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Come funziona la blockchain: blocchi, catena e stato

Come funziona la blockchain, passo dopo passo: mempool, blocchi, hash, copie sui nodi, stato e consenso, con dati reali di Bitcoin ed Ethereum.

Principiante 22 min di letturaAggiornato Da leggere prima: Che cos’è la blockchain? La guida per principianti
Blocchi isometrici uniti da anelli di catena sopra una rete di nodi con un lucchetto
Indice
  1. Come funziona la blockchain, in cinque passaggi
  2. Una transazione aspetta prima in una coda che ogni nodo tiene per sé
    1. Annuncio, controllo, inoltro
    2. Il punto di vista di un nodo: 46.941 transazioni in attesa
  3. Il blocco è un lotto: chi lo costruisce e quanto può essere grande
    1. Su Bitcoin, a impacchettare il blocco è un miner
    2. Su Ethereum, un validatore viene sorteggiato per ogni slot di 12 secondi
  4. Ogni blocco porta l’impronta di quello che lo precede
    1. Perché modificare un vecchio blocco spezza tutti quelli successivi
  5. Migliaia di computer tengono la propria copia, ma non tutti conservano tutto
  6. Storia e stato sono due cose diverse
    1. Bitcoin: output non spesi, come banconote in un cassetto
    2. Ethereum: conti con un saldo e un contatore
  7. Come ci si accorda su una sola catena quando compaiono due blocchi insieme
    1. Conferme su Bitcoin, finalità su Ethereum
  8. Un pagamento seguito dal clic allo stato, con cifre reali
    1. Alice paga Bob in bitcoin
    2. Alice invia ether
  9. Cosa spiega questo meccanismo del tuo portafoglio e del tuo exchange
  10. Cosa dice la legge italiana su un registro condiviso, e cosa lascia al codice

Alle 08:41 UTC del 23 ottobre 2026 pool di un market maker automatico divergono, rispetto a tenere semplicemente gli stessi token. Diventa definitiva al prelievo.">il pool di blockchain e riceve una ricompensa, rendendo carissimo riscrivere lo storico.">mining AntPool ha aggiunto alla rete il blocco 972.742 di Bitcoin. Contiene 6.179 transazioni e pesa 1,6 megabyte. Porta anche un codice di 64 caratteri: l’impronta del blocco 972.741, che a sua volta porta quella del 972.740, e così via fino al 3 gennaio 2009. Fino alle 08:41 nessuno di quei 6.179 pagamenti stava in un blocco. Adesso sono dentro una catena che migliaia di computer conservano e verificano per conto proprio.

Ecco come funziona la blockchain in una frase: è un elenco di blocchi di transazioni in cui ogni blocco contiene l’impronta (l’hash) del blocco precedente, copiato su molti computer, i nodi, che seguono le stesse regole per accordarsi su un’unica catena valida e su chi possiede cosa in questo momento.

Questa lezione segue un pagamento lungo tutto il meccanismo, dal momento in cui viene inviato a quello in cui cambia un saldo. Alla fine dovresti saper leggere un block explorer, capire perché un trasferimento è prima «in attesa» e poi «confermato», e distinguere la storia conservata nella catena dallo stato che i nodi ne ricavano. Tutte le cifre che seguono provengono da explorer pubblici e documentazione ufficiale, consultati il 23 ottobre 2026.

Se il termine ti è nuovo, parti dalla nostra lezione per principianti su cos’è la blockchain, che paragona un registro condiviso al database di una banca, e da i tre pilastri della blockchain. Il lato portafoglio di un trasferimento (indirizzo, commissione, schermata di conferma) è trattato in come funzionano le transazioni crypto. Qui restiamo sulla parte che gli utenti non vedono: ciò che accade tra «inviato» e «fatto».

Come funziona la blockchain, in cinque passaggi

Ogni blockchain pubblica ha un suo vocabolario, ma Bitcoin ed Ethereum, le due più grandi, seguono la stessa sequenza. Una transazione attraversa cinque tappe, in quest’ordine.

