La storia più nota della blockchain nella supply chain comincia smart contract holding reserves of two or more tokens, supplied by users, that a decentralized exchange uses to execute trades automatically at a price set by a formula.">pool diverge, compared with simply holding the same tokens in a wallet. It becomes permanent when the provider withdraws.">il 24 settembre 2018, quando Walmart ha comunicato ai fornitori di verdure a foglia fresche che entro un anno avrebbero dovuto tracciare i loro prodotti fino alla fattoria, su una blockchain. Secondo la catena, un progetto pilota con IBM aveva ridotto il tempo necessario per risalire dallo scaffale al campo da sette giorni a 2,2 secondi. Quattro anni dopo, il 29 novembre 2022, Maersk e la stessa IBM hanno annunciato la chiusura di TradeLens, la loro piattaforma blockchain per il trasporto container. Stesso fornitore, stessa famiglia di tecnologie, destini opposti. Per chi comincia, è la cosa più utile da capire sull’argomento.
Questa lezione segue la panoramica sugli usi della blockchain, dove la filiera occupava un solo paragrafo. Qui si va caso per caso: il cibo con IBM Food Trust, Walmart e Carrefour; i diamanti con Everledger e Tracr di De Beers; il lusso con il consorzio Aura, che conta diversi marchi italiani; il trasporto marittimo con TradeLens. Poi c’è il limite che nessun registro elimina, e ciò che le regole europee e americane chiedono davvero, compreso il passaporto digitale del prodotto che riguarda da vicino le imprese italiane. I fatti sono aggiornati a ottobre 2026, salvo diversa data.
Che cosa registra davvero una blockchain nella filiera
Una filiera è una staffetta. Un’azienda agricola raccoglie, un impianto confeziona, un autotrasportatore consegna, un centro di distribuzione riceve, un negozio vende. Ogni impresa tiene i propri registri, su carta o nel proprio software, e passa al successivo ciò che gli serve. Quando qualcosa va storto, chi indaga deve raccogliere quei documenti azienda per azienda, e ci vuole tempo.
Una blockchain di filiera sostituisce quella staffetta di archivi privati con un unico registro condiviso. Ogni azienda vi scrive i propri eventi: raccolto in quella data in quel campo, confezionato in quel lotto, spedito su quel camion, ricevuto in quel magazzino. Ogni voce ha un’ora e una data ed è collegata alle precedenti, quindi una voce modificata in seguito non coincide più con ciò che viene dopo. Il meccanismo è spiegato nella guida su perché una blockchain è difficile da alterare; blocchi e nodi sono nella guida su come funziona una blockchain.
Questi sistemi somigliano poco a Bitcoin. Quasi tutti sono ad accesso controllato: possono scrivere solo aziende note e selezionate, a volte anche leggere, una differenza chiarita nella lezione sulle blockchain pubbliche e private. Di solito non c’è nessuna moneta e nulla da scambiare, quindi non sono cripto-attività: sono banche dati aziendali con una struttura condivisa, e le autorità dei mercati finanziari, Consob e OAM in Italia, di norma non c’entrano. Il registro rimanda a un oggetto fisico tramite un identificativo stampato sopra, spesso un codice QR o un numero di lotto, a volte un chip.
Le aziende l’hanno proposta per tre compiti. I richiami, perché un registro condiviso può mostrare in pochi secondi quali lotti arrivano da una fattoria contaminata. La provenienza, perché chi compra può vedere da dove arriva un diamante, un’arancia o una borsa. Le carte, perché il trasporto si regge ancora su documenti che passano per molte mani. Ogni caso qui sotto ha puntato su uno di questi compiti. In tutti, a decidere fin dove si arrivava è stata l’adozione, più della tecnologia.
IBM Food Trust: dai manghi di Walmart alle arance di Carrefour
IBM Food Trust è la rete di tracciabilità alimentare su blockchain più conosciuta. La sua storia parte da una prova sulla frutta.
