I prezzi tornano a correre. pool di un market maker automatico divergono, rispetto a tenere semplicemente gli stessi token. Diventa definitiva al prelievo.">Il 14 ottobre 2026 il Bureau of Labor Statistics (BLS), l’istituto di statistica del lavoro degli Stati Uniti, ha comunicato che a settembre i prezzi al consumo erano più alti del 3,7% rispetto a un anno prima, contro il 3,4% di agosto. Due giorni dopo Eurostat ha confermato l’inflazione dell’area euro al 3,8%, a fronte del 2,2% di settembre 2025. L’Italia, sulla misura armonizzata di Eurostat, è salita al 4,2%, sopra la media dell’area. Il 21 ottobre è toccato al Regno Unito, con il 3,5%. In tutti i casi a spingere è stata soprattutto l’energia.
Questi numeri sono il motivo di una lezione su inflazione e potere d’acquisto. L’inflazione è un aumento del livello generale dei prezzi: ogni euro, dollaro o sterlina compra un po’ meno di prima. Le crypto cambiano qualcosa in questo quadro. L’offerta di bitcoin segue un calendario che nessuna banca centrale può toccare, e le stablecoin in dollari permettono a chi vive in Argentina o in Turchia di tenere in tasca qualcosa di più stabile della propria moneta. Quello che le crypto non cambiano è la moneta in cui sono scritti l’affitto, lo stipendio e le imposte.
È la quarta lezione del nostro percorso su moneta ed economia, dopo la lezione sulla moneta fiat e sulle banche centrali, che spiega chi emette la moneta di Stato e perché ha valore. Qui vedrai come si misura l’inflazione, come calcolare quanto hanno perso i tuoi risparmi dal 2000, che cosa è successo al bitcoin nel 2022, quando i prezzi toccavano massimi da quarant’anni, e perché la parola «inflazione» significa un’altra cosa quando la usa un progetto crypto. Le cifre sono aggiornate a ottobre 2026. Niente di quanto segue è un consiglio di investimento.
Inflazione e potere d’acquisto: due letture dello stesso numero
Il potere d’acquisto è la quantità di beni e servizi che un’unità di moneta riesce a comprare. L’inflazione è la velocità con cui quella quantità si riduce. Se i prezzi americani salgono del 3,7% in un anno, un paniere che a settembre 2025 costava 100 dollari ne costa circa 103,70 a settembre 2026. Rovesciando il calcolo, gli stessi 100 dollari comprano circa il 96,4% di quello che compravano un anno prima.
Questa è anche la risposta alla domanda sulla differenza tra potere d’acquisto e inflazione: la seconda è il tasso di variazione, il primo è il livello che ne risulta. Una moneta può avere pochissima inflazione e un potere d’acquisto già eroso da decenni di rincari, oppure una forte inflazione quest’anno su un livello di partenza ancora alto.
La parola indica il livello generale dei prezzi, non un prezzo solo. Il gasolio che schizza dopo l’incendio di una raffineria è una variazione di prezzo. L’inflazione c’è quando la media di migliaia di prezzi, pesata su quello che le famiglie spendono davvero, continua a salire.
I tassi piccoli pesano perché si compongono. Al 2% l’anno i prezzi raddoppiano in circa 35 anni. Al 3,7% raddoppiano in circa 19 anni (calcolo nostro). Per questo le banche centrali si accapigliano per un punto o due: nell’arco di una vita lavorativa la differenza decide se i risparmi tenuti in contanti conservano il loro valore o ne perdono la metà.
Da dove arriva la moneta e chi può crearne di più è il tema della lezione precedente e di quella successiva, su come le banche creano moneta. Questa lezione resta sull’altro capo: che cosa quella moneta compra.
