e private. Niente di quanto segue è una consulenza finanziaria.

A cosa serve la blockchain: prima di tutto al denaro

Se segui i volumi, arrivi sempre alla finanza, e non è un caso. Un registro che più soggetti possono aggiornare e che nessuno di loro può riscrivere di nascosto è esattamente ciò che serve a un sistema di pagamento. Inoltre il denaro è già interamente digitale: nessun magazziniere deve inserire il dato giusto perché la registrazione sia vera.

Stablecoin, il primo uso di massa

Le stablecoin sono token che seguono il valore di una valuta, quasi sempre il dollaro statunitense. Il 24 ottobre 2026 DefiLlama contava circa 304,3 miliardi di dollari di token ancorati al dollaro in circolazione, di cui circa 182,4 miliardi di USDT di Tether e 71,8 miliardi di USDC di Circle. Per noi che viviamo nell’area dell’euro il confronto è istruttivo: i token in euro sono un arrotondamento, circa 846 milioni di euro in tutto, con EURC di Circle a circa 507 milioni e EURCV di Société Générale-Forge a circa 189 milioni, sempre sulla dashboard di DefiLlama. Meno dello 0,3% del mercato.

Le stablecoin servono per operare sugli exchange, per spostare dollari oltre frontiera senza una banca corrispondente e, sempre più spesso, dietro le quinte dei circuiti di carte. L’8 settembre 2026 Visa ha dichiarato che il suo regolamento in stablecoin aveva superato i 20 miliardi di dollari su base annualizzata nel secondo trimestre fiscale, oltre 15 volte più di un anno prima, con più di 160 programmi di carte legati a stablecoin attivi, come ha riferito The Block. La cifra misura ciò che Visa regola con i partner in stablecoin, non il traffico sulla blockchain, ed è piccola rispetto all’attività delle carte. Come funzionano questi token e chi li garantisce lo trovi nella nostra guida alle stablecoin.

DeFi: prestiti e scambi senza una banca al centro

La finanza decentralizzata (DeFi) usa smart contract per gestire pool di prestito e scambi utilizzabili da chiunque abbia un wallet. Il principale protocollo di prestito, Aave, il 24 ottobre 2026 aveva circa 17,8 miliardi di dollari di depositi tra le sue varie versioni, con circa 12,2 miliardi prestati, secondo DefiLlama. Compound, uno dei primi protocolli di questo tipo, ne aveva circa 1,5 miliardi.

La parte onesta è la tendenza. Il valore totale bloccato nella DeFi era intorno ai 90 miliardi di dollari il 23 ottobre 2026, contro circa 146,9 miliardi il 24 ottobre 2025: un calo di circa il 39% in un anno, secondo i dati di DefiLlama. In parte dipende dal calo dei prezzi dei token, in parte dal denaro uscito dopo attacchi hacker e progetti falliti. La DeFi esiste ed è usata ogni giorno, ma soprattutto da chi possiede già criptovalute. Meccanismi, rischi e vocabolario stanno nella nostra spiegazione della DeFi, quindi qui non li ripetiamo.

Pagamenti e rimesse: Stellar, XRP Ledger e Lightning

Mandare soldi a casa costa. Nel suo rapporto di giugno 2024 la Banca Mondiale stimava il costo medio globale per inviare 200 dollari al 6,65% nel secondo trimestre 2024, con le banche come canale più caro (13,40%) e i servizi digitali al 5,29%, secondo Remittance Prices Worldwide (documento in inglese). G20 e obiettivi di sviluppo dell’ONU puntano al 3%. In Italia il tema riguarda da vicino le famiglie di lavoratori stranieri che inviano denaro nei Paesi d’origine.

Tre reti sono nate attorno a questo divario. Stellar è una blockchain di pagamento usata per emettere e muovere stablecoin come USDC tra società di pagamento, che poi pagano in contanti o con accrediti bancari locali. L’XRP Ledger, sostenuto da Ripple, svolge un compito simile per banche e imprese di pagamento, e RLUSD, la stablecoin in dollari di Ripple, aveva circa 2,5 miliardi di dollari in circolazione il 24 ottobre 2026 (DefiLlama). La Lightning Network di Bitcoin è la terza: uno strato di canali di pagamento sopra Bitcoin per pagamenti piccoli e rapidi. La sua parte pubblica contava 16.242 nodi e circa 3.795 BTC di capacità nell’ultimo rilevamento delle statistiche di mempool.space, datato 30 agosto 2026 e ancora l’ultimo disponibile il 24 ottobre. La capacità è denaro fermo nei canali, non pagamenti effettuati, quindi dice poco sull’uso reale.

