La Blockchain Association, l’associazione di categoria delle aziende crypto con sede a Washington, ha scritto giovedì 22 ottobre ai quattro leader del Congresso americano per chiedere una legge fiscale bipartisan sulle criptovalute. La lettera, firmata dalla responsabile delle politiche pubbliche Lindsay Fraser e indirizzata al capogruppo di maggioranza al Senato John Thune, al leader dell’opposizione Chuck Schumer, allo speaker della Camera Mike Johnson e al leader democratico Hakeem Jeffries, chiede un’esenzione per le piccole transazioni, pool di un market maker automatico divergono, rispetto a tenere semplicemente gli stessi token. Diventa definitiva al prelievo.">il trattamento delle stablecoin come contante e l’imposta sulle ricompense di staking solo al momento della vendita, secondo il comunicato dell’associazione.
Quello che la lettera non fa è sostenere un testo preciso. Sul tavolo ce ne sono due, entrambi recenti: il Digital Asset Tax Certainty Act della Camera, approvato in commissione Ways and Means a settembre, e l’ADAPT Act del Senato, presentato da Steve Daines. L’associazione non cita né l’uno né l’altro nel comunicato, e Bitcoin Magazine, che ha dato notizia della lettera, scrive che non appoggia nessuno dei due.
I tempi sono stretti. Il Congresso è in pausa fino a dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre, il 119° Congresso termina il 3 gennaio 2027 e ogni disegno di legge non approvato entro quella data decade e deve ripartire da zero. Cynthia Lummis, una delle più attive sostenitrici delle crypto al Senato, ha detto il 1° ottobre che la sorprenderebbe se una misura fiscale sulle crypto passasse nella sessione di fine mandato, la cosiddetta lame duck.
«Gli americani che usano asset digitali non chiedono un trattamento di favore», ha dichiarato Fraser nel comunicato. Il gruppo ha anche lanciato un sito, TaxClarityforAmerica.com, da cui i cittadini possono scrivere ai propri parlamentari.
Perché la lobby crypto punta ora sulla tassazione
La lettera arriva cinque settimane dopo lo stallo al Senato della legge sulla struttura del mercato voluta dal settore. Il Clarity Act aveva passato la Camera con 294 voti contro 134 nel luglio 2025. Al Senato, il voto procedurale del 15 settembre 2026 è fallito 49 a 50: tutti i democratici e tre repubblicani (Susan Collins, Josh Hawley e Jerry Moran) hanno votato contro, riferisce Bitcoin Magazine. Thom Tillis è passato al no per poter chiedere in seguito un riesame, il che tiene il testo in vita almeno sulla carta. Il nostro articolo precedente spiega come SEC e CFTC scrivono le regole sulle crypto mentre il Clarity Act è fermo.
Sul fisco la situazione è diversa. È l’unico dossier crypto in cui un testo ha già superato una commissione in questo Congresso. La commissione Ways and Means della Camera ha approvato il Digital Asset Tax Certainty Act (H.R. 10357) il 16 settembre, un giorno dopo il voto del Senato, con 38 voti a favore e 5 contrari. La lettera dell’associazione chiede al Congresso di proseguire su questa strada, ma alle proprie condizioni.
Il gruppo sostiene che 67 milioni di americani possiedono e usano asset digitali. La cifra è dell’associazione stessa: il comunicato non spiega come sia stata calcolata.
Che cosa chiede la Blockchain Association sulle tasse crypto
La lettera poggia sui Digital Asset Tax Principles dell’associazione, pubblicati per la prima volta a febbraio secondo il comunicato e redatti con il contributo di più di 100 soci. Sono raggruppati in otto capitoli. Le richieste concrete, così come le elenca il comunicato, sono queste:
- un’esenzione «significativa» per le piccole transazioni, senza indicare alcuna cifra in dollari;
- le stablecoin trattate come contante ai fini fiscali;
- ricompense di mining e staking trattate come beni autoprodotti e tassate al momento della cessione, cioè quando vengono vendute o spese, non quando vengono ricevute;
- regole di segnalazione che tutelino la riservatezza del contribuente senza rinunciare ai controlli;
- un porto sicuro (safe harbor) per gli operatori stranieri che negoziano sulle piattaforme americane;
- le lacune sulla wash sale chiuse senza colpire l’uso quotidiano delle crypto;
- nessun evento imponibile per le operazioni che non modificano l’esposizione economica del detentore;
- accesso alle crypto nei conti pensionistici, un metodo facoltativo di valutazione ai prezzi di mercato (mark-to-market) e donazioni benefiche senza pesanti obblighi di perizia;
- lo sviluppo di blockchain riconosciuto come ricerca ai fini del credito d’imposta per R&S.
