Nell’estate del 2017 111 laureati del MIT hanno ricevuto un secondo diploma. Non era di carta: era un file dentro un’app sul telefono, e l’impronta di quel file stava in una transazione Bitcoin, così che chiunque potesse verificare che blockchain that runs exactly as written when it is called, holding and moving funds according to its code, without an intermediary able to change the outcome.">smart contract holding reserves of two or more tokens, supplied by users, that a decentralized exchange uses to execute trades automatically at a price set by a formula.">pool diverge, compared with simply holding the same tokens in a wallet. It becomes permanent when the provider withdraws.">il documento non fosse stato modificato senza telefonare alla segreteria. Quell’esperimento ha portato i diplomi blockchain sui giornali. A ottobre 2026 restano una nicchia. La credenziale digitale che la maggior parte degli europei userà davvero è un portafoglio sul telefono per documenti d’identità, patente e, più avanti, titoli di studio, che ogni paese dell’Unione europea deve offrire entro la fine del 2026. E non funziona affatto su una blockchain.
Questa lezione segue quella sulla blockchain nella catena di approvvigionamento, e vale lo stesso limite: una catena può dimostrare che un dato non è stato alterato dopo la scrittura, non che fosse vero quando è stato inserito. La panoramica sugli usi della blockchain dà la versione breve per ogni settore.
Un diploma è un’affermazione, e l’impronta su una catena ne prova solo una parte
Un certificato di laurea dice una cosa sola: questa istituzione dichiara che questa persona ha conseguito questo titolo. Per chi assume, ne discendono due domande. Il documento è stato modificato dopo l’emissione? E chi lo ha emesso è davvero un’università autorizzata a rilasciarlo? La carta risponde male alla prima e per niente alla seconda.
I titoli falsi sono un mercato reale. Nel Regno Unito il servizio ufficiale di verifica è Prospects Hedd, parte dell’ente tecnologico per l’istruzione Jisc. Sul suo sito, a ottobre 2026, Hedd si presenta come il centro ufficiale britannico per la verifica dei titoli e dice di avere i dati di 471 istituzioni riconosciute e di 243 fasulle, con prezzi per i datori di lavoro a partire da 14 sterline. Resta il fatto che la verifica è una richiesta all’università, con il consenso del laureato, e un’attesa.
Qui entra la blockchain. L’ente emittente calcola un hash del diploma, un’impronta breve che cambia del tutto se si modifica anche un solo carattere del file (la nostra guida alla crittografia spiega le funzioni di hash). Scrive quell’hash, o un valore costruito a partire da molti hash, in una transazione. Poiché un blocco confermato è molto difficile da riscrivere, come mostra la pagina sul perché una blockchain è immutabile, la transazione diventa una prova con data certa che quel file esatto esisteva in quel giorno.
Quello che la catena non dimostra conta altrettanto. Non prova che chi ha scritto la transazione sia un’università. Non prova che lo studente abbia superato gli esami. Questi fatti vengono da fuori della catena, lo stesso problema di un oracolo che passa i prezzi a uno smart contract. Ogni sistema serio aggiunge quindi un secondo passaggio: collegare la chiave che ha firmato la transazione a un’istituzione nota.
I primi diplomi su blockchain, da Nicosia al MIT
Università di Nicosia: certificati su Bitcoin a metà degli anni 2010
L’Università di Nicosia, a Cipro, è stata tra le prime. Nella pagina sulle certificazioni basate su blockchain (in inglese) scrive di aver emesso i primi certificati sulla blockchain di Bitcoin nel 2015, agli studenti di DFIN-511, il corso introduttivo sulle valute digitali, e di rilasciare tutti i diplomi in questo modo dal 2017. L’ateneo si definisce la prima università al mondo a emettere certificati accademici verificabili sulla blockchain di Bitcoin; nessun ente indipendente ha confermato il primato.
MIT e Learning Machine: 111 laureati nel 2017, 619 un anno dopo
L’esperimento che ha reso famosa l’idea è partito da Cambridge, nel Massachusetts. Secondo MIT News del 17 ottobre 2017 (in inglese), quell’estate hanno partecipato 111 laureati: 85 del master in finanza e 26 del master of science in media arts and sciences. L’ufficio del Registrar ha lavorato con Learning Machine, una società di software locale. Sulla blockchain di Bitcoin sono finiti soltanto un hash a senso unico e una transazione con data certa. Il diploma vero e proprio, con il nome del laureato, è rimasto fuori dalla catena.