Quello che nessuna di queste reti elimina è la parte costosa alle due estremità: trasformare contanti in token, verificare l’identità di chi invia e pagare in una valuta che la famiglia può spendere. Le società di pagamento che usano una blockchain tagliano il tratto centrale. Chi promette trasferimenti gratuiti e istantanei per tutti vende il tratto centrale come se fosse l’intero viaggio.

Asset tokenizzati: fondi sui titoli di Stato e BUIDL di BlackRock

Tokenizzare significa emettere come token una quota di fondo, un’obbligazione o un deposito, in modo che si muova su una blockchain a qualsiasi ora e si regoli in pochi minuti. Il successo più chiaro finora è il debito pubblico statunitense a breve termine. BlackRock ha lanciato il suo USD Institutional Digital Liquidity Fund, BUIDL, su Ethereum il 20 marzo 2024, con Securitize come collocatore e un investimento minimo iniziale di 5 milioni di dollari, secondo il comunicato di lancio di BlackRock. Lo si definisce spesso il più grande fondo tokenizzato. A ottobre 2026 non lo è più.

Prodotto (emittente)Valore al 24 ottobre 2026
USDY (Ondo Finance)2,37 miliardi di dollari
USYC (Circle)2,37 miliardi di dollari
BUIDL (BlackRock)2,17 miliardi di dollari
iBENJI (Franklin Templeton)1,71 miliardi di dollari
JLTXX (J.P. Morgan)0,79 miliardi di dollari
Tutti i titoli di Stato USA tokenizzati14,64 miliardi di dollari

Fonte: rwa.xyz, dashboard dei titoli di Stato (Treasuries), dati al 24 ottobre 2026. Le cifre cambiano ogni giorno e altri tracker riportano numeri diversi per gli stessi fondi.

I grandi gestori aggiungono continuamente nuove reti: J.P. Morgan ha spostato i suoi due fondi monetari tokenizzati su Solana a ottobre 2026, sempre riservati a investitori statunitensi qualificati. Negli Stati Uniti la quota di un fondo tokenizzato resta un titolo finanziario soggetto alle regole della Securities and Exchange Commission, e la maggior parte di questi prodotti è chiusa ai piccoli risparmiatori. Il token cambia le tubature, non la natura giuridica di ciò che possiedi. E 14,6 miliardi di dollari sono pochissimi rispetto al mercato dei titoli di Stato americani.

Pile di monete e banconote accanto a una porta di caveau e a una linea in salita
I titoli di Stato USA tokenizzati hanno raggiunto circa 14,6 miliardi di dollari il 24 ottobre 2026, secondo rwa.xyz.

Quali aziende usano davvero la blockchain, con cifre datate

Se chiedi per che cosa si usa la blockchain dentro le aziende nel 2026, le risposte con numeri allegati vengono da banche, circuiti di pagamento e infrastrutture di mercato. La maggior parte gestisce sistemi con permessi, oppure usa blockchain pubbliche con controlli stretti su chi può detenere i token.

Azienda o istituzioneChe cosa fa su una blockchainCifra o tappa datataFonte
J.P. Morgan (Kinexys)Pagamenti e token di deposito per clienti istituzionaliOltre 7 miliardi di dollari di volume medio giornaliero, oltre 3.000 miliardi dall’avvio (dati della banca, 2025)J.P. Morgan
VisaRegola con i partner in stablecoinOltre 20 miliardi di dollari annualizzati (annuncio dell’8 settembre 2026)The Block
MastercardHa acquistato BVNK, società di pagamenti in stablecoinOperazione fino a 1,8 miliardi di dollari, completata il 3 agosto 2026The Block
Eurosistema (BCE e banche centrali nazionali)Pontes: regola asset tokenizzati in moneta di banca centraleAvviato il 21 settembre 2026 con 13 partecipanti al mercato e 4 gestori DLTBCE
BlackRockFondo tokenizzato sui titoli di Stato BUIDLCirca 2,17 miliardi di dollari (24 ottobre 2026)rwa.xyz
Intesa Sanpaolo e CDP (Italia)Obbligazione digitale da 25 milioni di euro su PolygonEmessa e regolata il 18 luglio 2024, scaduta il 18 novembre 2024Intesa Sanpaolo

J.P. Morgan pubblica le cifre più grandi. La sua divisione Kinexys sposta dollari tra i clienti istituzionali della banca a ciclo continuo, e il suo token di deposito JPMD gira sulla rete Base di Coinbase da novembre 2025. Il 19 ottobre 2026 la banca ha annunciato che il token, chiamato anche JPM Coin, è entrato in funzione anche sulla mainnet di Ethereum, di nuovo solo per clienti istituzionali approvati. Il token rappresenta depositi bancari esistenti, ed è per questo che non è una stablecoin.

