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Che cos’è il genesis block di Bitcoin? Il primo blocco e la crisi del 2008

Il genesis block di Bitcoin è il blocco 0 del 3 gennaio 2009: il titolo del Times, i 50 BTC non spendibili, il blocco 1 e il primo pagamento a Hal Finney.

Principiante 21 min di letturaAggiornato Da leggere prima: Chi è Satoshi Nakamoto? La storia di bitcoin e le date chiave
Un primo blocco accanto a un calendario, a un giornale e a una banca
Indice
  1. Blocco 0: il genesis block di Bitcoin non ha un genitore
  2. Il messaggio nel genesis block: un titolo del Times del 3 gennaio 2009
  3. La crisi del 2008 dietro la frase
    1. Stati Uniti: da Lehman al TARP
    2. Regno Unito: il salvataggio di cui parlava il Times
    3. Francia, Italia e il resto d’Europa
  4. Perché i 50 bitcoin del genesis block non si possono spendere
  5. Blocco 1, sei giorni dopo
  6. Blocco 170 e la prima transazione verso Hal Finney
  7. Come guardare questi blocchi da soli
  8. Che cosa dimostra il genesis block e che cosa no
  9. La crisi vista dall’Italia

Alle 18:15:05 UTC di sabato 3 gennaio 2009 è stato creato un blocco che porta ancora con sé una riga dell’edizione di quella mattina del quotidiano britannico The Times: «Chancellor on brink of second bailout for banks». Chiunque può leggerla oggi. Basta digitare 0 nella casella di ricerca di un esploratore di blocchi come mempool.space (in inglese), aprire l’unica transazione del blocco, e la frase è lì, accanto a una ricompensa di 50 bitcoin che non si è mai mossa.

Quel blocco è pool di un market maker automatico divergono, rispetto a tenere semplicemente gli stessi token. Diventa definitiva al prelievo.">il genesis block di Bitcoin, in italiano «blocco genesi»: il blocco numero 0, il primo della catena. A differenza di tutti i successivi non è stato ricevuto dalla rete, perché è scritto nel software di Bitcoin stesso. Per questo ogni nodo del mondo parte dalla stessa prima pagina, e per questo i suoi 50 BTC di ricompensa non si possono spendere.

Altri due blocchi completano la storia. Il blocco 1 è arrivato il 9 gennaio, mentre il blocco 170, del 12 gennaio, contiene il primo pagamento da una persona a un’altra sulla catena. Intorno a tutti e tre c’è la crisi finanziaria del 2008, ed è il motivo per cui quella frase del giornale viene ancora citata. Ognuno di questi blocchi si apre in un minuto su un esploratore, e quasi tutto ciò che si racconta su di essi si può verificare lì, anche se non tutto.

Se sei alle prime armi, parti dalla nostra guida su che cos’è Bitcoin e dalla lezione precedente di questo percorso, la storia di Bitcoin e di Satoshi Nakamoto, che segue il progetto dal 2008 a oggi. Qui restiamo sui primi dieci giorni.

Blocco 0: il genesis block di Bitcoin non ha un genitore

Una blockchain è un elenco di blocchi in cui ciascuno rimanda al precedente tramite l’hash, una specie di impronta digitale, di quel blocco. La nostra introduzione alla blockchain spiega l’idea. Se si risalgono i rimandi partendo da un blocco di oggi, si arriva a un blocco il cui campo «blocco precedente» è pieno di zeri. Prima non c’è nulla. Quel blocco è il genesis block, e ogni nodo Bitcoin è d’accordo su di esso senza doverlo scaricare da nessuno.

Il motivo è semplice: il genesis block è scritto direttamente nel codice. Il software di riferimento, oggi chiamato Bitcoin Core, lo costruisce a partire da valori fissi contenuti in un file sorgente chiamato chainparams.cpp (in inglese). Una riga passa la marca temporale 1231006505, il nonce 2083236893, i bit di difficoltà e una ricompensa di «50 * COIN»; una riga poco sotto verifica che il risultato abbia esattamente l’hash atteso. Un nodo che calcolasse qualcosa di diverso si rifiuterebbe di avviarsi sulla rete principale. Tutto ciò che viene dopo il blocco 0 deve essere costruito sopra di esso.

