Le criptovalute sono denaro digitale, o più in generale beni digitali, registrati su un archivio condiviso che molti computer tengono sincronizzato e protetti dalla crittografia, senza una banca centrale o un’azienda che controlli quell’archivio. È la risposta breve alla domanda «cosa sono le criptovalute». Le possiedi attraverso una chiave segreta e le invii senza una banca in mezzo. Le regole su quante unità esistono e su come vengono approvati i pagamenti sono scritte in un software che chiunque può esaminare.
La prima è stata Bitcoin, nel gennaio 2009. pool di un market maker automatico divergono, rispetto a tenere semplicemente gli stessi token. Diventa definitiva al prelievo.">Il 14 ottobre 2026 CoinGecko ne elencava 22.258.
Questa lezione segue la nostra guida alle stablecoin e a come mantengono l’ancoraggio e mette insieme i pezzi visti finora, dalla blockchain a Bitcoin ed Ethereum. Il punto di partenza sono le parole che il legislatore europeo, la Consob e le autorità di Stati Uniti e Regno Unito hanno scritto nei loro testi. La seconda metà è dedicata all’Italia: chi vigila, cosa è cambiato con la fine del registro OAM e come si pagano le tasse nel 2026.
Cosa sono le criptovalute in parole semplici
Tolto il gergo, una criptovaluta è una riga in un database. La differenza rispetto al saldo che vedi nell’app della banca sta in chi tiene quel database. La banca gestisce il proprio registro e tu ti fidi che sia corretto. Una rete di criptovalute distribuisce invece copie dello stesso registro su moltissimi computer indipendenti, e un insieme di regole stabilisce quali nuove righe sono valide. Nessuno può ritoccare un saldo di nascosto, perché tutte le altre copie direbbero il contrario.
A tenere in piedi il sistema sono due elementi. La crittografia dimostra che un pagamento parte davvero dal proprietario delle monete. Un meccanismo di consenso, cioè una procedura che tutti i partecipanti seguono, fissa l’ordine dei pagamenti in modo che la stessa moneta non possa essere spesa due volte.
MiCA, Consob, IRS e FCA usano quasi le stesse parole
Ci sono voluti anni per arrivare a una definizione, e alla fine i testi si somigliano molto. Il regolamento europeo sui mercati delle cripto-attività, il Regolamento (UE) 2023/1114, noto come MiCA o MiCAR, definisce all’articolo 3 la cripto-attività come «una rappresentazione digitale di un valore o di un diritto che può essere trasferito e memorizzato elettronicamente, utilizzando la tecnologia a registro distribuito o una tecnologia analoga». L’autorità fiscale americana e quella britannica dei mercati dicono più o meno lo stesso.
| Autorità | Termine usato | Definizione in breve | Fonte e data |
|---|---|---|---|
| Unione europea (MiCA, art. 3) | Cripto-attività | Rappresentazione digitale di un valore o di un diritto, trasferita e memorizzata elettronicamente su un registro distribuito o una tecnologia analoga | Regolamento (UE) 2023/1114 del 31 maggio 2023 |
| Internal Revenue Service (fisco Usa) | Digital asset | Qualsiasi rappresentazione digitale di valore registrata su un registro distribuito protetto dalla crittografia, o su una tecnologia analoga | Pagina «Digital assets» dell’IRS, rivista il 2 settembre 2026 |
| Securities and Exchange Commission (Usa) | Crypto asset | Un bene generato, emesso o trasferito tramite una blockchain o una rete a registro distribuito analoga, compresi token, coin e valute virtuali | SEC, investor.gov, letta il 14 ottobre 2026 |
| Financial Conduct Authority (Regno Unito) | Cryptoasset | Rappresentazioni digitali di valore o di diritti, protette dalla cifratura e di norma basate su un registro distribuito | Pagina per i consumatori della FCA, aggiornata il 29 gennaio 2026 |
Messi uno accanto all’altro, i quattro testi hanno lo stesso nucleo: un’unità di valore che esiste solo come registrazione su un registro distribuito. Nessuno parla di un emittente che promette di rimborsarti.
