Piero Cipollone, blockchain that runs exactly as written when it is called, holding and moving funds according to its code, without an intermediary able to change the outcome.">smart contract holding reserves of two or more tokens, supplied by users, that a decentralized exchange uses to execute trades automatically at a price set by a formula.">pool diverge, compared with simply holding the same tokens in a wallet. It becomes permanent when the provider withdraws.">il membro italiano del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, dice agli italiani una cosa semplice: l’euro digitale avrà un tetto a quanto si può tenere nel portafoglio, ma nessun tetto a quanto si può spendere. Nell’intervista a Milano Finanza, rilasciata a Roberto Sommella il 21 ottobre e pubblicata dalla BCE il 24 ottobre 2026, spiega che un pagamento superiore al saldo verrebbe completato in automatico dal conto corrente collegato. Descrive anche i pagamenti offline tra due dispositivi, dice che un piccolo negozio può pagare commissioni fino a quattro volte più alte di quelle dei grandi operatori e conta 36 operatori già al lavoro sul progetto, sette dei quali italiani.
Niente di tutto questo è ancora legge. Cipollone ripete che la BCE potrà decidere sull’emissione solo a negoziati conclusi a Bruxelles, e si augura che il regolamento arrivi entro fine 2026. Il calendario non è nuovo: lo stesso periodo di sperimentazione e lo stesso obiettivo legislativo li aveva indicati Christine Lagarde il 17 ottobre, come abbiamo raccontato nel nostro articolo sul pilota 2027 di Lagarde e sulla legge ferma, che spiega anche dove Parlamento e Consiglio restano distanti. L’intervista a Milano Finanza aggiunge un tassello: come funzionerebbe l’euro digitale per chi paga e per il negozio che incassa.
Euro digitale, limite di detenzione: un tetto sul saldo, non sulla spesa
Alla domanda se ci sarà un limite al possesso, Cipollone risponde: «Sì, ma non ci saranno limiti ai pagamenti». Il tetto riguarda la quantità di euro digitali custodita nel portafoglio, «non quanto posso spendere». Chi ha il portafoglio pieno fino al limite può quindi pagare comunque una cifra più alta.
L’esempio scelto è un’automobile. Se il pagamento supera il saldo disponibile, «la parte restante potrà essere presa automaticamente dal conto corrente collegato». Il meccanismo ha un nome nei documenti della BCE. In una presentazione del settembre 2022 all’Euro Retail Payments Board la funzione si chiama «reverse waterfall»: i fondi mancanti vengono prelevati dal conto bancario collegato e il pagamento si chiude in euro digitale per l’intero importo, senza che il compratore debba ricaricare prima il portafoglio.
Cipollone parla soltanto dei soldi in uscita. La stessa presentazione del 2022 descrive il caso speculare, la «waterfall»: quando un pagamento in entrata porterebbe il portafoglio oltre il limite, l’operazione si completa e l’eccedenza viene girata al conto bancario collegato. Il documento risale alla fase di indagine e le regole definitive saranno fissate nel rulebook dello schema.
Il limite, dunque, è un tetto al risparmio in moneta di banca centrale, non a ciò che l’euro digitale può comprare. Un acquisto importante non verrebbe respinto per mancanza di euro digitali, purché il conto corrente dietro il portafoglio abbia fondi sufficienti.
Perché allora un tetto? Cipollone lo lega alla stabilità finanziaria, «soprattutto in situazioni di crisi», quando i risparmiatori potrebbero spostare i depositi dalle banche a un portafoglio presso la banca centrale. Secondo lui le analisi della BCE mostrano che «con una calibrazione adeguata del limite, non si hanno effetti negativi sul sistema bancario». Una cifra non la fa, e l’intervista non dice chi la fisserà.

Euro digitale offline: basta avvicinare due dispositivi
Il secondo punto nuovo riguarda i pagamenti senza connessione. Secondo Cipollone si potrà pagare nei negozi durante un blackout e nelle aree remote e isolate dove la rete manca o è debole. «Basterà avvicinare due dispositivi, come avviene oggi con una carta contactless», dice.
Il pagamento passerebbe direttamente da chi paga a chi riceve, senza transitare da internet, e i commercianti potrebbero continuare a incassare anche quando gli altri pagamenti digitali sono fuori uso. Cipollone lo presenta anche come una garanzia di riservatezza: offline i dettagli dell’operazione «resteranno esclusivamente tra chi paga e chi riceve il pagamento», come con il contante.
