L’8 aprile 2026 pool di un market maker automatico divergono, rispetto a tenere semplicemente gli stessi token. Diventa definitiva al prelievo.">il New York Times ha pubblicato un’inchiesta di John Carreyrou secondo cui il crittografo britannico Adam Back sarebbe la persona più probabilmente dietro a Satoshi Nakamoto, il nome che firmava il documento fondativo di bitcoin. Back ha risposto lo stesso giorno su X con un «i’m not satoshi» in minuscolo, aggiungendo che il suo interesse precoce per il denaro elettronico spiegava le sovrapposizioni, come ha riferito TechCrunch (in inglese). Due settimane dopo un documentario ha fatto il nome di altri due uomini, entrambi morti. Diciotto mesi prima, un film di HBO ne aveva indicato un quarto.
I fatti accertati sono meno numerosi, ma più solidi delle congetture. Bitcoin è stato annunciato il 31 ottobre 2008 da qualcuno che scriveva come Satoshi Nakamoto, la rete è partita il 3 gennaio 2009 e il suo creatore ha smesso di intervenire in pubblico nel dicembre 2010. Chi sia davvero Satoshi Nakamoto non è mai stato dimostrato. Tutte le persone indicate finora hanno smentito, sono morte senza poter rispondere oppure, in un caso, sono state dichiarate da un tribunale inglese non essere Satoshi.
Qui sotto restano separate tre cose: ciò che risulta agli atti e chiunque può verificare, ciò che è stato sostenuto e da chi, e ciò che nessuno sa. Che cosa dice il documento stesso è il tema della lezione precedente, il white paper di bitcoin spiegato. Qui si parla della persona che sta dietro al documento e delle date che sono seguite, fino a ottobre 2026.
Da un’email a una rete funzionante: 2008-2010
Venerdì 31 ottobre 2008, alle 14:10 ora di New York, un messaggio intitolato «Bitcoin P2P e-cash paper» è arrivato agli iscritti della mailing list di crittografia ospitata su metzdowd.com. Il mittente si firmava Satoshi Nakamoto, scriveva da un indirizzo di vistomail.com e apriva con una sola riga: «Sto lavorando a un nuovo sistema di denaro elettronico completamente peer-to-peer, senza una terza parte fidata» (traduzione dall’inglese). Il messaggio, ancora nell’archivio della lista, rimandava a un PDF su bitcoin.org, un dominio la cui registrazione indica come data di creazione il 18 agosto 2008.
Il pubblico non era casuale. La lista era letta da persone che avevano passato gli anni Novanta sul denaro digitale, e la breve bibliografia del documento ne cita due: Hashcash di Adam Back, uno schema di proof of work contro lo spam, e la proposta b-money di Wei Dai del 1998. Entrambi sarebbero finiti più tardi negli elenchi dei candidati Satoshi proprio per questo. I tentativi precedenti sono raccontati nella nostra guida al denaro digitale prima di bitcoin, mentre il meccanismo ideato da Back è spiegato nella voce del glossario sulla proof of work.
Gennaio 2009: il software e il primo trasferimento
Il primo blocco della catena, il blocco 0, porta la data del 3 gennaio 2009 alle 18:15:05 UTC sull’explorer mempool.space e contiene una sola transazione, la ricompensa creata dal suo minatore. Una lezione successiva di questo percorso è dedicata interamente a quel blocco e al titolo di giornale scritto al suo interno.
Cinque giorni dopo, giovedì 8 gennaio 2009, Satoshi ha pubblicato sulla stessa mailing list «Bitcoin v0.1 released». La prima versione era «solo per Windows, per ora». Chi la avviava entrava nella rete come nodo, e una voce di menu, «Generate Coins», trasformava lo stesso PC in un minatore. In pratica, per settimane, si trattò di una manciata di persone.
