pool di un market maker automatico divergono, rispetto a tenere semplicemente gli stessi token. Diventa definitiva al prelievo.">Il 25 settembre 2026 la Banca centrale europea ha comunicato che la massa monetaria M3 dell’area euro è cresciuta del 3,5% in un anno ad agosto, un soffio più del 3,4% di luglio. I prestiti alle famiglie sono saliti del 3,1%, quelli alle imprese del 4,2%. Tre giorni prima la Federal Reserve aveva indicato in 23.342,8 miliardi di dollari l’M2 statunitense di agosto, circa il 5,7% in più rispetto a un anno prima.
Quasi tutta quella moneta non è fatta di banconote stampate, ma di saldi bancari, ed è da qui che parte la domanda su come le banche creano moneta. Quando una banca commerciale concede un prestito, accredita sul conto del cliente un nuovo deposito, e quel deposito è moneta che il cliente può spendere subito. Nessun risparmio altrui è stato girato a nessuno.
Questa è la quinta lezione del nostro percorso su moneta ed economia e segue la lezione su inflazione e potere d’acquisto. Le regole sono quelle in vigore a ottobre 2026 e niente di quanto leggete è un consiglio di investimento.
Quasi tutta la moneta che usate è una promessa della vostra banca
In un’economia moderna la moneta ha tre forme, e una sola si può tenere in mano. Le banconote le emette la banca centrale. Le riserve sono i saldi che le banche commerciali tengono nei propri conti presso la banca centrale: un privato non può aprirne uno. I depositi sono quello che vedete nell’app della banca, cioè un debito che la banca ha verso di voi. In Italia si parla di moneta scritturale: moneta che esiste come scrittura contabile nei registri di una banca.
Le prime due forme sono moneta di banca centrale. La terza è moneta di banca commerciale ed è di gran lunga la più grande. La spiegazione divulgativa della Banca centrale europea (in inglese) lo dice senza giri di parole: la moneta delle banche commerciali è la maggior parte di quella che le persone usano davvero (traduzione nostra). La Banca d’Inghilterra ha misurato la ripartizione nel Regno Unito a dicembre 2013: i depositi erano il 97% della moneta in senso ampio, il contante il restante 3%.
Nell’area euro il quadro è simile. A fine agosto 2026 il contante era circa il 9% della moneta ampia M3, secondo il portale dati della BCE (dati destagionalizzati, provvisori); le cifre complete sono nella tabella più avanti.
Se avete letto la nostra lezione su che cos’è la moneta, conoscete le tre funzioni che svolge. Un deposito bancario le svolge tutte e tre, ed è per questo che lo trattiamo come moneta pur essendo una promessa privata. Funziona perché la promessa è convertibile: un deposito si trasforma in contante alla pari, oppure si manda a un’altra banca e arriva come un euro per un euro. Quella convertibilità poggia sulla banca centrale, come spiega la lezione su moneta fiat e banche centrali.
La spiegazione da manuale: prima il deposito, poi il prestito
Molti corsi di economia insegnano ancora una sequenza ordinata. Un risparmiatore versa 1.000 dollari. La banca ne tiene da parte una frazione come riserva, diciamo il 10%, e presta gli altri 900. Chi ha ottenuto il prestito li spende, il venditore li versa in un’altra banca, che ne trattiene 90 e ne presta 810, e così via. Sommando i giri, i 1.000 iniziali diventano fino a 10.000 di depositi. Il rapporto 1 diviso per il coefficiente di riserva si chiama moltiplicatore monetario.
Dietro questa aritmetica c’è l’espressione «riserva frazionaria», e descrive qualcosa di reale: in un sistema con un obbligo di riserva che vincola davvero e con una banca centrale che razione con rigore le riserve, il moltiplicatore fissa un tetto ai depositi. Per questo è finito nei manuali.
Eppure le banche centrali che gestiscono il sistema dicono che oggi la moneta non nasce così. In un articolo del 2014 sul Quarterly Bulletin, «Money creation in the modern economy», tre economisti della Banca d’Inghilterra hanno scritto che l’atto di prestare crea depositi, cioè l’inverso dell’ordine dei manuali. Sul moltiplicatore il giudizio è netto: non è una descrizione accurata di come la moneta viene creata nella realtà (traduzioni nostre).
