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Debanking crypto, il rapporto OCC: le grandi banche Usa frenavano il settore, ma niente casi né multe

Debanking crypto negli Usa: per l'OCC molte delle nove maggiori banche nazionali hanno limitato le aziende crypto, ma il rapporto non cita casi né multe.

15 min di lettura

Rete globale astratta di nodi luminosi collegati da linee su sfondo scuro
Indice
  1. Nove banche, 420.000 pagine, quasi 100.000 reclami
  2. Debanking crypto: cosa dice il rapporto dell’OCC
  3. La CFPB apre un’indagine, JPMorgan replica
  4. Dalla «Operation Choke Point 2.0» al documento ufficiale
  5. Cosa è cambiato per le aziende crypto dal 2025
    1. Le licenze di trust bank nazionale
    2. Un master account alla Fed e la proposta di un conto di pagamento
    3. Il ricorso delle banche locali
  6. Cosa succede ora: forse nuove regole, un’indagine CFPB, nessuna sanzione
  7. In Italia: il conto di base e i suoi limiti per le crypto

pool di un market maker automatico divergono, rispetto a tenere semplicemente gli stessi token. Diventa definitiva al prelievo.">Il debanking delle aziende crypto, cioè la chiusura o il rifiuto di conti e servizi bancari (da non confondere con il debunking, lo smascheramento delle bufale), entra in un documento ufficiale del governo americano. Il 14 ottobre 2026 l’Office of the Comptroller of the Currency (OCC), l’autorità federale che rilascia le licenze e vigila sulle banche nazionali negli Stati Uniti, ha pubblicato il suo rapporto finale sul debanking. Riguarda le nove maggiori banche nazionali sotto la sua vigilanza: JPMorgan Chase Bank, Bank of America, Citibank, Wells Fargo Bank, U.S. Bank, Capital One, PNC Bank, TD Bank e BMO Bank. Secondo il regolatore, tra il 2020 e settembre 2025 tutte e nove avevano regole interne che potevano negare o limitare i servizi a un cliente per le sue convinzioni politiche o religiose o per un’attività lecita. Le crypto sono uno dei sei settori colpiti: molte di queste banche, scrive l’OCC, hanno limitato i servizi a emittenti, exchange e amministratori di asset digitali, spesso per ragioni legate alla criminalità finanziaria.

Qui finisce la parte sulle crypto. Il rapporto, 47 pagine, non descrive alcun caso concreto nel settore, non collega nessuna banca per nome agli asset digitali e non annuncia multe né segnalazioni contro nessuno dei nove istituti.

Nove banche, 420.000 pagine, quasi 100.000 reclami

La verifica nasce dall’ordine esecutivo 14331, «Guaranteeing Fair Banking for All Americans» (garantire servizi bancari equi a tutti gli americani), firmato dal presidente Donald Trump il 7 agosto 2025. Un ordine esecutivo è un atto con cui il presidente dà istruzioni alle agenzie federali, senza passare dal Congresso. L’OCC ha inviato le prime richieste di informazioni alle banche il 5 settembre 2025, si legge a pagina 10 del rapporto. Gli ispettori hanno letto quasi 100.000 reclami presentati tra gennaio 2020 e dicembre 2025. Hanno anche esaminato circa 50.000 documenti forniti dalle banche, più o meno 420.000 pagine, e controllato centinaia di singole decisioni di apertura, ampliamento o chiusura di rapporti con i clienti.

Le nove banche sono state scelte per dimensione. Insieme detengono la maggioranza degli attivi delle banche commerciali e delle casse di risparmio (savings associations) vigilate dall’OCC, che al 30 settembre 2025 ammontavano a 16.700 miliardi di dollari. Le cifre della tabella vengono dal grafico a pagina 10 del rapporto.

BancaAttivi totali al 30 settembre 2025 (rapporto OCC, p. 10)
JPMorgan Chase Bank3.800 miliardi di dollari
Bank of America2.700 miliardi di dollari
Citibank1.800 miliardi di dollari
Wells Fargo Bank1.800 miliardi di dollari
U.S. Bank683 miliardi di dollari
Capital One652 miliardi di dollari
PNC Bank564 miliardi di dollari
TD Bank476 miliardi di dollari
BMO Bank249 miliardi di dollari
Tutti gli altri istituti commerciali vigilati dall’OCC4.000 miliardi di dollari

La conclusione principale riguarda il metodo. Le politiche generiche sul «rischio reputazionale», secondo l’OCC, non avevano standard chiari né criteri oggettivi fondati sul rischio, e alcune banche continuano a usare lo stesso concetto sotto l’etichetta di rischio di «franchise» o di «brand». Nessuna banca, aggiunge il rapporto, ha riconosciuto in modo pieno e pubblico le proprie decisioni di debanking del passato.