La Banca centrale europea ha scelto un’altra strada, e ci riguarda direttamente perché la Banca d’Italia fa parte dell’Eurosistema. Il suo servizio Pontes, avviato il 21 settembre 2026, collega le piattaforme blockchain al sistema di regolamento dell’Eurosistema, così che un’obbligazione tokenizzata possa essere pagata in moneta di banca centrale. I primi utenti citati nel comunicato della BCE (in inglese) includono Deutsche Bank, Santander, Société Générale, KfW e la Banca europea per gli investimenti, con Clearstream tra i quattro gestori di piattaforma. Orari più lunghi e più funzioni sono previsti entro il 2028. È solo all’ingrosso: i risparmiatori non possono aprire un conto Pontes, ed è un progetto separato dall’euro digitale.

Anche l’infrastruttura dei mercati si muove. Il depositario centrale statunitense DTCC ha comunicato che il suo servizio di tokenizzazione partirà con 25 titoli a ottobre 2026, sulla propria rete privata Besu e su Canton. In Italia, Intesa Sanpaolo ha sottoscritto l’intero importo di un’obbligazione digitale da 25 milioni di euro emessa da Cassa Depositi e Prestiti su Polygon a luglio 2024, regolata lo stesso giorno in moneta di banca centrale attraverso il TIPS Hash Link della Banca d’Italia, come ha spiegato la banca in un comunicato stampa (in inglese). Fu una prova della norma, non un mercato: un emittente, un acquirente, quattro mesi.

Fuori dalla finanza, l’utilizzatore aziendale più citato è Walmart. Con IBM ha condotto progetti pilota su Hyperledger Fabric dall’ottobre 2016, tracciando i mango negli Stati Uniti e la carne di maiale in Cina, e ha poi dichiarato che il tempo per risalire all’origine dei mango è sceso da sette giorni a 2,2 secondi, secondo un caso di studio pubblicato dalla Linux Foundation (in inglese). Nel settembre 2018 Walmart ha comunicato ai fornitori di verdure a foglia che avrebbero dovuto tracciare i prodotti sul sistema IBM, con la tracciabilità completa fino all’azienda agricola da raggiungere entro settembre 2019. Sono cifre dell’azienda stessa, relative al periodo 2016-2019, e gran parte della velocità deriva dalla digitalizzazione dei registri cartacei. Non siamo riusciti a confermare come il sistema sia usato oggi. Lo stesso vale per la rete Food Trust di IBM, lanciata nel 2018, a cui secondo i resoconti dell’epoca Carrefour aderì nei primi anni: non abbiamo trovato cifre pubbliche recenti, quindi consideriamoli progetti pilota documentati, non successi attuali.

Progetti blockchain falliti: TradeLens, ASX CHESS, Voatz

Dai fallimenti si impara più che dai lanci. Tre casi, tutti ben documentati, mostrano dove la blockchain non aiuta.

TradeLens, lanciata da Maersk e IBM nel 2018, digitalizzava la burocrazia del trasporto container. Il software funzionava. Il settore non ha aderito: i vettori concorrenti avevano poca voglia di mettere i propri dati su una piattaforma guidata da un rivale, e la stessa Maersk ha ammesso che la collaborazione non era riuscita. Quando le due aziende hanno annunciato la chiusura, il 29 novembre 2022, Hershko ha aggiunto che, nella nostra traduzione, «la necessaria collaborazione globale dell’intero settore non è stata raggiunta», e la piattaforma è andata offline entro la fine del primo trimestre 2023 (Supply Chain Dive). Un registro condiviso serve solo se le parti accettano di condividerlo.

