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Revisione MiCA su DeFi e staking: la Cardano Foundation dice no a nuove regole, ESMA e AMLA chiedono un test sul controllo

Nella revisione MiCA su DeFi e staking la Cardano Foundation dice no a nuove regole; ESMA e AMLA vogliono una definizione di DeFi e un test sul controllo.

12 min di lettura

Bilancia astratta con un documento sopra una rete di nodi e una bandiera
Indice
  1. Revisione MiCA su DeFi e staking: la Cardano Foundation contro nuovi regimi
    1. Delegare ADA non è un servizio di staking, sostiene la fondazione
    2. Il resto delle 19 pagine
  2. ESMA e AMLA chiedono l’opposto: una definizione e un servizio di accesso
  3. Dove le risposte coincidono e dove si dividono
  4. Le date del MiCA che diverse testate hanno sbagliato
  5. Cosa ha chiesto la Commissione e cosa succede ora
  6. Cosa cambia per gli utenti in Italia e in Francia
  7. Cosa significa controllo nel MiCA, in breve

La Cardano Foundation ha chiesto alla Commissione europea di non scrivere regole nuove e autonome per DeFi e staking nella revisione del MiCA. La risposta, 19 pagine depositate blockchain that runs exactly as written when it is called, holding and moving funds according to its code, without an intermediary able to change the outcome.">smart contract holding reserves of two or more tokens, supplied by users, that a decentralized exchange uses to execute trades automatically at a price set by a formula.">pool diverge, compared with simply holding the same tokens in a wallet. It becomes permanent when the provider withdraws.">il 30 settembre 2026 e presentate il 21 ottobre, sostiene che la regolamentazione debba seguire ciò che un operatore fa e i rischi che crea, non la tecnologia su cui lavora. Lo riferiscono Cointribune e crypto.news, che hanno visionato il documento. La fondazione dietro la blockchain Cardano si trova così dall’altra parte rispetto ai supervisori dell’Unione: ESMA e la nuova autorità antiriciclaggio AMLA, entrambe con lo stesso termine del 30 settembre, hanno chiesto una definizione giuridica di DeFi e, nel caso di AMLA, di portare dentro il MiCA anche staking, lending e borrowing.

Il nodo di tutte queste risposte è il controllo. La fondazione e l’ESMA considerano il caso più leggero quello di chi delega i propri token, che non è un’impresa che presta un servizio finanziario; l’AMLA non riprende il punto. La divisione riguarda i soggetti intermedi: chi detiene o governa gli asset altrui, chi lo stabilisce e se serva una nuova licenza per le piattaforme che aprono la porta ai protocolli DeFi.

Nulla di tutto questo cambia la legge. La Commissione non ha presentato alcuna proposta e il MiCA le impone soltanto di riferire a Parlamento e Consiglio entro il 30 giugno 2027.

Revisione MiCA su DeFi e staking: la Cardano Foundation contro nuovi regimi

Il cuore della risposta, come lo descrivono le due testate, è il rifiuto di nuove categorie. La fondazione non vuole un quadro autonomo per la DeFi, né un regime separato per lo staking, né niente di specifico per quella che chiama partecipazione a livello di protocollo. Manterrebbe la divisione attuale tra il MiCA, che copre le cripto-attività che non sono strumenti finanziari, e la MiFID II, che copre quelle che lo sono, e risolverebbe le zone grigie con orientamenti più chiari anziché con nuove norme.

Il criterio per applicare le regole è pratico. Secondo crypto.news, la fondazione chiede ai supervisori di verificare se una persona o una società identificabile controlli davvero gli asset o le transazioni dei clienti. Scrivere software, far girare nodi o fornire infrastruttura blockchain non dovrebbe, in questa lettura, costituire di per sé un servizio finanziario regolamentato.

Delegare ADA non è un servizio di staking, sostiene la fondazione

Lo staking è il terreno su cui la fondazione è più precisa, ed è qui che la sua blockchain orienta l’argomento. Su Cardano chi possiede ADA delega la propria quota a un operatore di pool senza cedere la custodia e senza bloccare i token, che restano spostabili in qualsiasi momento. Per la fondazione questa forma di partecipazione sostiene la sicurezza e la decentralizzazione della rete. Nella resa di Cointribune la sua posizione è che una simile delega «non dovrebbe essere trattata come un servizio di staking cripto gestito da un intermediario».

La fondazione non dice che ogni forma di staking sia fuori dalle regole. Distingue la partecipazione diretta al consenso dai servizi commerciali di staking, in cui un intermediario può detenere i token o decidere come impiegarli. Per questi servizi ammette un trattamento diverso.

