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Banca occulta delle mafie: 68 milioni di euro in criptovalute, ma nessun exchange è stato indicato

Per la Guardia di Finanza un autonoleggio di Pero era una banca occulta delle mafie: 68 milioni di euro all'estero con le criptovalute, 30 misure.

10 min di lettura

Bilancia della giustizia, lente d'ingrandimento, banconote e scudo astratti su sfondo scuro
Indice
  1. Tre cifre, tre cose diverse
  2. Come avrebbe funzionato la macchina dei contanti restituiti
  3. Chi gestiva la banca occulta, secondo gli inquirenti
    1. L’autista del tribunale, l’avvocato e l’ex finanziere
  4. Riciclaggio con criptovalute: nessun exchange né moneta indicati
  5. Che cosa chiedono ai fornitori di criptovalute le norme italiane ed europee
  6. Milano aveva già visto lo stesso schema
  7. Che cosa succede ora

La Guardia di Finanza ha annunciato mercoledì 21 ottobre di aver smantellato una «banca occulta» (banca occulta) al servizio di ‘ndrangheta, camorra e criminalità organizzata foggiana, la cosiddetta «quarta mafia», gestita da una società di autonoleggio di Pero, alle porte di Milano. Trenta persone sono destinatarie di misure cautelari, 16 in carcere e 14 agli arresti domiciliari, secondo blockchain that runs exactly as written when it is called, holding and moving funds according to its code, without an intermediary able to change the outcome.">smart contract holding reserves of two or more tokens, supplied by users, that a decentralized exchange uses to execute trades automatically at a price set by a formula.">pool diverge, compared with simply holding the same tokens in a wallet. It becomes permanent when the provider withdraws.">il dispaccio dell’ANSA sull’operazione, pubblicato alle 07:32 ora di Roma (05:32 UTC). Per gli inquirenti la rete avrebbe emesso oltre 110 milioni di euro di fatture false, riciclato all’estero circa 68 milioni di euro attraverso le criptovalute, e sarebbe stato disposto il sequestro preventivo d’urgenza di più di 21 milioni di euro.

Tutto ciò che segue è, allo stato, un’ipotesi accusatoria. Le misure sono state chieste dalla Direzione distrettuale antimafia (DDA) della Procura di Milano e sono provvedimenti cautelari adottati nel corso delle indagini, non una sentenza; vale per tutti gli indagati la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva. Al momento in cui scriviamo non risultano dichiarazioni delle difese e il comunicato stampa della Guardia di Finanza non è stato trovato sul sito del Corpo (la pagina dei comunicati non mostrava aggiornamenti dopo il 13 ottobre quando l’abbiamo controllata): il quadro qui ricostruito poggia quindi sull’ANSA, sul quotidiano economico Il Sole 24 Ore e su altre testate italiane che hanno rilanciato la notizia.

Per chi segue le criptovalute, il caso del riciclaggio di criptovalute delle mafie in Italia ha un vuoto evidente. Né gli inquirenti né alcuna testata che abbiamo letto hanno indicato un exchange, una stablecoin, una blockchain o un indirizzo di wallet. Secondo la ricostruzione, le criptovalute sono state l’ultimo anello di un meccanismo molto più antico, fatto di fatture di carta e di valigie di contanti.

Tre cifre, tre cose diverse

I titoli della stampa crypto parlano di «76 milioni di dollari». È la conversione dei soli 68 milioni di euro di riciclaggio, fatta dal sito specializzato Protos. Fatture, riciclaggio e sequestro sono importi distinti, e sommarli significherebbe contare in parte più volte lo stesso denaro.

CifraChe cosa misuraEquivalente in dollari secondo le fontiFonte
Oltre 110 milioni di euroFatture false emesse da società cartiere123 milioni di dollari (Protos)ANSA, Il Sole 24 Ore
Circa 68 milioni di euroRiciclaggio internazionale realizzato attraverso criptovalute76 milioni di dollari (Protos)ANSA
Oltre 21 milioni di euroSequestro preventivo d’urgenza (contanti, conti correnti, criptovalute, auto, imbarcazioni, gioielli, orologi)23,5 milioni di dollari (Protos)ANSA (importo), Virgilio e Crypto Briefing (beni)
30 personeMisure cautelari: 16 in carcere, 14 ai domiciliarin.d.ANSA
Oltre 350Finanzieri impiegati nell’operazionen.d.ANSA, Il Sole 24 Ore

Il sequestro era ancora in corso mercoledì, ha scritto Il Sole 24 Ore: i 21 milioni sono dunque quanto copre il provvedimento, non quanto è stato recuperato. Né l’ANSA né Il Sole lo suddividono per tipo di bene, per cui resta ignota anche la quota di criptovalute sotto sequestro.

