J.P. Morgan Asset Management ha messo per la prima volta un numero sul rendimento del bitcoin nelle sue Long-Term Capital Market Assumptions (LTCMA), e lo ha lasciato fuori da ogni portafoglio che blockchain that runs exactly as written when it is called, holding and moving funds according to its code, without an intermediary able to change the outcome.">smart contract holding reserves of two or more tokens, supplied by users, that a decentralized exchange uses to execute trades automatically at a price set by a formula.">pool diverge, compared with simply holding the same tokens in a wallet. It becomes permanent when the provider withdraws.">il documento costruisce. L’edizione 2027, la trentunesima, è uscita il 19 ottobre 2026. Il comunicato stampa dice che «viene introdotto un intervallo per il rendimento del bitcoin, ma il bitcoin non è incluso come allocazione». Il comunicato non stampa alcun numero sul bitcoin.
I numeri che girano da ieri vengono dalla stampa di settore, non dal comunicato. Bitcoin.com News, Forkast, TFTC e Coindoo riportano tutti che JPMorgan ipotizza per il bitcoin un rendimento annuo composto del 10,0% su un orizzonte di 10-15 anni, un rendimento aritmetico del 20,9% e una volatilità annualizzata del 55%. Le quattro testate danno gli stessi tre valori. Il rapporto completo e le matrici dei rendimenti stanno dietro un muro di registrazione sul sito di JPMorgan, e Coindaro non ha potuto aprirli per verificare di persona la riga sul bitcoin.
Sono ipotesi di modello di lungo periodo, usate per l’asset allocation. Il comunicato precisa che le cifre sono in dollari statunitensi, salvo diversa indicazione, e che escludono commissioni, tasse e costi di negoziazione. Non sono una previsione sul prezzo del bitcoin né un obiettivo di prezzo, JPMorgan non le trasforma in una posizione nei suoi portafogli e nulla di quanto scritto qui è un consiglio di investimento.
Il bitcoin quotava intorno a 81.450 dollari alle 10:22 UTC del 20 ottobre, in calo dello 0,85% in 24 ore e del 2,5% in sette giorni, secondo i dati di mercato di Coindaro. Il prezzo non mostra una reazione chiara al documento: il bitcoin si manteneva intorno a 82.000 dollari nella mattinata asiatica, mosso da altre notizie.
Cosa dice JPMorgan sul bitcoin nelle sue ipotesi di lungo periodo
La LTCMA è uno dei documenti di riferimento del settore del risparmio gestito. Fondi pensione, fondazioni e banche private ne usano i numeri per decidere quanto mettere in azioni, obbligazioni e investimenti alternativi su dieci anni o più. L’edizione 2027 usa dati al 30 settembre 2026 e copre più di 20 valute di riferimento.
Sul bitcoin le parole di JPMorgan sono poche. La pagina introduttiva della LTCMA annuncia un «primo sguardo al bitcoin». Spiega che il team assegna «un intervallo ai rendimenti del bitcoin» e che «non includiamo ancora il bitcoin nelle nostre principali matrici di covarianza». Sono le tabelle di volatilità e correlazioni che alimentano i modelli di allocazione. Il bitcoin ottiene un intervallo di rendimento e resta fuori dalle tabelle con cui si costruiscono i portafogli.
La pagina non indica in quale valuta di riferimento siano espresse le cifre sul bitcoin, né se l’«intervallo» sia una fascia o un valore centrale unico. La stampa riporta un solo 10,0%.
Il rapporto è stato guidato da John Bilton, responsabile globale della ricerca strategica per Multi-Asset Solutions, con David Kelly, Karen Ward, Tai Hui, Gabriela Santos, Pulkit Sharma e David Lebovitz tra gli autori elencati. Nessuna delle citazioni del comunicato riguarda il bitcoin.