Wallet astratto con una chiave, collegato da una catena a una rete di nodi
Su Cardano chi detiene ADA delega la quota a un pool tenendo le proprie chiavi e senza bloccare i token.

Una nota di analisi, che segnaliamo come nostra. Il disegno di Cardano rende facile tracciare la linea della fondazione: nessuna custodia cambia di mano, nessun token viene bloccato. Altre blockchain proof-of-stake vincolano o bloccano la quota e applicano penalità, e il proof of stake coin with a protocol that stakes it for you and issues a transferable token (such as Lido stETH or rETH) representing the deposit plus rewards, which you can use or sell while the coins stay staked.">liquid staking emette un secondo token che può circolare nella DeFi. Lo stesso principio, applicato a questi modelli, dà risposte meno nette, ed è proprio il terreno su cui l’ESMA entra nel dettaglio.

Il resto delle 19 pagine

La risposta, secondo il riassunto di crypto.news, tocca anche temi che vanno ben oltre la DeFi:

  • I token ibridi, la cui classificazione cambia da uno Stato membro all’altro, richiedono orientamenti più chiari, e un token va classificato in base alle sue caratteristiche reali e ai diritti che incorpora, non perché quei diritti sono registrati su una blockchain.
  • Le stablecoin emesse da più emittenti insieme o a livello transfrontaliero richiedono un trattamento più chiaro nel MiCA, così come la sovrapposizione con la normativa europea sui servizi di pagamento.
  • L’esclusione per gli NFT davvero unici dovrebbe restare, senza un regime separato per i servizi NFT; mercati di previsione, futures perpetui e prestito di cripto andrebbero valutati secondo la legge a cui rimandano le loro caratteristiche economiche.
  • Le norme sul conflitto di leggi vanno armonizzate, per chiarire quale diritto nazionale regoli una transazione, e va sostenuta la legittima sollecitazione inversa (reverse solicitation) da parte di operatori extra-UE.
  • Le informative ambientali dovrebbero riflettere quanto sono diverse le blockchain tra loro, e nuovi obblighi complessi rischiano di favorire i grandi operatori a scapito dei più piccoli.

ESMA e AMLA chiedono l’opposto: una definizione e un servizio di accesso

L’ESMA, l’autorità europea dei mercati, ha pubblicato la sua risposta il 30 settembre. Nel comunicato chiede «criteri più chiari per stabilire quali attività possano considerarsi davvero decentralizzate» e «requisiti proporzionati per staking, lending e borrowing, anche attraverso obblighi di informativa». Vuole inoltre un nuovo servizio per cripto-attività regolamentato, destinato alle imprese che offrono agli utenti l’accesso ai protocolli DeFi, regole più severe sul marketing di influencer e terzi e poteri vincolanti per sé stessa sulla classificazione dei token.

I dettagli stanno nella risposta completa, che lo studio legale Herbert Smith Freehills Kramer ha riassunto in una nota ripubblicata da Legal 500 il 14 ottobre. L’ESMA vuole la DeFi definita negli articoli del MiCA e non in un considerando, e l’esenzione per i servizi completamente decentralizzati mantenuta stretta, perché la formulazione attuale viene letta in modo diverso nei vari Paesi. Teme gli schemi che si dicono decentralizzati ma hanno «operatori o intermediari identificabili», un rischio che la nota chiama decentralisation washing.

Il nuovo servizio riguarderebbe l’impresa cripto che agisce per conto dei clienti come porta d’accesso alla DeFi. Dovrebbe illustrare i rischi dei protocolli che propone, spiegare come li seleziona e instrada gli ordini, gestire i conflitti di interesse, svolgere una due diligence su ciascun protocollo e mantenere presìdi operativi e di cybersicurezza.

Sullo staking l’ESMA è più vicina alla fondazione di quanto suggeriscano i titoli. Lo tratta come parte del funzionamento delle reti proof-of-stake e dice che non andrebbe classificato in automatico come prestito o gestione di portafoglio. Poi lo divide in quattro tipi: staking diretto da parte del titolare, staking tecnico, staking aggregato o custodial, e liquid staking o prodotti di rendimento, gli ultimi dei quali possono porre ulteriori questioni nel MiCA, nella MiFID II o in altre norme finanziarie. Gli obblighi crescerebbero con il grado di intermediazione, il controllo dell’impresa sugli asset dei clienti, l’aggregazione e la discrezionalità dell’impresa. I clienti verrebbero informati su ricompense, periodi di blocco e di sblocco, rischio di slashing, scelta dei validatori, costi, dipendenze e destino dei propri token se l’impresa fallisce.

