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NEAR Intents, il postmortem: un bug nelle «notifiche» dei depositi ha creato 3,8 milioni di dollari di fondi fantasma

NEAR Intents: per il postmortem del 16 ottobre 23 depositi falliti hanno creato 3,8 milioni di dollari per un bug del contratto, non di Omni. Fondi resi.

17 min di lettura

Illustrazione di un bug, di pile di monete, di una figura incappucciata, di una catena spezzata e di un segnale di pericolo
Indice
  1. Il postmortem di NEAR Intents: un bug del contratto, non del bridge Omni
  2. Come 23 depositi falliti hanno creato 3,8 milioni di dollari di fondi fantasma
  3. Cronologia dell’attacco hacker a NEAR Intents, da gennaio al 7 ottobre
  4. Perché il monitoraggio non ha visto nulla per 37 ore
  5. «We have identified you, sir»: come sono tornati i 3,8 milioni di dollari
  6. L’attacco in cifre
  7. Depositi con notifica eliminati: che cosa è cambiato nel codice
  8. Una ricompensa da 300.000 dollari e un punto debole noto da gennaio
  9. Il router di swap che bloccava i soldi di Bitget, poi svuotato
  10. Che cos’è NEAR Intents e quanto volume ci passa
  11. Che cosa cambia per chi usa NEAR Intents dall’Italia
  12. Domande aperte e cosa seguire

NEAR Intents, blockchain that runs exactly as written when it is called, holding and moving funds according to its code, without an intermediary able to change the outcome.">smart contract holding reserves of two or more tokens, supplied by users, that a decentralized exchange uses to execute trades automatically at a price set by a formula.">pool diverge, compared with simply holding the same tokens in a wallet. It becomes permanent when the provider withdraws.">il sistema di swap cross-chain costruito su NEAR Protocol, ha pubblicato il postmortem dell’attacco che tra il 29 settembre e il 1° ottobre 2026 ha sottratto circa 3,8 milioni di dollari, e la nuova ricostruzione smentisce la prima versione dei fatti. In un post su X del 16 ottobre alle 15:56 UTC, il general manager Alex Shevchenko spiega che l’attaccante ha sfruttato una funzione di «notifica» sui depositi all’interno del contratto intents.near: 23 depositi costruiti apposta per fallire hanno creato circa 3,8 milioni di dollari di quelli che lui chiama «ghost funds», fondi fantasma, poi prelevati verso altre blockchain. Il denaro è tornato tutto il 2 ottobre. La funzione non esiste più.

La novità sta nella spiegazione. Secondo il postmortem il bug era nel contratto di NEAR Intents, non nel bridge Omni che il team aveva indicato come responsabile il 1° ottobre. Il documento ammette anche che il monitoraggio non si è accorto del prelievo per circa 37 ore e che la stessa funzione era già stata oggetto di una segnalazione a gennaio. Una seconda segnalazione critica, arrivata il 7 ottobre, è valsa una ricompensa di 300.000 dollari prima che il codice venisse eliminato.

L’autore dell’attacco non ha un nome. Il team dice di averlo identificato in meno di un giorno e di aver recuperato i fondi dopo un ultimatum pubblico, ma non ha spiegato come.

Il postmortem di NEAR Intents: un bug del contratto, non del bridge Omni

La prima versione era arrivata in fretta. Alle 12:53 UTC del 1° ottobre l’account @near_intents scriveva che i servizi erano stati sospesi dopo un incidente causato da «un bug nell’interazione tra l’infrastruttura di deposito e prelievo Omni e lo smart contract di NEAR Intents». La perdita preliminare era stimata in circa 3,8 milioni di dollari, gli utenti sarebbero stati «compensati per intero» e la falla lato contratto risultava già corretta. Depositi e prelievi su 11 reti sono rimasti fermi per circa altre 12 ore: BSC, Polygon, TON, Optimism, Avalanche, Stellar, Monad, LayerX, Adi, Scroll e Plasma.

Tre ore dopo il cofondatore di NEAR, Illia Polosukhin, si è spinto oltre. Su X ha scritto che il bug era «circoscritto a USDT su BSC», corretto entro un’ora dalla scoperta, e che il protocollo NEAR, il token NEAR e le altre applicazioni non erano stati toccati.