Rendimento annuo del bitcoin: 10,0% contro il 7,5% delle azioni USA e il 5,5% dell’oro
Messa accanto al resto del documento, la cifra riportata per il bitcoin sta in cima alla colonna dei rendimenti. La tabella qui sotto affianca i dati del comunicato, la riga sul bitcoin riferita dalla stampa e il dato sulla liquidità fornito da Bitcoin.com News e Coindoo. Sono tutti rendimenti annui composti in dollari su 10-15 anni.
| Attività o portafoglio | Rendimento annuo composto ipotizzato | Fonte |
|---|---|---|
| Bitcoin | 10,0% | Dati riportati da Bitcoin.com News, Forkast, TFTC, Coindoo |
| Private equity | 9,8% | Comunicato stampa |
| Immobiliare core statunitense | 8,1% | Comunicato stampa |
| Azionario large cap USA | 7,5% (6,7% un anno fa) | Comunicato stampa |
| Azionario globale | 7,5% (7,0% un anno fa) | Comunicato stampa |
| 60/40 più 30% di alternativi | 7,5% | Comunicato stampa |
| Immobiliare core europeo | 7,1% (6,9% un anno fa) | Comunicato stampa |
| Infrastrutture core globali | 7,1% (6,5% un anno fa) | Comunicato stampa |
| Azionario dei mercati emergenti | 7,1% | Comunicato stampa |
| Portafoglio 60/40 azioni-obbligazioni in dollari | 7,0% (6,4% un anno fa) | Comunicato stampa |
| High yield statunitense | 6,7% (6,1% un anno fa) | Comunicato stampa |
| Hedge fund diversificati | 6,7% (5,3% un anno fa) | Comunicato stampa |
| Foreste (timberland) globali | 6,2% (6,3% un anno fa) | Comunicato stampa |
| Obbligazioni societarie USA investment grade | 6,1% | Comunicato stampa |
| Oro | 5,5% (invariato) | Comunicato stampa |
| Obbligazioni globali aggregate | 5,3% | Comunicato stampa |
| Materie prime in generale | 4,8% | Comunicato stampa |
| Treasury statunitensi a medio termine | 4,6% | Comunicato stampa |
| Liquidità in dollari | 3,2% | Bitcoin.com News, Coindoo |
Fonti: comunicato stampa di J.P. Morgan Asset Management del 19 ottobre 2026; Bitcoin.com News, Forkast, TFTC e Coindoo, 20 ottobre 2026. Bitcoin.com indica l’high yield USA al 6,6%; il comunicato dice 6,7% e la tabella usa il comunicato.
Diversi titoli hanno trasformato tutto questo in «il bitcoin batte azioni, obbligazioni e oro». Vale soltanto dentro la tabella elencata e soltanto sul dato composto. La lettura più prudente è questa: nel modello di JPMorgan il rendimento composto ipotizzato per il bitcoin supera di 2,5 punti quello delle large cap statunitensi e di 4,5 punti quello dell’oro, con una volatilità ipotizzata circa tre volte superiore.

Quasi un pareggio con il private equity: 0,2 punti di distanza
Tra il bitcoin al 10,0% e il private equity al 9,8% ci sono 0,2 punti percentuali. Su 10-15 anni, per un’attività con una volatilità ipotizzata del 55%, quella differenza sta ampiamente dentro qualsiasi margine di errore ragionevole. È un pareggio, non una classifica.
Il confronto con le large cap USA è più istruttivo. Le azioni guadagnano 0,8 punti in questa edizione, da 6,7% a 7,5%, quindi il vantaggio di 2,5 punti del bitcoin è più piccolo di quanto sarebbe apparso rispetto ai numeri azionari dell’anno scorso. L’oro, al 5,5%, dovrebbe dare poco più della metà del rendimento composto del bitcoin con meno di un terzo della sua volatilità. Bitcoin.com News e TFTC indicano per l’oro un’ipotesi di volatilità del 17,2%; Forkast e Coindoo mettono le large cap USA intorno al 18%.
Perché il 10,0% composto e il 20,9% aritmetico sono la stessa ipotesi
I due rendimenti sembrano contraddirsi e non è così. Il rendimento aritmetico è la media dei rendimenti annui che il modello si aspetta. Il rendimento composto, o geometrico, è il ritmo a cui il capitale cresce davvero quando quegli anni si susseguono. La differenza si chiama volatility drag, cioè la zavorra della volatilità.
Un caso semplice lo mostra. Un’attività che guadagna il 50% un anno e perde il 50% l’anno dopo ha una media aritmetica pari a zero. Si parte da 100 dollari e si arriva a 75. Più le oscillazioni sono ampie, più cresce il divario tra l’anno medio e ciò che il risparmiatore si ritrova in mano.