La legge italiana conosceva la nozione già prima di MiCA, con la normativa antiriciclaggio. Il decreto legislativo 231/2007, come modificato nel 2019, parla di «valuta virtuale»: una rappresentazione digitale di valore non emessa né garantita da una banca centrale o da un’autorità pubblica, usata come mezzo di scambio o a fini di investimento e scambiata per via elettronica. La pagina della Consob sulle cripto-attività aggiunge un dettaglio che conta: le monete virtuali, scrive, «non hanno corso legale in quasi nessun angolo del pianeta».
Criptovaluta, cripto-attività, valuta virtuale: perché la legge evita la parola moneta
Nel linguaggio di tutti i giorni «cripto», «criptovaluta» e «moneta digitale» sono sinonimi. Le autorità preferiscono «cripto-attività», e non per caso. Una valuta, in senso giuridico, è il denaro che uno Stato riconosce, come l’euro, il dollaro o la sterlina. Bitcoin non lo è né in Italia né nel resto dell’Unione europea, negli Stati Uniti o nel Regno Unito. «Attività» copre anche i tanti token che non sono mai stati pensati come denaro, per esempio quelli che danno accesso a un servizio, che MiCA, anche nella versione italiana, chiama utility token.
Il fisco americano va oltre: ai fini delle imposte statunitensi gli asset digitali sono beni, non valuta. Pagare un caffè in bitcoin, per l’IRS, equivale a vendere un bene.
Come funzionano le criptovalute: registro, chiavi e consenso
Ogni criptovaluta, da bitcoin al token lanciato la settimana scorsa, è costruita con gli stessi pezzi: un registro, delle chiavi, un modo per mettere d’accordo la rete e delle regole sull’offerta.
Un registro condiviso al posto del database della banca
MiCA descrive il registro distribuito come un archivio di informazioni che conserva le registrazioni delle operazioni ed è condiviso e sincronizzato tra un insieme di nodi della rete, grazie a un meccanismo di consenso. La blockchain è il tipo più diffuso. Le operazioni vengono raggruppate in blocchi e ogni blocco rimanda a quello precedente: modificare una vecchia registrazione vorrebbe dire riscrivere tutto ciò che viene dopo. La nostra guida per principianti a come funziona una blockchain spiega passo per passo blocchi, nodi e hash.
È anche la risposta a chi si chiede perché le criptovalute siano decentralizzate. Sulle reti pubbliche come Bitcoin ed Ethereum chiunque può far girare un nodo, scaricare l’intera storia delle operazioni e verificarla. Il registro di una banca lo vedono solo la banca, i suoi revisori e la vigilanza.
Non possiedi un file ma una chiave privata
Sul tuo telefono non c’è nulla che si possa chiamare «la moneta». Le monete esistono solo come registrazioni sul registro. Quello che possiedi è una chiave privata, un numero segreto lunghissimo che ti permette di firmare le operazioni che spostano quelle registrazioni. La SEC lo dice senza giri di parole sul suo sito per i risparmiatori: i wallet non custodiscono le cripto-attività, ma le «chiavi private», cioè i codici di accesso.
Un wallet, o portafoglio, è quindi un gestore di chiavi. Può essere un’app sul telefono o un piccolo dispositivo hardware, gestito da te o da un exchange per tuo conto, e quasi tutti permettono di salvare la chiave come elenco di parole, la seed phrase. La nostra guida ai wallet di criptovalute, custodial e in autocustodia mette a confronto le opzioni.
Proof of work e proof of stake decidono quali pagamenti valgono
Senza una banca che approva i pagamenti, la rete ha bisogno di un altro modo per mettersi d’accordo. Il white paper di Bitcoin, pubblicato da Satoshi Nakamoto nell’ottobre 2008, propose la proof of work. Computer chiamati miner fanno a gara per risolvere un calcolo costoso; chi vince aggiunge il blocco successivo e gli altri lo controllano. Per riscrivere la storia servirebbe più potenza di calcolo di tutto il resto della rete messo insieme. Il documento descrive la moneta stessa in una riga: una moneta elettronica, scrive Nakamoto, è «una catena di firme digitali».