Il testo del 16 ottobre traccia il confine altrove. «È stato un bug del contratto NEAR Intents, non un bug dell’infrastruttura Omni», scrive Shevchenko. Omni, lo strato di bridge che sposta gli asset tra NEAR e le altre blockchain, si è limitato a trasportare i prelievi verso l’esterno. Il postmortem non indica quale token sia stato usato per i 23 depositi e non riprende il dettaglio su USDT e BSC.

La versione iniziale però sopravvive nei dati. Al 17 ottobre l’elenco degli hack di DefiLlama classifica ancora l’incidente come «Bridge & Cross-Chain», con BSC come catena e «Bridge Logic Flaw» come tecnica, e il campo dei fondi restituiti è vuoto. Quella scheda è precedente al postmortem.

Come 23 depositi falliti hanno creato 3,8 milioni di dollari di fondi fantasma

Tutto parte, spiega il postmortem, da tre saldi distinti che il sistema tiene sotto controllo: i token sulla catena d’origine (per esempio BSC), gli stessi token rappresentati su NEAR Protocol e i saldi che gli utenti hanno dentro il contratto intents.near. Un deposito sposta i token dal secondo livello al terzo.

I token fungibili di NEAR supportano il «transfer and call»: con una sola transazione si inviano token a un contratto e gli si chiede di farci qualcosa, invece dello schema approve-poi-call usato su Ethereum. Il punto delicato è che il runtime di NEAR è asincrono. Un transfer and call viene diviso in più passaggi eseguiti uno dopo l’altro e, se un passaggio successivo fallisce, le modifiche precedenti non vengono annullate in automatico. Ogni smart contract deve gestire da sé il fallimento, compreso il caso in cui un passaggio resti senza gas.

Durante un deposito, intents.near poteva inviare una «notifica» a un contratto terzo su NEAR, cioè al destinatario dei fondi. L’attaccante ha pubblicato un contratto progettato per far fallire quelle chiamate. Quando fallivano, il contratto del token restituiva al mittente i token depositati, come previsto. Il contratto di Intents, invece, continuava a registrare il deposito.

Ripetuto 23 volte, questo scarto ha generato circa 3,8 milioni di dollari di crediti senza token dietro. Il registro interno del contratto diceva di custodire più di quanto risultasse dal suo saldo reale sul contratto del token, il valore balance_of. A quel punto l’attaccante ha chiesto il prelievo. Poiché 3,8 milioni erano meno dei token reali che gli altri utenti avevano messo in comune nel contratto, i prelievi sembravano normali e sono passati, via Omni, verso un’altra catena.

Finché nessuno ha visto il buco, sono stati i depositi degli altri utenti a coprire quei crediti fantasma. È la stessa famiglia di problemi del bug di Pirate Chain che ha creato ARRR senza copertura all’inizio del mese, anche se il meccanismo è diverso.

Perché il contratto di Intents non abbia rilevato il fallimento, il postmortem non lo dice con precisione: può darsi che un errore sia stato ignorato, oppure che una callback sia rimasta senza gas. Un’analisi indipendente di Vini Barbosa sulla newsletter Substack «thecoding», pubblicata il 16 ottobre, ricava la causa dalle modifiche al codice. Coindaro non considera quella lettura un fatto accertato. La sintesi di Shevchenko è più semplice: «La funzione aveva una storia di segnalazioni di bug, tutte nello spazio tra i suoi due passaggi».

Illustrazione di un contratto firmato, di un documento, di un bug e di un rack di server
Una chiamata di notifica fallita restituiva i token, ma il contratto di Intents teneva il deposito nei suoi registri.

Cronologia dell’attacco hacker a NEAR Intents, da gennaio al 7 ottobre

La cronologia di Shevchenko riporta gli orari senza fuso. I pagamenti di restituzione che cita coincidono con gli orari UTC registrati sulla blockchain di Bitcoin, per questo la tabella li legge come UTC.

