Datavault AI, società di dati quotata al Nasdaq con sede a Filadelfia, ha comunicato alla SEC blockchain that runs exactly as written when it is called, holding and moving funds according to its code, without an intermediary able to change the outcome.">smart contract holding reserves of two or more tokens, supplied by users, that a decentralized exchange uses to execute trades automatically at a price set by a formula.">pool diverge, compared with simply holding the same tokens in a wallet. It becomes permanent when the provider withdraws.">il 26 ottobre 2026 che il bitcoin legato all’accordo azionario da 150 milioni di dollari con Scilex Holding non è mai stato un proprio attivo, e che dal mese di giugno cerca senza successo di prelevare quelle monete da un portafoglio sull’exchange Biconomy. In un Form 8-K depositato ai sensi dell’Item 4.02, la società afferma che quattro serie dei suoi bilanci, che coprono un anno di informativa finanziaria, non vanno più considerate affidabili.
Il mercato ha risposto il giorno dopo. Le azioni di Datavault AI (ticker DVLT) hanno chiuso martedì 27 ottobre a circa 0,067 dollari, in calo di circa il 49,6% rispetto agli 0,133 dollari di lunedì, secondo The Block e CoinDesk.
Il documento non spiega perché il prelievo non sia andato a buon fine. Non accusa nessuno, e nessuna testata che ha seguito la vicenda attribuisce comportamenti illeciti a Datavault, Scilex o Biconomy. Dice però una cosa precisa: le monete sono state accreditate sul conto della società «tramite trasferimento off-chain», e un accredito di questo tipo non soddisfaceva il test contabile per essere considerato un asset digitale controllato dalla società.
Cosa dice l’8-K di Datavault AI: quattro documenti contabili non sono più affidabili
Il comitato per il controllo interno (Audit Committee) e il management di Datavault sono giunti a questa conclusione il 20 ottobre 2026. L’8-K, firmato dal direttore finanziario Brett Moyer e depositato sei giorni dopo, elenca i documenti su cui non si deve più fare affidamento:
- la relazione trimestrale del terzo trimestre 2025, depositata il 14 novembre 2025;
- il bilancio annuale 2025 (Form 10-K), depositato il 18 marzo 2026;
- il 10-Q del primo trimestre 2026, depositato il 15 maggio 2026;
- il 10-Q del secondo trimestre 2026, depositato il 19 agosto 2026.
Lo stesso avvertimento vale per i comunicati sui risultati, le presentazioni agli investitori e le altre comunicazioni legate a quei periodi.
La correzione contabile è il cuore del documento. Datavault aveva iscritto il bitcoin come attività digitale della società. Ora sostiene che l’acquisto da parte di Scilex andava registrato come credito per sottoscrizione (subscription receivable), cioè il denaro che Scilex deve ancora versare per le azioni, esposto a riduzione del patrimonio netto e non come attivo. Il denaro incassato da Datavault quando ha rivenduto a Scilex una parte del bitcoin riduce quel credito. Gli utili e le perdite in cripto contabilizzati su queste monete dovrebbero essere stornati.
Il management sta inoltre rivalutando la continuità aziendale (going concern) per il 2025 e per il primo trimestre 2026, perché la valutazione precedente considerava il bitcoin una fonte di liquidità. Il bitcoin non sarà più esposto come attivo e il documento afferma che «la riscossione degli importi dovuti da Scilex è incerta». L’effetto sulle conclusioni relative alla continuità aziendale non è stato determinato. La società non ha fissato una data per i bilanci rettificati, non ha finito di valutare se gli errori indichino una carenza significativa nei controlli interni e avverte che il 10-Q per il trimestre chiuso al 30 settembre 2026 potrebbe slittare. Ha discusso la questione con l’attuale revisore, CBIZ CPAs P.C., e con il precedente, BPM LLP.

