Le regole crypto del Sudafrica avranno una seconda bozza. Mercoledì 21 ottobre 2026 pool di un market maker automatico divergono, rispetto a tenere semplicemente gli stessi token. Diventa definitiva al prelievo.">il ministro delle Finanze Enoch Godongwana ha annunciato in Parlamento che il Tesoro nazionale e la Banca centrale sudafricana (SARB) riscriveranno la bozza dei Capital Flow Management Regulations, le norme che porterebbero le cripto-attività dentro il sistema dei controlli valutari del Paese. Nel suo discorso sul Medium-Term Budget Policy Statement ha detto che i due enti hanno ricevuto «migliaia di commenti» e che partiranno le consultazioni, seguite da una seconda bozza rivista. Non ha indicato alcuna data. Non ha detto quali disposizioni cambieranno.
È una riscrittura, non un ritiro. La bozza di regolamento pubblicata ad aprile e la bozza del Crypto Assets Manual pubblicata ad agosto restano bozze: nessuna delle due è stata ritirata né adottata. A cambiare, per ora, è il metodo dichiarato: «Dobbiamo puntare ad allontanarci dalle autorizzazioni preventive», ha detto il ministro, aggiungendo che le operazioni dovranno invece essere valutate sotto il profilo della legittimità e della conformità fiscale.
Nessuna di queste regole crypto sudafricane è in vigore e nessuna è stata abbandonata. Per chi detiene bitcoin, stablecoin e altri token, le bozze prevedono ancora un obbligo di dichiarazione scritta sopra una soglia che nessuno ha fissato, l’obbligo di vendere in rand le cripto-attività dichiarate se il Tesoro o un operatore autorizzato si offre di acquistarle, poteri di perquisizione e sequestro e pene fino a 1 milione di rand o cinque anni di carcere. Se qualcosa di tutto questo sopravviverà nella seconda bozza è la domanda ancora aperta.
Che cosa ha detto Godongwana: un altro approccio, una seconda bozza, nessun calendario
Il passaggio sulle crypto occupa sei frasi, sotto il titoletto «Crypto regulations». Godongwana ha ricordato che il Tesoro e la SARB avevano pubblicato quest’anno una bozza di regolamento sulla gestione dei flussi di capitale, «che includeva il trattamento transfrontaliero delle cripto-attività».
«Abbiamo ricevuto migliaia di commenti ed è chiaro che dobbiamo adottare un approccio diverso per queste modifiche», ha detto.
Al posto delle autorizzazioni preventive, ha spiegato, le operazioni vanno valutate per legittimità e conformità fiscale, e il trattamento delle cripto-attività dovrebbe ispirarsi alle raccomandazioni del Financial Stability Board, l’organismo di banche centrali e ministeri delle Finanze che coordina le regole finanziarie del G20. L’ultima frase sull’argomento indica il passo successivo: «Le consultazioni inizieranno, con l’obiettivo di pubblicare una seconda bozza rivista del regolamento per ulteriori contributi.»
La stampa l’ha letta come una marcia indietro: TechCentral ha scritto che il Tesoro «backs down», cioè fa un passo indietro, e Bitcoin.com News ha titolato che il Sudafrica «backtracks». Le parole del discorso sostengono qualcosa di più circoscritto: un cambio di approccio e una nuova consultazione. Il testo non nomina alcuna norma che verrà eliminata, alcuna soglia, alcuna pena che sarà ridotta. Parla di «the regulations», il regolamento, e non menziona mai il Crypto Assets Manual, quindi non è chiaro se anche il manuale sarà riscritto sullo stesso binario.
Che cosa farebbero alle crypto i Capital Flow Management Regulations di aprile
La bozza è stata pubblicata per commenti il 17 aprile 2026 come Government Notice n. 54520 nella Government Gazette n. 7375, secondo l’agenzia di stampa governativa SAnews. Sostituirebbe gli Exchange Control Regulations del 1961, il quadro che ancora oggi regola l’uscita e l’ingresso di denaro nel Paese. Secondo SAnews la riforma mira a contrastare i flussi finanziari illeciti, e il Tesoro e la SARB ne hanno poi descritto l’obiettivo come aiutare la SARB a individuarli, scoraggiarli e interromperli.
Il testo della bozza mette le cripto-attività accanto a valuta, oro e titoli in quasi ogni disposizione. La definizione di «capitale» le include espressamente. Un «authorised crypto asset service provider» è un fornitore registrato ai sensi del Financial Intelligence Centre Act che il Tesoro ha autorizzato anche a gestire le operazioni in crypto trattate come importazioni o esportazioni di capitale.