Come si calcola l’inflazione: un paniere, un indice, una percentuale
Gli statistici non misurano direttamente «il valore della moneta». Ogni mese rilevano i prezzi di un paniere fisso di beni e servizi e ne seguono il costo. Il BLS descrive il suo indice dei prezzi al consumo come una misura della variazione media nel tempo dei prezzi pagati dai consumatori urbani (manuale di metodo del BLS, in inglese; traduzione nostra). L’indagine raccoglie ogni mese circa 94.000 prezzi e 8.000 quotazioni di affitti.
Il risultato è un numero indice, non un prezzo. L’indice americano per i consumatori urbani (CPI-U) prende come base 100 il periodo 1982-84. A settembre 2026 valeva 336,940, contro 324,800 di settembre 2025 (tabella 1 del BLS, in inglese). Dividi un valore per l’altro e ottieni 1,037: il 3,7% del titolo dei giornali.
Inflazione generale e inflazione di fondo
La cifra generale (headline) comprende tutto. L’inflazione di fondo (core) esclude alimentari freschi ed energia, i cui prezzi oscillano con il meteo, le guerre e i raccolti, per mostrare la tendenza più lenta che sta sotto. A settembre 2026 il divario era ampio: negli Stati Uniti 3,7% generale e 2,6% di fondo, con l’energia in rialzo del 20,4% in dodici mesi. Lo stesso schema si vede in Francia, dove l’Insee ha indicato un’inflazione di fondo dell’1,5% contro il 3,1% complessivo.
Perché un Paese pubblica due tassi di inflazione
La maggior parte dei Paesi europei pubblica un indice nazionale e uno armonizzato. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA in Italia, HICP in inglese) segue regole comuni europee, così che Lisbona si possa confrontare con Helsinki. In Italia l’Istat pubblica l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) accanto all’IPCA; è l’IPCA, calcolato secondo le regole europee, a essere ripreso da Eurostat per i confronti tra Paesi. In Francia l’Insee ha indicato per settembre 2026 il 3,1% sull’indice nazionale (IPC) e il 3,4% su quello armonizzato (IPCH).
Il Regno Unito pubblica il CPI, costruito secondo standard internazionali e usato per l’obiettivo del 2% della Bank of England, e il CPIH, che aggiunge i costi abitativi di chi vive in una casa di proprietà. A settembre 2026 l’Office for National Statistics ha indicato il CPI al 3,5% e il CPIH al 3,6%. Negli Stati Uniti la Federal Reserve guarda un’altra misura ancora, l’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE), non il CPI.
La tua inflazione non è la media
Un indice descrive una famiglia media che non esiste. Chi fa 60 chilometri al giorno in auto ha sentito il rincaro dei carburanti del 2026 molto più di chi va al lavoro a piedi. Chi paga l’affitto vede l’affitto; chi ha un mutuo a tasso fisso no. I pensionati spendono di più in energia e salute, gli studenti in affitto e telefono. Il tasso ufficiale è un buon metro per l’economia e un metro approssimativo per il bilancio di una sola famiglia.
| Area | Indice | Settembre 2026 | Agosto 2026 | Pubblicazione |
|---|---|---|---|---|
| Stati Uniti | CPI-U (BLS) | 3,7% | 3,4% | 14 ott 2026 |
| Area euro | IPCA (Eurostat) | 3,8% | 3,2% | 16 ott 2026 |
| Italia | IPCA (Eurostat) | 4,2% | 3,2% | 16 ott 2026 |
| Francia | IPC (Insee) / IPCA | 3,1% / 3,4% | 2,4% / 2,6% | 15 ott 2026 |
| Regno Unito | CPI / CPIH (ONS) | 3,5% / 3,6% | 3,1% / 3,3% | 21 ott 2026 |
| Argentina | IPC (INDEC) | 33,4% | 33,5% | 13 ott 2026 |
| Turchia | CPI (TurkStat, tramite la banca centrale) | 29,73% | 31,51% | ott 2026 |
Tassi annui, dodici mesi fino al mese indicato. Fonti: BLS, Eurostat, Insee, ONS, INDEC, Banca centrale della Repubblica di Turchia. Per l’Italia la cifra è quella di Eurostat; gli indici dell’Istat (NIC e IPCA) si trovano sul sito dell’istituto e possono differire di qualche decimale.