Lo standard aperto alla base è Blockcerts, sviluppato dal MIT Media Lab e da Learning Machine. La sua guida (in inglese) descrive librerie open source e un portafoglio mobile per emettere e verificare i documenti, su qualsiasi blockchain, con l’accento sul controllo da parte del destinatario e su quella che il progetto chiama verifica senza fiducia.
La primavera dopo, l’esperimento era cresciuto. MIT Technology Review ha scritto il 25 aprile 2018 che nell’anno precedente 619 laureati del MIT avevano potuto scegliere un diploma digitale e che 214 avevano scaricato l’app Blockcerts Wallet a marzo 2018. Philipp Schmidt, direttore dell’innovazione didattica del Media Lab, ha detto alla rivista: «Bitcoin blockchain lets us give the data back to the individual recipients» (la blockchain di Bitcoin permette di restituire i dati ai singoli destinatari).
La società non è rimasta indipendente. Hyland, gruppo software statunitense, ha annunciato il 5 febbraio 2020 di aver acquisito Learning Machine, con effetto dal 1° febbraio. Il comunicato non cita né Blockcerts né il MIT, e nessuno dei due articoli del MIT spiega che cosa succede quando un diploma va ritirato o quando il laureato perde il telefono che custodisce la chiave.
Come si verificano i diplomi blockchain, passo per passo
Il metodo è cambiato poco dal 2015. Ecco la sequenza descritta da UNIC e usata dai sistemi di tipo Blockcerts, dall’emissione al controllo:
- L’università produce il diploma digitale, un file con il nome del laureato, il titolo e la data.
- Calcola l’hash di ogni diploma di una sessione di laurea e dispone questi hash in un albero di Merkle, una struttura che riunisce molte impronte in un solo valore chiamato radice.
- Scrive la radice in una sola transazione su una catena pubblica, Bitcoin per il MIT e per UNIC. Una transazione àncora centinaia di diplomi.
- Ogni laureato riceve il diploma insieme a una ricevuta: la prova di Merkle, la radice e l’identificativo della transazione. Nell’esperimento del MIT l’app generava anche una coppia di chiavi per il laureato, così il diploma era legato a una chiave controllata dallo studente (la nostra guida a chiavi private e pubbliche spiega come funziona una coppia di chiavi).
- Il datore di lavoro, o qualunque verificatore, calcola l’hash del file ricevuto, ricostruisce il percorso fino alla radice con la prova di Merkle e confronta quella radice con la radice registrata nella transazione sulla catena.
- Se i valori coincidono, il file è quello ancorato in quella data. Il verificatore deve comunque controllare che l’indirizzo che ha inviato la transazione appartenga all’università, di solito tramite una chiave pubblica che l’istituzione pubblica sul proprio sito.
Il sesto passo è il punto debole. La catena sposta la fiducia, non la elimina. Se un truffatore crea il sito di un’università finta con una chiave propria, la matematica confermerà senza problemi un diploma falso ancorato da un ente falso.

Altri due fatti contano per chi legge. Primo, in questi schemi il contenuto del diploma non finisce mai sulla catena, solo l’impronta, ed è per questo che le norme sulla privacy li consentono (vedi la sezione sulla privacy più avanti). Secondo, il laureato non ha bisogno di alcuna criptovaluta: la commissione di transazione la paga l’università. Il diploma è un documento, non un token da vendere, e quindi non è una cripto-attività.
Université de Lille: decine di migliaia di diplomi e le critiche
Il caso francese meglio documentato è quello dell’Université de Lille, che lavora con la start-up BCdiploma. Secondo lo studio di caso di Interoperable Europe della Commissione europea (in inglese), la prima prova, nel 2019, ha riguardato 248 certificati del diploma di lingue CLES. La pagina dice che da allora, dal 2020, l’ateneo ha emesso oltre 60.000 diplomi digitali su blockchain e che nel 2023 l’emissione digitale aveva sostituito del tutto i certificati in PDF. Tra gli ostacoli elenca i finanziamenti nel lungo periodo, il riconoscimento giuridico e la prudenza degli amministratori.