La numerazione ha una piccola insidia. Il software moderno lo chiama blocco 0, quindi l’altezza della catena è il numero di blocchi che seguono il genesis. Secondo la pagina del Bitcoin Wiki sul genesis block (in inglese), le primissime versioni lo contavano come blocco 1. Oggi tutti gli esploratori usano 0.

Ecco che cosa mostra l’esploratore per il genesis block e per gli altri due blocchi di questa lezione, letti dall’API di mempool.space il 23 ottobre 2026. Gli orari dei blocchi sono scritti dal miner e controllati dalla rete solo in modo approssimativo: vanno presi come ciò che il blocco dichiara, non come la lettura di un orologio.

CampoBlocco 0 (genesis)Blocco 1Blocco 170
Data e ora (UTC)3 gennaio 2009, 18:15:059 gennaio 2009, 02:54:2512 gennaio 2009, 03:30:25
Marca temporale Unix123100650512314696651231731025
Hash (inizio e fine)000000000019d6…8ce26f00000000839a8e…eb604800000000d11457…d4a2ee
Blocco precedentenessuno (tutti zeri)il genesis blockblocco 169
Transazioni112
Dimensione285 byte215 byte490 byte
Nonce208323689325733946891889418792
Difficoltà111
Nuove monete nel blocco50 BTC50 BTC50 BTC (commissioni: 0)

Qualche campo merita una parola. Il nonce è il numero che il miner ha cambiato più e più volte finché l’hash del blocco non è risultato abbastanza basso: questa ricerca è la proof of work. Una difficoltà pari a 1 è la più bassa che Bitcoin abbia mai avuto, cioè il livello di partenza, prima di qualsiasi adeguamento. I 50 BTC sono la ricompensa per blocco dell’epoca, poi dimezzata quattro volte dall’halving. Infine l’hash completo del genesis, 000000000019d6689c085ae165831e934ff763ae46a2a6c172b3f1b60a8ce26f, comincia con più zeri di quanti la difficoltà 1 ne richiedesse, un dettaglio su cui si discute da anni.

Una lezione successiva sui blocchi passerà in rassegna l’intestazione campo per campo. Per ora, il campo che conta di più nel blocco 0 è nascosto dentro la sua unica transazione.

Il messaggio nel genesis block: un titolo del Times del 3 gennaio 2009

Ogni blocco si apre con una transazione speciale, la coinbase, che crea le nuove monete e le paga al miner. Non ha un vero input, perché le monete nascono dal nulla, quindi il campo dove di solito un input porta una firma è libero. I miner possono metterci quasi qualsiasi sequenza di byte. Satoshi Nakamoto, il creatore pseudonimo di Bitcoin, ci ha messo una frase.

Letto in esadecimale, l’input coinbase del genesis block comincia con alcuni byte che riguardano la difficoltà, poi annuncia 69 byte di dati. Decodificati come testo semplice, quei 69 byte dicono: «The Times 03/Jan/2009 Chancellor on brink of second bailout for banks», che in italiano suona più o meno «Il Times, 3 gennaio 2009: il Cancelliere dello Scacchiere sull’orlo di un secondo salvataggio per le banche». La stessa stringa compare nel codice sorgente di Bitcoin Core con il nome pszTimestamp, che dice già come la pensava il suo autore: una marca temporale.

Il titolo è vero. La mattina di sabato 3 gennaio 2009 il Times pubblicò in prima pagina un articolo il cui titolo stampato era un po’ più lungo, «Chancellor Alistair Darling on brink of second bailout for banks», come lo riprodusse quello stesso giorno il blog di economia Calculated Risk (in inglese). La versione di Satoshi omette il nome del ministro. L’articolo si apriva con queste parole:

«Alistair Darling has been forced to consider a second bailout for banks as the lending drought worsens.» The Times, 3 gennaio 2009, citato da Calculated Risk (in inglese). In italiano: Darling è stato costretto a prendere in considerazione un secondo salvataggio delle banche, mentre la stretta sui prestiti peggiora.