Inflazione in Italia e nel mondo a ottobre 2026: di nuovo l’energia
Ogni comunicato di questo mese racconta una storia simile. Nell’area euro i prezzi dell’energia a settembre erano più alti del 18,9% rispetto a un anno prima, dal 14,3% di agosto, e la sola energia ha aggiunto 1,71 punti percentuali al 3,8% complessivo, secondo Eurostat. In Francia l’energia è salita del 21,3%, mentre i beni manifatturieri costavano un po’ meno di un anno prima. Nel Regno Unito l’ONS ha indicato come maggior contributo al rialzo i trasporti, «in particolare i carburanti» (traduzione nostra).
Le banche centrali hanno reagito. Il 16 settembre 2026 la Federal Reserve ha portato la forchetta del tasso sui fondi federali al 3,75%-4,00%, con un comunicato che apre la valutazione senza giri di parole: l’inflazione resta elevata (Federal Reserve, 16 settembre 2026, in inglese). Il tasso sui depositi della Banca centrale europea (BCE) è al 2,50% dallo stesso giorno (BCE, in inglese). La Bank of England ha lasciato il Bank Rate al 3,75% alla riunione di settembre; la prossima decisione è attesa il 5 novembre 2026 (Bank of England, in inglese).
Per contrasto, due Paesi vivono con un’inflazione di un’altra scala. L’istituto di statistica argentino INDEC ha comunicato il 13 ottobre 2026 che a settembre i prezzi sono saliti dell’1,9% in un mese e del 33,4% in dodici (rapporto tecnico INDEC, in spagnolo). In Turchia il tasso annuo era del 29,73% a settembre 2026, dall’85,51% di ottobre 2022 (tabella dell’inflazione della banca centrale, in inglese). Sono i luoghi in cui l’uso delle crypto è più legato all’inflazione, come vedremo più avanti.
Il prossimo dato americano, quello di ottobre, è atteso il 10 novembre 2026 alle 8:30 ora della costa orientale (14:30 in Italia), secondo il calendario del BLS.
Calcolo della perdita di potere d’acquisto: che cosa comprano oggi 100 dollari del 2000
Qui inflazione e potere d’acquisto smettono di essere astratti: in due minuti puoi controllare che cosa è successo alla tua moneta. Prendi l’indice dei prezzi del mese di partenza e quello del mese di arrivo e dividi. Per gli Stati Uniti il CPI-U valeva 168,8 a gennaio 2000 e 336,940 a settembre 2026. Il rapporto è 1,996: oggi servono circa 199,60 dollari per comprare ciò che a gennaio 2000 costava 100 dollari. Rovesciato: 100 dollari di oggi comprano più o meno ciò che allora ne costava 50,10. In meno di 27 anni il dollaro ha perso circa metà del suo potere d’acquisto.
Il calcolatore dell’inflazione del BLS (in inglese) fa la stessa operazione per due mesi qualsiasi dal 1913. Il risultato può differire di pochi centesimi dal nostro, a seconda dell’ultimo mese caricato. Se si parte dalla media annua del 2000 (172,2) invece che da gennaio, la risposta scende a circa 195,70 dollari. Dichiara sempre quali mesi hai confrontato.
Un calcolo in euro, per un lettore italiano, passa dagli strumenti dell’Istat. L’istituto pubblica coefficienti di rivalutazione, ottenuti dividendo l’indice dei prezzi di un mese per quello di un altro, e rimanda per gli usi legali al proprio servizio di rivalutazione. Per sapere quanto valgono oggi 100 euro del 2000 basta indicare nello strumento il mese di partenza e quello di arrivo: il risultato è il coefficiente da applicare alla somma.