Una di loro era Hal Finney, programmatore californiano che aveva lavorato al software di cifratura PGP e aveva costruito una propria valuta basata sulla proof of work, RPOW. Il blocco 170, datato 12 gennaio 2009 alle 03:30:25 UTC, contiene due transazioni: la ricompensa del minatore e un pagamento di 10 BTC da Satoshi a Finney, il primo trasferimento tra due persone sulla rete. Finney lo ha ricordato sul forum Bitcointalk il 19 marzo 2013: «Credo di essere stato la prima persona, oltre a Satoshi, a far girare bitcoin» (traduzione). Satoshi, aggiungeva, gli aveva mandato dieci monete come prova.

La pizza e una correzione d’emergenza: 2010
Il primo acquisto famoso lo ha fatto un utente di Bitcointalk chiamato laszlo, che il 18 maggio 2010 ha offerto 10.000 bitcoin per «un paio di pizze» consegnate a casa. Il 22 maggio ha riferito: «Ho scambiato con successo 10.000 bitcoin con delle pizze» (traduzione). La data si festeggia oggi come Bitcoin Pizza Day ed è il più noto tra i primi acquisti fatti con bitcoin.
Tre mesi dopo la rete ha incontrato il bug più grave dei suoi primi anni. Il 15 agosto 2010 il blocco 74.638 ha incluso una transazione che creava dal nulla 184.467.440.737,09551616 BTC, perché un controllo sulla somma delle uscite andava in overflow. Secondo il resoconto del Bitcoin Wiki (in inglese), un client corretto era disponibile in circa cinque ore, i minatori sono passati alla nuova versione e la catena corretta ha superato quella difettosa al blocco 74.691, che mempool.space data alle 08:20 UTC del 16 agosto. Le monete non valide sono sparite insieme ai blocchi abbandonati. Satoshi era ancora ai comandi, e gli avvisi di «safe mode» introdotti dopo l’incidente sarebbero stati il tema dell’ultimo intervento pubblico.
Che cosa lascia davvero il nome Satoshi Nakamoto
Tolte le congetture, la traccia è fatta di testo, codice e monete. Il testo è il white paper, centinaia di messaggi sul forum Bitcointalk, una manciata sul sito della P2P Foundation e le email che altri sviluppatori hanno reso pubbliche in seguito. Il codice sono le prime versioni del software di bitcoin, scritte in C++. Le monete sono le ricompense dei primi blocchi, in gran parte mai spese (la stima è più avanti).
C’è anche un profilo, ed è la parte più citata come se fosse un fatto. L’account della P2P Foundation intestato a Satoshi diceva che il titolare era giapponese, come ricorda la pagina del Bitcoin Wiki su Satoshi Nakamoto (in inglese). Un profilo è ciò che qualcuno ha scritto in un modulo. Nulla di pubblico conferma il paese, l’età o il sesso indicati, e le indagini di cui si parla sotto hanno guardato ben oltre il Giappone.
Conta quanto manca. Nessuna fotografia, nessuna voce registrata, nessun documento legale, nessun conto bancario. Soprattutto, nessun messaggio firmato dopo il 2011 con una chiave di cui si sappia che appartenesse a Satoshi. Questa lacuna spiega perché la questione dell’identità sia rimasta aperta così a lungo, e perché potrebbe chiudersi in pochi minuti se la persona giusta lo volesse.
Come Satoshi si è fatto da parte: da dicembre 2010 ad aprile 2011
L’ultimo intervento pubblico risale al 12 dicembre 2010, su Bitcointalk. Annunciava la versione 0.3.19 del software, che aggiungeva una protezione contro gli attacchi di tipo denial-of-service e toglieva gli avvisi di «safe mode» introdotti dopo il bug di agosto. Satoshi fu secco su quegli avvisi: «Non era mai pensato come una funzione a lungo termine» (traduzione). Dopo, l’account è rimasto muto sul forum.