Il test dei manghi: da circa sette giorni a 2,2 secondi
Nell’ottobre 2016 Walmart e IBM hanno annunciato due prove di fattibilità: manghi venduti negli Stati Uniti e carne di maiale venduta in Cina. Secondo il caso di studio pubblicato dal progetto Decentralized Trust della Linux Foundation (in inglese), il gruppo Walmart provò prima a tracciare una confezione di manghi alla vecchia maniera e ottenne una risposta quasi sette giorni dopo. Con il sistema pilota, la stessa ricerca richiese 2,2 secondi.
Si legge spesso una cifra molto più precisa per la prima ricerca, fino all’ora e ai minuti. Non siamo riusciti a trovarla nei documenti di Walmart né in quelli della Linux Foundation, perciò usiamo il dato arrotondato che danno quelle fonti.
Il software era Hyperledger Fabric, un framework open source ospitato dalla Linux Foundation. Walmart l’aveva confrontato con Ethereum e altre soluzioni. Karl Bedwell, uno degli ingegneri di Walmart sul progetto, spiegò la scelta nello stesso documento: è una tecnologia blockchain di livello aziendale e ad accesso controllato (nostra traduzione). Quest’ultimo punto conta. Walmart non voleva che chiunque in rete scrivesse nei suoi registri alimentari: voleva i suoi fornitori.
L’ordine sulle verdure a foglia del settembre 2018
Il pilota è diventato una regola dopo un’epidemia. Nella primavera del 2018 un ceppo di E. coli legato alla lattuga romana aveva fatto ammalare persone in tutti gli Stati Uniti, e gli investigatori faticavano a stabilire in fretta da quali aziende agricole arrivasse. Il 24 settembre 2018 Walmart e Sam’s Club hanno chiesto ai fornitori di verdure a foglia (comunicato in inglese) di attivare entro lo stesso periodo dell’anno dopo, settembre 2019, una tracciabilità completa e in tempo reale fino all’azienda agricola.
Il comunicato diceva che Walmart lavorava da oltre un anno con IBM e con altre 11 aziende alimentari su una rete costruita con tecnologia open source. Frank Yiannas, allora vicepresidente per la sicurezza alimentare di Walmart, definì «superato per il XXI secolo» il modello abituale in cui ogni azienda conosce solo il proprio fornitore diretto e il proprio cliente diretto (nostra traduzione). Il testo citava anche Robert Tauxe, dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi, sul modo in cui una tracciabilità migliore aiuta le indagini sulle epidemie.
Una cosa il comunicato non diceva. Walmart poteva imporre una blockchain perché è l’acquirente: i fornitori che volevano continuare a vendere al maggiore supermercato americano dovevano aderire. Quel potere d’acquisto è l’ingrediente nascosto dei casi alimentari.

Carrefour, Coldiretti e Princes: l’Europa e l’Italia
In Francia Carrefour si è mosso nello stesso periodo. L’8 ottobre 2018 Carrefour ha annunciato l’ingresso in IBM Food Trust (comunicato in inglese) come membro fondatore, e ha detto che avrebbe applicato la blockchain in modo graduale ai prodotti della linea Carrefour Quality Line, la gamma a marchio proprio costruita con agricoltori selezionati, nell’ambito del programma Act for Food.
Il 12 aprile 2022 Carrefour ha portato la tecnologia sulla gamma biologica. Il primo prodotto è stato un’arancia spagnola da dessert venduta in vaschette da quattro. Un codice QR sulla confezione mostrava il nome del produttore, la posizione del campo, la data di raccolta, i risultati delle analisi e il certificato biologico. Il comunicato dell’azienda (in inglese) definiva Carrefour «il primo distributore» a usare la blockchain su prodotti biologici a marchio proprio, e diceva che nel 2018 era stato il primo distributore europeo a usarla per la tracciabilità alimentare, per poi estenderla nel 2021 alla linea di abbigliamento TEX. Sono dichiarazioni dell’azienda su se stessa. Per i lettori italiani: i documenti che abbiamo verificato riguardano Carrefour in Francia e in Spagna, non l’Italia, e non abbiamo trovato conferme di una versione italiana dello stesso progetto.
