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Blockchain pubblica o privata: chi legge, chi valida, quali regole

Blockchain pubblica o privata: chi può leggere e chi può validare, modelli consortili e ibridi, casi reali dal 2017 al 2026, regole di Ue, Consob e GDPR.

Principiante 25 min di letturaAggiornato Da leggere prima: Indirizzo crypto: cos’è, come si legge e gli errori che costano cari
Un globo chiaro collegato a un gruppo di nodi, un palazzo di uffici e anelli di catena
Indice
  1. Blockchain pubblica o privata: chi può leggere e chi può scrivere
  2. Blockchain pubblica, privata, consortile e ibrida: i modelli con esempi
    1. Pubblica e permissionless: Bitcoin ed Ethereum
    2. Pubblica ma permissioned: si legge da fuori, si valida da dentro
    3. Blockchain privata: decide un solo operatore
    4. Blockchain consortile: un club di aziende
    5. Ibrida: un’etichetta, non uno standard
  3. Differenza tra blockchain pubblica e privata, fianco a fianco
  4. Consenso: mining e staking contro validatori noti
    1. Come si crea una blockchain privata: Fabric, Besu e Corda
  5. Blockchain consortili dal 2017 al 2026: cosa ha chiuso, cosa funziona ancora
    1. Quattro chiusure in nove mesi
    2. Cosa funziona ancora: repo, riconciliazioni e moneta di banca centrale
  6. Banche e gestori che passano alle blockchain pubbliche
    1. Canton e la disputa sulla parola «pubblica»
  7. Una blockchain privata è solo un database?
  8. Privacy e GDPR: perché i regolatori preferiscono le catene permissioned
  9. Regole: regime pilota Ue, decreto Fintech, Consob e Banca d’Italia
  10. Come capire che tipo di blockchain usa un progetto: cinque domande

blockchain that runs exactly as written when it is called, holding and moving funds according to its code, without an intermediary able to change the outcome.">smart contract holding reserves of two or more tokens, supplied by users, that a decentralized exchange uses to execute trades automatically at a price set by a formula.">pool diverge, compared with simply holding the same tokens in a wallet. It becomes permanent when the provider withdraws.">Il 16 novembre 2022 la Borsa australiana (Australian Securities Exchange, ASX) ha rinunciato al sistema blockchain che doveva sostituire CHESS, la sua piattaforma di compensazione e regolamento, e ha cancellato a bilancio tra 245 e 255 milioni di dollari australiani prima delle imposte. Tredici giorni dopo Maersk ha annunciato la chiusura di TradeLens, il registro per il trasporto marittimo gestito con IBM per oltre 300 aderenti. Erano entrambi registri condivisi, pensati per una cerchia chiusa di partecipanti.

Da allora la discussione sulla blockchain pubblica o privata si è spostata. Il 17 ottobre 2026 il sito di dati rwa.xyz contava 14,69 miliardi di dollari di titoli del Tesoro Usa tokenizzati su reti aperte come Ethereum, Solana e Stellar, con un fondo di BlackRock tra i tre maggiori. In Italia l’esempio più vicino è Spunta, il registro condiviso delle banche, che incontreremo più avanti. Dietro le etichette restano due domande semplici: chi può leggere il registro e chi può aggiungervi dati.

Questa lezione fa seguito a quella su cos’è un indirizzo crypto, dove chiunque poteva creare un indirizzo Bitcoin o Ethereum senza chiedere il permesso a nessuno. Una blockchain privata toglie proprio quella libertà. Se vuoi un ripasso di blocchi, hash e nodi, parti dalla guida su come funziona una blockchain.

Chi cerca questi termini finisce spesso tra chiavi e wallet, quindi chiariamo subito. La chiave privata è il segreto che controlla un indirizzo, la chiave pubblica è la parte che si può condividere. Le chiavi appartengono al wallet; «pubblica» e «privata», riferite alla blockchain, descrivono un’intera rete. Una chiave privata funziona allo stesso modo su entrambi i tipi di catena, e la guida ai wallet crypto tratta le chiavi nel dettaglio.

Blockchain pubblica o privata: chi può leggere e chi può scrivere

La maggior parte dei confronti divide le blockchain in due caselle. I testi ufficiali pongono invece due domande separate, e già questo chiarisce gran parte della confusione.

Il primo tentativo serio di mettere ordine nel vocabolario è venuto dal National Institute of Standards and Technology degli Stati Uniti. Il rapporto NIST IR 8202, «Blockchain Technology Overview», pubblicato nell’ottobre 2018, classifica le blockchain in base al modello di autorizzazione, cioè a chi può mantenere la catena pubblicando nuovi blocchi. Se chiunque può pubblicare un blocco, la rete è permissionless, senza permessi. Se possono farlo solo gli utenti approvati da un’autorità, è permissioned, e quell’autorità può essere una sola azienda o un gruppo.

