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Azioni Gemini ai minimi storici: 3,14 dollari, -89% dall’IPO, mentre l’exchange perde terreno

Gemini stock ha chiuso il 20 ottobre a 3,14 dollari, minimo storico e -89% dall'IPO a 28. Nessuna notizia lo spiega: i bilanci mostrano un exchange in calo

14 min di lettura

Linea di prezzo in discesa su un parquet di Borsa scuro, con riquadri di exchange che sbiadiscono
Indice
  1. Gemini stock: cinque sedute fino al minimo storico
  2. Da 3,3 miliardi a circa 400 milioni di capitalizzazione
  3. Ricavi in crescita del 37%, ma l’exchange si restringe
    1. La carta cresce, e crescono anche le perdite
  4. Gli intermediari tagliano i target dopo i conti di agosto
  5. Nessuna notizia spiega il calo del 19 e 20 ottobre
  6. Come se la cavano le altre società crypto quotate
  7. Cosa cambia per chi usa Gemini e per chi investe dall’Italia
  8. Prossima scadenza: i conti del terzo trimestre, non ancora in calendario
  9. Perché un titolo può scendere mentre i ricavi salgono

blockchain that runs exactly as written when it is called, holding and moving funds according to its code, without an intermediary able to change the outcome.">smart contract holding reserves of two or more tokens, supplied by users, that a decentralized exchange uses to execute trades automatically at a price set by a formula.">pool diverge, compared with simply holding the same tokens in a wallet. It becomes permanent when the provider withdraws.">Il titolo Gemini ha chiuso martedì su un nuovo minimo storico. Le azioni di Gemini Space Station (Nasdaq: GEMI), l’exchange di criptovalute fondato dai fratelli Cameron e Tyler Winklevoss, hanno terminato la seduta del 20 ottobre a 3,14 dollari alla chiusura delle 20:00 UTC, in calo del 2,49% sul giorno, secondo lo storico dei prezzi di StockAnalysis. È circa l’89% sotto il prezzo di collocamento di 28 dollari fissato nel prospetto dell’11 settembre 2025. Secondo un nostro calcolo, la società vale ora in Borsa circa 407 milioni di dollari, contro i 3,3 miliardi dell’IPO indicati da Fortune.

La discesa è stata rapida. Giovedì 15 ottobre il titolo aveva chiuso a 3,88 dollari. Tre sedute dopo era più basso del 19%.

Nessun documento depositato, comunicato o articolo datato 19 o 20 ottobre spiega il movimento. Coindaro non ne ha trovati, e nemmeno le testate che raccontano il crollo ne citano uno. Quello che emerge dai bilanci è una società i cui ricavi crescono mentre l’attività d’origine, l’exchange, si restringe, e la cui linea in più rapida crescita, una carta di credito, è anche quella che accantona più denaro per le perdite.

Gemini stock: cinque sedute fino al minimo storico

Il grosso del danno lo ha fatto la seduta di lunedì. GEMI ha perso il 9,94% il 19 ottobre, chiudendo a 3,22 dollari dopo un minimo intraday di 3,20. Martedì il titolo ha aperto a 3,21, ha toccato 3,32, è sceso fino a 3,01 e si è fermato a 3,14, con 2.762.773 azioni scambiate, sempre secondo StockAnalysis. Il sito coreano di notizie crypto TokenPost indica per martedì una chiusura di 3,135 dollari: lo stesso livello, non arrotondato.

Seduta (2026)ChiusuraVariazione giornaliera
Mer 14 ott3,87 $-5,61%
Gio 15 ott3,88 $+0,26%
Ven 16 ott3,57 $-7,99%
Lun 19 ott3,22 $-9,94%
Mar 20 ott3,14 $-2,49%

Tutte le chiusure sono delle 16:00 a New York, cioè le 20:00 UTC (le 22:00 in Italia, con l’ora legale ancora in vigore), e provengono da StockAnalysis. Il calo del 19% da 3,88 a 3,14 dollari è un calcolo di Coindaro.