Dall’accordo da 150 milioni in bitcoin del settembre 2025 al prelievo bloccato
L’intesa risale al 25 settembre 2025. Con un contratto di acquisto di titoli, Scilex si impegnava a rilevare 15.000.000 di azioni ordinarie Datavault e un warrant prefinanziato per altre 263.914.094, pagando 150 milioni di dollari in bitcoin. Al cambio concordato di 112.915,52 dollari per bitcoin, si trattava di circa 1.328,43 BTC. L’annuncio di Scilex descriveva due tranche: 8.067.000 dollari alla prima chiusura del 26 settembre 2025 e 141.933.000 dollari dopo l’approvazione dell’emissione da parte degli azionisti di Datavault, come richiesto dalle regole del Nasdaq. Scilex indicava un totale fino a 278.914.094 azioni, a un prezzo effettivo di 0,5378 dollari per azione, soggetto ad aggiustamenti per frazionamenti azionari ed eventi simili.
Secondo l’8-K, Scilex ha accreditato 1.309,04 BTC sul portafoglio di Datavault presso Biconomy in due passaggi, il 26 settembre 2025 e il 25 novembre 2025, entrambi off-chain. La differenza rispetto ai 1.328,43 BTC concordati, 19,39 BTC, è stata trattenuta a copertura di anticipi in contanti che Scilex aveva concesso a Datavault prima della chiusura. Entrambe le cifre compaiono nelle cronache: CoinDesk usa i 1.309,04 BTC accreditati, The Block i 1.328,43 BTC concordati. Descrivono lo stesso accordo.
Tra il 26 settembre 2025 e il 30 gennaio 2026 Datavault ha rivenduto a Scilex 491,431 BTC da quel conto, sempre con trasferimento off-chain, per circa 40,5 milioni di dollari in contanti. L’8-K le chiama «Bitcoin Exchange Transactions». Fanno circa 82.400 dollari a bitcoin in media (calcolo nostro), ben al di sotto dei 112.915,52 dollari usati per fissare il prezzo delle azioni.
A giugno 2026 sono successe due cose. Datavault ha chiesto di prelevare bitcoin dal proprio portafoglio Biconomy verso un conto esterno. Alla data del documento, il 26 ottobre, non era riuscita a «completare il prelievo», dice l’8-K. E il 24 giugno ha firmato un term sheet vincolante in base al quale Scilex avrebbe acquistato gli 837 BTC presenti in quel portafoglio per 50 milioni di dollari: 30 milioni subito e 20 milioni in rate trimestrali dal quarto trimestre 2026 al 31 dicembre 2028, pagabili a scelta di Scilex in contanti, azioni Scilex o titoli di una controllata. L’8-K di giugno precisava che serviva ancora un accordo definitivo e non dava alcuna garanzia che si arrivasse alla chiusura. Se un accordo definitivo sia stato firmato, nei documenti che abbiamo letto non è pubblico.
Di quale Biconomy si parla: l’exchange che custodisce il portafoglio
Il nome crea confusione. L’8-K indica come fornitore del portafoglio BICONOMY PTE. LTD. e non ne descrive oltre l’attività. Gli altri documenti rimandano all’exchange centralizzato che opera come Biconomy.com. In un comunicato del 23 settembre 2025, Scilex diceva di aver incaricato Biconomy.com di lavorare sulla sua riserva in cripto, sulla gestione della tesoreria e sulla strategia. Il 13 aprile 2026 Datavault ha annunciato che avrebbe quotato le proprie meme coin e una serie di token di asset reali sulla Biconomy Exchange, che definiva un exchange di criptovalute centralizzato a livello globale, aggiungendo che il token TRITON vi era già negoziato. The Block descrive il conto citato nell’8-K come un portafoglio presso un exchange.
Non è la società di infrastruttura Web3 che porta lo stesso nome, nota per l’account abstraction e per gli strumenti di smart account usati dalle app Ethereum. Né il documento né le cronache collegano quell’azienda a Datavault.
Lo stesso comunicato di aprile descriveva Biconomy come un exchange che tiene il 98% dei propri asset in cold storage. La cifra è la descrizione che Datavault dà dell’exchange; Coindaro non ha trovato alcun report o audit di Biconomy che la confermi. Nella stessa nota, tra i rischi, la società indicava la dipendenza da piattaforme di terzi, Biconomy compresa, per la quotazione, la negoziazione e la custodia dei propri asset digitali. L’8-K di ottobre fa un passo in più: tra i rischi elenca la dipendenza da un custode terzo e l’esito degli sforzi per «ottenere la collaborazione di Biconomy».