Con le cifre riportate e una volatilità annua del 55%, l’anno medio del modello per il bitcoin vale il 20,9%, ma il risultato composto sull’orizzonte è del 10,0%. Quasi 11 punti di rendimento si perdono nell’aritmetica delle grandi oscillazioni. Per le azioni USA o per l’oro, con una volatilità intorno al 17-18%, la distanza tra le due misure è molto più piccola. Chi parte da zero e vuole capire cosa muove il prezzo del bitcoin può cominciare dalla nostra guida su cos’è il bitcoin e come funziona.
Volatilità al 55%: perché il bitcoin resta fuori dalle matrici di covarianza
La pagina di JPMorgan non spiega perché il bitcoin sia escluso dalle matrici principali. La stampa indica due motivi: la volatilità del 55% e il poco che il modello sa ancora dire su come il bitcoin si muova rispetto alle altre attività. Bitcoin.com News e TFTC scrivono entrambe che, al di fuori dei dati di correlazione principali, JPMorgan non riesce ancora a collocare il bitcoin rispetto al resto di un portafoglio. La pagina dice che il bitcoin non è «ancora» in quelle matrici, il che lascia a un’edizione futura la libertà di cambiare le cose.
Cosa significa il 55% quando il bitcoin entra in un portafoglio
Altri gestori hanno provato a misurare il problema. Nel suo studio sul dimensionamento del bitcoin nei portafogli, pubblicato a dicembre 2024, il BlackRock Investment Institute ha trovato che una quota dell’1-2% di bitcoin in un portafoglio 60/40 aggiunge più o meno lo stesso rischio di uno dei grandi titoli tecnologici dei «Magnificent 7». Al 4%, il bitcoin peserebbe per circa il 14% del rischio totale del portafoglio. BlackRock è poi andata oltre sul fronte dei prodotti, depositando un ETF sul bitcoin che limita il rialzo per contenere le perdite, una struttura costruita proprio attorno a quella volatilità.

JPMorgan si ferma un passo prima dell’esercizio di BlackRock. Mette un’ipotesi di rendimento sul bitcoin, che i clienti possono inserire nei propri modelli, e lo lascia fuori dai portafogli che costruisce. Nolan Pratt, di Forkast, l’ha definito «il permesso di guardare, non il permesso di comprare».
Matt Hougan di Bitwise: l’ipotesi di volatilità è troppo alta
La reazione più netta è arrivata da Matt Hougan, chief investment officer di Bitwise, una società che vende fondi crypto. In un post su X del 20 ottobre, riportato da TFTC, Bitcoin.com News e Coindoo, ha accolto con favore la presenza del bitcoin nel rapporto, sostenendo però che l’ipotesi di volatilità del 55% sia troppo alta e il rendimento del 10% troppo basso. TFTC e Bitcoin.com News citano entrambe la sua frase d’apertura, «Prima ti ignorano, poi ridono di te». Coindaro non ha visto il post originale.
Il suo ragionamento passa direttamente dal volatility drag descritto sopra. Se si abbassa la volatilità ipotizzata, a parità di rendimento aritmetico il dato composto sale. Se il 55% sia davvero troppo alto è la domanda ancora aperta. JPMorgan non ha risposto pubblicamente a Hougan, e le sue pagine pubbliche non spiegano come sia stata fissata la volatilità.
Nello stesso articolo di Forkast, Pratt ha letto la scelta di dare un intervallo di rendimento senza allocazione come il segno che il rapporto è «una mappa di un mondo finanziario in evoluzione, non un mandato».
Le società di gestione crypto ipotizzano molto più del 10%
Il 10% di JPMorgan è modesto rispetto a quanto pubblicano le società nate nel mondo crypto. VanEck ha pubblicato le proprie ipotesi di mercato sul bitcoin l’8 gennaio 2026, firmate da Matthew Sigel e Patrick Bush. Lo scenario base prevede un rendimento annuo composto del 15% su 25 anni, dal 2026 al 2050, e indica un’allocazione strategica dall’1% al 3% per i portafogli diversificati. VanEck vende prodotti sul bitcoin e dichiara di poter detenere gli asset di cui scrive. Il documento di JPMorgan, al contrario, non mette alcun bitcoin in nessuno dei suoi portafogli modello.