Nell’elenco delle attività lecite penalizzate ci sono sei settori: esplorazione di petrolio e blockchain come Ethereum. Il gas misura il lavoro di calcolo richiesto da una transazione e la commissione è pari al gas usato moltiplicato per il prezzo unitario del gas.">gas, estrazione di carbone e centrali a carbone, armi e munizioni, centri di detenzione, tabacco e sigarette elettroniche, attività in asset digitali.

Quasi tutti gli esempi del rapporto parlano d’altro. Nel febbraio 2021 un processore di pagamenti controllato da una banca ha chiuso il conto di un commerciante che vendeva articoli MAGA, lo slogan di Trump. Due anni dopo una banca ha rifiutato un’associazione per l’istruzione pubblica a causa del suo orientamento di parte. A un produttore di armi è stato negato il supporto per la quotazione in Borsa perché la sua politica di vendita non rispettava gli standard interni della banca sulle armi da fuoco. In TD, un gruppo dedicato al rischio reputazionale ha sconsigliato un prestito da meno di 50.000 dollari a una piccola azienda che produce componenti per fucili; negli anni successivi la stessa banca ha concesso una lettera di credito multimilionaria a un grande gruppo multinazionale delle armi. Compaiono anche organizzazioni non profit religiose e politiche, aziende del carbone, un fornitore di assistenza sanitaria a domicilio e un cliente con un grande patrimonio.

Il regolatore ammette un limite. Non è stato in grado di «quantificare in modo complessivo l’intera portata delle azioni di debanking o di presunto debanking» nelle nove banche, né quanto siano costate ai clienti.

Debanking crypto: cosa dice il rapporto dell’OCC

Il passaggio sulle crypto è a pagina 27, sotto il titolo «Digital Asset Activities» (attività in asset digitali). È una sola frase: «Molti istituti hanno anche posto restrizioni ai servizi bancari per le attività in asset digitali, anche su emittenti, exchange o amministratori, spesso attribuite a considerazioni di criminalità finanziaria».

Tra gli emittenti rientrano le società che creano le stablecoin e altri token. Gli exchange sono le piattaforme di compravendita. Il rapporto non spiega chi siano gli «amministratori».

La ragione indicata è diversa da quella che emerge nel resto del documento. Sul carbone, il Comptroller Jonathan V. Gould, che guida l’OCC, ha detto nel discorso preparato per la presentazione che le banche «hanno citato timori per titoli negativi sui giornali, proteste pubbliche» e non il rischio finanziario. Per le crypto il rapporto parla invece di criminalità finanziaria, che in banca vuol dire antiriciclaggio e rispetto del Bank Secrecy Act (BSA), la legge americana che obbliga le banche a verificare i clienti e a segnalare le operazioni sospette: l’equivalente, per capirci, della nostra normativa antiriciclaggio. L’OCC non sostiene che le aziende crypto siano state respinte per motivi politici.

Gli asset digitali tornano altre due volte, entrambe a pagina 42. Diverse banche hanno riferito all’OCC di aver eliminato o allentato le restrizioni su «alcuni settori come armi da fuoco, tabacco e asset digitali». Per il regolatore è «difficile valutare in questa fase» se questo cambi davvero il modo in cui si decide. La nota 22 aggiunge che alcune banche hanno mantenuto i limiti dove l’attività comportava rischi di riciclaggio o di altri reati finanziari, e che alcune linee di business non offrono ancora certi prodotti a determinate categorie di clienti per mancanza di competenze o di controlli. Tra gli esempi cita «alcune imprese di asset digitali e di servizi di trasferimento di denaro». Secondo l’OCC questi limiti «possono sollevare preoccupazioni» quando le piccole e medie imprese vengono escluse in blocco.

Nei passaggi sulle crypto mancano quattro cose:

  • un esempio di azienda crypto che abbia perso un conto, un prestito o un servizio di pagamento;
  • un numero di clienti crypto coinvolti o una cifra in dollari;
  • il nome di una qualsiasi banca in relazione agli asset digitali;
  • una multa, un accordo vincolante con il regolatore o una segnalazione al Dipartimento di Giustizia, per le crypto come per gli altri settori.