CoinDesk aggiunge un anello più a monte della catena. Riferisce che la relazione finanziaria di giugno di Scilex indica Biconomy come acquirente di circa 200 milioni di dollari di azioni della controllata Semnur Pharmaceuticals, pagate in bitcoin, e che 150 milioni di quel bitcoin hanno poi finanziato l’acquisto di Datavault. Il comunicato di Scilex del 23 settembre 2025 annunciava in effetti uno scambio da 200 milioni di dollari di 12,5 milioni di azioni Semnur, a 16,00 dollari l’una, contro bitcoin con un «investitore istituzionale» non nominato, nello stesso testo dell’incarico a Biconomy.com, senza dire che i due fatti fossero collegati. Coindaro non ha verificato la relazione di Scilex: l’identificazione di Biconomy come quell’investitore è di CoinDesk.
Il totale dell’attivo di Datavault scenderà fino a 92,2 milioni di dollari
L’8-K dà una prima stima di quanto perderà ciascuno stato patrimoniale pubblicato una volta tolto il bitcoin. La società definisce gli errori «preliminari, non sottoposti a revisione e soggetti a modifiche».
| Data dello stato patrimoniale | Riduzione prevista del totale attivo | Documento interessato |
|---|---|---|
| 30 settembre 2025 | 8,1 milioni di dollari | 10-Q del 3° trimestre 2025 |
| 31 dicembre 2025 | 92,2 milioni di dollari | 10-K 2025 |
| 31 marzo 2026 | 57,1 milioni di dollari | 10-Q del 1° trimestre 2026 |
| 30 giugno 2026 | 49,0 milioni di dollari | 10-Q del 2° trimestre 2026 |
La prima cifra è vicina agli 8.067.000 dollari della prima tranche chiusa a settembre 2025, e il picco di fine anno segue il secondo accredito del 25 novembre (lettura nostra delle date). L’8-K non spiega le cifre successive, più basse.
Azioni DVLT dimezzate a 0,067 dollari con volumi otto volte superiori alla norma
DVLT ha chiuso a circa 0,133 dollari lunedì 26 ottobre e a circa 0,067 dollari martedì 27 ottobre. The Block indica un calo del 49,6% con quasi 250 milioni di azioni scambiate, circa otto volte la seduta precedente; CoinDesk parla di 49,55% e di circa 244 milioni di azioni. Al momento della stesura non erano disponibili dati sugli scambi pre-mercato di mercoledì.
Rispetto al prezzo effettivo di 0,5378 dollari per azione dell’accordo con Scilex, la chiusura di martedì è inferiore di circa l’87% (calcolo nostro; il prezzo effettivo potrebbe essere stato aggiustato in seguito). L’8-K elenca tra i rischi la capacità della società di continuare a rispettare le regole di mantenimento della quotazione del Nasdaq. Non riporta alcuna comunicazione del Nasdaq.
Il problema non è il bitcoin in sé. Era scambiato intorno a 80.850 dollari alle 05:43 UTC del 28 ottobre, in rialzo di circa l’1,4% nelle 24 ore, secondo i dati di mercato di Coindaro. A quel livello i 1.328,43 BTC dell’accordo originale varrebbero circa 107 milioni di dollari, contro i 150 milioni al prezzo dell’intesa. La questione sollevata dal documento riguarda l’accesso alle monete, non il loro prezzo.
Cosa non si sa ancora sul bitcoin di Datavault
Mancano diversi fatti di base.
- Perché il prelievo richiesto a giugno non sia andato a buon fine. L’8-K non dà alcun motivo e Biconomy non ha commentato: CoinDesk ha chiesto e non aveva ricevuto risposta nel pomeriggio asiatico del 28 ottobre.
- Quanto bitcoin Biconomy detenga davvero on-chain per conto di Datavault. Gli 837 BTC del term sheet di giugno corrispondono ai 1.328,43 BTC concordati meno i 491,431 BTC rivenduti; al netto della compensazione di 19,39 BTC, il saldo accreditato sarebbe di circa 817,6 BTC (calcolo nostro).
- Se Scilex abbia versato una parte dei 50 milioni di dollari del term sheet e se esista un accordo definitivo.