Un esempio italiano verificato viene dal mondo agricolo. Il 9 dicembre 2020 Coldiretti ha presentato il primo contratto di fornitura pluriennale per il pomodoro da industria del Sud Italia, firmato con Princes Industrie Alimentari, dicendo che portava per la prima volta la blockchain in Italia. Secondo Coldiretti il registro, non modificabile, segue il pomodoro dal campo allo stabilimento e comprende le parcelle coltivate, i lavoratori impiegati nella raccolta, i macchinari, il trasporto e la trasformazione. Il progetto, sviluppato con Casaleggio Associati, coinvolgeva 300 aziende agricole, 19 cooperative e 9 organizzazioni. La motivazione commerciale era il Regno Unito dopo la Brexit: quasi un barattolo su cinque di pelati italiani esportati va in Gran Bretagna, e il mercato britannico vale circa 350 milioni di euro per i derivati del pomodoro nel 2020. Sono dati e affermazioni di Coldiretti. Non abbiamo trovato un resoconto indipendente sui risultati del progetto negli anni successivi, quindi non possiamo dire se sia ancora in uso nel 2026.
A che punto è Food Trust a ottobre 2026
Nessuna fonte che abbiamo trovato annuncia la chiusura di Food Trust. IBM lo vende ancora, con il nome IBM Supply Chain Intelligence Suite: Food Trust, e la sua pagina del prodotto (in inglese) descrive ancora una rete a cui le aziende possono aderire, costruita su IBM Blockchain, che copre coltivatori, trasformatori, distributori e rivenditori. La pagina non ha data né numeri sui membri.
Il posizionamento si è spostato verso la conformità. Il 18 settembre 2023 IBM e iFoodDS hanno lanciato un prodotto congiunto per la norma sulla tracciabilità alimentare della FDA (in inglese), con Food Trust come livello in cui le aziende condividono i dati. Quel comunicato non usa nemmeno la parola blockchain. IBM non ha pubblicato un conteggio recente dei membri. Lo stato onesto è questo: ancora in vendita, ancora descritto come basato su blockchain, senza cifre pubbliche su quante aziende vi scrivano oggi.
Diamanti: Everledger è crollata, Tracr di De Beers è cresciuta
I diamanti sembrano il caso ideale. Ogni pietra ha un grande valore, si può classificare e fotografare, e a chi compra importa dove è stata estratta. Due progetti hanno preso strade opposte.
Everledger: l’amministrazione controllata di aprile 2023
Everledger, guidata dalla fondatrice Leanne Kemp, è stata tra le prime società a mettere i diamanti su un registro blockchain, poi anche pietre preziose e altri beni. Nel 2023 i soldi sono finiti. Il 24 aprile 2023 Steven Staatz e Ashley Leslie, di Vincents Chartered Accountants, sono stati nominati amministratori della società australiana, secondo Jeweller Magazine (in inglese), dopo che Everledger non era riuscita a ottenere un secondo round di finanziamento. La capogruppo britannica, Foreverhold Limited, è stata messa in liquidazione, con liquidatori di Alvarez & Marsal nominati l’11 maggio 2023.
Non fu proprio la fine. Nell’agosto 2023 Kemp ha raccontato a JCK (in inglese) che una Everledger ristrutturata era tornata interamente nelle sue mani, con 15 dipendenti contro i 55 di prima, e che il crollo era stato causato dal mancato rispetto di un accordo da parte di un investitore, una controversia che a suo dire era in tribunale. La nuova società lavora con Ernest Jones, la catena di gioiellerie britannica di Signet, a una collezione i cui diamanti sono tracciati sul registro di Everledger e che include un «passaporto del gioiello» digitale. Non abbiamo trovato resoconti successivi sull’attività dell’azienda, quindi non possiamo dire come stia nel 2026.