Il racconto diceva che il Cancelliere dello Scacchiere, cioè il ministro britannico dell’Economia, valutava nuove iniezioni di denaro nelle banche, garanzie statali più economiche perché potessero indebitarsi, oppure l’acquisto dei loro «titoli tossici», magari tramite una «bad bank». La ragione indicata era che i 37 miliardi di sterline messi dal governo nelle banche pochi mesi prima non avevano rimesso in moto i prestiti. Una decisione era attesa entro poche settimane e coinvolgeva il primo ministro Gordon Brown e lord Mandelson.

Perché citare un giornale? Un titolo è una prova del tipo «non prima di». Nessuno poteva scrivere quella frase esatta prima che il Times la stampasse, quindi il blocco non può essere stato completato prima del 3 gennaio 2009. Non prova che sia stato creato quel giorno, solo che non è stato creato prima. Conta perché Satoshi, unico miner all’inizio, avrebbe potuto minare in privato per settimane e poi dichiarare una data più vecchia. La citazione esclude la versione «più vecchio di come sembra» di questo trucco.

Un documento e un megafono davanti allo skyline di una città, osservati da un occhio
Il genesis block cita la prima pagina del Times del 3 gennaio 2009, il che lo data a quel giorno o a uno successivo.

Che cosa significasse quella frase è meno certo, e la risposta onesta è che non lo sa nessuno. Satoshi non ha mai spiegato per iscritto perché scelse proprio quel titolo tra tutte le notizie del giorno. Spesso lo si legge come un commento al sistema bancario, e le sue parole di poche settimane dopo rendono la lettura allettante. L’11 febbraio 2009, presentando Bitcoin sul forum della P2P Foundation, scrisse: «The root problem with conventional currency is all the trust that’s required to make it work», ossia il problema di fondo della moneta convenzionale è tutta la fiducia necessaria perché funzioni. Proseguì dicendo che alle banche si affida il proprio denaro, ma che lo prestano in ondate di bolle di credito con in cassa solo una frazione (il messaggio completo, in inglese).

Quel messaggio non cita né il Times né il genesis block. Il modo corretto di dirlo è dunque questo: il titolo funziona come marca temporale ed è molto letto come una presa di posizione sui salvataggi bancari; la seconda parte è un’interpretazione, non qualcosa che Satoshi abbia confermato. Il Bitcoin Wiki (in inglese) aggiunge un’ipotesi: il titolo britannico suggerisce che Satoshi potesse vivere nel Regno Unito. Anche questa è una congettura.

La crisi del 2008 dietro la frase

Un secondo salvataggio ha senso solo se ce n’è stato un primo. Quando fu creato il blocco 0, il sistema finanziario dei Paesi ricchi aveva appena attraversato il suo peggior autunno da decenni, e i governi spendevano denaro pubblico per tenere in piedi le banche. Il white paper di Bitcoin era uscito due mesi prima, il 31 ottobre 2008; la nostra lezione sul white paper di Bitcoin ne legge il testo nel dettaglio. Ecco la crisi in cui nacque, con le date.

Stati Uniti: da Lehman al TARP

La crisi partì dai mutui immobiliari americani e si diffuse attraverso le banche che li detenevano. Il 15 settembre 2008 la banca d’investimento Lehman Brothers decise di chiedere la protezione del Chapter 11 sul fallimento, passo su cui la SEC intervenne con un comunicato lo stesso giorno (in inglese). Il 16 settembre la Federal Reserve annunciò un prestito fino a 85 miliardi di dollari (in inglese) all’assicuratore AIG, con il governo che in cambio otteneva una quota del 79,9% del capitale.

Il 3 ottobre 2008 l’Emergency Economic Stabilization Act (in inglese) divenne legge. Creò il Troubled Asset Relief Program, TARP, e permise al Tesoro di acquistare o assicurare attività in difficoltà fino a 700 miliardi di dollari in circolazione in un dato momento, sbloccati in tre tranche a partire da 250 miliardi. Anche la Federal Reserve tagliò il tasso: secondo la Federal Reserve History (in inglese), l’obiettivo sui fondi federali passò dal 4,5% della fine del 2007 al 2% di inizio settembre 2008, e a una forbice tra 0 e 0,25% alla fine del 2008.