  1. Viene annunciata alla rete e aspetta, insieme a migliaia di altre, in un’area d’attesa che ogni nodo tiene in memoria.
  2. Qualcuno (un miner su Bitcoin, un validatore su Ethereum) sceglie le transazioni in attesa e le impacchetta in un blocco.
  3. Il blocco include l’hash del blocco precedente, che lo lega a tutto ciò che è venuto prima e forma la catena.
  4. Ogni nodo riceve il blocco, lo controlla secondo le regole sulla propria copia dei dati e lo inoltra solo se è valido.
  5. I nodi si accordano su quale sia la catena vera quando due versioni sono in concorrenza e aggiornano lo «stato»: l’elenco di chi possiede cosa adesso.

Satoshi Nakamoto ha descritto i primi due passaggi nel white paper di Bitcoin del 2008 in due righe brevi (in inglese): «New transactions are broadcast to all nodes. Each node collects new transactions into a block.» Il resto della lezione prende i cinque passaggi uno alla volta. La nostra lezione sul white paper di Bitcoin commenta il resto del documento.

Una transazione aspetta prima in una coda che ogni nodo tiene per sé

Annuncio, controllo, inoltro

Un portafoglio che invia bitcoin non li manda a un’azienda. Consegna un messaggio firmato a uno o più nodi a cui è collegato. Ogni nodo controlla quel messaggio prima di farne qualsiasi uso: il formato è corretto, le monete esistono, sono già state spese? Solo dopo avvisa i propri vicini di avere una nuova transazione. La guida per sviluppatori di Bitcoin descrive lo scambio come un annuncio seguito da una richiesta, e precisa che un nodo inoltra una transazione solo se è valida. Un pagamento non valido muore quindi al primo nodo onesto e non raggiunge mai il resto della rete.

Su Ethereum è lo stesso. Una transazione firmata arriva a un nodo, che la verifica e la diffonde ai suoi vicini. Poi resta in attesa finché un produttore di blocchi la include.

Il punto di vista di un nodo: 46.941 transazioni in attesa

Le transazioni valide ma non ancora in un blocco stanno in quello che Bitcoin Core chiama memory pool, o mempool. Il nome è letterale: la guida per sviluppatori dice che Bitcoin Core tiene le transazioni non confermate «in non-persistent memory», cioè in memoria non persistente, quindi un nodo che si spegne le perde, salvo quelle inviate dal proprio portafoglio. Un pagamento con una commissione troppo bassa per essere scelto può perciò svanire man mano che i nodi si riavviano. Per questo un trasferimento bloccato a volte «sparisce» da un explorer: i nodi che lo ospitavano lo hanno scartato.

Non esiste un mempool unico e ufficiale. Ogni nodo ha il suo, e due nodi raramente hanno lo stesso elenco. Alle 08:44 UTC del 23 ottobre 2026 il nodo dietro l’explorer mempool.space conteneva 46.941 transazioni non confermate, per 24,3 milioni di byte virtuali, circa sei blocchi di spazio. Un altro nodo, nello stesso secondo, mostrerebbe un numero leggermente diverso.

Il blocco è un lotto: chi lo costruisce e quanto può essere grande

Su Bitcoin, a impacchettare il blocco è un miner

Su Bitcoin il blocco lo costruisce un miner. Sceglie le transazioni in attesa, le mette in un blocco e deve poi trovare una proof of work valida, una ricerca che alla rete intera richiede in media circa dieci minuti. Chi vince incassa una ricompensa fatta di monete appena create più le commissioni di tutte le transazioni del blocco. Per il blocco 972.742 mempool.space indica 3,125 BTC di monete nuove, la quantità fissata dal halving del 20 aprile 2024, più 0,00861901 BTC di commissioni. Poiché le commissioni vanno a chi mina il blocco, i miner hanno interesse a preferire le transazioni che pagano di più per lo spazio che occupano.

