pool di un market maker automatico divergono, rispetto a tenere semplicemente gli stessi token. Diventa definitiva al prelievo.">Il 16 settembre 2026 la Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, ha alzato il tasso di riferimento di un quarto di punto, portandolo in una forchetta tra il 3,75% e il 4%. Lo stesso giorno è entrato in vigore l’aumento di un quarto di punto che la Banca centrale europea (BCE) aveva deciso il 10 settembre: il tasso sui depositi è salito al 2,50%. Il giorno dopo la Bank of England, la banca centrale britannica, ha lasciato il suo tasso al 3,75%. Nessuna delle tre promette di cambiare la propria moneta con dell’oro. Le loro decisioni arrivano comunque fino ai mutui e ai conti deposito.
È la risposta più breve alla domanda che cos’è la moneta fiat: una moneta che nessuno può convertire in una quantità fissa di metallo, il cui valore poggia sulla legge, sulle tasse che si pagano con essa e su una banca centrale incaricata di mantenerne stabile il potere d’acquisto. Le cifre di questa lezione sono aggiornate al 22 ottobre 2026.
Questa lezione segue la storia della moneta, che si chiude la sera in cui Richard Nixon chiuse lo sportello dell’oro. Se le tre funzioni della moneta (pagare, dare un prezzo, risparmiare) non ti sono ancora familiari, parti dalla nostra guida a che cos’è la moneta.
Che cos’è la moneta fiat: una moneta che funziona perché lo dice la legge
La parola viene dal latino: fiat vuol dire «sia fatto». La moneta fiat è una moneta per decreto. Uno Stato dichiara che un’unità (l’euro, il dollaro, la sterlina) è la moneta ufficiale del suo territorio, e nessun emittente promette di cambiarla con oro, argento o qualsiasi altra cosa a un tasso fisso.
Il contrasto è con la moneta merce, che ha valore come oggetto (una moneta d’oro), e con la moneta rappresentativa, un titolo di carta che dà diritto a una scorta di metallo custodita altrove (la banconota che un tempo si poteva riscuotere in oro allo sportello). Una banconota da venti euro oggi non è né l’una né l’altra. Portala a una banca centrale e ti darà, al massimo, un’altra banconota da venti euro, oppure un saldo di venti euro.
Funzionano così l’euro, il dollaro, la sterlina, lo yen e il franco svizzero. Funziona così anche il saldo del tuo conto corrente, che è una promessa espressa nella stessa unità.
Moneta fiat, moneta fiduciaria, moneta legale, moneta scritturale
Chi cerca «moneta fiat» in italiano trova altri aggettivi, e conviene metterli in ordine. La moneta legale è quella che ha corso legale, cioè che la legge obbliga ad accettare per saldare un debito: in Europa sono le banconote e le monete in euro. La moneta scritturale è quella dei saldi sui conti bancari, che esiste solo come scrittura nei registri della banca. «Moneta fiduciaria» si usa nei manuali per la moneta il cui valore poggia sulla fiducia e non sul metallo, e in questo senso è quasi un sinonimo di moneta fiat; in altri testi indica soltanto le banconote. Il significato cambia da un autore all’altro, per cui conta più la sostanza che l’etichetta: oggi sia il contante sia i depositi sono privi di una copertura in metallo.
Da che cosa è garantita, se non dall’oro
«Non è garantita da nulla» è lo slogan più diffuso. È vero a metà: manca un diritto sul metallo, ma quattro cose sostengono il valore di una moneta fiat.
La prima sono le tasse. Uno Stato che pretende le imposte in euro o in dollari crea una domanda costante di quella moneta: famiglie e imprese ne hanno bisogno per regolare i conti con il fisco. La seconda è la legge. I tribunali fanno rispettare i contratti scritti nella moneta nazionale, e i debiti si saldano in quella moneta.
La terza è un’istituzione. Alla banca centrale è affidato il compito di tenere stabile il potere d’acquisto della moneta e gli strumenti per regolare quanta ne circola. La quarta è l’abitudine, costruita sulle prime tre: accettiamo euro perché ci aspettiamo che tutti li accettino anche domani.
Quando questi pilastri cedono, la moneta crolla: nella lezione di storia raccontiamo che cosa è successo nella Germania di Weimar, in Zimbabwe e in Venezuela.