Da qui nasce anche il consumo di energia di cui si parla spesso: la gara tra i miner richiede elettricità, e più la rete vale, più conviene investire in macchine per vincerla. Ethereum ha usato la proof of work fino al 15 settembre 2022, quando è passato alla proof of stake con l’aggiornamento chiamato Merge. Oggi i validatori bloccano ether come deposito e si alternano nel proporre e confermare i blocchi; chi bara perde parte del deposito. Secondo ethereum.org il consumo di energia della rete è sceso di circa il 99,95%.
Come si creano le criptovalute: mining, staking ed emittenti
Sulle reti a proof of work ogni nuovo blocco paga al miner una ricompensa in monete appena create. È questo il mining di criptovalute. Le reti a proof of stake pagano invece ai validatori le ricompense dello staking.
Molti token non vengono mai «minati». Li crea un’azienda o uno smart contract, tutti insieme o secondo un calendario, prima di venderli o distribuirli. Le stablecoin seguono un’altra logica ancora: l’emittente conia nuovi token quando un cliente deposita dollari o euro e li distrugge quando il cliente chiede il rimborso.
Le regole sull’offerta sono scritte nel codice
Le regole di Bitcoin fissano un tetto: secondo bitcoin.org non verranno mai creati più di 21 milioni di bitcoin. La ricompensa per blocco si dimezza ogni 210.000 blocchi, un evento chiamato halving. Il quarto halving è arrivato con il blocco 840.000 il 20 aprile 2024 e ha portato la ricompensa da 6,25 a 3,125 BTC; il prossimo è atteso intorno al 2028. La nostra lezione su cos’è Bitcoin e come funziona la sua offerta entra nei dettagli.
Altre reti hanno scelto altre regole. L’ether non ha un’offerta massima fissa, e il numero di stablecoin in circolazione segue semplicemente depositi e rimborsi. Il calendario di emissione di una moneta è tra le prime cose da leggere nella sua documentazione.
Da cosa sono garantite le criptovalute? Spesso da nulla
Gran parte delle grandi criptovalute non ha alcuna garanzia al di fuori della propria rete. Le stablecoin sono la principale eccezione.
Bitcoin ed ether non hanno un emittente che ti rimborsi
Chi possiede bitcoin non vanta un credito verso nessuno. Nessuna società si impegna a ricomprarli a un prezzo stabilito e nessuno Stato li garantisce. Il prezzo è quello che il prossimo compratore è disposto a pagare. L’offerta limitata e l’uso della rete pesano su quel prezzo, ma nulla fissa un minimo. L’ether è nella stessa situazione, anche se le applicazioni di Ethereum ne hanno bisogno per pagare le commissioni.
Il commissario Consob Federico Cornelli lo ha detto in modo netto il 22 novembre 2024: «I bitcoin e le altre criptovalute sono strumenti altamente speculativi. Sotto non c’è nulla. Non c’è un debitore». Le banche centrali arrivano alla stessa conclusione. Nella relazione economica annuale del 29 giugno 2025, la Banca dei regolamenti internazionali (BRI) scrive che le cripto-attività senza garanzia si sono affermate come attività speculativa e non come mezzo di pagamento. Chi le sostiene ricorda che nemmeno l’oro ha un emittente. Per un principiante la conseguenza pratica è più semplice: sotto il prezzo non c’è un pavimento.
Le stablecoin sono garantite da riserve tenute da una società
Le stablecoin come USDT e USDC funzionano diversamente. Una società tiene in riserva liquidità e titoli di Stato a breve termine e promette di rimborsare ogni token con un dollaro. MiCA chiama token di moneta elettronica (EMT) le stablecoin che seguono una sola valuta ufficiale, e token collegati ad attività (ART) quelle che seguono altri beni o un paniere. La garanzia vale quanto le riserve e la società che le detiene. Come vedremo nella parte fiscale, in Italia la distinzione ha anche un effetto sulle tasse: i token di moneta elettronica in euro hanno un’aliquota più bassa.
Non hanno corso legale e non sono un deposito bancario
Le criptovalute non sono moneta in senso giuridico, né in Italia né nel resto dell’Unione europea, negli Stati Uniti o nel Regno Unito. Negozi e creditori non sono obbligati ad accettarle. Non sono neppure un deposito: se una piattaforma cripto fallisce, i sistemi di garanzia dei depositi non intervengono, e in Italia il Fondo interbancario di tutela dei depositi copre i conti correnti, non i saldi su un exchange. Nel Regno Unito la FCA avverte che è «highly unlikely», molto improbabile, ottenere la copertura del fondo di indennizzo britannico. Si può comunque pagare in cripto dove il venditore è d’accordo: è un accordo privato, non un diritto.