Gli autori respingono anche la caricatura opposta. Le banche non si limitano a far passare i depositi dei risparmiatori ai debitori, e non «moltiplicano» la moneta della banca centrale. La frase chiave sulle riserve: nella realtà né le riserve sono un vincolo per i prestiti, né la banca centrale stabilisce l’ammontare di riserve disponibili.
Anche la spiegazione pubblica della BCE racconta la stessa cosa: se una banca commerciale vi concede un prestito per comprare un’auto, crea moneta in questo modo. Gli economisti post-keynesiani sostenevano da decenni che la moneta nasce dentro il sistema bancario, e l’articolo inglese cita proprio quella letteratura. La novità del 2014 fu che a dirlo con parole semplici era una banca centrale.
Come le banche creano moneta con un prestito: il bilancio in quattro passaggi
Quello che segue è un’illustrazione, non una banca reale: nomi e numeri sono inventati e tenuti tondi, così da seguire senza fatica i due lati del bilancio.
Nel nostro esempio la Banca A parte da attivi per 1.000.000 di euro: 100.000 di riserve presso la banca centrale e 900.000 di prestiti già concessi. Sull’altro lato deve 900.000 euro di depositi ai clienti e ha 100.000 di capitale proprio, la quota degli azionisti. Anna chiede un prestito di 20.000 euro per comprare un’auto.
- Il prestito viene approvato. La Banca A registra un nuovo attivo, «prestito ad Anna, 20.000», e una nuova passività, «deposito di Anna, 20.000». Entrambi i lati del bilancio crescono di 20.000. La moneta in senso ampio nell’economia è appena aumentata di 20.000 euro. Le riserve della Banca A non si sono mosse.
- Anna compra l’auto. Il concessionario ha il conto presso la Banca B, quindi il deposito di Anna alla Banca A scende di 20.000 e quello del concessionario alla Banca B sale di 20.000. Per regolare, la Banca A trasferisce 20.000 euro di riserve alla Banca B presso la banca centrale. La moneta nell’economia non è cambiata: ha cambiato banca.
- Per la Banca A il passo successivo è ricostituire le riserve. Può usare quelle che ha, prendere in prestito da altre banche, raccogliere nuovi depositi o chiedere soldi alla banca centrale contro garanzie. Ogni strada ha un prezzo, legato al tasso di riferimento della banca centrale. Questo costo di raccolta, e non uno stock di risparmi, è ciò che il prestito costa davvero alla banca.
- Anna rimborsa in cinque anni. Ogni rata riduce di pari importo il suo deposito e il prestito, e la moneta scompare. Gli interessi che paga sono un ricavo per la banca, che finisce nel capitale proprio se la banca chiude in utile.
Il quarto passaggio è quello che si dimentica. La Banca d’Inghilterra osserva che, come il prestito crea moneta, il rimborso la distrugge; il suo esempio è quello di chi salda per intero la carta di credito a fine mese, cancellando i depositi creati dagli acquisti. La moneta ampia cresce solo quando i nuovi prestiti corrono più dei rimborsi.
Alcuni economisti parlano di «moneta a penna stilografica», creata con un tratto di penna del banchiere; l’articolo inglese rimanda alla discussione di James Tobin del 1963. Oggi basta un tasto. Alla banca non servono oro, contante o i risparmi di un altro nel cassetto per fare la scrittura. Le servono invece i mezzi per regolare i pagamenti che ne seguono, capitale e liquidità sufficienti, e un rendimento sul prestito superiore al costo di raccolta.

Che cosa impedisce alle banche di creare moneta a piacere
Se un tasto basta per creare moneta, perché le banche non prestano all’infinito? L’articolo della Banca d’Inghilterra raggruppa i freni in tre insiemi: i limiti delle banche stesse (profitto, rischio e regole), il comportamento di debitori e risparmiatori, e la politica monetaria.