Si scambia solo tramite fornitori autorizzati
Secondo l’articolo 3 della bozza, chi non è un fornitore autorizzato può comprare, vendere, prendere o dare in prestito cripto-attività sopra una «soglia determinata» soltanto tramite un fornitore autorizzato, salvo permesso del Tesoro. La soglia è un valore fissato dal ministro delle Finanze. La bozza non indica alcuna cifra. L’acquirente deve presentare domanda a un fornitore autorizzato, consegnare i documenti richiesti e usare le monete solo per lo scopo dichiarato nella domanda. Se le monete non servono più a quello scopo, il titolare deve offrirle subito in vendita al Tesoro o a un fornitore autorizzato, che può riacquistarle in rand al prezzo originario o a un altro prezzo da esso stabilito.
Dichiarazione entro 30 giorni e obbligo di vendita
La disposizione che i critici chiamano vendita forzata è l’articolo 8 della bozza. Chiunque in Sudafrica controlli, ottenga o acquisisca il diritto di trasferire cripto-attività sopra la soglia determinata deve dichiararle per iscritto al Tesoro o a una persona autorizzata entro 30 giorni. Il Tesoro, un dealer autorizzato o un fornitore autorizzato «may purchase» (può acquistare) quelle attività, e il titolare «must sell» (deve vendere), in rand, a un prezzo non inferiore al valore di mercato del giorno dell’acquisto.
Condia e Bitcoin.com riferiscono entrambi che i titolari sopra la soglia avrebbero potuto essere obbligati a dichiarare e a vendere allo Stato in rand, e Bitcoin.com aggiunge che le soglie sarebbero state fissate nel manuale, che non indicava cifre. Il Tesoro e la SARB hanno risposto a questa lettura in un comunicato congiunto del 15 maggio, lo stesso che ha prorogato al 30 giugno 2026 il termine per i commenti. La bozza di regolamento, hanno detto, «non intende criminalizzare il possesso di cripto-attività» e non si applicherà retroattivamente. «Qualsiasi obbligo di cederle sorgerebbe solo in circostanze limitate», ha aggiunto il comunicato, citando l’esempio di un reato. La formulazione dell’articolo 8 nel testo di aprile non è stata modificata da quel comunicato.
Dichiarazioni alla frontiera, perquisizioni e la multa da 1 milione di rand
Secondo l’articolo 5 della bozza, i viaggiatori in ingresso in Sudafrica dovrebbero dichiarare per iscritto le cripto-attività in loro possesso o sotto il loro controllo, come già per contanti e oro. Secondo l’articolo 4, chi esce dovrebbe dire, se richiesto, se detiene crypto che intende portare fuori. Gli «enforcement officers», categoria che comprende funzionari doganali, dell’immigrazione, polizia e personale della Border Management Authority, potrebbero perquisire persone e pacchi in uscita e sequestrare le cripto-attività che sospettano, per motivi ragionevoli, di essere portate fuori dal Paese in violazione delle regole.
Qualsiasi violazione è un reato ai sensi dell’articolo 29 della bozza, compresa una dichiarazione falsa o inesatta. La pena è una multa fino a 1.000.000 di rand, la reclusione fino a cinque anni, o entrambe. Quando il reato riguarda denaro o crypto, la multa può invece essere pari al valore delle attività, se più alto. L’amministratore delegato di VALR, Farzam Ehsani, ha definito la bozza di aprile «un documento allarmante», indicando i poteri di perquisizione e sequestro, ha riferito TechCentral.

Il Crypto Assets Manual di agosto e i wallet self-custody
Il 3 agosto il Tesoro e la SARB hanno pubblicato per commenti un secondo documento, la bozza del Crypto Assets Manual per le attività transfrontaliere, con commenti da inviare entro il 30 settembre. Dovrebbe spiegare come funzionerebbe il regolamento nella pratica: come una società chiede di diventare Authorised CASP, quali operazioni transfrontaliere richiedono un permesso e che cosa va segnalato al Financial Surveillance Department (FinSurv) della SARB.
Il manuale stabilisce il punto in cui un’operazione in crypto diventa transfrontaliera. Secondo il comunicato del 3 agosto, il presupposto scatta quando le crypto vengono trasferite tra un Authorised CASP nazionale e un CASP estero, oppure da un Authorised CASP nazionale a un wallet non-custodial, e il flusso risultante va segnalato a FinSurv. Ciò significa, dice il comunicato, che «solo le persone fisiche, in questa fase, potranno portare fuori dal Paese cripto-attività tramite gli Authorised CASP», entro la loro single discretionary allowance o la foreign capital allowance. TechCentral le quantifica in 2 milioni e 10 milioni di rand; la seconda richiede un’approvazione, con la conformità fiscale verificata tramite il fisco sudafricano (SARS).