Data (2026)Che cosa è successoFonte
13-15 genSegnalazione via bug bounty su una funzione simile di chiamata a contratti terzi; corretta su mainnet in 2 giorni, mai sfruttataPostmortem
gen-marAltri interventi di rafforzamento della sicurezza integrati nel codicePostmortem
29 set, 16:14Primo prelievo di fondi fantasma via OmniPostmortem
1 ott, 05:54Ultimo prelievo; circa 3,8 milioni di dollari usciti in circa 37,7 orePostmortem
1 ott, 08:04Individuati i problemi sui prelieviPostmortem
1 ott, 08:33 / 08:40Contratto in pausa; near.com in manutenzionePostmortem
1 ott, 11:20 / 14:00Contratto riattivato con le rotte colpite ancora in pausa; near.com di nuovo onlinePostmortem
1 ott, 12:53 UTCPrima comunicazione pubblica: colpa dell’interazione tra Omni e il contratto@near_intents
2 ott, 00:18 UTCUltimatum «We have identified you, sir», con finestra di 48 oreShevchenko su X
2 ott, 14:31-15:05 UTCArrivano 34,59 BTC all’indirizzo di restituzione pubblicatomempool.space
2 ott, 16:15 UTCMessaggio di scuse dell’attaccante su BNB ChainBscScan
2 ott, 20:31 / 20:38Correzione pubblicata su mainnet; depositi riaperti lato contrattoPostmortem
7 ottNuovo bug critico segnalato nella stessa funzione; funzione rimossa in giornataPostmortem, GitHub
16 ott, 15:56 UTCPubblicazione del postmortemShevchenko su X

Perché il monitoraggio non ha visto nulla per 37 ore

I saldi erano sorvegliati. Il monitoraggio confrontava i token bloccati su ciascuna catena d’origine con il totale degli stessi token lato NEAR. Un controllo di questo tipo intercetta un bridge rotto, quando su NEAR compaiono token che non sono stati bloccati altrove.

Non confrontava però la somma dei saldi degli utenti dentro il contratto di Intents con i token che il contratto custodiva davvero. L’attacco si è svolto tutto in quell’angolo cieco. Il bridge è rimasto in equilibrio dall’inizio alla fine, mentre il registro del contratto cresceva oltre le sue riserve.

Il primo prelievo è partito alle 16:14 del 29 settembre. Nessuno se n’è accorto fino alle 08:04 del 1° ottobre, 2 ore e 10 minuti dopo l’ultimo. Da lì la reazione è stata rapida: 29 minuti dopo il contratto era in pausa.

Quel controllo mancante adesso c’è. Secondo il postmortem, un nuovo sistema confronta il totale dei saldi degli utenti con il saldo in token del contratto e, se i due numeri non tornano, mette in pausa il contratto in automatico.

«We have identified you, sir»: come sono tornati i 3,8 milioni di dollari

Alle 00:18 UTC del 2 ottobre Shevchenko ha pubblicato un messaggio breve rivolto all’attaccante: «We have identified you, sir», ti abbiamo identificato. Ha indicato gli indirizzi per la restituzione su Bitcoin, su BNB Chain ed Ethereum e su Solana, concedendo 48 ore per quella che ha definito una «divulgazione responsabile».

Secondo l’investigatore on-chain ZachXBT, i fondi sottratti erano passati da KuCoin ed erano stati trasferiti su Bitcoin tramite bridge, come riportato all’epoca da Cointelegraph e Decrypt. Nessuna delle due testate ha riportato un commento di KuCoin, e l’exchange non ha detto pubblicamente se abbia congelato qualcosa. Coindaro non ha trovato alert pubblici sull’incidente da parte di società di sicurezza come PeckShield, Cyvers o CertiK: il tracciamento di ZachXBT è l’unica ricostruzione on-chain esterna.

Il denaro si è mosso nel giro di poche ore. L’indirizzo Bitcoin di restituzione su mempool.space mostra quattro pagamenti il 2 ottobre: 5,79441418 BTC alle 14:31 UTC, 8,67565137 BTC e 11,44807246 BTC alle 14:45 e 8,67111231 BTC alle 15:05. Con qualche frazione residua, il totale ricevuto è di 34,58927254 BTC. Polosukhin ha scritto che i fondi erano rientrati «alle 14:30 UTC di oggi» e che il responsabile era stato identificato «meno di 24 ore dopo l’hack». Né lui né il postmortem spiegano come.

