Chi possiede L-BTC può tornare a cambiarlo in bitcoin. In un aggiornamento sul recupero di Liquid Network pubblicato il 20 ottobre, la Liquid Federation ha spiegato che gli blockchain, where users swap tokens directly from their own wallets without handing custody of their funds to a company.">swap semi-automatizzati tra BTC e L-BTC funzionano tramite i provider di swap partecipanti, «senza limiti di volume imposti dal protocollo» su questo servizio. L’uscita propria della federazione, smart contract holding reserves of two or more tokens, supplied by users, that a decentralized exchange uses to execute trades automatically at a price set by a formula.">pool diverge, compared with simply holding the same tokens in a wallet. It becomes permanent when the provider withdraws.">il peg-out che riporta gli L-BTC in bitcoin attingendo alla riserva, resta chiusa. Riaprirà solo quando sarà ripristinata la copertura integrale 1:1 in bitcoin della rete, ha scritto la federazione, che non ha indicato una data per nessuno dei due passaggi.
A sei settimane dall’attacco del 6 settembre, le parole stesse della federazione implicano che la riserva non copre ancora tutti gli L-BTC in circolazione. Il Security Incident Assessment di Blockstream, pubblicato per la prima volta sul blog di Blockstream il 23 settembre e ripreso sul blog di Liquid il 25 settembre, mette il buco nero su bianco: «Approximately 602 BTC remain outstanding», cioè restano in sospeso circa 602 BTC. Con il bitcoin intorno a 82.580 dollari alle 06:04 UTC del 21 ottobre, sono circa 49,7 milioni di dollari.
L’aggiornamento del 20 ottobre non dice nulla su questa cifra. Non precisa se dei 602 BTC sia rientrato qualcosa da settembre, chi coprirà l’ammanco, né quante settimane separino la fase degli swap dal ritorno dei peg-out.
L’amministratore delegato di Blockstream, Adam Back, ha scritto su X che «LBTC:BTC swaps full service again», secondo Bitcoin Magazine, che ha incorporato il suo post. Back ha indicato due servizi: SideSwap, per gli swap contro bitcoin sulla rete principale, e Aqua, per gli swap tramite Lightning Network.
Liquid Network cos’è e come custodisce i bitcoin: 15 functionary, 11 firme
Liquid è una sidechain federata creata da Blockstream. Gira su Elements, un fork open source del codice di Bitcoin, e il suo asset principale, L-BTC, dovrebbe essere coperto uno a uno da bitcoin custoditi in una riserva controllata dalla federazione. Gli utenti inviano BTC alla riserva per ricevere L-BTC (peg-in) e bruciano L-BTC per riavere BTC (peg-out). Liquid viene spesso classificata tra le reti layer 2 di Bitcoin, ma non è protetta dal consenso di Bitcoin: i suoi blocchi e la sua riserva dipendono dai membri della federazione.
I membri gestiscono 15 nodi detti functionary, che il rapporto descrive come distribuiti geograficamente. «Blocks require signatures from at least 11 of the 15 functionary nodes to be accepted by the network», si legge nel rapporto: per essere accettati dalla rete, i blocchi richiedono le firme di almeno 11 dei 15 nodi. Gli stessi membri proteggono la riserva con moduli di sicurezza hardware.
I peg-out non sono aperti a tutti. Può richiederli solo chi detiene una peg-out authorization key, o PAK. Ogni voce PAK abbina una chiave offline, che stabilisce dove i bitcoin possono essere inviati, a una chiave online che firma le richieste. Gli utenti comuni che vogliono riavere i BTC passano da un membro che offre il servizio, come SideSwap. Nella pratica il peg di Liquid è quindi un bridge federato tra due blockchain, con la riserva a fare da caveau a unestremità.
Nessuna di queste chiavi è stata rubata a settembre. Il rapporto afferma che la PAK di SideSwap «was not compromised, forged or stolen», ossia non è stata compromessa, falsificata né rubata. La falla era nel modo in cui i nodi Liquid verificavano le transazioni, e così i firmatari hanno fatto ciò che il software indicava come valido.