Tracr: di proprietà della fonte, ora aperta al GIA
De Beers ha scelto un’altra strada. Ha iniziato a costruire la propria piattaforma, Tracr, nel 2018 e l’ha aperta al resto del settore nel 2023. Il 29 maggio 2026 il Gemological Institute of America (GIA) ha annunciato (in inglese) un accordo definitivo per rilevare il 30% di Tracr. Il comunicato dà la dimensione: oltre cinque milioni di diamanti grezzi registrati, circa due terzi della produzione di grezzo di De Beers in valore. Da gennaio 2025 la piattaforma mostra un unico paese di origine per i diamanti De Beers, e ogni nuovo diamante grezzo De Beers da un carato in su viene registrato.
«I consumatori meritano di sapere da dove vengono i loro diamanti», ha detto nel comunicato l’amministratore delegato di De Beers, Al Cook (nostra traduzione), aggiungendo che chi compra dovrebbe sentirsi più sicuro sull’origine di ogni pietra. L’accordo si appoggia su un’iniziativa del 2023 che inseriva le informazioni di provenienza di Tracr sui certificati GIA idonei. Il comunicato non indica prezzo né data di chiusura; alcune copie dello stesso testo circolavano con la data del 9 giugno 2026.
La differenza tra i due è la lezione. Tracr appartiene al produttore che registra la pietra nel momento in cui esce dalla terra, e ora acquisisce anche il laboratorio che la classifica. Everledger doveva convincere altri a mandarle i dati e a pagare il servizio, e dipendeva da investitori esterni per andare avanti.
Lusso: il consorzio Aura, non solo LVMH
Il caso del lusso viene spesso raccontato come «la blockchain di LVMH». È nata così ed è diventata più ampia, e oggi ha un forte accento italiano.
Il 20 aprile 2021 LVMH, Prada Group e Cartier, parte di Richemont, hanno lanciato l’Aura Blockchain Consortium. FashionUnited ha riportato (in inglese) che era aperto a tutti i marchi del lusso, che ogni marchio avrebbe mantenuto la piena proprietà dei propri dati e che funzionava su una blockchain privata a più nodi con tecnologia di ConsenSys e Microsoft. Lo scopo è dare a ogni prodotto un certificato digitale: la prova che il marchio l’ha fatto, da dove vengono i materiali e, in seguito, chi lo possiede.
Al 26 ottobre 2026 il sito di Aura (in inglese) lo presenta come un’organizzazione senza scopo di lucro fondata da LVMH, OTB Group, Prada Group e Richemont, con più di 50 membri e più di 80 milioni di prodotti registrati su quella che chiama Aura Blockchain. OTB, il gruppo di Diesel, Marni e Maison Margiela, e Prada sono italiani. Le notizie del 2026 danno un’idea del lavoro in corso:
- Bvlgari ha esteso il passaporto digitale ai suoi orologi (15 aprile);
- Prada ha messo un passaporto digitale del prodotto in ogni capo della linea Re-Nylon per SEA BEYOND (14 maggio);
- Aura ha lanciato una Diamond Traceability Initiative con un «Diamond Passport» che segue la pietra dall’origine e dalla certificazione attraverso ogni cambio di proprietario (15 giugno);
- il produttore italiano di arredi Poltrona Frau ha lanciato passaporti digitali per le sue collezioni più note (25 giugno);
- Tiffany & Co. è entrata nel consorzio (29 giugno).
Aura fa bene due cose: autenticità e rivendita. Chi compra una borsa di seconda mano può verificare che il marchio abbia registrato proprio quell’articolo. Da sola non può provare che la borsa che hai in mano sia quella dietro il certificato. Dipende dal legame fisico: un’etichetta, un chip o un codice difficili da copiare e da spostare da un prodotto vero a uno falso.
Perché TradeLens ha chiuso dopo quattro anni
TradeLens è stato il progetto più ambizioso di tutti, perché cercava di portare un intero settore su un unico registro.
Maersk, la compagnia danese di navigazione di container, e IBM annunciarono nel gennaio 2018 di voler creare una joint venture per digitalizzare il commercio mondiale su una blockchain. Al lancio di TradeLens, il 9 agosto 2018, il piano era cambiato: secondo il comunicato di lancio delle due aziende (in inglese), i commenti di spedizionieri e vettori le avevano portate ad abbandonare la struttura di joint venture e a offrire la piattaforma tramite un’estensione dell’accordo di collaborazione già in vigore. Al lancio partecipavano, o si erano impegnate a farlo, 94 organizzazioni. La piattaforma era stata sviluppata da IBM e da GTD Solution, una divisione di Maersk.