A quel punto buona parte del lavoro quotidiano era passata allo sviluppatore Gavin Andresen e a un piccolo gruppo di collaboratori. Le email private sono continuate ancora per qualche mese. Il 23 aprile 2011 Satoshi scrisse a Mike Hearn, un altro dei primi sviluppatori: «Sono passato ad altre cose. È in buone mani con Gavin e tutti gli altri» (traduzione), come ha riferito Cointelegraph (in inglese) dallo scambio che Hearn rese pubblico in seguito. Alcune ricostruzioni collocano un ultimo messaggio ad Andresen qualche giorno più tardi, quindi la data più prudente è semplicemente aprile 2011.
Perché Satoshi se ne sia andato non si sa. Circolano storie di pressioni dei servizi segreti o di paura dell’attenzione, ma nessuna poggia su un documento. L’unica spiegazione agli atti è quella di quell’email: altre cose.
In pratica, da allora il progetto non ha un proprietario. Il software di riferimento, oggi chiamato Bitcoin Core, è mantenuto da molti volontari e sviluppatori retribuiti, e una modifica alle regole ha effetto solo quando chi gestisce i nodi la installa. Con l’uscita di Satoshi è venuta meno l’ultima persona la cui parola potesse pesare più del codice.
Anche il silenzio è stato messo in dubbio. Il 7 marzo 2014 alle 01:17 UTC, il giorno dopo che Newsweek aveva indicato un ingegnere californiano come Satoshi, l’account dormiente della P2P Foundation ha pubblicato una riga: «I am not Dorian Nakamoto». L’archivio di quel messaggio al Satoshi Nakamoto Institute (in inglese) avverte che la sua autenticità «richiede un esame» (traduzione): l’account fu preso di mira con un’intrusione nella posta elettronica nel settembre 2014, e nessuno può dimostrare chi abbia scritto il messaggio di marzo.
I candidati Satoshi Nakamoto: chi li ha indicati e che cosa hanno risposto
Giornalisti, ricercatori, registi e blogger anonimi hanno proposto molti nomi negli anni. La tabella elenca i principali, con chi ha avanzato l’ipotesi, quando, su quale base e la risposta. Nessuna delle ipotesi è dimostrata, e Coindaro non suggerisce che nessuna di queste persone sia Satoshi.
| Persona | Indicata da (data) | Base addotta | Risposta o esito |
|---|---|---|---|
| Dorian Nakamoto, ingegnere in California | Newsweek, Leah McGrath Goodman (6 marzo 2014) | Il nome di nascita e il suo passato di ingegnere | Smentita tramite un avvocato, 17 marzo 2014 |
| Hal Finney | Andy Greenberg, Forbes (25 marzo 2014), come possibile ghostwriter | Aveva vissuto nella stessa città di Dorian Nakamoto; un confronto di stile | Ha smentito; Greenberg ha concluso che diceva la verità. Morto il 28 agosto 2014 |
| Nick Szabo | Nathaniel Popper, New York Times (maggio 2015) | Il suo progetto bit gold; ciò che Popper aveva sentito dagli sviluppatori | Ha smentito, a Popper e in email |
| Craig Wright | Wired (8 dicembre 2015) e Gizmodo (9 dicembre 2015); poi la sua dichiarazione pubblica (2 maggio 2016) | Documenti da lui forniti | High Court of England and Wales, 2024: non è Satoshi; documenti falsificati |
| Dave Kleiman | Gizmodo (dicembre 2015), come socio di Wright | Documenti provenienti da Wright | Morto il 26 aprile 2013; una giuria statunitense ha stabilito nel 2021 che non era socio di Wright nella creazione di bitcoin |
| Peter Todd | Film HBO Money Electric, Cullen Hoback (8 ottobre 2024) | Un messaggio sul forum del 2010 | Ha smentito: «For the record, I’m not Satoshi» |
| Adam Back | New York Times, John Carreyrou (8 aprile 2026) | Hashcash; abitudini di scrittura negli archivi delle mailing list | Ha smentito su X, 8 aprile 2026 |
| Hal Finney e Len Sassaman insieme | Film Finding Satoshi (22 aprile 2026) | Eliminazione degli altri sospettati; profilo dell’attività online | Entrambi morti; Finney aveva smentito in vita |
Ogni riga viene dal servizio o dagli atti giudiziari collegati nelle sezioni che seguono. Sono circolati anche altri nomi, tra cui Wei Dai, la cui proposta b-money è citata nel white paper.