L’ipotesi di JPMorgan va anche distinta dalle note degli strateghi della banca d’investimento di JPMorgan, un team separato che pubblica proprie ricerche sul bitcoin, a volte con livelli di prezzo ricavati da confronti con l’oro. La LTCMA è un documento di altro tipo: un input di rendimento e rischio per l’asset allocation, senza alcun prezzo associato.
Alcune testate hanno inoltre trasformato il 10% in un percorso di prezzo del bitcoin a 10 o 15 anni. Quel calcolo è loro. JPMorgan non fornisce un prezzo di partenza né un obiettivo, e la finestra di 10-15 anni non ha una data di inizio fissa oltre alla chiusura dei dati al 30 settembre 2026.
Dall’edizione 2026 a quella 2027: rendimenti più alti quasi ovunque
La LTCMA 2026, uscita il 23 ottobre 2025, non diceva nulla su bitcoin o crypto nel comunicato stampa. Quest’anno i numeri sono più alti quasi dappertutto. Il portafoglio 60/40 in dollari passa dal 6,4% al 7,0% annuo. Il 60/40 con il 30% in alternativi diversificati passa dal 6,9% al 7,5%, con un indice di Sharpe superiore di circa il 21% rispetto al 60/40 semplice, contro il 25% circa dell’anno scorso.
Le obbligazioni sono l’altro titolo del documento. JPMorgan colloca le obbligazioni globali aggregate al 5,3%, il livello più alto in vent’anni secondo la società, contro il 2,1% del 2021. L’high yield USA sale al 6,7% dal 6,1% e i Treasury statunitensi a medio termine sono al 4,6%. Questi numeri contano anche per il bitcoin. Quando liquidità e obbligazioni rendono tra il 3% e il 5%, un’attività con una volatilità del 55% deve superare una soglia più alta: con le cifre riportate, il 10,0% del bitcoin è 5,4 punti sopra i Treasury a medio termine al 4,6% e 6,8 punti sopra la liquidità al 3,2%.
Cosa cambia per chi investe negli Stati Uniti, in Francia e in Italia
Per gli investitori statunitensi cambia lo status, non l’accesso. Il bitcoin si negozia già attraverso fondi quotati (ETF) spot e i consulenti possono acquistarlo per i clienti. Quello che JPMorgan aggiunge è un dato di riferimento che un consulente può inserire in un modello di pianificazione, con un avvertimento esplicito: la società stessa non alloca sul bitcoin.
Per chi investe in Italia e nell’area euro valgono due punti. Le cifre principali di JPMorgan sono in dollari, quindi chi ragiona in euro porta sulle spalle anche il tasso di cambio euro-dollaro oltre alle oscillazioni del bitcoin, e la volatilità del 55% è un dato in dollari. La LTCMA esiste in più di 20 valute di riferimento, ma Coindaro non ha potuto confermare se sia pubblicata una versione in euro dell’intervallo sul bitcoin. Né la Consob in Italia né l’AMF in Francia hanno detto nulla su questo documento, e la tassazione locale sulle plusvalenze crypto si applica a prescindere da qualunque ipotesi di modello.
Cosa non si sa ancora
Restano aperti alcuni punti, finché le matrici complete non saranno verificate:
- Se l’«intervallo» sul bitcoin sia una fascia attorno al 10,0% o un valore centrale unico, come riporta la stampa.
- Quale valuta di riferimento e quale data di partenza usi la riga sul bitcoin, e se esista una versione in euro.
- Gli input di volatilità e correlazione dietro la riga sul bitcoin, che le pagine pubbliche di JPMorgan non mostrano.
- Se un’edizione futura sposterà il bitcoin nelle matrici di covarianza principali, il passo che permetterebbe ai modelli di JPMorgan di allocarvi.
La prossima LTCMA, l’edizione 2028, dovrebbe uscire di norma a ottobre 2027. Fino ad allora il bitcoin ha una riga nella tabella di lungo periodo di JPMorgan e nessun peso nei suoi portafogli. La pagina del bitcoin riporta prezzo e dati di mercato in tempo reale.