Un confronto europeo esiste: in Francia il convertitore euro-franco dell’Insee (in francese) copre ogni anno dal 1901 e lavora sulle medie annue. Il suo esempio dice che 10.000 euro del 2025 valgono 43.345,64 franchi del 2000. Al cambio fisso di 6,55957 franchi per euro sono circa 6.608 euro del 2000, quindi 100 euro del 2000 equivalgono a circa 151 euro del 2025 (nostra aritmetica sull’esempio dell’Insee). L’Insee avverte che il risultato è indicativo e non può servire da riferimento ufficiale in sede legale.
Perché la cifra francese è tanto più bassa di quella americana? Panieri diversi, moneta diversa, punto d’arrivo diverso (media annua 2025 contro settembre 2026) e storie inflazionistiche diverse. Confrontare i Paesi così ha senso solo se il metodo è lo stesso.

Dal 2% all’11%: l’ondata di inflazione del 2021-2023
I prezzi al consumo americani sono saliti del 9,1% nei dodici mesi fino a giugno 2022, l’aumento più forte da novembre 1981, con l’energia in rialzo del 41,6% e gli alimentari del 10,4% (BLS, in inglese). A dicembre 2022 il tasso americano era sceso al 6,5% (comunicato del BLS del 12 gennaio 2023, in inglese).
L’Europa ha toccato il picco più tardi e più in alto. Il comunicato di Eurostat del 17 novembre 2022 (in inglese) fissava l’inflazione dell’area euro al 10,6% a ottobre 2022, dal 4,1% di un anno prima, con l’energia che contribuiva per 4,44 punti percentuali. L’Italia ha raggiunto il 12,6% sulla misura armonizzata, mentre la Francia era al 7,1%, il tasso più basso dell’Unione europea quel mese. Il CPI britannico ha toccato l’11,1% a ottobre 2022, il massimo da quando la serie esiste (1997), con gli alimentari in rialzo del 16,4% (ONS, in inglese). L’inflazione nazionale francese ha toccato il massimo a febbraio 2023 con il 6,3%, e gli alimentari al +14,8% (Insee, in francese).
Per chi vive in Italia il 2022 è l’anno in cui il carrello della spesa e le bollette hanno cambiato abitudini: con l’inflazione armonizzata al 12,6% serviva in media un euro e tredici centesimi per comprare ciò che dodici mesi prima ne costava uno (nostro calcolo sull’IPCA). È un conto che la tua famiglia ha già fatto alla cassa del supermercato.
| Area | Picco del tasso annuo | Mese | Misura |
|---|---|---|---|
| Stati Uniti | 9,1% | giugno 2022 | CPI-U |
| Area euro | 10,6% | ottobre 2022 | IPCA |
| Italia | 12,6% | ottobre e novembre 2022 | IPCA |
| Regno Unito | 11,1% | ottobre 2022 | CPI |
| Francia | 6,3% (IPCA 7,3%) | febbraio 2023 | IPC |
Energia e alimentari hanno guidato la salita ovunque, e le banche centrali hanno risposto alzando i tassi d’interesse. L’ondata del 2026 è per ora più contenuta, ma parte dallo stesso punto: carburanti e bollette.
Quando l’inflazione sfugge di mano: Weimar, Zimbabwe, Venezuela e Argentina
Al 3% o al 10% l’anno la moneta continua a funzionare. L’iperinflazione è il momento in cui smette. Il servizio storico del Bundestag tedesco racconta (in tedesco) che a gennaio 1923 un pane costava 250 marchi e a novembre 201 miliardi di marchi. Al culmine di quel mese un dollaro americano valeva 4,2 mila miliardi di marchi. Una nuova moneta, il Rentenmark, fu emessa dal 15 novembre 1923 al cambio di un Rentenmark per mille miliardi di marchi di carta.