Il costo per le persone comuni arrivò dopo e durò di più. Lo stesso saggio della Federal Reserve History data la recessione da dicembre 2007 a giugno 2009, la più profonda dalla seconda guerra mondiale, con un prodotto interno lordo in calo del 4,3% dal picco al minimo e una disoccupazione salita da meno del 5% al 10%.

Regno Unito: il salvataggio di cui parlava il Times

In Gran Bretagna il governo annunciò l’8 ottobre 2008 un pacchetto di misure per fornire liquidità a breve termine, nuovo capitale a banche e building society e uno schema di garanzia sul credito per i loro prestiti. Il 13 ottobre una dichiarazione del Tesoro (in inglese) disse che il governo immetteva 37 miliardi di sterline di capitale in Royal Bank of Scotland e, a fusione conclusa, in HBOS e Lloyds TSB. Quei 37 miliardi sono il «primo salvataggio» dietro il titolo del Times: a inizio gennaio non avevano ripristinato il credito e il Cancelliere ne valutava un secondo.

Francia, Italia e il resto d’Europa

L’Europa continentale ebbe i suoi salvataggi nelle stesse settimane. Il 13 ottobre 2008 il presidente Nicolas Sarkozy presentò (in francese) un piano da 360 miliardi di euro: fino a 320 miliardi di garanzie statali per il rifinanziamento delle banche e 40 miliardi per ricapitalizzarle tramite una società pubblica. Il Parlamento lo approvò con la legge di finanza rettificativa del 16 ottobre 2008 per il finanziamento dell’economia. L’Italia agì dopo, con il decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, un ampio pacchetto di misure anticrisi per famiglie, lavoro e imprese, convertito in legge il 28 gennaio 2009. Il suo articolo 12 permetteva al Ministero dell’economia di sottoscrivere strumenti finanziari emessi dalle banche, presto soprannominati «Tremonti bond» dal nome del ministro dell’Economia dell’epoca, Giulio Tremonti.

DataDoveEvento
15 settembre 2008Stati UnitiLehman Brothers decide di chiedere la protezione del Chapter 11
16 settembre 2008Stati UnitiLa Federal Reserve offre ad AIG un prestito fino a 85 miliardi di dollari
3 ottobre 2008Stati UnitiL’Emergency Economic Stabilization Act crea il TARP (fino a 700 miliardi di dollari)
8 ottobre 2008Regno UnitoIl governo annuncia il suo pacchetto per la stabilità delle banche
13 ottobre 2008Regno UnitoIl Tesoro impegna 37 miliardi di sterline di capitale per RBS, HBOS e Lloyds TSB
13 e 16 ottobre 2008FranciaPiano da 360 miliardi di euro (320 di garanzie, 40 di capitale), poi la legge
31 ottobre 2008InternetSatoshi Nakamoto pubblica il white paper di Bitcoin
29 novembre 2008ItaliaDecreto-legge 185 con misure anticrisi, tra cui la sottoscrizione statale di strumenti bancari
Fine 2008Stati UnitiObiettivo sui fondi federali tra 0 e 0,25%
3 gennaio 2009Regno Unito / BitcoinIl Times riferisce di un possibile secondo salvataggio; il blocco 0 porta il titolo

Non serve sapere come funzionano le banche per leggere il genesis block, ma aiuta. La nostra guida su come le banche creano moneta spiega perché una banca può prestare più di quanto detiene, il meccanismo che Satoshi criticò nel messaggio di febbraio. La lezione su moneta fiat e banche centrali racconta che cosa fa una banca centrale quando porta i tassi a zero.

Perché i 50 bitcoin del genesis block non si possono spendere

La coinbase del blocco 0 paga 5.000.000.000 di satoshi, cioè 50 BTC, a una chiave pubblica che inizia con 04678afdb0fe55. L’output è un normale output pay-to-public-key, dello stesso tipo di ogni ricompensa di blocco dell’epoca. Nello script non c’è nulla che lo blocchi. Eppure quei 50 bitcoin non potranno mai essere spesi da nessuno.