Profitto, rischio e concorrenza
Un prestito deve rendere. La Banca A perde riserve nel momento in cui Anna paga presso un’altra banca, e le ricostituisce a un costo vicino al tasso di riferimento. Se abbassa i tassi per conquistare clienti, ogni prestito rende meno; se presta a debitori più fragili, più prestiti diventano inesigibili e intaccano il capitale. Una banca che aumenta i prestiti molto più in fretta delle rivali perde ogni giorno riserve a loro favore e deve pagare di più per riavere i depositi.
Regole sul capitale: un cuscinetto, non un caveau
Il quadro di Basilea III, pubblicato dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria nel dicembre 2010 e completato nel dicembre 2017, fissa il capitale minimo che le banche devono detenere. Negli Stati Uniti la Federal Reserve lo ha tradotto nella propria norma sul capitale, 12 CFR 217.10 (in inglese): un coefficiente di capitale primario di classe 1 del 4,5%, un coefficiente di classe 1 del 6% e un coefficiente di capitale totale dell’8% delle attività ponderate per il rischio, più un indice di leva finanziaria del 4%. Le banche più grandi (quelle con approccio avanzato e le società di categoria III) sono soggette anche a un indice di leva supplementare del 3%. La sezione successiva, la 217.11, aggiunge un cuscinetto del 2,5% delle attività ponderate per il rischio oltre ai minimi (per le banche maggiori, un cuscinetto di capitale legato agli stress test di almeno il 2,5%); chi lo intacca subisce limiti su dividendi e bonus.
In quella frase si nascondono due equivoci. Il capitale non è contante messo da parte: è la quota di finanziamento della banca che viene dagli azionisti e dagli utili non distribuiti, e che assorbe le perdite prima dei depositanti. E «ponderato per il rischio» significa che un prestito pesa in base al suo rischio: un mutuo ben garantito conta meno di un finanziamento alle imprese senza garanzie, quindi le regole sul capitale orientano i prestiti che le banche preferiscono. Ogni nuovo prestito fa salire le attività ponderate e richiede quindi altro capitale a sostegno.
Regole sulla liquidità
Il Liquidity Coverage Ratio, pubblicato dal Comitato di Basilea nel gennaio 2013 e pienamente in vigore dal 1° gennaio 2019, chiede alle banche di detenere attività liquide di alta qualità sufficienti a sopravvivere a 30 giorni di deflussi sotto stress, con un rapporto minimo del 100%. Un secondo standard, il Net Stable Funding Ratio, chiede di finanziare i prestiti a lungo termine con raccolta stabile e non con denaro overnight. Entrambi rendono più costosa una crescita rapida del credito.
I debitori e il tasso della banca centrale
Per prestare serve qualcuno che chieda un prestito. Famiglie e imprese si indebitano quando si aspettano che il finanziamento si ripaghi da sé, e rimborsano in anticipo quando hanno liquidità, il che distrugge moneta. La Banca d’Inghilterra indica nella politica monetaria il vincolo ultimo: quando la banca centrale alza il tasso, i prestiti costano di più, meno persone li vogliono e la crescita della moneta rallenta. Come ha mostrato la lezione sull’inflazione, le banche centrali puntano a un obiettivo di inflazione e ci arrivano governando il prezzo del credito, non la quantità di riserve.
Riserva frazionaria e riserva obbligatoria: 1% nell’area euro, zero negli Stati Uniti
Il moltiplicatore da manuale poggia su una riserva obbligatoria. Le banche dell’area euro devono detenere l’1% di una base di riferimento, composta soprattutto da depositi della clientela e titoli di debito a breve, nei conti presso la propria banca centrale nazionale (per le banche italiane, la Banca d’Italia). Il coefficiente era del 2% al lancio dell’euro, il 1° gennaio 1999, ed è stato ridotto all’1% dal periodo di mantenimento iniziato il 18 gennaio 2012, secondo la Deutsche Bundesbank (in inglese). Ogni banca deduce una franchigia forfettaria di 100.000 euro. Dal periodo di mantenimento iniziato il 20 settembre 2023 le riserve obbligatorie sono remunerate allo 0%.
