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Blockchain e musica: royalty, marca temporale e che cosa ha funzionato

Blockchain musica: le royalty con smart contract hanno reso poco, la marca temporale gratuita su Bitcoin prova una data, anche per la legge italiana.

Principiante 21 min di letturaAggiornato Da leggere prima: Blockchain immobiliare e catasto: cosa hanno fatto davvero Georgia, Ruanda e Ghana
Un contratto firmato accanto a una bilancia, una catena, un megafono e delle monete
Indice
  1. Blockchain e musica: la promessa delle royalty pagate dal codice
  2. Tiny Human di Imogen Heap: 133,20 dollari con uno smart contract
  3. Royal, gli NFT musicali e la questione dei titoli finanziari
  4. Perché le royalty automatiche sono più difficili di uno smart contract
  5. Blockchain musica e diritto d’autore: la prova di anteriorità
  6. Cos’è la marca temporale nella blockchain e come funziona
  7. Marca temporale blockchain: che cosa dicono i tribunali e la legge
    1. Italia: la legge dà a un registro distribuito l’effetto di una marca temporale
    2. Francia: una sentenza di primo grado a Marsiglia
    3. Unione europea: marche temporali eIDAS e nuovi registri elettronici
    4. Stati Uniti e Regno Unito: la registrazione, non la blockchain
  8. Come fare una marca temporale blockchain gratuita per una canzone o un disegno
  9. Bilancio: le piattaforme di royalty sono sparite, le marche temporali restano

blockchain that runs exactly as written when it is called, holding and moving funds according to its code, without an intermediary able to change the outcome.">smart contract holding reserves of two or more tokens, supplied by users, that a decentralized exchange uses to execute trades automatically at a price set by a formula.">pool diverge, compared with simply holding the same tokens in a wallet. It becomes permanent when the provider withdraws.">Il 20 marzo 2025 un tribunale di Marsiglia ha accettato come prova un’impronta digitale scritta nella blockchain di Bitcoin: serviva a dimostrare che una casa di moda era titolare dei diritti su alcuni disegni realizzati anni prima. Quasi dieci anni prima, la cantante britannica Imogen Heap aveva usato una blockchain per pagare in automatico le persone dietro una canzone, e la canzone aveva incassato 133,20 dollari. Le due storie usano la stessa tecnologia. Solo una ha funzionato.

Questa spaccatura riassume la blockchain nella musica e, più in generale, nella proprietà intellettuale. La promessa rumorosa, le royalty pagate dal codice nel momento in cui un brano viene ascoltato, in gran parte è sfumata: le piattaforme che ci hanno provato hanno chiuso, cambiato strada o sono rimaste piccole. La promessa silenziosa, una prova datata che un file esisteva in un certo giorno, costa poco, spesso nulla, ed è comparsa in sentenze e in leggi nazionali. In Italia è già nella legge dal febbraio 2019.

Questa lezione segue quella sui registri immobiliari e il real estate, che finiva su un punto simile: una blockchain può registrare un documento e la sua data, ma non può decidere chi possiede cosa. Qui separiamo i due usi, con i numeri usciti da ciascun esperimento, e poi vediamo che cosa dicono sulla marca temporale su blockchain il diritto italiano, quello europeo e quelli di Stati Uniti, Regno Unito e Francia. I fatti sono aggiornati a ottobre 2026.

Blockchain e musica: la promessa delle royalty pagate dal codice

Una sola canzone porta con sé più diritti. C’è la registrazione, di solito di un’etichetta o dell’artista, e c’è la composizione, divisa tra autori ed editori. Ogni lato ha i suoi enti di gestione, i suoi contratti, le sue percentuali. Quando un brano viene riprodotto in streaming, il denaro passa dal servizio a etichette, distributori, editori e società di gestione collettiva prima che una parte arrivi a chi ha fatto la musica.

