La Optimism Foundation ha proposto di abolire le elezioni del Security Council di Optimism per le sue due coorti di firmatari, blockchain that runs exactly as written when it is called, holding and moving funds according to its code, without an intermediary able to change the outcome.">smart contract holding reserves of two or more tokens, supplied by users, that a decentralized exchange uses to execute trades automatically at a price set by a formula.">pool diverge, compared with simply holding the same tokens in a wallet. It becomes permanent when the provider withdraws.">il gruppo che, insieme alla Fondazione, deve approvare ogni aggiornamento di OP Mainnet. Secondo una proposta di ratifica pubblicata sul forum di governance di Optimism il 22 ottobre 2026, i possessori di token riuniti nella Token House eleggerebbero soltanto il Lead del Security Council. Sarebbe il Lead a cercare e a candidare tutti gli altri firmatari, e ogni candidato entrerebbe nel consiglio a meno che i detentori del 20% dell’offerta votabile attiva di OP non votino per bloccarlo.
Il pacchetto riguarda tre documenti: la versione 2.1.0 dell’Operating Manual, la versione 0.2 della Security Council Charter e un nuovo testo, i Member Selection Criteria v0.1. «Elections for Security Council cohorts are discontinued», si legge nella proposta, cioè le elezioni delle coorti sono sospese. Per il voto di ratifica non è stata pubblicata alcuna data.
Si tratta di una proposta, non di una decisione già presa. Ruota inoltre attorno a una domanda che l’unico delegato intervenuto finora ha messo al centro del dibattito: se un candidato che incontra poca opposizione debba considerarsi approvato.
Le elezioni del Security Council di Optimism oggi: tre votazioni l’anno
Oggi il Security Council si forma con il voto dei possessori di token. Secondo il post della Fondazione, la Token House organizza tre elezioni all’anno, una per la Cohort A, una per la Cohort B e una per il Lead, tutte con il sistema dell’approval voting. L’ultimo turno della Cohort A, annunciato sul forum il 29 settembre 2025, metteva in palio sette seggi di membro più quello del Lead, con mandati di 12 mesi e nessun limite al numero di rinnovi.
Anche adesso la Fondazione ha voce in capitolo su chi siede nel consiglio. Con le regole di quel turno del 2025, i membri eletti dovevano superare una verifica della Fondazione che poteva comprendere controlli KYC/AML e sulle sanzioni, e il primo dei non eletti in graduatoria subentrava al posto di chi non la superava. La Fondazione poteva anche nominare direttamente dei candidati se si fossero presentati meno di sette membri idonei. I nuovi testi sposterebbero il controllo della Fondazione a monte, prima che qualcuno venga proposto, ed eliminerebbero il passaggio elettorale per tutti tranne il Lead.
Cosa cambia in concreto: il Lead nomina, la Token House pone il veto
I dettagli stanno nella pull request n. 72 del repository OPerating Manual, intitolata «Security Council: Lead-Appointed Membership». È stata aperta il 22 ottobre da JSeiferth, è contrassegnata come bozza, il 27 ottobre non aveva alcuna revisione e verrebbe unita al codice solo se la ratifica andasse a buon fine.
Secondo la bozza, il Lead diventa l’unico seggio elettivo del Security Council. Il Lead non possiede alcuna chiave di firma: in base alla charter, ogni altro partecipante controlla una chiave su un multisig Gnosis Safe con soglia del 75%. Il Lead recluta i candidati, li intervista e li confronta con i criteri di selezione pubblici. Ogni candidato passa poi alla Fondazione per la verifica KYC/KYB. Solo dopo il Lead presenta un nuovo tipo di proposta, la «Council Appointment», una per ciascun candidato.
Una Council Appointment segue il modello dell’approvazione ottimistica: una settimana di revisione e una settimana di periodo di veto, per un ciclo completo di due settimane. Se la soglia di veto non viene raggiunta, il candidato entra nel consiglio. Se viene raggiunta, il candidato non ottiene il seggio, la consueta procedura di ricorso non si applica e il Lead deve proporre un’altra persona.