Qui il NIST chiarisce il punto che manda in confusione i principianti. Una rete permissioned può comunque lasciare la catena leggibile da tutti, oppure limitare la lettura alle persone autorizzate. Lo stesso vale per l’invio delle transazioni: aperto a tutti o riservato a parti approvate. Leggere e scrivere sono due interruttori distinti.

Anche i garanti europei della protezione dei dati dividono la materia così. Nelle linee guida 02/2025 sulla blockchain, adottate in forma definitiva (versione 2.0) il 7 luglio 2026, il Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB) scrive che le categorie si riducono spesso a due elementi: se la catena è pubblica o privata e se è permissioned o permissionless. Le combinazioni più diffuse, nelle parole dell’EDPB, sono le catene pubbliche permissionless come Bitcoin ed Ethereum e quelle private permissioned, una «scelta comune all’interno delle aziende» (traduzione dall’inglese).

Due domande fanno quindi la maggior parte del lavoro:

  • Chiunque può leggere il registro? Su una catena pubblica può farlo chiunque abbia una connessione a internet; su una privata, solo i membri.
  • L’aggiunta di blocchi è aperta a tutti? Una catena permissionless lascia validare a chiunque rispetti le regole del protocollo; una permissioned riserva il compito ai partecipanti che un’autorità ha approvato.

Bitcoin risponde «chiunque» a entrambe. Il registro di un consorzio di banche risponde di solito «solo i membri» a entrambe. I casi scomodi stanno nel mezzo, per esempio una rete che tutto il mondo può leggere ma dove un gruppo selezionato di validatori aggiunge i blocchi. Con queste due domande in mente, la maggior parte delle etichette commerciali si mette alla prova in pochi minuti.

Un occhio tra un gruppo di persone, nodi collegati e un lucchetto aperto
Leggere e validare sono due interruttori separati: un registro può essere aperto ai lettori e chiuso ai validatori.

Blockchain pubblica, privata, consortile e ibrida: i modelli con esempi

Con i due interruttori si può collocare qualsiasi rete oggi in uso. I nomi che seguono sono quelli che si incontrano sulla stampa e nei documenti dei progetti. Solo i due assi vengono da testi ufficiali: «consortile» e «ibrida» sono etichette di settore costruite sopra di essi.

Pubblica e permissionless: Bitcoin ed Ethereum

Chiunque può scaricare il software, leggere ogni blocco dal primo in poi, inviare una transazione e partecipare alla validazione. Su Bitcoin significa fare mining con la proof of work; su Ethereum significa bloccare ether come validatore con la proof of stake. Il NIST osserva che queste reti di solito ricompensano chi pubblica blocchi validi con una criptovaluta nativa, ed è così che si pagano degli sconosciuti perché tengano onesto il registro. Le nostre guide su cos’è Bitcoin e su come funziona Ethereum spiegano le due reti una per una.

Gli utenti compaiono solo come indirizzi. Nessuno chiede il documento d’identità per inviare una transazione, anche se l’exchange dove hai comprato le monete l’ha quasi certamente chiesto, con i suoi controlli KYC.

Pubblica ma permissioned: si legge da fuori, si valida da dentro

Qui il registro è visibile a tutti, ma solo le parti approvate producono i blocchi. Il NIST ammette espressamente questa combinazione. È anche il terreno delle polemiche, perché un progetto può dirsi «pubblico» e intanto controllare da vicino chi valida. La rete Canton, di cui parliamo più avanti, è l’esempio vivo di questa disputa.

Blockchain privata: decide un solo operatore

Una sola organizzazione controlla chi legge, chi scrive e chi valida. Il NIST descrive il compromesso senza giri di parole: se un’unica entità controlla chi può pubblicare blocchi, gli utenti «dovranno fidarsi di quell’entità» (traduzione dall’inglese). Una catena privata può avere senso dentro un gruppo di società controllate, o come registro a prova di manomissione, ma non elimina la necessità di fidarsi dell’operatore.

Il caso reale arriva dalle infrastrutture di mercato regolamentate europee. CSD Prague, uno dei primi operatori autorizzati dal regime pilota Ue per la tecnologia a registro distribuito (DLT), gestisce il proprio sistema di regolamento su Corda Enterprise di R3. Secondo un rapporto dell’ESMA, l’autorità europea dei mercati, del giugno 2025, il sistema è partito con un solo nodo validatore interamente controllato da CSD Prague ed è poi passato a due nodi.