La causa è una stranezza nel modo in cui il software tratta il blocco 0. Poiché il genesis block è costruito nel codice invece di essere ricevuto ed elaborato come un blocco normale, la sua transazione non è mai stata aggiunta al database delle monete spendibili che ogni nodo tiene. Un commento in Bitcoin Core lo dice chiaramente: l’output «cannot be spent since it did not originally exist in the database», cioè non può essere speso perché in origine non esisteva nel database. Se qualcuno provasse a spenderlo, ogni nodo cercherebbe la moneta, non la troverebbe e rifiuterebbe la transazione.

Fu voluto? Anche qui, nessuno lo sa. Il Bitcoin Wiki (in inglese) dice: «It is not known if this was done intentionally or accidentally», ossia non si sa se sia stato fatto di proposito o per errore. Cambiarlo oggi richiederebbe che ogni nodo accettasse una nuova regola, e nessuno ha motivo di spingere in quella direzione.

La chiave ha anche una forma di indirizzo, 1A1zP1eP5QGefi2DMPTfTL5SLmv7DivfNa, e da anni molte persone vi inviano piccole somme come una specie di omaggio. Il 23 ottobre 2026 la pagina di mempool.space per quell’indirizzo (in inglese) contava 81.035 output in entrata per un totale di 5.768.650.364 satoshi, circa 57,69 BTC, e nessun output speso. Cinquanta di quei bitcoin sono la ricompensa originale. Il resto, circa 7,7 BTC, è arrivato dopo da altre persone; che siano omaggi è una nostra lettura dello schema, perché i mittenti non hanno nome. A differenza della ricompensa, quelle monete successive sono output ordinari. Solo chi possiede la chiave privata di quell’indirizzo potrebbe muoverle, e nessuno l’ha fatto, al mese di ottobre 2026.

Quanto vale il genesis block? In bitcoin la risposta è fissa: 50 BTC di ricompensa che non si possono muovere, più gli omaggi. In euro cambia ogni minuto, e Coindaro non presenta un prezzo in tempo reale come un fatto; la pagina di Bitcoin mostra il cambio attuale, da moltiplicare per conto proprio.

Blocco 1, sei giorni dopo

Il blocco successivo della catena, il blocco 1, ha la marca temporale 9 gennaio 2009, 02:54:25 UTC. Sono sei giorni dopo per il calendario (dal 3 al 9 gennaio), o esattamente 5 giorni, 8 ore, 39 minuti e 20 secondi dopo il blocco 0. In una rete progettata per produrre un blocco circa ogni dieci minuti, quell’intervallo è enorme, e Satoshi non l’ha mai spiegato.

Un fatto cade proprio in mezzo. L’8 gennaio 2009 alle 19:27:40 UTC Satoshi inviò un’email alla mailing list di crittografia intitolata «Bitcoin v0.1 released» (archiviata dal Satoshi Nakamoto Institute, in inglese). Presentava «a new electronic cash system that uses a peer-to-peer network», un nuovo sistema di contante elettronico basato su una rete peer-to-peer, e offriva il software da scaricare. Il blocco 1 arrivò circa sette ore e mezza dopo. Una lettura naturale è che la rete come la conosciamo sia partita con il rilascio pubblico e che il blocco 0 fosse stato preparato prima. È un’inferenza dalle date; Satoshi non l’ha detto.

Il Bitcoin Wiki elenca tre ipotesi sull’intervallo, tutte non dimostrate. Nella prima, Satoshi lavorava a Bitcoin da tempo e la prima pagina del Times lo spinse a pubblicarlo. Nella seconda, trascorse i sei giorni a minare il blocco 0 con la stessa marca temporale, cosa compatibile con il suo hash insolitamente basso. Nella terza, detta ipotesi prenet, il blocco 0 fu risolto il 3 gennaio, poi furono minati blocchi di prova sopra di esso e scartati prima che la catena vera ripartisse il 9 gennaio. Nessuna delle tre si può verificare con la sola catena.