Corso legale: che cosa impone la legge e che cosa no
Dal lato statunitense la base giuridica sta nel Codice degli Stati Uniti (31 U.S.C. 5103), che dichiara le monete e la valuta americane, banconote della Federal Reserve comprese, «legal tender for all debts, public charges, taxes, and dues», cioè a corso legale per tutti i debiti, i tributi e gli oneri pubblici. Le FAQ della Fed aggiungono un punto che molti sbagliano: nessuna legge federale obbliga un esercente privato ad accettare contanti, e i negozi possono fissare la propria politica, salvo che una legge statale disponga altrimenti.
Corso legale significa dunque che un creditore non può rifiutare quella moneta quando salda un debito. Non significa che ogni venditore debba accettarla sempre. Nell’area dell’euro l’euro ha corso legale nei 21 paesi che lo usano, da quando il 1° gennaio 2026 è entrata la Bulgaria. Nel Regno Unito il ruolo spetta alla sterlina. Le cripto-attività non hanno corso legale in nessuno dei tre casi. In Italia, poi, la legge vieta i pagamenti in contanti di 5.000 euro o più: i dettagli, con il limite delle 50 monete per singolo pagamento, sono nella guida a che cos’è la moneta.
Dall’oro alla carta: Bretton Woods, il 1971 e gli accordi della Giamaica
Con gli accordi di Bretton Woods del 1944 le altre valute erano agganciate al dollaro statunitense e, secondo il saggio storico della Federal Reserve sulla fine della convertibilità in oro (in inglese), una volta che il sistema fu pienamente operativo, nel 1958, i dollari si potevano convertire in oro a un prezzo fisso di 35 dollari l’oncia. L’oro stava un passo dietro la moneta di tutti i giorni: le famiglie italiane tenevano lire, i governi tenevano dollari, e solo il dollaro era legato al metallo.
La promessa reggeva finché gli Stati Uniti avevano oro a sufficienza per tutti i dollari che si accumulavano all’estero. Non fu così. La sera del 15 agosto 1971 il presidente Nixon annunciò una nuova politica economica. Nelle parole del saggio della Fed, «Foreign governments could no longer exchange their dollars for gold», cioè i governi stranieri non potevano più cambiare i loro dollari in oro. Lo stesso pacchetto congelò salari e prezzi per 90 giorni e impose una sovrattassa del 10% sulle importazioni.

La rottura non avvenne in una notte. Nel dicembre 1971 l’accordo dello Smithsonian cercò di ricostruire cambi fissi attorno a un dollaro svalutato, come racconta l’Office of the Historian del Dipartimento di Stato americano (in inglese). La speculazione impose una seconda svalutazione nel febbraio 1973 e nel marzo dello stesso anno sei membri della Comunità europea legarono tra loro le proprie monete lasciandole fluttuare insieme contro il dollaro. I cambi fissi erano finiti, nei fatti.
La legge arrivò dopo. In una riunione di un comitato del Fondo monetario internazionale a Kingston, in Giamaica, il 7 e 8 gennaio 1976, i paesi membri accettarono i cambi flessibili e la fine del prezzo ufficiale dell’oro. La modifica che ne derivò allo statuto del FMI entrò in vigore nel 1978. Da allora nessuna grande valuta ha un legame giuridico con l’oro.
Il mito della moneta che «diventa fiat» da un giorno all’altro
Capita di leggere che il 1971 sia l’anno in cui «la moneta è diventata fiat». Per la gente comune era successo decenni prima: la Gran Bretagna lasciò l’oro nel 1931 e gli Stati Uniti abbandonarono il gold standard sul piano interno nel 1933, come ricorda la nostra lezione di storia. Il 1971 ha chiuso l’ultimo legame tra l’oro e il dollaro per i governi stranieri. Dopo il 1973 le grandi valute fluttuano l’una contro l’altra e il loro valore dipende dai quattro pilastri visti sopra, con la banca centrale in prima fila.
Il cambiamento pratico fu grande. La quantità di moneta non era più limitata da una scorta di metallo. Questo dà alle banche centrali margine per rispondere a una crisi, e dà a un governo irresponsabile margine per stampare.