Dorian Nakamoto: il prezzo di un nome sbagliato
La copertina di Newsweek del 2014 è il caso più chiaro di un’ipotesi finita male. Identificava un ex ingegnere di 64 anni di nome Dorian Prentice Satoshi Nakamoto, come ha riassunto poi Forbes. Il 17 marzo 2014 il suo avvocato ha diffuso una dichiarazione secondo cui lui «non ha creato, inventato né lavorato in altro modo a bitcoin» (traduzione). Nessuna prova pubblicata da allora lo collega al progetto. I giornalisti si sono precipitati a casa sua dopo l’articolo; qualche settimana più tardi Fran Finney ha chiesto, tramite Forbes, che i media non facessero lo stesso con suo marito.
Hal Finney e Len Sassaman
Finney compare nella maggior parte degli elenchi perché c’era fin dalla prima settimana: la prima persona a far girare il software dopo Satoshi e la prima a ricevere monete. Nel marzo 2014 Andy Greenberg di Forbes (in inglese) si è chiesto se Finney potesse aver scritto per Satoshi, dopo una segnalazione secondo cui Finney aveva vissuto per quasi dieci anni nella stessa città di Dorian Nakamoto e dopo un confronto di scrittura della società di consulenza Juola & Associates. Finney, già malato di SLA, ha smentito. La famiglia ha mostrato a Greenberg una quindicina di email scambiate con Satoshi nel gennaio 2009, per lo più segnalazioni di bug e correzioni, e Greenberg ha scritto di credere che Finney dicesse la verità. Finney è morto il 28 agosto 2014.
Len Sassaman, sviluppatore attento alla privacy che come Finney aveva lavorato a PGP e che è morto nel 2011, è stato proposto per anni nei forum. Il documentario Finding Satoshi, uscito il 22 aprile 2026 e diretto da Tucker Tooley e Matthew Miele, è andato oltre: dopo un’indagine di quattro anni guidata dallo scrittore William D. Cohan e dall’investigatore privato Tyler Maroney, sostiene che Finney abbia scritto il codice e Sassaman la prosa, ha riferito Decrypt (in inglese). Il metodo è soprattutto l’eliminazione: un data scientist ha confrontato l’attività online dei sospettati con quella di Satoshi, e il profilo corrispondeva ai due uomini. Il film include la vedova di Finney, Fran, che ammette che suo marito ebbe probabilmente un ruolo. Deve anche fare i conti con un punto sollevato da Jameson Lopp, direttore tecnico di Casa: Satoshi scriveva a uno sviluppatore mentre Finney correva una gara a Santa Barbara. Il film legge questo dato come un sostegno alla teoria dei due autori. Nessuno dei due può rispondere.
Nick Szabo e Adam Back
Entrambi hanno progettato qualcosa di simile a bitcoin prima di bitcoin. Szabo ideò bit gold, un precursore costruito con strumenti crittografici analoghi; Back creò Hashcash, che il white paper cita. Nel maggio 2015 Nathaniel Popper del New York Times scrisse di aver incontrato tra gli sviluppatori una convinzione «silenziosa ma diffusa» (traduzione) secondo cui gli indizi più convincenti portavano a Szabo. Nello stesso articolo (in inglese) Popper riferì che Szabo negava di essere Satoshi, come aveva sempre fatto nelle email.
Il turno di Back è arrivato nell’aprile 2026. Carreyrou ha raccolto gli archivi di tre mailing list di crittografia dal 1992 al 2008 e ha usato strumenti di intelligenza artificiale per confrontare la scrittura di chi vi scriveva con quella di Satoshi, guardando abitudini come il non usare il trattino nei nomi composti e lo scambio tra «its» e «it’s». Back, oggi cofondatore e amministratore delegato della società Blockstream, è risultato la corrispondenza migliore. TechCrunch ha osservato che l’inchiesta non contiene una prova inoppugnabile che chiuda il caso.