L’operazione è stata condotta dalla Guardia di Finanza di Milano e di Monza Brianza, con il Nucleo di polizia economico-finanziaria di Milano e il Gruppo di Monza, su richiesta della DDA milanese e in coordinamento con la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Hanno partecipato lo SCICO (Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata) e il Nucleo speciale repressione frodi tecnologiche. Secondo l’ANSA sono in corso arresti anche in Spagna e in Svizzera, mentre le perquisizioni hanno toccato diverse province italiane. Il Sole 24 Ore scrive che la parte estera è stata sostenuta da I-CAN, il progetto di cooperazione di Interpol contro la ‘ndrangheta.

Come avrebbe funzionato la macchina dei contanti restituiti

Lo schema, per come lo descrivono gli investigatori, vendeva un servizio a due categorie di clienti: imprese che volevano abbassare il carico fiscale e criminali che avevano bisogno di denaro pulito. Una rete di società cartiere emetteva fatture per lavori mai eseguiti. L’azienda cliente le pagava con bonifico, le contabilizzava come costi e riduceva così il reddito imponibile.

Poi il denaro tornava indietro. Dei corrieri riconsegnavano al cliente la stessa somma in contanti, meno una commissione che Virgilio quantifica tra il 2% e il 5%. Quei contanti, riferisce Il Sole 24 Ore, provenivano da evasione fiscale e traffico di droga. Virgilio e MilanoFinanza aggiungono che nello stesso circuito confluivano i proventi di frodi informatiche e phishing, e MilanoFinanza scrive che gli investigatori hanno trovato bonifici arrivati da persone che avevano denunciato di essere state truffate mentre cercavano di investire in criptovalute. Nessuna testata fornisce importi per l’una o l’altra voce.

I bonifici pagati per le fatture false restavano così sui conti delle cartiere, mentre i contanti sporchi finivano in attività legittime. Restava da mettere al sicuro il denaro bancario. Secondo Virgilio, i fondi residui sono stati dirottati su conti correnti in Lussemburgo, Lituania e Germania e poi convertiti in criptovalute custodite in wallet riconducibili all’organizzazione. Il Sole 24 Ore scrive che le somme bancarie sono state per lo più spostate su conti esteri o usate per comprare criptovalute, che gli inquirenti descrivono come difficili da tracciare.

Alla gestione del circuito avrebbero contribuito complici cinesi e albanesi, secondo Il Sole 24 Ore. Virgilio riferisce che intermediari cinesi e calabresi raccoglievano i contanti del narcotraffico e dell’evasione.

Documenti e banconote astratti che passano tra un gruppo di persone e un ufficio
Secondo gli inquirenti, società fittizie fatturavano lavori mai eseguiti e dei corrieri restituivano il denaro in contanti.

Chi gestiva la banca occulta, secondo gli inquirenti

L’autonoleggio di Pero era gestito da tre italiani, riferisce Il Sole 24 Ore. Due sono indicati come storici referenti di cosche ‘ndranghetiste crotonesi, entrambi già condannati in via definitiva nelle precedenti inchieste antimafia «Infinito» e «Aemilia». Il terzo è descritto come affiliato al clan dei Casalesi della camorra. Non li nominiamo: in questa vicenda sono indagati e le accuse non sono state vagliate in un processo.

Il nome della società di autonoleggio non compare in nessuna delle ricostruzioni che abbiamo letto. La stampa locale, citando l’ordinanza del giudice, descrive la sede di Pero come un luogo di incontro di esponenti della criminalità organizzata.

L’elenco dei reati contestati, nella versione dell’ANSA, va ben oltre il fisco: associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso e dall’agevolazione di gruppi mafiosi, riciclaggio internazionale, frode fiscale, reati fallimentari, traffico di stupefacenti e reati in materia di armi.