È una promessa più stretta dell’anonimato totale. L’intervista parla solo dell’uso offline e non dice quali dati vedrebbero banche ed Eurosistema nei pagamenti online.
Commissioni: un piccolo negozio paga fino a quattro volte di più
Sul fronte degli esercenti c’è la cifra più netta dell’intervista. Secondo Cipollone, un piccolo negozio può pagare oggi commissioni «fino a quattro volte più alte rispetto ai grandi operatori». Non precisa a quali strumenti di pagamento si riferisca né da dove venga il confronto.
La sua tesi è che l’euro digitale porterebbe un’alternativa europea, aumenterebbe la concorrenza e, «grazie ai limiti ai costi previsti dalla legge», farebbe scendere le commissioni per chi ha meno potere contrattuale. Quei tetti fanno parte del regolamento ancora in discussione, quindi il loro livello è aperto quanto il resto del testo. Il titolare di un bar di Napoli o di una merceria di Bergamo non può ancora fare i conti di quanto pagherebbe.
Cipollone collega le commissioni a una dipendenza più ampia. Gli acquisti online si pagano di solito con carta e, nei due terzi dei casi, con schemi non europei. Nella maggior parte dei paesi dell’area dell’euro la dipendenza arriva fino ai negozi fisici, perché manca un equivalente del Bancomat che, come in Italia, permette di pagare al negozio sotto casa.
Due app, nessun conto presso la BCE, e le banche restano in prima fila
Sull’accesso, Cipollone descrive due strade. Le banche potranno integrare l’euro digitale nelle app che i clienti usano già, mentre l’Eurosistema offrirà un’app semplice, uniforme e affidabile con le funzioni essenziali. Anche con l’app della BCE, dice, «il rapporto resterà con la propria banca: la BCE non aprirà conti ai cittadini».
Sommella gli fa notare che le banche temono di essere tagliate fuori. «L’euro digitale non è stato concepito per sostituire le banche», risponde Cipollone, aggiungendo che a distribuirlo, gestire i clienti e sviluppare nuovi servizi saranno le banche e gli altri intermediari autorizzati. Alla domanda se un domani possa restare solo l’euro digitale, risponde che non lo crede: contante, euro digitale e servizi bancari devono convivere.
Non ci sarà un limite annuale di emissione come per banconote e monete: l’utilizzo dipenderà dalla domanda di cittadini e imprese. E l’euro digitale sarà un mezzo di pagamento, «non uno strumento attraverso cui la BCE potrà dire ai cittadini come spendere il proprio denaro». Gli esempi citati sono un caffè, un acquisto online, una bolletta e un trasferimento a un’altra persona.
Sulla sicurezza Cipollone elenca crittografia avanzata, separazione dei dati e test periodici con attacchi simulati, con l’infrastruttura distribuita in più aree geografiche europee così che il servizio continui se una parte si ferma. La piattaforma, precisa, sarà sviluppata solo da fornitori europei.
Sette operatori italiani nel pilota, secondo l’elenco della BCE
Milano Finanza è un quotidiano italiano e i dettagli italiani emergono. Cipollone dice: «Trentasei operatori del mercato, di cui sette italiani, già collaborano ai lavori preparatori». La BCE invita ora a partecipare anche gli esercenti dell’e-commerce e del mobile commerce.
Il sette torna con la tabella della BCE. L’allegato al comunicato del 14 luglio elenca ogni operatore con il paese di candidatura, e sette portano l’Italia: Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Sella, isybank, Nexi Payments, Numia, Poste Italiane e UniCredit. Nessun altro paese ne ha tanti; la Germania ne ha cinque. Alcune testate italiane, tra cui 9colonne e il Sole 24 Ore, a luglio ne contavano otto, aggiungendo Satispay, società italiana la cui Satispay Europe si è candidata dal Lussemburgo, come il Sole 24 Ore stesso precisava allora.
Cipollone dà anche una cifra sulla velocità con cui gli italiani si spostano online. Secondo «gli ultimi dati disponibili», i pagamenti online in Italia sono passati dal 6% circa del totale nel 2019 al 24% nel 2024, e lui si aspetta che da allora siano cresciuti ancora. L’Italia, ricorda, ha il Bancomat, uno schema nazionale per pagare nei negozi sotto casa che la maggior parte dei paesi dell’area dell’euro non ha.