Back ha detto di non essere Satoshi, ha fatto risalire il suo interesse alla mailing list dei cypherpunk dal 1992 circa, dove è nato Hashcash, e ha scritto di non sapere chi sia Satoshi, ha riferito CoinDesk (in inglese). Ha anche osservato che chi ha scritto tanto quanto lui è semplicemente più facile da accostare. Anche altri sono rimasti scettici: il columnist di Bloomberg Joe Weisenthal ha detto di non essere «convinto al 100%» dalle prove o dalla conclusione, e il primo bitcoiner Nicholas Gregory ha avvertito che smascherare Satoshi potrebbe mettere a rischio quella persona e la sua famiglia.
Peter Todd e il film di HBO
Money Electric: The Bitcoin Mystery, diretto da Cullen Hoback, è andato in onda su HBO l’8 ottobre 2024. La tesi contro lo sviluppatore di Bitcoin Core Peter Todd poggia soprattutto su un messaggio del 2010 su Bitcointalk, scritto da Todd, che Hoback conclude essere in realtà opera di Satoshi. Todd ha dichiarato alla CNN: «For the record, I’m not Satoshi». Ha definito il film «irresponsabile», ha detto che metteva a rischio la sua vita, che non gli era stata data la possibilità di vederlo prima della messa in onda e ha descritto il messaggio come «una piccola correzione a quanto scritto da Satoshi», ha riferito la CNN (in inglese). Hoback ha detto alla CNN di restare fiducioso nella sua conclusione.
Craig Wright: l’unica ipotesi vagliata in tribunale
Craig Wright, informatico di origine australiana, è l’unico candidato ad aver detto di essere Satoshi, e l’unica ipotesi esaminata da un tribunale. Dopo che Wired e Gizmodo lo avevano indicato l’8 e il 9 dicembre 2015, si è attribuito pubblicamente il titolo il 2 maggio 2016 e ha poi avviato cause su questa base in vari paesi. La Crypto Open Patent Alliance (COPA) ha chiesto all’High Court di Londra di dichiarare che non era Satoshi.
Dopo un processo durato dal 5 febbraio al 14 marzo 2024, il giudice Mellor si è pronunciato a voce il 14 marzo 2024 e ha depositato il testo della sentenza COPA v Wright (in inglese) il 20 maggio 2024. Dichiara che Wright non è l’autore del white paper, non ha operato con il nome Satoshi Nakamoto tra il 2008 e il 2011, non ha creato il sistema bitcoin e non è l’autore delle prime versioni del software. Il giudice ha ritenuto che Wright abbia «mentito alla Corte in modo esteso e ripetuto» e che i documenti siano stati «falsificati su vasta scala dal dottor Wright» (traduzione).
Il caso è proseguito. Il 16 luglio 2024 il giudice ha detto che avrebbe trasmesso gli atti alla Crown Prosecution Service, che dovrà decidere se esercitare l’azione penale per quello che ha definito «spergiuro e falsificazione di documenti su larga scala», ha riferito The Block (in inglese). Il 19 dicembre 2024, dopo che Wright aveva presentato una nuova causa contro sviluppatori di bitcoin in violazione di un’ordinanza del tribunale, Mellor gli ha inflitto 12 mesi di reclusione con sospensione per due anni per oltraggio alla corte, come ha riportato la Law Society Gazette (in inglese); Wright ha detto che avrebbe fatto appello. Negli Stati Uniti una giuria federale della Florida si era già pronunciata nella causa promossa dagli eredi di Dave Kleiman: il 6 dicembre 2021 ha respinto la tesi che Kleiman fosse socio di Wright nella creazione di bitcoin, ma ha ritenuto Wright responsabile di appropriazione indebita (conversion) e ha assegnato 100 milioni di dollari a W&K Info Defense Research, la società che i due condividevano, ha riferito The Block (in inglese). La sentenza di Londra stabilisce che Wright non è Satoshi. Non dice chi lo sia.