Lo spazio è limitato. Dopo l’aggiornamento SegWit, la regola scritta nella BIP 141 è che il «peso» di un blocco non può superare 4.000.000 di unità, una misura che conta i dati delle firme meno del resto. In pratica ne escono blocchi di circa 1,6 megabyte, come mostra la tabella qui sotto. Il blocco 972.742 ha usato 3.994.021 unità, quasi l’intero margine.

Dieci minuti sono una media, non un orario. Nella tabella, l’intervallo tra due blocchi consecutivi va da 33 secondi a poco più di 16 minuti. La rete mantiene la media vicina ai dieci minuti regolando la difficoltà ogni 2.016 blocchi: la guida per sviluppatori spiega che il tempo di riferimento per quei 2.016 blocchi è di due settimane, e la difficoltà sale o scende perché il lotto successivo richieda circa altrettanto. Il 23 ottobre 2026 mempool.space dava il tempo medio di blocco del periodo in corso a 9,56 minuti, con il prossimo adeguamento al blocco 973.728.

BloccoTrovato (UTC, 23 ott. 2026)TransazioniDimensione (byte)
972.74208:41:366.1791.602.946
972.74108:37:133.4271.683.123
972.74008:20:574.1541.667.889
972.73908:06:596.9771.654.080
972.73808:04:077.7391.649.190
972.73708:03:345.3701.589.805
972.73607:54:356.8961.607.735

Fonte: mempool.space, consultato il 23 ottobre 2026 tra le 08:41 e le 08:49 UTC. Il numero di transazioni varia con la loro dimensione: un blocco di tanti pagamenti piccoli ne contiene di più di uno con pochi pagamenti grandi.

Un piccone accanto a documenti impilati, una clessidra e un portatile aperto
Le transazioni aspettano nella coda di ogni nodo finché un miner le impacchetta in un blocco, circa ogni dieci minuti su Bitcoin.

Su Ethereum, un validatore viene sorteggiato per ogni slot di 12 secondi

Ethereum ha abbandonato il mining con il Merge del 15 settembre 2022 e da allora funziona con la proof of stake. Il tempo è diviso in slot fissi. Secondo ethereum.org il tempo è suddiviso in slot di 12 secondi ed epoche di 32 slot, e in ogni slot un validatore viene scelto a caso per proporre un blocco. Quel validatore prende le transazioni dalla sua coda, le esegue e invia il blocco agli altri, che lo rieseguono e votano. Uno slot può restare vuoto se il validatore designato è offline.

Ethereum misura la dimensione dei blocchi in gas, l’unità di lavoro di calcolo che sta dietro alle commissioni gas. Stando alla pagina di ethereum.org sui blocchi, ogni blocco ha un obiettivo di 30 milioni di gas e un limite massimo di 60 milioni, e i validatori possono spostare il limite di un fattore 1/1024 per blocco. Il blocco 26.254.213, prodotto alle 08:44:59 UTC del 23 ottobre 2026, conteneva 349 transazioni e ha usato 48,8 milioni di gas sui 60 milioni di limite, secondo Etherscan.

Ogni blocco porta l’impronta di quello che lo precede

Una funzione di hash trasforma qualsiasi dato in un codice di lunghezza fissa. Bitcoin ne usa una chiamata SHA-256, che restituisce sempre 64 caratteri esadecimali. Per un principiante contano due proprietà. Lo stesso input dà sempre lo stesso codice. E la minima modifica all’input dà un codice completamente diverso, senza alcun rapporto visibile con il primo.

Puoi provarlo su qualsiasi computer. Abbiamo applicato SHA-256 alla frase «Alice pays Bob 1 BTC» e ottenuto un codice che comincia con 123684d93fa4 e finisce con ce4f88bd. Cambiando un solo carattere, «Alice pays Bob 2 BTC», il codice comincia con d9537fd1b3df e finisce con c5c8ef69. Niente nel secondo codice lascia intuire che si sia mossa una sola cifra. Come faccia la funzione rientra in una lezione successiva sulla crittografia; qui ci serve solo l’effetto.