Il blocco 1 è lineare. La sua unica transazione è una coinbase da 50 BTC pagata a una chiave pubblica che inizia con 0496b538e853519c; il suo input coinbase contiene solo i byte della difficoltà e nessun messaggio. Il titolo del giornale compare nel blocco 0 e in nessun altro. Neppure chi abbia minato il blocco 1 è scritto da qualche parte. Di solito si presume Satoshi, perché era la sola persona nota a far girare il software quella notte, e alcuni ricercatori hanno attribuito molti dei primi blocchi a un singolo miner che si presume sia lui; la lezione precedente discute quelle stime. Sulla catena, però, la chiave non porta alcun nome.

Il blocco 1 mostra anche che il celebre ritmo dei dieci minuti è una media verso cui la rete si orienta, non una regola che ogni blocco rispetta. Con quasi nessuno a minare nel gennaio 2009, intervalli di ore erano normali. La difficoltà comincia ad adeguarsi solo dopo i primi 2.016 blocchi, quindi per le prime settimane restò a 1.

Blocco 170 e la prima transazione verso Hal Finney

I racconti dei primi giorni di Bitcoin collocano spesso la prima transazione verso Hal Finney nel blocco 1. Non è lì, ed è una confusione comune. Il blocco 1 contiene solo la propria ricompensa. Il pagamento a Finney è nel blocco 170, con marca temporale 12 gennaio 2009 alle 03:30:25 UTC, che sulla costa occidentale degli Stati Uniti era ancora la sera di domenica 11 gennaio. Il blocco 170 arrivò tre giorni e 36 minuti dopo il blocco 1.

Il blocco 170 contiene due transazioni. La prima è la sua ricompensa di 50 BTC. La seconda, con identificativo f4184fc596403b9d638783cf57adfe4c75c605f6356fbc91338530e9831e9e16, spende monete create tre giorni prima come ricompensa del blocco 9, minato il 9 gennaio alle 03:54:39 UTC, circa un’ora dopo il blocco 1. Ecco quella transazione in termini semplici.

ParteImportoChe cos’è
Input50 BTCLa ricompensa del blocco 9, pagata a una chiave che inizia con 0411db93e1dc
Output 110 BTCInviati a una nuova chiave che inizia con 04ae1a62fe09, quella che Hal Finney ha descritto come sua
Output 240 BTCTornati alla chiave che inizia con 0411db93e1dc: il resto
Commissione0 BTCNel gennaio 2009 non ne serviva alcuna

La struttura è quella che ancora oggi segue ogni pagamento in bitcoin: si consuma un output precedente per intero, una parte va al destinatario e il resto torna al mittente come resto. La nostra guida a come funzionano le transazioni crypto spiega perché le monete si muovono per output interi. Gli script dentro gli output sono rimandati a una lezione successiva sulle chiavi.

Una moneta che passa tra due chiavi, con una stretta di mano e un portafoglio aperto
Nel blocco 170, 10 dei 50 bitcoin minati nel blocco 9 sono andati alla chiave che Hal Finney disse poi essere sua.

La catena non nomina nessuno. Il nostro legame tra l’output da 10 BTC e Hal Finney viene da Finney stesso. Il 19 marzo 2013 scrisse un lungo messaggio sul forum Bitcointalk (da leggere per intero, in inglese) che comprendeva questa frase: «I was the recipient of the first bitcoin transaction, when Satoshi sent ten coins to me as a test», cioè fui il destinatario della prima transazione bitcoin, quando Satoshi mi mandò dieci monete come prova. Nello stesso messaggio scrisse: «I think I was the first person besides Satoshi to run bitcoin», credo di essere stato la prima persona, oltre a Satoshi, a far girare Bitcoin. Ricordava anche di aver minato «block 70-something» in quei primi giorni.

Finney non era un novellino. Nello stesso messaggio ricorda di aver lavorato a una versione iniziale di PGP, il programma di cifratura, con Phil Zimmermann, di aver gestito il primo remailer anonimo crittografico per la mailing list dei Cypherpunk e di aver provato a costruire una propria moneta basata sulla proof of work, RPOW, anni prima di Bitcoin. Dice di aver scaricato il software appena Satoshi lo annunciò e di aver passato i giorni seguenti a mandargli segnalazioni di errori.