Anche Cointelegraph, che ha messo le crypto nel titolo, ha scritto che il rapporto «non includeva esempi specifici» legati agli asset digitali. La nostra lettura del PDF lo conferma.

L’elenco dei settori è cambiato rispetto ai risultati preliminari del 10 dicembre 2025, che coprivano il periodo 2020-2023 e citavano, oltre agli asset digitali, l’intrattenimento per adulti. Nella lista di ottobre l’intrattenimento per adulti non c’è più. Gli asset digitali sì.

La CFPB apre un’indagine, JPMorgan replica

Per Gould il rapporto «fornisce la prova inconfutabile che le maggiori banche del Paese hanno negato servizi, praticato il debanking e discriminato clienti e imprese che operano nella legalità». E ancora: «Nonostante alcuni sforzi delle maggiori banche per frenare queste pratiche, non sono convinto che basteranno».

Gould ha presentato i risultati in una conferenza stampa a Lexington, in Kentucky, insieme al deputato repubblicano Andy Barr, con interventi di rappresentanti dei settori del carbone e delle armi (comunicato OCC 2026-91). Nel suo discorso le crypto non compaiono. Un passaggio riassume la linea del regolatore: «Non stiamo obbligando queste banche a servire ogni cliente. Le banche devono invece valutare ogni cliente in base a criteri oggettivi e fondati sul rischio».

Lo stesso giorno si è mossa la Consumer Financial Protection Bureau (CFPB), l’agenzia federale che tutela i consumatori nei servizi finanziari. Il direttore ad interim Mark Paoletta ha annunciato una nuova iniziativa e ha dichiarato: «La CFPB indagherà a fondo per verificare se gli istituti citati nel rapporto dell’OCC e altri abbiano rispettato le leggi federali a tutela dei consumatori di servizi finanziari». La sua nota attacca la precedente amministrazione con toni apertamente di parte. Non parla di crypto e non fissa scadenze.

JPMorgan, citata da Banking Dive, ha detto che i risultati riflettono «un numero limitato di interazioni del passato» e che la banca ha «migliorato il modo in cui lavoriamo». Il Bank Policy Institute, che rappresenta le grandi banche, ha dichiarato ad American Banker: «Sosteniamo gli sforzi per stabilire standard chiari e coerenti che favoriscano l’accesso mantenendo una sana gestione del rischio».

Alle 17:50 UTC (le 19:50 in Italia) non avevamo trovato dichiarazioni pubbliche sul rapporto da parte di Coinbase, Blockchain Association, Custodia Bank o Coin Center, né reazioni scritte di membri del Congresso.

Dalla «Operation Choke Point 2.0» al documento ufficiale

«Operation Choke Point 2.0» è il nome che il settore crypto dà a ciò che, secondo le aziende, è accaduto dal 2023: banche che scaricano i clienti crypto dopo pressioni informali dei supervisori. Il nome riprende quello di un programma del Dipartimento di Giustizia dell’era Obama rivolto ai processori di pagamento. Lo staff della maggioranza repubblicana della commissione Servizi finanziari della Camera lo ha messo nel titolo di un rapporto di fine 2025, «Operation Chokepoint 2.0: Biden’s Debanking of Digital Assets». Il 1° dicembre 2025 Gould disse che quel documento «conferma ciò che molti sospettavano da tempo». Il nuovo rapporto dell’OCC non usa mai l’espressione.

Per leggere la cronologia serve una premessa: negli Usa la vigilanza bancaria è divisa tra più autorità. Oltre all’OCC ci sono la Federal Reserve (Fed) e la Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC), che garantisce i depositi e vigila su molte banche statali. La vicenda va dall’inizio del 2023 al rapporto di oggi.

DataEvento
3 gennaio 2023Fed, FDIC e OCC pubblicano una dichiarazione congiunta sui rischi delle cripto-attività per le banche (una seconda, sulla liquidità, segue il 23 febbraio)
8 marzo 2023Silvergate Capital annuncia la chiusura e la liquidazione volontaria di Silvergate Bank
12 marzo 2023Le autorità di New York chiudono Signature Bank; la FDIC ne diventa curatore
5 febbraio 2025La FDIC pubblica 175 documenti sulla vigilanza crypto, dopo aver diffuso 25 lettere di «pausa» inviate a 24 istituti
7 marzo 2025Lettera interpretativa OCC 1183: custodia di crypto, alcune attività con stablecoin e la partecipazione come nodo non richiedono più il nulla osta preventivo della vigilanza
20 marzo 2025L’OCC smette di valutare le banche sul rischio reputazionale
7 maggio 2025Lettera interpretativa OCC 1184: le banche possono comprare e vendere crypto in custodia su istruzione del cliente
7 agosto 2025Firma dell’ordine esecutivo 14331
10 dicembre 2025Risultati preliminari dell’OCC sulle nove banche (2020-2023)
7 aprile 2026Regola definitiva di OCC e FDIC che vieta interventi di vigilanza basati sul rischio reputazionale (in vigore dal 9 giugno)
14 ottobre 2026Rapporto finale dell’OCC sul debanking; la CFPB annuncia la sua indagine