Che cosa dice la Tabella 1 del comunicato di agosto sui wallet non-custodial
Il comunicato include una tabella delle operazioni, la Tabella 1. Una persona fisica residente che sposta crypto da un Authorised CASP nazionale a un CASP estero, o verso «il wallet non-custodial della persona», compie un’esportazione di capitale, da segnalare a FinSurv. Le stesse righe classificano questi trasferimenti come non consentiti per le entità sudafricane. Nella direzione opposta, un trasferimento da un CASP estero a un Authorised CASP nazionale è un’importazione di capitale, da segnalare, e ancora non consentita per le entità sudafricane «così come i trasferimenti provenienti da wallet non-custodial».
I critici sono andati oltre. Condia ha scritto che il manuale avrebbe vietato i trasferimenti da e verso i wallet non-custodial, il che per i critici equivarrebbe a un divieto di self-custody, e Bitcoin.com ha detto che sarebbero stati proibiti i trasferimenti sia in entrata sia in uscita che coinvolgono tali wallet, citando analisti del settore secondo cui i sudafricani sarebbero tagliati fuori dalla blockchain pubbliche tramite smart contract, senza una banca o un broker che custodisca i tuoi fondi.">finanza decentralizzata (DeFi). La tabella, così come pubblicata, non vieta il trasferimento in uscita di una persona fisica verso un wallet personale: lo classifica come esportazione da segnalare, che conta ai fini del limite per l’estero. I trasferimenti in entrata da wallet non-custodial sono invece elencati come non consentiti. Letta alla lettera, la tabella non indica alcun percorso per rimandare monete da un wallet personale a un exchange locale.
Per le aziende non ci sarebbe alcun percorso. Poiché solo le persone fisiche possono portare crypto fuori dal Paese in questa fase, ha detto TechCentral, le società non potrebbero spostare crypto oltre confine in nessuna delle due direzioni. Questo colpisce le stablecoin in rand pensate per le tesorerie aziendali. TechCentral cita Zaru, lanciata a febbraio con il sostegno di Sanlam, Luno, EasyEquities e Lesaka Technologies. Luno ha sostenuto che trattare i pagamenti in stablecoin come flussi di capitale, quando lo stesso pagamento tramite banca non lo sarebbe, può contrastare con gli impegni del Sudafrica verso il Fondo monetario internazionale, ha riferito TechCentral. Ha anche contestato il divieto per le aziende. La nostra guida su come funzionano le stablecoin e che cosa le sostiene spiega perché un token in rand resta una cripto-attività secondo queste definizioni.
Lo stesso comunicato di agosto avvertiva che il manuale «non ha ancora tenuto conto dei contributi già presentati» sul regolamento e che entrambi i documenti restano soggetti a perfezionamenti. Il discorso del ministro è la prima indicazione ufficiale su quanto possano spingersi quei perfezionamenti.
Dal bilancio di febbraio al ripensamento di ottobre: le date
| Data (2026) | Passaggio | Fonte |
|---|---|---|
| Febbraio | Discorso sul bilancio: le cripto-attività «saranno ora disciplinate nel quadro dei movimenti transfrontalieri di capitale» | ITWeb |
| 17 aprile | Pubblicata per commenti la bozza dei Capital Flow Management Regulations | SAnews, Tesoro |
| 15 maggio | Comunicato congiunto: termine dei commenti prorogato, nessuna intenzione di criminalizzare il possesso | SARB, Tesoro |
| 30 giugno | Nuovo termine per i commenti sulla bozza di regolamento | SARB |
| 3 agosto | Pubblicata la bozza del Crypto Assets Manual per le attività transfrontaliere | Tesoro, SARB |
| 30 settembre | Chiusura dei commenti sulla bozza del manuale | Tesoro, SARB |
| 21 ottobre | Medium-Term Budget Policy Statement: promessa una seconda bozza rivista, senza data | gov.za |
A settembre la SARB aveva detto che le proposte erano ancora «requisiti in bozza» e che stava dialogando con il settore su diversi punti, tra cui le stablecoin, secondo TechCentral.
Perché la SARB vuole le crypto dentro il controllo dei cambi
I residenti incontrano ancora limiti sulla quantità di denaro che possono spostare all’estero, e le crypto offrono un modo per aggirarli. «I pagamenti in crypto non hanno confini, rappresentano una via per eludere i controlli valutari», ha avvertito la Banca centrale, come citata da TechCentral, che ha anche riportato una stima della SARB secondo cui da gennaio 2019 quasi 63 miliardi di rand sono passati da wallet bitcoin sudafricani a wallet esteri. Coindaro non ha verificato questa cifra su una pubblicazione della SARB.