In Australia la borsa ASX ha impiegato circa cinque anni per sostituire CHESS, il suo sistema di compensazione e regolamento, con un progetto basato su blockchain di Digital Asset, annunciato nel 2017. A novembre 2022 ha fermato il progetto dopo una revisione indipendente di Accenture e ha svalutato da 245 a 255 milioni di dollari australiani al lordo delle imposte, come ha riferito The Block. Il presidente ha indicato problemi di tecnologia, governance ed esecuzione, e la borsa è passata a un progetto senza blockchain, secondo notizie del 2024.

Il voto è il terzo caso. Voatz, un’app di voto per smartphone che dichiarava di usare una blockchain con permessi, è stata utilizzata nelle elezioni di metà mandato del 2018 in West Virginia e a Denver, in Oregon e nello Utah. A febbraio 2020 ricercatori del MIT hanno pubblicato un’analisi in cui un telefono o un server compromesso poteva alterare i voti e l’app non sembrava verificare affatto i voti sulla propria blockchain, come ha riportato MIT News (in inglese). Voatz ha contestato i risultati. Il punto più generale, sostenuto dai ricercatori di sicurezza elettorale, è che una blockchain registra ciò che riceve: se il telefono o l’app sono compromessi, conserva fedelmente un voto sbagliato.

Applicazioni della blockchain oltre la finanza, una per una

Ognuno degli usi qui sotto avrà più avanti una propria lezione in questo percorso. Ecco che cosa è verificato per ciascuno, in un paragrafo.

Filiera e tracciabilità

L’idea utile è un registro condiviso di chi ha maneggiato un lotto, quando e dove, leggibile da ogni azienda lungo la catena. La parte difficile è l’inserimento dei dati: un registro non può sapere se l’etichetta sulla cassa è vera, il vecchio problema del «garbage in, garbage out» che gli ingegneri chiamano problema dell’oracolo. TradeLens ha chiuso e le cifre di Walmart risalgono al periodo 2016-2019, per questo una lezione successiva guarda a che cosa la tracciabilità della filiera usi ancora della blockchain.

Identità e diplomi

L’Unione europea gestisce EBSI, la European Blockchain Services Infrastructure, una rete di nodi gestiti da Stati membri e Commissione, i cui primi casi d’uso erano diplomi, notarizzazione di documenti, identità digitale e condivisione di dati, secondo la pagina della Commissione su EBSI (in inglese). Non va confusa con il portafoglio europeo di identità digitale che gli Stati membri devono offrire entro la fine del 2026 in base al regolamento (UE) 2024/1183: quel portafoglio non si basa su una blockchain. Una lezione successiva tratta l’identità digitale.

Voto

Oltre a prove ridotte come Voatz, non abbiamo trovato alcuna elezione nazionale svolta su una blockchain. La preoccupazione principale dei ricercatori è il dispositivo dell’elettore, che nessun registro protegge. Il voto con la blockchain avrà più avanti una lezione dedicata.

Sanità

La Fondazione estone per la sanità elettronica ha annunciato a marzo 2016 che avrebbe aggiunto la tecnologia KSI di Guardtime al database con oltre un milione di cartelle di pazienti, secondo Guardtime e il sito governativo e-Estonia. KSI è un sistema che collega le impronte dei record in modo che ogni modifica successiva sia visibile. I file medici restano in un normale database: la catena è un controllo di integrità, non un archivio di dati dei pazienti, e se Guardtime presenta KSI come una blockchain, non ha mining né moneta. Le cartelle cliniche sono l’argomento di una lezione successiva.

Registri catastali e immobiliari

L’Agenzia nazionale del registro pubblico della Georgia ha annunciato a aprile 2016 un progetto con Bitfury per scrivere sulla blockchain di Bitcoin l’impronta di ogni transazione fondiaria. Il registro ufficiale non si è spostato: la catena conserva una ricevuta a prova di manomissione, secondo una analisi del 2020 del think tank New America (in inglese). Il registro fondiario svedese, Lantmäteriet, ha provato la vendita di immobili su una blockchain privata con la start-up ChromaWay, da una prima dimostrazione nel 2016 a ulteriori prove nel 2017 e 2018. Non abbiamo trovato notizie che sia andato oltre la fase di test. Anche i registri immobiliari avranno una lezione a parte.