Perché stile di scrittura e coincidenze non bastano
La maggior parte delle ipotesi usa due strumenti: la stilometria, che confronta scelte lessicali, ortografia e punteggiatura, e le circostanze, cioè chi era online quando, chi conosceva chi, chi aveva le competenze. Entrambi producono sospettati, non prove. Chi scriveva di denaro digitale negli anni Novanta era un gruppo ristretto, leggeva le stesse liste e si scambiava le espressioni, e diverse indagini sono arrivate a persone diverse: Szabo nel 2015, Todd nel 2024, Back e poi Finney con Sassaman nel 2026. Lo stesso Back ha attribuito le sovrapposizioni al caso e a frasi simili tra persone con un percorso simile.
L’unica prova che chiuderebbe la questione
Bitcoin offre una verifica che nessun articolo può eguagliare. Ogni ricompensa dei primi blocchi è stata versata a un indirizzo controllato da una chiave privata. Chi detiene la chiave di una moneta estratta nel gennaio 2009 può firmare con essa un breve messaggio, e chiunque può controllare la firma sull’indirizzo pubblico in pochi secondi. Satoshi non l’ha mai fatto in pubblico. Non l’ha fatto nemmeno nessuno dei candidati. Wright organizzò nel 2016 sessioni private di firma; la sentenza del 2024 le ha esaminate a lungo e ha comunque ritenuto falsa la sua pretesa e falsificati i documenti che la sostenevano.
Anche una firma valida proverebbe meno di quanto si pensi. Mostrerebbe che qualcuno controlla una chiave, non che la stessa persona abbia scritto il white paper: le chiavi si possono condividere, vendere, ereditare o rubare. Insieme a vecchie email e a codice sarebbe comunque la prova più forte mai prodotta.
Fino ad allora, le domande aperte sono queste:
- Chi era Satoshi, e se il nome coprisse una persona o più di una, come sostiene il film Finding Satoshi del 2026.
- Nazionalità, età e sesso: gli unici dati vengono da un profilo su un forum che nessuno può verificare.
- Se Satoshi sia ancora vivo.
- Se le prime monete possano ancora essere spostate o se le chiavi siano andate perse.
Quanti bitcoin possiede Satoshi, e perché è solo una stima
Nel primo anno quasi nessuno estraeva, quindi una sola macchina in funzione continua poteva vincere gran parte dei blocchi. Il 17 aprile 2013 il ricercatore di sicurezza Sergio Lerner ha pubblicato un’analisi (in inglese) dei contatori che i minatori scrivevano in ogni ricompensa dei primi blocchi. Ha trovato una lunga serie di blocchi con lo stesso schema distintivo, che ha attribuito a un’unica entità, probabilmente Satoshi, che aveva cominciato a estrarre dal blocco 1 e non aveva speso le sue monete. Guardando i blocchi da 0 a 36.288, ha stimato quel patrimonio «a occhio» intorno a un milione di bitcoin.
Lerner ha avuto cura di dire che non poteva essere del tutto certo che ogni blocco dello schema appartenesse a quel minatore e che il suo conteggio poggiava su ipotesi sui dati. Lo schema è stato poi soprannominato «Patoshi». In lavori successivi Lerner ha portato il bottino a circa 1,1 milioni di BTC da circa 22.000 blocchi, mentre altri studi sono arrivati più vicino a 750.000, ha riassunto nel 2021 Cointelegraph Magazine (in inglese). Lerner ha detto che il 99,9% di quei blocchi non è mai stato speso. Per dare la scala, il protocollo fissa il tetto dell’offerta a 21 milioni, come spiega la nostra guida a che cos’è bitcoin, quindi la stima copre circa dal 3,6% al 5,2% di tutte le monete che esisteranno.
