Sei organizzazioni che stanno dietro a reti crypto di primo piano hanno chiesto alla Securities and Exchange Commission (SEC) statunitense, blockchain that runs exactly as written when it is called, holding and moving funds according to its code, without an intermediary able to change the outcome.">smart contract holding reserves of two or more tokens, supplied by users, that a decentralized exchange uses to execute trades automatically at a price set by a formula.">pool diverge, compared with simply holding the same tokens in a wallet. It becomes permanent when the provider withdraws.">il 20 ottobre, ultimo giorno utile per i commenti alla proposta di Regulation Crypto Assets, di scrivere la categoria «digital commodity» nel testo stesso della norma. Chainlink Labs, Cardano Foundation, Hedera, Aptos Labs, Ava Labs e Stellar Development Foundation hanno firmato una lettera congiunta, hanno riferito il 21 ottobre Cointelegraph e Journal du Coin. I token delle loro reti, LINK, ADA, HBAR, APT, AVAX e XLM, oggi sono considerati digital commodity solo nelle linee guida dell’SEC, che l’autorità può restringere o ritirare senza alcuna consultazione pubblica.
La lettera congiunta non compariva sulla pagina dei commenti pubblici dell’SEC per il fascicolo S7-2026-27 quando l’abbiamo cercata di nuovo, la sera del 21 ottobre. Uno dei firmatari ha però depositato lì una lettera propria, che descrive quella comune. Il commento della Stellar Development Foundation, firmato dalla chief legal and policy officer Candace Kelly e datato 20 ottobre, dice che SDF ha aderito a una lettera «a nome di una coalizione di fondazioni che sostengono blockchain di livello 1» ed elenca ciò che la coalizione ha chiesto. Non nomina gli altri membri. Finché il testo congiunto non sarà pubblicato, è il resoconto primario più vicino e va oltre quanto scritto dalla stampa.
I sei non combattono la proposta. La lettera di Stellar la definisce «un passo importante verso un quadro chiaro e praticabile per le crypto-attività». Vogliono rendere più difficile da cancellare una sola parte.
Il nostro resoconto sulla chiusura del periodo di consultazione riguardava Nasdaq, le banche di comunità, Ripple e la Blockchain Association, mentre le cinque richieste di Hyperliquid hanno avuto un articolo a parte. Questo è un deposito distinto, che nessuno dei due pezzi citava.
Digital commodity nelle regole SEC: cosa chiedono le sei blockchain
Secondo la lettera di Stellar, la coalizione chiede all’SEC di fare cinque cose nella regola definitiva:
- Aggiungere alla sezione 228.100 del regolamento le definizioni di «2026 Interpretation» e di «digital commodity», con le parole stesse dell’interpretazione.
- Confermare nella sezione 228.101 che una digital commodity non è un titolo e che un token venduto nell’ambito di un contratto di investimento non diventa a sua volta un titolo.
- Presumere che la vendita di una digital commodity da parte di un soggetto diverso dall’emittente, sul mercato secondario, non comporti alcun contratto di investimento, a meno che l’emittente abbia ancora promesse in sospeso di sforzi gestionali essenziali. All’SEC si chiede anche di valutare un esonero valido per l’intera classe di token indicata dall’interpretazione, senza che ciascuno debba presentare un Form TR.
- Chiarire che l’uso del porto sicuro della Rule 400, compresa la presentazione del Form TR, non equivale ad ammettere che sia mai esistito un contratto di investimento, e che la scelta di non usarlo non crea alcuna presunzione.
- Precisare nel documento di adozione che il regolamento non modifica le classificazioni dell’interpretazione né la ripartizione dei poteri tra la SEC e la Commodity Futures Trading Commission (CFTC).
I resoconti della stampa sono più stringati. Journal du Coin e Genfinity hanno riportato le prime due richieste: spostare la definizione dal preambolo al testo operativo e dire che una digital commodity non è un titolo. Cointelegraph ha citato anche le operazioni sul mercato secondario e il trattamento dello staking. La lettera di Stellar conferma la parte sul mercato secondario, ma nel riepilogo delle richieste della coalizione non dice nulla sullo staking, quindi quel punto poggia solo su Cointelegraph.
Taylor Barr di Chainlink ha annunciato l’iniziativa su X, secondo Genfinity, e Cointelegraph ha pubblicato la schermata del suo post. La Cardano Foundation ha riassunto il problema in un post citato da CaptainAltcoin: la classificazione «compare solo nella spiegazione delle nuove regole sulle crypto, non nelle regole stesse».
Digital commodity SEC: perché il preambolo si può ritirare
La proposta dell’SEC è stata pubblicata nel Federal Register il 21 agosto 2026 (91 FR 54510), con scadenza dei commenti al 20 ottobre. Prevede un’esenzione per le startup fino a 5 milioni di dollari in quattro anni e un’esenzione per la raccolta fondi fino a 75 milioni di dollari ogni 12 mesi, su due livelli. Introduce inoltre un porto sicuro, la Rule 400: quando l’emittente certifica che i suoi sforzi gestionali essenziali sono conclusi o cessati, il token non fa più parte di un contratto di investimento. Le norme antifrode restano applicabili.
L’etichetta «digital commodity» è più vecchia. Il 17 marzo 2026 l’SEC e la CFTC hanno pubblicato un’interpretazione congiunta che divide le crypto-attività in cinque categorie. Il comunicato dell’SEC le elenca: digital commodity, digital collectible, digital tool, stablecoin e digital security. Il presidente Paul Atkins disse allora che la maggior parte delle crypto-attività non è di per sé un titolo, e i firmatari leggono la categoria delle digital commodity come una di quelle che restano fuori dalla legge sui titoli. Genfinity, citando lo studio legale WilmerHale, riferisce che una nota a piè di pagina dell’interpretazione elenca 16 attività legate a futures regolati dalla CFTC, tra cui APT, AVAX, ADA, LINK, HBAR e XLM. La lettera di Stellar afferma che XLM vi è riconosciuto come digital commodity.