Le cifre sono grandi. Spotify dichiara di aver pagato oltre 11 miliardi di dollari all’industria musicale nel 2025, più del 10% sul 2024, e il suo responsabile musica Charlie Hellman l’ha definito «il più grande pagamento annuale alla musica da parte di qualsiasi rivenditore nella storia» (nostra traduzione) in una nota del 28 gennaio 2026. La lamentela di molti artisti non è mai stata la dimensione della torta, ma la lentezza e l’opacità con cui la loro fetta attraversa la filiera.

Qui è entrato in scena il discorso sulla blockchain, a partire dal 2015. Uno smart contract è un programma registrato su una blockchain che si esegue esattamente come è scritto. Gli dai un pagamento e un elenco di portafogli con le percentuali, e lui divide il denaro nella stessa transazione: il 50% alla cantante, il 25% al produttore, il 25% al coautore, senza ufficio amministrativo e con un registro pubblico di ogni versamento. La nostra panoramica sugli usi della blockchain mostra il quadro più ampio nei vari settori.

Tiny Human di Imogen Heap: 133,20 dollari con uno smart contract

Imogen Heap, cantante e produttrice britannica, pubblicò il brano «Tiny Human» alla fine del 2015 come banco di prova di Mycelia, il suo progetto per pagamenti più giusti a chi fa musica. Il pezzo fu venduto tramite Ujo Music, un progetto di ConsenSys, azienda di software legata a Ethereum, e i pagamenti furono divisi tra i collaboratori da uno smart contract su Ethereum.

Secondo il giornalista David Gerard, noto scettico del settore, che ha pubblicato i dati dei pagamenti, il brano vendette 222 copie a 60 centesimi l’una, per un totale di 133,20 dollari al versamento di agosto 2016. Fu ritirato dalla vendita nel corso del 2016. Per comprarlo serviva un portafoglio Ethereum e un po’ di ether, il che all’epoca significava spesso comprare prima bitcoin su un exchange e poi convertirli. Gerard definisce la procedura «ridiculously glitchy and buggy», in inglese, cioè piena di difetti, e riporta un acquirente su Reddit che avvertiva che la quantità esatta di ether era «a bit of a gamble», un po’ una scommessa.

Ujo ci riprovò alla fine del 2017 con «EGO», un album del produttore RAC. Gerard contò 139 token EGO all’indirizzo del token su Ethereum, che prese come numero delle vendite, e stimò gli incassi in circa 1.390 dollari. L’album era anche su Spotify. I file musicali venivano serviti dallo spazio cloud S3 di Amazon, non da una rete decentralizzata. Ujo disse, in dichiarazioni al sito di settore Music Ally riportate da Gerard, che il primo giorno RAC «made more money from tips than he did from sales», cioè guadagnò di più in mance che in vendite. Gerard aggiunge che le vendite, in un caso e nell’altro, furono piccole.

Il gruppo fu franco sulla propria posizione. Gerard riporta Ujo che si descriveva come «a few bright-eyed technologists with a special hammer, looking for the right nail»: qualche tecnico entusiasta con un martello speciale in cerca del chiodo giusto. Il canale di pagamento funzionava: il denaro andava dove diceva il contratto. Mancava un pubblico disposto a comprare musica con un portafoglio crypto, o un motivo per lasciare i servizi che già usava.

Uno smartphone, qualche banconota, nodi di rete collegati e una stretta di mano
Tiny Human divideva i pagamenti con uno smart contract su Ethereum e incassò 133,20 dollari da 222 vendite entro agosto 2016.

Nelle fonti che abbiamo controllato non c’è un annuncio di chiusura di Ujo né attività dopo queste uscite, quindi non indichiamo una data di fine.

Royal, gli NFT musicali e la questione dei titoli finanziari

La seconda ondata arrivò con il boom degli NFT del 2021. Un NFT è un token con una propria identità su una blockchain, e le piattaforme musicali lo usarono in due modi: come oggetto da collezione (un’edizione limitata di un brano o di un album) e come diritto a incassi futuri.