Il banchiere centrale parlava subito dopo il comitato esecutivo dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI). Spiega che si è discusso soprattutto di tokenizzazione e che ha aggiornato i banchieri sul dossier legislativo e sui preparativi dell’Eurosistema.

Il pilota del 2027 con transazioni reali e la legge attesa entro fine 2026
«Nel 2027 partiremo già con un pilota basato su transazioni reali», dice Cipollone, effettuate dai dipendenti della BCE e delle banche centrali nazionali. La pagina della BCE sul pilota fissa l’avvio nella seconda metà del 2027 per 12 mesi, con il personale della BCE e di 19 banche centrali nazionali al lavoro insieme ai 36 operatori e a esercenti selezionati. Gli esercenti dell’e-commerce e del mobile commerce hanno tempo fino al 27 ottobre 2026 per manifestare interesse.
Sulla decisione di fondo il tono è prudente. «La decisione potrà essere presa solo quando i negoziati legislativi in corso a Bruxelles saranno conclusi», afferma. Si augura che il regolamento sia adottato entro fine anno, così da permettere al Consiglio direttivo di decidere formalmente sull’emissione.
Anche allora, una decisione non metterebbe euro digitali nei portafogli il giorno dopo. L’adozione del regolamento permetterà di completare il rulebook con le regole tecniche, e banche, operatori dei pagamenti ed esercenti avranno bisogno di tempo per adeguare sistemi e processi, spiega. Nella domanda dell’intervistatore si ipotizzava un arrivo già nel 2029 se la legge passasse quest’anno. Cipollone risponde solo sulla sequenza, prima la legge e poi la decisione, e non conferma l’anno.
Il progetto, per lui, risponde al bisogno di non dipendere da altri per un servizio essenziale. «Negli ultimi anni l’Europa ha imparato che per alcuni servizi essenziali non può dipendere esclusivamente da altri», dice, citando energia e difesa. E aggiunge: «La sovranità non è chiudere le porte agli altri».
L’intervista in cifre
| Punto | Cosa ha detto Cipollone (21 ottobre 2026) |
|---|---|
| Limite di detenzione | Sì, sul saldo del portafoglio; importo non indicato |
| Limite ai pagamenti | Nessuno; la parte eccedente viene presa dal conto corrente collegato |
| Operatori nei lavori preparatori | 36, di cui 7 italiani (coincide con l’elenco BCE di luglio per paese di candidatura) |
| Commissioni dei piccoli negozi | Fino a 4 volte quelle dei grandi operatori |
| Pagamenti online in Italia | 6% del totale nel 2019, 24% nel 2024 |
| Acquisti online con carta su schemi non europei | Due terzi |
| Pilota | 2027, transazioni reali di dipendenti BCE e banche centrali nazionali |
| Limite annuo di emissione | Nessuno, decide la domanda |
| Legge | Attesa entro fine 2026; decisione sull’emissione solo dopo |
Euro digitale e stablecoin in euro: a che punto è il confronto
Cipollone nell’intervista non nomina le stablecoin, quindi nulla di quanto segue è un suo giudizio su EURC o su Qivalis, il consorzio di banche che ha la licenza olandese di istituto di moneta elettronica ma ancora nessuna data di lancio. Il confronto è di Coindaro. Un portafoglio con tetto e ricariche automatiche dal conto serve a pagare, non a custodire grandi somme, che è l’uso delle stablecoin in euro regolate dal MiCA oggi, negli exchange e nella DeFi. I due mondi potrebbero incontrarsi nei pagamenti di tutti i giorni, il terreno che oggi presidiano le carte. La nostra guida alle stablecoin spiega il lato privato; la guida su moneta fiat e banche centrali racconta quello pubblico.
Cosa resta aperto
L’intervista lascia i numeri principali ai legislatori. L’importo del limite di detenzione, il livello dei tetti alle commissioni degli esercenti e le regole sui dati nei pagamenti online dipendono dal testo che Parlamento europeo e Consiglio stanno ancora negoziando. Se si metteranno d’accordo entro il 31 dicembre, come spera Cipollone, oggi non si sa.
La prima scadenza lato BCE è più vicina: il bando per gli esercenti del pilota chiude il 27 ottobre. Il pilota vero e proprio dovrebbe partire nella seconda metà del 2027 e durare 12 mesi.