Una precisazione sulle date, perché circolano due minimi storici. Protos ha scritto il 20 ottobre che Gemini aveva chiuso a un minimo storico di 3,215 dollari «lunedì», in calo dell’89% dall’IPO. Era la chiusura di lunedì. I 3,14 dollari di martedì sono più bassi ancora: il record è stato quindi ritoccato due volte in due giorni.

Non è nemmeno la prima volta. Il sito finanziario BiGGo ha riferito che GEMI aveva toccato un minimo storico lunedì 17 agosto 2026, dopo una serie di tagli ai target degli analisti, con perdite fino al 13,8% in avvio di seduta. Quel giorno il titolo chiuse a 3,61 dollari, in calo del 7,91%, dopo un minimo intraday di 3,39, secondo StockAnalysis. Alcune pagine di quotazioni riportano ancora quel livello intraday di agosto (3,38 o 3,39 dollari) come minimo a 52 settimane, ma il minimo intraday di martedì è stato 3,01.

Da 3,3 miliardi a circa 400 milioni di capitalizzazione

Jeff John Roberts, su Fortune, ha scritto il 19 ottobre che la capitalizzazione di Gemini è scesa dai 3,3 miliardi di dollari dell’IPO a circa 500 milioni. MarketBeat indicava 462,85 milioni il 17 ottobre, con il titolo a 3,57 dollari. Il modulo 10-Q di Gemini contava 54.525.418 azioni di Classe A e 75.126.784 di Classe B al 7 agosto 2026. Moltiplicando il totale per i 3,14 dollari di martedì si ottengono circa 407 milioni. È un nostra elaborazione, non un dato pubblicato da Gemini o da un fornitore di dati.

Rispetto al prezzo di 28 dollari dell’IPO, il calo è dell’88,8% (calcolo di Coindaro). Con la stessa aritmetica, 1.000 dollari di azioni comprate al prezzo di collocamento varrebbero circa 112 dollari alla chiusura di martedì.

Ricavi in crescita del 37%, ma l’exchange si restringe

Gli ultimi numeri solidi vengono dal secondo trimestre, i tre mesi al 30 giugno 2026, presentato da Gemini il 13 agosto in un comunicato sui risultati depositato presso la SEC. In superficie la prima riga sembrava buona: i ricavi sono saliti del 37% su base annua, a 45,5 milioni di dollari. La perdita netta si è ridotta a 107,7 milioni da 133,2 milioni.

Sotto la superficie, la composizione è cambiata in modo netto. I ricavi dell’exchange, cioè le commissioni che Gemini incassa quando i clienti negoziano, sono calati del 38% a 12,5 milioni. Il volume di scambi sulla piattaforma è stato di 3,8 miliardi di dollari nel trimestre, contro gli 11,3 miliardi di un anno prima. Le attività custodite sulla piattaforma sono passate da 18,2 a 8,4 miliardi nello stesso arco di dodici mesi.

La crescita è arrivata da altrove. I ricavi da servizi e gli interessi attivi sono più che raddoppiati, +117% a 26,0 milioni. I ricavi della carta di credito Gemini sono saliti del 231% a 16,2 milioni, e i crediti sulle carte gestiti da Gemini sono arrivati a 219,6 milioni da 93,5.

Secondo trimestre 2026 (al 30 giugno)ValoreUn anno prima
Ricavi totali45,5 mln $33,3 mln $
Ricavi dell’exchange12,5 mln $-38% su base annua
Ricavi da servizi e interessi attivi26,0 mln $+117% su base annua
Ricavi della carta di credito16,2 mln $+231% su base annua
Volume di scambi dell’exchange3,8 mld $11,3 mld $
Attività sulla piattaforma8,4 mld $18,2 mld $
Perdita netta107,7 mln $133,2 mln $
EBITDA rettificato-74,0 mln $-51,9 mln $
Liquidità188,6 mln $252,2 mln $ al 31 dic 2025

Fonte: comunicato sui risultati del secondo trimestre 2026 di Gemini e relazione 10-Q.