L’autista del tribunale, l’avvocato e l’ex finanziere

Due indagati lavoravano a ridosso della giustizia. Uno è un autista dell’ufficio dei giudici per le indagini preliminari di Milano che si occupava dei beni sequestrati. È agli arresti domiciliari, gli viene contestato in questa inchiesta l’accesso abusivo a un sistema informatico ed era già coinvolto in un’altra indagine, riferiscono l’ANSA e Il Sole 24 Ore. Risulta coinvolto anche un avvocato milanese: secondo Virgilio gli viene contestato di aver aiutato il dipendente del tribunale ad accedere ai sistemi per tenere informati i vertici del gruppo sull’indagine.

Tra gli indagati c’è anche un uomo delle stesse Fiamme Gialle. Virgilio e MilanoFinanza lo descrivono come ex militare della Guardia di Finanza, non più in servizio, che avrebbe preso denaro da un indagato cinese in cambio di informazioni riservate e della promessa di aiuto con cartelle esattoriali. Il Quotidiano del Sud, giornale calabrese, dà un’altra versione: un ispettore in servizio, ora ai domiciliari per presunta corruzione, che avrebbe ricevuto 3.000 euro in contanti per informazioni sui debiti fiscali di un parente. Non siamo riusciti a stabilire quale delle due versioni corrisponda all’ordinanza del giudice.

Il procuratore capo di Milano, Marcello Viola, in una nota citata da Virgilio (non abbiamo trovato né la nota né la frase in altre testate) ha indicato l’operazione come il risultato del lavoro della Procura e della Guardia di Finanza contro «la penetrazione silente della criminalità organizzata nel tessuto economico e imprenditoriale». Sempre secondo Virgilio, Viola ha richiamato anche gli strumenti finanziari illeciti gestiti attraverso il fintech.

Riciclaggio con criptovalute: nessun exchange né moneta indicati

La parte crypto del caso, per come è stata pubblicata finora, sta in una frase: circa 68 milioni di euro sarebbero stati riciclati all’estero attraverso criptovalute, exchange e portafogli digitali. Anche il sito specializzato Crypto Briefing, che ha dato la notizia mercoledì, non ha trovato alcun exchange, stablecoin o blockchain indicati.

Queste domande, oggi, non hanno risposta pubblica:

  • Quali exchange o intermediari abbiano convertito gli euro in criptovalute e se fossero autorizzati nell’Unione europea ai sensi del MiCA o con sede fuori dall’UE.
  • Quali monete siano state acquistate. Nessuna ricostruzione cita per nome USDT, USDC o bitcoin.
  • Quanto dei 68 milioni sia finito davvero in criptovalute e quanto sia rimasto in bonifici da banca a banca. Crypto Briefing scrive che i 68 milioni sono stati spostati all’estero «in parte» attraverso exchange e wallet; l’ANSA non indica alcuna ripartizione.
  • Se le criptovalute sequestrate si trovassero su un conto presso un exchange, congelabile, oppure in wallet controllati direttamente dagli indagati.

Le risposte contano perché stabiliscono dove il sistema avrebbe ceduto. Se la conversione è passata da una piattaforma europea autorizzata, il denaro ha superato i controlli sulla clientela in ingresso; se è passata da un broker offshore o da un operatore over-the-counter, no. Finché la Procura non depositerà più dettagli, restano aperte entrambe le letture.

Portafoglio digitale e lucchetto astratti davanti a un globo osservato da un grande occhio
Circa 68 milioni di euro sarebbero usciti attraverso le criptovalute, ma nessun exchange, moneta o wallet è stato indicato.

Che cosa chiedono ai fornitori di criptovalute le norme italiane ed europee

In Italia le società di criptovalute rientrano ormai nella stessa disciplina antiriciclaggio delle banche. Secondo le FAQ della Banca d’Italia sul MiCA, il decreto legislativo 204/2024 ha modificato il decreto antiriciclaggio (d.lgs. 231/2007) per includere i prestatori di servizi per le cripto-attività tra gli intermediari finanziari tenuti agli obblighi, e ha attribuito alla Banca d’Italia i poteri di vigilanza antiriciclaggio nei loro confronti. Un provvedimento della Banca d’Italia del 23 luglio 2025 ha esteso a questi soggetti le regole su adeguata verifica della clientela e controlli interni.