Applichiamolo ai blocchi. Ogni blocco di Bitcoin comincia con una breve intestazione, e l’intestazione include l’hash dell’intestazione del blocco precedente. Il blocco 972.742 indica come genitore il blocco il cui hash comincia con 21 zeri seguiti da c31167384b43, cioè il blocco 972.741. L’intestazione contiene anche un’unica impronta che riassume tutte le transazioni del blocco, quindi l’hash dell’intestazione dipende anche da esse. La lezione successiva apre un blocco e ne legge l’intestazione campo per campo.

Il white paper riassume l’idea in una riga: «Each timestamp includes the previous timestamp in its hash, forming a chain» (ogni marca temporale include la precedente nel proprio hash, formando una catena). La parola «blockchain» nel documento non compare; l’immagine della catena sì. Ogni nuovo blocco rende più difficile modificare i precedenti.

Perché modificare un vecchio blocco spezza tutti quelli successivi

Supponiamo che qualcuno modifichi un pagamento nel blocco 900.000 per dirottare le monete altrove. L’impronta delle transazioni cambia, quindi cambia l’intestazione del blocco 900.000, quindi cambia il suo hash. Il blocco 900.001 punta ancora al vecchio hash e non combacia più. Correggerlo ne cambia l’hash e spezza il 900.002, e così via fino alla punta della catena. La guida per sviluppatori di Bitcoin dice la stessa cosa: modificare una transazione significa modificare il suo blocco e tutti quelli che seguono.

Su Bitcoin rifare un blocco significa rifarne la proof of work, e l’attaccante dovrebbe anche raggiungere la rete onesta, che continua ad aggiungere blocchi. Per questo le fonti prudenti evitano la parola «immutabile». Il National Institute of Standards and Technology degli Stati Uniti, nella panoramica del 2018 NIST IR 8202, definisce le blockchain «tamper evident and tamper resistant digital ledgers», cioè registri digitali in cui la manomissione è evidente e difficile. Evidente, perché ogni modifica salta subito all’occhio. Difficile, perché riscrivere costa più di quanto qualcuno abbia finora voluto spendere su Bitcoin. Che cosa servirebbe davvero è il tema di una lezione successiva, per capire se una blockchain può essere hackerata.

Ethereum collega i blocchi allo stesso modo. Ogni blocco rimanda all’hash del genitore: il blocco 26.254.213 punta a un genitore il cui hash comincia con 0x59fdf14e71ec. Si impegna anche su una «state root», una sola impronta dell’intero stato dopo il blocco, su cui torniamo più sotto.

Migliaia di computer tengono la propria copia, ma non tutti conservano tutto

Dietro Bitcoin o Ethereum non c’è un server principale. La catena esiste come copie su computer indipendenti gestiti da privati, aziende, exchange, miner e validatori, in qualunque parte del mondo. Ogni nodo scarica i blocchi dai vicini, controlla da sé ogni regola e rifiuta ciò che le infrange. Un nodo non si fida dei vicini: li ricontrolla. In pratica è questo che significa «decentralizzato», ed è il motivo per cui blockchain pubbliche e private sono così diverse: su una pubblica chiunque può far girare un nodo, su una privata decide chi la gestisce.

Non tutti i nodi conservano la stessa quantità di dati, e l’affermazione comune che «ogni nodo memorizza l’intera blockchain» è sbagliata. Su Bitcoin la storia completa occupava circa 777,5 GB di dati dei blocchi il 22 ottobre 2026, secondo il grafico di Blockchain.com sulla dimensione della catena (la cifra esclude gli indici del database). Un full node li conserva tutti. Un nodo «potato» (pruned) controlla ogni blocco allo stesso modo ma poi elimina i più vecchi; bitcoin.org dice che la potatura può portare l’uso del disco intorno ai 7 GB. Un portafoglio leggero su smartphone ne tiene molto meno e si affida ai full node per gran parte dei controlli.