Travis Hill, allora presidente ad interim della FDIC, disse nel febbraio 2025 che le richieste delle banche sulle crypto avevano «incontrato resistenza in modo quasi universale». Le lettere di «pausa» chiedevano alle banche di sospendere nuove attività crypto. Silvergate e Signature, due banche con molti clienti del settore, sono cadute a quattro giorni di distanza nel marzo 2023.

L’ordine esecutivo non nomina mai crypto o asset digitali. Definisce la Operation Choke Point originale un mezzo «ben documentato e sistematico» per allontanare le banche da settori leciti sgraditi ai regolatori. Dava alle autorità 120 giorni per esaminare le proprie banche e prevedeva rimedi come multe e consent decree, accordi vincolanti con l’autorità. Il rapporto finale è arrivato più di 14 mesi dopo la firma.

Cosa è cambiato per le aziende crypto dal 2025

Dall’inizio del 2025 i regolatori hanno aperto alle aziende crypto altre porte verso il sistema bancario, per lo più fuori dalla verifica sul debanking.

Le licenze di trust bank nazionale

Il 12 dicembre 2025 l’OCC ha approvato in via condizionata cinque trust bank nazionali, cioè banche fiduciarie con licenza federale: due nuove, First National Digital Currency Bank (Circle) e Ripple National Trust Bank, più la conversione delle trust company statali di BitGo, Fidelity Digital Assets e Paxos. Circle ha ottenuto l’approvazione definitiva il 10 luglio 2026. Non abbiamo trovato conferme dell’OCC di un’approvazione definitiva per le altre quattro, che quindi restano approvate con condizioni.

Coinbase ha ricevuto il 2 aprile 2026 l’approvazione condizionata per una licenza di national trust company pensata per l’attività di custodia; la società dice che non raccoglierà depositi dei clienti retail. Per gli utenti privati, anche in Italia, sul conto non cambia nulla. La nostra recensione di Coinbase analizza l’exchange, mentre sul fronte della custodia c’è la proposta della SEC sulla custodia delle crypto del 1° ottobre.

Un master account alla Fed e la proposta di un conto di pagamento

Kraken Financial, istituto di deposito a scopo speciale con licenza del Wyoming, ha annunciato il 4 marzo 2026 che la Fed di Kansas City le aveva concesso un master account a uso limitato, con una durata iniziale di un anno. Il master account è il conto presso la banca centrale che dà accesso diretto ai sistemi di pagamento della Fed. La nostra recensione di Kraken si occupa dell’exchange. Il 20 maggio 2026 la Fed ha proposto un «payment account» più ristretto: niente accesso allo sportello di sconto (discount window), niente credito infragiornaliero, niente interessi e limiti ai saldi di fine giornata. Non è ancora definitivo.

Il ricorso delle banche locali

Le community bank, le piccole banche locali americane, contestano queste licenze. Il 2 ottobre 2026 la Independent Community Bankers of America ha fatto causa all’OCC davanti al tribunale federale di Washington (causa 1:26-cv-03441), impugnando una regola sulle licenze del marzo 2026, una lettera interpretativa del 2021 e l’approvazione condizionata di Protego. Secondo l’atto, sotto l’amministrazione Trump sono state approvate, in via definitiva o condizionata, 21 licenze di trust bank, almeno 13 delle quali per aziende crypto.

Sul fronte della vigilanza, la regola OCC-FDIC contro l’uso del rischio reputazionale è in vigore dal 9 giugno 2026, secondo il Federal Register, la gazzetta ufficiale federale. Una settimana prima, il 2 giugno, OCC, Fed e FDIC avevano tolto altri riferimenti al rischio reputazionale dalle linee guida comuni.