Il riassunto della lettera di Bitcoin Magazine aggiunge un punto che non compare nel comunicato: l’obbligo di segnalazione per i broker limitato alle società che custodiscono i fondi dei clienti. Confermerebbe in gran parte il quadro federale attuale. Il presidente Trump ha firmato il 10 aprile 2025 una risoluzione che annulla la norma dell’IRS sui broker DeFi, e secondo l’IRS le sue regole sui broker escludono quelli decentralizzati o wallet non custodial, invece di lasciarle a un exchange o a un'altra società che le custodisce per te.">non custodial che non entrano mai in possesso degli asset.
Due richieste vanno contro ciò che ci si aspetterebbe da una lobby di settore. L’associazione vuole che la regola della wash sale si applichi alle crypto, il che metterebbe fine a una strategia fiscale oggi diffusa tra i detentori. Chiede inoltre riservatezza nelle segnalazioni proprio mentre sono arrivati i primi moduli fiscali dei broker per le crypto.

Il testo della Camera: 10 dollari di commissioni esenti, staking tassato alla ricezione
L’H.R. 10357 è un pacchetto fiscale più ampio di quanto il nome lasci pensare. Stando al resoconto di EY sulla seduta del 16 settembre, le sue norme sulle crypto:
- escludono da utili e perdite le crypto spese per commissioni di rete o di transazione, quando queste non superano 10 dollari in totale e il contribuente non ha effettuato più di 5.000 transazioni in asset digitali nell’anno;
- estendono agli asset digitali le regole sulla wash sale e sulle vendite costruttive (constructive sale);
- consentono la contabilità mark-to-market ai broker e ai dealer di asset digitali;
- introducono porti sicuri che facilitano gli investimenti di soggetti stranieri;
- semplificano le regole per le donazioni di crypto a enti benefici;
- trattano come reddito ordinario i proventi da attività di validazione, che comprendono mining e staking.
Bitcoin Magazine precisa che le stablecoin in dollari qualificate sono escluse dalla nuova regola sulla wash sale. Il testo contiene anche una norma che con le crypto non c’entra: il FULL HOUSE Act, che ripristinerebbe la piena deducibilità delle perdite di gioco dalle vincite, cancellando il tetto del 90% fissato dalla legge di bilancio dell’anno scorso, riferisce EY.
I cinque voti contrari sono stati tutti democratici: Lloyd Doggett, Judy Chu, Gwen Moore, Don Beyer e Dwight Evans. Chu ha definito costosa l’esenzione sulle piccole commissioni, stimandola in 2,3 miliardi di dollari, e ha sostenuto che potrebbe favorire soprattutto i grandi possessori di crypto, secondo EY. Un emendamento sulla segnalazione dei broker DeFi è stato respinto, mentre quello di Doggett, che vietava ai pubblici ufficiali e ai loro familiari di trarre profitto dalle crypto, è stato dichiarato inammissibile.
Il punto su cui la lettera dell’associazione insiste è lo staking. Una proposta precedente alla Camera, l’H.R. 9175 del deputato Mike Carey, avrebbe permesso a miner e staker di aspettare la vendita. Secondo Bitcoin Magazine è stata eliminata dal testo di commissione diffuso il 14 settembre, quindi il testo della Camera continua a tassare le ricompense di staking al momento in cui arrivano. È già così che le tratta l’IRS: la Revenue Ruling 2023-14 considera le ricompense di staking reddito dell’anno in cui il detentore ne acquisisce il controllo, al valore di mercato di quel giorno. Il deputato democratico Steven Horsford, che ha votato a favore, ha detto che la questione resta aperta.
Il Senato: ADAPT, S. 2207 e una commissione Finanze riluttante
Al Senato, Steve Daines ha presentato l’ADAPT Act il 30 settembre con Cynthia Lummis, Bernie Moreno e Tim Scott come cofirmatari, secondo Bitcoin Magazine. Gli acquisti pagati con stablecoin di pagamento emesse ai sensi del GENIUS Act non genererebbero utili né perdite; varrebbe la stessa soglia di 10 dollari per le commissioni della Camera; verrebbero introdotte regole sulla wash sale, con salvaguardia (grandfathering) per le crypto già detenute ed esenzioni per le ricompense di mining e staking. Il testo è fermo in commissione.
La parte sulle stablecoin lega la legge fiscale al quadro del GENIUS Act, che le autorità stanno ora scrivendo: la prima di queste regole è nel nostro articolo sulla regola definitiva dell’OCC sul GENIUS Act.