Criptovalute, moneta fiat ed euro digitale: le differenze
«Moneta digitale» è un concetto più ampio di criptovaluta. Quasi tutto il denaro che usiamo è già digitale: è il saldo del conto corrente. Quello che distingue le cripto è l’emittente, o meglio la sua assenza.
| Forma di denaro | Emittente | Corso legale | Tutela | Registro |
|---|---|---|---|---|
| Contante (euro, dollari, sterline) | Banca centrale | Sì | Passività della banca centrale | Nessuno: banconote e monete fisiche |
| Deposito bancario | Banca commerciale | No, ma convertibile in contante | Sistema di garanzia dei depositi (in Italia il Fondo interbancario) | Database privato della banca |
| Moneta digitale di banca centrale (per esempio il futuro euro digitale) | Banca centrale | Lo stabilirà la sua legge, ancora in negoziazione per l’euro | Sarebbe una passività della banca centrale | Gestito dalla banca centrale |
| Stablecoin (USDT, USDC) | Società privata | No | Riserve dell’emittente; nessuna garanzia dei depositi | Blockchain pubbliche |
| Bitcoin, ether | Nessun emittente; create dalla rete | No | Nessuna | Blockchain pubblica tenuta dai nodi |
La moneta fiat, cioè a corso legale, deve il suo valore allo Stato che la emette e alla legge che obbliga ad accettarla. Le cripto ribaltano il modello. La BRI le descrive come un sistema che rifiuta gli intermediari di fiducia, come le banche centrali, e li sostituisce con una rete dispersa di registratori che agiscono nel proprio interesse.
L’euro digitale non è una criptovaluta
Una moneta digitale di banca centrale (CBDC, nella sigla inglese) è contante digitale emesso da una banca centrale. Può usare parte della stessa tecnologia, ma sulla questione decisiva è l’opposto delle cripto: la emette un’autorità pubblica, che ne risponde. La Banca centrale europea ha deciso il 30 ottobre 2025 di far passare il progetto dell’euro digitale alla fase successiva. Se la legge sarà adottata nel 2026, una sperimentazione potrebbe partire a metà 2027 e l’Eurosistema, di cui fa parte la Banca d’Italia, dovrebbe essere pronto per una possibile prima emissione nel 2029. La BCE precisa che la decisione sull’emissione arriverà solo dopo l’adozione della legge. I negoziati tra Parlamento europeo e Consiglio dell’Ue sono cominciati nel luglio 2026; a ottobre 2026 il regolamento era ancora in discussione e nessun euro digitale era stato emesso.
Quando sono nate le criptovalute: da DigiCash a MiCA
Le cripto non sono spuntate dal nulla nel 2009. I crittografi provavano a costruire il contante elettronico dai primi anni Ottanta, e tutti i primi tentativi dipendevano da una società che poteva fallire.