Royal scelse la seconda strada. L’azienda, guidata dal dj Justin Blau (in arte 3LAU) e da JD Ross, raccolse 16 milioni di dollari in un round seed ad agosto 2021, con Paradigm e Founders Fund, poi 55 milioni in una Serie A a novembre 2021, con tra i sostenitori Andreessen Horowitz (a16z), i The Chainsmokers e Nas. Vendeva quelli che chiamava «limited digital assets»: token che danno al titolare una quota delle royalty da streaming di un brano. Il primo test fu il singolo di 3LAU «Worst Case»: MusicTech riportò il 27 settembre 2021 che il 50% dei diritti di streaming sarebbe andato a 333 fan, prima dell’uscita dell’8 ottobre 2021.

Seguirono nomi più grossi. Il lancio di gennaio 2022 con il rapper Nas andò in crisi poco dopo l’apertura e il mint fu rinviato, come ha riferito The Block il 12 gennaio 2022. Diplo vendette quote di royalty di «Don’t Forget My Love» a marzo 2022 e i The Chainsmokers offrirono 4.000 token legati all’album «So Far So Good» il 17 maggio 2022; i primi pagamenti ai possessori dei token arrivarono a luglio 2022. A ottobre 2026 il sito di Royal presenta l’azienda come «programmable money for creators», denaro programmabile per i creatori, e non più come un mercato di royalty. Non abbiamo potuto confermare quando il mercato abbia smesso di funzionare, quindi non diamo una data.

I token di royalty sollevano anche una questione legale che i collezionabili non pongono. Se compri un token perché ti aspetti un reddito dal lavoro di altri, un regolatore può vedere un contratto di investimento, che negli Stati Uniti è un titolo finanziario (security). Il segnale più chiaro finora non riguardava la musica. Il 13 settembre 2023 la SEC ha chiuso con un accordo il caso Stoner Cats 2 LLC, la società dietro una serie animata che il 27 luglio 2021 aveva venduto oltre 10.000 NFT a circa 800 dollari l’uno, raccogliendo circa 8 milioni. Per la SEC gli NFT erano crypto asset securities venduti con un’offerta non registrata. La società ha accettato una sanzione civile di 1 milione di dollari senza ammettere né negare i fatti accertati. Il provvedimento ricordava anche che gli NFT garantivano alla società una royalty del 2,5% su ogni rivendita.

Quel provvedimento riguarda un caso, con i suoi fatti, e non dice che ogni NFT sia un titolo finanziario. Mostra però il rischio per qualunque piattaforma che venda ai fan una quota di royalty future senza le informative che la legge sui titoli richiede negli Stati Uniti. Per i lettori italiani c’è un’avvertenza in più: in queste fonti non abbiamo verificato come la Consob o le autorità europee trattino token di questo tipo, e quindi non estendiamo la conclusione della SEC all’Italia. Il quadro europeo dei cripto-asset è nella nostra guida al regolamento MiCA.

Perché le royalty automatiche sono più difficili di uno smart contract

Le storie di Heap e di Royal indicano lo stesso limite. Uno smart contract sa soltanto ciò che gli viene detto. Non può scoprire da solo chi ha scritto una canzone, quale quota hanno concordato gli autori, se un campionamento è stato autorizzato, o quante volte il brano è stato ascoltato su un servizio che non pubblica i propri log su una blockchain. Qualcuno deve inserire quei dati, e quel qualcuno è un oracolo: una fonte di cui il contratto deve fidarsi.

Nella musica le fonti affidabili esistono già. Sono le etichette, gli editori, i distributori e le società di gestione collettiva che hanno i contratti e i conteggi degli ascolti. Se i loro dati sono sbagliati o incompleti, uno smart contract paga le persone sbagliate più in fretta e più in trasparenza, il che non è un miglioramento. Se i dati sono giusti, possono pagare anche senza una blockchain. Per questo la maggior parte dei progetti seri ha finito per lavorare sul livello dei dati (chi possiede che cosa) più che sul canale di pagamento.