- Quando saranno depositati i bilanci rettificati e se il 10-Q del terzo trimestre 2026 arriverà in tempo.
The Block ha dichiarato di aver chiesto un commento a Datavault e Scilex senza riportare risposte. Al momento del nostro controllo Datavault non aveva diffuso comunicati oltre all’8-K. Coindaro non ha trovato lettere di carenza del Nasdaq, indagini della SEC o cause legali collegate alla comunicazione.
Accredito off-chain su un exchange e monete in tuo possesso
L’espressione «trasferimento off-chain» spiega gran parte di questa storia. Quando un bitcoin si muove on-chain, una transazione viene trasmessa e registrata in un blocco, e chiunque può verificare a quale indirizzo appartengano le monete. Quando un exchange sposta bitcoin off-chain tra due suoi clienti, nulla arriva sulla blockchain. L’exchange riduce semplicemente un saldo e ne aumenta un altro nel proprio database.
Un saldo di questo tipo è un credito verso l’exchange, non una moneta sotto le chiavi di chi la possiede. L’exchange raccoglie le monete dei clienti nei propri wallet, come spiega la nostra guida su come funziona un exchange centralizzato e cosa significa la custodia, e il cliente dipende da lui per l’esecuzione di un prelievo. Di solito è routine. Il crollo di FTX nel novembre 2022 ha mostrato cosa succede quando il registro di una piattaforma e le sue riserve divergono.
Custodire le monete in proprio significa avere le chiavi private nel proprio wallet: solo una transazione firmata può spostarle. Il compromesso tra comodità e controllo è spiegato nel nostro approfondimento sui wallet crypto e la differenza tra custodia affidata a terzi e self-custody. Per una società quotata, quella differenza decide anche la contabilità: Datavault dice ora che i suoi accrediti non rispettavano le condizioni per essere riconosciuti come asset digitale.

Per chi tiene fondi su una piattaforma, le verifiche pratiche sono quelle elencate nella nostra guida su come scegliere un exchange di criptovalute: qual è l’entità giuridica, dove è regolamentata, se pubblica una proof of reserves e con quale rapidità elabora i prelievi. Nell’Unione europea il regolamento MiCA impone ai prestatori di servizi per le cripto-attività autorizzati di tenere separati i beni dei clienti; in Italia i prestatori di servizi per le cripto-attività devono essere iscritti al registro dell’OAM o autorizzati in base a MiCA, con la vigilanza di Banca d’Italia e Consob. Coindaro non ha verificato se Biconomy abbia una licenza in uno Stato dell’UE.
Una piccola tesoreria in bitcoin accanto ai giganti sottoposti a revisione
Datavault era una delle numerose società quotate negli Stati Uniti che nel 2025 hanno messo cripto a bilancio. L’attenzione va per lo più alle più grandi. Strategy, il maggiore detentore societario di bitcoin, ha dichiarato in un 8-K del 26 ottobre di non aver acquistato bitcoin tra il 19 e il 25 ottobre e di aver speso invece 204,9 milioni di dollari per riacquistare le proprie azioni privilegiate STRC. Bitmine, il maggiore detentore societario di ether, nella stessa settimana ha riacquistato 2,04 milioni di azioni proprie.
Quelle mosse sono nel nostro articolo su la pausa di Strategy e i riacquisti di Bitmine. Il caso Datavault è di altra natura: non un dibattito su premi e riacquisti, ma una società che scopre, un anno dopo, che le monete iscritte a bilancio erano in realtà un credito verso l’investitore che ha pagato le sue azioni. Strategy pubblica i risultati del terzo trimestre il 29 ottobre.
Cosa guardare ora su Datavault AI
I prossimi documenti sono i bilanci rettificati, per i quali non è stata fissata una data, e il 10-Q per il trimestre chiuso al 30 settembre 2026, normalmente atteso a metà novembre e già indicato come a rischio di ritardo. Scilex, che si trova sull’altro lato del credito e del term sheet, potrebbe dover affrontare la questione nei propri documenti. Una dichiarazione di Biconomy sulla richiesta di prelievo risponderebbe alla domanda che l’8-K lascia aperta.