Lo Zimbabwe andò oltre. A metà 2008 le statistiche ufficiali avevano smesso di seguire i prezzi, così gli economisti Steve Hanke e Alex Kwok ricostruirono i dati dai tassi di cambio, con il metodo della parità di potere d’acquisto. Nel loro articolo del 2009 sul Cato Journal (in inglese) stimarono che l’inflazione mensile avesse toccato il picco a metà novembre 2008 con 79,6 miliardi per cento, con prezzi che raddoppiavano ogni 24,7 ore. Nella loro tabella è il secondo caso della storia, dopo l’Ungheria del luglio 1946. È una stima di due ricercatori, non una statistica ufficiale.
Il Venezuela mostra quanto possano diventare contestati i numeri. Il 29 maggio 2019 la sua banca centrale ha pubblicato per il 2018 un’inflazione del 130.060% (Central Banking, in inglese). Il Fondo monetario internazionale aveva stimato circa 1.370.000% per lo stesso anno, una cifra dieci volte più alta (WION, in inglese).
L’Argentina ha vissuto un’inflazione del 211,4% nel 2023, il tasso annuo più alto dal 1990, e del 25,5% nel solo dicembre 2023, secondo i dati dell’INDEC riportati dal sito di fact-checking Chequeado (in spagnolo). A settembre 2026 il tasso era sceso al 33,4%: alto per qualsiasi standard europeo, basso per quelli recenti dell’Argentina.
| Paese | Cifra | Periodo | Fonte |
|---|---|---|---|
| Germania | 1 dollaro = 4,2 mila miliardi di marchi | novembre 1923 | Bundestag |
| Zimbabwe | circa 79,6 miliardi per cento in un mese | metà novembre 2008 | Hanke e Kwok (stima) |
| Venezuela | 130.060% (stima FMI circa 1.370.000%) | 2018 | Banca centrale; FMI tramite WION |
| Argentina | 211,4% | 2023 | INDEC tramite Chequeado |
| Turchia | 85,51% | dodici mesi a ottobre 2022 | TurkStat tramite la banca centrale |
In tutti questi casi la gente smise di tenere la moneta locale più del necessario. Fissava i prezzi in dollari, comprava beni appena arrivava lo stipendio e portava i risparmi all’estero o in dollari contanti. È lo sfondo dell’uso delle crypto che descriviamo più avanti.
Deflazione: il problema opposto, e perché l’obiettivo del 2% fa da cuscinetto
Perché la Fed, la BCE e la Bank of England puntano tutte al 2% e non allo zero è spiegato nella nostra lezione sulla moneta fiat e sulle banche centrali. Qui basta un promemoria: un piccolo tasso positivo lascia spazio per tagliare i tassi d’interesse in una recessione e tiene l’economia lontana dalla deflazione.
La deflazione, un calo del livello generale dei prezzi, alla cassa sembra una buona notizia. Per chi ha un debito è dura. Un mutuo da 200.000 euro resta di 200.000 euro mentre prezzi e spesso stipendi scivolano verso il basso, e la rata pesa di più sulla busta paga. Anche chi si aspetta prezzi più bassi il mese dopo ha un motivo per aspettare, e la spesa rimandata è un incasso che un negozio o un cantiere non vede.
Per chi risparmia l’obiettivo ha una conseguenza semplice. Anche quando le banche centrali centrano il 2% esatto, il denaro nel cassetto perde circa un terzo del proprio potere d’acquisto in vent’anni (nostro calcolo: 1 diviso 1,02 alla ventesima dà 0,67). Questa perdita è incorporata nel sistema ed è il metro con cui va misurata qualsiasi attività, crypto comprese.
Bitcoin e inflazione: un calendario di emissione su cui nessun comitato può votare
Il bitcoin è stato progettato con un tetto massimo. Nuove monete vengono create dal blockchain e riceve una ricompensa, rendendo carissimo riscrivere lo storico.">mining finché non ne esistono 21 milioni, e ciascuna si divide in 100.000.000 di unità chiamate satoshi (bitcoin.org, in inglese). La ricompensa per blocco si dimezza circa ogni quattro anni, una regola spiegata nel nostro glossario alla voce halving del Bitcoin. L’ultimo halving, ad aprile 2024, l’ha ridotta da 6,25 a 3,125 BTC; il prossimo, atteso intorno al 2028, la porterà a 1,5625.