L’AMLA, l’autorità europea antiriciclaggio, è andata oltre. La sua risposta, datata 30 settembre a Francoforte, osserva che il MiCA raggiunge lo staking solo attraverso l’autorizzazione alla custodia, che lascia fuori aggregazione, rendimento e cessione temporanea del controllo. Chiede alla Commissione di valutare requisiti dedicati che portino staking, lending e borrowing dentro il MiCA, e obblighi di gestione aggiuntivi per le imprese cripto che fanno da guardiano d’accesso alla DeFi. Vuole che la legge definisca un «assetto DeFi» e fissi criteri comuni per individuare chi esercita il «controllo effettivo». Tale controllo, scrive l’AMLA, può derivare dalla concentrazione di token di governance o dal potere di sospendere o modificare gli smart contract. Suggerisce anche di verificare se alcuni emittenti di token collegati ad attività debbano rientrare nelle norme antiriciclaggio, di adottare un approccio unico europeo per le stablecoin non autorizzate e di chiarire gli obblighi informativi delle imprese che operano tra più Paesi.

Lente d'ingrandimento e occhio astratti sopra uno scudo, una banca e un ingranaggio
ESMA e AMLA chiedono criteri più chiari su chi controlla un servizio cripto e obblighi per le imprese intermedie.

Dove le risposte coincidono e dove si dividono

Messe una accanto all’altra, le tre risposte partono dallo stesso punto e si separano in fretta.

QuestioneCardano Foundation (come riportato)ESMAAMLA
Chi delega i propri tokenNon è un prestatore di serviziLo staking diretto è il caso più leggeroNon affrontato nella risposta
Definizione di DeFi nel MiCANessun nuovo regime autonomoSì, negli articoli, con un’esenzione strettaSì, una definizione giuridica chiara
Chi ha il controlloUna parte identificabile che controlla asset o transazioniAttenzione agli operatori identificabili dietro l’etichetta decentralizzataCriteri comuni europei per il controllo effettivo
Staking, lending, borrowingNessun regime separato per lo staking; i servizi intermediati possono essere trattati diversamenteObblighi proporzionati all’intermediazione, soprattutto di informativaValutare di portarli dentro il MiCA
Piattaforme che danno accesso alla DeFiL’infrastruttura non è di per sé un servizio finanziarioNuovo servizio regolamentato di accessoPossibili obblighi aggiuntivi per chi fa da guardiano d’accesso

Le autorità francesi si collocano a metà strada tra i due campi. Il loro documento congiunto del 21 ottobre, firmato da AMF, Tesoro, Banque de France e ACPR, farebbe verificare alle piattaforme la sicurezza di un protocollo prima di offrirlo, con responsabilità solo quando una piattaforma ha aperto l’accesso senza controlli adeguati o nonostante rischi noti. Ne abbiamo parlato nel nostro servizio sulle richieste della Francia per la revisione del MiCA su vigilanza ESMA, staking e DeFi.

Le date del MiCA che diverse testate hanno sbagliato

La copertura della risposta della fondazione riporta date contrastanti per il MiCA stesso, perciò ecco cosa dice il testo del regolamento su EUR-Lex. Ai sensi dell’articolo 149, i titoli III e IV, cioè le norme su token collegati ad attività e token di moneta elettronica (le stablecoin), si applicano dal 30 giugno 2024. Il resto del regolamento, comprese le norme per i prestatori di servizi per le cripto-attività, si applica dal 30 dicembre 2024.

La data del 1° luglio 2026, che Cointribune indica come inizio del MiCA, è in realtà la fine di un’altra cosa. L’articolo 143 permetteva alle imprese già attive secondo il diritto nazionale di continuare fino al 1° luglio 2026 o fino alla concessione o al rifiuto della licenza, se prima, e gli Stati membri potevano accorciare quel periodo. Dal 1° luglio 2026 nessuna impresa nell’Unione può più contare su quel periodo transitorio.

Secondo errore: alcune testate danno ancora il 31 agosto come termine della consultazione. La Commissione l’ha prorogato di un mese, al 30 settembre 2026, ed è per questo che le risposte di ESMA, AMLA e Cardano Foundation portano tutte quella data.

Cosa ha chiesto la Commissione e cosa succede ora

La consultazione si è aperta il 20 maggio 2026 con due questionari: uno pubblico sull’esperienza degli utenti e uno mirato per imprese, autorità e specialisti. La versione mirata riguarda i requisiti attuali del MiCA e gli ambiti che il regolamento ha lasciato fuori, cioè DeFi, prestito di cripto, staking e NFT. Secondo un riepilogo dello studio legale Maples, la Commissione non ha proposto di eliminare l’esclusione dei servizi completamente decentralizzati. Ha chiesto quali fattori determinino il grado di decentralizzazione di un servizio, se le imprese cripto debbano avere obblighi di due diligence, informativa o responsabilità quando offrono DeFi e se possano servire schemi di certificazione.