Ethereum richiede due programmi affiancati: un client di esecuzione, che esegue le transazioni, e un client di consenso, che segue la proof of stake. La pagina di ethereum.org su nodi e client ne elenca diversi per tipo (Geth, Nethermind, Besu, Erigon e staking consiste nel depositare una moneta proof of stake presso un protocollo che la mette in staking e rilascia un token trasferibile (come stETH di Lido o rETH) che rappresenta deposito e ricompense: lo si può usare o vendere mentre le monete restano in staking.">Reth tra i primi; Lighthouse, Prysm, Teku, Nimbus e Lodestar tra i secondi). Spiega che un full node verifica ogni blocco ma conserva solo i dati recenti, «typically the most recent 128 blocks» (in genere gli ultimi 128 blocchi), mentre un archive node conserva ogni stato passato. Lo spazio su disco richiesto è maggiore che per Bitcoin: la documentazione di Geth (pagina modificata l’ultima volta nel settembre 2023) indica che solo Geth richiede oltre 650 GB per un full node sincronizzato in modalità snap, e il consiglio di un SSD da 2 TB per Geth più un client di consenso risale al settembre 2022. Da allora quelle cifre sono cresciute.

Quanti sono i nodi? Nessuno può contarli con precisione, perché molti non accettano connessioni in ingresso e restano invisibili ai crawler. Bitnodes, il contatore di nodi Bitcoin più noto, il 23 ottobre 2026 non mostrava dati perché in passaggio a un nuovo gestore, e non abbiamo trovato un conteggio di nodi Ethereum verificabile. «Migliaia» per ciascuna rete, e probabilmente decine di migliaia per Bitcoin contando i nodi nascosti, è il massimo di precisione che una fonte onesta può dare oggi. Un tema collegato è la diversità dei client: se la maggior parte dei nodi Ethereum usasse lo stesso software, un suo bug potrebbe colpire in un colpo solo gran parte della rete, ed è per questo che gli sviluppatori tengono d’occhio la quota di ciascun client.

Rack di server davanti a un globo, con un occhio e un ingranaggio
Nodi indipendenti sparsi nel mondo tengono ciascuno la propria copia della catena e ricontrollano ogni blocco.

Storia e stato sono due cose diverse

La catena è la storia: tutti i blocchi, in ordine. Ma il tuo portafoglio non rilegge sedici anni di blocchi per mostrarti il saldo. I nodi tengono una seconda struttura, lo stato, che risponde alla domanda «chi possiede cosa adesso». Ogni nuovo blocco viene applicato allo stato e lo modifica un poco. La storia può solo crescere; lo stato viene riscritto blocco dopo blocco.

Bitcoin: output non spesi, come banconote in un cassetto

Nelle regole di Bitcoin non esistono conti né saldi. Una transazione consuma output precedenti e ne crea di nuovi. La guida per sviluppatori dice che ogni output «can only be used as an input once in the block chain», cioè può essere usato come input una volta sola, e chiama quelli non ancora usati unspent transaction output, o UTXO. Pensa alle banconote: per pagare 30 con un biglietto da 50 consegni tutto il biglietto e ricevi 20 di resto. I portafogli Bitcoin fanno esattamente così, creando un output di resto che torna al mittente.

I nodi tengono pronto l’elenco di tutti gli output non spesi per verificare in fretta i nuovi pagamenti; gli sviluppatori lo chiamano UTXO set. In un’istantanea al blocco 892.385 del 14 aprile 2025, il gruppo di ricerca di mempool.space ha contato 173.190.861 output non spesi, che con le impostazioni predefinite richiedevano circa 11 GB su disco. È molto meno dei 777 GB di storia, perché gli output spesi ne escono.

Ethereum: conti con un saldo e un contatore

Ethereum tiene invece dei conti. Ogni conto ha un saldo, un nonce (un contatore delle transazioni inviate) e, per uno smart contract, codice e memoria. Un pagamento sottrae da un saldo e aggiunge a un altro. ethereum.org descrive la Ethereum Virtual Machine come un computer «whose state everyone on the Ethereum network agrees on», il cui stato è condiviso da tutta la rete, e ogni blocco porta la radice di quello stato: un nodo che avesse applicato il blocco in modo sbagliato otterrebbe una radice diversa e se ne accorgerebbe.