La SIAE, la società italiana degli autori ed editori, ne dà la versione istituzionale. Ha annunciato una partnership con la blockchain Algorand il 6 dicembre 2019, dopo aver sviluppato all’inizio il progetto su Hyperledger con l’Università La Sapienza di Roma e la start-up Blockchain Core. Ha motivato il cambio con due ragioni: la natura pubblica di Algorand «by design» e le sue prestazioni elevate, un compromesso che spieghiamo in blockchain pubbliche e private. Il 24 marzo 2021 l’agenzia di stampa Italpress ha riferito che in quella settimana erano stati creati oltre 4 milioni di NFT per rappresentare i diritti di più di 95.000 autori SIAE.

Quei token sono un registro dei diritti, una traccia pubblica di metadati. Nulla di ciò che abbiamo trovato mostra la SIAE che paga royalty tramite quei token, e non abbiamo trovato aggiornamenti sullo stato del progetto nel 2026. È un caso utile proprio perché è modesto: una società che già detiene i dati ne ha messo una copia su un registro pubblico, senza cambiare chi decide e chi paga.

Blockchain musica e diritto d’autore: la prova di anteriorità

Il secondo uso parte da un fatto semplice del diritto d’autore. Nella maggior parte dei paesi non si registra una canzone, una foto o un testo per esserne titolari. Negli Stati Uniti il Copyright Office scrive nelle sue domande frequenti che un’opera è protetta «the moment it is created and fixed in a tangible form», cioè dal momento in cui è creata e fissata su un supporto. Nel Regno Unito il governo spiega che la protezione è automatica, non si fa domanda né si paga, e non esiste un registro delle opere. Francia e Italia seguono lo stesso principio: in Italia la legge sul diritto d’autore, la n. 633 del 1941, fa nascere il diritto con la creazione dell’opera, senza formalità.

Resta al creatore un problema di prova. Se qualcuno copia il tuo ritornello o il tuo disegno e dice di averlo fatto prima, devi dimostrare che la tua versione esisteva prima. Le bozze su un portatile hanno date che chiunque può cambiare. Qui la blockchain aiuta, senza conservare l’opera.

Lo strumento è un hash, una breve impronta calcolata a partire da un file. Se cambi un pixel o una nota, l’impronta cambia completamente, come spiega la nostra guida su crittografia e funzioni di hash. Se scrivi quell’impronta in un blocco, la posizione del blocco nella catena le dà una data che nessuno può spostare di nascosto, per le ragioni esposte in perché una blockchain è immutabile.

Cos’è la marca temporale nella blockchain e come funziona

OpenTimestamps, un progetto open source, fa esattamente questo su Bitcoin. Il suo sito dichiara con chiarezza che cosa si ottiene: «A timestamp proves that some data existed prior to some point in time», cioè una marca temporale dimostra che certi dati esistevano prima di un certo momento. Il sito dice che l’hash è calcolato nel browser, per cui dal tuo computer esce soltanto l’impronta. I server di calendario pubblici sono gratuiti, non richiedono un account e vivono di donazioni, quindi l’utente non paga nulla. La conferma nella blockchain di Bitcoin richiede alcune ore, dopodiché la prova può essere completata e verificata su un blocco preciso.

I limiti sono altrettanto concreti. Una marca temporale prova quando un file esisteva. Non prova chi l’ha fatto, se è originale o a chi appartiene. Chi copia la tua opera può marcare la copia prima che tu marchi l’originale. E la marca non crea alcun diritto: il diritto d’autore esiste già dalla creazione, e la marca è soltanto una prova di data. Questa lettura è nostra, ricavata da ciò che lo strumento dichiara e da ciò che non dichiara, e coincide con il modo in cui i giudici hanno trattato finora la prova. Lo stesso ragionamento l’abbiamo applicato ai diplomi nella lezione su identità digitale e diplomi su blockchain: la catena verifica che un documento non sia cambiato, non che fosse vero.