Colonne astratte di un grafico a barre accanto a una facciata di banca, una carta di pagamento e un documento depositato
Nel secondo trimestre 2026 i ricavi della carta di Gemini sono saliti del 231%, quelli dell'exchange sono calati del 38%.

La carta cresce, e crescono anche le perdite

Il rischio sta ora nella carta. Le perdite sulle transazioni sono salite a 20,1 milioni di dollari nel trimestre, da 3,6 milioni dodici mesi prima. Quasi tutto, 16,1 milioni, è un accantonamento per perdite su crediti collegato a quello che la società ha descritto come un episodio di furto di identità.

L’EBITDA rettificato, una misura della cassa generata dalla gestione operativa che esclude alcuni costi, è peggiorato a -74,0 milioni da -51,9. Gemini attribuisce la maggior parte del peggioramento alle perdite, realizzate e non, sui bitcoin ricevuti in un collocamento privato a maggio 2026. Una parte del denaro raccolto con quell’operazione è arrivata in bitcoin, e il prezzo del bitcoin è poi sceso.

I costi calano, ma lentamente. Le spese operative del secondo trimestre sono state di 122,4 milioni, il 15% in meno dei 144,5 milioni del primo trimestre ma ancora il 24% sopra l’anno precedente. La perdita operativa è stata di 76,9 milioni. La liquidità era di 188,6 milioni al 30 giugno, contro i 252,2 milioni di fine 2025. Nel primo semestre i ricavi sono stati di 95,7 milioni e la perdita complessiva di 216,8 milioni, secondo il 10-Q.

La perdita netta per azione è stata di 0,89 dollari, su 121,3 milioni di azioni in media ponderata.

Gli intermediari tagliano i target dopo i conti di agosto

Il verdetto del mercato è arrivato pochi giorni dopo la pubblicazione. BiGGo ha riferito il 17 agosto che cinque banche d’affari avevano abbassato i target. Goldman Sachs è passata da 4,00 a 3,50 dollari con giudizio Sell, citando redditività più bassa, quote di mercato perse, accantonamenti elevati sulla carta e scambi spot deboli. Rosenblatt ha tagliato a 6 da 9 dollari ma ha mantenuto il Buy, vedendo nei tagli ai costi del management un modo per proteggere la redditività in «brutal crypto market conditions», nel resoconto di BiGGo. Mizuho è scesa a 7 da 8 (Outperform), Needham a 6 da 8 (Buy) e Cantor Fitzgerald a 5 da 7 (Neutral).

Una parte di quei tagli è stata poi in parte recuperata. Goldman ha rialzato il target a 4,00 dollari, sempre Sell, il 9 settembre. KBW ha promosso il titolo a Hold il 29 settembre. MarketBeat riferisce anche che Citigroup è passata a Neutral da Sell e ha alzato il target a 4,75 da 3,20 dollari, senza indicare la data esatta. Tra gli 11 intermediari seguiti da MarketBeat il 17 ottobre, il consenso è Hold (tre Sell, cinque Hold, tre Buy), con un target medio di 5,78 dollari.

A 3,14 dollari il titolo quota ora sotto quasi tutti quei target, compreso quello di Goldman. I target sono le opinioni degli intermediari, non le nostre, e quest’anno si sono mossi in entrambe le direzioni.

Nessuna notizia spiega il calo del 19 e 20 ottobre

Abbiamo cercato un fattore scatenante e non lo abbiamo trovato. Gemini non ha pubblicato il 19 o il 20 ottobre alcun documento o comunicato che noi abbiamo potuto rintracciare, e nessuno dei resoconti sul minimo storico indica un evento preciso. Quanto segue è contesto, non una causa.