Negli Stati Uniti l’obbligo non esiste più. La Federal Reserve ha annunciato il 15 marzo 2020 di azzerare i coefficienti di riserva obbligatoria, con effetto dal 26 marzo 2020; la sua pagina sulle riserve obbligatorie (in inglese) dice che l’azzeramento ha «eliminato» l’obbligo per tutti gli istituti di deposito. Il comunicato collegava la scelta al passaggio a un regime di riserve abbondanti, in cui le banche ne hanno molte e lo strumento è il tasso d’interesse, non la quantità. Il 14 ottobre 2026 le banche statunitensi detenevano circa 3.022 miliardi di dollari di riserve presso la Fed, secondo la statistica H.4.1, senza che alcuna regola le obbligasse.
La Banca d’Inghilterra scriveva nel 2014 di non avere requisiti formali di riserva (solo piccoli depositi in contanti non remunerati, con un’altra funzione), e che quindi il processo da manuale era «meno rilevante» per le banche britanniche.
Anche chi parla di riserva frazionaria lo fa spesso per dire che le banche tengono in cassa solo una frazione dei depositi. È vero, ed è legale: nessuna banca ha riserve per rimborsare tutti i correntisti insieme, e non è pensata per averle. La sicurezza viene soprattutto da capitale, regole sulla liquidità e garanzia dei depositi, non da un coefficiente che negli Stati Uniti vale zero.
Riserve se ne tengono comunque, perché le usano per regolare i pagamenti tra loro e perché i regolatori chiedono attività liquide. Ma la quantità di riserve segue i prestiti, non li limita. L’articolo inglese descrive il moltiplicatore come un meccanismo che gira al contrario: una politica più espansiva fa crescere prestiti e depositi, questo aumenta la domanda di riserve da parte delle banche, e la banca centrale la soddisfa.
M0, M1, M2, M3: la stessa moneta misurata a quattro distanze
Gli aggregati monetari misurano la moneta a distanze crescenti dal contante, e ogni banca centrale ha le proprie definizioni: l’M2 di Francoforte non è l’M2 di Washington.
La misura più stretta è la base monetaria, a volte ancora chiamata M0: la circolazione di contante più le riserve delle banche presso la banca centrale, tutta moneta di banca centrale. Nell’area euro l’M1 della BCE somma circolazione e depositi a vista; l’M2 aggiunge i depositi a breve termine diversi da quelli a vista, come i risparmi con preavviso; l’M3 aggiunge gli strumenti negoziabili, attività vicine ai depositi ma scambiate sui mercati. Negli Stati Uniti il rapporto H.6 della Fed (in inglese) definisce l’M1 come circolazione più depositi a vista e altri depositi liquidi, compresi quelli di risparmio; l’M2 aggiunge i depositi a termine di piccolo taglio sotto i 100.000 dollari e i saldi dei fondi comuni monetari retail. Il Regno Unito pubblica una propria misura ampia, l’M4ex.
| Misura | Area euro (BCE) | Stati Uniti (Fed) | Data |
|---|---|---|---|
| Circolazione di contante | circa 1.620 miliardi di euro | circa 2.490 miliardi di dollari | Euro: fine agosto 2026 (portale dati BCE); USA: 14 ottobre 2026 (H.4.1) |
| Riserve delle banche presso la banca centrale | non indicate qui | circa 3.020 miliardi di dollari | 14 ottobre 2026 (H.4.1) |
| M1 | circa 11.290 miliardi di euro (+2,9% in un anno) | circa 19.990 miliardi di dollari | agosto 2026 |
| M2 | circa 16.450 miliardi di euro | circa 23.340 miliardi di dollari (circa +5,7% in un anno) | agosto 2026 |
| M3 | circa 17.650 miliardi di euro (+3,5% in un anno) | non pubblicato | agosto 2026 |
La distanza tra la prima riga e le altre è moneta bancaria. Buona parte della crescita che ogni mese si legge su M2 o M3 è il risultato netto di nuovi prestiti meno rimborsi, più gli acquisti di titoli da parte delle banche, che creano depositi allo stesso modo.
Le banche regolano tra loro in moneta di banca centrale
Tornate al secondo passaggio dell’esempio: gli euro di Anna sono usciti dalla Banca A e sono arrivati alla Banca B. La moneta di banca commerciale si è spostata tra due bilanci diversi, e qualcosa doveva saldare il debito tra le banche. Quel qualcosa è la moneta di banca centrale.