Il vecchio regime si sta chiudendo. Gli operatori iscritti all’OAM, l’Organismo degli agenti e dei mediatori che teneva il registro dei prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale, potevano continuare a operare fino al 30 dicembre 2025, e quelli che entro tale data avevano presentato domanda di autorizzazione MiCA fino alla decisione e comunque non oltre il 30 giugno 2026, secondo un avviso congiunto di Consob e Banca d’Italia del 2 luglio 2025. La recente autorizzazione della Consob a YouHodler mostra che cosa può fare un operatore approvato: ne abbiamo parlato in il nostro articolo sull’autorizzazione MiCA italiana a YouHodler, mentre la nostra guida al MiCA spiega il regime.

A livello europeo la nuova Autorità antiriciclaggio (AMLA), con sede a Francoforte, indica sul proprio sito che prevede di avviare la vigilanza diretta nel corso del 2028. La prossima scadenza del pacchetto più ampio è il regolamento europeo antiriciclaggio, indicato nella nostra scheda del calendario sul regolamento antiriciclaggio.

I sequestri transfrontalieri sono un problema a parte. Un nuovo protocollo del Consiglio d’Europa sul congelamento e la confisca dei beni di origine criminale oltre confine è stato aperto alla firma il 14 ottobre e l’Unione europea lo ha firmato lo stesso giorno, come abbiamo raccontato nel nostro articolo sul protocollo di Varsavia.

Milano aveva già visto lo stesso schema

Il caso di Pero è la seconda «banca occulta» smantellata a Milano quest’anno. Il 10 luglio 2026 Teleborsa riferiva che la Guardia di Finanza aveva individuato una rete gestita con broker cinesi che emetteva, verso imprese italiane del commercio di metalli ferrosi, fatture per oltre 134 milioni di euro relative a operazioni inesistenti, inviava più di 80 milioni a conti esteri e restituiva i contanti ai clienti tramite corrieri, al netto di una commissione. I destinatari delle misure erano sette. Quella notizia non menzionava le criptovalute.

Le criptovalute sono comparse anche in altri casi italiani di mafia. Nel dicembre 2025 Italia e Romania hanno congelato oltre 40 milioni di euro in un’operazione coordinata da Eurojust contro un indagato con presunti legami con clan siciliani, accusato di riciclare denaro attraverso licenze di scommesse e giochi e criptovalute, ha riferito OCCRP.

La novità di Pero è la dimensione della tratta crypto, 68 milioni di euro, e la presenza di un dipendente del tribunale che si occupava di beni sequestrati.

Che cosa succede ora

Gli indagati possono impugnare le misure davanti ai giudici italiani e nessuno è stato condannato. Chi è detenuto viene sentito dal giudice per le indagini preliminari nell’interrogatorio di garanzia, di norma entro pochi giorni dall’arresto; la sera del 21 ottobre non risultavano pubblicate né date di udienza né dichiarazioni delle difese. Gli arrestati in Spagna e in Svizzera devono ancora affrontare le procedure di estradizione o consegna prima di arrivare a Milano. Per i lettori di criptovalute, il dettaglio da seguire è se la Procura indicherà le piattaforme che hanno trasformato gli euro in criptovalute, perché mostrerebbe se un exchange europeo autorizzato abbia lasciato passare il denaro.

Fonti

  1. ANSA: Gdf scopre 'banca occulta' della criminalità organizzata (21 ottobre 2026) ansa.it
  2. Il Sole 24 Ore: GdF uncovers secret bank linked to organised crime (21 ottobre 2026) en.ilsole24ore.com
  3. Virgilio Notizie: Scoperta la banca occulta delle mafie dietro un autonoleggio milanese (21 ottobre 2026) virgilio.it
  4. Protos: Rent a car, launder crypto: Italian police bust $76M mafia scheme (21 ottobre 2026) protos.com
  5. Banca d'Italia: FAQ sui prestatori di servizi per le cripto-attività (CASP) bancaditalia.it
  6. MilanoFinanza: Smantellata una banca occulta tra Milano e Monza, 30 indagati, 21 milioni sequestrati (21 ottobre 2026) milanofinanza.it

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