pool di un market maker automatico divergono, rispetto a tenere semplicemente gli stessi token. Diventa definitiva al prelievo.">Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato venerdì 23 ottobre 2026 di aver chiesto la preparazione di un piano per aiutare l’economia del Paese a aggirare eventuali sanzioni bancarie, e che la blockchain è uno dei modi possibili. Lo ha detto in un’intervista a un canale televisivo israeliano di notizie economiche, quattro giorni prima delle elezioni per la Knesset del 27 ottobre, secondo Ynet e i24NEWS. Finora non sono stati resi pubblici documenti, enti responsabili, token, reti o tempi.
L’osservazione è la risposta a una sola domanda dell’intervistatore, Roi Katz (Ynet scrive Roy). i24NEWS indica il canale come Channel 10, mentre Ynet lo definisce Israel’s Economy Channel. Coindaro non ha potuto vedere la trasmissione né una trascrizione. Le citazioni che seguono sono traduzioni in italiano di versioni inglesi, a loro volta tradotte dall’ebraico e pubblicate dalle testate indicate; la formulazione cambia leggermente da una testata all’altra.
Cosa ha detto Netanyahu su blockchain e sanzioni
Alla domanda sulle sanzioni economiche, entrambe le testate israeliane riportano che ha risposto: «Certo che sono preoccupato». Nella versione di Ynet ha proseguito: «Bisogna capire che potrebbero esserci sanzioni, comprese sanzioni bancarie». Poi: «Bisogna preparare un’economia in grado di aggirarle». E poco dopo: «Lei sa delle valute digitali, e ci sto lavorando anch’io».
L’intervistatore ha chiesto se si riferisse alla blockchain. Ynet rende la risposta con «Sì, è uno dei modi»; i24NEWS con «Uno di questi, certamente». Entrambe riportano poi la stessa frase, «Ho già chiesto che venga preparato un piano», a cui i24NEWS aggiunge «per questo» in chiusura. Decrypt propone una terza traduzione: «Ho già chiesto che venga preparato un piano per quello».
Non ha detto a chi sia stata rivolta la richiesta, che cosa dovrebbe contenere il piano né quando sarà pronto. Stando ai resoconti, non ha citato alcuna criptovaluta, stablecoin o valuta digitale di banca centrale. Secondo i24NEWS ha parlato in termini più generali della necessità di predisporre assetti finanziari alternativi e di «valute» che potrebbero aiutare a superare le restrizioni bancarie, senza nominarne nessuna.
I titoli della stampa crypto sono stati diversi. Bitcoin.com News ha scritto che Netanyahu «ordina» un piano blockchain, Decrypt che lo «sta valutando». Le parole riportate dalle testate sono più ristrette: ha detto di aver chiesto che un piano venga preparato.
Aiuti Usa e «giorno di pioggia» nella stessa intervista
La risposta sulla blockchain è arrivata dentro un discorso più ampio sull’autosufficienza. Ynet riporta che Netanyahu ha detto che gli aiuti militari americani non continueranno «perché l’America è cambiata», aggiungendo: «È finita. È solo questione di tempo». Né Ynet né i24NEWS indicano una data. Decrypt ricorda che l’attuale accordo sugli aiuti Usa prevede 3,8 miliardi di dollari l’anno e scade a settembre 2028.
Sempre secondo Decrypt, Netanyahu ha detto: «Dobbiamo prepararci per un giorno di pioggia», e di volere «indipendenza nella produzione di armi, come volevo l’indipendenza energetica». Ha aggiunto che l’India, guidata dal primo ministro Narendra Modi, sta discutendo con Israele una cooperazione produttiva, senza fornire dettagli.
Quali sanzioni bancarie potrebbe affrontare Israele
Nessuna delle testate che hanno dato conto dell’intervista precisa a quale misura pensasse Netanyahu. Coindaro non ha trovato sanzioni attualmente in vigore contro le banche israeliane o contro il sistema di pagamenti del Paese. Il rischio da lui descritto è una possibilità discussa in Israele, non un fatto avvenuto.
Il passo concreto più vicino è britannico. L’8 settembre 2026 il ministro degli Esteri Ed Miliband ha annunciato il divieto di importare beni provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania, che scatterà entro sei-nove mesi, e il divieto per le imprese di fornire servizi agli insediamenti, tra cui finanziamenti, edilizia, infrastrutture, immobiliare e pubblicità, secondo NBC News. Anche Francia e Canada hanno annunciato misure simili. Cryptoast e Calcalist parlano di 12 Paesi, Regno Unito compreso, dietro la dichiarazione di settembre. Sempre NBC riferisce che il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha definito la decisione «spregevole» e che l’effetto economico dovrebbe essere limitato, perché gli insediamenti esportano poco, soprattutto prodotti agricoli.
Il timore per le banche nasce dalla parte sui servizi. In un articolo del 15 ottobre su Calcalist, Elah Alkalay, presidente di IBI Mutual Funds, ha detto che nello scenario peggiore le misure arriverebbero oltre gli appaltatori, fino ai loro fornitori e finanziatori, esponendo banche e prestatori non bancari. Il danno sarebbe ancora maggiore, ha spiegato, se i sistemi internazionali di pagamento rientrassero nel regime britannico. A suo giudizio il mercato locale, comprese le valutazioni delle banche, non ha incorporato questo rischio. Un’analisi di Haaretz del 2 ottobre si chiedeva, già nel titolo, perché le banche israeliane tacciano sulla minaccia.