Blockchain consortile: un club di aziende

Una catena consortile è permissioned, ma l’autorità è un gruppo di organizzazioni e non una sola. Il NIST nota che le reti permissioned sono spesso create per un gruppo di organizzazioni e persone, «di solito chiamato consorzio» (traduzione dall’inglese), e che si adattano ad aziende che vogliono collaborare senza fidarsi del tutto l’una dell’altra. Banche che riconciliano i conti tra loro e compagnie di navigazione che condividono documenti sono i casi da manuale.

Gran parte del software è open source. Il 16 settembre 2024 la Linux Foundation ha lanciato LF Decentralized Trust, con 17 progetti e oltre 100 membri fondatori. Oggi ospita Hyperledger Fabric, la cui versione 3.0 è uscita sotto il nuovo cappello, e Besu, un client Ethereum usato per le reti private, che ha tolto «Hyperledger» dal nome.

Anche i governi usano questo modello. Nella European Blockchain Services Infrastructure (EBSI) ogni membro dell’European Blockchain Partnership, cioè i 27 paesi Ue, la Norvegia, il Liechtenstein e la Commissione europea, gestisce almeno un nodo. Tra i primi usi ci sono la notarizzazione di documenti, la verifica dei diplomi, l’identità digitale transfrontaliera e lo scambio di dati tra autorità fiscali e doganali. Far girare un nodo è riservato ai membri del partenariato.

Ibrida: un’etichetta, non uno standard

«Ibrida» descrive di solito un servizio permissioned che vive su una catena pubblica, o si collega a essa. Nessun testo ufficiale la definisce, quindi conviene trattarla come una descrizione da verificare, non come una categoria con le sue regole.

L’esempio regolamentato più chiaro è 21X, un sistema tedesco di negoziazione e regolamento autorizzato dallo stesso regime pilota Ue. Il rapporto dell’ESMA dice che funziona su Polygon PoS, una rete pubblica e permissionless, mentre l’accesso è limitato da smart contract: possono usarlo soltanto i wallet che hanno superato i controlli KYC e antiriciclaggio e sono stati approvati da 21X. Chiunque può leggere la catena; pochissimi possono negoziare sulla piattaforma.

Differenza tra blockchain pubblica e privata, fianco a fianco

La tabella riassume le scelte di progetto più comuni. Ogni cella descrive una rete tipica di quel genere; i progetti reali mescolano le caratteristiche, quindi prima di fidarti di un’etichetta applica le cinque domande in fondo a questa lezione.

DomandaPubblica permissionlessPrivata o consortile (permissioned)
Lettura del registroAperta a chiunqueDi solito solo i membri, a volte tutti
Invio di transazioniChiunque paghi la commissioneI membri approvati
Validazione dei blocchiChiunque rispetti le regole del protocollo (miner, staker)Validatori con nome, approvati da un’autorità
Identità dei partecipantiIndirizzi pseudonimiOrganizzazioni note, identificate prima di entrare
Consenso tipicoProof of work, proof of stakeRaft, protocolli BFT, notarizzazione
FinalitàProbabilistica su Bitcoin; circa 15 minuti su EthereumImmediata nelle reti QBFT e IBFT 2.0
Token nativoDi solito sì, per pagare i validatoriDi solito nessuno
Modifica delle regoleProposte aperte, team dei client, operatori dei nodiL’operatore, il consorzio o la sua fondazione
Chi si deve fidare di chiDel protocollo e dei suoi incentivi economiciDell’operatore o dei membri
Come fallisce di solitoCongestione, commissioni alte, forkI membri smettono di pagare o se ne vanno

Nulla nella tabella è un punteggio. Un consorzio di compagnie di navigazione non sa che farsene di validatori anonimi dall’altra parte del mondo, mentre chi manda stablecoin a uno sconosciuto non vuole che una banca possa rifiutare il pagamento.

Consenso: mining e staking contro validatori noti

Il consenso è il metodo con cui una rete si accorda sul blocco successivo. La lezione su come funziona una transazione crypto ha seguito un pagamento attraverso questo processo su Bitcoin ed Ethereum. Chi è autorizzato a validare cambia completamente il metodo.

Su una catena permissionless una sola persona potrebbe fingersi mille validatori. Il NIST spiega che queste reti obbligano perciò chi pubblica blocchi a spendere o a immobilizzare qualcosa di scarso, potenza di calcolo nella proof of work o monete nella proof of stake, così che barare costi denaro. Il protocollo di Bitcoin punta a 2.016 blocchi ogni due settimane, circa uno ogni 10 minuti, e la documentazione per sviluppatori dice che solo chi controlla la maggioranza della potenza di calcolo della rete potrebbe riscrivere la storia in modo affidabile. La finalità è probabilistica: ogni nuovo blocco sopra il pagamento lo rende più difficile da annullare, ma nessun momento preciso rende l’annullamento impossibile.