I pagamenti in euro tra banche si regolano in T2, il sistema di regolamento lordo in tempo reale dell’Eurosistema, entrato in funzione nel marzo 2023 al posto di TARGET2. Ogni pagamento si regola singolarmente e in via definitiva sui conti delle banche presso la banca centrale. La BCE precisa (in inglese) che ogni otto giorni T2 elabora pagamenti per un valore vicino all’intero PIL annuo dell’area euro. Negli Stati Uniti l’equivalente è il Fedwire Funds Service, gestito dalle banche della Federal Reserve.
Per questo le riserve contano anche senza obbligo: ogni pagamento che un cliente manda a un’altra banca le riduce. Il regolamento in moneta di banca centrale dà anche quella che gli economisti chiamano unicità della moneta. Un euro presso la vostra banca e uno presso la mia valgono lo stesso perché entrambi si convertono alla pari nello stesso attivo della banca centrale. Se una banca non riesce a mantenere quella conversione, subentra la garanzia dei depositi, entro un limite.
La garanzia dei depositi: 100.000 euro, 250.000 dollari o 120.000 sterline
Poiché i depositi sono un debito della banca, ne portano il rischio. Gli Stati lo limitano per i risparmiatori comuni con sistemi di garanzia dei depositi finanziati dalle stesse banche.
Negli Stati Uniti l’assicurazione sui depositi, secondo la Federal Deposit Insurance Corporation, copre 250.000 dollari per depositante, per banca assicurata dalla FDIC, per ciascuna categoria di titolarità del conto (traduzione nostra). La pagina della FDIC sull’assicurazione dei depositi (in inglese) elenca quello che non copre: tra le esclusioni ci sono le criptovalute, insieme ad azioni, obbligazioni e fondi comuni.
In tutta l’Unione europea la garanzia è di 100.000 euro per depositante e per banca. In Italia la gestisce il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), a cui aderiscono le banche, mentre la vigilanza sul sistema bancario spetta alla Banca d’Italia, in raccordo con la BCE per i grandi gruppi. Secondo il sito del FITD, la copertura riguarda conti correnti, conti di deposito, anche vincolati, certificati di deposito, libretti di risparmio e assegni circolari, fino a 100.000 euro per depositante e per banca, anche quando due banche appartengono allo stesso gruppo. Il rimborso arriva entro sette giorni lavorativi da quando produce effetti il provvedimento di liquidazione coatta amministrativa della banca.
In Francia il Fonds de garantie des dépôts et de résolution paga entro sette giorni lavorativi e garantisce separatamente i titoli fino a 70.000 euro.
Il Regno Unito ha alzato il proprio limite il 1° dicembre 2025. Il Financial Services Compensation Scheme (in inglese) protegge ora fino a 120.000 sterline per persona e per istituto autorizzato, contro le 85.000 di prima. I saldi temporaneamente elevati, come il ricavato della vendita di una casa, sono coperti fino a 1,4 milioni di sterline per un massimo di sei mesi. Le banche dello stesso gruppo che condividono una licenza bancaria contano come un solo istituto, quindi più marchi possono dividere un solo limite.
| Schema | Limite | Che cosa copre | Fonte e data |
|---|---|---|---|
| FITD (Italia) | 100.000 euro per depositante e per banca | Conti correnti, conti di deposito, certificati di deposito, libretti; rimborso in 7 giorni lavorativi | FITD, ottobre 2026 |
| FGDR (Francia) | 100.000 euro per cliente e per banca | Conti correnti e di risparmio, Livret A, LDDS, LEP; rimborso in 7 giorni lavorativi | FGDR, ottobre 2026 |
| FDIC (Stati Uniti) | 250.000 dollari per depositante, per categoria di titolarità, per banca | Depositi presso banche assicurate; non criptovalute, azioni o fondi | FDIC, ottobre 2026 |
| FSCS (Regno Unito) | 120.000 sterline per persona e per istituto autorizzato | Depositi di banche, building society e credit union; limite alzato il 1° dicembre 2025 | FSCS, ottobre 2026 |
Un saldo in stablecoin o una criptovaluta custodita presso un exchange non è un deposito bancario, quindi nessuno di questi sistemi la protegge.