Marca temporale blockchain: che cosa dicono i tribunali e la legge

Italia: la legge dà a un registro distribuito l’effetto di una marca temporale

L’Italia è andata oltre una sentenza. L’articolo 8-ter del decreto-legge n. 135 del 14 dicembre 2018, inserito in sede di conversione dalla legge n. 12 dell’11 febbraio 2019 e in vigore dal 13 febbraio 2019, definisce le tecnologie basate su registri distribuiti e gli smart contract. Il suo terzo comma, su Normattiva, stabilisce che la memorizzazione di un documento informatico attraverso la tecnologia dei registri distribuiti «produce gli effetti giuridici della validazione temporale elettronica» di cui all’articolo 41 del regolamento (UE) n. 910/2014, il regolamento eIDAS. Detto in parole semplici: ha l’effetto giuridico di una marca temporale elettronica.

Lo stesso articolo chiedeva all’Agenzia per l’Italia digitale (AgID) di individuare entro 90 giorni gli standard tecnici. Non abbiamo potuto verificare se quegli standard siano mai stati adottati, quindi la portata pratica della norma resta incerta. Ne segue una cautela per chi lavora con la musica o con il design: la legge italiana riconosce l’effetto, ma non dice che ogni marca su ogni blockchain basti da sola, e la valutazione di una prova resta, caso per caso, al giudice.

Per le opere create in Italia la marca blockchain non sostituisce altre strade di data certa. La SIAE, per esempio, offre un servizio di deposito di opere inedite: condizioni, costi e durata vanno controllati sul suo sito, perché non li abbiamo verificati per questa lezione.

Francia: una sentenza di primo grado a Marsiglia

Il caso dell’apertura è AZ Factory contro Valeria Moda, deciso dalla prima sezione civile del Tribunal judiciaire de Marseille il 20 marzo 2025 (n. 23/00046), riportato il 4 aprile 2025 dal sito giuridico Legalis (in francese) e il 12 agosto 2025 da un blog scritto da studenti di un master in cyberjustice (in francese), che indica il numero della causa. È una sentenza di primo grado. AZ Factory vende pigiami, con i nomi «Love With Alber» e «Hearts with Alber», basati su schizzi del designer Alber Elbaz. Su un mercato aveva trovato capi identici ai suoi disegni ma di qualità molto inferiore, e aveva fatto causa.

Per dimostrare i propri diritti AZ Factory presentò due rapporti di marcatura temporale del 5 maggio 2021 e del 15 settembre 2021, ottenuti con il servizio BlockchainYourIP, che aveva ancorato le impronte dei disegni nella blockchain pubblica di Bitcoin. Il tribunale ritenne originali i disegni e ammise la blockchain come mezzo per provare la titolarità dei diritti patrimoniali, in assenza di una contestazione seria. Secondo il blog degli studenti, il tribunale descrisse l’affidabilità della marcatura come paragonabile a un deposito presso l’ufficio francese della proprietà intellettuale, l’INPI. Si basò anche su altre prove: due marchi dell’Unione europea riportati sulle etichette e la pubblicazione dei capi sui social network.

Una clessidra, un calendario, un documento, una lente d'ingrandimento e un lucchetto
A Marsiglia le marche temporali del 5 maggio e del 15 settembre 2021, ancorate su Bitcoin, hanno aiutato a provare la titolarità dei disegni.

I commentatori descrivono la sentenza come il primo riconoscimento francese di una prova blockchain di questo tipo. Essendo di primo grado non vincola altri giudici, e non abbiamo trovato informazioni su un appello. La prova su blockchain era un elemento tra più elementi, accanto ai marchi, ai post pubblici e agli accertamenti di un commissaire de justice (un ufficiale giudiziario), e i commentatori osservano che non tutte le blockchain offrono la stessa affidabilità.

Anche in Francia lo Stato offre la propria prova datata. L’e-Soleau dell’INPI è un deposito online che, nelle parole dell’ufficio, serve a stabilire la prova di una creazione a una data precisa. A ottobre 2026 la pagina dell’INPI (in francese) indica una tariffa di 15 € fino a 50 MB, poi 10 € per ogni 50 MB in più, per cinque anni di conservazione, prorogabili. La ricevuta riporta data e ora del deposito in UTC e un’impronta di ciascun documento. L’INPI stesso ricorda che il diritto d’autore nasce automaticamente con la creazione. Come una marca su blockchain, non dà un titolo di proprietà.