Cosa è successo il 6 settembre, in breve
Coindaro ha raccontato il furto nella sua rassegna degli hack crypto del terzo trimestre, dove la perdita di Liquid, circa 320 milioni di dollari, si è piazzata seconda dietro i 387 milioni di Bitget nel conteggio di Hacken, come riportato da Cointelegraph il 15 ottobre. Il post-mortem di Blockstream, che Coindaro ha letto il 21 ottobre, aggiunge la catena tecnica degli eventi.
Tutto parte da un bug del 2018. I nodi Elements conservano una cache delle range proof già verificate, i controlli crittografici che nascondono gli importi nelle transazioni confidenziali. La chiave della cache non includeva né l’asset commitment né lo script dell’output, quindi un risultato memorizzato poteva essere riutilizzato dove la prova non era valida. Il rapporto lo chiama Bug A. Un ricercatore esterno, stutxo, lo ha segnalato a Blockstream il 2 agosto 2026. Blockstream ha corretto i suoi nodi bridge il 3 agosto, 13 dei 15 nodi functionary erano aggiornati entro l’11 agosto e la correzione è stata integrata pubblicamente il 1° settembre.
La correzione ha però generato il Bug B. Aggiungeva i campi mancanti ma univa i byte grezzi senza prefissi di lunghezza, e la lunghezza incorporata in una range proof veniva controllata solo durante la verifica completa, che un cache hit salta. Un attaccante poteva quindi costruire una prova più lunga o più corta, adattare lo script di conseguenza e ottenere la stessa sequenza di byte di una voce già presente in cache. I nodi che avevano quella voce in memoria hanno accettato la transazione senza controllarla.
Alle 13:53 UTC del 6 settembre il blocco Liquid 4.050.336 ha confermato una transazione che ha creato circa 4.000 L-BTC senza alcun bitcoin a coprirli. L’attaccante ha provato un peg-out da 2,5 L-BTC alle 14:00 UTC, che SideSwap ha pagato con le proprie scorte, poi alle 14:05 UTC ha depositato circa 4.000 L-BTC presso il servizio di peg-out di SideSwap. Alle 14:28:56 UTC i firmatari della federazione hanno rilasciato 3.996,02 BTC su Bitcoin, e SideSwap ha inoltrato le monete nello stesso blocco.
La configurazione di SideSwap ha reso l’operazione più rapida. Secondo il rapporto, la sua chiave di firma per i peg-out «was kept online despite the Federation Charter requiring it to be kept offline», cioè era rimasta online nonostante lo statuto della federazione imponga di tenerla offline; i pagamenti partivano in automatico e gli ordini non avevano limiti di importo, controlli di velocità né verifiche sulla cronologia del wallet. Con alcuni peg-out minori confermati prima dello stop, la riserva è scesa da circa 4.205 BTC a 197 BTC. I nodi bridge sono stati fermati alle 18:26 UTC.
Blockstream non si risparmia. «No reviewer, internal or external, identified this risk prior to exploitation», nessun revisore, interno o esterno, ha individuato questo rischio prima dello sfruttamento, scrive il rapporto. Un conio di token senza copertura su un bridge non è un caso isolato in questo autunno: il 18 ottobre Cysic ha sospeso il proprio bridge dopo il conio di 10 milioni di CYS privi di copertura.
Dallo stop agli swap: la cronologia in cifre
Gli orari che seguono provengono dalla cronologia del rapporto, tranne la voce del 20 ottobre.