La proposta trasforma in testo normativo solo una parte di quell’interpretazione. Nella lettura di Stellar, la Rule 400 codifica la sezione su quando un contratto di investimento termina. La classificazione come digital commodity, «da cui dipende il resto del quadro», resta nel preambolo, il lungo testo esplicativo che precede le regole. Lo stesso vale per il trattamento delle distribuzioni gratuite. La conclusione della lettera: «Entrambe resterebbero linee guida che potrebbero essere ristrette o ritirate senza notice and comment».
Un’interpretazione è la lettura della legge data dall’autorità, e una commissione successiva può pubblicarne una diversa. Una regola adottata con la procedura di notice and comment si cambia solo con un’altra procedura normativa, con una nuova proposta, un periodo di consultazione pubblica e un voto. Per l’emittente di un token, per una piattaforma che quota LINK o per un custode che detiene XLM, è la differenza tra una posizione che può cambiare con la prossima dichiarazione e una che richiede mesi di iter per essere rovesciata.

Nemmeno il Congresso ha risolto la questione. La nostra analisi su come SEC e CFTC scrivono le regole crypto americane mentre il CLARITY Act è fermo spiega perché le due agenzie colmano il vuoto con testi propri, e perché quei testi sono più facili da modificare di una legge.
Titolo o digital commodity: cosa cambia l’etichetta per un token
Nel diritto americano, tra i titoli rientra il «contratto di investimento». I tribunali lo verificano con il test di Howey, dal nome di una sentenza della Corte Suprema del 1946: denaro investito in un’impresa comune, con l’aspettativa di un profitto dagli sforzi altrui. Quando la vendita di un token supera quel test, chi vende deve registrare l’offerta presso l’SEC o usare un’esenzione, e fornire informazioni agli investitori. Le piattaforme che negoziano titoli devono registrarsi come borse o broker.
Una commodity sta in un’altra casella giuridica. La CFTC, che ha aperto una consultazione su regole federali per il trading crypto al dettaglio, vigila sui futures e sugli altri derivati sulle materie prime e può perseguire frodi e manipolazioni nel mercato sottostante. Per l’acquisto e la vendita della commodity in sé non esiste un regime di registrazione paragonabile a quello dei titoli.
La seconda e la terza richiesta mirano a una confusione che attraversa da anni i casi giudiziari americani sulle crypto. Un progetto può vendere token a investitori della prima ora con la promessa di costruire la rete, e quell’accordo può essere un contratto di investimento. La coalizione vuole che la regola dica che il titolo è il contratto, non il token. Quando una digital commodity passa di mano su una piattaforma tra persone che non sono l’emittente, lo scambio si presumerebbe privo di qualunque contratto di investimento.
Per chi detiene questi token, stasera non cambia nulla. LINK, ADA, HBAR, APT, AVAX e XLM mantengono lo status attribuito dall’interpretazione di marzo, e nessuna delle testate che hanno dato conto della lettera ha segnalato una reazione dei prezzi. I sei vogliono che quello status sia più difficile da togliere.
Sei reti dietro un solo deposito, e le richieste in più di Stellar
La lettera di Stellar descrive il gruppo come una coalizione di fondazioni che sostengono blockchain di livello 1, le reti di base su cui girano token e applicazioni. Cardano, Hedera, Aptos, Avalanche e Stellar rientrano nella descrizione. Chainlink è più nota come rete di oracoli che porta dati esterni su altre blockchain; il nostro profilo di Chainlink spiega come funziona. Avalanche è rappresentata da Ava Labs, la società che l’ha sviluppata. Un post su X indicava «Avalanche» come firmatario, ma l’organizzazione che compare sulla lettera è Ava Labs.

Stellar ha depositato anche un commento per conto proprio, oltre alla lettera congiunta. Chiede all’SEC di confermare che sovvenzioni agli sviluppatori, bug bounty e premi degli hackathon, che definisce «distribuzioni per l’ecosistema», sono compensi per un lavoro e non contratti di investimento, e di tenerli fuori dai tetti in dollari delle due esenzioni. Vuole anche che il testo della regola dica che mantenere una rete funzionante, con patch di sicurezza, aggiornamenti e roadmap pubblicate, non è uno sforzo gestionale essenziale. La fondazione afferma di sostenere in generale i commenti di The Digital Chamber e della Blockchain Association.
Digital commodity e Italia: nessuna categoria equivalente in Europa
I lettori dell’Unione europea vivono in un sistema diverso. Il regolamento MiCA classifica le cripto-attività in token di moneta elettronica, token collegati ad attività e altre cripto-attività, mentre i token che sono strumenti finanziari restano sotto la disciplina esistente sui mercati finanziari. Non esiste una classe «digital commodity» all’americana. In Italia a vigilare è la Consob, mentre l’OAM tiene il registro. La lettera all’SEC non ha effetti diretti su chi detiene questi token in Europa.
Prossimi passi: l’SEC legge i commenti, senza una data
L’SEC deve ora esaminare i commenti e decidere cosa inserire nella regola definitiva. Nessun calendario è stato annunciato, nota Journal du Coin, e una regola definitiva richiede il voto della commissione. L’elenco pubblico dei commenti dell’SEC occupava sette pagine il 21 ottobre; non abbiamo contato le lettere.
Se l’SEC sposterà la definizione nel testo della norma è una questione aperta. Lo è anche la formulazione esatta della lettera congiunta, compreso se indichi token oltre ai sei; si potrà verificare quando comparirà nel fascicolo. L’SEC non ha commentato la lettera.