Unione europea: marche temporali eIDAS e nuovi registri elettronici

In tutta l’UE l’articolo 41 del regolamento (UE) n. 910/2014, cioè eIDAS, stabilisce che a una validazione temporale elettronica non possono essere negati effetti giuridici e ammissibilità come prova per il solo motivo che è in forma elettronica o che non è una validazione temporale elettronica qualificata. Soltanto la marca temporale qualificata, emessa da un prestatore di servizi fiduciari vigilato, gode della presunzione di accuratezza di data, ora e integrità dei dati. Una prova OpenTimestamps non è qualificata: un giudice può ammetterla, ma devi convincerlo che è affidabile.

Il regolamento rivisto, il regolamento (UE) 2024/1183 dell’11 aprile 2024, ha aggiunto la registrazione di dati in registri elettronici come nuovo servizio fiduciario e ha fissato i requisiti dei registri elettronici qualificati all’articolo 45l. La Commissione ha poi adottato il regolamento di esecuzione (UE) 2025/2531 il 16 dicembre 2025, pubblicato nella Gazzetta ufficiale il giorno dopo, che elenca le norme di riferimento. Un registro che le rispetta si presume conforme a quei requisiti. L’atto descrive un registro elettronico come una sequenza di registrazioni di dati destinata a preservarne l’integrità e l’esattezza dell’ordine cronologico. È il lavoro che una blockchain pubblica svolge per un hash, ma solo un servizio gestito da un prestatore vigilato può essere qualificato.

Per chi vive in Italia i due livelli si sommano. L’articolo 8-ter italiano riconosce l’effetto di validazione temporale elettronica al registro distribuito, mentre la qualifica europea di registro elettronico qualificato richiederà un prestatore di servizi fiduciari. Come i prestatori italiani si metteranno sul mercato è una delle prossime date da seguire.

Stati Uniti e Regno Unito: la registrazione, non la blockchain

Negli Stati Uniti lo strumento più forte non è una marca temporale ma la registrazione. Il Copyright Office dice che bisogna registrare l’opera prima di fare causa per violazione di un’opera statunitense, che le opere registrate possono avere accesso ai danni legali (statutory damages) e al rimborso delle spese legali, e che una registrazione entro cinque anni dalla pubblicazione vale come prova prima facie in giudizio. Aggiunge che spedirsi per posta una copia dell’opera, il vecchio «poor man’s copyright», non sostituisce la registrazione. Una marca su blockchain è la versione moderna di quella busta: prova utile di una data, nessun sostituto del registro. Nelle nostre fonti non abbiamo trovato sentenze statunitensi o britanniche sulle marche temporali su blockchain. Il Regno Unito non ha un registro del diritto d’autore, quindi lì la prova datata della creazione pesa di più.

Come fare una marca temporale blockchain gratuita per una canzone o un disegno

I passaggi qui sotto usano OpenTimestamps perché è gratuito e non richiede né un account né crypto. In nessun momento c’è denaro a rischio.

  1. Conserva il file originale e le tue bozze (file di progetto, stem, schizzi, e-mail datate) in una cartella che non modificherai più. La marca prova un file preciso, quindi una copia riesportata non corrisponderà.
  2. Apri il sito di OpenTimestamps e trascina il file nell’area di marcatura. L’impronta è calcolata sul tuo computer; il file resta con te.
  3. Scarica il piccolo file di prova con estensione .ots prodotto dal sito e conservalo accanto all’originale, con una copia di sicurezza altrove.
  4. Aspetta qualche ora: la documentazione del client (in inglese) dice che la conferma su Bitcoin richiede questo tempo. Finché non arriva, la prova è incompleta; il comando «ots upgrade» da riga di comando aggiunge al file .ots il percorso fino al blocco di Bitcoin.
  5. Verificala: trascina nel riquadro di verifica del sito prima il file .ots e poi l’originale, oppure usa «ots verify», che richiede l’accesso a un nodo Bitcoin Core (ne basta uno pruned). Una prova confermata rimanda a un blocco preciso di Bitcoin e alla sua data.
  6. Aggiungi le strade che hanno peso legale dove vivi: in Italia una data certa per altra via, per esempio con un deposito presso la SIAE o con una marca temporale qualificata di un prestatore di servizi fiduciari dell’UE se prevedi una controversia; per un’opera statunitense, la registrazione presso il Copyright Office; per la Francia, un e-Soleau dell’INPI.