Lo stesso percorso varrebbe per i casi che oggi si risolvono con le elezioni: un non eletto che sarebbe subentrato, un membro che si dimette, un membro che viene rimosso. Il Lead proporrebbe inoltre il budget operativo del consiglio ogni 12 mesi. L’aggiornamento del manuale riduce da due settimane a una il periodo generale di revisione delle proposte, cosa che la Fondazione descrive come un adeguamento alla prassi attuale, esenta dal quorum del 30% le proposte di veto e cancella i riferimenti alla Citizens’ House.

| Voce | Oggi | Con la proposta |
|---|---|---|
| Seggi elettivi | Cohort A, Cohort B e Lead | Solo il Lead |
| Elezioni all’anno | Tre, con approval voting | Una, per il Lead |
| Come gli altri firmatari ottengono il seggio | Eletti dalla Token House, poi verificati dalla Fondazione | Candidati dal Lead dopo la verifica KYC/KYB della Fondazione |
| Cosa blocca un candidato | Non vincere l’elezione | Un veto del 20% dell’offerta votabile attiva di OP |
| Ciclo di nomina | Due settimane di revisione, una di voto | Una settimana di revisione più una di veto |
| Periodo di revisione delle proposte | Due settimane | Una settimana |
| Rimozione del Lead | Representative Removal: approvazione al 51%, quorum del 30% | Invariata |
I firmatari attuali non perderebbero il seggio dal primo giorno. La Fondazione scrive che i documenti entrano in vigore con l’avvio della prossima elezione del Lead, che l’elezione del Lead segue la ratifica e che i firmatari in carica restano al loro posto finché i sostituti nominati non sono confermati.
Il veto del 20%: quanto serve per bloccare un candidato
«A nominee is seated unless 20% of active votable OP supply vetoes that nominee», afferma la proposta: il candidato entra a meno che il 20% dell’offerta votabile attiva di OP non lo respinga. La soglia si misura sull’offerta votabile attiva, non sui voti espressi. L’Operating Manual attuale, versione 2.0.0, definisce l’offerta votabile come gli OP che sono stati delegati e la considera attiva se quel potere di voto delegato è stato usato negli ultimi sei mesi.
Poiché le proposte di veto sarebbero esentate dal quorum del 30%, un veto non richiede un’affluenza ampia per contare. Servono abbastanza OP schierati per superare il 20% di quell’offerta attiva. Chi si oppone dovrebbe raccoglierli entro il ciclo di due settimane. In caso contrario, il candidato passa.
La rimozione del Lead funziona al contrario. L’Operating Manual classifica la Representative Removal come proposta a approvazione attiva che richiede il 51% dei consensi, e il quorum del 30% dell’offerta votabile attiva resta valido, perché la bozza esenta soltanto le proposte di veto. I motivi sono circoscritti: il mancato rispetto delle responsabilità fissate nella charter o la mancanza di onestà e trasparenza. Su questo punto cp0x chiede sul forum se i delegati potrebbero usare lo strumento per esprimere sfiducia nella politica di nomina di un Lead senza dover dimostrare una violazione. Un seggio si assegna per impostazione predefinita, mentre per toglierlo serve un voto che raggiunga il quorum.
La Fondazione controlla i candidati ma non li sceglie
Nella bozza il ruolo della Fondazione è quello di un filtro, non di una scelta. Le nomine arrivano dal Lead eletto. La Fondazione svolge il controllo legale e di conformità e la Token House conserva il diritto di veto.
I Member Selection Criteria v0.1 precisano in cosa consiste quel controllo. Superare la «Foundation KYC/KYB screening» comprende verifiche di identità e antiriciclaggio, controlli sulle sanzioni e accertamenti sui precedenti, oltre alla firma di accordi di riservatezza e di accordi con il consiglio. La Fondazione verifica anche dove si trovano i partecipanti. Il Lead deve inviare ogni candidato alla verifica prima di presentare qualsiasi nomina.