Sulla carta il trasporto marittimo è un ottimo candidato: un solo container può coinvolgere un esportatore, uno spedizioniere, due porti, la dogana di due paesi, un vettore, una banca e un assicuratore, tutti a scambiarsi documenti. Nel 2022 la piattaforma dichiarava più di 300 membri, tra cui compagnie come CMA CGM, MSC, Hamburg Süd e Zim, oltre a terminal, depositi interni e autorità doganali. Diceva di gestire lo scambio di informazioni per oltre il 65% del commercio containerizzato, una dichiarazione della piattaforma che non abbiamo potuto verificare in modo indipendente. La sua polizza di carico elettronica fu approvata nel 2021 dall’International Group of P&I Clubs, secondo Global Trade Review (in inglese).
Il 29 novembre 2022 Maersk e IBM annunciarono il ritiro di TradeLens, con la piattaforma fuori servizio entro la fine del primo trimestre 2023. Rotem Hershko, responsabile delle piattaforme di business di Maersk, ne spiegò il motivo: pur avendo sviluppato con successo una piattaforma valida, non si era raggiunta la collaborazione globale di settore necessaria (nostra traduzione). Aggiunse, come riportò Computerworld (in inglese), che TradeLens non aveva raggiunto la sostenibilità commerciale necessaria per proseguire e soddisfare le attese finanziarie di un’attività indipendente.
Leggete bene quelle due frasi. Nessuna dice che la tecnologia ha fallito. La piattaforma funzionava; non abbastanza aziende del settore la usavano, e non rendeva abbastanza. Lars Jensen, amministratore delegato della società di consulenza Vespucci Maritime, ha detto a Supply Chain Dive (in inglese) che TradeLens era «nato dall’entusiasmo per la blockchain» (nostra traduzione) e che a decidere il destino di questi progetti è l’uso commerciale, non la raffinatezza tecnica. Lo stesso articolo notava che i dati del trasporto sono spesso riservati e difficili da condividere.
Quella che segue è una lettura di Coindaro, costruita su questi fatti e non presa da una fonte. Un registro condiviso sembra neutrale solo se nessun partecipante lo controlla. TradeLens è stato costruito da Maersk, una delle maggiori compagnie di container al mondo, insieme a IBM, e chiedeva ai concorrenti di Maersk di metterci dati commercialmente sensibili. Alcuni vettori l’hanno fatto, come mostra l’elenco dei membri; il settore nel suo insieme no, nelle parole di Maersk. Walmart poteva obbligare i fornitori ad aderire. Maersk non poteva obbligare i rivali.
Il limite: una blockchain non può controllare le merci fisiche
Tutti i casi visti hanno la stessa debolezza, ed è il punto più importante di questa lezione. Una blockchain prova che un dato non è stato modificato da quando è stato scritto. Non prova che fosse vero quando è stato scritto.
Se chi confeziona scansiona il lotto sbagliato, il lotto sbagliato resta nel registro per sempre. Se un fornitore rietichetta come biologiche arance convenzionali prima della prima scansione, il registro registra fedelmente arance biologiche. Se una borsa falsa porta un’etichetta copiata da una vera, il certificato risulta valido. Gli ingegneri lo chiamano «garbage in, garbage out», spazzatura in ingresso, spazzatura in uscita. Nel lessico blockchain è il problema dell’oracolo: la catena sa solo ciò che qualcuno, o qualche sensore, le racconta del mondo esterno.
I ricercatori lo dicono in termini semplici. Un capitolo di libro del 2021 di Gowri Sankar Ramachandran e colleghi della Queensland University of Technology, del CSIRO e dell’University of New South Wales, «Blockchain in Supply Chain: Opportunities and Design Considerations» (in inglese), lo scrive in una didascalia: archiviare dati in un registro blockchain non garantisce di per sé autenticità e fiducia (nostra traduzione). Gli autori aggiungono che la blockchain non ha un meccanismo proprio per verificare se i dati inviati da un utente siano corretti, quindi i rimedi stanno fuori dalla catena.