| Data | Cosa è successo |
|---|---|
| Primi anni Ottanta | David Chaum pubblica i suoi lavori sulle firme cieche, la base del suo contante digitale |
| Dal 1989 al 1998 | Chaum fonda DigiCash nel 1989. La Mark Twain Bank di St. Louis comincia ad accettare il suo ecash nel 1995. Nel 1998 DigiCash avvia la procedura fallimentare del Chapter 11, e il suo denaro sparisce con lei |
| 1998 | Wei Dai descrive b-money, che diventerà il primo riferimento citato nel white paper di Bitcoin. Nick Szabo progetta «bit gold», che presenta pubblicamente nel 2005. Nessuno dei due viene realizzato |
| 31 ottobre 2008 | Il white paper di Bitcoin viene inviato a una mailing list di crittografia |
| 3 gennaio 2009 | Viene minato il blocco genesi, con una ricompensa di 50 BTC e nei dati un titolo del Times: «Chancellor on brink of second bailout for banks» |
| Giugno 2012 | Parte l’XRP Ledger |
| Dicembre 2013 | Dogecoin nasce come scherzo |
| Aprile 2014 | Nasce Monero, all’inizio con il nome BitMonero |
| Ottobre 2014 | Vengono emessi i primi token Tether, con il nome Realcoin |
| 30 luglio 2015 | Ethereum va online con la versione Frontier |
| Settembre 2018 | Nasce USDC |
| 2020 | Solana lancia la sua mainnet beta |
| 15 settembre 2022 | Ethereum passa alla proof of stake (il Merge) |
| 31 maggio 2023 | L’Ue adotta MiCA |
| 20 aprile 2024 | Quarto halving di Bitcoin |
| 30 giugno e 30 dicembre 2024 | Si applicano le regole MiCA sulle stablecoin, poi l’intero regolamento |
| Febbraio 2025 | Un attacco informatico sottrae circa 1,5 miliardi di dollari all’exchange Bybit |
| 18 luglio 2025 | Negli Stati Uniti viene firmato il GENIUS Act sulle stablecoin di pagamento |
| 30 dicembre 2025 | In Italia scade il termine per i VASP iscritti all’OAM: chi non ha chiesto l’autorizzazione MiCA deve fermarsi |
| 30 giugno e 1° luglio 2026 | Finisce il periodo transitorio italiano per i VASP che avevano presentato domanda, poi l’ultimo periodo transitorio MiCA nell’Ue: chi offre servizi cripto ai clienti europei deve essere autorizzato |
La novità di Bitcoin è stata un modo per impedire che una moneta digitale venisse spesa due volte senza un arbitro centrale. La proof of work ha risolto il problema, e ogni rete nata dopo ha dovuto rispondere alla stessa domanda a modo suo.
Tipi di criptovalute, con esempi
Non esiste un elenco ufficiale di categorie, e molti progetti rientrano in più di una. Queste sono le famiglie che un principiante incontra per prime; una prossima lezione sulle altcoin le esamina una per una.
| Famiglia | Esempi | A cosa serve |
|---|---|---|
| L’originale | Bitcoin (BTC) | Contante elettronico tra pari e riserva di valore a offerta fissa |
| Piattaforme di smart contract | Ethereum (ETH), Solana (SOL), Cardano (ADA) | Reti che eseguono programmi: token, prestiti, scambi, giochi |
| Reti di pagamento | XRP, Litecoin (LTC) | Trasferimenti di valore rapidi o economici |
| Stablecoin | Tether (USDT), USD Coin (USDC) | Un dollaro o un euro su una blockchain |
| Memecoin | Dogecoin (DOGE) | Cultura di internet e comunità; valore legato quasi solo alla domanda |
| Privacy coin | Monero (XMR) | Pagamenti che nascondono importi e indirizzi per impostazione predefinita |
Ethereum ha una riga tutta sua perché moltissimi altri progetti girano sulla sua rete. La nostra guida a Ethereum e agli smart contract spiega come una sola rete possa ospitare migliaia di token diversi.
Coin e token non sono la stessa cosa
Un coin è l’unità nativa della propria blockchain: BTC su Bitcoin, ETH su Ethereum, SOL su Solana. Un token viene creato sopra una blockchain esistente da uno smart contract. USDC, per esempio, vive su Ethereum e su diverse altre reti senza avere una catena propria. La differenza cambia chi controlla l’offerta e cosa può andare storto, ed è il tema della prossima lezione, coin e token: cosa li distingue.
Da 8.000 a 22.000 criptovalute quotate, a seconda di chi le conta
Quante criptovalute esistono? Dipende da chi fa il conto. Il 14 ottobre 2026 CoinGecko dichiarava di seguirne 22.258 su 1.510 exchange. Lo stesso giorno CoinMarketCap ne classificava 8.131, mentre il contatore della sua home page indicava 63,85 milioni di «cryptos».
La distanza dipende dai criteri di inclusione. I 63,85 milioni comprendono ogni token mai rilevato su una blockchain, inclusi token di prova e progetti abbandonati; su alcune reti crearne uno richiede pochi minuti e costa poco. Le classifiche tengono solo le attività scambiate davvero e con un minimo di dati. La gran parte delle decine di milioni di token si scambia raramente o mai.