Lummis ha un proprio disegno di legge, l’S. 2207, depositato nel 2025: esenzione di 300 dollari per transazione, con tetto di 5.000 dollari l’anno. Non è uscito dalla commissione Finanze. Lummis lascia il Senato a gennaio 2027.
Le sue previsioni sono cupe. «Quindi mi sorprenderebbe se nella lame duck si concludesse qualcosa in materia fiscale sugli asset digitali», ha detto Lummis, come riportato da Crypto Briefing il 1° ottobre. I membri della commissione Finanze sono restii a riaprire il codice tributario dopo le elezioni e alcuni temono che gli emendamenti allontanino il testo dalla legge fiscale dell’anno scorso, ha scritto la testata.
C’era già stato un tentativo bipartisan. Nel dicembre 2025 i deputati Max Miller e Steven Horsford avevano diffuso una bozza di discussione, il Digital Asset PARITY Act, con un’esenzione dalle plusvalenze per i piccoli pagamenti in stablecoin regolamentate in dollari, fino a 200 dollari, e la possibilità di rinviare di cinque anni l’imposta sulle ricompense di staking. Era una bozza pubblicata per raccogliere commenti, e il testo della Camera di settembre non ne ha ripreso il rinvio per lo staking.
Le proposte di tassazione crypto a confronto
| Testo | Sollievo per le piccole transazioni | Staking e mining | Regola sulla wash sale | Stato (23 ottobre 2026) |
|---|---|---|---|---|
| H.R. 10357, Digital Asset Tax Certainty Act (Camera) | Commissioni fino a 10 dollari, entro 5.000 transazioni l’anno | Reddito ordinario alla ricezione | Estesa alle crypto; stablecoin in dollari esenti | Approvato da Ways and Means 38-5 il 16 settembre; nessun voto in aula |
| ADAPT Act (Senato, Daines) | Acquisti con stablecoin GENIUS; soglia di 10 dollari sulle commissioni | Esenti dalla regola sulla wash sale | Estesa, con grandfathering | Presentato il 30 settembre; in commissione |
| S. 2207 (Senato, Lummis) | 300 dollari a transazione, 5.000 dollari l’anno | Non coperto dalle fonti | Non coperto dalle fonti | In commissione Finanze dal 2025 |
| Bozza PARITY Act (Miller, Horsford) | Pagamenti in stablecoin in dollari fino a 200 dollari | Rinvio facoltativo di cinque anni per lo staking | Non coperto dalle fonti | Bozza di discussione, dicembre 2025 |
| Principi della Blockchain Association | Esenzione «significativa», senza cifra | Tassati alla vendita | Lacune chiuse, uso quotidiano escluso | Lettera inviata il 22 ottobre |
Fonti: EY, Bitcoin Magazine, Crypto Briefing, The Block, Blockchain Association.
Che cosa manca per chi ha qualche bitcoin in tasca
Messi uno accanto all’altro, i testi lasciano fuori una richiesta. Né quello della Camera né quello del Senato esenta un piccolo acquisto pagato in bitcoin, la misura sostenuta dal settore alla conferenza Bitcoin 2026, nota Bitcoin Magazine. Il sollievo della Camera copre le commissioni, non gli acquisti. Quello del Senato copre le stablecoin, non il bitcoin. Il Bitcoin Policy Institute e altri sostengono che qualunque esenzione per le piccole somme dovrebbe includere il bitcoin.
Per un contribuente americano, significa che pagare un caffè in bitcoin resterebbe una vendita imponibile in entrambi i testi, con un utile o una perdita da calcolare. Pagarlo con una stablecoin in dollari qualificata non lo sarebbe secondo l’ADAPT, se mai diventasse legge.
La seconda lacuna è lo staking. Nel testo della Camera, le ricompense continuerebbero a contare come reddito il giorno in cui arrivano nel portafoglio, valutate al prezzo di quel giorno, con un secondo evento imponibile alla vendita. La lettera dell’associazione chiede un solo evento imponibile, alla vendita.
La terza è la wash sale. Oggi la regola vale per azioni e titoli, mentre l’IRS considera le crypto un bene, quindi un detentore può vendere in perdita, ricomprare subito la stessa moneta e contabilizzare la perdita. Entrambi i testi metterebbero fine a questa pratica e l’associazione è d’accordo, ma chiede che la regola non colpisca le spese di tutti i giorni. Chi si avvicina al tema può partire dalla nostra guida alle stablecoin, l’asset che ottiene il trattamento più generoso in ogni testo.