Quei rimedi esistono, e nessuno è un registro. I sensori possono registrare la temperatura in un camion frigorifero senza che qualcuno la digiti. Laboratori e revisori possono analizzare campioni e firmare i risultati. Sigilli antimanomissione, chip ed etichette difficili da copiare possono legare un dato a un solo oggetto. Nei diamanti le iscrizioni laser e i certificati di gradazione fanno parte di questo lavoro, ed è per questo che la quota del GIA in Tracr conta. Nelle cripto, reti come Chainlink cercano di portare dati esterni on-chain per gli smart contract, ma si scontrano con la stessa domanda: chi garantisce il dato alla fonte?
La promessa onesta di una blockchain di filiera è quindi più stretta del marketing. Una volta scritto, un dato non può essere riscritto di nascosto, e chi ha accesso vede la stessa versione. Questo aiuta dopo un problema, quando gli investigatori vogliono sapere chi ha scritto cosa e quando. Non impedisce il problema nel punto in cui merci e dati si incontrano per la prima volta.
Le regole chiedono registri, non una blockchain: il passaporto digitale del prodotto
I regolatori spingono molto sulla tracciabilità. Nessuna delle due regole principali, per chi legge in Europa e negli Stati Uniti, richiede una blockchain.
Per le imprese italiane la più vicina è europea. Il Regolamento (UE) 2024/1781 sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR) crea il passaporto digitale del prodotto (DPP): una scheda con materiali, origine, informazioni su riparazione e riciclo, raggiungibile tramite un supporto di dati come un codice QR. Essendo un regolamento, si applica direttamente anche in Italia, senza legge di recepimento. Il calendario della Commissione europea, che lei stessa definisce indicativo, prevede queste tappe:
| Tappa (passaporto digitale del prodotto UE) | Data indicata dalla Commissione |
|---|---|
| Registro DPP operativo | 20 luglio 2026 |
| Decisione sui due standard DPP restanti | novembre 2026 |
| Passaporto obbligatorio per alcune batterie (veicoli elettrici, mobilità leggera, industriali) | 18 febbraio 2027 |
| Atti delegati per tessili, alluminio e pneumatici | terzo-quarto trimestre 2027 |
| Atto delegato per i mobili | 2028 |
| Atti delegati per materassi e contenuto riciclato | 2029 |
| Transizione dopo ogni atto delegato | almeno 18 mesi |
Due dettagli contano per questa lezione. Il registro UE contiene gli identificativi dei prodotti e i dati di registrazione, mentre i dati completi del prodotto restano all’azienda o a un fornitore di servizi per il passaporto. E la pagina della Commissione (in inglese) non cita la blockchain. Un passaporto può girare su una blockchain, come mostrano i membri di Aura, oppure su un normale database. La legge chiede il passaporto, non la tecnologia che c’è dietro. Per la moda e il tessile italiani, il banco di prova sarà l’atto delegato sui tessili previsto per fine 2027, che è la nostra lettura del calendario e non una previsione della Commissione.
Negli Stati Uniti, la norma della FDA sulla tracciabilità alimentare prevista dalla sezione 204 del Food Safety Modernization Act (FSMA 204) chiede alle aziende che trattano alimenti della Food Traceability List (in inglese), che comprende le verdure a foglia fresche e tagliate, di tenere i registri di sette eventi critici di tracciamento: raccolta, raffreddamento, primo confezionamento, primo ricevimento a terra da un peschereccio, spedizione, ricevimento e trasformazione. Devono consegnarli alla FDA entro 24 ore da una richiesta. La data di conformità originaria era il 20 gennaio 2026. Secondo la pagina della FDA sulla norma (in inglese), l’agenzia ha proposto una proroga di 30 mesi al 20 luglio 2028 e il Congresso le ha chiesto di non applicare la norma prima di quella data; alcune sezioni della pagina riportano ancora la data di gennaio 2026. La norma accetta registri cartacei o elettronici. Non menziona la blockchain.