Cosa succede ora: forse nuove regole, un’indagine CFPB, nessuna sanzione

L’OCC dice di «stare valutando ulteriori opzioni regolamentari» sulla discriminazione per motivi politici e religiosi e sull’uso del rischio reputazionale da parte delle banche, compreso il ricorso a pareri di terzi. Non c’è una bozza né una data. La verifica è «prossima alla conclusione», scrive il rapporto: formalmente non è chiusa.

Per le aziende crypto il passaggio da seguire è a pagina 8. Visto che il rapporto collega le restrizioni sulle crypto alla criminalità finanziaria, i piani sul Bank Secrecy Act le riguardano più della regola sul rischio reputazionale. L’OCC elenca possibili linee guida per applicare le norme BSA in base al rischio, riforme della vigilanza BSA e modifiche «per impedire il ricorso pretestuoso al BSA per la chiusura dei conti» quando non ci sono reali timori di riciclaggio. Potrebbe anche emanare linee guida o regole sugli avvisi da inviare ai clienti a cui viene chiuso il conto.

L’indagine della CFPB riguarda le nove banche «e altri», senza tempi indicati. Chi ritiene di aver subito debanking negli Usa può presentare un reclamo su HelpWithMyBank.gov, il portale dell’OCC per i reclami, che ora spiega come segnalare questi casi.

La Federal Reserve ha proposto una propria regola per eliminare il rischio reputazionale il 23 febbraio 2026, con commenti entro fine aprile. Al 14 ottobre nel Federal Register compare solo la proposta.

Al Congresso, le due proposte di legge di Barr citate da Gould sono ferme dal 2025. Il Fair Access to Banking Act, H.R. 987, è in commissione Servizi finanziari della Camera dal 5 febbraio 2025; il testo gemello al Senato, S. 401 del senatore Kevin Cramer, è nella commissione Banche. Il FIRM Act, che vieterebbe alle agenzie federali di vigilanza bancaria di considerare il rischio reputazionale, è stato iscritto nel calendario del Senato il 18 marzo 2025 (S. 875) e nello Union Calendar della Camera il 20 giugno 2025 (H.R. 2702). Nessuno dei due è arrivato al voto in aula, e i testi non approvati prima della fine del 119° Congresso, il 3 gennaio 2027, decadono. Per il quadro generale delle leggi federali sulle crypto, ecco a che punto sono le regole crypto negli Usa dopo il CLARITY Act.

In Italia: il conto di base e i suoi limiti per le crypto

Il rapporto dell’OCC vale solo per gli Stati Uniti, e l’Unione europea non ha condotto una verifica paragonabile sulle proprie banche. Esistono però tutele nazionali per chi si vede rifiutare un conto.

In Italia lo strumento è il conto di base. Lo ha introdotto il decreto legislativo 37/2017, che ha recepito la direttiva europea 2014/92/UE sui conti di pagamento; la disciplina sta nell’articolo 126-noviesdecies del Testo unico bancario (TUB), insieme al decreto del ministero dell’Economia 70/2018. Dà a ogni consumatore soggiornante legalmente nell’Unione europea il diritto di aprire un conto con i servizi di base.

Per il settore crypto il limite è evidente: il conto di base vale per i consumatori, cioè le persone fisiche, non per le imprese. Non aiuta un exchange o un altro operatore che perde il conto aziendale. Non abbiamo trovato una norma italiana che riconosca ai prestatori di servizi crypto (VASP o CASP) un diritto al conto bancario.

In Francia c’è il droit au compte: chi viene respinto da una banca può chiedere alla Banque de France di designarne una, che deve aprire un conto con servizi di base gratuiti.

Fonti

  1. OCC, comunicato 2026-90: rapporto sulle attività di debanking delle grandi banche (14 ottobre 2026) occ.gov
  2. Rapporto OCC: Guaranteeing Fair Banking for All Americans (PDF, 14 ottobre 2026) occ.gov
  3. OCC, comunicato 2026-91: il Comptroller Gould presenta i risultati del rapporto sul debanking (14 ottobre 2026) occ.gov
  4. CFPB: nuova iniziativa sul debanking delle grandi banche emerso dal rapporto OCC (14 ottobre 2026) consumerfinance.gov
  5. Ordine esecutivo 14331: Guaranteeing Fair Banking for All Americans (7 agosto 2025) whitehouse.gov
  6. Federal Register: divieto di usare il rischio reputazionale nella vigilanza, in vigore dal 9 giugno 2026 (10 aprile 2026) federalregister.gov

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