Cos’è una banca centrale e come funziona: cinque compiti, tre grandi banche
Una banca centrale è l’istituzione pubblica che gestisce una moneta. È la banca delle banche e dello Stato, non la tua: non puoi aprire un conto corrente alla Fed o alla BCE. Il suo lavoro si riassume in cinque compiti.
- Fissa il prezzo del denaro nel breve periodo con un tasso di riferimento, quello a cui le banche si finanziano presso di lei o depositano la liquidità.
- Può comprare o vendere grandi quantità di titoli, cambiando la dimensione del proprio bilancio (acquisti e riduzione dei titoli, più avanti).
- Presta alle banche solide in un momento di panico, come prestatore di ultima istanza.
- Emette le banconote e garantisce il funzionamento dei sistemi di pagamento tra le banche.
- In molti paesi, area dell’euro compresa, vigila sulle banche o lavora a stretto contatto con l’autorità di vigilanza.
L’area dell’euro si divide il lavoro. L’Eurosistema è formato dalla BCE, a Francoforte, e dalle banche centrali nazionali dei 21 paesi dell’euro; la BCE conduce la politica monetaria dell’area dal 1° gennaio 1999. La Banca d’Italia, nelle pagine in cui si presenta, si definisce parte integrante dell’Eurosistema: partecipa alle decisioni sui tassi attraverso il suo Governatore, che siede nel Consiglio direttivo della BCE. Negli Stati Uniti il sistema della Federal Reserve ha un Consiglio dei governatori a Washington e dodici banche regionali, e i tassi li decide il suo Federal Open Market Committee (FOMC). Nel Regno Unito decide il Monetary Policy Committee (MPC) della Bank of England.
| Banca centrale europea | Federal Reserve | Bank of England | |
|---|---|---|---|
| Moneta | Euro (21 paesi) | Dollaro statunitense | Sterlina |
| Organo che decide | Consiglio direttivo | Federal Open Market Committee | Monetary Policy Committee |
| Obiettivo di legge | Prima di tutto la stabilità dei prezzi | Massima occupazione, prezzi stabili, tassi d’interesse moderati a lungo termine | Stabilità dei prezzi, poi la politica economica del governo |
| Obiettivo di inflazione | 2% a medio termine, simmetrico | 2% (obiettivo di lungo periodo) | 2%, fissato dal governo |
| Indice di riferimento | IPCA (Eurostat) | Indice dei prezzi dei consumi personali (PCE) | Indice dei prezzi al consumo (CPI, ONS) |
Stabilità dei prezzi: perché l’obiettivo è il 2% e non zero
Le tre banche puntano più o meno allo stesso numero. Il Consiglio direttivo della BCE punta a un’inflazione del 2% a medio termine (pagina in inglese), misurata con l’indice armonizzato dei prezzi al consumo dell’area dell’euro, e considera un risultato sotto l’obiettivo grave quanto uno sopra: la pagina parla di scostamenti negativi e positivi «equally undesirable», ugualmente indesiderabili.
La Fed lavora con una legge più ampia. La sezione 2A del Federal Reserve Act le chiede di perseguire la massima occupazione, prezzi stabili e tassi d’interesse moderati nel lungo periodo, formula che di solito si abbrevia in «doppio mandato». La dichiarazione del FOMC sugli obiettivi di lungo periodo, riconfermata a gennaio 2026, fissa l’obiettivo al 2% di inflazione misurata con l’indice dei prezzi dei consumi personali (PCE).
In Gran Bretagna l’obiettivo non lo sceglie la banca. La Bank of England spiega che lo stabilisce il governo, al 2% sull’indice dei prezzi al consumo. Se l’inflazione si allontana di più di un punto percentuale in un senso o nell’altro, il Governatore deve scrivere al Cancelliere dello Scacchiere per spiegarne il motivo e dire che cosa farà la banca.
Perché non zero? Il motivo principale, secondo la pagina sulla strategia della BCE, è un margine di sicurezza: i tassi si possono tagliare solo fino a un certo punto, e un po’ di inflazione positiva lascia spazio per ridurli in una recessione. Si aggiunge che gli indici dei prezzi possono sovrastimare l’inflazione vera. Un 2% costante dimezza il valore della moneta in circa 35 anni, per cui l’obiettivo riguarda la prevedibilità più che la difesa di ogni centesimo. La prossima lezione, su inflazione e potere d’acquisto, ne fa i conti.