La parola chiave è stima. Le monete stanno in migliaia di indirizzi distinti, nessuno ha firmato con alcuno di essi, e il legame con Satoshi poggia su uno schema statistico. Se quelle monete si muovessero, ogni explorer lo mostrerebbe in pochi minuti, ma il movimento da solo non rivelerebbe chi le ha spostate. Questa lezione non indica un controvalore in euro o in dollari: dipende da un prezzo che cambia di minuto in minuto e da un’attribuzione che nessuno ha dimostrato.
Storia di bitcoin: le date chiave dal 2011 al 2026
Dopo l’uscita di Satoshi, la storia è diventata quella di una rete, dei suoi utenti e dei suoi regolatori. La tabella si limita a date documentate; gli orari vengono dall’explorer mempool.space, controllato il 23 ottobre 2026. Per il quadro più ampio, con Ethereum, le stablecoin e i cicli di mercato, vedi la nostra cronologia della storia delle crypto. I dimezzamenti sono spiegati nella voce del glossario sul halving di bitcoin.
| Data | Evento | Perché conta |
|---|---|---|
| Aprile 2011 | Ultime email note di Satoshi | Fine di ogni contatto noto con il creatore |
| 19 giugno 2011 | Un account compromesso all’exchange Mt. Gox fa crollare il prezzo lì da circa 17 dollari a pochi centesimi in pochi minuti | Primo grave guasto di sicurezza di un exchange |
| 28 novembre 2012, 15:24:38 UTC | Primo halving, blocco 210.000: ricompensa da 50 a 25 BTC | Il calendario dell’offerta funziona come scritto |
| Dall’11 al 12 marzo 2013 | Un blocco grande estratto con la versione 0.8, all’altezza 225.430, è rifiutato dalle versioni più vecchie e la catena si divide | Si è chiuso quando i grandi pool sono tornati alla versione 0.7 |
| 17 aprile 2013 | Sergio Lerner pubblica lo schema dei primi blocchi estratti | Base di ogni stima del patrimonio di Satoshi |
| Dall’1 al 2 ottobre 2013 | Ross Ulbricht viene arrestato a San Francisco e l’FBI chiude il mercato Silk Road | Un caso di polizia statunitense di riferimento che coinvolge bitcoin |
| Febbraio 2014 | Mt. Gox sospende i prelievi a inizio mese e il 28 febbraio chiede la protezione fallimentare a Tokyo, dicendo che 850.000 bitcoin sono andati perduti | Fallisce il più grande exchange dell’epoca |
| 6 marzo 2014 | Newsweek indica Dorian Nakamoto | Il primo smascheramento sui media di massa, ed errato |
| 9 luglio 2016, 16:46:13 UTC | Secondo halving, blocco 420.000: da 25 a 12,5 BTC | |
| 1 agosto 2017 | Si stacca Bitcoin Cash; SegWit si attiva il 24 agosto al blocco 481.824 | La disputa sulla dimensione dei blocchi finisce in due catene |
| 11 maggio 2020, 19:23:43 UTC | Terzo halving, blocco 630.000: da 12,5 a 6,25 BTC | |
| Dall’8 al 9 giugno 2021 | L’assemblea di El Salvador approva la legge che rende bitcoin moneta a corso legale | Primo paese a farlo; una modifica del gennaio 2025 ha eliminato l’obbligo di accettazione |
| 14 novembre 2021, 05:15:27 UTC | Si attiva l’aggiornamento Taproot al blocco 709.632 | Primo grande aggiornamento delle regole dopo SegWit |
| 10 gennaio 2024 | La SEC approva i prodotti negoziati in borsa su bitcoin spot | Gli investitori statunitensi ottengono un’esposizione regolamentata tramite broker |
| 14 marzo 2024 | L’High Court stabilisce che Craig Wright non è Satoshi | La sentenza scritta segue il 20 maggio 2024 |
| 20 aprile 2024, 00:09:27 UTC | Quarto halving, blocco 840.000: da 6,25 a 3,125 BTC | |
| 8 ottobre 2024 | Il film di HBO indica Peter Todd, che smentisce | |
| Dal 4 al 5 dicembre 2024 | Bitcoin supera per la prima volta i 100.000 dollari (a fine giornata del 4 dicembre, ora statunitense) | |