Ethereum lavora a slot di 12 secondi raggruppati in epoche di 32 slot, e un blocco diventa definitivo quando i validatori che detengono due terzi degli ether in staking concordano sui checkpoint. Secondo ethereum.org ci vogliono circa 15 minuti.

Come si crea una blockchain privata: Fabric, Besu e Corda

Le reti permissioned conoscono i validatori per nome e possono quindi usare metodi più leggeri. Il NIST scrive che il loro consenso è «di solito più veloce e meno costoso dal punto di vista computazionale» (traduzione dall’inglese), perché le identità sono note e l’autorizzazione di un membro può essere revocata se si comporta male. Chi vuole costruirne una oggi si trova davanti soprattutto tre famiglie di software:

  • Hyperledger Fabric ordina le transazioni con Raft, che tollera i guasti: un servizio di ordinamento a cinque nodi continua a funzionare se due nodi si fermano. Fabric 3.0 ha aggiunto SmartBFT, che resiste anche a nodi malevoli, purché ne cedano meno di un terzo.
  • Le reti Besu usano QBFT o IBFT 2.0, protocolli proof of authority in cui i validatori esistenti votano per far entrare o uscire gli altri. La documentazione di Besu descrive una finalità immediata e nessun fork, chiede almeno quattro validatori per tollerare quelli disonesti e richiede che due terzi siano online per produrre blocchi.
  • Corda, di R3, non ha un archivio centrale dei dati. Ogni nodo conserva solo i fatti a cui partecipa, e un servizio di notarizzazione blocca la doppia spesa rifiutando ogni transazione i cui input siano già stati consumati.

Sulle prestazioni serve prudenza. Gli autori dell’articolo di ricerca originale su Fabric, pubblicato a gennaio 2018, hanno riportato oltre 3.500 transazioni al secondo con latenza sotto il secondo «in certe configurazioni di installazione diffuse» (traduzione dall’inglese). È un risultato di laboratorio ottenuto da chi ha costruito il software, non la misura di una rete in esercizio. La velocità reale dipende dall’hardware e dal carico di lavoro quanto dal progetto, e non esistono cifre affidabili e confrontabili tra catene pubbliche e private.

La velocità ha un prezzo. Una rete che chiude un blocco in un secondo perché dieci banche note lo firmano è neutrale solo quanto quelle banche. Le reti pubbliche pagano in tempo ed energia perché nessuno debba fidarsi di un gruppo con un nome.

Blockchain consortili dal 2017 al 2026: cosa ha chiuso, cosa funziona ancora

Tra il 2015 e il 2018 molte grandi aziende si sono lanciate nella «blockchain senza crypto»: registri permissioned condivisi tra partner, senza token pubblico. Parecchi dei progetti più noti oggi non esistono più, e le date di chiusura sono facili da verificare.

Quattro chiusure in nove mesi

Ha cominciato we.trade. La piattaforma di finanza commerciale, una joint venture di 12 banche europee e IBM costruita su Hyperledger Fabric, in un memorandum del 26 maggio 2022 ha scritto di essere stata «costretta a cessare l’attività» (traduzione dall’inglese) dopo non aver trovato nuovi fondi, ha riferito GTR il 6 giugno. Tra gli azionisti c’erano Deutsche Bank, HSBC, Santander, Société Générale e UniCredit.

A novembre è toccato al progetto dell’ASX. La Borsa aveva scelto Digital Asset nel 2017 per costruire il nuovo sistema di regolamento. Dopo una revisione indipendente di Accenture, il presidente Damian Roche ha citato «significative sfide di tecnologia, governance e realizzazione» (traduzione dall’inglese). La svalutazione di 245-255 milioni di dollari australiani prima delle imposte (172-179 milioni dopo le imposte) è stata registrata nel primo semestre dell’esercizio finanziario 2023. La Borsa ha aggiunto che l’attuale CHESS restava «sicuro e stabile» e funzionava bene.

Poi TradeLens, lanciata da Maersk e IBM nel 2018. Il 29 novembre 2022 Maersk ha dichiarato che la piattaforma non aveva «raggiunto il livello di sostenibilità commerciale necessario per proseguire l’attività» (traduzione dall’inglese) e ha previsto di spegnerla entro la fine di marzo 2023. Rotem Hershko, responsabile delle piattaforme di business di Maersk, è stato più netto: «la necessità di una piena collaborazione globale nel settore non si è realizzata» (traduzione dall’inglese).