La questione non è nuova. L’articolo 142 del MiCA chiedeva già alla Commissione una relazione entro il 30 dicembre 2024 per valutare se regolamentare la DeFi, il prestito e il borrowing fosse necessario e fattibile. La revisione in corso è quella più ampia dell’articolo 140, in scadenza il 30 giugno 2027 e da «corredare, se del caso, di una proposta legislativa».

In pochi si aspettano una legge rapida. Miroslav Đurić, senior associate di Taylor Wessing, ha detto a Cointelegraph a giugno che «è difficile aspettarsi che proposte legislative concrete vengano adottate prima del 2028». Peter Kerstens, consigliere della Commissione descritto come uno degli architetti del MiCA, ha affermato al WAIB Summit di Monaco a giugno che la DeFi non ha «rappresentanti» e si è chiesto: «Non vedo quale sia il problema. E se non c’è un problema, perché dovrebbe essere regolamentata?». Erano osservazioni personali, non la politica della Commissione.

La pressione arriva anche dall’altra parte. Il Parlamento europeo ha approvato a luglio una relazione che chiede alla Commissione di valutare se prestito DeFi, staking, prodotti di rendimento e NFT abbiano bisogno di regole, ha riferito Finance Magnates l’8 luglio. La relazione è una richiesta alla Commissione, non una legge. Secondo crypto.news, anche la BCE e le banche centrali nazionali hanno proposto di estendere il divieto di pagare interessi sulle stablecoin ai rendimenti indiretti da prestito, borrowing e staking.

Alcune voci mancano. Non abbiamo trovato risposte pubblicate da Blockchain for Europe, European Crypto Initiative, ADAN francese, Coinbase o grandi exchange, e la Commissione non ha pubblicato né una pagina con le risposte né una sintesi. Fondazione, ESMA, AMLA e Francia sono i documenti agli atti oggi, non l’intero dibattito.

Cosa cambia per gli utenti in Italia e in Francia

Per ora, nulla. In Italia Consob e Banca d’Italia sono le autorità nazionali competenti per il MiCA, mentre l’OAM tiene il registro dei prestatori di servizi in cripto-attività che operavano già prima del MiCA. Non abbiamo trovato una risposta pubblicata dall’Italia. In Francia, chi fa staking tramite una piattaforma autorizzata si rivolge a un’impresa abilitata dall’AMF.

La revisione conta per il confine tra due modi di fare staking. Delegare dal proprio wallet, tenendo le chiavi, è il caso che ogni risposta tratta con più indulgenza. Fare staking tramite un exchange che aggrega i token dei clienti è il punto in cui gli obblighi graduati dell’ESMA e la richiesta dell’AMLA di portare lo staking nel MiCA inciderebbero per primi. La nostra guida a cosa significa il MiCA per chi usa le cripto spiega cosa un prestatore autorizzato deve già ai propri clienti.

Cosa significa controllo nel MiCA, in breve

Il MiCA non definisce la DeFi. Il considerando 22 dice che il regolamento si applica ai servizi «prestati, offerti o controllati, direttamente o indirettamente» da persone o società, anche quando una parte del servizio funziona in modo decentralizzato, e che i servizi prestati «in modo completamente decentralizzato senza alcun intermediario» restano fuori. I considerando orientano l’interpretazione ma non sono articoli vincolanti, ed è per questo che l’ESMA vuole portare la definizione nel testo.

In pratica il test si riduce a una domanda: si può individuare qualcuno che detiene gli asset, può spostarli o decide come funziona il servizio? Lo staking mostra quanto sia difficile rispondere: lo stesso gesto di mettere al lavoro i token in una rete proof-of-stake può voler dire tenere la piena custodia, cederla a un pool o ricevere in cambio un token liquido. La nostra spiegazione della DeFi illustra come questi modelli differiscono. La relazione della Commissione è attesa entro il 30 giugno 2027.

Fonti

  1. Regulation (EU) 2023/1114 on markets in crypto-assets (MiCA), EUR-Lex eur-lex.europa.eu
  2. ESMA calls for changes to make MiCA clearer, safer and ready for emerging services, 30 September 2026 esma.europa.eu
  3. AMLA: response to the European Commission's targeted consultation on the review of MiCA, 30 September 2026 amla.europa.eu
  4. Cointribune: MiCA, Cardano Foundation opposes DeFi and crypto staking rules, 21 October 2026 cointribune.com
  5. crypto.news: Can EU improve MiCA without new rules? Cardano Foundation makes its case, 21 October 2026 crypto.news
  6. Herbert Smith Freehills Kramer via Legal 500: ESMA response to the MiCA review consultation, 14 October 2026 legal500.com

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