| Data (UTC) | Evento | Cifra |
|---|---|---|
| 2 ago 2026 | Il ricercatore stutxo segnala il Bug A a Blockstream | Correzione su 13 functionary su 15 entro l’11 ago |
| 6 set, 13:53 | Transazione dell’exploit nel blocco Liquid 4.050.336 | Circa 4.000 L-BTC senza copertura |
| 6 set, 14:28:56 | I firmatari della federazione rilasciano il peg-out | 3.996,02 BTC |
| 6 set, 18:26 | Nodi bridge fermati, rete in pausa | Riserva scesa da circa 4.205 a 197 BTC |
| 7 set, 16:09:25 | L’attaccante restituisce una parte dei bitcoin | 3.400 BTC |
| 9 set, 21:05:10 | La produzione di blocchi riprende con un blocco 4.050.336 sostitutivo | Elements v23.3.4 rilasciato in giornata |
| 10 set, 19:55 | Le transazioni riprendono su tutta la rete | Peg-out ancora disattivati |
| 23 set | Blockstream pubblica il suo rapporto | Ancora circa 602 BTC in sospeso |
| 20 ott | Riaprono gli swap tramite provider; peg-out ancora chiusi | Nessun limite di volume del protocollo sugli swap |
Per ripartire, Blockstream ha rieseguito la catena con la cache delle range proof disattivata e ha confrontato il risultato con una seconda implementazione, rust-elements. Sono stati rimossi due output non validi e quattro transazioni che ne discendevano, e il rapporto afferma che sulla catena attuale non resta alcuna inflazione dovuta ai due bug. Le transazioni valide sono state poi rieseguite, a cominciare dalle 329 del blocco 4.050.337.
Liquid Network, il recupero: prima gli swap, i peg-out solo con la copertura 1:1
L’aggiornamento della federazione è breve e tecnico. «Over the past several weeks», nelle ultime settimane, dice, la federazione, Blockstream e esperti indipendenti di sicurezza hanno rafforzato la sicurezza della rete, rivisto la contabilità della rete e convalidato le misure di protezione. È stato distribuito il software aggiornato della federazione che gestisce la riserva in bitcoin. Le modifiche «accommodate the network’s post-incident accounting state», cioè tengono conto dello stato contabile della rete dopo l’incidente, una formula che il post non spiega.
Secondo l’aggiornamento, abbastanza functionary hanno installato il nuovo software da portare la rete a «an important state of operational readiness for the next phase of recovery», un importante stato di prontezza operativa per la fase successiva del recupero.
Prima fase: swap semi-automatizzati tramite provider
Il passo in corso è un insieme di swap semi-automatizzati tra BTC e L-BTC gestiti dai provider partecipanti, in entrambe le direzioni. La federazione lo presenta come la via pratica per la maggior parte degli utenti finché i peg-out diretti restano limitati. Uno swap è uno scambio: il provider prende i tuoi L-BTC e ti invia bitcoin dalle proprie scorte, a un tasso che stabilisce lui. Non è un rimborso dalla riserva.
Seconda fase: ripristinare la copertura, poi riaprire i peg-out
L’ultima fase ha due condizioni in un ordine preciso. Prima deve essere ristabilita la copertura integrale 1:1 in bitcoin della rete. Solo dopo torneranno i peg-out della federazione, in modo controllato, per i titolari di chiavi PAK autorizzate. La federazione prevede anche di permettere a chiunque di monitorare la riserva tramite i block explorer, nel rispetto dei requisiti di sicurezza e operativi ancora da definire.
«Multiple independent safeguards remain in place to prevent premature or unauthorized peg-outs», restano attive più misure di protezione indipendenti contro peg-out prematuri o non autorizzati, afferma il post. Non fissa alcuna data per la seconda fase e non dice come la riserva tornerà a piena copertura: con la restituzione dei bitcoin mancanti, con un contributo di Blockstream o dei membri, con un adeguamento dei saldi in L-BTC o in altro modo.

I 602 BTC mancanti e la tesi dell’hacker «white hat»
L’attaccante si è annunciato on-chain alle 18:30 UTC del 6 settembre con il messaggio «we are whitehats. contact us on chain.». Il giorno dopo sono rientrati 3.400 BTC «after several rounds of negotiations», dopo diversi round di trattative, secondo il rapporto, che invita l’autore dell’attacco a restituire il resto.
Quanto sia grande il resto dipende da chi conta. L’8 settembre Decrypt e CoinDesk hanno indicato rispettivamente circa 598,5 BTC e circa 598 BTC, e CoinDesk ha citato Samson Mow, ex chief strategy officer di Blockstream che pubblicava aggiornamenti, secondo cui «Approximately 598 BTC remains outstanding». Il rapporto di Blockstream parla di circa 602 BTC. Bitcoin Magazine ha scritto il 20 ottobre che gli hacker detengono ancora circa 600 BTC. Nessuna di queste fonti spiega la differenza di tre o quattro bitcoin tra le cifre, e nessuna riporta bitcoin restituiti dopo il 7 settembre.