Il sito francese Next.ink ha scritto l’11 ottobre 2022 (in francese) che erano stati emessi circa 30.000 diplomi per le annate 2020 e 2021. I laureati ricevono per e-mail un link personale e decidono se condividerlo. L’università avrebbe raccolto da 150.000 a 200.000 euro tramite bandi e fondi. Ha scelto la rete Avalanche, benché BCdiploma avesse lavorato prima su Ethereum, e prevedeva di passare alla European Blockchain Services Infrastructure (EBSI). Lille guida inoltre fr.EBSI, un progetto avviato nel 2021 per emettere credenziali verificabili W3C su EBSI, e partecipa al progetto europeo EBSI-VECTOR.
Lo stesso articolo di Next.ink ha dato spazio ai critici. La pagina di verifica incorpora un riquadro di BCdiploma, quindi una pagina clone fatta bene potrebbe ingannare un datore di lavoro non esperto. Pablo Rauzy, ricercatore di informatica a Paris 8, sosteneva che una blockchain serve solo quando non ci si può fidare di nessuno e non esiste alcun sistema di permessi, e che una catena di certificati o perfino un archivio con versioni basterebbe allo scopo. Descriveva il progetto come partito dalla tecnologia e non da un problema.
Non abbiamo trovato altre università francesi con un programma di questo tipo verificato e documentato. BCdiploma dice di lavorare con circa 120 istituzioni in 19 paesi, un dato dell’azienda riportato da Centre Inffo nel 2022 che non abbiamo potuto controllare. Quale rete usi Lille a ottobre 2026, Avalanche o EBSI, non è indicato nelle fonti che abbiamo potuto aprire.
In Italia: CIMEA mette su blockchain le attestazioni dei titoli esteri
L’esempio italiano è più stretto di quanto il titolo faccia pensare. Il CIMEA, il centro italiano ENIC-NARIC che valuta le qualifiche estere, rilascia la sua Dichiarazione di Comparabilità attraverso una piattaforma chiamata Diplome. L’Università di Milano-Bicocca spiega che il PDF arriva nell’account MyDiplome dello studente e viene poi pubblicato in un portafoglio digitale. Precisa anche che la dichiarazione è un parere che non vincola le università e che la piattaforma è solo in inglese.
Un articolo di Agenda Digitale del 30 aprile 2019 descriveva Diplome come un ecosistema blockchain gratuito promosso dal ministero dell’Istruzione (allora MIUR), dall’Agenzia per l’Italia digitale (AgID) e dal CIMEA, costruito su una rete con permessi in cui le credenziali sono firmate dall’ente emittente e conservate in un portafoglio. L’autrice sosteneva che il modello stia fuori dal GDPR: è la sua lettura, non una decisione di un’autorità.
Va detto con chiarezza, perché è quello che le pagine mostrano: i titoli delle università italiane non vengono emessi su Diplome. Ci sono solo le attestazioni del CIMEA sui titoli stranieri. Non abbiamo trovato dati sull’adozione. Per chi si è laureato in Italia, il diploma su blockchain oggi non esiste come servizio pubblico; la strada indicata dall’Europa è un’altra, quella del portafoglio, di cui parliamo più sotto.
Dalle impronte su una catena alle credenziali verificabili del W3C
Il risultato più duraturo dell’ondata 2016-2018 è uno standard, non una catena. Il World Wide Web Consortium (W3C) ha pubblicato il Verifiable Credentials Data Model 2.0 (in inglese) come Raccomandazione il 15 maggio 2025. Definisce la credenziale verificabile come una credenziale a prova di manomissione, di cui la crittografia permette di controllare la paternità, e indica tre ruoli: chi emette (un’università), chi detiene (il laureato) e chi verifica (un datore di lavoro). Richiede inoltre che i controlli di stato, per esempio se un diploma è stato revocato, non permettano di tracciare le persone, e descrive la divulgazione selettiva e le tecniche a conoscenza zero.
Gli identificatori vengono da un secondo standard, i Decentralized Identifiers (DID) 1.0 (in inglese), Raccomandazione del W3C dal 19 luglio 2022. Un DID ha la forma did:metodo:identificatore. La specifica dice di non presupporre alcuna tecnologia particolare: molti metodi DID usano un registro distribuito, molti no. Lo standard nato dal lavoro sull’identità su blockchain tratta la blockchain come facoltativa.