I prezzi delle criptovalute erano deboli. Il bitcoin valeva circa 82.580 dollari alle 06:04 UTC del 21 ottobre, con un calo dell’1,3% in sette giorni, e l’intero mercato crypto si aggirava sui 2.780 miliardi di dollari. Prezzi più bassi significano di solito meno scambi, ed è esattamente ciò che la linea exchange di Gemini sta registrando.

C’è poi dell’altro stock in attesa di essere venduto. GuruFocus ha riferito l’1 ottobre che «certain stockholders» intendono vendere fino a 7,14 milioni di azioni di Classe A in un’offerta secondaria, i cui proventi non vanno a Gemini. La fonte non nomina i venditori, e non li nominiamo nemmeno noi. GuruFocus ha contato anche circa 0,5 milioni di dollari di vendite da parte di insider in dodici mesi, e nessun acquisto.

Due fattori si possono escludere tra i motori di ottobre. Il prospetto fissava un lock-up di 180 giorni dall’11 settembre 2025, scaduto a marzo 2026: nessuna scadenza di lock-up cade quindi questo mese. Nemmeno i tagli al personale sono una novità: a febbraio 2026 Gemini aveva annunciato una riduzione della forza lavoro e la chiusura delle attività in Regno Unito, Unione europea, resto d’Europa e Australia, contabilizzando 7,9 milioni di dollari di oneri di ristrutturazione nel primo trimestre e nessuno nel secondo. Con i risultati del secondo trimestre la società non ha fornito alcuna guidance finanziaria.

Come se la cavano le altre società crypto quotate

Gemini non scende da sola, ma tra le quotazioni recenti messe a confronto da Fortune è quella che è scesa di più. Nel suo articolo del 19 ottobre, Fortune colloca Gemini a quasi il 90% sotto il prezzo di IPO, contro perdite tra il 55% e il 65% per altre tre quotazioni crypto recenti: Bullish, BitGo ed eToro. Figure era in calo di circa il 19% dal debutto di settembre 2025, in un periodo in cui lo S&P 500 ha guadagnato circa il 13%. Circle resta vicina al prezzo di IPO solo grazie al grande balzo del primo giorno di contrattazioni, a giugno 2025, ha ricordato la rivista.

La spiegazione di Fortune riguarda il business, non l’umore del mercato. Roberts ha scritto che Gemini, Bullish e BitGo vendono servizi standardizzati «in a hyper competitive market», il che lascia poco margine quando gli scambi rallentano.

Anche le ore del 20 ottobre sono state dure per tutto il gruppo. Un’istantanea di TokenPost sui movimenti a 24 ore, pubblicata alle 22:19 UTC, mostrava Bullish in calo del 9,5%, Galaxy del 9,35%, Coinbase del 5,03% e Circle del 3,83%, mentre BitGo saliva dell’8,92%. Sono dati mobili sulle 24 ore, non variazioni giornaliere ufficiali: nella stessa istantanea Gemini risultava a -10,36%, cifra che mescola il calo di lunedì con quello di martedì.

Grafico a torta astratto, bilancia e trofeo davanti allo skyline di una città, con candele di mercato
Secondo Fortune Gemini è quasi il 90% sotto il prezzo di IPO, contro il 55-65% di Bullish, BitGo ed eToro.

Per un confronto tra le attività che stanno dietro ai ticker, vedi la nostra recensione di Coinbase e la pagina su come Circle guadagna con USDC. Coinbase si è quotata nel 2021 con una quotazione diretta, quindi un confronto con il prezzo di IPO non vale per lei.

Cosa cambia per chi usa Gemini e per chi investe dall’Italia

Il prezzo del titolo e l’exchange sono due cose diverse. Un titolo in calo non cambia di per sé il modo in cui sono custoditi i fondi dei clienti. Per chi usa la piattaforma contano custodia, autorizzazioni e la capacità dell’azienda di finanziare le proprie attività; su quest’ultimo punto il dato da seguire nel prossimo rapporto è la liquidità: 188,6 milioni di dollari al 30 giugno, a fronte di una perdita operativa trimestrale di 76,9 milioni.