Bitcoin (modello UTXO)Ethereum (modello a conti)
Cosa contiene lo statoOutput non spesi, ciascuno con un importo e una condizione di spesaConti: saldo, nonce, e codice e memoria per i contratti
Come si verifica un pagamentoGli output che spende esistono e non sono stati spesiIl saldo del mittente copre importo e commissione; il nonce è il successivo
Immagine quotidianaBanconote e restoL’estratto di un conto corrente
Dove lo vediUn indirizzo elenca i suoi output non spesiUn indirizzo mostra un solo saldo
Dato sulle dimensioni173,2 milioni di output, circa 11 GB (14 aprile 2025)Solo lo stato recente su un full node (128 blocchi)

Nessuno dei due modelli è più sicuro dell’altro in sé. Il modello UTXO rende facile controllare i pagamenti in parallelo e seguire le monete. Il modello a conti semplifica la scrittura di programmi con una memoria, come le app di prestito. Per un confronto più ampio tra le due reti, vedi Bitcoin, Ethereum e blockchain a confronto.

Come ci si accorda su una sola catena quando compaiono due blocchi insieme

I messaggi impiegano tempo ad attraversare il pianeta. Due miner possono trovare un blocco valido alla stessa altezza a pochi secondi di distanza, e per un momento metà della rete ha l’uno e metà l’altro. Questa divisione si chiama fork. Senza una regola per risolverla, il registro si spaccherebbe per sempre.

La regola del white paper è breve: «Nodes always consider the longest chain to be the correct one and will keep working on extending it.» I nodi considerano sempre corretta la catena più lunga e continuano a estenderla. A rigore, seguono la catena con il maggior lavoro accumulato, che quasi sempre è anche la più lunga. La guida per sviluppatori parla di «the most difficult chain to recreate», la catena più difficile da rifare, e dice che i nodi scartano i blocchi obsoleti (stale) delle diramazioni più corte. Appena un lato riceve il blocco successivo, tutti i nodi passano a quello, e le transazioni del blocco scartato che la catena vincente non contiene già tornano nel mempool per essere scelte di nuovo. Questo passaggio si chiama riorganizzazione.

Ethereum risolve lo stesso problema su due livelli. Per scegliere la testa della catena i nodi usano una regola chiamata LMD-GHOST che, secondo ethereum.org, opera «by identifying the fork that has the greatest weight of attestations in its history», cioè individuando la diramazione con il maggior peso di attestazioni nella sua storia. Le attestazioni sono i voti che i validatori esprimono a ogni epoca. Sopra c’è un meccanismo, Casper-FFG, che rende i blocchi definitivi: un checkpoint (il primo blocco di un’epoca) che ottiene i voti di validatori con almeno due terzi di tutti gli ETH in staking diventa «giustificato», e quando anche il checkpoint successivo è giustificato, quello precedente diventa «finalizzato». Ogni validatore deve bloccare 32 ETH, e chi infrange le regole può perderne una parte.

Conferme su Bitcoin, finalità su Ethereum

Poiché un blocco di Bitcoin può in teoria essere sostituito, lì un pagamento non è mai definitivo in senso assoluto. Ogni nuovo blocco sopra di esso, detto conferma, rende più costoso sostituirlo. La logica si vede nel protocollo stesso: la guida per sviluppatori dice che le monete create per un miner «cannot be spent» per almeno 100 blocchi, nel caso il blocco che le ha create venga sostituito.

Ethereum offre un limite più fermo. Il blocco 26.254.213 è finito nello slot 15.493.423 della beacon chain alle 08:44:59 UTC del 23 ottobre 2026, nell’epoca 484.169. Quando abbiamo interrogato un nodo beacon pubblico alle 08:59 UTC, l’ultimo checkpoint finalizzato era ancora appena prima; alle 09:01 UTC la finalità era andata oltre, poco più di 16 minuti dopo l’inclusione. Un’epoca dura 6,4 minuti e, a seconda del punto dell’epoca in cui cade il blocco, la finalità arriva normalmente dopo due o tre epoche, cioè circa 13-19 minuti. Secondo ethereum.org, chi volesse annullare un blocco finalizzato dovrebbe accettare di perdere almeno un terzo di tutti gli ETH in staking.