Proprietà intellettuale e musica

Una blockchain può dimostrare che un file esisteva in un dato momento, registrandone l’impronta con una marca temporale. L’Italia le ha dato valore legale nel 2019, come spieghiamo nella sezione sul notaio. Non può dimostrare chi ha creato il file. L’industria musicale ha provato a vendere dischi come token: i Kings of Leon hanno pubblicato l’album When You See Yourself come NFT a marzo 2021 e hanno raccolto, per dirla con un rappresentante della band intervistato da Billboard e ripreso da iHeart (in inglese), più di 2 milioni di dollari. Chi comprava otteneva arte digitale e un’edizione speciale in vinile: una vendita da collezione, non un nuovo modo di registrare di chi sia una canzone. Una lezione successiva tratta la proprietà intellettuale.

Settore pubblico

I governi usano le blockchain soprattutto come prove di integrità o come registri condivisi tra enti, non come monete. EBSI, Estonia e Georgia sono gli esempi qui sopra. Anche la Cina si è data un obiettivo nazionale: il suo piano digitale 2026-2030 vuole una rete blockchain nazionale «sostanzialmente completata» entro il 2030, mantenendo vietate le criptovalute. Gli usi nel settore pubblico sono l’argomento di una lezione successiva.

La blockchain può sostituire il notaio?

La blockchain può sostituire il notaio? No, non secondo la legge di nessuno dei Paesi considerati qui, e non per gli immobili. La domanda nasce perché una blockchain fa una parte di ciò che fa il notaio: fissa una data e rende un record difficile da alterare. Ma è una piccola parte del mestiere.

Nei Paesi di diritto civile come l’Italia e la Francia il notaio è un pubblico ufficiale. La compravendita di un immobile deve risultare da un atto pubblico (in Francia acte authentique) redatto da un notaio, che verifica identità e capacità delle parti, la situazione giuridica del bene e le ipoteche, dà consulenza a entrambe le parti, riscuote le imposte e può rifiutarsi di ricevere un contratto illegale. L’atto fa piena prova della propria data, e ciò che il notaio ha verificato personalmente può essere contestato solo con una speciale procedura di falso davanti al giudice. In Francia è anche esecutivo come una sentenza e può già essere redatto e firmato in forma elettronica, con firma qualificata, come spiega il sito dei notai francesi (in inglese). Nulla di tutto questo può farlo un codice, e uno smart contract non può rispondere dei propri errori.

L’Italia è andata più lontano di molti nel mettere le blockchain nella legge. L’articolo 8-ter del decreto-legge 135/2018, convertito dalla legge 12/2019, stabilisce che la memorizzazione di un documento informatico mediante tecnologie basate su registri distribuiti produce gli effetti giuridici della validazione temporanea elettronica prevista dal regolamento europeo eIDAS, e che gli smart contract soddisfano il requisito della forma scritta una volta che le parti sono state identificate in modo informatico, secondo il testo pubblicato su Normattiva. La forma scritta è la forma ordinaria di un contratto, non l’atto notarile: la norma aiuta per i contratti che due persone qualsiasi possono firmare, non per quelli che richiedono il notaio. Le regole tecniche dovevano essere definite dall’Agenzia per l’Italia digitale (AgID) entro 90 giorni; non siamo riusciti a confermare che siano state adottate.

Negli Stati Uniti il confronto non regge quasi: il notary public si limita soprattutto a presenziare alle firme, mentre di terreni e immobili si occupano le title company e gli uffici di registro di contea, quindi i progetti pilota blockchain puntano ai registri di contea e non ai notai. Ciò che una blockchain può offrire a un notaio ovunque è più circoscritto: una prova di data per i documenti, un registro di titoli tokenizzati, oppure il pagamento trattenuto in uno smart contract finché l’atto non è firmato. L’atto giuridico resta nelle mani di una persona.

Un contratto firmato accanto alla bilancia della giustizia, a un martelletto e a un documento
Una blockchain può datare un documento, ma un atto di compravendita in Italia richiede ancora il notaio.

Come valutare un’applicazione blockchain in cinque domande

Quasi tutti gli annunci si smistano in pochi minuti; l’ultima lezione di questo percorso pone la stessa domanda in modo più approfondito. Chiediti, in quest’ordine:

  1. Chi scrive nel registro? Se decide una sola azienda che cosa entra, un database gestito da quell’azienda fa lo stesso lavoro a costo minore.
  2. Le parti diffidano l’una dell’altra? Le blockchain giustificano il costo quando concorrenti, o aziende di Paesi diversi, hanno bisogno di un unico archivio che nessuno possiede. TradeLens è fallita anche perché i rivali non volevano aderire a una piattaforma guidata da uno di loro.
  3. Da dove arrivano i dati? Se li inserisce una persona o un sensore, il registro prova soltanto che qualcuno lo ha dichiarato, non che sia vero.
  4. Che cosa c’è davvero sulla catena? Spesso solo un’impronta o una marca temporale, con i registri veri in un sistema normale. Può essere utile, ma non significa «funziona su blockchain».
  5. C’è una cifra datata e misurata? Volume regolato, asset detenuti, utenti serviti, con data e fonte. Progetti pilota e protocolli d’intesa non sono uso.