A cosa servono le criptovalute nella pratica
La maggior parte di chi possiede cripto le tiene come investimento. Lo studio SPACE 2024 della BCE sulle abitudini di pagamento ha rilevato che nei Paesi Bassi il 90% dei possessori le detiene solo come investimento, contro l’82% in Germania e il 57% in Francia. La Francia si distingue sui pagamenti: il 25% dei possessori francesi usa le cripto solo per pagare, contro il 6% in Germania.
Al di là della speculazione, quattro usi hanno un seguito reale:
- Spostare dollari sulla blockchain. Le stablecoin permettono a persone e aziende di inviare valore in dollari oltre confine a qualsiasi ora, su reti che non chiudono mai.
- La finanza decentralizzata: prestiti, finanziamenti e scambi tramite smart contract invece che tramite un intermediario, spiegata nella nostra guida alla DeFi.
- Gli NFT, token unici per arte, oggetti da collezione o elementi di gioco. Il fisco americano li considera asset digitali, mentre MiCA lascia fuori dal suo campo di applicazione le cripto-attività uniche e non fungibili.
- Prodotti quotati in borsa che detengono cripto, come ETF ed ETP. La SEC osserva che molti investitori si espongono così, dentro un normale conto titoli, con lo stesso rischio di prezzo e senza chiavi da gestire.
Chi possiede criptovalute: in Italia dall’8% al 18% degli intervistati
La crescita italiana è stata rapida. Tra il 2022 e il 2023 la quota di italiani intervistati per il rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie che dichiara di avere criptovalute in portafoglio è passata dall’8% al 18%, più che raddoppiata. La stessa Consob ha osservato che quella scelta non sempre si accompagna a una vera conoscenza delle caratteristiche e dei rischi, e che per orientarsi il 36% degli intervistati si informa sui social network, contro il 34% che si affida ancora alla carta stampata.
Nell’area dell’euro lo studio SPACE della BCE ha trovato che nel 2024 il 9% degli intervistati possedeva cripto-attività, contro il 4% del 2022, con punte del 15% in Slovenia e del 14% in Grecia. Negli Stati Uniti il 17% degli adulti dichiara di avere investito, scambiato o usato almeno una volta criptovalute, secondo un sondaggio del Pew Research Center su 10.133 adulti condotto dal 7 all’11 febbraio 2024. Per Pew la quota è statisticamente invariata dal 2021.
Le indagini misurano cose diverse: negli Stati Uniti chi le ha usate almeno una volta, nell’area dell’euro chi le possiede oggi, in Italia un campione di intervistati per la Consob. Per questo non si possono mettere in classifica.
Criptovalute, i rischi secondo Consob e le altre autorità
Il prezzo può crollare e si può perdere tutto il capitale
Le cripto senza garanzia non hanno un pavimento sotto il prezzo, e nessuno è tenuto a ricomprare le tue monete al prezzo che hai pagato. La Consob ricorda che l’acquisto di criptovalute può comportare anche la perdita di tutto il capitale impegnato. La britannica FCA, nella sua pagina per i consumatori sulle cripto-attività, è altrettanto diretta: bisogna essere pronti a perdere tutti i soldi investiti.
Gli attacchi informatici hanno sottratto oltre 3,4 miliardi di dollari nel 2025
Le monete lasciate su una piattaforma sono al sicuro quanto la sua sicurezza informatica. Nel 2025 sono stati rubati al settore cripto più di 3,4 miliardi di dollari, secondo i dati di Chainalysis riportati da The Record nel dicembre 2025, e almeno 2,02 miliardi sono stati collegati a hacker nordcoreani. Il furto singolo più grande è stato quello di febbraio 2025 ai danni dell’exchange Bybit, circa 1,5 miliardi di dollari.
Le truffe costano più degli hacker: 11,37 miliardi di dollari negli Usa
Per i piccoli risparmiatori la frode è un pericolo maggiore degli attacchi informatici. I numeri più completi arrivano dagli Stati Uniti. Nel 2025 il centro dell’FBI che raccoglie le denunce di reati online ha ricevuto 181.565 segnalazioni legate alle criptovalute, con perdite dichiarate per 11,366 miliardi di dollari, il 22% in più del 2024, secondo il suo rapporto 2025 sui reati informatici. È più della metà dei 20,877 miliardi persi per tutti i reati online denunciati. Le sole truffe sugli investimenti in cripto valgono 7,228 miliardi.