Il 21 ottobre 2026 esistevano circa 20,1 milioni di BTC, secondo i dati di Blockchain.com (in inglese). Con 3,125 BTC a blocco e circa 144 blocchi al giorno, i miner ne aggiungono circa 164.000 l’anno: circa lo 0,8% dell’offerta, e in calo a ogni halving (nostro calcolo). Questo è il numero a cui ci si riferisce parlando di «tasso di inflazione del bitcoin».
Nessuna banca centrale può cambiare quel calendario, e cambiarlo richiederebbe l’accordo di chi gestisce il software della rete. È una differenza reale rispetto al dollaro o all’euro, la cui offerta risponde alla politica monetaria e al credito bancario. Ma un numero fisso di monete non dice nulla su quanto comprerà una moneta. L’offerta è fissa; il prezzo in dollari no.
Il bitcoin protegge dall’inflazione? Che cosa ha mostrato il 2022
Una copertura dall’inflazione dovrebbe mantenere il potere d’acquisto quando i prezzi al consumo salgono. Il 2022 offre finora il test più chiaro, perché l’inflazione negli Stati Uniti e nel Regno Unito ha raggiunto livelli che non si vedevano dai primi anni Ottanta e quella dell’area euro ha superato il 10%. Il bitcoin ha aperto l’anno a 46.311,75 dollari il 1° gennaio 2022 e l’ha chiuso a 16.547,50 dollari il 31 dicembre, un calo del 64,2% in dollari, secondo i dati di CoinMarketCap compilati da DQYDJ (in inglese). Nello stesso anno l’inflazione americana ha toccato il 9,1%, quella dell’area euro il 10,6% e quella britannica l’11,1%.
Dunque nell’anno della più alta inflazione dai primi anni Ottanta il bitcoin ha perso quasi due terzi del suo valore in dollari. Il 2022 fu anche l’anno in cui le banche centrali alzarono rapidamente i tassi e le attività percepite come rischiose scesero in blocco. Un’offerta fissa non l’ha impedito.
La ricerca va nella stessa direzione, con le dovute cautele. Uno studio di Muhammad Aman, Amjad Ali e Marc Audi, su dati dal 2015 al 2024 in più Paesi, non ha trovato una correlazione significativa tra rendimenti del bitcoin e inflazione e conclude che il bitcoin non è una copertura efficace dall’inflazione (documento di lavoro MPRA, in inglese; traduzione nostra). Un solo studio non chiude la questione.
Sui periodi più lunghi le cose si fanno scivolose. Il bitcoin quotava circa 81.900 dollari alle 08:43 UTC del 22 ottobre 2026, secondo i dati di mercato di Coindaro: sopra il livello del 1° gennaio 2022 in dollari nominali, mentre negli stessi anni anche i prezzi americani salivano. Scegli un’altra data di partenza e la risposta si ribalta. Il prezzo di un giorno non dimostra alcuna protezione. La nostra pagina sui miti e i fatti sulle crypto esamina più a fondo la formula dell’«oro digitale».

Le stablecoin: come si usano davvero le crypto dove l’inflazione è alta
Dove l’inflazione è forte, la crypto a cui si ricorre di solito non è il bitcoin ma il dollaro in forma di token. Il rapporto di Chainalysis sull’America Latina (in inglese) del 23 settembre 2026 ha rilevato che l’Argentina ha registrato 88,5 miliardi di dollari di attività in crypto nei dodici mesi fino al 30 giugno 2026, con un aumento del 15,3%, il secondo totale della regione dopo il Brasile. Il numero di portafogli argentini con almeno 10.000 dollari in stablecoin è cresciuto dell’82% da luglio 2024. In tutta l’America Latina le stablecoin hanno pesato per il 32,1% del valore dei trasferimenti transfrontalieri. La conclusione del rapporto: le stablecoin stanno diventando una parte più importante del modo in cui i latinoamericani muovono, tengono e accedono alle criptovalute (traduzione nostra).