Pubblicare l’opera con una data ben visibile (un’uscita, un post datato) aggiunge un’altra traccia indipendente. Nessuno di questi passaggi prova che sei l’autore. Provano che avevi quel file preciso in quel momento.

Bilancio: le piattaforme di royalty sono sparite, le marche temporali restano

A dieci anni da Tiny Human, il bilancio delle piattaforme di royalty e di collezionabili è soprattutto un elenco di chiusure. Sound.xyz, dove gli artisti vendevano musica sotto forma di token, scrive sul proprio sito di essere offline dal 16 gennaio 2026, perché il team passa a un nuovo prodotto chiamato Vault; gli oggetti raccolti restano on-chain e gli artisti possono ancora richiedere i fondi residui. Catalog, che vendeva dischi musicali in copia unica, mostra ora il banner «Catalog is no longer active», e la sua pagina di commiato dice che il progetto ha raggiunto il suo «natural completion point»; i dischi sono conservati sulla rete di archiviazione Arweave. Nina Protocol, una piattaforma musicale su blockchain fondata a New York nel 2021, ha iniziato il 28 maggio 2026 una chiusura graduale di sei settimane: stop a caricamenti e acquisti, tempo fino al 15 giugno per ritirare i fondi ed esportare la musica, chiusura totale fissata al 15 luglio 2026, come ha riferito Paste Magazine il 29 maggio. SoundCloud ha poi comprato la piattaforma, ha riferito Stereogum il 22 luglio 2026, senza rendere noti i termini.

Audius, un servizio di streaming nato con un token, è ancora attivo. La sua pagina degli annunci elenca post fino al 21 maggio 2026, tra cui l’«Open Audio Protocol» e gli «artist coins» lanciati l’8 ottobre 2025, con le monete di Kodak Black ($YAK, 11 novembre 2025) e di Almighty Jay ($JAY, 16 dicembre 2025). Su quella pagina Audius non pubblica dati sugli utenti, quindi non ne diamo. È un servizio in cui ascoltare funziona come in qualunque altra app; il token, la governance e le monete degli artisti stanno sopra.

ProgettoDataChe cosa ha tentatoEsito (a ottobre 2026)
Tiny Human (Imogen Heap, Ujo)Fine 2015Ripartizione dei pagamenti con smart contract su Ethereum222 vendite, 133,20 dollari ad agosto 2016; ritirato dalla vendita nel 2016
EGO di RAC (Ujo)Fine 2017Album venduto in etherCirca 139 vendite, circa 1.390 dollari (stima di Gerard)
SIAE su AlgorandDicembre 2019 (partnership)Registro dei diritti degli autori sotto forma di NFTOltre 4 milioni di NFT per più di 95.000 autori al 24 marzo 2021; nessun pagamento trovato
RoyalSeed da 16 milioni di dollari ad agosto 2021, Serie A da 55 milioni a novembre 2021Token di quote di royalty per i fanIl sito oggi parla di «programmable money for creators»
Stoner Cats (non musica)Vendita di NFT il 27 luglio 2021NFT con royalty del 2,5% sulle rivenditeProvvedimento SEC del 13 settembre 2023, sanzione di 1 milione di dollari
Sound.xyzOffline dal 16 gennaio 2026Musica venduta come tokenChiuso, il team è passato a Vault
Nina ProtocolChiusura graduale dal 28 maggio 2026Piattaforma musicale su blockchainChiusa il 15 luglio 2026, poi comprata da SoundCloud
AudiusArtist coins dall’8 ottobre 2025Streaming con un token e monete degli artistiAttivo, post fino a maggio 2026