Il blocco 170 è la prima transazione in assoluto? Ogni blocco ha la sua transazione di ricompensa, quindi in senso stretto la prima transazione è la coinbase del blocco 0. Per i pagamenti, la catena dà una risposta netta: il 23 ottobre 2026 abbiamo letto dall’API di mempool.space il numero di transazioni dei blocchi da 0 a 179, e il blocco 170 è il primo ad averne più di una. Il pagamento a Finney è la prima transazione sulla catena che non sia una ricompensa di blocco.

Come guardare questi blocchi da soli

Non servono un portafoglio, un account o un software. Un esploratore di blocchi legge la catena pubblica e la mostra nel browser. I passaggi qui sotto usano mempool.space; qualsiasi altro esploratore mostra gli stessi dati, perché legge la stessa catena.

  1. Apri mempool.space e digita 0 nella casella di ricerca in alto, poi conferma. Arrivi alla pagina del genesis block.
  2. Controlla l’hash in cima alla pagina: deve cominciare con dieci zeri seguiti da 19d6689c. Confronta la marca temporale con la tabella di questa lezione.
  3. Scorri fino all’elenco delle transazioni. Ce n’è una sola. Aprila e guarda l’input, indicato come coinbase: l’esploratore mostra i byte grezzi e, nella maggior parte delle viste, il loro testo, compreso il titolo del Times.
  4. Guarda l’output: 50 BTC verso uno script pay-to-public-key, indicato come non speso.
  5. Torna alla casella di ricerca e digita 1 per aprire il blocco 1. Nota l’hash del «blocco precedente»: è quello del genesis. Nella sua coinbase non c’è nessun messaggio.
  6. Digita 170 per aprire il blocco 170. Apri la sua seconda transazione e vedrai un input da 50 BTC e due output da 10 e 40 BTC.
  7. Per una verifica incrociata, apri gli stessi blocchi in un altro esploratore e confronta gli hash. Devono coincidere fino all’ultimo carattere.

Un’avvertenza mentre sei lì: un esploratore è una finestra di sola lettura. Nessun esploratore legittimo ti chiede la frase di recupero o un pagamento per «sbloccare» qualcosa. Se un sito che gli somiglia lo fa, chiudilo.

Che cosa dimostra il genesis block e che cosa no

Poiché il blocco 0 è citato così spesso, gli si attaccano molte affermazioni. Metterle in ordine è un buon esercizio di lettura di una fonte primaria.

Dimostra che il primo blocco della catena non poteva essere completato prima del 3 gennaio 2009, perché cita il giornale di quel giorno. Dimostra che la catena che tutti usano oggi parte esattamente da quel blocco: l’hash è verificato nel software. E dimostra che i suoi 50 BTC non sono mai stati spesi, perché ogni nodo può confermare che l’output è ancora assente dall’insieme delle monete spendibili.

Non dimostra che il blocco sia stato creato il 3 gennaio e non qualche giorno dopo. La marca temporale è un numero scritto dal miner, e la rete lo controlla solo in modo approssimativo.

Non è un manifesto firmato. I 69 byte sono un titolo di giornale e nient’altro, senza firma né commento. Leggervi un messaggio politico è un’interpretazione; può essere corretta, e il messaggio di febbraio di Satoshi va in quella direzione, ma resta un’interpretazione.

Non dice nulla su chi fosse Satoshi. La scelta di un quotidiano londinese ha alimentato congetture su dove vivesse, ma la chiave che ha ricevuto la ricompensa non è legata ad alcun nome, e nessuna firma fatta con quella chiave è mai stata pubblicata.

E le monete non spendibili non sono la «fortuna perduta di Satoshi». Non potevano essere spese da nessuno. Qualunque cosa Satoshi possieda ancora, se possiede qualcosa, sta negli output di blocchi successivi, che è un’altra questione.

La cronologia completa dal 2008 a oggi, con gli eventi arrivati dopo questi primi blocchi, è nella nostra cronologia della storia delle crypto.