| Inizio ottobre 2025 | Nuovo record sopra i 125.000 dollari, riferito da Reuters il 5 ottobre (i valori di picco variano a seconda della fonte dei dati) | |
| 8 aprile 2026 | Il New York Times indica Adam Back, che smentisce | |
| 22 aprile 2026 | Il film Finding Satoshi indica Hal Finney e Len Sassaman | |
| Previsto nel 2028 | Quinto halving al blocco 1.050.000: da 3,125 a 1,5625 BTC | La catena era al blocco 972.746 il 23 ottobre 2026 |
Alcune righe meritano una frase in più. La scissione del marzo 2013 ricorda che una modifica del software può dividere la rete per caso: l’avviso di Bitcoin.org dell’11 marzo 2013 (in inglese) diceva agli utenti comuni di non fare nulla mentre i grandi pool tornavano indietro. Il crollo di Mt. Gox (in inglese) ha lasciato una lezione che vale ancora: le monete lasciate su una piattaforma appartengono, in pratica, a chi controlla le chiavi di quella piattaforma, come spiega la nostra guida a come funzionano gli exchange centralizzati. La modifica di El Salvador del gennaio 2025 (in inglese) ha seguito un accordo di prestito con il FMI. E il 10 gennaio 2024 il presidente della SEC Gary Gensler ha aperto la sua dichiarazione con: «Oggi la Commissione ha approvato la quotazione e la negoziazione di una serie di azioni di prodotti negoziati in borsa (ETP) su bitcoin spot» (traduzione; testo originale in inglese). Quei prodotti, parenti stretti degli ETF venduti sui mercati azionari, permettono agli investitori statunitensi di avere un’esposizione a bitcoin con un normale conto titoli, e nessuno dipende dal sapere chi lo abbia progettato.
Che cosa significa per te non conoscere il creatore
Per chi usa bitcoin, il nome mancante cambia meno di quanto sembri. Non c’è un’azienda da citare in giudizio, nessun fondatore che possa congelare un conto, nessuna sede da perquisire. Le regole stanno in un software che migliaia di persone eseguono, e cambiano solo quando abbastanza di loro adottano una nuova versione. Se Satoshi ricomparisse domani, avrebbe lo stesso potere di qualsiasi altro sviluppatore: proporre codice che gli altri possono ignorare. Le prime monete sono l’eccezione, perché vendere una grossa quantità sarebbe un evento di mercato, ed è uno dei motivi per cui gli analisti tengono d’occhio quegli indirizzi.
Il mistero crea però un rischio pratico: la sostituzione di persona. Chi si presenta come Satoshi, o come confidente di Satoshi, e propone un affare, un token, un regalo o un «accesso anticipato» mostra un classico segnale d’allarme. Il caso Wright mostra fin dove può arrivare una falsa pretesa, tra documenti falsificati e anni di cause, ancora prima che passi del denaro. La nostra guida su come evitare le truffe crypto elenca gli schemi da riconoscere.
Per chi legge dall’Italia c’è un punto di contatto diretto. Il 16 ottobre 2025 la Consob ha ordinato l’oscuramento di tre siti che usavano il volto e la voce di esponenti politici italiani per promuovere servizi di investimento e cripto-attività non autorizzati; i politici citati, precisa il comunicato, non c’entravano nulla con quelle offerte. La Consob invita a verificare, prima di investire, che l’operatore sia autorizzato e, per le cripto-attività, che sia stato pubblicato un white paper, e rimanda alla sezione «Occhio alle truffe!» del suo sito, come si legge nel comunicato stampa del 16 ottobre 2025. Lo stesso vale per un falso «Satoshi»: un nome famoso, vero o inventato, non è un’autorizzazione. Questa lezione è storia, non consulenza d’investimento né fiscale.
La prossima lezione di questo percorso torna al primo giorno: il blocco 0, il messaggio che il suo creatore vi ha scritto e la crisi finanziaria del 2008 che gli fa da cornice.