Anche il lavoro successivo del MIT è andato in questa direzione. Il Digital Credentials Consortium, un gruppo guidato da università e fondato nel 2018 per rendere portabili e verificabili le credenziali accademiche, indica come proprio campo la tecnologia open source e gli standard; a luglio 2026 MIT Open Learning lo ha affidato alla Strada Education Foundation, che lo ha ribattezzato Digital Credentials Commons. L’Unione europea ha costruito un proprio sistema senza catena: le European Digital Credentials for Learning di Europass, lanciate alla fine del 2021, sono sigillate con un sigillo elettronico avanzato o qualificato che l’ente emittente acquista da un prestatore di servizi fiduciari secondo il regolamento eIDAS. Europass ha detto il 21 ottobre 2024 che ne erano state emesse oltre 35.000 nei portafogli degli studenti. Un file firmato, controllato su un elenco di enti fidati, dà la stessa prova di integrità di un hash su una catena pubblica.
Che cos’è la self-sovereign identity?
La self-sovereign identity, o SSI, in italiano identità auto-sovrana, è l’idea che sta dietro a tutto questo: sei tu a custodire le tue credenziali e a mostrarle quando vuoi, invece di un intermediario che detiene la tua identità e la conferma ogni volta. La definizione più citata viene dallo sviluppatore Christopher Allen, che ha presentato dieci princìpi a un workshop sull’identità durante Consensus 2016, riassunti da Phil Windley l’11 maggio 2016. L’identità di una persona dovrebbe esistere in modo indipendente, essere sotto il suo controllo, dare accesso ai propri dati, poggiare su sistemi trasparenti, durare nel tempo, essere portabile, essere interoperabile, richiedere il consenso dell’utente, svelare il minimo necessario e proteggere i diritti dell’utente.
Nella pratica l’SSI funziona come un triangolo. Chi emette firma una credenziale e la consegna a chi la detiene. Il titolare la tiene in un’app portafoglio. Quando un verificatore la chiede, il titolare la presenta, a volte solo in parte, e il verificatore controlla la firma dell’ente emittente senza contattarlo. Una blockchain può essere il registro pubblico in cui gli enti pubblicano le proprie chiavi, ma lo stesso lavoro lo possono fare un dominio web o un elenco di fiducia gestito da un governo.
Quattro modi di controllare un diploma, a confronto:
| Metodo | Chi garantisce per l’ente emittente | Serve una blockchain | Esempio |
|---|---|---|---|
| Telefonata o servizio di verifica | Il servizio stesso | No | Hedd nel Regno Unito, da 14 sterline (ottobre 2026) |
| Hash ancorato su una catena pubblica | La chiave pubblicata dall’università | Sì | UNIC dal 2015, MIT 2017 |
| Credenziale verificabile con un DID | Chiave in un documento DID o in un elenco di fiducia | Facoltativa | fr.EBSI, standard W3C di maggio 2025 |
| Sigillo elettronico eIDAS | Prestatore di servizi fiduciari dell’UE | No | Credenziali Europass dal 2021 |
La blockchain SSI più nota non è sopravvissuta. L’8 febbraio 2025 il consiglio della Sovrin Foundation ha annunciato (in inglese) che il registro MainNet sarebbe stato probabilmente spento entro il 31 marzo 2025. Citava il calo dell’uso (nel 2024 nessun nuovo ente di endorsement si era aggiunto), l’incertezza normativa sull’identità decentralizzata, il tempo del personale, che doveva servire ad aggiornare i nodi della rete principale e che è andato a riparare la rete di prova, e un carico di governance sulle spalle di pochi consiglieri, che avevano anche ereditato dal consiglio precedente un debito di 2 milioni di dollari. Un post successivo, datato 20 gennaio 2026, dice che lo Stato dello Utah ha sciolto la fondazione il 21 maggio 2025 su richiesta del consiglio e che il registro resta come archivio di sola lettura, con la società Trinsic come custode. Non si possono più ancorare nuove credenziali.