Lo schema tipico, descritto dalla SEC, è la truffa sentimentale o di relazione: un contatto conquista la tua fiducia nel tempo e poi ti indirizza verso un falso investimento. La SEC mette in guardia anche da chi si spaccia per l’autorità e da false dichiarazioni di approvazione. In Italia la Consob pubblica regolarmente avvertenze sui siti che offrono servizi senza autorizzazione e ne ordina l’oscuramento. La nostra guida per riconoscere ed evitare le truffe con le criptovalute elenca i segnali d’allarme.
Se perdi la chiave, le monete sono perse
L’autocustodia dà pieno controllo e piena responsabilità. Se perdi la chiave privata e la seed phrase che la salva, nessuno può reimpostarla: le monete restano sul registro, fuori portata per sempre. Se qualcun altro entra in possesso della seed phrase può svuotare il wallet, e il trasferimento non si può annullare. La nostra guida per conservare al sicuro la seed phrase spiega come fare le copie di backup.
L’autorizzazione sostituisce la garanzia che manca
Dato che le cripto su una piattaforma non sono un deposito bancario, la tutela dipende da come è vigilata la società, per esempio dall’obbligo di tenere separati i beni dei clienti dai propri. Nell’Unione europea questo significa un’autorizzazione MiCA come prestatore di servizi per le cripto-attività (CASP). Il nostro approfondimento su MiCA e sulle licenze CASP spiega come verificare un operatore.
Criptovalute in Italia: Consob, Banca d’Italia e la fine del registro OAM
Comprare e detenere criptovalute in Italia è legale. Ciò che è cambiato negli ultimi due anni è chi può venderle. MiCA si applica in tutti i 27 Paesi dell’Ue e il decreto legislativo 129 del 5 settembre 2024 lo ha adattato al diritto italiano, indicando la Consob e la Banca d’Italia come autorità competenti. Secondo la Banca d’Italia, le due autorità autorizzano i prestatori di servizi per le cripto-attività; dopo l’autorizzazione il CASP viene iscritto nel registro tenuto dall’ESMA, l’autorità europea dei mercati, e può offrire i suoi servizi in tutta l’Unione.
Prima di MiCA bastava l’iscrizione nella sezione speciale del registro dell’OAM, l’Organismo che tiene gli elenchi degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi. Era una registrazione legata alla normativa antiriciclaggio, senza i controlli previsti oggi da MiCA. La comunicazione Consob n. 16/25 del 4 dicembre 2025 ha riassunto il passaggio:
- i VASP iscritti all’OAM al 27 dicembre 2024 potevano continuare a operare fino al 30 dicembre 2025;
- quelli che entro quella data avevano chiesto l’autorizzazione come CASP, in Italia o in un altro Stato membro, potevano proseguire fino alla decisione e comunque non oltre il 30 giugno 2026;
- chi non aveva presentato domanda doveva chiudere i contratti e restituire ai clienti cripto e fondi entro il 30 dicembre 2025.
Dal 1° luglio 2026 possono quindi servire la clientela italiana solo gli operatori autorizzati ai sensi di MiCA. Prestare servizi per le cripto-attività senza autorizzazione è un reato: l’articolo 30 del decreto 129/2024 prevede la reclusione da sei mesi a quattro anni e una multa da 2.066 € a 10.329 €. Prima di aprire un conto, il controllo da fare è sul registro ESMA dei CASP; l’elenco OAM resta utile per ricostruire la storia di un operatore.
Tasse sulle criptovalute: come si dichiarano nel 2026
Il fisco italiano tassa le plusvalenze realizzate quando si vendono cripto-attività per euro o le si usano per pagare beni e servizi, con un’imposta sostitutiva. Quanto segue è informazione generale aggiornata a ottobre 2026, non consulenza fiscale: per un caso concreto serve un commercialista.
- 33% dal 1° gennaio 2026. La legge di bilancio 2025 (legge 207/2024) ha alzato l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze da cripto-attività dal 26% al 33% per i redditi realizzati da quest’anno. Su 3.000 € di guadagno si pagano quindi 990 €.