Gli obiettivi sono messi alla prova proprio ora. I prezzi al consumo statunitensi sono saliti del 3,7% nei dodici mesi a settembre 2026, secondo il Bureau of Labor Statistics (comunicato del 14 ottobre), trainati in gran parte dalla benzina. La presidente della BCE Christine Lagarde ha indicato l’inflazione dell’area dell’euro a settembre al 3,8% in una dichiarazione del 17 ottobre al comitato direttivo del FMI, come ricorda il nostro articolo sul progetto pilota dell’euro digitale di Lagarde. Entrambi i dati sono lontani dal 2%. La Fed ha detto che il rialzo di settembre servirà a «un timelier return to the Committee’s 2 percent goal», un ritorno più rapido all’obiettivo del 2%.
Perché la banca centrale alza i tassi: i tassi a ottobre 2026 e che cosa fanno al tuo prestito
La BCE fissa tre tassi. Il tasso sui depositi è quello che le banche guadagnano sulla liquidità lasciata per una notte presso la banca centrale; con le banche piene di riserve, come oggi, è il tasso che guida quelli di mercato. Il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali è quello che le banche pagano per prendere a prestito per una settimana, e il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale è il tetto di emergenza overnight.
| Banca centrale | Tasso | Livello al 22 ottobre 2026 | Ultima decisione | Variazione | Prossima decisione in calendario |
|---|---|---|---|---|---|
| BCE | Depositi | 2,50% | 10 settembre 2026 (in vigore dal 16 settembre) | +0,25 punti | Non indicata nelle pagine consultate |
| BCE | Rifinanziamento principale | 2,65% | 10 settembre 2026 (in vigore dal 16 settembre) | +0,25 punti | |
| BCE | Rifinanziamento marginale | 2,90% | 10 settembre 2026 (in vigore dal 16 settembre) | +0,25 punti | |
| Federal Reserve | Forchetta dei fed funds | 3,75%-4,00% | 16 settembre 2026 (voti 12 a 0) | +0,25 punti | Riunione del FOMC del 27-28 ottobre 2026 |
| Bank of England | Bank Rate | 3,75% | 17 settembre 2026 | Invariato | 5 novembre 2026 |
Fonti: tassi di interesse chiave della BCE, comunicato del FOMC del 16 settembre 2026, pagina sulla Bank Rate della Bank of England (tutte in inglese). Questi numeri cambiano: prima di farci affidamento controlla le pagine ufficiali.
Quello di settembre è stato il secondo rialzo della BCE nel 2026, dopo quello entrato in vigore il 17 giugno. La Bank of England ha lasciato la Bank Rate al 3,75% nelle riunioni di giugno, luglio e settembre.
Come arriva a te? Una banca finanzia una parte dei suoi prestiti sul mercato monetario, dove i tassi seguono la banca centrale nel giro di pochi giorni. I mutui a tasso variabile, le linee di credito e le carte revolving si adeguano in fretta; i prestiti a tasso fisso cambiano solo quando se ne scrivono di nuovi. Dall’altra parte, i conti deposito e i fondi monetari rendono di più, di solito con ritardo e non sempre per intero. Un esempio nostro: su un mutuo a tasso variabile da 150.000 euro, un rialzo di un quarto di punto aggiunge circa 375 euro l’anno di interessi (lo 0,25% di 150.000 euro), prima che il capitale si riduca con le rate.
Lo scopo non è punire chi ha un debito. Il credito più caro raffredda consumi e investimenti, e dopo qualche mese frena i prezzi. La banca centrale non può cambiare il prezzo del petrolio. Può provare a impedire che uno shock energetico diventi un aumento duraturo di tutti i prezzi e di tutti i salari.
Indipendenza: perché i governi affidano i tassi a un comitato
Un governo eletto ha una tentazione: denaro a buon mercato prima delle elezioni, inflazione dopo. Gli Stati Uniti hanno imparato quanto costa. La storia della Grande inflazione scritta dalla Federal Reserve va dal 1965 al 1982, con l’inflazione dei prezzi al consumo vicina al 15% nel marzo 1980. A farla scendere servirono la Fed di Paul Volcker, dal 1979, e una recessione profonda. La conclusione che se ne trasse è che una banca centrale ha bisogno di credibilità, di un impegno alla stabilità dei prezzi in cui la gente creda e che sopravviva a qualsiasi governo.