I criteri fissano anche regole di composizione per il consiglio nel suo insieme:
- Almeno la metà dei partecipanti deve provenire da fuori dei team di sviluppo core di Optimism.
- Ogni entità può essere legata al massimo a un partecipante.
- Nessun paese può avere un numero di partecipanti sufficiente a raggiungere da solo il quorum del multisig.
I singoli candidati sono valutati per competenza tecnica, sicurezza operativa (la chiave di firma deve stare su un dispositivo hardware dedicato), reputazione e assenza di conflitti di interesse. Il documento prevede che ogni membro dedichi circa cinque ore attive al mese.
Per i lettori italiani ed europei, la verifica è un requisito della Fondazione scritto nei suoi testi di governance. Non è una norma imposta da un’autorità di vigilanza e nei documenti non compare alcun regolatore, né la Consob né l’OAM né altri.
Perché la Fondazione vuole fermare le elezioni delle coorti
Nella sezione dedicata alle motivazioni la Fondazione elenca tre problemi del sistema attuale. Troppe poche persone qualificate si autocandidano, così prima di ogni elezione si spende molto impegno per convincere qualcuno a presentarsi, e un campo ristretto di candidati può portare nel consiglio membri non qualificati. I candidati migliori spesso non vogliono fare campagna elettorale. E i delegati, secondo la Fondazione, non hanno i mezzi per condurre i colloqui e le verifiche che una valutazione seria richiede.
Il post indica da solo il rischio principale: un Lead incompetente o malevolo potrebbe tentare di impadronirsi del consiglio attraverso le nomine. Le risposte proposte sono che il Lead è eletto e rimovibile in qualsiasi momento, deve dimostrare che ogni candidato rispetta i criteri pubblicati, non può proporre nessuno che non abbia superato il KYC/KYB e si trova davanti il veto dei delegati su ogni nome.
Cosa dicono i delegati: silenzio contro voto esplicito
Il 27 ottobre sotto la proposta compariva una sola risposta, quella del delegato cp0x del 26 ottobre. Il delegato sostiene una ricerca dei candidati più professionale, ma si oppone alla proposta nella sua forma attuale. «We believe these decisions should rest on explicit votes rather than on silence», si legge nel post: queste decisioni dovrebbero poggiare su voti espliciti e non sul silenzio.
Le cifre sono stime del delegato. Secondo il conteggio di cp0x, la soglia del 20% equivale a circa 11 milioni di OP, che a suo dire corrispondono più o meno al 38%-55% del potere di voto che ha partecipato alle votazioni del 2026 da lui esaminate (da 20 a 29 milioni di OP). Una scarsa opposizione, argomenta il post, non permette di distinguere i delegati d’accordo da quelli che non hanno letto la proposta e da quelli che non hanno fatto in tempo a organizzarsi.
cp0x porta a confronto Uniswap, Aave e Lido, che secondo lui conteggiano per il quorum soltanto i voti favorevoli, in modo che chi propone debba raccogliere un sostegno esplicito. La richiesta principale è che un candidato sia confermato quando i voti a favore superano i contrari, con un quorum di voti favorevoli stabilito in anticipo.

Offerta votabile e affluenza, le altre preoccupazioni
Il post mette nel mirino anche il numero su cui si misura il veto. Secondo cp0x, l’offerta votabile attiva viene stabilita offchain e inserita nel contratto del governor da un multisig, e il metodo è cambiato a giugno dopo che l’elezione della Cohort B non aveva raggiunto il quorum. Il delegato chiede un calcolo riproducibile, pubblicato per ogni votazione, e cita il lavoro di Arbitrum sul monitoraggio onchain del potere di voto delegato.
Sull’affluenza, cp0x stima che una votazione molto combattuta della metà del 2025 abbia attirato circa 68 milioni di OP, contro i 20-29 milioni circa delle votazioni del 2026 che ha esaminato. Avverte che si può innescare un circolo vizioso: meno decisioni reali danno ai delegati meno motivi per votare, e questo rende più difficile organizzare i veti.