Il portafoglio europeo di identità digitale: una scadenza nel 2026 e nessuna blockchain dentro
Che cosa chiede il regolamento (UE) 2024/1183
Il regolamento europeo sull’identità digitale, detto spesso eIDAS 2, è il regolamento (UE) 2024/1183. Modifica il regolamento eIDAS del 2014, è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale il 30 aprile 2024 ed è entrato in vigore il 20 maggio 2024. Ogni Stato membro deve fornire almeno un portafoglio europeo di identità digitale entro 24 mesi dall’entrata in vigore dei primi atti di esecuzione. Le domande e risposte sull’identità digitale della Commissione (in inglese) lo riassumono così: un portafoglio in ogni Stato membro entro la fine del 2026.
Il giorno esatto discende dagli atti di esecuzione. Secondo lo studio legale Garrigues (30 settembre 2026) (in inglese), i primi cinque sono stati pubblicati il 4 dicembre 2024 e sono entrati in vigore il 24 dicembre 2024, il che porta la scadenza per gli Stati al 24 dicembre 2026. Le imprese dei settori indicati dalla legge, insieme alle piattaforme online di dimensioni molto grandi, dovranno accettare il portafoglio come mezzo di autenticazione entro il 24 dicembre 2027; le micro e piccole imprese sono escluse.
Usarlo non sarà obbligatorio. Le domande e risposte della Commissione dicono che non ci sarà alcun obbligo di usare un portafoglio e che sarà gratuito. Decide l’utente quali dati lasciano il telefono.
Che cosa conterrà il portafoglio, diplomi compresi
Si tratta di un’app sul telefono. Conterrà un’identificazione della persona e, accanto, attestazioni di emittenti pubblici e privati. La Commissione elenca tra queste i titoli di studio, con l’esempio di un diploma conservato nel portafoglio e mostrato a un datore di lavoro. Quattro progetti pilota su larga scala hanno provato questi usi, con l’istruzione tra gli scenari.
La funzione più utile è la divulgazione selettiva. Un locale o un sito che deve sapere che hai più di 18 anni può ricevere solo quel fatto, senza il tuo nome né la data di nascita. Il portafoglio offre anche un modo per vedere e controllare che cosa è stato condiviso e con chi.

A che punto sono i paesi a ottobre 2026
A due mesi dalla scadenza i progressi sono disomogenei. L’Italia è tra i più avanti, con un’app nazionale già molto usata. L’IT Wallet, dentro l’app IO del governo, è aperto a tutti i cittadini dal 4 dicembre 2024 e contiene la patente di guida, la tessera sanitaria e la Carta europea della disabilità; per attivarlo servono un account SPID o la carta d’identità elettronica (CIE). Money.it ha riportato 10,1 milioni di attivazioni e 17,3 milioni di documenti caricati al 17 febbraio 2026, e ha citato il sottosegretario Alessio Butti, che il 23 luglio 2026 parlava di 12 milioni. Titoli di laurea e certificati scolastici non sono ancora disponibili e al 10 settembre 2026 non era stata fissata alcuna data di lancio.
La Francia ha France Identité, l’app del ministero dell’Interno, che sta diventando il portafoglio europeo francese. La Germania ha previsto il suo portafoglio per il 2 gennaio 2027, dopo la scadenza. Un tracker pubblicato il 15 ottobre 2026 dal fornitore di identità eID eideasy elencava ambienti di prova attivi in Danimarca, Francia, Germania, Italia, Polonia e Norvegia, precisando però che ciò non conferma la certificazione né la disponibilità in produzione di nessuno di essi (in inglese). Conviene trattare questi tracker come indicativi.
Il portafoglio non è una blockchain, e EBSI è una rete a parte
È il punto che la maggior parte degli articoli confonde. Il portafoglio europeo conserva credenziali firmate sul dispositivo e le presenta ai verificatori. Né le domande e risposte della Commissione né le sue pagine sul portafoglio descrivono una blockchain nel progetto. La fiducia viene da elenchi di emittenti registrati e di prestatori di servizi fiduciari qualificati, come per i sigilli elettronici sulle credenziali Europass.
L’UE gestisce davvero una blockchain, ma è un altro progetto. EBSI, la European Blockchain Services Infrastructure, è una rete di nodi gestiti da enti pubblici, usata per progetti pilota come fr.EBSI, il progetto sui diplomi guidato da Lille. Dopo una decisione della Commissione del maggio 2024 è governata da Europeum-EDIC, un consorzio di Stati membri che il sito di EBSI (in inglese) indica come unico gestore. Un diploma ancorato su EBSI potrebbe un giorno essere mostrato tramite un portafoglio, ma il portafoglio non ha bisogno di EBSI.