Un pagamento seguito dal clic allo stato, con cifre reali

Mettiamo insieme i pezzi con due esempi. Gli importi sono illustrativi; le cifre di rete sono quelle registrate il 23 ottobre 2026.

Alice paga Bob in bitcoin

  1. Il portafoglio di Alice ha un output non speso da 0,05 BTC. Per pagare Bob 0,03 BTC costruisce una transazione che spende tutto l’output, manda 0,03 BTC a Bob e restituisce il resto, meno la commissione, a un nuovo indirizzo di resto di Alice.
  2. Il portafoglio consegna la transazione firmata a un nodo, che la verifica e la inoltra. In pochi secondi è nei mempool di tutto il mondo, una delle decine di migliaia di transazioni in attesa.
  3. Un miner la include nel prossimo blocco su cui lavora. Se la commissione è bassa rispetto alle altre in attesa, possono servire diversi blocchi.
  4. Il blocco viene trovato, in media dopo circa dieci minuti. Ogni nodo lo controlla, lo aggiunge alla propria copia e aggiorna il proprio UTXO set: il vecchio output di Alice viene tolto, il nuovo output di Bob e il resto di Alice vengono aggiunti.
  5. Il portafoglio di Bob mostra una conferma. Ogni blocco trovato dopo ne aggiunge una.

Alice invia ether

Su Ethereum il portafoglio di Alice costruisce una transazione dal suo conto con il nonce successivo, diciamo 42 se ne ha già inviate 42. Un semplice trasferimento di ether usa sempre 21.000 gas, secondo la pagina di ethereum.org sulle transazioni. La commissione è il gas usato moltiplicato per la base fee più una mancia per unità di gas; la parte di base fee viene bruciata e la mancia va al validatore. Il blocco 26.254.213 aveva una base fee di circa 0,059 gwei per unità di gas, quindi la parte di base di un trasferimento semplice veniva a 21.000 per 0,059, circa 1.240 gwei, ovvero circa 0,0000012 ETH (un gwei è un miliardesimo di ether), prima di qualsiasi mancia. Il validatore dello slot successivo include la transazione, ogni nodo la esegue, il saldo di Alice scende e il suo nonce diventa 43, il saldo di Bob sale. Dopo 13-19 minuti circa il blocco è finalizzato.

Dato con data, 23 ottobre 2026BitcoinEthereum
Ultimo blocco osservato972.742 alle 08:41:36 UTC26.254.213 alle 08:44:59 UTC
Transazioni nel blocco6.179349
Dimensione rispetto al limitePeso 3.994.021 su 4.000.00048,8 milioni di gas su 60 milioni
Ritmo dei blocchiObiettivo 10 min; media 9,56 min in questo periodoSlot fissi di 12 secondi
Chi lo ha aggiuntoPool di mining AntPool (proof of work)Validatore sorteggiato per lo slot (proof of stake)
Quando un pagamento è definitivoMai in assoluto; più conferme, più costo per annullarloFinalizzato dopo due o tre epoche (circa 13-19 minuti; 16 minuti per il blocco 26.254.213)
Sforzo di rete o stakeDifficoltà circa 140,6 mila miliardi; circa uno zettahash al secondo32 ETH per validatore
Storia su discoCirca 777,5 GB (22 ottobre 2026)Oltre 650 GB per la sola Geth; SSD da 2 TB consigliato (documentazione Geth, 2022-2023)

Fonti: mempool.space, Blockchain.com, Etherscan, un nodo beacon pubblico di Ethereum, ethereum.org e la documentazione di Geth, consultati il 23 ottobre 2026.