A chiudere la serie è stata Marco Polo. La rete di finanza commerciale, nata su Corda di R3 nel settembre 2017 e sostenuta a un certo punto da più di 30 banche, tra cui Commerzbank, BNY Mellon e SMBC, è entrata in insolvenza in Irlanda nel febbraio 2023. L’Alta Corte irlandese ha nominato liquidatori provvisori dopo il naufragio di un accordo da 12 milioni di dollari con Bank of America. Secondo Ledger Insights i debiti totali ammontavano a 5,2 milioni di euro, con passività superiori alle attività per 2,5 milioni.

In quasi tutti questi casi il software ha fatto il suo lavoro. Non ha retto il modello d’affari: aziende concorrenti dovevano aderire, condividere dati e pagare una piattaforma comune gestita da altri, e troppe non l’hanno fatto.

Un anello di catena spezzato accanto a una stretta di mano, un palazzo e una clessidra
we.trade, il sostituto di CHESS dell'ASX, TradeLens e Marco Polo si sono fermati tra maggio 2022 e febbraio 2023.

Cosa funziona ancora: repo, riconciliazioni e moneta di banca centrale

I registri permissioned non sono spariti. Si sono spostati nel back office della finanza, dove poche istituzioni note trattano già ogni giorno tra loro.

Broadridge, fornitore statunitense di servizi di back office, ha comunicato il 9 aprile 2026 che la sua piattaforma Distributed Ledger Repo ha gestito a marzo 2026 una media di circa 354 miliardi di dollari al giorno di pronti contro termine, quasi 8.000 miliardi di dollari nel mese, con un aumento del 392% della media giornaliera rispetto all’anno prima. Sono dati dell’azienda stessa.

In Italia c’è Spunta, il registro condiviso con cui il settore bancario riconcilia i conti che le banche tengono tra loro. È promosso dall’Associazione bancaria italiana (ABI) e coordinato dal suo centro di innovazione, ABI Lab, e tra i partner tecnici figura Corda di R3 (secondo PostTrade360 nel 2019 anche NTT Data e SIA). Spunta è dunque un progetto delle banche e non della Banca d’Italia. In un comunicato del 5 settembre 2024 la Banque de France lo ha descritto come avviato da ABI Lab nel 2020 e capace di gestire 200 milioni di transazioni l’anno.

JPMorgan ha ribattezzato la sua unità blockchain, Onyx, in Kinexys il 6 novembre 2024. All’epoca la banca ha dichiarato che la piattaforma trattava oltre 2 miliardi di dollari al giorno e aveva elaborato più di 1.500 miliardi di dollari di valore nozionale dal lancio, secondo Ledger Insights. Come quelli di Broadridge, sono numeri comunicati dall’azienda.

Le banche centrali costruiscono sulla stessa idea. La Bce ha comunicato il 1° luglio 2025 che 64 partecipanti avevano condotto più di 50 prove e sperimentazioni tra maggio e novembre 2024, regolando in moneta di banca centrale operazioni registrate su registri distribuiti. Erano in prova tre soluzioni dell’Eurosistema, tra cui il TIPS Hash-Link della Banca d’Italia e la piattaforma DL3S della Banque de France, che la banca centrale francese ha provato anche con ABI Lab e otto banche partner. La Banca d’Italia, nell’annuncio del 27 giugno 2024, ha un doppio ruolo: mette a disposizione una soluzione, il TIPS Hash-Link, e sostiene i partecipanti italiani. Nel comunicato del 1° luglio la Bce ha presentato un piano su due binari: Pontes, per collegare queste piattaforme ai servizi di regolamento TARGET, con un progetto pilota previsto entro la fine del terzo trimestre 2026, e Appia, un progetto di più lungo periodo. In una sintesi delle decisioni pubblicata il 2 ottobre 2026 la Bce ha scritto che il suo Market Infrastructure Board aveva raccomandato di procedere con la data di avvio prevista per Pontes, il 21 settembre 2026.

Banche e gestori che passano alle blockchain pubbliche

Mentre i consorzi si assottigliavano, le istituzioni regolamentate hanno cominciato a emettere prodotti su catene pubbliche, di solito con controlli aggiunti sopra.