Privacy: il GDPR contro un registro che non dimentica
Il diritto europeo sulla protezione dei dati dà alle persone il diritto di far correggere o cancellare i propri dati. Una blockchain pubblica è progettata perché nessuno possa fare né l’una né l’altra cosa. L’autorità francese per la protezione dei dati, la CNIL, ha affrontato lo scontro nelle sue indicazioni del 20 settembre 2018 (in francese): la blockchain è una tecnologia, non un trattamento in sé; i titolari non dovrebbero conservare dati personali in chiaro sulla catena; tecniche come gli hash con chiave, gli impegni crittografici o la cifratura si avvicinano alla cancellazione senza produrre esattamente lo stesso effetto.
Le autorità di protezione dei dati dell’UE sono andate oltre. Il Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB), di cui fa parte anche il Garante italiano, ha pubblicato una bozza delle linee guida 02/2025 sulla blockchain nell’aprile 2025 e, dopo la consultazione pubblica, ha adottato la versione finale (in inglese) il 7 luglio 2026. Il testo finale sconsiglia di conservare dati personali su una catena, sconsiglia con forza il testo in chiaro e chiede hash con sale o con chiave, tenendo fuori dalla catena i dati originali e il segreto. Ricorda ai titolari che gli hash e i dati cifrati restano dati personali. Preferisce le catene con permessi, ammette quelle pubbliche solo dove l’accesso pubblico è necessario per una finalità, e si aspetta una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati dove i rischi sono alti, compresa la domanda se una blockchain serva davvero. L’impossibilità tecnica non è accettata come scusa per ignorare un diritto.
Per i diplomi significa che gli schemi del MIT e di Lille, che mettono sulla catena solo le impronte, sono il modello accettabile; un diploma scritto in chiaro su una catena pubblica no. Significa anche che l’hash di un diploma non è automaticamente anonimo. Sul punto non abbiamo trovato una posizione specifica del Garante per la protezione dei dati personali sui diplomi su blockchain, e non gliene attribuiamo alcuna.
Anche questo strumento solleva preoccupazioni. Euronews ne ha elencate alcune il 15 settembre 2026 (in francese): un telefono rubato come unico punto di rottura, una traccia di chi ha controllato che cosa, la pressione sugli utenti a rivelare il nome reale, tecniche di protezione della privacy ancora in maturazione. La risposta che gli standard offrono è la divulgazione selettiva e, più in là, le prove a conoscenza zero, che permettono di dimostrare un’affermazione (maggiore di 18 anni, titolare di una laurea magistrale) senza rivelare i dati che la sostengono.
Per chi legge dall’Italia: che cosa cambia
Per un italiano il quadro pratico si riassume in tre punti. Il primo: una laurea italiana non è su blockchain, né sul servizio Diplome né altrove, e l’unico uso documentato di una blockchain in ambito accademico italiano riguarda le attestazioni del CIMEA sui titoli esteri, utili a chi è arrivato dall’estero e deve far valutare la propria qualifica. Il secondo: l’IT Wallet è l’ancora italiana del portafoglio europeo, ma a settembre 2026 non contiene ancora i titoli di studio e non esiste una data. Il terzo: per attivarlo servono SPID o CIE, quindi chi non li ha deve partire da lì.
Nessuno di questi strumenti è una cripto-attività: Consob, OAM e Banca d’Italia non c’entrano, perché non si vende né si scambia niente. Il riferimento normativo che conta è il GDPR, insieme al regolamento eIDAS 2 che l’Italia dovrà applicare entro il 24 dicembre 2026.
Che cosa succede negli Stati Uniti e nel Regno Unito
Per confronto, fuori dall’UE. Negli Stati Uniti non esiste uno schema federale per i diplomi su blockchain: l’esperimento del MIT e lo standard Blockcerts sono nati da università e da un’azienda, non da Washington. Sul fronte dell’identità, gli Stati rilasciano patenti di guida mobili che vivono nei portafogli del telefono. La TSA dice (in inglese) di accettare identità digitali in Apple Wallet, Google Wallet, Samsung Wallet o in app statali approvate in più di 250 aeroporti, ma ogni passeggero deve comunque avere con sé un documento fisico conforme.