Cosa spiega questo meccanismo del tuo portafoglio e del tuo exchange

Quando sai come funziona una blockchain, diversi piccoli enigmi quotidiani si chiariscono. Un trasferimento «in attesa» sta nei mempool e non è ancora stato scelto; una commissione più alta di solito lo fa entrare prima. Un exchange che aspetta diverse conferme prima di accreditare un deposito in bitcoin si tutela da una riorganizzazione; ogni piattaforma fissa il proprio numero e lo indica nelle pagine di aiuto. Un deposito su Ethereum viene spesso accreditato più in fretta perché la finalità arriva in pochi minuti.

Il tuo portafoglio non conserva la blockchain. Come spiega la nostra guida ai portafogli crypto, custodisce le tue chiavi e chiede ai nodi la tua parte di stato, ed è per questo che un telefono nuovo mostra il saldo non appena ripristini il portafoglio. Le monete non sono mai state sul vecchio telefono: sono voci di un registro tenuto da migliaia di computer. Il primissimo blocco di quel registro, minato nel gennaio 2009, è ancora l’inizio di ogni copia.

Puoi verificare tutto da solo. Incolla l’ID di una transazione in mempool.space per Bitcoin o in Etherscan per Ethereum e vedrai il blocco che la contiene, l’hash del blocco precedente e il numero di conferme. Non servono account né permessi: quell’accesso aperto è il senso di un registro pubblico.

Cosa dice la legge italiana su un registro condiviso, e cosa lascia al codice

Nessuna autorità decide come funziona una blockchain a questo livello, come si concatenano i blocchi o come si accordano i nodi: quelle regole sono codice, e cambiano solo quando chi gestisce i nodi adotta un nuovo software. La Consob, la Banca d’Italia e, per le tasse, l’Agenzia delle Entrate si occupano di ciò che è costruito sopra: se un token è uno strumento finanziario, come devono comportarsi i prestatori di servizi, come si tassano i guadagni. Dal 1° luglio 2026 l’autorizzazione ai sensi del MiCA, rilasciata da Consob e Banca d’Italia, ha sostituito per i prestatori il vecchio registro dell’OAM.

Il diritto italiano ha però dato una definizione anche della tecnologia. L’articolo 8-ter del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135 (testo consultato su Normattiva il 23 ottobre 2026, in vigore dal 13 febbraio 2019) definisce le «tecnologie basate su registri distribuiti» come tecnologie e protocolli informatici che usano un registro condiviso, distribuito, replicabile e accessibile simultaneamente, decentralizzato su basi crittografiche. In parole nostre, la norma descrive un registro in cui i dati si registrano, convalidano e conservano in modo che ogni partecipante possa verificarli e che risultino non alterabili né modificabili. Aggiunge che memorizzare un documento informatico su una di queste tecnologie produce gli effetti giuridici della validazione temporale elettronica prevista dall’articolo 41 del regolamento (UE) n. 910/2014, il regolamento eIDAS.

Il testo di legge dice «non alterabili»; la lezione ti ha mostrato perché «molto difficili da alterare» e «alterazioni visibili» sono formule più precise. La norma resta comunque utile: riconosce che il registro condiviso, come lo abbiamo descritto, è un oggetto di cui il diritto si occupa. Nel concreto, una transazione è «sulla catena» quando la rete l’ha registrata, qualunque cosa un’autorità decida poi sull’asset che ha spostato.

La prossima lezione apre un singolo blocco e ne legge l’intestazione campo per campo, dal numero di versione al nonce.

Fonti

  1. mempool.space: blocco Bitcoin 972.742, mempool e dati sull'adeguamento della difficoltà (consultato il 23 ottobre 2026, in inglese) mempool.space
  2. Satoshi Nakamoto: Bitcoin, A Peer-to-Peer Electronic Cash System (2008), testo del Satoshi Nakamoto Institute (in inglese) nakamotoinstitute.org
  3. Bitcoin developer guide: Block chain (in inglese) developer.bitcoin.org
  4. Bitcoin developer guide: P2P network, memory pool (in inglese) developer.bitcoin.org
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