Le altre richieste del delegato: mandati a termine con riconferma (la charter in bozza non fissa un limite al numero di mandati di un partecipante), legami commerciali con la Fondazione o con OP Labs da conteggiare nel test di indipendenza, un meccanismo di sfiducia verso il Lead, statistiche anonimizzate sui rifiuti KYC/KYB e una fase pilota che richieda un voto attivo per proseguire. Ha anche invitato L2BEAT a esprimere un parere. Il 27 ottobre nel thread non era visibile alcuna risposta di L2BEAT né del team della Fondazione.
«In silenzio»? La proposta è pubblica dal 22 ottobre
CryptoSlate ha trattato la proposta il 27 ottobre con un titolo, firmato da Liam ‘Akiba’ Wright, secondo cui la bozza del manuale «silently strips», toglie «in silenzio», le elezioni ai possessori di token. «In silenzio» è espressione del giornale. La proposta è stata pubblicata apertamente sul forum di governance il 22 ottobre, con la motivazione, una sezione sui rischi e i collegamenti alla pull request e a tutti e tre i documenti.
La sostanza dietro quella parola è il rilievo di cp0x: con l’approvazione ottimistica, l’inerzia conferma un candidato. TokenPost, in un articolo di Simon Yoon pubblicato il 26 ottobre, ha riferito la stessa modifica lavorando sul testo della proposta. Nessuna delle due testate ha citato una persona con nome e cognome oltre ai documenti.
Cosa controlla il Security Council su OP Mainnet
OP Mainnet è un layer 2 di Ethereum: esegue le transazioni fuori da Ethereum e le registra poi su di esso. I suoi contratti si possono aggiornare, e chi approva gli aggiornamenti controlla il codice che custodisce i depositi degli utenti. Secondo la pagina di L2BEAT su OP Mainnet, oggi sia gli aggiornamenti ordinari sia quelli di emergenza richiedono l’approvazione del Security Council e della Fondazione, che firmano insieme con un multisig due su due. Un aggiornamento diventa efficace non appena entrambi hanno firmato, senza alcun ritardo onchain; gli aggiornamenti ordinari passano prima da una finestra di veto di sette giorni nella governance.
Per questo le regole di selezione contano anche per gli utenti che non votano mai. Il consiglio è una delle due chiavi di ogni aggiornamento. Chi ne fa parte, e quanto è difficile rimuoverlo, determina quanto quella chiave sia indipendente dalla Fondazione e da OP Labs. La charter prevede anche un meccanismo di riserva: se i firmatari scendono sotto otto, il controllo del Security Council passa alla Fondazione.
La proposta è arrivata lo stesso giorno di un’altra notizia. CryptoSlate ricorda che il 22 ottobre la Optimism Foundation e Uniswap Labs hanno annunciato i preparativi per l’interoperabilità tra Unichain e OP Mainnet, e che gli aggiornamenti 20 e 21 preparano l’infrastruttura senza attivarla. Per un confronto, il nostro profilo di Arbitrum e del suo Security Council spiega come quella rete ripartisce i poteri, mentre il piano di Arbitrum di riaprire Stylus con una firma della Fondazione mostra un’altra salvaguardia in mano a una fondazione. Per le basi, c’è la nostra guida a layer 1 e layer 2.
Cosa non si sa ancora: nessuna data di voto
Nessuno ha pubblicato quando si aprirà o si chiuderà il voto di ratifica, e la pagina degli annunci del forum il 27 ottobre non riportava alcuna data. Nemmeno le regole di quorum e di approvazione per questo voto di ratifica sono indicate nel post.
La pull request è ancora una bozza e non è stata unita. Resta aperto se la Fondazione risponderà a cp0x o se modificherà il modello di veto prima del voto. Se la proposta passa, il passo successivo è un’elezione del Lead con le nuove regole, seguita dalle prime proposte di Council Appointment, ciascuna con il proprio ciclo di due settimane.