Ynet cita una banca dati del Jewish People Policy Institute che al 18 ottobre contava 139 misure in 64 Paesi e organismi: 111 attive (17 delle quali accademiche), 19 storiche e 9 proposte o pianificate. Una ripartizione precedente, ancora citata da Ynet, collocava le misure finanziarie a 40, circa un terzo del totale. Ynet riferisce anche di una lettera di avvertimento dell’Economists Forum, firmata da oltre 60 economisti, accademici ed ex alti funzionari.

Perché le crypto sono una via limitata per aggirare le sanzioni
Spostare token da un portafoglio all’altro non richiede una banca. Trasformarli in denaro con cui pagare stipendi o fornitori, di solito, sì: serve un exchange o una banca che a sua volta deve applicare le sanzioni. Decrypt lo dice senza giri di parole: le blockchain sono pubbliche e tracciabili, quindi le crypto non sono «una via di fuga facile dalle sanzioni». Bitcoin.com News e Crypto Briefing sono dello stesso avviso.
Israele ha usato questa tracciabilità a proprio favore. Il 1° luglio 2026 il ministro della Difesa Israel Katz ha firmato ordini di sanzione su 37 portafogli crypto con oltre 24 milioni di shekel, che secondo Israele appartengono ai Guardiani della Rivoluzione iraniani e servivano a finanziare Hezbollah, stando a Decrypt e all’Ufficio nazionale per il contrasto al finanziamento del terrorismo. A settembre 2025, secondo Cryptoast che cita la società di analisi Elliptic, lo stesso ufficio ha chiesto il congelamento di 187 portafogli che avevano ricevuto circa 1,5 miliardi di dollari in USDT.
Anche gli emittenti di stablecoin possono congelare i token. Decrypt riferisce che Tether ha bloccato 344 milioni di dollari ad aprile, in collaborazione con le autorità americane, e 131 milioni a luglio su portafogli collegati alla banca centrale e alle forze armate dell’Iran. Lo staff del Senato Usa ha messo in dubbio la rapidità dei suoi interventi, come spiegato nel nostro articolo sui congelamenti di Tether sui portafogli legati a Hezbollah; la politica di congelamento dell’azienda è descritta nella nostra scheda su Tether.

I precedenti citati dalla stampa crypto vanno in direzioni opposte. Decrypt, che cita Elliptic, scrive che la stablecoin russa in rubli A7A5 ha movimentato circa 102 miliardi di dollari nel primo anno, prima che le sanzioni e un attacco hacker al suo exchange principale ne riducessero del 96% il volume giornaliero rispetto al picco. La banca centrale russa ha poi autorizzato 17 operatori di cambio crypto, come raccontato nel nostro pezzo sulle licenze russe e sui piani di Sberbank e VTB. Per l’Iran, Cryptoast cita un rapporto del Senato Usa di fine settembre secondo cui l’84% di 846 portafogli sanzionati riconducibili a Teheran e ai suoi alleati operava quasi solo in USDT.
Anche le reti di pagamento stanno aggiungendo controlli. Mastercard assegnerà un punteggio di rischio frode e sanzioni ai pagamenti in stablecoin prima che il denaro si muova, come descritto nel nostro articolo sul sistema di rischio di Mastercard per le stablecoin.
Le crypto in Israele oggi
Il mercato interno è un discorso a parte. Bank Leumi, la maggiore banca israeliana, ha annunciato il 14 agosto 2026 che i clienti dell’app Leumi Trade potranno scambiare bitcoin, ether e solana tramite Galaxy Digital, con lancio previsto all’inizio del 2027 e in attesa del via libera della Banca d’Israele, ha riferito Decrypt. Nessuna fonte collega quel progetto alla richiesta di Netanyahu.
Cosa non si sa ancora del piano
Al sabato mattina Coindaro non ha trovato chiarimenti dall’ufficio del primo ministro, dichiarazioni della Banca d’Israele o del ministero delle Finanze, né reazioni dei partiti di opposizione o del settore crypto israeliano all’osservazione sulla blockchain. I punti aperti sono questi:
- a chi sia stato chiesto di redigere il piano, e se siano coinvolti la Banca d’Israele, il ministero delle Finanze o l’ufficio per il contrasto al finanziamento del terrorismo;
- quale valuta o rete userebbe: una stablecoin, una blockchain pubblica o altro;
- se si tratti di un lavoro formale del governo, con una scadenza o un passaggio di approvazione;
- se le sanzioni bancarie verranno imposte e da chi;
- la formulazione esatta in ebraico, visto che le traduzioni inglesi divergono.
Le elezioni si tengono il 27 ottobre. Il divieto britannico sui beni degli insediamenti è previsto da sei a nove mesi dopo l’8 settembre. A metà ottobre Alkalay ha detto che potrebbe esserci «una finestra di almeno due mesi per agire». Un documento del piano, o un resoconto ufficiale della sua esistenza, è ciò che conviene attendere.