Silicon Valley Bank ha perso oltre 40 miliardi di dollari di depositi in un giorno
Nel marzo 2023 la California ha dato una lezione secca su che cosa sia un deposito. Silicon Valley Bank aveva a fine 2022 circa 209 miliardi di dollari di attivi e 175,4 miliardi di depositi, secondo la FDIC. I clienti erano soprattutto start-up e fondi di venture capital, e circa il 94% dei depositi non era assicurato a fine 2022, secondo la successiva revisione della Federal Reserve. Gran parte del denaro era finita in obbligazioni a lunga scadenza, che avevano perso valore con la salita dei tassi.
L’8 marzo 2023 la capogruppo della banca ha annunciato di aver venduto 21 miliardi di dollari di titoli, con una perdita di 1,8 miliardi al netto delle imposte, e di voler raccogliere 2,25 miliardi di capitale. Il giorno dopo, il 9 marzo, SVB ha «perso oltre 40 miliardi di dollari di depositi», come ha accertato la revisione della Fed del 28 aprile 2023 (in inglese), e la dirigenza si aspettava più di 100 miliardi di ulteriori ritiri il 10 marzo. Deflussi effettivi e attesi insieme valevano circa l’85% dei depositi della banca, ha scritto la Fed, in una corsa «alimentata dai social media» (traduzione nostra).

Il 10 marzo l’autorità di vigilanza bancaria della California ha chiuso SVB e ha nominato la FDIC curatore. Il 12 marzo Tesoro, Fed e FDIC hanno annunciato che tutti i depositanti, assicurati e non, sarebbero stati tutelati, e la Fed ha varato il Bank Term Funding Program, che presta alle banche fino a un anno contro titoli del Tesoro e altre garanzie di alta qualità valutate al valore nominale.
Una banca finanzia prestiti e obbligazioni a lungo termine con depositi che i clienti spostano con un clic. Nessuna banca ha riserve sufficienti per rimborsare tutti i depositanti nello stesso momento, e nessuna è pensata per averle: è il prezzo della creazione di credito. Una regola sulla liquidità costruita su 30 giorni di stress non poteva reggere una corsa misurata in ore. A fermare il panico sono stati i paracadute: assicurazione sui depositi, prestiti della banca centrale e una decisione del governo. Un prestatore di criptovalute non ne ha nessuno.
Bitcoin, stablecoin e depositi tokenizzati rispondono in modo diverso alla stessa domanda
Bitcoin: emissione fissata dalle regole che ogni nodo applica
In Bitcoin le nuove monete compaiono solo come ricompensa di blocco ai miner. Il codice di Bitcoin Core parte da 50 BTC e dimezza la ricompensa ogni 210.000 blocchi; dal blocco 840.000 è di 3,125 BTC. Lo stesso codice fissa un tetto di controllo di 21 milioni di BTC, e l’offerta effettiva si fermerà un po’ sotto. Il calendario è nella voce del glossario sull’halving di Bitcoin. Il white paper di Satoshi Nakamoto paragona le nuove monete ai minatori d’oro che immettono oro in circolazione, e immagina un futuro in cui le commissioni sostituiscono il sussidio e il sistema diventa «completamente privo di inflazione» (traduzione nostra).
Nel protocollo non ci sono prestiti e quindi nemmeno depositi creati dal credito. Il credito esiste attorno a Bitcoin: exchange e prestatori prendono monete e le prestano, e i protocolli DeFi erogano prestiti garantiti da collaterale, come spiega la nostra guida alla DeFi. Sono crediti su monete già esistenti e portano lo stesso rischio di corsa agli sportelli di una banca, senza garanzia dei depositi né prestatore di ultima istanza. Le basi della rete sono nella nostra guida a Bitcoin.