Anche il fronte legale si è mosso di recente. Il 16 ottobre un giudice ha rifiutato di annullare l’accordo da 5 milioni di dollari di Gemini con la CFTC, nonostante il regolatore sostenesse la richiesta della società. La nostra recensione dell’exchange Gemini tratta commissioni, sicurezza e disponibilità del servizio, mentre la guida su come scegliere un exchange di criptovalute elenca i controlli validi per qualsiasi piattaforma.

Per i lettori italiani c’è un dato da tenere presente. GEMI è un titolo statunitense quotato al Nasdaq e prezzato in dollari: chi lo detiene tramite un intermediario italiano o estero è esposto anche al cambio euro-dollaro, e i prezzi qui sono indicati nella valuta di quotazione, senza conversioni in euro. In generale, le plusvalenze su azioni estere da parte di una persona fisica residente in Italia rientrano nei redditi diversi di natura finanziaria e sono tassate al 26%, mentre le minusvalenze possono essere compensate con plusvalenze future entro il quarto anno successivo; il trattamento dipende dal regime scelto (amministrato, dichiarativo o gestito) e dalla situazione personale, quindi vale la pena verificarlo con il proprio intermediario o con un commercialista. Questa non è una raccomandazione di investimento.

C’è infine la decisione di febbraio di chiudere le attività nell’Unione europea. Che cosa significhi per ciascun Paese, Italia compresa, e per le eventuali autorizzazioni che Gemini vi deteneva, è un punto che non abbiamo ancora potuto confermare e che tratteremo a parte. Per verificare lo stato di un’impresa che offre servizi su cripto-attività in Italia, il riferimento sono i registri dell’OAM e della Consob.

Prossima scadenza: i conti del terzo trimestre, non ancora in calendario

Coindaro non ha trovato, al 21 ottobre, alcun annuncio di Gemini sulla data dei risultati del terzo trimestre. Il calendario di terze parti Earnings Whispers indica giovedì 12 novembre 2026 dopo la chiusura di Wall Street e lo dà per confermato, ma non abbiamo trovato la comunicazione della società che lo sostenga. L’anno scorso Gemini aveva annunciato la data del terzo trimestre il 16 ottobre 2025, per una pubblicazione il 10 novembre. La perdita attesa dal consenso per il trimestre è di circa 0,77 dollari per azione, secondo heygotrade.

I numeri da cercare in quel rapporto sono quelli che si sono mossi di più nel secondo: volume di scambi dell’exchange, attività sulla piattaforma, accantonamenti sui crediti delle carte e saldo di liquidità.

Perché un titolo può scendere mentre i ricavi salgono

Il prezzo di un’azione riflette ciò che gli investitori si aspettano che l’azienda guadagni in futuro, non quanto ha venduto nell’ultimo trimestre. I ricavi di Gemini sono cresciuti, ma la crescita viene da un’attività di carte che comporta rischio di credito, mentre l’exchange, la parte in cui gli investitori avevano puntato all’IPO, ha perso più di un terzo dei ricavi in un anno. Le perdite sono rimaste sopra i 100 milioni a trimestre e la liquidità è scesa. Quando la crescita arriva insieme a perdite più grandi e a un’attività centrale più piccola, il mercato può abbassare il valore di un titolo anche se le vendite salgono.

Fonti

  1. StockAnalysis: storico dei prezzi di Gemini Space Station (GEMI) stockanalysis.com
  2. Gemini Space Station: prospetto definitivo dell'IPO (SEC 424B4, 11 settembre 2025) sec.gov
  3. Gemini Space Station: comunicato sui risultati del 2° trimestre 2026 (SEC 8-K) sec.gov
  4. Gemini Space Station: 10-Q per il trimestre chiuso il 30 giugno 2026 (SEC) sec.gov
  5. Fortune: the recent crypto IPO wipeout (19 ottobre 2026) fortune.com
  6. MarketBeat: consenso e target price su GEMI (17 ottobre 2026) marketbeat.com

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