Blockchain o database? Che cosa insegnano i casi
Mettendo i casi uno accanto all’altro si vede uno schema. L’elenco che segue è la lettura di Coindaro dei fatti datati qui sopra, non il risultato di uno studio o di un regolatore.
Un registro condiviso si è meritato il posto quando si sono verificate insieme quattro condizioni:
- più aziende che non si fidano del tutto avevano bisogno di scrivere nello stesso registro;
- non c’era un gestore neutrale, oppure il gestore aveva il potere di far aderire gli altri, come Walmart con i fornitori;
- valeva la pena pagare per una storia condivisa e difficile da alterare, come in un richiamo o in una rivendita;
- il dato era affidabile dove entrava, grazie a una scansione, un sensore, un laboratorio o un certificato di gradazione.
Quando un’azienda gestisce il sistema e le altre si limitano a mandarle dati, un normale database gestito da quell’azienda fa lo stesso lavoro a costo minore. Quando i concorrenti che dovrebbero contribuire non vogliono farlo, nessuna tecnologia risolve il problema, come ha mostrato TradeLens. Il test per capire se un progetto abbia davvero bisogno di una blockchain è l’argomento di una lezione successiva di questo percorso.
Per chi legge bastano poche domande per giudicare il prossimo annuncio. Chi scrive in questo registro, e chi decide chi può scrivere? Che cosa si controlla nel momento in cui merci e dati si incontrano? I dati sono visibili al cliente, o solo alle aziende? E c’è qualcuno, oltre all’azienda fondatrice, che lo usa davvero? Le guide su che cos’è una blockchain e sui tre pilastri della blockchain danno il vocabolario per porre queste domande.
Il bilancio, caso per caso
La tabella riunisce in un posto i fatti datati di questa lezione, con ciò che è ancora attivo a ottobre 2026.
| Progetto | Data chiave | Cifra o fatto | Stato a ottobre 2026 |
|---|---|---|---|
| Pilota mango Walmart (IBM) | annunciato a ottobre 2016 | ricerca da circa 7 giorni a 2,2 secondi | diventato IBM Food Trust |
| Ordine Walmart sulle verdure a foglia | 24 settembre 2018 | tracciabilità fino all’azienda agricola entro settembre 2019 | Food Trust ancora in vendita da IBM |
| Carrefour entra in IBM Food Trust | 8 ottobre 2018 | prodotti Carrefour Quality Line | nessun conteggio recente dei prodotti |
| Gamma biologica Carrefour | 12 aprile 2022 | arancia spagnola da dessert, QR sulla confezione | dichiarazione dell’azienda |
| Coldiretti e Princes (pomodoro da industria) | 9 dicembre 2020 | 300 aziende agricole, 19 cooperative, 9 organizzazioni | nessun aggiornamento indipendente trovato |
| TradeLens (Maersk, IBM) | chiusura annunciata il 29 novembre 2022 | oltre 300 membri; fuori servizio entro fine primo trimestre 2023 | chiuso |
| Everledger (Australia) | amministrazione il 24 aprile 2023 | 15 dipendenti dopo la ristrutturazione, 55 prima (agosto 2023) | nessun resoconto successivo |
| Tracr (De Beers) | accordo con il GIA annunciato il 29 maggio 2026 | oltre 5 milioni di diamanti grezzi; GIA rileva il 30% | attivo; chiusura non confermata |
| Consorzio Aura | lanciato il 20 aprile 2021 | oltre 50 membri, oltre 80 milioni di prodotti (26 ottobre 2026) | attivo |
Tre dei cinque grandi progetti internazionali sono vivi in qualche forma. Food Trust sopravvive come prodotto di conformità, Tracr ha avuto un nuovo azionista nel 2026 e Aura continua ad aggiungere marchi. TradeLens ha chiuso e la società Everledger originaria è finita in amministrazione. La prossima data da seguire è il 18 febbraio 2027, quando il passaporto delle batterie diventerà obbligatorio nell’Unione europea: mostrerà se le aziende costruiscono i passaporti su blockchain o su semplici database.