Non è stabilito se l’attaccante sia stato pagato. Il 20 ottobre Bitcoin Magazine ha riferito che gli hacker avrebbero preteso il 10% dei bitcoin come bug bounty, minacciando di pubblicare i messaggi cifrati scambiati con Blockstream se non fossero stati pagati. Ha citato un messaggio che dice «You SHALL pay 10% using your own money as bug bounty» e ha rimandato a una pagina di terzi che presenta la chat di gruppo. Coindaro non ha potuto verificare quello scambio, e Blockstream non lo ha confermato. Il rapporto di Blockstream cita un programma di bug bounty solo come misura futura e non menziona alcun pagamento. Bitcoin Magazine scrive anche che non è chiaro se Blockstream abbia raggiunto un accordo privato.
L’etichetta «white hat» ha suscitato dubbi fin dall’inizio. Charles Guillemet, chief technology officer di Ledger, scrisse allora che «it looks more like extortion than white-hat hacking!», sembra più un’estorsione che un hacking etico, come riportato da Decrypt l’8 settembre.
Si possono recuperare oggi i bitcoin dagli L-BTC?
Sì, tramite uno swap, secondo la federazione e Adam Back. Chi vuole bitcoin sulla rete principale può usare SideSwap, chi vuole uscire via Lightning può usare Aqua: sono i due servizi citati da Back. L’aggiornamento non fissa limiti di protocollo al volume degli swap, anche se ogni provider può applicare regole proprie.
Quello che l’aggiornamento non dà è un prezzo. Uno swap viene quotato dal provider e Coindaro non ha verificato un tasso L-BTC/BTC in tempo reale per questo articolo, quindi non può dire se gli swap avvengano alla pari. Prima di confermare, chi detiene L-BTC può confrontare la quotazione ricevuta con il rapporto 1:1 che L-BTC dovrebbe avere.
I peg-out diretti non sono mai stati uno strumento per il pubblico: sono riservati ai titolari di PAK, ed è per questo che la maggior parte degli utenti si appoggiava a membri come SideSwap anche prima di settembre. L’aggiornamento non spiega come i provider di swap reintegreranno i propri bitcoin mentre il peg-out della federazione resta chiuso.
Gli altri asset su Liquid, tra cui l’USDT di Tether, non sono stati toccati dal bug, ha riferito Decrypt l’8 settembre, anche se nessuno poteva muoverli mentre la rete era in pausa. L’episodio ricorda anche cosa significa detenere L-BTC: un credito verso una riserva gestita da una federazione, non bitcoin custoditi con le proprie chiavi. La nostra guida ai wallet crypto e alla custodia spiega la differenza.
Cosa guardare adesso
La prima data da seguire è quella che la federazione non ha fornito: la riapertura dei peg-out, che dipende dal ritorno di una riserva capace di coprire ogni L-BTC. Il monitoraggio della riserva tramite block explorer, promesso dalla federazione, permetterebbe a chiunque di verificare quel rapporto. Fino ad allora, lo stato attuale della catena è visibile sull’explorer Liquid di Blockstream, ma l’aggiornamento non dice quando verrà aggiunta la vista sulla riserva.
Il rapporto elenca anche interventi ancora da realizzare: un audit di sicurezza indipendente obbligatorio prima del rilascio di correzioni critiche in produzione, revisioni periodiche del codice critico per il consenso anche quando non è cambiato, più fuzzing e altri test, un bug bounty per Elements e modifiche alla governance e alle operazioni della federazione in attesa di adozione formale. Il rapporto di Blockstream non indica una data per nessuno di essi.
Sui bitcoin mancanti, l’ultima parola del rapporto di Blockstream è invariata da settembre: circa 602 BTC «remains subject to ongoing recovery efforts», restano oggetto di attività di recupero in corso.