Applica le cinque domande agli esempi qui sopra e lo schema è chiaro. Stablecoin, Kinexys e Pontes le superano: più soggetti, asset digitali, volumi misurati. TradeLens ha fallito alla seconda, Voatz alla terza, e la maggior parte dei progetti su terreni e sanità si ferma alla quarta.

Cosa cambia per chi vive in Italia

Chi vive in Italia incontra questi usi soprattutto in tre modi. Il primo è il denaro: le stablecoin in euro esistono grazie a MiCA, il regolamento europeo sulle cripto-attività, spiegato nella nostra guida a MiCA, ed è il motivo per cui esistono euro-token di banche regolamentate come Société Générale, anche se restano piccoli, come mostrano i numeri sopra. Il secondo è chi vigila: in Italia l’applicazione di MiCA spetta alla Consob e alla Banca d’Italia, e un operatore che ti propone cripto-attività dovrebbe comparire tra i prestatori autorizzati, non solo nel vecchio registro dell’OAM. Il terzo è il fisco: le regole italiane sulle cripto-attività sono trattate nella lezione sui principi fiscali delle criptovalute.

Per un lettore italiano contano anche tre esempi di questa lezione: l’obbligazione digitale di Intesa Sanpaolo e CDP, che ha mostrato come un titolo su blockchain possa regolarsi in moneta di banca centrale tramite la Banca d’Italia; Pontes, che porta lo stesso principio a livello europeo; e l’articolo 8-ter, che dà alla marca temporale su registro distribuito un valore legale ma non sostituisce l’atto pubblico. Per un lettore statunitense la stessa storia passa invece dalle stablecoin in dollari: il GENIUS Act, firmato a luglio 2025, entra in vigore al più tardi il 18 gennaio 2027, o prima se le autorità finiscono le regole, secondo il Dipartimento bancario del Texas (in inglese).

Le prossime lezioni di questo percorso prendono gli usi uno alla volta, a cominciare dalla filiera. Se vuoi una risposta in una riga a «blockchain a cosa serve» nel 2026, è regolare denaro e asset tra istituzioni. Per ogni altra promessa, applica le cinque domande qui sopra e cerca una cifra datata.

Fonti

  1. rwa.xyz: dashboard dei titoli di Stato USA tokenizzati (dati al 24 ottobre 2026, in inglese) app.rwa.xyz
  2. DefiLlama: dati su stablecoin e TVL della DeFi (consultati il 23-24 ottobre 2026, in inglese) defillama.com
  3. J.P. Morgan: Kinexys (volumi, dati JPMC 2025, in inglese) jpmorgan.com
  4. BCE: l’Eurosistema porta la moneta di banca centrale nella finanza tokenizzata (21 settembre 2026, in inglese) ecb.europa.eu
  5. BlackRock: lancio del fondo tokenizzato BUIDL (20 marzo 2024, in inglese) nasdaq.com
  6. Banca Mondiale: Remittance Prices Worldwide, numero 50 (giugno 2024, in inglese) documents1.worldbank.org
  7. Supply Chain Dive: Maersk e IBM chiudono TradeLens (30 novembre 2022, in inglese) supplychaindive.com
  8. MIT News: ricercatori del MIT individuano vulnerabilità in un’app di voto (13 febbraio 2020, in inglese) news.mit.edu
  9. Normattiva: decreto-legge 135/2018, articolo 8-ter (registri distribuiti e smart contract) normattiva.it
  10. Commissione europea: European Blockchain Services Infrastructure, EBSI (in inglese) digital-strategy.ec.europa.eu
  11. Linux Foundation Decentralized Trust: caso di studio Walmart (progetti pilota 2016, in inglese) lfdecentralizedtrust.org
  12. Notaires de France: l’atto autentico del notaio (in inglese) notaires.fr
  13. Intesa Sanpaolo: CDP emette la sua prima obbligazione digitale su blockchain (18 luglio 2024, in inglese) group.intesasanpaolo.com
Redazione di Coindaro

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