Quei bitcoin non coprivano tutto. Il ricercatore on-chain Kuncoro, citato da Unchained il 5 ottobre, li ha stimati in circa il 78% della perdita e ha chiesto se il resto fosse rientrato per un’altra strada. Shevchenko ha risposto di sì, senza dire come. L’indirizzo è stato svuotato il 14 ottobre con due transazioni, alle 10:56 e alle 12:29 UTC, verso destinazioni che Coindaro non è riuscita a identificare. Il team non ha detto se le controlla.

Alle 15:52 UTC Shevchenko ha annunciato che i fondi erano stati «restituiti per intero» e che l’indagine era chiusa. «Per favore, usate i bug bounty invece di mettere fuori uso i servizi», ha aggiunto. Ventitré minuti dopo, un wallet su BNB Chain ha inviato 0,0387 BNB all’indirizzo di restituzione di NEAR Intents con un messaggio scritto nella transazione: «Abbiamo restituito tutti i fondi, eravamo dalla parte del torto». Il testo proseguiva ringraziando il team NEAR per la cordialità durante la restituzione e raccomandando di usare i bug bounty.

Nella versione di Shevchenko il risultato è il recupero del «100% dei fondi» entro 36 ore dalla scoperta, con tutti gli utenti coinvolti rimborsati. Il postmortem attribuisce il merito a SHIELD, lo strato di sicurezza che NEAR Intents applica ai suoi flussi, all’analisi on-chain e ai ricercatori del settore. Parla di «trattative con l’attaccante» ma non ne indica i termini: se sia stata offerta una ricompensa o un altro accordo, non si sa.

Illustrazione di una moneta, di una figura incappucciata, di una stretta di mano, di una clessidra e di una lente d'ingrandimento
L’indirizzo Bitcoin di restituzione ha ricevuto 34,59 BTC il 2 ottobre, circa il 78% della perdita secondo una stima.

L’attacco in cifre

VoceDatoFonte
Importo sottrattoCirca 3,8 milioni di dollariPostmortem, 16 ott; @near_intents, 1 ott
Depositi falliti usati23Postmortem
Finestra dei prelieviCirca 37,7 ore (29 set 16:14 – 1 ott 05:54)Postmortem
Scoperta dopo l’ultimo prelievo2 h 10 minPostmortem
Pausa dopo la scoperta29 minPostmortem
Reti con depositi e prelievi sospesi11, per circa 12 ore@near_intents, 1 ott
BTC inviati all’indirizzo di restituzione34,58927254 BTC, 2 ott 14:31-15:05 UTCmempool.space
Quota della perdita coperta da quei BTCCirca 78% (stima)Unchained, 5 ott
Fondi recuperati100%, entro 36 ore dalla scopertaPostmortem
Ricompensa per la segnalazione del 7 ott300.000 dollariPostmortem

Depositi con notifica eliminati: che cosa è cambiato nel codice

Il repository pubblico near/intents su GitHub mostra la riparazione passo dopo passo. Il 1° ottobre alle 18:02 UTC è stata integrata la pull request #362, intitolata «chore: reproduce bug», che aggiunge un controllo dei token per confrontare l’offerta con il saldo reale del contratto. Alle 19:03 UTC è seguita una modifica che disattiva lo «state init», poi alle 21:29 UTC la release v0.4.3.

Il 2 ottobre alle 12:50 UTC la pull request #367 ha fatto sì che il contratto, secondo le note di rilascio, segnalasse gli errori delle notifiche di trasferimento invece di ignorarli in silenzio; la release v0.4.4 è uscita cinque minuti dopo. Il postmortem colloca la correzione su mainnet alle 20:31 di quella sera, con i depositi riaperti lato contratto alle 20:38.

Non è finita lì. Il 7 ottobre è stato segnalato un altro bug critico «nella stessa funzione», e il team l’ha eliminata in giornata. La pull request #374, integrata alle 17:51 UTC, cancella i depositi basati su notifica per token fungibili, NFT e multi-token. Restano i depositi tramite il percorso «execute», e le callback di prelievo e di risoluzione ricevono più gas. Il contenuto del bug del 7 ottobre non è stato reso noto.