Stablecoin regolamentate: crediti coperti uno a uno
L’emittente di una stablecoin incassa dollari o euro ed emette token in cambio. Secondo il GENIUS Act statunitense, Public Law 119-27, firmato il 18 luglio 2025, un emittente autorizzato deve mantenere riserve «identificabili» in misura «almeno di 1 a 1», in contanti, depositi, buoni del Tesoro a breve e attività simili, e non può riconoscere ai detentori «alcuna forma di interesse o rendimento» per il solo possesso del token (traduzioni nostre). Il testo della legge (in inglese) dava alle autorità un anno per scrivere le norme attuative ed entra in vigore alla prima tra due date: 18 mesi dopo l’approvazione, cioè il 18 gennaio 2027, oppure 120 giorni dopo le norme definitive. Le regole le scrivono le autorità bancarie federali, come l’Office of the Comptroller of the Currency e la FDIC, insieme al Tesoro.
Il diritto europeo segue una linea simile. MiCA tratta la stablecoin legata a un’unica valuta ufficiale come token di moneta elettronica: è emesso alla pari e rimborsabile alla pari in qualsiasi momento, senza commissioni. L’articolo 50 (in inglese) vieta all’emittente di riconoscere interessi, ed estende il divieto ai prestatori di servizi per le cripto-attività, contando come interesse ogni beneficio legato alla durata del possesso. La nostra guida a MiCA ne dà i dettagli, e la lezione sulle stablecoin spiega come funzionano nella pratica monete come USDC.
Un emittente con riserve piene non crea quindi moneta prestando: detiene moneta ed emette un credito su di essa. L’eventuale creazione di credito avviene nelle banche in cui stanno le riserve. La Banca dei Regolamenti Internazionali ha giudicato nel suo Rapporto economico annuale di giugno 2025 (in inglese) che le stablecoin «funzionano male» rispetto ai tre test richiesti a un sistema monetario: unicità, elasticità e integrità (traduzione nostra). Qui conta l’elasticità: la moneta bancaria può crescere con la domanda di credito dell’economia, un token con riserve piene no.
Depositi tokenizzati: moneta bancaria su un registro nuovo
Un blockchain. Il titolare ha un credito verso la banca: valgono regole bancarie, garanzia sui depositi (se idoneo) e interessi, a differenza della stablecoin, credito verso l'emittente.">deposito tokenizzato è un normale deposito registrato su un registro di tipo blockchain. Resta una passività della banca, quindi la banca lo crea ancora prestando, resta soggetto alle regole su capitale e liquidità e si regola tra banche in moneta di banca centrale. Il rapporto BIS dice che la moneta bancaria tokenizzata potrebbe poggiare sul «collaudato sistema a due livelli» di banche centrali e commerciali (traduzione nostra). Le forme più vecchie di moneta bancaria digitale e di moneta elettronica, e gli esperimenti che hanno preceduto Bitcoin, sono il tema della prossima lezione sulla moneta digitale prima di Bitcoin.
La Svizzera ha votato per chiudere la creazione di moneta bancaria, e il 75,7% ha detto no
Un solo Paese ha posto la domanda agli elettori. Il 10 giugno 2018 gli svizzeri hanno votato sull’iniziativa «Vollgeld», o moneta sovrana, che avrebbe dato alla Banca nazionale svizzera il potere esclusivo di creare moneta, anche elettronica, e avrebbe imposto che i depositi a vista presso le banche fossero coperti per intero da moneta di banca centrale.
La proposta è stata bocciata nettamente. Secondo i dati aperti della Cancelleria federale (in inglese), 442.387 elettori hanno votato sì e 1.379.540 no, con il 75,7% di respingimenti e un’affluenza del 34,6% circa. Nessun cantone l’ha sostenuta. Un sondaggio post-voto riportato da swissinfo (in inglese) ha trovato che il 58% degli intervistati aveva faticato a capire di che cosa trattasse il voto.
La Banca nazionale svizzera era contraria. Il voto non ha chiarito nulla sul piano economico, ma ha mostrato che chi crea la moneta è una scelta politica sulla quale si possono interpellare gli elettori.
I dati monetari della BCE per settembre sono attesi nelle prossime settimane, e il GENIUS Act entra in vigore al più tardi il 18 gennaio 2027, qualunque sia il ritmo delle norme definitive. I calendari di emissione dei token, l’equivalente cripto della politica monetaria, sono materia di una lezione successiva.