Da qui l’indipendenza. Nell’Unione europea è il trattato stesso a vietare alla BCE e alle banche centrali nazionali di chiedere o accettare istruzioni da istituzioni europee o da governi nazionali, e i governi devono rispettarlo, come riassume la BCE. L’Eurosistema non può nemmeno finanziare i governi. Nel Regno Unito una lettera del Cancelliere al Governatore datata 6 maggio 1997 istituì il Monetary Policy Committee per decidere i tassi, e il Bank of England Act del 1998 gli diede una base di legge. I governatori della Fed restano in carica per mandati lunghi e sfalsati.
Indipendenza non vuol dire assenza di controllo. Il legislatore scrive il mandato e può cambiarlo. I banchieri centrali riferiscono ai parlamenti, pubblicano verbali e previsioni e, nel Regno Unito, si spiegano in lettere pubbliche. Pablo Hernández de Cos, direttore generale della Banca dei regolamenti internazionali (BRI), la banca delle banche centrali, ha riassunto la logica in un discorso a Madrid del 28 gennaio 2026 (in inglese): «A clear price stability mandate specifies that monetary policy must protect the value of money», cioè un mandato chiaro sulla stabilità dei prezzi stabilisce che la politica monetaria deve proteggere il valore della moneta. L’obbligo di rendere conto a legislatori e società è, per lui, il contrappeso dell’indipendenza.
Acquisto di titoli e riduzione del bilancio, senza la macchina per stampare
Quando il tasso di riferimento è già vicino a zero e l’economia ha ancora bisogno di sostegno, una banca centrale può comprare titoli in grandi quantità. È il quantitative easing (QE), in italiano allentamento quantitativo. Fa scendere i tassi a lungo termine, che il tasso di riferimento non raggiunge direttamente.
Negli Stati Uniti il QE è cominciato con la crisi del 2008. Il 25 novembre 2008 il FOMC annunciò acquisti fino a 500 miliardi di dollari di titoli garantiti da mutui e 100 miliardi di debito delle agenzie immobiliari, e il 18 marzo 2009 aggiunse fino a 300 miliardi di titoli del Tesoro a più lunga scadenza, secondo la Federal Reserve Bank of New York. La Bank of England ha cominciato il QE nel marzo 2009 e ha comprato in tutto 895 miliardi di sterline di titoli, 875 miliardi dei quali titoli di Stato britannici. La BCE ha avviato il suo programma di acquisto di attività (APP) a ottobre 2014.
Hanno «stampato moneta»? Non in senso letterale. La Bank of England spiega di aver pagato i titoli con riserve di banca centrale, create in forma digitale sui conti che le banche tengono presso di lei. Di banconote non c’è stata traccia. Quelle riserve possono essere detenute solo dalle banche; al pubblico arrivano costi di finanziamento più bassi e prezzi più alti per obbligazioni e altre attività.
Il dibattito sul QE è reale. I critici sostengono che abbia gonfiato i prezzi delle attività avvantaggiando chi già le possedeva, e che confonda il confine tra politica monetaria e finanziamento dei governi. I difensori replicano che senza il QE le recessioni del 2008 e del 2020 sarebbero state più profonde.
Il percorso inverso è il quantitative tightening (QT), la riduzione del bilancio: lasciare scadere i titoli senza sostituirli, oppure venderli. La Bank of England ha cominciato a ridurre le sue scorte nel febbraio 2022. La BCE ha concluso gli acquisti netti dell’APP il 1° luglio 2022 e ha smesso di reinvestire i titoli in scadenza da luglio 2023.
Il prestatore di ultima istanza impedisce a una corsa agli sportelli di allargarsi
Le banche tengono in forma di contante e riserve presso la banca centrale solo una piccola parte dell’attivo; il resto è impegnato in prestiti e titoli. Se tutti i depositanti chiedono i soldi lo stesso giorno, anche una banca sana non riesce a pagare, e la paura può innescare una corsa agli sportelli che si estende ad altre banche. Il prestatore di ultima istanza è la risposta della banca centrale: presta alle banche solvibili, contro buone garanzie, perché possano rimborsare i depositanti.