La Banca europea per gli investimenti ha collocato un’obbligazione digitale da 100 milioni di euro e durata di due anni su Ethereum, prezzata il 27 aprile 2021 e regolata il giorno dopo, con Goldman Sachs, Santander e Société Générale come joint lead manager. La divisione di asset digitali di Société Générale, SG-FORGE, ha fatto da registrar, agente di regolamento e gestore della piattaforma. In collaborazione con la Banque de France, il pagamento dai sottoscrittori alla BEI è stato rappresentato sulla blockchain come moneta digitale di banca centrale. L’obbligazione è scaduta il 28 aprile 2023.

SG-FORGE ha poi lanciato EURCV, una stablecoin in euro, su Ethereum nell’aprile 2023 per i clienti istituzionali della banca. Il 1° luglio 2024, il giorno dopo l’entrata in applicazione delle regole MiCA sulle stablecoin, l’ha ristrutturata come token di moneta elettronica e ha eliminato le restrizioni di whitelisting sui trasferimenti. Il 20 febbraio 2025 ha annunciato l’arrivo del token su Stellar. La nostra guida su cosa sono le stablecoin spiega come sono garantiti questi token.

BlackRock ha lanciato BUIDL, che ha definito il suo primo fondo tokenizzato emesso su una blockchain pubblica, su Ethereum nel marzo 2024, con Securitize come transfer agent. Sulla pagina datata 17 ottobre 2026, letta verso le 14:00 UTC, rwa.xyz indicava BUIDL a circa 2,17 miliardi di dollari, terzo prodotto tokenizzato sui titoli del Tesoro dopo USYC di Circle e USDY di Ondo. Su 117 prodotti il sito contava 14,69 miliardi di dollari di quello che chiama valore distribuito, cioè token detenuti su reti pubbliche, ripartiti tra 86.754 detentori e in calo del 2,09% in 30 giorni. Tra le reti elencate ci sono Ethereum, Solana, BNB Chain, Stellar e Arbitrum. Sono dati, non raccomandazioni.

JPMorgan ha scelto Base, una rete layer 2 su Ethereum incubata da Coinbase, per il progetto pilota del suo deposit token JPMD nel giugno 2025. The Block, che ha definito JPMD un token «permissioned», ha riferito il 12 novembre 2025 che i clienti istituzionali potevano ormai inviarlo e riceverlo su Base. Un prodotto controllato da una banca su una rete che chiunque può leggere è l’idea di ibrido nella sua forma più semplice.

Canton e la disputa sulla parola «pubblica»

Alcune reti confondono la linea di proposito. Canton Network di Digital Asset si presenta, sulla home page, come «la prima rete blockchain aperta con funzioni di privacy» (traduzione dall’inglese). In un comunicato del 17 dicembre 2025 che annunciava il lavoro con DTCC, il principale gruppo statunitense di regolamento titoli, è andata oltre, descrivendo Canton come «l’unica blockchain pubblica e permissionless progettata per la finanza istituzionale» (traduzione dall’inglese). Secondo il comunicato, DTCC aveva ottenuto dalla SEC una lettera di no-action per un servizio di tokenizzazione degli asset custoditi presso il suo depositario, intendeva emettere su Canton una parte dei titoli del Tesoro Usa che detiene e avrebbe copresieduto la Canton Foundation con Euroclear.

The Defiant non accetta l’etichetta. Una newsletter firmata dal suo fondatore sostiene che Canton è permissioned, perché chi vuole diventare super validatore ha bisogno del voto favorevole di due terzi di quelli esistenti. Riporta anche l’opinione di Bartek Kiepuszewski di L2Beat, secondo cui l’attività su Canton è autodichiarata e non si può verificare dall’esterno, il che la fa somigliare a un database privato. Un rappresentante di Canton, citato nello stesso articolo, sostiene che Canton ha le stesse proprietà permissionless di Ethereum e Solana.

Una blockchain privata è solo un database?

Il dubbio è vecchio quanto l’idea. Il 18 settembre 2015 l’informatico di Princeton Arvind Narayanan ha intitolato un post sul suo blog “Private blockchain” is just a confusing name for a shared database, cioè «”Blockchain privata” è solo un nome confuso per un database condiviso» (traduzione dall’inglese). Bruce Schneier, esperto di sicurezza, è andato oltre in «Blockchain and Trust», un saggio pubblicato sul suo blog il 12 febbraio 2019 (esiste anche una traduzione italiana, «Blockchain e fiducia», sul sito del traduttore): «Le blockchain private sono del tutto prive di interesse» (traduzione dall’inglese). Per lui non c’era nulla di nuovo, solo registri condivisi in sola aggiunta con un elenco di scrittori approvati. Altrove nel saggio avverte: «La blockchain non elimina la necessità di fidarsi delle istituzioni umane» (traduzione dall’inglese).