Per chi vive in Italia, questa è una discussione americana, che si applica ai contribuenti dell’IRS. Resta utile da seguire perché il fisco statunitense fissa spesso il tono del dibattito globale su stablecoin e staking, ma non cambia nulla per la dichiarazione dei redditi di un residente italiano.
Che cosa chiede già l’IRS con il modulo 1099-DA
Mentre il Congresso discute, gli obblighi di segnalazione sono già partiti. I broker americani devono comunicare i ricavi lordi delle operazioni in crypto effettuate dal 1° gennaio 2025 e il costo fiscale di alcune operazioni dal 1° gennaio 2026, afferma l’IRS. I moduli relativi al 2025 sono stati quindi i primi Form 1099-DA, inviati quest’anno. In base alla Notice 2024-56, i broker che hanno fatto un tentativo in buona fede su quei moduli del 2025 non rischiano sanzioni.
L’assenza del modulo non cambia nulla per il contribuente. Le operazioni in asset digitali vanno dichiarate «a prescindere dal fatto che generino o meno un utile o una perdita imponibile», precisa l’IRS, comprese quelle su piattaforme estere che non inviano alcun 1099-DA.
Che cosa può ancora succedere prima del 3 gennaio
Il testo della Camera è l’unico veicolo vicino all’aula, e il Congresso resta chiuso fino a dopo il 3 novembre. Bitcoin Magazine, citando Punchbowl News, ha scritto che il rifiuto dell’associazione di appoggiare uno dei due testi indica che il settore vuole più di quanto il Congresso abbia prodotto finora. Coindaro non ha visto l’articolo di Punchbowl.
Perché qualcosa passi, la Camera dovrebbe votare in aula nelle settimane della lame duck. Poi il Senato dovrebbe accordarsi su un testo che i membri della commissione Finanze non vogliono aprire, e le due camere dovrebbero comporre le loro divergenze su stablecoin e staking. Se non succede entro il 3 gennaio 2027, ogni disegno di legge citato qui decade e va ripresentato nel 120° Congresso, senza Lummis.
Fino alla mattina di venerdì 23 ottobre non era stata resa pubblica alcuna risposta di Thune, Schumer, Johnson o Jeffries.

JPMorgan: le autorità di vigilanza coprono solo in parte il vuoto
Una nota di JPMorgan, riportata lo stesso giorno da The Block, spiega perché il settore voglia ancora leggi e non regolamenti. Gli analisti guidati da Nikolaos Panigirtzoglou hanno scritto che le recenti mosse delle autorità americane stanno «compensando in parte l’impatto negativo del mancato avanzamento del Clarity Act al Senato», secondo il resoconto della nota fatto da The Block, che noi non abbiamo visto.
«Solo una legge renderebbe il quadro più duraturo nel lungo periodo», hanno scritto gli analisti, citati da The Block. Hanno messo in guardia da «un mosaico di interventi regolatori che potrebbero essere ribaltati in appena due anni, se un democratico vincesse la Casa Bianca». La banca non si aspetta che il Clarity Act passi nel 2026 e vede un possibile ritorno nel 2027, riferisce The Block.
La nota elenca le misure che nel frattempo fanno il lavoro, sempre secondo The Block: l’«Innovation Exemption» quinquennale della SEC per le azioni tokenizzate, concessa a settembre; i primi lavori della CFTC sul trading con leva di crypto su piattaforme americane regolamentate, che secondo gli analisti difficilmente avanzeranno prima del 2027; le licenze bancarie fiduciarie nazionali dell’OCC per gli emittenti di stablecoin e le società crypto, contestate in tribunale dall’Independent Community Bankers of America; e una proposta del FASB per consentire alle imprese di contabilizzare alcune stablecoin come equivalenti di cassa, aperta ai commenti fino al 19 novembre.
Nessuna di queste misure tocca le imposte. Il trattamento fiscale di una ricompensa di staking, o di un caffè pagato in bitcoin, è scritto nell’Internal Revenue Code, e solo il Congresso può modificarlo.
Le date da tenere d’occhio
- 3 novembre 2026: elezioni americane di metà mandato; il Congresso riprende i lavori dopo il voto.
- 19 novembre 2026: scadenza dei commenti al FASB sulle stablecoin come equivalenti di cassa.
- 3 gennaio 2027: termina il 119° Congresso; H.R. 10357, ADAPT e S. 2207 decadono se non approvati.
- Gennaio 2027: si insedia il nuovo Congresso; Lummis lascia il Senato.