La crisi vista dall’Italia

Dal punto di vista italiano, la frase del Times racconta un salvataggio britannico, ma lo schema è lo stesso che l’Italia conobbe alla fine del 2008. Il decreto-legge 185 del 29 novembre 2008 arrivò due mesi prima del blocco 0, e con l’articolo 12 il Ministero dell’economia poté sottoscrivere strumenti finanziari emessi dalle banche: i cosiddetti Tremonti bond. È la versione italiana dello stesso interrogativo del titolo, ossia che cosa fare quando le banche non prestano più. La data del testo e della conversione in legge sono su Normattiva; il dettaglio dell’articolo 12 non lo abbiamo riletto per questa lezione, perciò ci fermiamo a quanto scritto sopra.

La storia non cambia il modo in cui Bitcoin è trattato oggi. In Italia la Consob, il 6 ottobre 2025, ha rilanciato l’avvertimento congiunto delle tre autorità europee di vigilanza (ESMA, EBA ed EIOPA): acquistare cripto-attività comporta rischi elevati, solo alcune rientrano nel stablecoin e i prestatori di servizi per le cripto-attività (CASP) in tutta l’UE. Si applica pienamente dal 30 dicembre 2024.">regolamento MiCA, in vigore da dicembre 2024, e in caso di perdite la tutela è più limitata che per gli investimenti tradizionali, senza schemi di compensazione. Il testo è nel comunicato della Consob (in inglese). Questa lezione è storia, non un motivo per comprare o vendere qualcosa.

Una lezione successiva sui blocchi aprirà l’intestazione di un blocco campo per campo, partendo dai campi letti qui sul blocco 0.

Fonti

  1. mempool.space: blocco Bitcoin 0, il genesis block (consultato il 23 ottobre 2026) (in inglese) mempool.space
  2. mempool.space: blocco Bitcoin 1 (consultato il 23 ottobre 2026) (in inglese) mempool.space
  3. mempool.space: blocco Bitcoin 170 (consultato il 23 ottobre 2026) (in inglese) mempool.space
  4. Codice sorgente di Bitcoin Core, src/kernel/chainparams.cpp, il genesis block (in inglese) github.com
  5. Satoshi Nakamoto, «Bitcoin v0.1 released», mailing list di crittografia, 8 gennaio 2009 (in inglese) satoshi.nakamotoinstitute.org
  6. Satoshi Nakamoto, «Bitcoin open source implementation of P2P currency», P2P Foundation, 11 febbraio 2009 (in inglese) satoshi.nakamotoinstitute.org
  7. Hal Finney, «Bitcoin and me», Bitcointalk, 19 marzo 2013 (in inglese) bitcointalk.org
  8. Calculated Risk: «UK: Another Round of Bailouts for Banks», 3 gennaio 2009 (in inglese) calculatedriskblog.com
  9. Federal Reserve History: «The Great Recession and Its Aftermath» (in inglese) federalreservehistory.org
  10. Public Law 110-343, Emergency Economic Stabilization Act of 2008, GovInfo (in inglese) govinfo.gov
  11. Bitcoin Wiki: «Genesis block» (in inglese) en.bitcoin.it
  12. Federal Reserve: comunicato su AIG, 16 settembre 2008 (in inglese) federalreserve.gov
  13. SEC: comunicato 2008-198 su Lehman Brothers, 15 settembre 2008 (in inglese) sec.gov
  14. HM Treasury: dichiarazione sul sostegno finanziario al settore bancario, 13 ottobre 2008, copia (in inglese) astrid-online.it
  15. Eliseo: dichiarazione di Nicolas Sarkozy sul piano per le banche francesi, 13 ottobre 2008 (in francese) elysee.fr
  16. Normattiva: decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 normattiva.it
  17. Consob: comunicato del 6 ottobre 2025, avvertimento delle ESA sulle cripto-attività (in inglese) consob.it
  18. mempool.space: indirizzo 1A1zP1eP5QGefi2DMPTfTL5SLmv7DivfNa (consultato il 23 ottobre 2026) (in inglese) mempool.space
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