L’indice globale di adozione 2026 della stessa società colloca la Turchia al 20° posto su 117 Paesi e riporta che l’attività in stablecoin tra privati nei rispettivi Paesi è cresciuta del 377,7% nel mondo.
La logica è semplice. Un peso che perde un terzo del suo valore all’anno è una riserva di valore peggiore di un dollaro che ne perde il 3,7%. Un token in dollari come Tether (USDT) permette a qualcuno a Buenos Aires o a Istanbul di tenere dollari su un telefono senza un conto in una banca americana. Non protegge dall’inflazione del dollaro, al 3,7% a settembre 2026. Aggiunge il rischio che l’emittente fallisca o blocchi i fondi, e le regole locali possono limitarlo. La nostra guida alle stablecoin spiega come mantengono l’ancoraggio e dove può spezzarsi.
Inflazione dei token: nuova offerta, non prezzi in aumento
I progetti crypto usano «inflazione» in un altro senso: il ritmo con cui vengono creati nuovi token. Non ha nulla a che vedere con il prezzo del pane. Un token con il 5% di inflazione aggiunge ogni anno il 5% di unità in più, in genere pagate a chi protegge la rete.
Il caso principale è Ethereum. Dal Merge del 2022 i nuovi ether vanno solo ai validatori che li mettono in staking. Secondo ethereum.org (in inglese) gli staker ricevono circa 1.700 ETH al giorno (una stima basata su circa 14 milioni di ETH in staking), e l’emissione complessiva è calata di circa l’88%, da circa il 4,61% annuo a circa lo 0,52%. Una parte di ogni commissione di transazione, la base fee, viene bruciata ed esce dall’offerta. La stessa pagina dice che un prezzo medio del gas di almeno 16 gwei in un giorno porta l’inflazione netta di ETH a zero o meno per quel giorno (traduzione nostra).
Se la combustione vinca dipende dall’attività della rete. La mattina del 22 ottobre 2026 Etherscan (in inglese) indicava un’offerta totale di circa 122,15 milioni di ETH, con circa 4,42 milioni di ETH pagati come ricompense di staking e circa 4,64 milioni di ETH bruciati in commissioni finora. L’offerta di ether sale nei periodi tranquilli e può ridursi in quelli affollati.
Conta per lo staking. Una ricompensa del 3% sembra un interesse, ma se l’offerta del token cresce del 3% l’anno la quota del detentore sulla rete resta uguale. È la stessa logica di un conto che paga l’1,7% mentre i prezzi salgono del 3,1%: conta il rendimento reale. Le regole sull’offerta di questo tipo fanno parte della tokenomics di un progetto, tema di una lezione successiva.
Che cosa le crypto non cambiano: prezzi, stipendi e imposte restano nella tua moneta
Il proprietario di casa, il datore di lavoro e l’Agenzia delle Entrate contano in euro. Questo decide come le crypto incontrano il tuo bilancio.
In Italia molti contratti d’affitto e altri importi legati a indici prevedono un aggiornamento periodico sulla base dell’inflazione misurata dall’Istat: è l’uso quotidiano che il lettore italiano fa dei numeri di questa lezione, ed è in euro. Il trattamento fiscale delle cripto-attività, invece, cambia con le leggi di bilancio: per le regole in vigore fanno fede le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
Per fare un confronto, negli Stati Uniti l’IRS dichiara che, ai fini fiscali, le attività digitali sono considerate proprietà, non valuta (IRS, in inglese; traduzione nostra). Vendere o spendere cripto fa scattare una plusvalenza o minusvalenza misurata in dollari, a breve termine se detenute un anno o meno e a lungo termine oltre, da indicare nel modulo 8949. Una moneta che ha tenuto il passo dell’inflazione in dollari nominali può comunque generare un guadagno tassabile: l’imposta si paga sull’aumento nominale, non su quello reale. Anche nell’area euro l’imposta si calcola in euro.