Polosukhin ha detto il 1° ottobre che la verifica formale, cioè la dimostrazione matematica che il codice si comporta come previsto, entrerà nel processo di rilascio di NEAR. Il 2 ottobre è tornato sul tema presentando uno strumento di NEAR AI basato sul linguaggio di dimostrazione Lean. Non c’è una data. Il postmortem invita anche protocolli e investigatori ad aderire a un programma di partner di SHIELD.

Una ricompensa da 300.000 dollari e un punto debole noto da gennaio

Il progetto gestisce il suo bug bounty su HackenProof, con premi fino a 300.000 dollari per le vulnerabilità critiche. La segnalazione del 7 ottobre è arrivata dal ricercatore @rohanganapa, che secondo il postmortem ha ricevuto l’intera cifra.

La parte scomoda è la segnalazione di gennaio. Tra il 13 e il 15 gennaio un ricercatore aveva indicato un problema in una funzione simile di chiamata a contratti terzi, e il team l’aveva corretto in due giorni. Il lavoro di rafforzamento è proseguito fino a marzo. Eppure il percorso dei depositi con notifica è rimasto attivo finché, a fine settembre, un attaccante non ha trovato lo spiraglio. Shevchenko sottolinea che entrambe le segnalazioni di quest’anno sulla funzione sono arrivate tramite il programma e che nessuna delle due è stata sfruttata. La falla usata a settembre non era tra queste.

Il router di swap che bloccava i soldi di Bitget, poi svuotato

Il tempismo mette a disagio. Bitget ha perso circa 387,5 milioni di dollari in un hack il 24 settembre (Coindaro ha raccontato come Bitget ha riaperto i prelievi dopo l’hack da 388 milioni di dollari). Il 29 settembre NEAR Intents ha dichiarato che SHIELD aveva bloccato oltre 50 milioni di dollari di flussi legati a Bitget che cercavano di passare dal suo sistema, ne aveva congelati circa 503.000 e ne aveva lasciati passare circa 166.000, secondo crypto.news. Erano stime del team.

Alle 16:14 dello stesso giorno è partito da NEAR Intents il primo prelievo di fondi fantasma. Niente di quanto pubblicato finora collega gli autori dell’hack a Bitget all’attaccante di NEAR Intents, e il team non lo ha mai ipotizzato. Polosukhin, il 1° ottobre, ha citato Bitget, MetaMask e Lido come bersagli recenti di «criminali dotati di sistemi di AI». E ha definito l’incidente «il primo grande exploit su Intents».

L’ecosistema NEAR era già stato attaccato in passato, con un esito migliore. Nel 2022 il Rainbow Bridge, che collega NEAR, Ethereum e Aurora, ha respinto due volte attacchi basati su blocchi falsificati: a maggio, quando l’attaccante ha perso 2,5 ETH, e ad agosto, quando ne ha persi 5 e il tentativo è stato fermato in automatico in 31 secondi, secondo Decrypt. Ad annunciare il risultato di agosto era stato lo stesso Shevchenko, allora amministratore delegato di Aurora Labs.

Che cos’è NEAR Intents e quanto volume ci passa

Il servizio permette a un utente, o a un wallet come HOT o l’app near.com, di dichiarare che cosa vuole ottenere («scambia questi USDT su BSC con SOL su Solana») invece di costruire il percorso. I market maker competono per eseguire quell’intent e il regolamento avviene nel contratto intents.near su NEAR. Gli asset arrivano su NEAR dalle altre catene attraverso Omni, uno strato di bridge cross-chain. Con questa architettura il contratto di Intents custodisce saldi in comune per molti utenti contemporaneamente, ed è per questo che un errore nel registro ha potuto essere pagato con i token degli altri.

I numeri non sono piccoli. I dati di DefiLlama rilevati intorno alle 07:00 UTC del 17 ottobre indicano 88,2 milioni di dollari di volume in 24 ore, 882 milioni in sette giorni, 4,76 miliardi in 30 giorni e 34,17 miliardi dal lancio. DefiLlama, che lo classifica come bridge, stima il valore totale bloccato (staking or liquidity, measured at current market prices. It is the main size metric in DeFi.">TVL) in circa 214 milioni di dollari. I «più di 4 miliardi al mese» citati da Polosukhin il 1° ottobre sono in linea con il dato a 30 giorni, mentre Decrypt ha riportato la cifra rivendicata dal progetto: oltre 30 miliardi di dollari di swap su 35 blockchain.