Nel Regno Unito le verifiche dei titoli passano ancora da Hedd. Il piano nazionale di identità digitale è stato abbandonato. The Register ha scritto il 14 gennaio 2026 (in inglese) che il progetto di rendere obbligatoria l’identità digitale per dimostrare il diritto al lavoro, annunciato nel settembre 2025 per il 2029, era stato accantonato; un portavoce del governo ha detto che restava l’impegno per controlli digitali obbligatori del diritto al lavoro. Il 18 luglio 2026 un portavoce di Andy Burnham, appena eletto leader laburista, ha detto che avrebbe cancellato lo schema una volta in carica come primo ministro dal 20 luglio, ha riferito Reuters. LexisNexis ha scritto il 18 settembre 2026 che la risposta del governo alla commissione Affari interni conferma che il programma nazionale non andrà avanti, compreso l’uso obbligatorio dell’identità digitale per i controlli sul diritto al lavoro, mentre proseguono GOV.UK One Login, il GOV.UK Wallet e i servizi di verifica digitale certificati. Nessuno di questi sistemi britannici è descritto come una blockchain.
Le cifre con le date
| Voce | Cifra | Data | Fonte |
|---|---|---|---|
| Laureati dell’esperimento MIT | 111 (85 finanza, 26 media arts) | Estate 2017 | MIT News, 17 ottobre 2017 |
| Laureati MIT a cui è stato offerto un diploma digitale | 619, di cui 214 hanno scaricato il portafoglio | Anno fino a marzo 2018 | MIT Technology Review, 25 aprile 2018 |
| Prima prova a Lille | 248 certificati CLES | 2019 | Interoperable Europe |
| Diplomi emessi a Lille | Circa 30.000 (annate 2020 e 2021) | Ottobre 2022 | Next.ink |
| Diplomi emessi a Lille | Oltre 60.000 dal 2020 | Pagina senza data, consultata a ottobre 2026 | Interoperable Europe |
| Credenziali digitali Europass | Oltre 35.000 emesse | 21 ottobre 2024 | Europass |
| Attivazioni dell’IT Wallet | 10,1 milioni; 12 milioni | 17 febbraio 2026; 23 luglio 2026 | Money.it |
| Istituzioni fasulle nell’elenco di Hedd | 243 | Ottobre 2026 | Hedd |
| Scadenza del portafoglio UE per gli Stati | 24 dicembre 2026 | Fissata dal regolamento (UE) 2024/1183 | Garrigues, Commissione |
| Accettazione del portafoglio da parte delle imprese regolate | 24 dicembre 2027 | Stesso regolamento | Garrigues |
Dove la blockchain aiuta un diploma e dove basta un file firmato
Dopo dieci anni il bilancio permette di tracciare una linea. Un hash su una catena pubblica aiuta quando l’ente emittente può sparire, perché la prova sopravvive a un’università chiusa o a un sito morto, e quando i verificatori di paesi diversi non condividono un registro di fiducia. Aggiunge poco quando esiste già un registro nazionale o un sigillo eIDAS, che è la direzione presa dall’UE. La pagina sulle blockchain pubbliche e private spiega perché reti con permessi come EBSI o Diplome sono un compromesso tra le due.
Prima di fidarsi di un «diploma blockchain», conviene porsi quattro domande:
- Dove è ospitata la pagina di verifica, ed è sul dominio dell’università?
- Come si sa che la chiave o l’indirizzo che ha ancorato il diploma appartiene all’ente emittente?
- Sulla catena è scritto qualche dato personale, o solo un’impronta?
- Che cosa succede se il diploma viene revocato o se il laureato perde il telefono che custodisce la credenziale?
Un portafoglio di identità non è nemmeno un portafoglio crypto. La nostra guida ai portafogli crypto riguarda le app che custodiscono le chiavi di monete; il portafoglio europeo custodisce documenti firmati e nessun denaro. La prossima data da guardare è il 24 dicembre 2026, quando ogni paese dell’UE dovrà avere pronto il proprio. Una lezione successiva di questo percorso guarda un altro uso pubblico in cui le promesse della blockchain incontrano limiti duri: il voto.