Il NIST mostra l’altro lato. Il suo rapporto del 2018 dice che le reti permissioned «possono offrire la stessa tracciabilità degli asset digitali» (traduzione dall’inglese) e lo stesso archivio distribuito e ridondante di quelle aperte, e osserva che, a differenza dei database tradizionali, le transazioni passate di una blockchain non vengono sovrascritte. Revisori e autorità di vigilanza possono avere accesso al registro stesso, «rendendo gli audit un evento costante anziché periodico» (traduzione dall’inglese). Per aziende che si conoscono senza fidarsi del tutto, può bastare.

I regolatori adottano una linea pratica. La lista di controllo dell’EDPB chiede perché serva una blockchain per il trattamento e quali siano le alternative, e il Comitato aggiunge che un’organizzazione che non può usare una catena permissioned dovrebbe valutare se altre tecnologie siano più adatte. Un registro permissioned può essere utile; il suo valore viene dai membri e dai contratti tra loro, non dalla parola blockchain.

Privacy e GDPR: perché i regolatori preferiscono le catene permissioned

Un registro pubblico mostra ogni transazione a tutti, per sempre. È un pregio quando si vuole controllare l’offerta di una moneta e un guaio per i dati personali, che il diritto europeo consente di far correggere o cancellare.

L’autorità francese per la protezione dei dati, la CNIL, ha affrontato la questione presto, con indicazioni pubblicate prima in francese il 20 settembre 2018 (la versione inglese è datata 29 ottobre 2018). Secondo la CNIL, chi decide di registrare dati su una catena «può essere considerato titolare del trattamento», i dati personali non vanno conservati in chiaro su una blockchain e le organizzazioni devono valutare la «reale necessità» della tecnologia, con una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati quando serve (traduzione dall’inglese). Le catene private controllate da un solo attore, ha aggiunto, «non pongono questioni specifiche di conformità al GDPR» (traduzione dall’inglese), mentre quelle pubbliche richiedono particolare attenzione su subappalto e trasferimenti di dati fuori dall’Ue.

Le linee guida definitive dell’EDPB del luglio 2026 vanno più in là. In generale, dicono, è «sconsigliabile archiviare dati personali sulla blockchain», e i diritti alla cancellazione e all’opposizione «devono essere rispettati fin dalla progettazione» (traduzione dall’inglese). Sulla scelta della rete il Comitato è diretto: i sistemi permissioned assegnano le responsabilità in modo più chiaro, quindi «le organizzazioni dovrebbero privilegiare le blockchain permissioned» (traduzione dall’inglese). La sua lista di controllo chiede anche se basterebbe una catena privata e se sia possibile un’architettura zero-knowledge.

Per chi usa Bitcoin o Ethereum, il punto pratico è più semplice. Tutto ciò che è collegato al tuo indirizzo resta leggibile da chiunque, e la privacy su una catena pubblica dipende da come usi gli indirizzi, non da qualcosa che la rete nasconde.

Regole: regime pilota Ue, decreto Fintech, Consob e Banca d’Italia

Nessuna norma europea vieta o impone l’uno o l’altro tipo di catena. Le leggi regolano che cosa viene registrato e chi offre il servizio, e i primi operatori autorizzati usano entrambi i tipi.

Il regime pilota Ue per la DLT, il regolamento (UE) 2022/858 del 30 maggio 2022, si applica dal 23 marzo 2023. Permette a operatori autorizzati di gestire sistemi di negoziazione e regolamento per azioni, obbligazioni e quote di fondi registrati su un registro distribuito, entro limiti precisi: azioni di società con capitalizzazione inferiore a 500 milioni di euro, obbligazioni sotto 1 miliardo per emissione, fondi sotto 500 milioni, non più di 6 miliardi di euro di questi strumenti per infrastruttura e un piano di transizione quando il totale raggiunge i 9 miliardi. Nel rapporto del 25 giugno 2025 (copia ospitata dalla Consob) l’ESMA contava solo tre infrastrutture autorizzate al 31 maggio 2025, CSD Prague, 21X e 360X, e suggeriva di rendere permanente il regime con soglie più flessibili. Le tre illustrano la gamma: una rete Corda privata a Praga, una catena Polygon pubblica con wallet in whitelist a 21X e un registro privato permissioned gestito da Clearstream dietro 360X.

Il MiCA, il regolamento europeo sulle cripto-attività, non classifica i token in base al tipo di catena su cui vivono. Disciplina emittenti e prestatori di servizi; la guida al regolamento MiCA spiega chi ha bisogno di un’autorizzazione e la voce del glossario sul MiCA ne dà la versione breve.