Le regole sui flussi di capitale si aggiungerebbero a due regimi già in vigore. La Financial Sector Conduct Authority (FSCA) ha dichiarato che cripto-attività come Bitcoin ed Ether sono prodotti finanziari ai sensi del Financial Advisory and Intermediary Services Act, e dal 2025 il Financial Intelligence Centre tratta i fornitori di servizi per cripto-attività come istituzioni soggette, con obblighi di segnalazione e registrazione, ha riferito ITWeb. Il comunicato di agosto dice che le nuove misure integrerebbero la vigilanza di FSCA, FIC e fisco. Nessuno di questi enti ha scritto le norme contestate: vengono dal Tesoro e dalla SARB.
Ehsani vuole più di una riscrittura. Secondo Bitcoin.com ha chiesto di abolire il regime dei controlli valutari, citando il discorso sullo stato della nazione di Nelson Mandela del 1996 e la sua promessa di eliminare gradualmente i controlli sui capitali. Se i controlli resteranno, ha sostenuto, dovrebbero applicarsi in modo neutrale rispetto alla tecnologia, senza prendere di mira gli strumenti digitali.
Che cosa succede ora alle regole crypto del Sudafrica: una seconda bozza senza data
Prima le consultazioni, poi una seconda bozza rivista, poi un altro giro di commenti pubblici. Il Tesoro non ha pubblicato alcun calendario per nessuno di questi passaggi. Una versione definitiva dovrebbe comunque essere pubblicata nella Gazette prima di entrare in vigore.
La preferenza del ministro per controllare le operazioni a posteriori, invece di autorizzarle in anticipo, punta al sistema di permessi dell’articolo 3 della bozza e a vie basate sull’approvazione come il limite di 10 milioni di rand. Non l’ha però collegata a nessuna disposizione. Restano aperte diverse questioni:
- se la dichiarazione entro 30 giorni e l’obbligo di vendita dell’articolo 8 resteranno, e se la soglia riceverà finalmente una cifra;
- la multa da 1 milione di rand e i cinque anni di carcere, mantenuti o ridotti per i singoli titolari;
- una possibile riscrittura anche del manuale, comprese le righe sui wallet non-custodial;
- una via lecita per le aziende, emittenti di stablecoin in rand compresi, per spostare crypto oltre confine.
Luno ha avvertito che le regole così come scritte farebbero salire i costi per gli utenti comuni e spingerebbero l’attività verso canali che le autorità non vedono, hanno riferito Bitcoin.com e Condia. Né Luno né VALR avevano pubblicato una dichiarazione sull’annuncio del 21 ottobre al momento della stesura; le posizioni citate risalgono alla consultazione. Per chi segue il fronte delle stablecoin in rand, l’Africa Stablecoin Summit di Città del Capo il 12 e 13 novembre è il prossimo grande appuntamento del settore nel Paese.

Come si confronta la bozza sudafricana con Europa e Russia
Le restrizioni sulla self-custody sono su altre agende. La Russia prevede di vietare i trasferimenti verso wallet in self-custody mentre chiude gli scambi crypto peer-to-peer, come raccontato nel nostro articolo sulle regole russe su P2P e wallet per il 2027. L’Unione europea ha scelto un’altra strada. Ai sensi del Regolamento sui trasferimenti di fondi, Regolamento (UE) 2023/1113, in vigore dal 30 dicembre 2024 insieme al regime di licenze MiCA, una società crypto che invia monete a un indirizzo self-hosted, o le riceve da uno, deve ottenere e conservare le informazioni su mittente e destinatario di quel trasferimento. Sopra i 1.000 euro deve adottare misure adeguate per valutare se il proprio cliente possiede o controlla quell’indirizzo (articoli 14, paragrafo 5, e 16, paragrafo 2). L’UE verifica chi controlla il wallet; non vieta il trasferimento. La nostra guida al MiCA spiega che cosa le regole europee richiedono alle società crypto.
Wallet custodial e non-custodial, in breve
Un wallet custodial è un conto presso un exchange o un broker: il fornitore detiene le chiavi private e il cliente vanta un credito verso di lui. Un wallet non-custodial o in self-custody lascia le chiavi al proprietario, in un’app sul telefono o in un dispositivo hardware, e nessuna società può bloccare o spostare le monete. È questa la differenza per cui il manuale sudafricano tratta un prelievo verso un wallet personale come monete che escono dal perimetro regolamentato. La nostra guida a wallet crypto, custodia e come sceglierne uno copre entrambi i tipi.