Il token NEAR valeva intorno a 5,05 dollari alle 07:00 UTC del 17 ottobre, in calo del 2,90% in 24 ore e del 2,35% in sette giorni. Nei dati non c’è nulla che leghi questo movimento al postmortem.

Che cosa cambia per chi usa NEAR Intents dall’Italia

Per chi ha fatto swap tramite NEAR Intents, near.com o i wallet che vi si appoggiano, l’effetto concreto è stato una pausa, non una perdita: le rotte su 11 reti sono rimaste ferme per circa 12 ore il 1° ottobre e sono state riaperte gradualmente nei giorni successivi, e il team afferma che ogni utente coinvolto è stato rimborsato. Il postmortem non dice se i rimborsi siano stati anticipati con riserve proprie del team prima che l’attaccante restituisse i fondi.

La protezione è arrivata dal team, non da una regola. NEAR Intents è un protocollo decentralizzato e chi lo usa dall’Italia lo raggiunge direttamente, tramite near.com o wallet come HOT, senza passare da un intermediario. Un protocollo di questo tipo resta di fatto fuori dal perimetro delle autorizzazioni previste dal regolamento europeo MiCA per i prestatori di servizi su cripto-attività, che in Italia passano da Consob e Banca d’Italia, e dal vecchio registro degli operatori tenuto dall’OAM. Alle spalle non c’è alcun meccanismo di indennizzo garantito da un’autorità, né in Italia né altrove. Gli utenti si sono affidati a una promessa pubblica, che il team ha mantenuto.

C’è poi il fisco. Chi dovesse subire una perdita da un hack e volesse sapere come trattarla nella dichiarazione dei redditi, per esempio se e come una perdita del genere possa contare come minusvalenza sulle cripto-attività, farebbe bene a sentire un commercialista, con in mano la documentazione delle transazioni.

La lezione più ampia riguarda i contratti che custodiscono fondi in comune. Qualsiasi sistema che tenga un registro interno dei saldi degli utenti è sicuro solo quanto il controllo che quel registro non superi mai ciò che il contratto possiede davvero. NEAR Intents ha aggiunto quel controllo dopo il 1° ottobre, con una pausa automatica quando non torna.

Domande aperte e cosa seguire

Restano diversi vuoti. L’attaccante non è stato identificato pubblicamente e il team non ha spiegato come lo abbia individuato né che cosa sia stato concordato. Il token usato per i 23 depositi e l’indirizzo del contratto dell’attaccante su NEAR non sono stati pubblicati. Nessuno ha chiarito come sia rientrato il 22% circa non restituito in bitcoin, né dove siano finiti i 34,59 BTC il 14 ottobre.

La comunicazione del 1° ottobre parlava di una denuncia alle forze dell’ordine; da allora non ci sono aggiornamenti, e non si sa se KuCoin abbia congelato qualcosa. Non c’è nemmeno una data per l’introduzione della verifica formale nei rilasci di NEAR.

I prossimi segnali da seguire sono un aggiornamento dell’etichetta «Bridge Logic Flaw» e del campo dei fondi restituiti su DefiLlama, eventuali notizie dalle forze dell’ordine e la conferma o meno del tetto di 300.000 dollari per i bug critici nel programma su HackenProof.

Fonti

  1. Postmortem: NEAR Intents October 1 Exploit (Alex Shevchenko, 16 ottobre 2026) x.com
  2. near/intents PR #374: remove notifications on deposits (GitHub, 7 ottobre 2026) github.com
  3. Comunicazione di NEAR Intents sull’incidente (1° ottobre 2026) x.com
  4. Indirizzo Bitcoin di restituzione di NEAR Intents su mempool.space mempool.space
  5. The Defiant: NEAR Intents Postmortem Links $3.8 Million Exploit to Deposit Bug (16 ottobre 2026) thedefiant.io
  6. Cointelegraph: NEAR Intents says it identified the hacker, gives 48-hour ultimatum (2 ottobre 2026) cointelegraph.com

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