- 26% per i token di moneta elettronica in euro. La legge di bilancio 2026 (legge 199 del 30 dicembre 2025) ha lasciato al 26% le plusvalenze sugli EMT denominati in euro, cioè le stablecoin in euro conformi a MiCA. USDT e USDC sono legati al dollaro e restano al 33%.
- Nessuna franchigia. Fino al 2024 erano esenti le plusvalenze fino a 2.000 € l’anno; secondo le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate, quelle realizzate dal 1° gennaio 2025 sono tassate senza limite di importo.
- Quadro RT e quadro RW. Nel modello Redditi PF le plusvalenze vanno nel quadro RT, mentre il possesso va indicato nel quadro RW, dove si calcola anche l’imposta sul valore delle cripto-attività, pari al 2 per mille del valore a fine anno, la stessa misura dell’imposta di bollo.
Il calendario conta. Le plusvalenze del 2025 si dichiarano nel 2026 con l’aliquota del 26%; quelle realizzate nel 2026 si dichiareranno nel 2027 al 33%, salvo gli EMT in euro.
Fuori dall’Italia: Stati Uniti e Regno Unito
Molti exchange e molte notizie arrivano da questi due Paesi, quindi conviene sapere come trattano le cripto.
Stati Uniti: beni per il fisco, una legge sul mercato ferma al Senato
La pagina dell’IRS sugli asset digitali è chiara: per le imposte statunitensi sono beni, non valuta. Vendere, scambiare o spendere cripto può generare una plusvalenza o una minusvalenza, a breve o lungo termine a seconda del periodo di detenzione. Chi compila il modello 1040 deve rispondere sì o no alla domanda se nell’anno ha ricevuto, venduto, scambiato o ceduto in altro modo un asset digitale. Per le operazioni dal 1° gennaio 2025 gli intermediari inviano il nuovo modello 1099-DA.
Sul fronte dei mercati, il presidente della SEC Paul Atkins ha presentato il 12 novembre 2025, nell’ambito di «Project Crypto», una proposta di classificazione dei token. Separa i token di rete, gli oggetti da collezione digitali e gli strumenti digitali, che secondo lui non sono titoli, dai titoli tokenizzati, che restano titoli. È il suo orientamento attuale, non una regola adottata. Le stablecoin hanno avuto una legge propria, il GENIUS Act, firmato il 18 luglio 2025 dopo un voto della Camera di 308 a 122. La legge più ampia sulla struttura del mercato, il CLARITY Act, è passata alla Camera nel luglio 2025, ma il 15 settembre 2026 il voto di chiusura del dibattito al Senato è fallito per 49 a 50.
Regno Unito: regole sul marketing e imposta sulle plusvalenze
Per la FCA le cripto sono «largely unregulated», in gran parte non regolamentate nel Regno Unito, con una grande eccezione: la pubblicità è regolamentata. Sul piano fiscale l’HMRC considera cessioni soggette alla capital gains tax la vendita, lo scambio con un’altra cripto, il pagamento di beni o servizi e la donazione (salvo al coniuge, al partner civile o a un ente benefico). Per il 2026/27 le aliquote sono del 18% entro la fascia base e del 24% oltre, con una franchigia annua di 3.000 sterline. La dichiarazione Self Assessment ha una sezione dedicata alle cripto dal 2024/25.
Criptovalute, come iniziare: quattro controlli prima del primo acquisto
La nostra guida passo per passo per comprare criptovalute spiega la parte pratica. Prima di arrivarci, quattro abitudini eliminano gran parte dei rischi visti sopra:
- Controlla l’autorizzazione. In Italia e nel resto dell’Ue cerca l’operatore nel registro ESMA dei CASP e consulta le avvertenze della Consob; nel Regno Unito il registro della FCA. La nostra guida per scegliere un exchange di criptovalute elenca cos’altro confrontare.
- Decidi prima dell’acquisto chi terrà le chiavi: l’exchange, oppure tu con un wallet tuo.
- Comincia con una somma che potresti perdere per intero senza cambiare i tuoi programmi.
- Considera ogni promessa di rendimento garantito o fisso un segnale d’allarme, e non spostare mai fondi su richiesta di qualcuno conosciuto online.
Prossima lezione: coin e token, ovvero perché USDC è un token ed ETH un coin, e cosa cambia per chi li possiede.