La versione americana è il discount window (finestra di sconto). Le banche e le filiali americane di banche estere possono prendere a prestito da una banca regionale della Fed dopo aver firmato gli accordi e costituito garanzie. Gli istituti solidi usano il «primary credit», il cui tasso è fissato dal marzo 2020 al livello massimo della forchetta dei fed funds; quelli più deboli possono ricorrere al «secondary credit», più caro. Nell’area dell’euro le banche centrali nazionali possono fornire assistenza di liquidità di emergenza (ELA): la Banca d’Italia la include tra i propri compiti.
L’obiezione è l’azzardo morale. Se le banche sanno che saranno salvate, possono assumere più rischio. Le banche centrali rispondono prestando solo contro garanzie, a un costo, a istituti solvibili, e lasciando che gli azionisti delle banche fallite perdano il loro denaro. Il confine tra un problema di liquidità temporaneo e una banca semplicemente in dissesto è difficile da tracciare nel mezzo di un panico.
Chi emette gli euro che hai nel portafoglio
Le banconote sono la forma più visibile di moneta di banca centrale. Le banconote della Federal Reserve vengono stampate per la Fed e immesse in circolazione attraverso le dodici banche regionali quando le banche commerciali ordinano contante per i clienti. Nel Regno Unito è la Bank of England a emettere le banconote usate in Inghilterra e Galles.
Le banconote in euro sono un prodotto comune. La BCE precisa (pagina in inglese) che la loro produzione è uno sforzo congiunto delle banche centrali nazionali dell’area dell’euro e della BCE, e che in circolazione ci sono più di 30 miliardi di banconote in euro, per un valore superiore a 1.500 miliardi di euro. Una banconota stampata per la banca centrale di un paese circola in tutti i 21. La Banca d’Italia, istituita nel 1893, è dal 1926 l’unico istituto autorizzato a emettere banconote in Italia, molto prima dell’euro; oggi svolge questo compito all’interno dell’Eurosistema, come illustra la pagina della Banca d’Italia sull’emissione dell’euro.
Il contante si produce su richiesta. Quando i clienti prelevano più banconote, le banche le ordinano alla banca centrale e le pagano con le proprie riserve. La macchina per stampare risponde alla domanda di banconote; non è da lì che arriva la maggior parte della nuova moneta.
La banca centrale stampa moneta? Moneta di banca centrale e moneta delle banche
Nell’economia ci sono due tipi di moneta, che si comportano in modo diverso. La moneta di banca centrale è il primo: banconote e monete, più le riserve che le banche commerciali detengono su conti presso la banca centrale. Solo la banca centrale può crearla.
Il secondo è la moneta delle banche commerciali: il saldo che vedi nell’app della tua banca. È un credito verso la tua banca, non verso la banca centrale. La spiegazione della BCE (in inglese) è diretta su quale strato conta di più: «Commercial bank money makes up most of the money that people actually use», la moneta delle banche commerciali è la maggior parte di quella che le persone usano davvero. Nasce quando una banca concede un prestito, per esempio per un’auto, e scompare quando il prestito viene rimborsato.
I due strati restano alla pari perché puoi trasformare un deposito in contante quando vuoi, perché i depositi sono assicurati fino a un limite (negli Stati Uniti dalla FDIC) e perché le banche regolano i conti tra loro in moneta di banca centrale. Come le banche creano i depositi, e che cosa le limita, è il tema di una lezione successiva di questo percorso su come le banche creano moneta.
Euro digitale, sterlina digitale e il divieto americano: la situazione a ottobre 2026
Le monete digitali di banca centrale (CBDC) aggiungerebbero una terza forma di moneta di banca centrale, un credito digitale verso la banca centrale aperto a tutti; oggi solo le banche detengono moneta di banca centrale in forma digitale. Una CBDC non è una criptovaluta. Sarebbe emessa da una sola istituzione, su un sistema che quell’istituzione controlla, senza una rete aperta di validatori.