Sul fronte della prova il quadro è rovesciato. OpenTimestamps funziona ancora gratis. Un tribunale francese ha accettato una marca temporale su Bitcoin nel marzo 2025, l’Italia ha scritto nella legge l’effetto della marca temporale su registro distribuito dal febbraio 2019, e l’UE ha ora una categoria giuridica per i registri elettronici qualificati. Niente di tutto questo finisce nei titoli come un round da 55 milioni di dollari, e niente di tutto questo paga un artista.

Per chi valuta un progetto di blockchain nella musica, la lezione è concreta: chiedersi se per funzionare ha bisogno che i fan comprino token (la maggior parte di queste piattaforme ha chiuso) e se si appoggia a dati che qualcuno fuori dalla catena deve fornire onestamente (lo fa ogni sistema di royalty). Le prossime date da seguire sono i primi registri elettronici qualificati offerti da prestatori di servizi fiduciari in base a eIDAS, l’eventuale adozione degli standard tecnici dell’articolo 8-ter in Italia e un eventuale appello o un nuovo giudizio dopo Marsiglia.

Fonti

  1. David Gerard: Imogen Heap's Tiny Human and Ujo Music (in inglese) davidgerard.co.uk
  2. David Gerard: Ujo Music's second attempt, EGO by RAC, 1 novembre 2017 (in inglese) davidgerard.co.uk
  3. SEC: Stoner Cats 2 LLC, offerta di NFT non registrata, 13 settembre 2023 (in inglese) sec.gov
  4. OpenTimestamps (in inglese) opentimestamps.org
  5. Legalis: prova della titolarità del diritto d'autore tramite blockchain, Tribunal judiciaire de Marseille, 20 marzo 2025 (in francese) legalis.net
  6. INPI: e-Soleau (in francese) inpi.fr
  7. Normattiva: art. 8-ter, decreto-legge 135/2018 normattiva.it
  8. Regolamento (UE) 910/2014 (eIDAS), articolo 41 (in inglese) legislation.gov.uk
  9. US Copyright Office: domande frequenti generali (in inglese) copyright.gov
  10. Spotify: i pagamenti all'industria musicale nel 2025, 28 gennaio 2026 (in inglese) newsroom.spotify.com
  11. MusicTech: Worst Case di 3LAU, prima canzone dei fan su Royal, 27 settembre 2021 (in inglese) musictech.com
  12. The Block: Royal va in crisi nel primo lancio di NFT musicali, 12 gennaio 2022 (in inglese) theblock.co
  13. SIAE: SIAE e Algorand, 6 dicembre 2019 siae.it
  14. Italpress: SIAE e Algorand, oltre 4.000.000 di NFT, 24 marzo 2021 italpress.com
  15. Blog Cyberjustice: il primo riconoscimento francese della prova su blockchain, 12 agosto 2025 (in francese) cyberjustice.blog
  16. Regolamento di esecuzione (UE) 2025/2531 sui registri elettronici qualificati (EUR-Lex) eur-lex.europa.eu
  17. GOV.UK: come il diritto d'autore protegge la tua opera (in inglese) gov.uk
  18. Documentazione del client OpenTimestamps (in inglese) github.com
  19. Sound.xyz: avviso di chiusura (in inglese) sound.xyz
  20. Catalog: annuncio di commiato (in inglese) fin.catalog.works
  21. Paste Magazine: Nina Protocol chiude dopo cinque anni, 29 maggio 2026 (in inglese) pastemagazine.com
  22. Stereogum: SoundCloud acquisisce Nina Protocol, 22 luglio 2026 (in inglese) stereogum.com
  23. Blog Audius: annunci (in inglese) blog.audius.co
  24. Royal (in inglese) royal.io
Redazione di Coindaro

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