Se un fornitore di servizi in cripto ti promette di «proteggerti dall’inflazione», verifica che sia autorizzato e leggi gli avvisi di Consob e Banca d’Italia ai piccoli risparmiatori. Il quadro europeo dei fornitori è spiegato nella nostra guida al regolamento MiCA.
La volatilità è l’altra costante. Un calo del 64% in un anno solare, come nel 2022, è sette volte il picco del 9,1% dell’inflazione americana dello stesso anno. Passare da crypto a contanti costa inoltre commissioni e spread a ogni passaggio.
Tassi sui risparmi e inflazione a ottobre 2026: il tasso reale
Il tasso d’interesse reale è il tasso nominale meno l’inflazione. Dice se il denaro lasciato su un conto guadagna o perde potere d’acquisto. Alcuni punti di riferimento, dati come fatti datati e non come raccomandazioni:
- I buoni americani Series I emessi dal 1° maggio al 31 ottobre 2026 pagano un tasso composto del 4,26%, fatto da una parte fissa dello 0,90% e da una parte legata all’inflazione che si rinnova ogni sei mesi; i nuovi tassi saranno annunciati il 1° novembre 2026 (TreasuryDirect, in inglese).
- I titoli di Stato americani protetti dall’inflazione (TIPS) pagano un rendimento in aggiunta all’inflazione. Il rendimento dei TIPS a 10 anni, già un rendimento reale, era del 2,77% il 20 ottobre 2026, secondo i dati della Federal Reserve pubblicati su FRED (serie DFII10) (in inglese).
- Il tasso sui depositi della BCE, al 2,50%, si confronta con l’inflazione armonizzata del 4,2% dell’Italia a settembre 2026 e con il 3,8% dell’area euro: un tasso reale di politica monetaria di circa meno 1,7 punti per l’Italia e meno 1,3 per l’area (nostro calcolo). È il tasso della banca centrale, non quello di un conto deposito.
- La forchetta di riferimento della Fed, 3,75%-4,00%, sta appena sopra l’inflazione americana del 3,7%: un tasso reale di politica monetaria vicino a zero.
- Il Bank Rate britannico del 3,75% si confronta con un’inflazione CPI del 3,5% a settembre 2026.
- In Francia il Livret A, esente da imposte, paga l’1,7% per il periodo dal 1° agosto 2026 al 31 gennaio 2027 (Service-Public, in francese), contro un’inflazione nazionale del 3,1%: un tasso reale di circa meno 1,4 punti.
I tassi reali cambiano ogni mese, perché si muovono entrambi i termini della sottrazione. Sono il legame quotidiano tra inflazione e potere d’acquisto per chiunque abbia dei risparmi. Il confronto mostra il metodo, non dove mettere il denaro.
Cinque controlli da portare via da questa lezione
- Leggi il comunicato ufficiale del tuo Paese (Istat, Eurostat, BLS o ONS) e annota sia il dato generale sia quello di fondo.
- Misura il potere d’acquisto con un calcolatore ufficiale e dichiara quali mesi hai confrontato.
- Giudica qualsiasi attività rispetto al potere d’acquisto della tua moneta su un periodo dichiarato, non rispetto ai suoi massimi passati.
- Tratta «l’offerta è fissa» e «il prezzo mi protegge» come due affermazioni distinte: la prima è codice, la seconda è storia di mercato.
- Ricorda che una stablecoin in dollari porta con sé l’inflazione del dollaro e il rischio dell’emittente.
La prossima lezione, come le banche creano moneta, spiega da dove arriva in primo luogo la maggior parte dei dollari e degli euro contati da questi indici.