L’area dell’euro è la più avanti tra le tre economie considerate qui. La BCE descrive l’euro digitale come una forma digitale di contante, emessa dalla banca centrale, disponibile per tutti nell’area dell’euro, utilizzabile online e offline con un telefono o una carta, gratuita, e pensata per affiancare le banconote e non per sostituirle. Il calendario, secondo la pagina dei progressi della BCE: una fase di indagine da ottobre 2021 a ottobre 2023, una fase di preparazione da novembre 2023 a ottobre 2025, poi la decisione di ottobre 2025 di proseguire la preparazione. La BCE afferma che l’euro digitale potrebbe essere emesso nel corso del 2029 se i legislatori europei adotteranno il regolamento nel 2026.
Al 22 ottobre 2026 quella legge non esiste. Il Consiglio dell’UE ha concordato la propria posizione negoziale a dicembre 2025, il Parlamento europeo ha adottato la sua a luglio 2026 e i negoziati a tre, i triloghi, sono cominciati il 13 luglio. Da allora non abbiamo trovato notizie di un accordo politico. Il nodo principale è il limite di detenzione, cioè quanto euro digitale potrebbe tenere una persona, e chi lo fissa; sono aperti anche i costi per gli esercenti e le regole sulla privacy. Nella dichiarazione del 17 ottobre Lagarde ha detto che l’Eurosistema condurrà un progetto pilota interno di 12 mesi nella seconda metà del 2027.

Gli Stati Uniti hanno preso la strada opposta. Un ordine esecutivo presidenziale del 23 gennaio 2025 vieta alle agenzie federali qualsiasi azione per creare, emettere o promuovere una CBDC. La Camera dei rappresentanti ha approvato un divieto per legge, l’Anti-CBDC Surveillance State Act, nel luglio 2025 e lo ha votato di nuovo nell’aprile 2026 dentro un altro provvedimento. L’ultimo monitoraggio che abbiamo trovato, verificato a giugno 2026, lo dava in attesa del Senato, e non abbiamo trovato segni che al 22 ottobre 2026 fosse diventato legge. Una CBDC americana non esiste.
Il Regno Unito sta nel mezzo. La pagina della Bank of England sulla sterlina digitale dice che il progetto è in fase di progettazione e che non è stato deciso se introdurla; la banca e il Tesoro britannico prevedono di decidere i passi successivi nel 2026, il lancio più vicino sarebbe nella seconda metà del decennio e servirebbe un voto del Parlamento prima di qualsiasi avvio.
Il bitcoin è nato attorno al problema della fiducia nella moneta degli Stati
Il primo blocco del bitcoin, estratto il 3 gennaio 2009, contiene un titolo del Times di Londra di quel giorno su un secondo salvataggio delle banche. La nostra lezione di storia racconta quel blocco nei dettagli. Resta da stabilire perché Satoshi Nakamoto lo scelse: come prova della data, come commento, o entrambe le cose. Nessuno lo sa.
Satoshi fu più chiaro qualche settimana dopo. In un messaggio sul forum della P2P Foundation datato 11 febbraio 2009 il fondatore scrisse: «The root problem with conventional currency is all the trust that’s required to make it work», cioè il problema di fondo della moneta convenzionale è tutta la fiducia che serve perché funzioni. Il messaggio prosegue dicendo che bisogna fidarsi che la banca centrale non svaluti la moneta e che le banche custodiscano e proteggano il denaro, e sostiene che la storia delle monete fiat è piena di fiducia tradita.
Il progetto del bitcoin risponde con una regola al posto di un comitato. Le nuove monete compaiono secondo un calendario fisso scritto nel software, che dimezza l’emissione circa ogni quattro anni (il dimezzamento del bitcoin). Nessuno può decidere di emetterne di più in una crisi, e non esiste un prestatore di ultima istanza. Per i sostenitori è il pregio, per i critici è il difetto.
Conta altrettanto ciò che il bitcoin non ha cambiato. Non ha una banca centrale che assorba gli shock, e il suo prezzo in dollari oscilla molto; quasi nessuno ci esprime affitti o stipendi; e El Salvador, il primo paese ad averlo reso moneta legale, ha modificato la legge a gennaio 2025 perché le imprese non siano più obbligate ad accettarlo, nell’ambito di un accordo di prestito con il FMI. La nostra guida a che cos’è il bitcoin e la scheda del bitcoin raccontano la rete in sé.