In Italia il quadro nazionale è il decreto Fintech (decreto-legge 17 marzo 2023, n. 25, convertito con modificazioni dalla legge 10 maggio 2023, n. 52), che consente di emettere e far circolare alcuni strumenti finanziari su registri per la circolazione digitale. La Consob tiene l’elenco dei responsabili del registro in base al regolamento adottato con la Delibera n. 22923 del 6 dicembre 2023. Nelle prove dell’Eurosistema la Banca d’Italia ha messo a disposizione il TIPS Hash-Link, mentre Spunta resta un’iniziativa dell’associazione delle banche.

In Francia, oltre alle indicazioni della CNIL e alle prove DL3S della Banque de France, l’AMF ha pubblicato l’11 dicembre 2024 un dossier tematico sull’applicazione del regime pilota e il 9 aprile 2025 ha presentato, insieme alla Consob italiana, proposte per rendere il regime più competitivo.

Nel Regno Unito la Bank of England e la FCA hanno aperto il Digital Securities Sandbox alle domande il 30 settembre 2024, in base a norme in vigore dall’8 gennaio 2024. Permette alle imprese di sperimentare emissione, negoziazione e regolamento di titoli come azioni, obbligazioni e quote di fondi su nuove tecnologie; restano fuori i derivati e le cripto-attività senza garanzia come bitcoin. Negli Stati Uniti, la no-action letter della SEC concessa a DTCC e citata nel comunicato di Canton è un caso recente in cui un regolatore lascia che un’infrastruttura di mercato tokenizzi titoli. Riguarda un servizio, non un tipo di catena.

Come capire che tipo di blockchain usa un progetto: cinque domande

Etichette come «pubblica», «enterprise-grade» o «ibrida» non sono termini standard. Prima di fidarti di un token, di un fondo o della piattaforma di un partner, rivolgi al progetto queste cinque domande. Le risposte di solito stanno nella documentazione o sul block explorer.

  1. Chi gestisce i nodi? Cerca un elenco dei validatori. Migliaia di operatori indipendenti indicano una rete permissionless; una manciata di aziende con nome e cognome indica una permissioned.
  2. Potresti far girare da solo un nodo validatore senza chiedere a nessuno? Su Bitcoin ed Ethereum il software si scarica gratis e le regole del protocollo decidono chi valida. Su una rete Besu o Fabric sono i membri esistenti ad ammettere i nuovi validatori.
  3. Esiste un block explorer pubblico dove cercare una transazione senza fare il login? Se il registro non si vede, è privato, qualunque cosa dica la brochure.
  4. Un token nativo paga i validatori? Il NIST nota che le catene permissionless di solito ricompensano così chi pubblica blocchi. Un token da solo però non prova nulla: Canton ha una moneta e richiede comunque un voto per ammettere i super validatori, quindi leggi questa risposta insieme alle prime due. La nostra pagina sulla tokenomics spiega che cosa guardare nel disegno di un token.
  5. Come si cambiano le regole, e chi lo fa? Proposte di miglioramento aperte e più team indipendenti che sviluppano il client fanno pensare a una rete pubblica. Una sola azienda, una fondazione o un accordo di adesione fanno pensare a una permissioned, e dicono anche chi risponde legalmente se qualcosa si rompe.

Provalo su Ethereum: migliaia di validatori indipendenti, staking aperto, diversi explorer pubblici, ether che paga i validatori e aggiornamenti discussi in proposte pubbliche. Le cinque risposte vanno nella stessa direzione. Provalo su 21X o su JPMD e ne ottieni due insieme: una rete pubblica che fa da supporto a un servizio controllato da una sola azienda.

La prossima lezione di questo percorso prenderà uno per uno i miti più diffusi sulle crypto e li verificherà sulle fonti primarie, la stessa abitudine che queste cinque domande allenano.

Fonti

  1. NIST IR 8202, Blockchain Technology Overview, ottobre 2018 (in inglese) nvlpubs.nist.gov
  2. EDPB, linee guida 02/2025 sul trattamento di dati personali tramite blockchain, versione 2.0 del 7 luglio 2026 (in inglese) edpb.europa.eu
  3. ESMA propone modifiche al regime pilota DLT per renderlo permanente, 25 giugno 2025 (in inglese) esma.europa.eu
  4. Bce, comunicato del 1° luglio 2025: i piani dell'Eurosistema per il regolamento DLT in moneta di banca centrale (in inglese) ecb.europa.eu
  5. rwa.xyz, dashboard dei titoli del Tesoro Usa tokenizzati, 17 ottobre 2026 (in inglese) app.rwa.xyz
Redazione di Coindaro

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