Che cosa dicono le banche centrali delle cripto: non sono moneta, ma le stablecoin contano
La linea delle banche centrali è cambiata poco dal 2018. In quell’anno la BRI dedicò un capitolo della relazione annuale, pubblicato il 24 giugno 2018, alle criptovalute (in inglese) e concluse che «do not work as money», non funzionano come moneta, aggiungendo che la tecnologia può essere utile altrove. Tra le ragioni c’erano prezzi che oscillano perché l’offerta non si adegua alla domanda, reti che non crescono come una moneta sovrana e una fiducia in un registro decentralizzato che può spezzarsi, per esempio quando una catena si divide.
In Italia la linea è la stessa. La Banca d’Italia, nella pagina per i consumatori sulle criptoattività, scrive che non sono «moneta legale, cioè moneta che la legge obbliga ad accettare in pagamento», e la Consob, nelle sue pagine di educazione finanziaria, osserva che le monete virtuali non hanno corso legale in quasi nessun angolo del pianeta e che accettarle è una scelta volontaria. Il quadro completo, dal corso legale al limite al contante, è nella guida a che cos’è la moneta.
L’attenzione si è spostata sulle stablecoin. Una stablecoin in dollari è un token privato che promette un dollaro, garantito da riserve detenute dal suo emittente. Somiglia più alla vecchia banconota privata che al bitcoin: una promessa privata espressa in moneta fiat, che vale quanto valgono le riserve e l’emittente. Le banche centrali temono che cosa succederebbe se questi token diventassero abbastanza grandi da sottrarre depositi alle banche. Un documento di lavoro della BRI del 13 ottobre 2026 ha guardato il legame dall’altro lato e ha trovato che tassi più alti sui depositi americani vanno insieme a una crescita più lenta delle stablecoin. La nostra guida alle stablecoin ne spiega i tipi e i rischi.
In Europa il regolamento MiCA fissa ormai regole per i prestatori di servizi in cripto-attività e per gli emittenti di stablecoin; la nostra guida a MiCA spiega chi vigila su che cosa. In Italia le autorità competenti per l’applicazione di MiCA sono la Consob e la Banca d’Italia.
Che cosa significa la moneta fiat quando usi le cripto
Anche chi detiene solo cripto vive in un mondo fiat. Le prime monete le compri con euro, dollari o sterline tramite una piattaforma, e per pagare l’affitto le rivendi nella stessa moneta. Per fare un confronto con altri paesi: negli Stati Uniti ogni vendita o scambio di cripto può essere un evento imponibile, calcolato in dollari, perché l’IRS tratta la valuta virtuale come un bene e non come una moneta fin dalla Notice 2014-21. Nel Regno Unito HMRC può applicare l’imposta sulle plusvalenze quando vendi, scambi o spendi cripto-attività con un guadagno, in sterline. Per il trattamento fiscale in Italia non diamo cifre in questa lezione: dipende dalla normativa nazionale, da verificare sulle pagine ufficiali. In tutti i casi guadagni e perdite si misurano in moneta fiat, qualunque cosa se ne pensi.
Stablecoin in dollari come Tether (USDT) e USD Coin (USDC) portano il dollaro sulle blockchain, e con loro viaggiano anche le decisioni della Fed. Quando i tassi americani salgono, il contante in banca o in un fondo monetario rende di più, mentre una stablecoin non rende direttamente nulla a chi la detiene. È una delle ragioni addotte per spiegare perché i prezzi delle cripto reagiscono ai dati sull’inflazione americana, come è successo il 14 ottobre, quando un’inflazione di fondo più alta del previsto ha riacceso le scommesse su un altro rialzo della Fed. Niente di questo è un consiglio di investimento.
Le date da tenere d’occhio sono vicine. Il FOMC si riunisce il 27 e 28 ottobre 2026, la Bank of England annuncia la prossima decisione il 5 novembre e il calendario della BCE per l’euro digitale al 2029 presuppone che la legge europea sia adottata entro la fine del 2026. La prossima lezione, su inflazione e potere d’acquisto, parte dall’obiettivo del 2% e mostra che cosa fanno pochi punti di inflazione a uno stipendio, a un conto deposito e a un prestito.



